Perché per una città a misura di bambino serve il verde pubblico Povertà educativa

Nelle città la presenza di verde pubblico e aree attrezzate è essenziale per concretizzare uno dei principali diritti del minore: quello al gioco e al tempo libero.

|

Con il contributo di

Tra i diritti riconosciuti di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, quello al gioco e al tempo libero è certamente uno dei più qualificanti. Perché tocca da vicino uno degli aspetti che più caratterizzano il benessere del minore, in quanto persona con necessità e bisogni propri, autonomi da quelli degli adulti. Non riguarda solo la possibilità di vivere in un ambiente salubre. Si riferisce al diritto di svolgere in piena libertà e secondo le sue preferenze una delle attività più importanti per la crescita e lo sviluppo: il gioco.

È in primo luogo la convenzione sui diritti dell’infanzia a sancire queste prerogative.

Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età

Si tratta di una questione centrale per la crescita del minore. In molte analisi la concretezza del diritto al gioco è utilizzata come indicatore del livello di benessere di cui gode il minore. Ad esempio, due elementi su 14 dell’indice di deprivazione messo a punto da Unicef misurano proprio l’effettiva possibilità di giocare, in casa o all’aria aperta.

Uno degli sviluppi più interessanti del diritto al gioco è la possibilità che sia il minore stesso a decidere sul proprio tempo libero, assecondando le sue inclinazioni, interessi, preferenze. Intese nel senso più ampio possibile: dal diritto di giocare al parco con gli amici, a quello di leggere, viaggiare. È uno dei cardini con cui si realizzano i cosiddetti participation rights: i principi “che riconoscono il ruolo attivo del bambino come agente di cambiamento e portatore di idee e opinioni che devono essere prese sul serio” (Piano nazionale infanzia).

3 i principi fondamentali da garantire ai minori: provision rights (cioè il diritto all’accesso a beni e servizi come istruzione, salute ecc.), protection rights (diritto a essere protetti da rischi, abusi, maltrattamenti), participation rights (diritto del minore a non essere considerato un soggetto passivo).

Purtroppo queste previsioni incontrano quotidianamente degli ostacoli che ne minano l’effettività. La condizione sociale e economica della famiglia è una di queste. Un’altra, spesso legata alla precedente, è la disparità educativa tra i nuclei familiari. Ad esempio, abbiamo già avuto modo di raccontare come i figli di chi non legge nel 70% dei casi non siano a loro volta lettori. Ma oltre alla famiglia, anche il contesto in cui si cresce ha un ruolo chiave nel diritto al gioco e al tempo libero.

Pensiamo all’importanza che può avere la presenza spazi per i minori nelle città, di aree verdi e di luoghi in cui sia possibile giocare a poca distanza da casa.

L’importanza del verde pubblico per i bambini nelle città

La progettazione degli spazi urbani è una variabile essenziale per la qualità della vita dei residenti. Questo vale per gli adulti, ma a maggior ragione per i minori. Crescere in un quartiere degradato, con pochi o nessun luogo di aggregazione, senza spazi verdi, può esporre ad una serie di rischi, come quelli legati all’inquinamento e alla qualità dell’ambiente. Ma produce effetti negativi anche in termini di opportunità educative.

Infatti godere di spazi vivibili e ben progettati è un valore aggiunto anche sul piano educativo e culturale del minore. Una piazza o un luogo pubblico valorizzato, accogliente, sicuro, inclusivo, offre occasioni di socialità, di gioco, di conoscenza reciproca. Spazi verdi ben tenuti possono contribuire a educare al rispetto dell’ambiente e in generale dei beni pubblici.

Perciò anche dal punto di vista della povertà educativa è importante se una città, un quartiere, una strada o una piazza sono concepiti a misura di bambino oppure no.

Le maggiori città italiane da questo punto di vista offrono spaccati diversi. Esse riflettono modelli differenti di urbanizzazione. Ad esempio, lo si vede nella quantità di spazi verdi in percentuale sulla superficie comunale.

Il totale delle aree verdi è dato dalla somma del verde urbano e delle aree naturali protette.

Per verde urbano si intende il patrimonio di aree verdi disponibile per ciascun cittadino sul territorio comunale gestiti (direttamente o indirettamente) da enti pubblici. Comprende giardini pubblici, ville, parchi, verde attrezzato di quartiere, ma anche le aree verdi di arredo urbano, i giardini scolastici, gli orti urbani e altri tipi di aree verdi gestite (tra cui anche giardini zoologici e cimiteri).

Per aree naturali protette si intendono i parchi nazionali, i parchi naturali regionali e interregionali, le riserve naturali, le zone umide di interesse internazionale e altre aree naturali protette.

FONTE: Istat, dati ambientali
(ultimo aggiornamento: giovedì 14 dicembre 2017)

L'analisi cambia se si conta tutto il verde pubblico, oppure solo gli spazi verdi urbani. Conteggiando tutto il verde pubblico, a Roma ad esempio oltre un terzo del territorio è occupato da aree verdi (contro una media nazionale del 18,7%). Se però si isola solo il verde urbano, la Capitale è poco al di sopra della media degli altri capoluoghi italiani (3,3% contro 2,7%).

Tanti tipi diversi di verde urbano

Del resto, anche il verde urbano non è un insieme indistinto. Con questa dicitura vengono classificati tanti tipi di aree diverse. Non solo parchi pubblici e il verde attrezzato di quartiere, ma anche l'arredo urbano, per esempio. Distinguere tra queste categorie è necessario per conoscere la reale offerta di spazi per i bambini.

Nelle 4 maggiori città italiane il verde urbano è in gran parte costituito dal verde storico vincolato e dai grandi parchi urbani. Nel primo caso si tratta di ville, parchi e giardini tutelati dal codice dei beni culturali per il loro interesse storico o artistico. Nel secondo caso invece stiamo parlando di parchi non vincolati, ma comunque riconosciuti dai piani urbanistici di valore naturalistico, storico o architettonico. Queste due categorie insieme costituiscono oltre la metà del verde urbano a Roma e Torino, e più del 40% a Milano e Napoli.

Insieme a queste due categorie, il dato sul verde attrezzato è quello forse più interessante dal punto di vista della nostra analisi. Si tratta infatti dei giardinetti e dei parchi di quartiere, attrezzati con giochi per bambini, panchine, percorsi pedonali e ciclabili. Sono gli spazi verdi maggiormente destinati alla fruizione da parte dei residenti, anche di quelli più piccoli. Luoghi attorno cui si costruisce la comunità.

Scuole e verde pubblico sono - secondo la sociologia moderna - gli elementi essenziali dell'attrezzatura di un quartiere, di un nucleo abitato: sono tra i primi fondamentali servizi grazie a cui un insieme di persone si trasforma in una comunità, non solo per il casuale luogo dell'abitazione, ma per una serie di interessi collettivi e per il contemporaneo sviluppo degli organismi comuni. La mancanza di scuole, la loro ubicazione secondo criteri che prescindono dalla formazione organica dei singoli quartieri, l'assenza di verde pubblico sono perciò non solo quantitativamente delle gravi mancanze, delle insostituibili tare nell'organizzazione residenziale.

La presenza di verde attrezzato è molto variabile tra le città italiane. Costituisce il 3% del verde urbano di Napoli, il 10% a Palermo e Torino, e poco meno del 30% delle aree verdi a Milano e Roma. Ovviamente questa quota va rapportata alla presenza di verde urbano nelle città, che a Roma come abbiamo visto è il 3,3% della superficie comunale, mentre a Napoli è circa l'11%.

Soprattutto, in città di queste dimensioni, è importante capire come la presenza di verde si distribuisca tra le diverse zone.

Spazi verdi e aree gioco a Roma

Il rapporto tra l'urbanizzazione della Capitale e la presenza di spazi verdi destinati ai residenti del quartiere è stato storicamente conflittuale.

Alla fine degli anni '50, l'allora sovrintendente ai monumenti del Lazio tracciava un primo bilancio dell'espansione edilizia nel secondo dopoguerra:

L'insufficienza di zone verdi di uso collettivo allo stato attuale si è resa più acuta in rapporto alla ipertrofica espansione edilizia della città verificatasi nell'ultimo decennio e tuttora in pieno svolgimento. Infatti i 500 ettari circa di zone verdi pubbliche esistenti a Roma nel 1940 non hanno beneficiato di alcun incremento veramente apprezzabile, mentre dalla stessa epoca la superficie urbanata e la popolazione hanno subito un aumento del 50%.

Da allora sono passati decenni, la città si è ulteriormente espansa, e a partire dagli anni '60 e '70 sono cresciute da parte dei residenti le rivendicazioni di maggiori spazi verdi e anche la sensibilità verso il verde di quartiere.

Perciò può essere interessante verificare, municipio per municipio, quanto sia attualmente il verde disponibile rispetto alla presenza di minori.

Le aree di verde storico e archeologico (linee rosse nel grafico) sono ovviamente più consistenti nei municipi che ospitano i grandi parchi e giardini vincolati. Ad esempio nel II municipio, dove insistono Villa Borghese e Villa Ada, i minori residenti hanno a disposizione 103 metri quadri di verde storico ciascuno. Nel XII municipio, per la presenza di Villa Pamphili, i metri quadri di verde storico per minore residente sono circa 87.

Se isoliamo il verde attrezzato di quartiere (le linee gialle nel grafico) si nota come i municipi dove è più presente siano il IX (quasi 54 metri quadri per minore residente) e il IV (51 metri quadri per bambino o adolescente). Il IX municipio comprende zone urbanistiche quali l'Eur, Laurentino, Spinaceto, e si estende fuori dal raccordo anulare in direzione sud, fino a Castel Romano e Santa Palomba. Il IV municipio è collocato nel quadrante orientale e si estende da Pietralata a Settecamini, comprendendo al suo interno zone come Colli Aniene e Casal de' Pazzi.

La presenza del verde attrezzato e delle aree con giochi per bambini, come già rilevato, ha un ruolo essenziale nel forgiare il volto e la vivibilità dei singoli quartieri. Attraverso i dataset rilasciati sul portale opendata del comune di Roma, è possibile tracciare la presenza di aree gioco sul territorio capitolino.

Nel dataset rilasciato, relativo al 2017, sono censite 459 aree gioco presenti a Roma. Si tratta di zone che possono essere attrezzate con giochi come altalene, scivoli e altre attrezzature, oltre a panchine e fontanelle. Oltre alla localizzazione, il dataset indica anche la dimensione delle aree gioco, suddividendole in 4 fasce, dalle più piccole (150 metri quadri o meno) alle più grandi (superiori ai 500 metri quadri).

Dalla mappa si nota come i municipi con più aree gioco (in termini assoluti) risultino proprio il IX (55 aree gioco) e il IV (52). Ciò conferma quanto visto in precedenza con il dato sui metri quadri di verde attrezzato per minore. Questi due municipi sono anche quelli che presentano il maggior numero di aree gioco di dimensioni medio-grandi e grandi (35 ciascuno).

Scarica, condividi e riutilizza i dati

Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Come openpolis li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi a livello comunale e sub-comunale. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sulle aree gioco a Roma è il portale opendata di Roma Capitale.

PROSSIMO POST
Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella privacy policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.