Il puzzle della sanità calabrese Mappe del potere

Con la revoca del commissario Cotticelli si riapre il puzzle della sanità calabrese. Una situazione istituzionale complessa caratterizzata da commissariamenti a tutti i livelli e una gestione che sembra a tutti gli effetti non all’altezza della crisi sanitaria che stiamo vivendo.

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Dopo la scomparsa di Jole Santelli, la regione Calabria è priva di un presidente eletto e ad oggi è il vicepresidente Antonino Spirlì ad aver assunto il ruolo di presidente vicario.

La sanità calabrese è però solo in piccola parte amministrata dalla regione. In Calabria infatti sono ormai diversi anni che la sanità regionale è commissariata. Nonostante questo ad oggi la situazione appare tutt’altro che sotto controllo. La regione è stata inserita tra le zone rosse Covid dal governo nonostante i dati sui contagi siano più bassi di molte altre aree del paese. Inoltre il commissario ad acta è stato sostituito in corsa in seguito a un’intervista che ha suscitato polemiche e destato perplessità circa la sua gestione.

Anche sul suo successore però sono state sollevate critiche per motivi legati ad alcune sue affermazioni sul coronavirus oltre che per la sua vicinanza al partito del ministro della sanità Speranza.

La complicata struttura del sistema sanitario calabrese

La sanità è la competenza più importante attribuita alle regioni dalla nostra costituzione (art. 117 cost.). Una competenza che Jole Santelli, eletta presidente della regione lo scorso gennaio, aveva deciso di gestire in prima persona. A questo si è poi aggiunta la nomina a soggetto attuatore per l’emergenza Covid-19 in Calabria da parte del capo della protezione civile Angelo Borrelli. Per questo incarico tuttavia Santelli aveva nominato due delegati: il capo del dipartimento di tutela della salute e il capo della protezione civile calabrese.

Le competenze in ambito sanitario sono oggi esercitate in parte dal presidente vicario Spirlì e per il resto dal commissario ad acta nominato dal governo.

Con la prematura scomparsa della presidente Santelli il vice presidente Antonino Spirlì ha assunto il ruolo di presidente vicario. A lui quindi è passata anche la delega alla sanità e l’incarico di soggetto attuatore. Tuttavia la competenza del governo regionale sulla sanità risulta tutt’altro che piena.

Infatti in Calabria, come in altre regioni, la sanità è commissariata ormai da diversi anni ed è sottoposta a piano di rientro. Rispetto alle altre regioni però, nel caso della Calabria, il commissario straordinario ha poteri aggiuntivi. Poteri che gli sono stati attribuiti con il decreto Salva Calabria nel 2019, quando il governo in carica era il Conte I e il presidente della regione era Mario Oliverio (Pd). Il decreto ha di fatto esautorato la regione dalla gestione della sanità per 18 mesi, termine che scadeva proprio in questi giorni e che è stato prorogato per due anni con un nuovo decreto.

FONTE: Openpolis
(ultimo aggiornamento: martedì 10 Novembre 2020)

I decreti Calabria e i vertici delle aziende sanitarie

Ma nella sanità calabrese non è solo la regione ad essere commissariata, quanto piuttosto l'intero sistema. Il decreto Salva Calabria infatti ha incaricato il commissario ad acta del governo a verificare ogni 6 mesi l'attività dei direttori generali delle aziende sanitarie e delle aziende ospedaliere. Se la valutazione è negativa, previa intesa con la regione, può nominare un commissario straordinario a guidare l'azienda in questione. In caso la regione si opponga, l'eventuale veto può essere aggirato con un provvedimento del governo centrale.

Lo stesso tipo di meccanismo è stato previsto anche nel nuovo decreto. Qui però si aggiunge che il commissario ad acta avrà 30 giorni per rinominare tutti i commissari straordinari delle aziende sanitarie e ospedaliere della regione e la periodicità delle verifiche sul loro operato è ridotta da 6 a 3 mesi.

Il Commissario ad acta, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, previa intesa con la Regione, nonche' con il rettore nei casi di aziende ospedaliere universitarie, nomina un Commissario straordinario per ogni ente, o anche per piu' enti, del servizio sanitario regionale. In mancanza d'intesa con la Regione entro il termine perentorio di dieci giorni, la nomina e' effettuata con decreto del Ministro della salute, su proposta del Commissario ad acta, previa delibera del Consiglio dei ministri, a cui e' invitato a partecipare il Presidente della Giunta regionale con preavviso di almeno tre giorni.

Le aziende sanitarie e ospedaliere calabresi

Le 9 aziende calabresi risultano in sostanza tutte commissariate. Due in particolare sono commissariate con una procedura diversa da quelle previste dal decreto Salva Calabria e da quello più recente. Si tratta delle aziende sanitarie provinciali (Asp) di Catanzaro e Reggio Calabria dove è in carica una commissione di 3 membri, insediata dal ministero dell'interno a seguito di infiltrazioni della criminalità organizzata. I vertici di queste strutture fanno eccezione rispetto al meccanismo di revoca previsto dall'ultimo decreto. Questi infatti rimarranno in carica operando in coordinamento con il commissario ad acta.

La procedura di scioglimento per infiltrazioni criminali prevista per gli enti locali si applica anche alle aziende sanitarie ed ospedaliere, oggetto di particolare interesse da parte delle organizzazioni mafiose. Vai a "Come funzionano i commissariamenti per infiltrazioni mafiose"

Nelle altre 7 aziende invece l'ex commissario ad acta Saverio Cotticelli ha nominato dei commissari straordinari per l'attuazione del piano di rientro. Nel caso dell'Asp di Crotone tuttavia il commissario ha rassegnato le sue dimissioni dopo soli 5 mesi di attività per prendere servizio come commissario dell'azienda sanitaria Umbria 1. A inizio estate la struttura si è quindi trovata senza un vertice e il direttore amministrativo, in seguito a una nota del commissario Cotticelli, ha assunto l'incarico di direttore generale facente funzioni.

FONTE: Openpolis
(ultimo aggiornamento: martedì 10 Novembre 2020)

Dunque i vertici aziendali attuali sono in sostanza tutti espressione, per un motivo o per un altro, del governo centrale. La scelta dei commissari straordinari previsti dal decreto 35/2019 spetta infatti alla gestione commissariale, ed è passata da una deliberazione del consiglio dei ministri e da un decreto del ministro della sanità.

A maggior ragione, anche i commissari nominati a seguito di infiltrazioni criminali sono espressione del governo centrale. La loro nomina segue l'iter previsto per i commissariamenti per mafia: commissione di indagine prefettizia, valutazione del caso da parte del ministro degli interni, deliberazione in consiglio dei ministri e nomina dei commissari con decreto del presidente della repubblica. Essi devono inoltre operare in coerenza con gli obiettivi del piano di rientro, stabilito dal commissario ad acta.

FONTE: Openpolis
(ultimo aggiornamento: martedì 10 Novembre 2020)

La nomina di Cotticelli

Fino a pochi giorni fa la gestione commissariale della sanità calabrese era stata affidata a Saverio Cotticelli, generale in pensione dei carabinieri. Cotticelli era stato nominato a dicembre 2018 dal governo Conte I con un atto firmato dal presidente del consiglio, dal ministro dell'economia Tria e dalla ministra della salute Giulia Grillo del Movimento 5 stelle. Alla nomina di Cotticelli aveva poi fatto seguito il decreto Salva Calabria. Un provvedimento che rafforzava molto il ruolo del commissario, uscito da un consiglio dei ministri che, per dare più risalto all'evento, si era tenuto presso la prefettura di Reggio Calabria.

Questo intervento dovrebbe rassicurare tutti coloro che vedono il regionalismo differenziato come un modo per lo Stato di abdicare al suo ruolo in tema di diritto alla salute.

Con queste decisioni il governo centrale si è quindi esposto in maniera diretta nella gestione della sanità calabrese. Cosa che aveva peraltro provocato l'opposizione dell'allora presidente della regione Oliverio, del Partito democratico, che presentò ricorso presso la corte costituzionale.

Un cambio in corsa

Il commissario Cotticelli è stato nominato dal primo governo Conte e confermato dal secondo governo Conte.

Con la fine dell'alleanza giallo-verde e la nascita del governo Conte II, Cotticelli è stato confermato e ha proseguito fino a sabato scorso a svolgere il proprio incarico di commissario. Dopo la pubblicazione di un'intervista in cui il commissario affermava di non sapere di essere incaricato di elaborare il piano Covid della regione il governo ha però convocato un consiglio dei ministri che, nella sera di sabato, ha rimosso Cotticelli dall'incarico affidando lo stesso a Giuseppe Zuccatelli.

Zuccatelli è una figura tutt'altro che nuova in regione. Dall'inizio del 2020 infatti è commissario straordinario di due aziende ospedaliere calabresi: Mater Domini e Ciaccio. Fino a giugno inoltre ricopriva lo stesso incarico anche nell'Asp di Cosenza. Come abbiamo visto la nomina dei commissari straordinari è in capo al commissario ad acta della regione, in questo caso Cotticelli. La decisione tuttavia passa anche tramite il consiglio dei ministri e il ministro della salute.

Una scelta chiave per la sanità calabrese

Zuccatelli ha sicuramente una lunga esperienza nel settore. Tuttavia in un momento così delicato e in un territorio in cui sia la politica locale che quella nazionale non sono state in questi anni all'altezza della situazione, sarebbe probabilmente stato meglio scegliere una figura inattaccabile da qualsiasi tipo di polemica politica.

I collegamenti tra il ministro Speranza e il nuovo commissario ad acta infatti non si limitano alla dinamica della sanità calabrese. Zuccatelli è stato consigliere comunale di Cesena eletto nelle liste del Pd negli anni in cui Speranza era un dirigente di quel partito. Inoltre alle ultime elezioni Zuccatelli è stato candidato alla camera nel collegio uninominale di Cesena con Liberi e Uguali, la stessa lista di cui è autorevole esponente il ministro della salute.

Dopo tutti gli errori di questi anni ci si aspetterebbe una nomina non solo di comprovata esperienza ma anche politicamente inattaccabile.

In questi giorni si sente parlare di varie ipotesi alternative, tra cui sembra prendere sempre più spazio quella di nominare come commissario ad acta per la regione Calabria Gino Strada. Certo sarebbe inusuale rimuovere Zuccatelli dopo pochi giorni dal conferimento dell'incarico e un ipotesi alternativa è quella che Strada affianchi Zuccatelli in questo compito. Tuttavia, che si tratti di Strada, di Zuccatelli o di qualcun altro è chiaro che il governo con questa scelta si assume una grande responsabilità. La persona scelta dovrà essere infatti in grado di gestire la complessità della sanità calabrese in un momento di grave crisi sanitaria in cui anche le regioni più efficienti rischiano di andare in forte difficoltà.

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