L’importanza delle competenze per la crescita dei territori abruzzesi Osservatorio Abruzzo

Stimolare la crescita di un territorio significa porre in essere politiche pubbliche che rafforzino il grado di conoscenze della popolazione, a partire dai percorsi nei luoghi dell’istruzione. Questa consapevolezza è necessaria anche in vista degli investimenti previsti nel Pnrr.

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In società tecnologicamente avanzate e sempre più specializzate, le conoscenze e le competenze delle persone rappresentano la vera risorsa per il progresso di una comunità. Non solo perché a livello individuale la mancanza di formazione è uno dei fattori che ostacolano l’accesso a un mondo del lavoro dove sono richiesti profili professionali sempre più specifici. Ma anche perché è soprattutto dalla capacità di investire sulle persone che dipende la vitalità sociale, economica e culturale di un territorio.

Da qui l’importanza attribuita agli investimenti in educazione e formazione, per accrescere quello che spesso viene definito capitale umano.

A partire da questo assunto vengono pianificate le politiche pubbliche per l’educazione e la formazione, anche nell’ambito del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Iniziando dall’analisi del quadro attuale, territorio per territorio, in Italia come in Abruzzo.

Gli investimenti in istruzione nel Pnrr

Delle risorse destinate all’istruzione, alla formazione, all’università e alla ricerca ha parlato recentemente anche il presidente del consiglio Mario Draghi, in occasione di una visita ai laboratori sotterranei dell’Istituto nazionale di fisica nucleare del Gran Sasso.

La ricerca deve essere al centro della crescita dell’Italia. Con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza investiamo oltre 30 miliardi in istruzione e ricerca e finanziamo fino a trenta progetti per infrastrutture innovative di rilevanza europea.

Per incrementare la competitività di un territorio, come di una nazione, non basta il solo investimento di risorse economiche.

Occorre mettere in moto una serie di meccanismi che insieme generino capitale umano, intendendo con questa definizione quell’insieme di capacità, conoscenze, abilità e relazioni che le persone acquisiscono innanzitutto attraverso l’educazione e altre esperienze formative. Un bagaglio insostituibile perché costruito in modo diverso e unico da ogni individuo. L’opportunità del Pnrr è cruciale per migliorare le competenze di chi si forma prima sui banchi di scuola e poi su quelli delle università, e degli altri percorsi di istruzione terziari.

La quarta missione del piano è dedicata proprio all’istruzione e alla ricerca e finanzia con alcuni miliardi di euro questo settore.

30,88 miliardi di euro destinati all’istruzione e alla ricerca nel piano nazionale di ripresa e resilienza.

La prima componente di questa missione prevede investimenti per 19,44 miliardi ed è stata chiamata “Potenziamento dell’offerta dei servizi di istruzione: dagli asili nido alle università”. Tra gli obiettivi principali c’è l’ampliamento della platea degli studenti che partecipano ai test Invalsi, di cui parleremo più avanti in relazione alla situazione in Abruzzo. Ma in questa componente troviamo anche numerosi altri investimenti, come lo sviluppo del sistema di formazione professionale terziaria, detta Its, con somme pari a 1,5 miliardi di euro, o l’innovazione delle scuole, con nuove aule e laboratori, attraverso investimenti di 2,1 miliardi.

La seconda componente, invece, è chiamata “Dalla ricerca all’impresa” e vale 11,44 miliardi di euro. Come è evidente già dal nome, in questa linea di finanziamento c’è la volontà di rafforzare la ricerca (di base e avanzata) per generare maggiori sinergie tra università e imprese.

L’obiettivo è insomma arrivare a potenziare le infrastrutture di ricerca e del capitale umano, a supporto dell’innovazione. In questo senso, concretamente diventa fondamentale agire in 2 direzioni. Da un lato, aumentare il livello di apprendimenti e di competenze con cui i giovani terminano gli studi. Dall’altro, potenziare l’offerta di istruzione e formazione di alto livello, come quella offerta dagli Its, gli istituti tecnici superiori.

L’importanza di monitorare l’apprendimento degli studenti

Il monitoraggio degli apprendimenti della popolazione studentesca di un istituto, di una regione e dell’intero paese rappresenta un passaggio fondamentale per capire l’efficacia delle politiche pubbliche in ambito formativo. Farlo attraverso il metodo oggettivo dei dati è se possibile ancora più importante, perché permette la valutazione dell’efficacia del sistema educativo, l’individuazione di criticità e la comparazione tra aree e situazioni diverse, con l’obiettivo di impostare politiche pubbliche efficaci.

Monitorare aiuta a comprendere verso quale direzione sta andando una comunità.

Se a livello internazionale esistono diversi test utilizzati per la rilevazione del grado di apprendimento (Ocse-Pisa, Iea-Pirls, Iea-Icils e altre), in Italia il soggetto pubblico responsabile è l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione (Invalsi), nato nel 1999 con l’obiettivo di monitorare l’apprendimento della popolazione studentesca italiana.

Attraverso prove omogenee tra le aree del paese, ogni anno Invalsi verifica i livelli di apprendimento raggiunti da ragazze e ragazzi delle scuole, in età e gradi di istruzione diversi. Due, infatti, sono le verifiche effettuati nella scuola primaria (al secondo e al quinto anno), una nelle scuole medie inferiori e due in quelle superiori, rispettivamente al secondo e al quinto anno del percorso.

5 le rilevazioni di Invalsi nell’intero percorso di studio dello studente, dalla scuola primaria al diploma.

La restituzione del monitoraggio può avvenire attraverso diverse modalità. Una di queste è la pubblicazione di report periodici da parte di Invalsi, con i quali si analizzano dati a livello regionale. Un’altra riguarda il rilascio di dataset semplificati, che arrivano a livello provinciale.

C’è poi la possibilità di accedere a informazioni aggregate fino al livello comunale attraverso un portale opendata. Come vedremo in seguito, in questo caso i dati sono disponibili se sono presenti almeno 2 plessi scolastici o istituti per comune. Infine, è possibile, per finalità di ricerca, richiedere l’ accesso a microdati ancora più disaggregati.

I dati sulle competenze degli studenti abruzzesi

Come abbiamo visto in precedenti approfondimenti dell’osservatorio, l’Abruzzo è una regione molto differenziata al proprio interno, a partire dalla rilevanza di estese aree montane ed interne. In questo senso, va tenuta presente una specificità di questi territori: il livello degli apprendimenti rilevato per i ragazzi che vivono nelle aree interne è sistematicamente più basso. Per una serie di motivi: dalla dispersione scolastica collegata alle distanze per raggiungere la scuola, al fatto che l’offerta formativa risulta spesso più fragile. Anche a causa di fattori come la presenza di scuole sottodimensionate, l’alta mobilità dei docenti, nonché pluriclassi composte da alunni di età diverse.

Le prestazioni degli studenti delle aree interne sottoposti ai test Invalsi, sia in Italiano che in matematica, sono inferiori alla media nazionale praticamente a tutti i livelli scolastici.

A prescindere dalle vocazioni territoriali, le competenze sono fondamentali per lo sviluppo.

Si tratta di un elemento ulteriore da non sottovalutare, dal momento che il territorio abruzzese si caratterizza per l’ampia presenza di aree interne. In Abruzzo infatti il 9,75% dei minori vive in un comune periferico o ultraperiferico, distante almeno 40 minuti dal polo più vicino. A fronte di una media nazionale del 6,6%.

Inoltre si tratta di un territorio composto di tante specificità, che vanno dalle competenze nel settore primario di certe aree interne – la conca del Fucino è una delle zone strategiche per la coltivazione di ortaggi nel paese – ad aree più industrializzate, come la Val Vibrata nel teramano e soprattutto i distretti industriali in provincia di Chieti e Pescara.

Tutti esempi che necessitano della valorizzazione del capitale umano, appunto, per consolidarsi e crescere. A partire dai luoghi in cui la conoscenza si inizia a costruire, come la scuola.

Come abbiamo evidenziato, per conoscere i livelli di apprendimento degli studenti esiste Invalsi. Lo scopo del suo monitoraggio è molteplice: valutare in generale la condizione del sistema educativo, un aspetto particolarmente importante, soprattutto dopo due anni di emergenza pandemica. Ma anche individuare situazioni critiche, buone pratiche o aree di miglioramento.

Ogni anno gli esiti dei test Invalsi consentono di monitorare gli apprendimenti raggiunti dai ragazzi.

Ma cosa sappiamo sui risultati raggiunti dagli studenti abruzzesi? Prendendo i risultati di ragazze e ragazzi all’ultimo anno (anno scolastico 2020/21), i punteggi medi dei test di matematica mostrano che l’Abruzzo si colloca al di sopra delle principali regioni del mezzogiorno, ma al di sotto della media nazionale, fissata a 191 punti.

Soprattutto il dato abruzzese nei test di matematica (182 punti) appare lontano da quello dei territori con i risultati più elevati, come la provincia autonoma di Trento (221), la Lombardia (211), la Valle d’Aosta (206), il Piemonte (204).

I dati presentati sono tratti dal rapporto nazionale Invalsi relativo all’anno scolastico 2020/21 per il grado 13 (corrispondente al quinto anno di scuola secondaria di secondo grado).

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Invalsi
(ultimo aggiornamento: giovedì 2 Settembre 2021)

Scendendo a livello comunale, invece, è Chieti, con un punteggio medio di 191,92, il capoluogo abruzzese con il dato più elevato nei test Invalsi di matematica al quinto anno. Seguono Teramo (185,93), Pescara (184,69) e L’Aquila (182,83).

A conti fatti, insomma, tra i quattro capoluoghi di provincia solo gli studenti chietini risultano avere un punteggio pari alla media nazionale.

I dati presentati per ciascun comune corrispondono al punteggio medio (stima delle abilità secondo il modello di Rasch) su scala nazionale, corretto per il cheating. Il dato non è disponibile se non sono presenti almeno 2 plessi per comune oppure 2 istituti per comune. Nel caso i risultati delle prove fossero stati resi pubblici direttamente dalle scuole il dato è stato restituito anche se relativo a un solo plesso o un solo istituto per comune.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Invalsi
(ultimo aggiornamento: giovedì 2 Settembre 2021)

Dei 23 comuni per cui il dato è disponibile, si segnalano, con un punteggio medio anche superiore rispetto a quello di Chieti, Guardiagrele (202,62), Montesilvano (198,79), Roseto degli Abruzzi (195,18) e Popoli (194,99). In questo caso, tutte le località citate registrano punteggi superiori alla media nazionale.

Da questi dati è necessario ripartire, per stimolare la crescita del capitale umano e quindi dell'intera regione, anche attraverso le risorse messe a disposizione dal piano nazionale di ripresa e resilienza.

La riforma degli Its prevista dal Pnrr e l'offerta attuale in Abruzzo

Sono gli stessi dati sulla quota di neet (not in education, employment or training), ossia quei giovani che non studiano, non lavorano né cercano lavoro, a mostrare come l'innalzamento del livello delle competenze sia cruciale per migliorare la condizione sociale ed economica di un territorio. Le regioni con più giovani neet sono generalmente quelle in cui i risultati in termini di competenze risultano più bassi.

L’Abruzzo in questo senso si caratterizza per collocarsi a poca distanza dalla media nazionale in entrambi gli indicatori. Abbiamo già visto per i punteggi medi Invalsi di matematica in V superiore. Lo stesso ragionamento vale anche per l’italiano e nelle stesse classi: l'Abruzzo risulta avere una media 184 punti, a fronte dei 190 in media a livello nazionale.

Il dato confronta la percentuale di giovani neet nel 2020 e gli apprendimenti rilevati nei test Invalsi di matematica (V superiore, a.s. 2020/21). I neet sono la quota di popolazione 15-29 anni che non è né occupata né inserita in un percorso di istruzione o di formazione.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat e Invalsi
(ultimo aggiornamento: giovedì 2 Settembre 2021)

Rispetto ai neet, l'Abruzzo è in una posizione intermedia rispetto alle altre regioni ma leggermente migliore rispetto alla media nazionale. Se in Italia i giovani non occupati e non inseriti nei percorsi di istruzione e formazione sono il 23,3% del totale, in Abruzzo sono il 20,7%.

Una quota inferiore rispetto al dato nazionale, ma su cui comunque è necessario intervenire.

È di fronte a questi dati, a maggior ragione in una fase come l'attuale segnata dalla pandemia, che il piano nazionale di ripresa e resilienza ha posto particolare attenzione alla riforma degli Its, gli istituti tecnici superiori.

Gli Its servono a formare figure professionali tecniche altamente specializzate.

Parliamo degli istituti nati nel 2010 e introdotti nell'ordinamento tra 2007 e 2008, con la legge 40/2007 (art. 13 comma 2) e il successivo Dpcm del 25 gennaio 2008, ispirato da esperienze europee analoghe (le università professionali svizzere, le fachschulen tedesche, le sections de technicien supérieur francesi). Il loro ruolo è formare profili tecnici di livello superiore, in stretto legame con il sistema produttivo del territorio, offrendo uno sbocco naturale ai diplomati delle superiori, in particolare nei percorsi tecnici e professionali. Anche chi ha un diploma quadriennale di istruzione e formazione professionale può accedere, dopo aver frequentato un corso integrativo di un anno.

18.273 gli iscritti a percorsi di Its a ottobre 2021, in Italia.

Dal punto di vista organizzativo sono delle fondazioni partecipate, di norma, da almeno un istituto tecnico o professionale, un ente locale, un'agenzia formativa accreditata dalla regione, un'impresa del settore produttivo cui si rivolge l'Its e un dipartimento universitario scientifico o tecnologico. I corsi degli Its si rivolgono a 6 diverse aree tematiche e tecnologiche, dall'efficienza energetica alla mobilità sostenibile, dalle tecnologie per la vita a quelle per il made in Italy. Possono avere durata biennale o triennale e almeno la metà dei docenti deve provenire dal mondo del lavoro.

5 gli Its situati in Abruzzo, al febbraio 2022.

Dei 5 Its abruzzesi, 3 si occupano di nuove tecnologie per il made in Italy e negli altri di mobilità sostenibile ed efficienza energetica. L’Istituto tecnico superiore "per l’efficienza energetica" si trova nel polo scolastico dell’Aquila. Gli its "nuove tecnologie per il made in Italy, sistema meccanica" e “Most” (Mobilità sostenibile nel trasporto merci e persone) sono situati invece in provincia di Chieti. L’Istituto tecnico superiore "nuove tecnologie per il made in Italy: sistema tessile, abbigliamento e calzaturiero" si è insediato a Pescara. Infine, quello "nuove tecnologie per il made in Italy sistema agroalimentare e sistema moda" trova sede nel teramano.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Indire
(ultimo aggiornamento: mercoledì 31 Marzo 2021)

Ad aprile 2021 erano attivi 13 percorsi attivi negli Its della regione, per un totale di 366 iscritti. La maggioranza era iscritta nei 7 percorsi relativi alle tecnologie per il made in Italy (196), 122 nei percorsi afferenti l'efficienza energetica e 48 in quelli sulla mobilità sostenibile.

Un attuale limite di questo percorso formativo è che sono poco conosciuti e utilizzati, nonostante l'alta occupabilità di chi esce da questo tipo di percorso. Per questa ragione l'obiettivo indicato nel Pnrr è potenziarne l'offerta. L'incremento del 100% degli iscritti a percorsi Its (attualmente sono meno di 20mila in Italia) è l'obiettivo stabilito. Per raggiungerlo si interviene su diversi piani. Dall'aumento del numero di istituti tecnici superiori, in modo da accrescere l'offerta disponibile sul territorio, all'innalzamento degli standard educativi previsti.

(...) consolidamento degli Its nel sistema ordinamentale dell’istruzione terziaria professionalizzante, rafforzandone la presenza attiva nel tessuto imprenditoriale dei singoli territori.

In particolare prevedendo laboratori con tecnologie 4.0, una maggiore formazione dei docenti e un coordinamento più stretto con gli attori del territorio. Non solo le imprese, ma anche le scuole professionali e le università. Una riforma del sistema educativo che dovrà prevedere anche l'integrazione tra i percorsi Its e le lauree professionalizzanti.

+100% l'aumento di iscritti ai percorsi Its previsto dal Pnrr.

Anche dalla riforma e dal potenziamento di queste istituzioni, come previsto dal Pnrr, passerà lo sviluppo delle competenze dei più giovani sui territorio, in Abruzzo e in Italia.

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FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Invalsi
(ultimo aggiornamento: giovedì 2 Settembre 2021)

Foto: Sincerely media - licenza

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