Sono ancora troppe le persone disabili a rischio di povertà Europa

Le persone con disabilità sono maggiormente esposte alla marginalizzazione economica e sociale. L’intervento pubblico può tutelarle e fornire loro maggiore autonomia.

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Uno degli obiettivi di sviluppo sostenibile è legato all’eradicazione della povertà in tutte le sue forme. Ci sono però categorie che possono essere più a rischio di altre. È questo il caso delle persone con disabilità, che non sempre riescono a raggiungere una piena autonomia e inclusione nel mondo del lavoro.

La politica europea per l’inclusione delle persone disabili

Nel marzo 2021 è stata adottata la strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030 con lo scopo di ridurre la marginalizzazione economica e sociale delle persone con varie forme di invalidità. Uno dei pilastri su cui si fonda è la necessità di maggiore accessibilità infrastrutturale che incide direttamente sull’autonomia. L’accesso a internet, ad esempio, può essere un aiuto importante ma ad oggi non è ancora capillare tra le persone con disabilità.

64,3% persone disabili con più di 16 anni che hanno un accesso a internet (Strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030).

L’autonomia è un prerequisito fondamentale per poter partecipare nella vita della società al pari degli altri. Sono però necessarie numerose politiche di tutela per evitare che questa condizione influisca sull’ottenimento di un lavoro adatto alle esigenze del singolo individuo e che permetta buoni standard di vita.

Il rischio di povertà è maggiore per le persone con disabilità.

Le persone con disabilità sono infatti una categoria particolarmente esposta al rischio di povertà. Con questo termine si intende una condizione in cui il reddito disponibile è al di sotto di una precisa soglia di povertà calcolata sull’intera popolazione, ci sono dei gravi problemi di deprivazione materiale e sociale o le persone del nucleo familiare sono disoccupate o hanno lavori discontinui. Nell’Unione europea, la percentuale di persone disabili a rischio di povertà è sempre maggiore rispetto a quella di coloro che non hanno condizioni di salute invalidanti.

Il dato rappresenta l’andamento per persone con disabilità e senza a rischio povertà ed esclusione sociale. Nello specifico, si intende una condizione in cui il reddito disponibile è al di sotto della soglia di povertà (fissata al 60% del valore mediano calcolato sulla popolazione di riferimento), vi è una situazione di grave deprivazione materiale e sociale o il nucleo familiare è caratterizzato da una bassa intensità lavorativa.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Eurostat.
(ultimo aggiornamento: venerdì 16 Settembre 2022)

Nel 2016, l'andamento di questi ultimi ha raggiunto un picco (15,9%) per poi andare a calare fino al 2019 (14,6%) e mantenersi relativamente stabile nel 2020. Al contrario, il dato per le persone con disabilità è sempre in crescita, arrivando a un 21% nel 2020. Questo cambio nell'andamento genera un aumento del divario tra le due categorie.

Tra i paesi comunitari, questo valore varia sensibilmente. Incide sicuramente anche la diversa situazione economica degli stati membri.

Il dato rappresenta l’incidenza delle persone con disabilità a rischio di povertà ed esclusione sociale sul totale delle persone disabili. Nello specifico, si intende una condizione in cui il reddito disponibile è al di sotto della soglia di povertà (fissata al 60% del valore mediano calcolato sulla popolazione di riferimento), vi è una situazione di grave deprivazione materiale e sociale o il nucleo familiare è caratterizzato da una bassa intensità lavorativa.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Eurostat.
(ultimo aggiornamento: venerdì 16 Settembre 2022)

Tra i paesi dell'Unione europea, quello in cui la proporzione di persone disabili a rischio di povertà è maggiore è la Bulgaria con il 37,5%. Seguono le repubbliche baltiche: Estonia (35,9%), Lettonia (33,7%) e Lituania (32%). Gli stati in cui invece la percentuale è minore sono la Finlandia (15,7%), la Danimarca (13,9%) e la Slovacchia (13%). In Italia il valore si assesta al 20,5%, un dato in linea con la media europea.

Lo stato può limitare la marginalizzazione delle persone con disabilità.

L'intervento dello stato è importante per garantire la piena inclusione delle persone con disabilità e limitare la loro esposizione a condizioni di povertà e disagio sociale. A livello di contabilità pubblica, questa spesa è inserita all'interno della sezione che comprende anche gli infortuni e le malattie. Sono qui comprese le uscite per il mantenimento di un livello di reddito adeguato, le attività di supporto nella vita quotidiana e determinate forme di indennità legate alla condizione del singolo. Non sono inclusi i servizi e i prodotti sanitari, compresi nella spesa dedicata alla sanità.

Il dato rappresenta la percentuale di Pil spesa per malattie, infortuni e invalidità. Sono comprese le spese per il mantenimento di un livello di reddito adeguato, le azioni di sostegno sociale, le attività di supporto per le incombenze della vita quotidiana e indennità di varia natura a seconda della specifica situazione. Non sono inclusi i servizi e i prodotti sanitari che vengono considerati all’interno della voce relativa ai sistemi per la salute della persona.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Eurostat.
(ultimo aggiornamento: martedì 20 Settembre 2022)

La spesa maggiore in termini di proporzione di Pil impiegato in questo ambito è registrata in Lituania (4,7%), uno dei paesi in cui si registra la percentuale più alta di persone disabili a rischio di povertà. Seguono Danimarca (4,6%), Paesi Bassi (4,3%) e Slovacchia (3,9%). Gli stati che spendono di meno sono Malta (1%), Bulgaria (0,6%) e Cipro (0,5%). L'Italia riporta uscite pari al 2%, inferiori alla media dei paesi europei (3%).

Il ruolo dei comuni italiani per l'inclusione delle persone con disabilità

In Italia, le amministrazioni ricoprono una funzione importante a livello sociale. In quanto enti di prossimità, sono più vicini alle esigenze dirette della popolazione. Hanno quindi la possibilità di finanziare interventi che hanno un impatto diretto sulla tutela delle persone più fragili, destinando una parte delle uscite di bilancio. In questo ambito specifico, si parla sia di riduzione fisica delle barriere architettoniche che di incentivo all'inclusione sociale e lavorativa, attraverso azioni che mirano alla riduzione di altre barriere meno fisiche ma altrettanto dannose.

Il dato rappresenta la percentuale di spese per la disabilità sul totale degli interventi per le politiche di welfare di gestione locale. Le rilevazioni vengono effettuate a livello comunale per poi essere aggregate sul piano regionale. Sono considerate le uscite delle amministrazioni comunali al netto dei contributi degli utenti e del sistema sanitario nazionale.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 21 Febbraio 2022)

Nel 2018 i comuni italiani hanno speso in tutto circa 7,5 miliardi di euro per la gestione del welfare nelle loro aree di competenza. I costi per gli interventi legati alla disabilità comprendono il 26,8% delle uscite totali, all'incirca 2 miliardi di euro. Rappresenta la seconda voce di spesa più onerosa per le casse comunali.

Calcolando l'incidenza a livello regionale, i comuni sardi sono quelli in cui risulta più rilevante (45,7%). Seguono quelli abruzzesi (35,7%) e quelli lombardi (31,8%). È invece la più bassa per le amministrazioni dell'Emilia-Romagna (19,6%) della provincia autonoma di Bolzano (18,3%) e della Valle d'Aosta (0,4%).

Foto: Jon Tyson - licenza

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