Cosa possono fare i comuni per ridurre la marginalizzazione delle persone disabili Bilanci dei comuni

L’inclusione delle disabilità è un aspetto importante per la tutela di una parte della popolazione. Attraverso i bilanci, i comuni possono prevedere delle spese per intervenire concretamente e garantire la tutela dei diritti.

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Secondo Istat, nel 2019 il 5,2% degli italiani soffriva di problemi di salute tali da non poter svolgere attività abituali in autonomia. L’inclusione sociale delle persone con disabilità è un obiettivo importante da perseguire per garantire a questa fascia di popolazione pari diritti e opportunità all’interno delle comunità in cui vivono.

Allo scopo di tutelare le condizioni di questa minoranza, nel 2006 è stata adottata dalle Nazioni unite la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità. Il documento contiene al suo interno diverse clausole legate al godimento dei diritti umani facendo riferimento a diverse condizioni come quella della disabilità infantile.

Gli Stati Parti si impegnano a garantire e promuovere la piena realizzazione di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali per tutte le persone con disabilità senza discriminazioni di alcun tipo sulla base della disabilità.

L’ottica di inclusione è stata adottata dall’Unione europea anche nella stesura del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che prevede lo stanziamento di oltre 6 miliardi di euro per migliorare l’accessibilità e combattere la marginalizzazione.

Gli interventi che possono essere fatti sono molti, dalla riduzione delle barriere architettoniche fisiche alla formazione professionale e all’inserimento lavorativo. In questo scenario, i comuni giocano un ruolo centrale nella tutela delle persone con disabilità con azioni mirate sul territorio di varia natura.

Il dato rappresenta la percentuale di spese per la disabilità sul totale degli interventi per le politiche di welfare di gestione locale. Le rilevazioni vengono effettuate a livello comunale per poi essere aggregate sul piano regionale. Sono considerate le uscite delle amministrazioni comunali al netto dei contributi degli utenti e del sistema sanitario nazionale.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 21 Febbraio 2022)

Nel 2018 i comuni italiani hanno speso in tutto circa 7,5 miliardi di euro per la gestione del welfare nelle loro aree di competenza. I costi per gli interventi legati alla disabilità comprendono il 26,8% delle uscite totali, che corrispondono circa a 2 miliardi di euro. Questa è per le amministrazioni locali della penisola la voce di spesa che, in media, incide di più dopo quella per le famiglie e i minori (38%).

Calcolando l'incidenza a livello regionale, i comuni sardi sono quelli in cui risulta più rilevante (45,7%). Seguono quelli abruzzesi (35,7%) e quelli lombardi (31,8%). È invece la più bassa per le amministrazioni dell'Emilia-Romagna (19,6%) della provincia autonoma di Bolzano (18,3%) e della Valle d'Aosta (0,4%). In nove regioni su venti il valore calcolato supera la media nazionale.

La spesa per gli interventi legati alla disabilità

Le attività per l'inclusione dei disabili fanno parte della dodicesima missione di spesa riguardante le politiche sociali e la famiglia. All'interno della voce vengono inseriti tutti i costi per l'erogazione dei servizi per coloro che sono considerati inabili, ovvero non riescono a condurre una vita normale per dei danni fisici o mentali permanenti oppure che hanno una durata maggiore di un tempo minimo prestabilito.

Nel dettaglio, si comprendono le spese per il vitto e l'alloggio presso strutture preposte e i costi della gestione di tali istituti. Sono considerate inoltre le indennità in denaro in favore della persona disabile e di chi si occupa della sua cura, le uscite per le prestazioni assistenziali nelle mansioni di vita quotidiana e i beni e i servizi che permettono la partecipazione ad attività culturali e aggregative.

Infine, sono inserite all'interno di questa voce tutte le uscite dedicate alla formazione professionale e all'inserimento lavorativo e sociale.

I dati mostrano la spesa per cassa relativa agli interventi per la disabilità. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Tra le città italiane con più di 200mila abitanti non sono disponibili i dati di Napoli, Palermo, Catania e Messina perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2020.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2020
(ultimo aggiornamento: lunedì 21 Febbraio 2022)

Tra le città con più di 200mila abitanti, Trieste è quella che spende di più per l'ambito legato alla disabilità (113,43 euro pro capite). Il comune di Venezia, secondo nella classifica, riporta un valore pari all'incirca alla metà di quello di Trieste (57,07 euro pro capite). Sempre considerando le città più popolose, le due amministrazioni che spendono di meno sono Genova (6,6 euro pro capite) e Bari (1,28). I primi cinque comuni considerati nell'analisi sono tutti situati nel nord, tre di questi sono capoluoghi veneti.

I dati mostrano la spesa per cassa relativa agli interventi per la disabilità. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Tra le città italiane con popolazione superiore a 200mila abitanti, sono state considerate le 5 che hanno speso di più per la voce considerata nel 2020.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2016-2020
(ultimo aggiornamento: martedì 22 Febbraio 2022)

Com’è evidente anche dal grafico, negli anni il comune di Trieste ha dimostrato una certa solidità nella spesa per questo settore, oltre ad aver registrato molte più uscite rispetto alle altre città considerate. Padova, invece, è la città che ha segnato una variazione più ampia tra il 2016 e il 2020, con un aumento del 21,2%. Al contrario, l'amministrazione che ha riportato per lo stesso periodo la diminuzione di spesa maggiore è Milano (-18,85%). Anche Venezia e Verona hanno registrato uscite inferiori, rispettivamente il 5,18% e il 16,52% in meno.

Allargando l'analisi all'intero paese, i comuni italiani spendono in media 12,3 euro pro capite per l'inclusione sociale delle persone con disabilità. Le amministrazioni sarde sono quelle che mediamente hanno uscite maggiori con 113,4 euro pro capite. Seguono quelle friulane (16,7) e quelle marchigiane (15,8). In coda si trovano i comuni piemontesi (2,2 euro pro capite), quelli della Valle d'Aosta (0,9) e della provincia autonoma di Bolzano (0,4). D'altro canto, non è un caso che gli enti locali sardi siano quelli in cui in media l'incidenza delle spese per interventi per persone disabili è più ampia mentre quelli della provincia autonoma di Bolzano e della Valle d'Aosta siano quelli in cui è minore.

Per sapere quanto viene speso nel tuo territorio, clicca sulla casella Cerca… e digita il nome del tuo comune. Puoi cambiare l’ordine della tabella cliccando sull’intestazione delle colonne.

I dati mostrano la spesa per cassa relativa agli interventi per la disabilità. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa.

FONTE: openbilanci - consuntivo 2020
(ultimo aggiornamento: lunedì 21 Febbraio 2022)

Se si considerano tutte le amministrazioni italiane, si può notare che pare esserci una certa attenzione da parte degli enti locali sardi verso il tema della disabilità. Prendendo in esame i primi 30 comuni, 27 sono per l'appunto sardi, così come si trovano sull'isola proprio i primi due, che riportano un valore superiore ai 1.000 euro pro capite. Sono Villa Verde (Oristano, 1089,18 euro pro capite) e Villa San Pietro (Cagliari, 1020,5).

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I contenuti di questa rubrica sono realizzati a partire da openbilanci, la nostra piattaforma online sui bilanci comunali. Ogni anno i comuni inviano i propri bilanci alla Ragioneria Generale dello Stato, che mette a disposizione i dati nella Banca dati amministrazioni pubbliche (Bdap). Noi estraiamo i dati, li elaboriamo e li rendiamo disponibili sulla piattaforma. I dati possono essere liberamente navigati, scaricati e utilizzati per analisi, finalizzate al data journalism o alla consultazione. Attraverso openbilanci svolgiamo un'attività di monitoraggio civico dei dati, con l'obiettivo di verificare anche il lavoro di redazione dei bilanci da parte delle amministrazioni. Lo scopo è aumentare la conoscenza sulla gestione delle risorse pubbliche.

Foto credit: Steven HWG - licenza

 

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