Calabria, chi sta gestendo l’emergenza Covid-19 Coronavirus

Nella crisi del Coronavirus, la presidente Santelli è andata allo scontro frontale con il governo sui tempi della fase 2. Ma chi ha gestito la fase 1 in Calabria? La mappa delle persone e delle strutture regionali coinvolte, tra sanità commissariata e la delega dei poteri di soggetto attuatore.

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L’emergenza Covid-19 ha mostrato tutte le difficoltà nel rapporto tra stato e regioni.

Lo scontro tra il governo e la regione Calabria sui tempi della fase 2 è sicuramente l’esempio più emblematico. Solo pochi giorni fa il Tar ha annullato l’ordinanza con cui la presidente calabrese Jole Santelli (Fi) aveva disposto la riapertura di bar e ristoranti.

Un atto in totale contrapposizione con il decreto del presidente del consiglio del 26 aprile scorso, e di fatti impugnato dall’esecutivo tramite il ministro degli affari regionali Francesco Boccia (Pd).

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Al di là della materia specifica, questo scontro ha una portata molto più ampia. Nel pieno della crisi sanitaria più grave degli ultimi anni, la partita in gioco è anche quella per definire i confini tra i poteri dello stato e quelli delle regioni.

Un tema ancora più decisivo per la Calabria, regione in cui la sanità è commissariata da anni e dove i poteri del commissario governativo sono stati fortemente rafforzati appena un anno fa, con un apposito decreto legge.

La mappa Covid-19 in Calabria

L’emergenza Coronavirus ha riguardato due degli ambiti dove i poteri di stato e regioni sono concorrenti: la protezione civile e, soprattutto, la tutela della salute.

Un dualismo che ha portato a una coesistenza non sempre facile tra le istituzioni. Basti solo pensare alla necessità di dover coordinare le tante strutture coinvolte nell’emergenza. Ai numerosi attori a livello nazionale, vanno infatti aggiunti i soggetti e le istituzioni presenti sul territorio, diversi da regione a regione.

Tanti soggetti coinvolti anche nelle regioni, tra organi permanenti e altri creati ad hoc.

In primo luogo, vanno considerate tutte le strutture regionali che esistevano già prima della crisi in corso. Per la Calabria, in particolare, il dipartimento tutela della salute della regione, l’unità di protezione civile regionale e le 9 aziende sanitarie e ospedaliere.

Oltre ovviamente alle ramificazioni dello stato sul territorio, come le prefetture.

Inoltre, per coordinare gli interventi di questi soggetti, in tutte le regioni sono stati creati degli organismi ad hoc per governare l’emergenza Covid-19, come l’unità di crisi e la task force regionale. In Calabria, entrambi questi organi di coordinamento sono stati nominati dalla presidente della regione con una propria ordinanza.

Unità di crisi e task force sono organi regionali costituiti a seguito della crisi del coronavirus per governare il sistema di risposta all’emergenza.

L’unità di crisi, in ogni regione, è il livello regionale della catena di comando stabilita dalla protezione civile nazionale con disposizione del 4 marzo 2020. Ogni regione ne disciplina la composizione con un proprio atto.

Le task force regionali sono invece generalmente costituite da dirigenti medici ed esperti. Nel caso della Calabria si tratta di oltre 30 persone, per chiarezza espositiva nella mappa sono indicati solo la presidente, il direttore generale del dipartimento sanità, il commissario governativo e i commissari straordinari delle aziende sanitarie.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 8 Maggio 2020)

L'unità di crisi calabrese, istituita il 10 marzo scorso, è il livello regionale della catena di comando stabilita dalla protezione civile nazionale. In Calabria ne fanno parte la presidente della regione, il dirigente della protezione civile, quello del dipartimento sanità e il referente sanitario regionale.

4 i componenti dell'unità di crisi Covid-19 della Calabria.

La task force calabrese lavora a supporto dell'unità di crisi, in particolare sugli aspetti tecnico scientifici, e infatti è composta principalmente da personale sanitario. È stata costituita il 16 marzo e ne fanno parte, oltre alla presidente Santelli e al commissario governativo, i dirigenti delle aziende sanitarie ed esperti in materia (con un ruolo di supporto). L'8 aprile ne è stata rimodulata la formazione, con l'inserimento di 6 nuovi professionisti.

L'impatto del commissariamento sulla sanità calabrese

I 2 principali organi di coordinamento dell'emergenza sono quindi espressione diretta della regione, in quanto nominati con ordinanze della presidente.

Ma fermarsi qui offrirebbe un quadro incompleto, che non tiene conto che la gestione della sanità calabrese non è più solo nelle mani della giunta regionale. Come altre sanità regionali, quella della Calabria è da diversi anni commissariata e sottoposta a piano di rientro. L'attuale commissario ad acta è Saverio Cotticelli, nominato dal consiglio dei ministri a dicembre 2018.

10 anni di commissariamento della sanità calabrese.

A differenza delle altre regioni però, nel caso della Calabria, il commissario straordinario ha ancora più poteri. Un decreto approvato l'anno scorso (dl 35/2019, Salva Calabria), quando il presidente era Mario Oliverio (Pd), ha di fatto esautorato la regione dalla gestione della sanità per 18 mesi.

Con un decreto legge, il governo ha esautorato la regione Calabria dalla gestione della sanità per 18 mesi. Per la prima volta, il commissario può sostituire i direttori generali di aziende sanitarie e ospedaliere.

In aggiunta ai suoi poteri normali, in questi 18 mesi il commissario ad acta del governo è tenuto a fare una verifica semestrale sull'attività dei direttori generali delle aziende sanitarie. Se la valutazione è negativa, previa intesa con la regione, può nominare un commissario straordinario a guidare l'azienda in questione.

In caso la regione si opponga, l'eventuale veto può essere aggirato con un provvedimento del governo centrale.

In mancanza d'intesa entro il termine perentorio di dieci giorni, la nomina è effettuata con decreto del Ministro della salute, su proposta del Commissario ad acta, previa delibera del Consiglio dei ministri, a cui è invitato a partecipare il Presidente della Giunta regionale con preavviso di almeno tre giorni.

Per questo motivo, tutte le aziende sanitarie sono attualmente guidate da commissari. I vertici in carica della sanità calabrese non sono espressione del governo regionale.

Il controllo del governo sui vertici delle aziende sanitarie

Nessuna delle 9 aziende sanitarie e ospedaliere calabresi è attualmente guidata in modo ordinario, con un direttore generale di nomina della giunta regionale.

In 7 casi, il vertice aziendale è un commissario straordinario espressione della gestione commissariale prevista dal decreto "Salva Calabria". Nelle altre 2 aziende, al posto della direzione generale è in carica una commissione di 3 membri, insediata dal ministero dell'interno a seguito di infiltrazioni della criminalità organizzata.

La procedura di scioglimento per infiltrazioni criminali prevista per gli enti locali si applica anche alle aziende sanitarie ed ospedaliere, oggetto di particolare interesse da parte delle organizzazioni mafiose. Vai a "Come funzionano i commissariamenti per infiltrazioni mafiose"

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 8 Maggio 2020)

In sintesi i vertici aziendali attuali sono tutti espressione, per un motivo o per un altro, del governo centrale. La scelta dei commissari straordinari previsti dal decreto 35/2019 spetta infatti alla gestione commissariale, ed è passata da una deliberazione del consiglio dei ministri e da un decreto del ministro della sanità.

Normalmente, in base al decreto legislativo 502/1992, un’azienda sanitaria è guidata da un direttore generale nominato dalla regione (art. 3-bis).

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 8 Maggio 2020)

Si tratta dei nodi che nella mappa sono collegati al commissario Saverio Cotticelli, ovvero i commissari delle aziende sanitarie provinciali di Crotone, Vibo Valentia, Cosenza e delle aziende ospedaliere. Da notare come uno di questi (Giuseppe Zuccatelli) sia alla direzione di ben 3 aziende: quella di Cosenza e le aziende ospedaliere Pugliese Ciaccio e Mater Domini. Una possibilità espressamente prevista dal decreto 35/2019.

Può essere nominato un unico Commissario straordinario per più enti del servizio sanitario regionale.

A maggior ragione, anche i commissari nominati a seguito di infiltrazioni criminali sono espressione del governo centrale. La loro nomina segue l'iter previsto per i commissariamenti per mafia: commissione di indagine prefettizia, valutazione del caso da parte del ministro degli interni, deliberazione in consiglio dei ministri e nomina dei commissari con decreto del presidente della repubblica. Essi devono inoltre operare in coerenza con gli obiettivi del piano di rientro, stabilito dal commissario ad acta.

Il ruolo della presidente, tra deleghe e commissariamento

In ogni regione, i primi referenti politici chiamati a rispondere dell'emergenza Covid-19 sono stati il presidente, l'assessore alla sanità e quello alla protezione civile. Nel caso della Calabria, i 3 principali ruoli politici coincidono nella figura della presidente Jole Santelli.

Eletta a fine gennaio 2020, ed entrata in carica a metà febbraio, ha mantenuto per sé entrambe le deleghe coinvolte nell'emergenza. Sia quella alla protezione civile, sia quella alla tutela della salute e politiche sanitarie.

In aggiunta a questo, come gli altri presidenti di regione, è stata nominata soggetto attuatore per l'emergenza Covid-19 in Calabria, dal capo nazionale della protezione civile Angelo Borrelli.

4 i ruoli svolti da Jole Santelli nella crisi Covid-19: presidente, assessore alla sanità, assessore alla protezione civile, soggetto attuatore Covid-19.

Se però si considera l'impatto del commissariamento sulla sanità regionale, e la scelta della presidente di delegare le funzioni di soggetto attuatore, alcuni di questi ruoli appaiono depotenziati.

La delega alla sanità in Calabria ha in realtà pochi poteri, rispetto al commissario del governo centrale.

Come abbiamo visto infatti, la gestione della sanità calabrese non è più solo nelle mani della giunta regionale e dell'assessore competente. Nei 18 mesi di commissariamento speciale, stabilito quasi un anno prima dell'insediamento della presidente Santelli, il potere di nomina sui vertici della sanità regionale è stato azzerato. Così i vertici delle aziende sanitarie e ospedaliere sono espressione del governo centrale, o perché l'azienda è stata commissariata dal commissario ad acta, oppure perché commissariata per infiltrazioni criminali.

Del resto, anche ogni possibile influenza regionale sulla nomina dei direttori amministrativi e sanitari delle aziende in questione è stata fortemente ridimensionata. Con la gestione commissariale, questi ruoli non sono più selezionati da un direttore generale scelto dalla regione, ma nominati dal commissario straordinario dell'azienda.

Allo stesso modo, va segnalata la scelta della presidente Santelli di delegare i poteri di soggetto attuatore ai due dirigenti regionali più coinvolti: quello alla sanità e quello alla protezione civile.

Si tratta delle funzioni attribuite dal capo della protezione civile Angelo Borrelli a ogni presidente di regione, per coordinare le attività delle strutture regionali in risposta all'emergenza Covid-19.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 8 Maggio 2020)

Il 5 marzo scorso, a una settimana dalla sua nomina a soggetto attuatore, la presidente ha individuato i 2 delegati con l'ordinanza 2/2020. In concreto, si tratta del dirigente pro tempore alla sanità (Antonio Belcastro) e di quello alla protezione civile (Fortunato Varone, ad interim).

Quest'ultimo è entrato in carica con le dimissioni del capo della protezione civile Domenico Pallaria, a seguito della trasmissione Report. Attualmente quindi l'incarico è ricoperto ad interim dal dirigente generale del dipartimento presidenza.

Foto credit: Pagina Facebook Jole Santelli

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