Pubblicato il 66% dei decreti attuativi ma alcuni ministeri sono ancora in difficoltà Il monitoraggio sulle attuazioni

Il nuovo metodo di lavoro imposto dal governo sta producendo risultati. Tuttavia diversi dicasteri faticano a rispettare gli obiettivi.

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Nelle ultime settimane il tema dei decreti attuativi è passato in secondo piano. Ciò anche in virtù dell’impegno dell’attuale esecutivo per ridurre la massa di atti mancanti. In passato infatti i vari soggetti responsabili non sono stati puntuali nella pubblicazione delle attuazioni, determinando la mancanza di un’enorme quantità di norme di secondo livello. Da questo punto di vista un anno fa segnalavamo le difficoltà dell’allora governo Conte II su questo fronte. Oggi però la situazione pare tornata sotto controllo.

Spesso leggi e decreti non sono immediatamente eseguibili. Devono essere definiti aspetti pratici, burocratici e tecnici. Norme definite dai decreti attuativi, affidati principalmente ai ministeri. Vai a "Che cosa sono i decreti attuativi"

Negli ultimi mesi infatti si è registrata un’inversione di tendenza. Grazie all’adozione di un nuovo metodo operativo e all’assegnazione di specifici target per i ministeri il numero di atti mancanti si è via via ridotto. Tuttavia il lavoro da fare resta ancora molto. Alla data del 7 dicembre infatti erano ancora più di 400 le attuazioni mancanti.

475 i decreti attuativi richiesti dalle norme e ancora non pubblicati.

Nonostante lo sforzo dall’attuale esecutivo rimangono quindi alcune criticità. Diversi ministeri – tra cui anche quelli della transizione ecologica, delle infrastrutture, dello sviluppo economico e dell’istruzione – faticano a rispettare gli obiettivi assegnati in questo settore. Un dato da non sottovalutare anche in vista della prossima approvazione della legge di bilancio per il 2022 e delle misure previste dal piano nazionale di ripresa e resilienza. Norme che con ogni probabilità richiederanno un gran numero di attuazioni.

La situazione a dicembre 2021

Attraverso i dati messi a disposizione dall’ufficio per il programma di governo sappiamo che le norme approvate durante la XVIII legislatura che richiedono almeno un decreto attuativo sono 87. Da notare che, rispetto al nostro ultimo approfondimento, tale numero si è notevolmente ridotto. Questo, come vedremo meglio in seguito, dipende dal fatto che alcune misure che richiedevano decreti attuativi sono state superate da norme successive e sono state quindi abrogate.

Complessivamente, al 7 dicembre, le attuazioni richieste sono 1.392 di cui 475 ancora da pubblicare. Focalizzandoci sulle misure varate dall’attuale esecutivo, possiamo osservare come ancora manchi all’appello il 54,8% dei decreti attuativi richiesti. Un valore ancora piuttosto alto ma comunque in diminuzione di 10 punti percentuali rispetto al dato di settembre.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ufficio per il programma di governo.
(ultimo aggiornamento: martedì 7 Dicembre 2021)

-10 la diminuzione, in punti percentuali, di attuazioni mancanti rispetto al settembre 2021, per le misure varate dal governo Draghi.

Da ricordare però che l’attuale esecutivo ha ereditato anche delle attuazioni da pubblicare relative alle misure varate dai governi Conte I e II. Parliamo in totale di 298 decreti attuativi che ancora mancano all’appello.

I ministeri più coinvolti

La maggior parte delle attuazioni è di competenza dei ministeri. Sotto questo profilo il dicastero dell’economia e delle finanze si conferma come quello maggiormente coinvolto nella produzione di questo tipo di atti. Al Mef infatti competono 219 attuazioni in totale di cui 67 (il 30,6%) ancora da emanare. Seguono il ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili (142 attuazioni di cui 69 mancanti) e il ministero dell’interno (109 attuazioni di cui 23 mancanti).

FONTE: elaborazione openpolis su dati ufficio per il programma di governo.
(ultimo aggiornamento: martedì 7 Dicembre 2021)

Sport, innovazione e transizione ecologica tra i ministeri più in difficoltà.

Se si analizzano invece i dati relativi ai ministeri con il maggior numero di decreti attuativi ancora da pubblicare il Mef “scivola” al terzo posto. Al primo troviamo infatti il ministero della transizione ecologica per cui mancano ancora all’appello 71 decreti attuativi sui 96 totali. Al secondo posto troviamo invece quello delle infrastrutture e della mobilità sostenibili che deve ancora emanare 69 attuazioni su 142. Quarto posto infine per il ministero dello sviluppo economico (32 attuazioni mancanti su 99 totali). Analizzando i dati a livello percentuale invece possiamo notare come 3 ministeri si confermino particolarmente in difficoltà per quanto riguarda la pubblicazione delle attuazioni. Per i dicasteri dello sport, della transizione ecologica e dell’innovazione tecnologica infatti mancano ancora all’appello oltre il 70% delle attuazioni.

Il grafico mostra la percentuale di decreti attuativi mancanti rispetto al totale di quelli richiesti per ogni singolo ministero. Sono stati presi in considerazione solo i ministeri a cui è demandata l’adozione di almeno 10 decreti attuativi.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ufficio per il programma di governo.
(ultimo aggiornamento: martedì 7 Dicembre 2021)

Il ministero dello sport è chiamato a pubblicare 26 decreti attuativi di cui 20 (il 76,9%) ancora mancano all’appello. Per il Mite invece non è ancora stato emanato il 74% dei decreti attuativi mentre per il dicastero dell’innovazione il 71,4%.

Le norme più critiche

Per quanto riguarda le norme con il maggior numero di attuazioni ancora da pubblicare, al primo posto si conferma la legge di bilancio per il 2021 per cui mancano all’appello ancora 42 decreti attuativi sui 142 totali. Seguono il decreto sostegni bis con 33 decreti su 84 ancora da pubblicare e la legge di bilancio per il 2020 con 24 attuazioni mancanti su 113.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ufficio per il programma di governo.
(ultimo aggiornamento: martedì 7 Dicembre 2021)

Un altro elemento interessante da analizzare riguarda il fatto che alcuni decreti attuativi prevedono una data entro cui devono essere pubblicati. Questa fattispecie riguarda 709 attuazioni. Tra queste disposizioni poi ce ne sono 180 che, al 7 dicembre, risulta non siano ancora state adottate nonostante il termine previsto dal legislatore sia già scaduto.

Citiamo solo alcune attuazioni non adottate entro la scadenza a titolo di esempio. Entro il 31 marzo 2020 sarebbe dovuto essere emanato un decreto per l’accesso al credito d'imposta per sistemi di monitoraggio per la sicurezza degli immobili. Previsto dalla legge di bilancio per il 2020. Nella legge di bilancio per il 2021 era prevista invece la pubblicazione, entro il 31 gennaio di quest’anno, di un decreto ministeriale volto a definire le modalità di attuazione delle norme a supporto dell’installazione di impianti per la produzione di ossigeno medicale. La medesima legge prevedeva poi la pubblicazione di un decreto ministeriale che definisse criteri e modalità di riparto del fondo per l'Alzheimer e altre demenze. La norma doveva essere emanata entro il 2 marzo 2021. Entrambi questi decreti ancora mancano all’appello.

180 decreti attuativi non adottati entro il termine stabilito dal legislatore.

Per quanto riguarda le misure varate dall’attuale esecutivo, il decreto sostegni bis prevedeva la pubblicazione, entro il 24 agosto, di un decreto ministeriale che normasse termini e modalità di erogazione di un contributo a favore dei familiari di membri delle forze armate deceduti a causa del Covid. Entro il 29 settembre invece avrebbe dovuto essere emanato un decreto attuativo con le modalità di erogazione del fondo per sostenere l'industria conciaria, gravemente danneggiata dall’emergenza.

I numeri del governo Draghi

Come abbiamo già detto l’attuale esecutivo ha cercato di correre ai ripari per sanare il problema delle attuazioni mancanti. Ciò è avvenuto attraverso l’adozione di un nuovo metodo di lavoro e con la creazione di una nuova struttura per il coordinamento tra i ministeri. Inoltre il sottosegretario alla presidenza del consiglio Roberto Garofoli è stato incaricato di pubblicare delle relazioni periodiche che illustrino lo stato di avanzamento dei lavori. L’ultimo di questi documenti risale al 31 ottobre.

In base a questi dati possiamo osservare come, a partire dall’insediamento del governo Draghi, la quantità mensile di decreti adottati sia progressivamente aumentata fino a toccare il suo apice nel mese di settembre. Complessivamente sono 509 i decreti attuativi pubblicati tra il 13 febbraio e il 31 ottobre. A questi si possono aggiungere anche 40 attuazioni che si sono rese non più necessarie in virtù dell’abrogazione della norma che le prevedeva.

FONTE: elaborazione openpolis su dati relazione del sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri
(ultimo aggiornamento: martedì 7 Dicembre 2021)

549 i decreti attuativi “smaltiti” dal governo Draghi tra febbraio e ottobre 2021.

Da notare che dopo il picco registrato a settembre, nel mese di ottobre si è avuta una flessione. Secondo il sottosegretario questa contrazione sarebbe da attribuire all’impegno richiesto all’esecutivo nella preparazione del testo della legge di bilancio, oltre che di diverse norme per l’attuazione del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), tra cui il Dl 152/2021.

Alla luce di queste informazioni possiamo notare come alcune difficoltà permangano. Il nuovo metodo operativo già citato prevede l’assegnazione di specifici target che i diversi ministeri sono tenuti a raggiungere. Tuttavia non tutte le strutture sono riuscite a rispettare gli obiettivi assegnati. In media infatti la percentuale di raggiungimento degli obiettivi per il periodo settembre-ottobre si è attestata del 77,8%. Un dato elevato ma che nasconde comunque alcune criticità. Ci sono state infatti 3 amministrazioni (cultura, Pa e presidenza del consiglio) che hanno fatto meglio rispetto all’obiettivo loro assegnato rispetto al periodo di riferimento. In altri 6 casi invece il target è stato pienamente raggiunto.

Mite, Mims, Mise e Mu particolarmente in difficoltà nel rispetto degli obiettivi assegnati.

Dall’altro lato però possiamo osservare che 6 dicasteri non hanno completato nemmeno il 50% dei loro obiettivi. Tra questi, alcune amministrazioni particolarmente significative come il ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili (48,7%), quello della transizione ecologica (47,1%) e quello dello sviluppo economico (36,4%). All’ultimo posto di questa particolare graduatoria figura invece il ministero dell’istruzione che tra settembre e ottobre ha pubblicato appena 5 decreti attuativi rispetto ai 16 richiesti (31,3%).

Il grafico mostra la percentuale di decreti attuativi pubblicati dalle diverse amministrazioni rispetto al target loro assegnato per il periodo settembre – ottobre 2021. Non sono qui conteggiati i provvedimenti attuativi considerati come completati in virtù dell’abrogazione della norma che li richiedeva. Quando il valore supera il 100% significa che il dicastero ha pubblicato più attuazioni di quelle previste.

FONTE: elaborazione openpolis su dati relazione sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri.
(ultimo aggiornamento: lunedì 13 Dicembre 2021)

Per cercare di risolvere queste difficoltà, si legge infine nella relazione di Garofoli, a partire dal mese di novembre i target sono stati assegnati con cadenza settimanale e non più mensile. Dalla presidenza del consiglio è arrivata anche un’indicazione qualitativa. Ai vari dicasteri coinvolti infatti è stato indicato a quali attuazioni dare la precedenza. Purtroppo però il dettaglio di questi provvedimenti non è indicato nel documento.

foto credits: palazzo Chigi - Licenza

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