Le famiglie con figli sono più esposte alla povertà #conibambini

In Italia, ormai da anni, al crescere del numero di figli cresce anche il rischio povertà. Una tendenza che pesa sul futuro del paese. Approfondiamo la relazione tra numerosità dei nuclei e deprivazione sociale a livello nazionale e nei territori.

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Pochi giorni fa Istat ha rilasciato i dati definitivi sulla povertà assoluta, confermando le prime stime, pubblicate a marzo. I bambini e i ragazzi, come era atteso dai dati preliminari, restano la fascia d’età più spesso in povertà assoluta.

1.382.000 i minori in povertà assoluta nel 2021.

A fronte di una media del 9,4% di persone in povertà assoluta, la quota raggiunge il 14,2% tra quelle di minore età.

Una persona si trova in povertà assoluta quando vive in una famiglia che non può permettersi le spese essenziali per condurre uno standard di vita minimamente accettabile. Vai a "Che cos’è la povertà assoluta"

Nello specifico, sono poveri il 13,2% dei bambini con meno di 3 anni, mentre tra quelli poco più grandi (fascia 4-6) l’incidenza raggiunge il 15,4%. In povertà assoluta anche il 14,9% dei residenti tra 7 e 13 anni e il 13,2% tra i 14 anni e la maggiore età.

Una persona si trova in povertà assoluta quando vive in una famiglia che non può permettersi l’insieme dei beni e servizi che, nel contesto italiano, sono considerati essenziali per mantenere uno standard di vita minimamente accettabile.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 15 Giugno 2022)

Il 2020, primo anno di pandemia, aveva visto un peggioramento netto rispetto a quanto rilevato nel 2019. In questo quadro, i dati del 2021 confermano nella sostanza il dato dell'anno precedente, record della serie storica. Con un ulteriore peggioramento per i bambini da 4 a 6 anni.

Nel confronto con il 2020 le condizioni dei minori sono stabili a livello nazionale, ad eccezione del peggioramento osservato per i bambini dai 4 ai 6 anni (15,4% dal 12,8%) (...) Seppur sostanzialmente stabili gli altri valori restano distanti da quelli registrati nel 2019.

In Italia le famiglie con figli piccoli sono quindi quelle più esposte al rischio di trovarsi in una situazione di indigenza. Al crescere del numero dei figli, cresce anche l'incidenza della povertà assoluta.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 15 Giugno 2022)

Perciò oggi la numerosità del nucleo familiare è direttamente collegata al rischio povertà. Nel 2021, dopo la pandemia, il livello medio di povertà familiare è pari al 7,5%. Il tasso cala al 6% tra le persone sole e al 5% tra le famiglie di 2 persone. In presenza di 3 persone, sale al 7,1%. Con 4 persone al 11,6%. In famiglie con almeno 5 membri si arriva addirittura al 22,6%.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 15 Giugno 2022)

Si tratta di un dato su cui è necessario porre la dovuta attenzione. Perché il tema non si collega solo alla condizione dei minori che vivono in famiglie indigenti, questione peraltro di assoluta gravità. Un altro aspetto cruciale di questa tendenza, e soprattutto della capacità di contrastarla, è legato anche alla possibilità di invertire un trend demografico declinante.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 14 Marzo 2022)

Un destino che rischia di diventare ineluttabile, in un paese dove al crescere del numero di figli cresce anche il rischio povertà. Tale dinamica ha un impatto visibile anche a livello territoriale.

Il calo della numerosità delle famiglie in Italia

Una delle conseguenze del calo della natalità, fenomeno che abbiamo avuto modo di trattare in precedenti approfondimenti, è stata la diminuzione dei nuclei che hanno figli a carico. Tra 2009 e 2021 il numero di queste famiglie è calato sensibilmente, da 11,8 a 11,4 milioni. La contrazione appare particolarmente marcata tra le famiglie con bambini piccoli, mentre crescono quelle in cui vivono figli adulti (tendenza non di rado connessa con la condizione di neet).

Se nel 2009 erano 2,8 milioni i nuclei dove il figlio più piccolo aveva fino a 5 anni, a distanza di oltre un decennio sono circa 600mila in meno: 2,2 milioni. Una contrazione superiore al 20%.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 7 Dicembre 2021)

Parallelamente al calo delle famiglie con figli, sono aumentati i nuclei composti da una sola persona, che negli ultimi anni sono diventati circa un terzo delle famiglie esistenti in Italia. Erano meno di una su 4 (23%) all'inizio di questo secolo. Di converso, sono diminuite le famiglie numerose, passate da essere il 7,5% di quelle presenti in Italia nel 1999-2000 al 5,2% attuale.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 7 Dicembre 2021)

In conseguenza di tali tendenze in Italia, in media, oggi una famiglia è composta da 2,3 persone. Una cifra variabile a seconda dell'area geografica: sono rispettivamente 2,5 e 2,4 i membri per nucleo nel sud e nelle isole, mentre il rapporto scende a 2,2 nell'Italia nord-occidentale.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 7 Dicembre 2021)

Tuttavia, è comune a tutte le aree geografiche il trend discendente nell'ultimo ventennio. Da 2,5 componenti per nucleo nel biennio 1999-2000 ai 2,2 attuali nel nord-ovest, da 2,6 a 2,3 nel centro e nel nord-est. Ma è soprattutto il mezzogiorno ad aver visto il calo più significativo. Da 3 a 2,5 nel sud continentale e da 2,8 a 2,4 nelle isole. Si tratta dell'effetto di lungo periodo di una diminuzione costante negli anni delle famiglie numerose, avvenuta in tutto il paese, da nord a sud.

Al Sud e nelle Isole è (...) maggiore l’incidenza di famiglie più numerose, composte da quattro (...) o cinque e più componenti (...). Il numero medio di componenti resta perciò ancora più alto nelle regioni meridionali (...), nonostante la riduzione registrata negli anni abbia riguardato in modo più visibile queste ripartizioni.

Tale tendenza chiaramente si collega al calo della natalità avvenuto negli ultimi decenni, un aspetto che abbiamo avuto modo di approfondire in precedenza. Perciò è interessante indagare, anche nel suo impatto sul territorio, il legame tra condizione socio-economica e numerosità delle famiglie.

La relazione tra numerosità del nucleo e vulnerabilità

Anche monitorandolo a livello locale, il legame tra la numerosità del nucleo familiare e il rischio deprivazione emerge piuttosto chiaramente. È possibile verificarlo mettendo in relazione l'ampiezza delle famiglie - comune per comune - con il livello di vulnerabilità sociale e materiale nella stessa zona.

Si tratta di un indicatore, proposto da Istat, che condensa in un'unica misura una serie di fattori suscettibili di segnalare situazioni di sofferenza sul territorio. Ad esempio la quota di famiglie in potenziale disagio economico, data dalla percentuale di nuclei con figli in cui la persona di riferimento ha meno di 65 anni nessun componente è occupato o pensionato. Caratteristiche che rendono probabile una situazione di indigenza.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Tendenzialmente, maggiore il numero medio di componenti del nucleo familiare, maggiore anche il livello di vulnerabilità sociale. Ciò è ovviamente dovuto anche alla stessa modalità di costruzione dell'indicatore, che valorizza il ruolo delle famiglie numerose e con tanti figli come fattore di vulnerabilità sociale, oltre ad altri aspetti quali la presenza di anziani soli e la quota di popolazione meno istruita.

Al crescere del numero dei membri della famiglia, cresce il rischio di vulnerabilità. Una tendenza da contrastare.

Tuttavia, il legame tra numerosità del nucleo e incidenza della povertà si è rafforzato ulteriormente negli ultimi anni, come abbiamo visto in precedenza. Perciò è interessante mappare in quali aree del paese vi siano più famiglie numerose, in quanto si tratta di uno tra i predittori più attendibili dell'indigenza familiare.

In base ai dati 2018, a fronte di una media nazionale di 2,3 membri per nucleo, le famiglie più numerose si trovano nella città metropolitana di Napoli (2,77 in media nella ex provincia). Seguono le aree provinciali di Barletta-Andria-Trani (2,7), Caserta (2,65), Catania (2,6), Palermo e Foggia (entrambe con un rapporto di 2,56 componenti per nucleo familiare).

 

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Tra i singoli comuni, isolando i 15 più popolosi, Catania spicca come quello con le famiglie mediamente più numerose: in media 2,76 membri per nucleo. Seguono 4 grandi città meridionali: Napoli (2,58), Palermo (2,57), Messina (2,37) e Bari (2,35). Sono anche le uniche città maggiori a superare la media nazionale (2,3).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Sesta per numerosità media delle famiglie Verona (2,1), valore in linea con quello di Roma. Non raggiungono il rapporto di 2 membri per nucleo 4 grandi città, tutte settentrionali: Genova (1,98), Trieste (1,92), Bologna (1,89) e Milano (1,85).

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sul numero di famiglie e di residenti è Istat. A partire da queste informazioni abbiamo elaborato il numero medio di componenti delle famiglie, come rapporto tra i residenti totali del comune e il numero di famiglie al 1° gennaio.

Foto: Vitolda Klein (Unsplash) - Licenza

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