Salgono a 41 gli enti sciolti per infiltrazioni mafiose Comuni commissariati

Nell’ultimo mese, commissariati per infiltrazioni Guardavalle (Catanzaro) e Carovigno (Brindisi). Insediate 2 nuove commissioni di accesso a Foggia e Ostuni. In questo aggiornamento dell’osservatorio, un focus sui comuni sciolti in Calabria negli ultimi anni, per mafia e non solo.

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Prosegue il monitoraggio dell’osservatorio sui comuni commissariati. Un focus sugli scioglimenti degli enti locali e le loro cause, dai conflitti politici nella maggioranza, all’incapacità di approvare il bilancio, fino al caso più patologico: l’infiltrazione della criminalità organizzata. In collaborazione con Giulio Marotta.

Cos’è successo nell’ultimo mese

Nell’ultimo consiglio dei ministri, tenuto ieri, è stato commissariato per infiltrazioni il comune di Carovigno (Brindisi), già sciolto lo scorso gennaio per dimissioni dei consiglieri. È il 354esimo commissariamento per questo motivo dal 1991 e il terzo di quest’anno.

In precedenza, il Cdm del 22 febbraio scorso aveva deciso il commissariamento per infiltrazioni della ‘ndrangheta del comune di Guardavalle (Catanzaro), già sciolto per lo stesso motivo nel 2003. Nella riunione del 24 febbraio invece era stata deliberata la proroga di sei mesi del periodo di commissariamento del comune di Orta di Atella  (Caserta).

Per accertare il condizionamento delle organizzazioni criminali sull’ente, il ministro degli interni nomina un’apposita commissione di indagine. Vai a "Come funzionano i commissariamenti per infiltrazioni mafiose"

Gli altri scioglimenti deliberati nell’ultimo mese hanno riguardato 11 comuni.

L’instabilità politica è la prima causa degli scioglimenti.

Tali scioglimenti sono causati prevalentemente da ragioni politiche, in linea con la tendenza rilevata l’anno passato. Le dimissioni contestuali dei consiglieri si sono verificate a San Quirino (Pordenone), Afragola (Caserta) e Rosarno (Reggio Calabria, dove il mese scorso è stata avviata la procedura di accesso per la verifica di possibili infiltrazioni mafiose). Si sono dimessi i sindaci di Cislago  (Varese), Polistena (Reggio Calabria), Colle San Magno (Frosinone), mentre il sindaco di Cisterna (Latina) è stato sfiduciato.

I comuni di Ferruzzano (Reggio Calabria) e Lambrugo (Como) sono stati sciolti a seguito della decadenza dei rispettivi sindaci, in base a quanto previsto dalla legge Severino per le condanne in via definitiva. Si è infine verificato il decesso dei sindaci di Capalbio (Grosseto) e Rotello (Campobasso), dove consiglio e giunta rimangono in carica fino al prossimo turno elettorale.

Gli enti locali attualmente sciolti

Salgono così a 156 i comuni attualmente sciolti. A questi si aggiungono l’unione dei comuni Valle del Giovenzano, le aziende sanitarie calabresi commissariate per infiltrazioni mafiose oppure ai sensi della legge n. 60 del 2019 e della legge n. 181 del 2020, nonché le altre aziende sanitarie commissariate a vario titolo in diverse regioni italiane.

La mappa include i comuni sciolti dal governo nazionale e quelli deliberati dalle regioni a statuto speciale sulla base dei rispettivi ordinamenti (in giallo quelli commissariati a seguito dell’esito negativo delle ultime elezioni amministrative).

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 11 Marzo 2021)

La quota di comuni sciolti per mafia non è omogenea sul territorio nazionale.

Dei 156 comuni sciolti, 39 (ovvero circa il 25% del totale) sono stati commissariati per infiltrazioni criminali. Con un impatto che varia molto all'interno del paese: in Calabria quasi il 52% dei comuni sciolti, cioè 15 su 29, è stato commissariato per mafia. In Puglia 6 su 12 (50%), in Sicilia sono 12 su 29 (41%), in Campania 4 su 18 (22%). In Basilicata ci sono 3 scioglimenti in corso, di cui uno per mafia, mentre in Valle d'Aosta sono 2 gli scioglimenti in corso, di cui uno - Saint-Pierre - sciolto per infiltrazioni oltre un anno fa (10 febbraio 2020).

Nella categoria altro sono compresi tutti gli scioglimenti diversi dal caso di infiltrazioni criminali (motivi politici, bilancio, elezioni non valide ecc.).

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 11 Marzo 2021)

L’impatto del rinvio del turno elettorale sugli scioglimenti

La novità degli ultimi giorni è il decreto approvato dal consiglio dei ministri per rinviare le elezioni del 2021 (Dl 25/2021). Data la fase Covid e la recrudescenza dei contagi nelle ultime settimane, il governo ha deciso di posticipare in autunno (15 settembre - 15 ottobre) il turno ordinario delle elezioni comunali normalmente previsto in primavera. Un provvedimento analogo a quello varato l'anno scorso.

Questo comporta una proroga delle amministrazioni in carica, sia di quelle elettive, sia di quelle a gestione commissariale. Per questa ragione, proprio come era successo l'anno scorso dopo il rinvio, il numero di enti commissariati è destinato fisiologicamente a crescere nei prossimi mesi.

Il dato mostra gli scioglimenti in corso rilevati al primo di ogni mese, e nel conteggio sono inclusi quindi anche quelli relativi ad anni precedenti e non ancora terminati. Non va letto come numero di scioglimenti deliberati in una certa data. Per il mese in corso è presentato anche il dato più recente rilevato.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 19 Aprile 2021)

All’inizio dell'anno scorso infatti i comuni sciolti erano meno di 160. A causa dell'emergenza Covid e del conseguente rinvio del turno elettorale della primavera 2020, il loro numero complessivo è progressivamente aumentato durante l’anno, fino a 273 scioglimenti anticipati rilevati a settembre. Una crescita che si è interrotta con i turni elettorali di settembre e ottobre 2020, per poi riprendere in maniera significativa nei mesi successivi.

La curva è quindi destinata a crescere fino all'autunno quando, tra settembre e ottobre, andranno al voto circa 1.300 comuni. Un dato ancora provvisorio, perché si aggiungeranno quelli commissariati nei prossimi mesi. I futuri scioglimenti dovranno ora avvenire entro il  27 luglio 2021 per essere compresi tra quelli che andranno al voto in autunno.

Gli ultimi commissariamenti per infiltrazioni mafiose

Con lo scioglimento di Guardavalle (Catanzaro) e Carovigno (Brindisi) salgono a 354 gli enti locali commissariati per infiltrazioni mafiose dal 1991 ad oggi.

Carovigno è il secondo commissariamento per infiltrazioni avvenuto in Puglia quest'anno, dopo quello di Squinzano (avvenuto a gennaio). Negli ultimi trent'anni, in Puglia sono avvenuti 21 commissariamenti di questo tipo (nessuno dei quali annullato dai giudici amministrativi). Otto si trovano nella provincia di Lecce; seguono Bari (5), Foggia (4), Brindisi (2) e 1 ciascuno nelle province di Taranto e Barletta-Andria-Trani.

Ogni punto sulla mappa rappresenta un comune. Il colore identifica il numero di scioglimenti per infiltrazioni criminali dal 1991. Si può cliccare sul punto per conoscere alcuni dati identificativi di quel comune.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 11 Marzo 2021)

La Calabria resta comunque la regione che ha avuto più commissariamenti per mafia in questi 30 anni: 124 (di cui 8 annullati), ovvero il 35% del totale. Ben 67 sono stati i commissariamenti di enti locali calabresi nel periodo 2012-2021 (2 annullati).

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 11 Marzo 2021)

Anche gli altri commissariamenti per infiltrazioni mafiose sono concentrati in alcune regioni meridionali. Spiccano Campania (111 commissariamenti), Sicilia (85) e la già citata Puglia (21). Sono stati 2 in 30 anni gli scioglimenti per mafia in Basilicata. In tutto il centro nord si registrano fino ad oggi 11 commissariamenti per mafia (di cui 2 annullati), uno solo dei quali attualmente in corso (Saint Pierre in Val d’Aosta); sono 12, infine, le procedure di accesso concluse con un decreto di archiviazione.

41 gli enti locali attualmente gestiti da una commissione straordinaria

Dei 124 i commissariamenti per infiltrazioni criminali in Calabria dal 1991 ad oggi 70 si trovano nella provincia di Reggio Calabria, 24 in quella di Vibo Valentia. Seguono Catanzaro (15), Crotone (10) e 5 nella provincia di Cosenza. In 54 casi la procedura di accesso si è conclusa con l’archiviazione.

Ogni punto sulla mappa rappresenta un comune. Il colore identifica il numero di scioglimenti per infiltrazioni criminali dal 1991. In verde quelli sciolti 1 volta, in giallo quelli sciolti 2 volte, in rosso quelli sciolti 3 volte. Si può cliccare sul punto per conoscere alcuni dati identificativi di quel comune.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 11 Marzo 2021)

Instabilità delle giunte e casi di infiltrazioni sono i motivi più frequenti di commissariamento.

In Calabria, il fenomeno delle infiltrazioni mafiose si somma a quello dell’instabilità delle amministrazioni locali. È quanto emerge se allarghiamo l'orizzonte non solo ai commissariamenti per mafia, ma anche a quelli per altri motivi. Se si prende in esame l’ultimo quadriennio (marzo 2017-febbraio 2021) si registrano 104 scioglimenti anticipati, per un totale di 93 comuni coinvolti. Undici comuni sono stati infatti interessati da due scioglimenti a breve distanza di tempo. È stato quindi sciolto in anticipo quasi un quarto (23%) dei 404 comuni dell’intera regione. In termini di popolazione parliamo di circa 595mila persone che hanno avuto il proprio comune sciolto nel corso dei 4 anni, su poco meno di 2 milioni di residenti totali.

30% dei calabresi ha visto il proprio comune sciolto almeno una volta dal 2017.

Gran parte degli scioglimenti sono stati causati da infiltrazioni della criminalità organizzata (dal 2017, 38 comuni sono stati sciolti per questo motivo) e da motivi politici (23 casi di dimissioni della maggioranza dei consiglieri; 14 dimissioni del sindaco). In 10 comuni la causa scatenante è stata la mancata approvazione dei documenti di bilancio. Si segnalano 4 casi di elezioni non valide (assenza di liste, irregolarità del voto, mancato raggiungimento del quorum).

Sono stati considerati gli scioglimenti e i commissariamenti di comuni calabresi da marzo 2017 a febbraio 2021. Undici di questi hanno avuto due scioglimenti in questo periodo di tempo.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 11 Marzo 2021)

Cosa ha portato ai recenti commissariamenti per mafia

Nei precedenti approfondimenti abbiamo dato notizia del commissariamento per infiltrazioni mafiose del comune di Squinzano (Lecce) e della proroga della gestione straordinaria dei comuni di Misterbianco (Catania) e Manfredonia (Foggia) nonché dell’azienda sanitaria provinciale di Catanzaro.

Le relazioni allegate ai decreti presidenziali segnalano i motivi alla base delle decisioni del governo (su parere conforme del comitato provinciale per l’ordine pubblico). Questi documenti inoltre riportano il lavoro avviato dai commissari per il ripristino della legalità, le iniziative assunte e i fattori che hanno portato alla proroga del commissariamento.

4 le nuove relazioni prefettizie pubblicate.

La relazione su Squinzano fonda i presupposti del commissariamento (il comune era stato già sciolto a dicembre per le dimissioni della maggioranza dei consiglieri) sulle inchieste della magistratura riguardanti la forte presenza della Sacra corona unita nel territorio di Lecce. In particolare, rispetto alle indagini (operazione “My home”) su collegamenti, sin dalla fase elettorale, tra alcuni amministratori ed esponenti dei clan locali. La relazione sull'accesso prefettizio indica una serie di provvedimenti potenzialmente volti a favorire soggetti legati alla criminalità organizzata, alcuni dei quali colpiti da interdittiva. Tra questi l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica e di contributi economici comunali di natura assistenziale, il rilascio di licenze e concessioni e la mancata riscossione delle imposte locali.

Le relazioni sui commissariamenti in corso offrono una vista sull'attività delle gestioni commissariali insediate.

La relazione del prefetto su Manfredonia dà conto di tutti gli interventi intrapresi dalla commissione straordinaria per il rilancio dell’azione dello stato sul territorio. Vengono segnalati lavori di straordinaria manutenzione, un nuovo piano regolatore e attività di contrasto all’abusivismo, oltre alla riorganizzazione della gestione dei rifiuti e dei tributi comunali. Viene inoltre posto l'accento sull'importanza della richiesta della certificazione antimafia, in passato sistematicamente disapplicata.

La prosecuzione della gestione commissariale straordinaria presso il comune di Misterbianco viene giustificata soprattutto con l'esigenza di dare concreta attuazione ai nuovi piani anticorruzione, formazione e fabbisogno del personale e di completare la revisione delle norme regolamentari, a partire dall’affidamento dei lavori in economia e la concessione di beni pubblici.

La relazione sull’azienda sanitaria di Catanzaro si sofferma sulle misure adottate per superare le criticità emerse in sede di accesso. In particolare nella riorganizzazione dell’apparato amministrativo (nuove nomine dei dirigenti, costituzione di un ufficio antimafia per l’applicazione puntuale del codice antimafia etc.), nella revisione delle procedure di affidamento degli appalti e nel superamento della situazione di grave deficit finanziario dell’azienda.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 19 Aprile 2021)

Le procedure d’accesso in corso

Nell’ultimo mese il ministero dell’interno ha dato notizia dell’istituzione di una commissione di accesso presso i comuni di Foggia e Ostuni (Brindisi).

Per accertare il condizionamento delle organizzazioni criminali sull’ente locale, il ministro degli interni nomina un’apposita commissione di indagine prefettizia. Vai a "Come funzionano i commissariamenti per infiltrazioni mafiose"

Tutte le nuove commissioni di accesso sono insediate in comuni del mezzogiorno.

Salgono a 10 le procedure di accesso in corso rese note da fonti ufficiali, alcune delle quali avviate nel 2019 o nei primi mesi del 2020.  Riguardano i comuni di Melfi (Potenza), Paterno Calabro (Cosenza), Barrafranca (Enna). Quest'ultimo era già stato sciolto nell’agosto 2020 in seguito alle dimissioni della maggioranza dei consiglieri. E poi i comuni di San Giuseppe Jato (Palermo, anch'esso sciolto per dimissioni del sindaco, della giunta e della maggioranza dei consiglieri), di Marano di Napoli (già sciolto tre volte in passato per infiltrazioni della camorra), di Villaricca (Napoli; questo comune è stato già sciolto nel 1994 per infiltrazioni della camorra), di Calatabiano (Catania) e Rosarno (Reggio Calabria). Un altro caso è stato segnalato dai mezzi di informazione.

L’esito degli ultimi ricorsi sui commissariamenti

Il Tar Lazio ha respinto il ricorso contro il decreto di commissariamento del dicembre 2019 del comune di San Giorgio Morgeto (Reggio Calabria), giudicando complessivamente validi gli elementi esposti nella relazione prefettizia che hanno portato alla nomina del commissario. Anche in assenza di responsabilità penali, il motivo addotto è una "tolleranza" o "inerzia" da parte dell’amministrazione, che non avrebbe contrastato la forte presenza della ‘ndrangheta nel territorio della Piana di Gioia Tauro.

(...) queste inerzie non comportano necessariamente una partecipazione attiva da parte degli amministratori o dei funzionari comunali, ma non per questo sono meno rilevanti, poiché su queste inerzie o su queste tolleranze si radica nella pubblica opinione locale la percezione della impunità e addirittura della inattaccabilità delle organizzazioni mafiose.

Il Tar Catania ha respinto il ricorso di alcuni consiglieri comunali contro il decreto del presidente della regione Sicilia di scioglimento di Siracusa del febbraio dello scorso anno, a seguito della mancata approvazione del bilancio consuntivo. Si segnala che con una recente legge regionale è stato ora espressamente limitato il potere di scioglimento del comune al solo caso di mancata approvazione del bilancio preventivo (differenziandosi così da quanto previsto dall’art. 227 del Testo unico degli enti locali).

Di recente la Cassazione si è espressa in tema di incandidabilità

La corte di cassazione ha definitivamente respinto i ricorsi dell’ex sindaco e di un assessore di Gioia Tauro contro la dichiarazione di incandidabilità dei due amministratori decretata dalla corte di appello di Palermo. La cassazione sottolinea le responsabilità, emerse in sede di accesso, rispetto agli interessi dei clan locali. Queste si sarebbero concretizzate nella mancata adozione di misure utili a contrastare le ingerenze della criminalità organizzata nell’ente locale attraverso un’accurata attività di vigilanza, indirizzo e controllo sul funzionamento dei servizi e degli uffici.

Ad analoghe conclusioni è pervenuta la suprema corte nei confronti di un ex amministratore del comune di Mongiana, dell’ex sindaco di Crucoli e di due consiglieri comunali di Lamezia Terme. L’ex sindaco di quest’ultimo comune, invece, potrà ricandidarsi alle prossime elezioni amministrative. La stessa cassazione ha ritenuto inesistenti i presupposti di legge per dichiarare l'incandidabilità di un ex assessore di Cassano allo Ionio. Allo stesso modo, dopo la decisione definitiva della Cassazione risultano candidabili anche l’ex sindaco e i componenti della giunta di San Cataldo e Arzano (vedi ordinanze corte di cassazione nn. 3857/2021, 4496/2021, 2749/2021, 4495/2021, 4501/2021, 4500/2021).

Attraverso ricorsi e sentenze, nel corso degli anni la giurisprudenza, in particolare quella amministrativa, ha chiarito molti ambiti di incertezza nella normativa sui commissariamenti per mafia e stabilito anche modalità di applicazione concreta. Per tenere traccia di questo lavoro, abbiamo raccolto un'analisi delle sentenze e delle decisioni di Tar e consiglio di stato che hanno permesso di capire concretamente cosa significa infiltrazione criminale negli enti locali.

Le interrogazioni ed interpellanze parlamentari sui comuni sciolti

Dall'analisi degli atti di sindacato ispettivo rivolti dai parlamentari al governo possono emergere ulteriori informazioni su commissariamenti e scioglimenti.

Il Governo ha risposto il 10 marzo scorso ad una interrogazione con la quale si chiedono approfondimenti sulla concreta applicazione della normativa sul commissariamento per infiltrazioni mafiose, precisando i criteri alla base della procedura di scioglimento e del lavoro delle commissioni straordinarie di gestione.

Nell’ultimo mese sono state presentate altre 9 interrogazioni e interpellanze. Con 3 distinte interrogazioni vengono chiesti chiarimenti sulle infiltrazioni mafiose nei comuni di Custonaci (Trapani) e Castellammare del Golfo (Trapani) e sulla gestione del servizio idrico integrato da parte del comune di Marano (Napoli). Qui lo scorso ottobre è stata istituita una commissione di accesso per la verifica di infiltrazioni della camorra. Un’interrogazione sollecita lo scioglimento di Eboli (Napoli), a seguito dell’inchiesta della magistratura che ha coinvolto il vertice del comune.

10 nuovi atti di sindacato ispettivo sugli enti locali.

Altri atti di sindacato ispettivo riguardano l’illegittimità dei concorsi indetti dai comuni di Capaccio Paestum (Salerno), Sant’Anastasia (Napoli) e Forio (Napoli, dove sono denunciate anche gravi irregolarità nella gestione degli appalti) e la data di svolgimento delle elezioni nei comuni di Vittoria (Ragusa) e San Biagio Platani (Agrigento), sciolti nel 2018 per infiltrazioni mafiose. Vengono infine chiesti chiarimenti sull’avvio delle procedure di scioglimento del comune di Camposano (Napoli) e sugli atti compiuti da un consigliere comunale di Padova.

I dati mostrano le interrogazioni e interpellanze svolte nelle ultime 3 legislature (XVI, XVII e XVIII) sul tema dei commissariamenti.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 19 Aprile 2021)

 

Questo articolo è parte dell’osservatorio sui comuni e gli altri enti sciolti e commissariati, curato da openpolis in collaborazione con Giulio Marotta.

Foto credit: Wikimedia - comune di Guardavalle - Licenza

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