In Europa molti cittadini lavorano meno di quanto vorrebbero Europa

Con sottoccupazione si intende la condizione di chi è obbligato a scegliere un impiego part-time, nonostante desideri lavorare più ore. Un fenomeno che in Ue è diffuso soprattutto tra le donne.

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Quando si parla di lavoro, si tende a dare molto rilievo alla disoccupazione. Tuttavia questo indicatore, per quanto importante, non è di per sé esaustivo. In approfondimenti precedenti abbiamo ad esempio parlato del tasso di occupazione, che permette di isolare quella parte di popolazione che lavora effettivamente, senza quindi considerare gli inattivi.

Ma anche rispetto all’occupazione, bisogna considerare la qualità dell’impiego stesso. Ad esempio, se incontra le aspirazioni della persona. Oppure se il contratto è precario, se l’impiego è ben retribuito e se le ore di lavoro corrispondono a quelle che la persona vuole svolgere.

Cosa si intende per debolezza del mercato del lavoro

Per esaminare lo stato del mercato del lavoro e le condizioni di chi ne fa parte, è importante tenere conto anche di ciò che viene indicato come la sua parte debole o lenta – in inglese, labour market slack.

Si tratta di uno dei principali indicatori usati per quantificare il sottoutilizzo della forza lavoro disponibile e comprende tutte quelle persone che risultano, in un modo o nell’altro, avere un attaccamento debole al lavoro. Si parla in questo senso dei disoccupati (ovvero delle persone che non lavorano ma sono comunque alla ricerca di un impiego), ma anche delle persone scoraggiate rispetto alla ricerca di un impiego, o che lavorano poco – come evidenzia il report di Eurofund. Specificamente, indica lo scarto tra il lavoro desiderato e quello disponibile.

Labour slack exists when there are more workers willing to work a given number of hours than available jobs providing those hours of work. In such cases, some people’s demand for employment remains frustrated, and they stay involuntarily jobless; alternatively, they work fewer hours than they would like.

Una lentezza o fiacchezza del mercato del lavoro esiste quindi nel momento in cui c’è più offerta rispetto alla domanda – sia per quanto riguarda le persone che il quantitativo di lavoro che esse svolgono o sono disposte a svolgere.

Ulteriori manifestazioni del sottoutilizzo della forza lavoro secondo lo schema dell’organizzazione internazionale del lavoro (Oil) sono poi la sovraqualificazione, ovvero quando le persone svolgono un impiego rispetto al quale hanno qualifiche o competenze più elevate, e le retribuzioni inadeguate.

14% la componente debole del mercato del lavoro in Ue (2021).

I dati si riferiscono alla quota di forza lavoro debole sul totale della forza lavoro allargata, che comprende i disoccupati, gli occupati e gli inattivi, sia quelli disponibili ma non alla ricerca di un impiego che quelli alla ricerca ma non disponibili.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: venerdì 3 Giugno 2022)

Si tratta di un fenomeno che nel sud Europa in maniera particolare ha un'entità significativa. In Spagna ad esempio riguarda circa un quarto di tutto il mercato del lavoro. L'Italia è seconda da questo punto di vista (22,8%), seguita dalla Grecia (22,2%).

Agli ultimi posti invece si trovano alcuni paesi dell'Europa centrale e orientale, in particolare Repubblica Ceca (3,9%), Polonia (5,7%) e Malta (5,5%).

Quanti europei lavorano meno di quanto vorrebbero?

Una delle principali componenti di questa parte del mercato del lavoro è quella relativa al part-time. Importante in questo senso è infatti sottolineare, come fa il report Eurofund, che in moltissimi casi il lavoro part-time non è una libera scelta, ma un ripiego, qualcosa di non voluto, il risultato di una difficoltà a trovare un impiego più sicuro.

Il lavoro part-time è perlopiù involontario.

Si parla in questo senso di "involuntary part-timers", occupati a tempo parziale involontari. Senza dimenticare che anche lavorare troppe ore è un fattore di rischio a livello sociale e per la salute individuale, è comunque importante evidenziare che un'incidenza molto elevata di lavoro a tempo parziale è sintomo di un problema all'interno del mondo del lavoro.

[Underemployment is] when the working time of persons in employment is insufficient in relation to alternative employment situations in which they are willing and available to engage.

Si parla in questo senso di lavoro a tempo parziale come di "sottoccupazione" (in inglese, underemployment) - definita dall'Oil come la situazione in cui la quantità di lavoro di persone occupate risulta insufficiente rispetto a prospettive lavorative alternative che la persona accetterebbe.

Nel 2021 l'incidenza in Ue era mediamente pari al 2,8% del totale del mercato del lavoro. Una quota contenuta, ma che è rimasta stabile negli anni e varia ampiamente da un paese europeo all’altro.

È importante evidenziare che la misura della sottoccupazione non è oggettiva, ma viene fatta a partire dalla sensazione del lavoratore di poter lavorare più ore di quanto non faccia abitualmente.

I dati sono riferiti alla quota di sottoccupati di età compresa tra i 15 e i 74 anni, sul totale della forza lavoro allargata. La condizione “part time” non è basata su una misura oggettiva, ma sulla sensazione della persona di poter lavorare più ore.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: venerdì 3 Giugno 2022)

L'incidenza della sottoccupazione in Ue ha visto un andamento irregolare. Analizzando i dati relativi ai paesi più popolosi (Germania, Francia, Italia e Spagna), vediamo che il dato era molto elevato nel 2009 in Francia e Spagna (pari rispettivamente al 6% e al 4,1%), mentre in Germania si attestava al 3,2% e l'Italia riportava la cifra più bassa (1,6%).

In Francia e Germania si è poi registrato, negli anni, un graduale calo (rispettivamente di 1,7 e 1,8 punti percentuali). Mentre in Spagna si è verificato un incremento che ha portato questa componente della forza lavoro a toccare il 6,5% nel 2014, per poi calare progressivamente fino al 4,8% nel 2020 (e registrare un lieve aumento nel 2021). Anche in Italia la cifra è più elevata nel 2021 rispetto al 2009: 3%, ovvero 1,4 punti percentuali in più rispetto al dato di 11 anni prima.

Il lavoro part-time, una questione di genere

La sottoccupazione è un fenomeno che colpisce maggiormente le donne rispetto agli uomini. Pur essendo mediamente più istruite, ad oggi in Ue le donne lavorano ancora meno degli uomini. A causa di pregiudizi sociali e culturali sui ruoli familiari,
spesso sono costrette più dei loro colleghi maschi a scegliere occupazioni con meno ore, che permettano loro di dedicarsi principalmente alla cura della famiglia e della casa. Condizioni dettate da una forte disparità di genere che ancora incide in Europa.

4% delle donne in Ue svolge un lavoro part-time (2021).

Una quota che nel caso degli uomini è pari invece ad appena l’1,8%. Il lavoro a tempo parziale ha quindi un'incidenza più che doppia tra le donne. Un dato che però varia ampiamente da paese a paese.

Non sono disponibili i dati sul lavoro part-time maschile in Estonia. I dati sono riferiti a tutti i lavoratori, sia dipendenti che indipendenti, di età compresa tra i 15 e i 74 anni.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: venerdì 3 Giugno 2022)

Il dato più elevato lo registra la Spagna, dove il 7,6% delle donne svolge un lavoro con un quantitativo più basso di ore (contro il 2,8% degli uomini). Seguono i Paesi Bassi (7,5%) e la Francia (6,3%). L'Italia (4,2%) è solo leggermente al di sopra della media Ue. Mentre agli ultimi posti si trovano alcuni paesi dell'Europa centrale e orientale - in particolare la Bulgaria (0,3%, senza alcuna differenza di genere), la Repubblica Ceca e la Slovacchia (entrambe con 0,5%). La Romania è l'unico stato Ue in cui questa cifra risulta più elevata tra gli uomini (1,9% contro 0,7%).

Da sottolineare inoltre che, considerando i punti di divario, le maggiori disparità di genere si registrano in Spagna (4,8 punti percentuali), Francia (3,9) e Paesi Bassi (3,6).

Un focus sull'Italia

Approfondendo la situazione interna al nostro paese, a livello regionale emerge una forte eterogeneità, da leggere con particolare attenzione. A un primo sguardo, vediamo che tra i lavoratori part-time l'incidenza femminile è maggiore al nord.

81,5% dei lavoratori part-time nella provincia autonoma di Bolzano sono donne (2021).

I dati indicano la quota di uomini e donne sul totale dei lavoratori a tempo parziale. Non sono indicativi quindi di quanto, tra i due generi, il lavoro part-time incida rispetto a quello a tempo pieno. Sono considerate le persone di tutte le posizioni professionali, dipendenti e indipendenti, e di età compresa tra i 15 e gli 89 anni.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: venerdì 3 Giugno 2022)

Nelle province autonome di Bolzano e Trento e in Veneto più dell'80% dei lavoratori part-time sono di sesso femminile. Seguono sotto questo aspetto la Valle d'Aosta (78,6%) e la Lombardia (77,2%). Mentre le cifre più basse si riscontrano in Calabria (55,4%), in Sicilia e in Campania (entrambe intorno al 60%).

Nel sud Italia è più basso il tasso di occupazione femminile.

Ma bisogna tenere conto del fatto che l'occupazione è diversa nelle varie regioni e che ad esempio nel meridione è molto più elevato il tasso di inattività e molto più basso quello di occupazione, soprattutto tra le donne. Se anziché considerare il numero di donne sul totale dei lavoratori a tempo parziale analizziamo la composizione dell'occupazione divisa per genere, vediamo che in tutta Italia, in maniera praticamente invariata, la sottoccupazione è più marcatamente un fenomeno femminile.

Nel totale sono considerate le persone impiegate sia a tempo parziale che a tempo pieno, di tutte le posizioni professionali, dipendenti e indipendenti. I dati sono riferiti ai lavoratori di età compresa tra i 15 e gli 89 anni.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: venerdì 3 Giugno 2022)

Circa il 24% di tutte le occupate ha infatti un impiego part-time, con variazioni minime a seconda della macroarea.

Bisogna evidenziare che dati risultano in questo caso molto più elevati rispetto a quelli forniti da Eurostat perché questi ultimi consideravano la quota sul totale della forza lavoro allargata, che comprende disoccupati, occupati e inattivi (sia quelli disponibili ma non alla ricerca di un impiego che quelli alla ricerca ma non disponibili), laddove invece Istat considera soltanto gli occupati, siano essi dipendenti o indipendenti.

Differenze geografiche maggiori sono invece riscontrabili tra gli uomini. Nella macoregione del nord-est l'incidenza del lavoro a tempo parziale è pari al 6,5%. Una cifra che invece al centro si attesta al 9,3% e al sud raggiunge il 10,3%.

 

Foto: Vanna Phon - licenza

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