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	<title>Openpolis</title>
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	<lastBuildDate>Tue, 30 Jun 2026 09:29:05 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il Pnrr termina oggi ma la sua fine è ancora tutta da scrivere</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-pnrr-termina-oggi-ma-la-sua-fine-e-ancora-tutta-da-scrivere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 08:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=309200</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra scadenze ancora da verificare, nuove revisioni e dati non aggiornati è difficile capire a che punto siamo davvero. Servirà tempo per valutare l’impatto sul paese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-pnrr-termina-oggi-ma-la-sua-fine-e-ancora-tutta-da-scrivere/">Il Pnrr termina oggi ma la sua fine è ancora tutta da scrivere</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il <strong>30 giugno</strong> <strong>2026</strong> rappresenta un passaggio molto importante nell&#8217;attuazione del <strong>Piano nazionale di ripresa e resilienza</strong> (Pnrr). Segna infatti la conclusione del cronoprogramma italiano riguardante il completamento delle <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-le-milestone-e-i-target-del-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scadenze</a>. Occorre specificare però che <strong>non si tratta propriamente della conclusione</strong> <strong>del Pnrr</strong>. In base alle più recenti <a href="https://reforms-investments.ec.europa.eu/publications-0/guidelines-member-states-operational-aspects-related-final-phase-and-closure-recovery-and-resilience_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">linee guida</a> fornite dalla Commissione europea infatti gli stati membri hanno tempo fino al <strong>31 agosto per presentare le ultime richieste di pagamento</strong>. Successivamente Bruxelles dovrà verificare il raggiungimento degli obiettivi dichiarati e completare le procedure di erogazione entro la fine dell&#8217;anno. Inoltre, gli obblighi di monitoraggio e rendicontazione continueranno anche dopo il 2026.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/e-online-la-versione-aggiornata-di-openpnrr/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche
<br><strong>È online la versione aggiornata di OpenPNRR</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Ad oggi in effetti<strong> non sono disponibili dati aggiornati</strong> né sul livello effettivo di completamento di milestone e target né sullo stato di avanzamento dei progetti finanziati. Su questo fronte il documento più recente è la relazione semestrale della <a href="https://www.corteconti.it/HOME/StampaMedia/Notizie/DettaglioNotizia?Id=04a4b7cd-d77f-49e7-b9b7-e24fe8edac7f" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Corte dei conti</a> sullo stato di attuazione del Pnrr, pubblicata alla fine di maggio. Secondo i giudici contabili, ad aprile, <strong>delle 159 scadenze europee previste per il primo semestre del 2026, 11 risultavano già completate</strong> mentre la quasi totalità delle altre era ancora in corso di realizzazione. Sempre la corte, in un recente <a href="https://www.corteconti.it/Download?id=bd3bb820-28ab-4878-8593-150b1bb7b2d8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">documento</a>, ha fatto il punto circa il livello di completamento delle opere pubbliche finanziate dal piano.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">36,7% </span>le opere pubbliche finanziate dal Pnrr già concluse secondo la Corte dei conti.</p>
			        </section>
		


<p>Come abbiamo spiegato in questo <a href="https://www.openpolis.it/countdown-pnrr-cosa-accadra-il-30-giugno-2026/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articolo</a>, <strong>non tutte le misure e i progetti dovranno necessariamente concludersi entro giugno</strong>. Tuttavia non c&#8217;è dubbio che il lavoro da fare nei prossimi mesi sia ancora molto.</p>



<p>A rendere ancora più complesso il quadro c&#8217;è il fatto che il governo ha recentemente trasmesso una <a href="https://www.strutturapnrr.gov.it/it/documenti/comunicati-stampa/pnrr-a-palazzo-chigi-la-cabina-di-regia-sulla-proposta-di-revisione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nuova proposta di revisione del Pnrr</a>, che al momento <a href="https://ec.europa.eu/economy_finance/recovery-and-resilience-scoreboard/timeline.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">non ha ancora ottenuto il via libera</a> delle istituzioni europee. Si tratta dell&#8217;ennesimo intervento di rimodulazione che conferma come il percorso attuativo sia tutt&#8217;altro che concluso.</p>



<p>Dato questo scenario, risulta abbastanza evidente l&#8217;importanza di <strong>continuare a monitorare l&#8217;andamento del piano nei prossimi mesi</strong>. Sia per capire quali traguardi sono stati raggiunti, sia per comprendere meglio l&#8217;impatto del Pnrr sul sistema paese. </p>



<p>Su quest&#8217;ultimo aspetto in particolare, in attesa di dati più aggiornati, le prime analisi mostrano come il piano abbia contribuito in modo significativo alla <strong>ripresa degli investimenti pubblici</strong>, alla crescita economica e al <strong>miglioramento di alcuni aspetti organizzativi della pubblica amministrazione</strong>. Al tempo stesso restano aperti interrogativi importanti sulla capacità di completare gli interventi nei tempi previsti e soprattutto sugli effetti concreti che questi avranno nel lungo periodo.</p>


<div id="ad-aprile-litalia-aveva-completato-11-delle-159-scadenze-del-pnrr-previste-per-giugno-2026" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Le ultime novità sull&#8217;attuazione del Pnrr</h3>



<p>Ad oggi l&#8217;Italia ha già ricevuto nove delle dieci rate previste dal Pnrr per un totale di <a href="https://www.strutturapnrr.gov.it/it/documenti/comunicati-stampa/pnrr-l-italia-riceve-il-pagamento-della-nona-e-penultima-rata-pari-a-12-8-miliardi-di-euro-connessa-al-conseguimento-di-50-obiettivi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">166 miliardi di euro</a>. Resta però da conseguire la rata finale, che è anche quella più complessa. Per il primo semestre del 2026 sono infatti previste <strong>159 scadenze europee</strong> da raggiungere. Secondo la già citata relazione della Corte dei conti, 11 risultavano già completate, 147 erano ancora in corso di conseguimento e una risultava ancora da avviare.</p>


<div id="strillo-testo-block_7700a4f3d197f8e376d50ab9a8961cb2" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>La Corte dei conti reputa problematico il raggiungimento di alcune scadenze.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Tra gli obiettivi e traguardi ancora aperti, la maggior parte non presenta particolari criticità. In particolare 109 scadenze sono classificate a basso rischio e 36 a difficoltà media. Restano però alcuni obiettivi considerati più problematici. Tra questi figura la <a href="https://openpnrr.it/scadenze/1489/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">riforma</a> per la razionalizzazione e la semplificazione degli <strong>incentivi alle imprese</strong>. In questo caso le modifiche intervenute durante l&#8217;iter di approvazione hanno sollevato dubbi sulla piena coerenza con quanto concordato con Bruxelles. A rischio anche il <a href="https://openpnrr.it/scadenze/908/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">target</a> relativo ai <strong>centri di trasferimento tecnologico</strong>, che richiede l&#8217;erogazione di 330 milioni di euro a favore di almeno 45 poli. Su questo fronte le difficoltà riguardano le procedure di controllo necessarie per autorizzare i pagamenti finali. Criticità infine anche per la tratta ferroviaria <a href="https://openpnrr.it/scadenze/690/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Orte-Falconara</a>, dove pesano i ritardi accumulati nel cronoprogramma dei lavori.</p>


<div id="le-opere-pubbliche-gia-completate-sono-poco-piu-di-un-terzo-ma-valgono-circa-il-6-degli-investimenti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Sul fronte finanziario si registra invece una significativa accelerazione. A febbraio 2026 la spesa sostenuta aveva raggiunto i <strong>113,5 miliardi di euro</strong>. I pagamenti formalmente dichiarati dai soggetti attuatori ammontavano invece a <strong>60,6 miliardi</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">58% </span>la spesa già dichiarata come sostenuta dalle amministrazioni titolari di misure Pnrr (febbraio 2026).</p>
			        </section>
		


<p>Più articolato il quadro relativo alle <strong>opere pubbliche</strong>. Secondo la Corte, i progetti effettivamente conclusi rappresentano il <strong>36,7%</strong> del totale. Se però si considera il valore economico degli interventi, la quota scende al <strong>6,2%</strong>. Segno che le opere di maggiori dimensioni si trovano ancora prevalentemente in fase realizzativa. Considerando anche gli interventi in collaudo, la quota di progetti conclusi o vicini al completamento sale al <strong>48,5%</strong>. A livello finanziario tali progetti rappresentano però il <strong>12,4%</strong> del valore complessivo. Restano quindi in esecuzione opere per oltre <strong>75 miliardi di euro</strong>.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Tra le principali evidenze, i progetti si confermano procedere più rapidamente nel Mezzogiorno rispetto alla media nazionale, mentre nel Nord i tempi risultano più lunghi. L’apparente situazione di vantaggio in cui vengono a trovarsi le Regioni meridionali può dipendere tanto da una minore dimensione finanziaria dei progetti, quanto dalle procedure messe a punto per accelerare le fasi di assegnazione e stipula dei lavori, che tradizionalmente sono meno rapide nel Mezzogiorno che nel resto del paese.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.corteconti.it/Download?id=bd3bb820-28ab-4878-8593-150b1bb7b2d8" target="_blank">&#8211; Corte dei conti, Relazione sul rendiconto generale dello stato 2025 (24 giugno 2026)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>La stessa Corte evidenzia che il programma è ormai entrato nella piena fase operativa, anche se <strong>non parrebbe essere stato recuperato il ritardo accumulato</strong> negli anni precedenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il confronto internazionale</h3>



<p>Un elemento interessante da considerare riguarda il confronto internazionale. Spesso infatti il governo ha fatto riferimento a un presunto <a href="https://www.governo.it/it/articolo/la-commissione-europea-approva-il-pagamento-della-nona-rata-del-pnrr-dell-italia-pari-128#:~:text=%E2%80%9CCon%20l%E2%80%99approvazione%20del,Consiglio%2C%20Giorgia%20Meloni." target="_blank" rel="noreferrer noopener">primato italiano</a> nell&#8217;attuazione del Pnrr. Si tratta di un&#8217;affermazione che deve essere contestualizzata. Se infatti si prende il mero rapporto tra scadenze già raggiunte rispetto al totale di quelle previste ci sono dei paesi che fanno meglio. L&#8217;<strong>Italia</strong> infatti si attesta al 72% in base ai <a href="https://ec.europa.eu/economy_finance/recovery-and-resilience-scoreboard/milestones_and_targets.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> della Commissione europea. La quota più alta in assoluto è però quella della <strong>Francia</strong> con l’83%. Ci sono poi altri paesi con una percentuale superiore a quella italiana. Si tratta di Germania, Danimarca, Austria e Malta.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-francia-e-il-paese-piu-avanti-nellattuazione-del-proprio-pnrr/">La Francia è il paese più avanti nell&#8217;attuazione del proprio Pnrr</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-francia-e-il-paese-piu-avanti-nellattuazione-del-proprio-pnrr/">La quota di scadenze dei piani nazionali di ripresa e resilienza già completate dai vari Stati europei</a></h3>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Commissione europea                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 23 Giugno 2026)
                                        </p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Tale dinamica è dovuta a diversi fattori. Non ultimo il fatto che, con le varie revisioni, <strong>molte scadenze sono state posticipate</strong> all&#8217;ultimo momento utile. Inoltre c’è da dire che il livello di complessità dei piani nazionali è molto eterogeneo. Se ad esempio prendiamo in considerazione la <strong>Spagna</strong>, secondo paese europeo a ricevere più risorse dopo l&#8217;Italia, possiamo osservare come questa si fermi ad appena il <strong>54%</strong> di scadenze già rendicontate.</p>


<div id="il-governo-ha-presentato-una-nuova-richiesta-di-revisione-che-rialloca-oltre-2-miliardi-di-euro" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Una nuova revisione del Pnrr</h3>



<p>Come già anticipato nell&#8217;introduzione, il Pnrr non si conclude oggi quindi. Anche perché il governo nel frattempo ha presentato una <strong>nuova richiesta di revisione del piano</strong>, richiesta che è tuttora pendente.</p>



<p>Secondo quanto <a href="https://webtv.senato.it/webtv/commissioni/audizione-del-ministro-gli-affari-europei-il-pnrr-e-le-politiche-di-coesione-tommaso-foti" target="_blank" rel="noreferrer noopener">illustrato</a> dal ministro <strong>Tommaso Foti</strong>, la proposta comprende circa 90 modifiche di carattere tecnico e una rimodulazione finanziaria. L&#8217;obiettivo dichiarato è quello di riallocare risorse provenienti da interventi che presentano difficoltà attuative o che risultano incompatibili con le tempistiche europee.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">2,1 mld € </span>le risorse riallocate con l&#8217;ultima revisione del Pnrr.</p>
			        </section>
		


<p>Tra le principali riduzioni figurano circa <strong>1,29 miliardi di euro</strong> sottratti a misure del ministero delle infrastrutture. A ciò si aggiungono anche definanziamenti che riguardano il <strong>parco agrisolare</strong>, la meccanizzazione agricola, le <strong>colonnine di ricarica elettrica</strong>, gli investimenti per fognature e alcune misure relative alle materie prime critiche.</p>



<p>Particolarmente significativa è inoltre la decisione di spostare fuori dal perimetro del piano <strong>circa 500 milioni di euro </strong>relativi al credito d&#8217;imposta alla zona economica speciale unica, a causa delle difficoltà di rendicontazione incompatibili con le scadenze europee.</p>



<p>Le risorse liberate verrebbero destinate principalmente all&#8217;<strong>efficientamento energetico dell&#8217;edilizia residenziale pubblica</strong>, all&#8217;<strong>industria 5.0</strong>, all&#8217;<strong>housing sociale</strong>, alle comunità energetiche e ad altri interventi ritenuti più facilmente raggiungibili.</p>


<div id="nel-2026-il-contributo-del-pnrr-al-pil-dovrebbe-toccare-il-suo-apice" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;impatto del Pnrr sull&#8217;economia italiana</h3>



<p>Al di là dello stato di avanzamento delle singole misure, una delle domande più rilevanti riguarda gli <strong>effetti concreti prodotti dal piano sull&#8217;economia italiana</strong>. Detto che per fare valutazioni più puntuali sarà necessario attendere la conclusione effettiva del Pnrr e la pubblicazione di dati più aggiornati, nelle ultime settimane alcuni istituti autorevoli hanno iniziato a proporre alcune valutazioni.</p>


<div id="strillo-testo-block_cf1b7dd5a120946efa4c057433d7f7f0" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Uno degli obiettivi del Pnrr era rilanciare gli investimenti pubblici. </p>
			        </section>
		</div>



<p>Un primo elemento da rimarcare riguarda il fatto che il Pnrr ha effettivamente contribuito a rilanciare gli investimenti pubblici dopo anni di stagnazione. Secondo uno <a href="https://www.sdabocconi.it/it/sda-bocconi-insight/complab/pnrr-e-crescita-il-dibattito-che-manca-davvero/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">studio</a> della Bocconi su dati <a href="https://www.oecd.org/it.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Oecd</a> infatti, tra il 2021 e il 2024 <strong>l&#8217;Italia ha recuperato il forte divario che si era accumulato rispetto alla Germania</strong>. Gli investimenti pubblici sono tornati a livelli che non si registravano dall&#8217;inizio degli anni Duemila, raggiungendo il <strong>3,8% del Pil nel 2025</strong>. </p>



<p>Anche le <a href="https://www.upbilancio.it/wp-content/uploads/2026/06/UPB-Rapporto-sulla-politica-di-bilancio-2026.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">simulazioni</a> dell&#8217;<strong>Ufficio parlamentare di bilancio</strong> evidenziano un contributo significativo alla crescita economica. Secondo le stime, l&#8217;impatto del Pnrr sul Pil raggiungerà il suo massimo proprio nel 2026, con <strong>un incremento compreso tra l&#8217;1,8% e il 2,1% rispetto allo scenario di base</strong>. Le sole sovvenzioni europee determinerebbero un effetto positivo pari allo <strong>0,8%</strong>.</p>



<p>L&#8217;importanza del piano emerge soprattutto considerando che, <strong>in assenza degli investimenti aggiuntivi finanziati dal Pnrr, la crescita economica italiana sarebbe stata significativamente più debole</strong>, rischiando la stagnazione. Negli anni successivi lo stimolo tenderà fisiologicamente ad attenuarsi, ma secondo le stime continuerà a produrre effetti positivi anche nel medio periodo.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2026-atteso-il-picco-dellimpatto-del-pnrr-sul-pil/">Nel 2026 atteso il picco dell&#8217;impatto del Pnrr sul Pil</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2026-atteso-il-picco-dellimpatto-del-pnrr-sul-pil/">Impatti macroeconomici stimati del Pnrr e delle sovvenzioni (variazioni percentuali)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_309197_tab3"><p>Gli effetti del Pnrr sul Pil sono stati calcolati sulla base del <a href="https://www.upbilancio.it/wp-content/uploads/2018/01/Nota-tecnica-previsione-macro-UPB.pdf" target="_blank" rel="noopener">modello MeMo-It</a> sviluppato da Istat. È particolarmente adatto a calcolare come l&#8217;immissione di nuovo denaro nel sistema si traduca in maggiore domanda di beni e servizi, calcolando i cosiddetti &#8220;moltiplicatori di bilancio&#8221;. Ovvero a fronte delle risorse spese dallo Stato, quanta parte si trasforma in un aumento effettivo della ricchezza prodotta dall&#8217;economia.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Ufficio parlamentare di bilancio e Ministero dell&#8217;economia                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 10 Giugno 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-309197"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-309197" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Anche dal punto di vista della capacità amministrativa il Pnrr ha avuto un impatto importante. La <strong>Banca d&#8217;Italia</strong> ad esempio ha evidenziato segnali di <strong>miglioramento nell&#8217;efficienza</strong> della Pa.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Nonostante i limiti ancora esistenti nella capacità amministrativa e nella dotazione di personale di alcuni enti pubblici, vi sono indicazioni di un miglioramento nell’efficienza delle procedure di spesa e nella gestione degli appalti pubblici. Alla fine del 2025 era stato assegnato l’85 per cento delle risorse del PNRR e ne era stato speso il 54, quasi 10 punti percentuali in più rispetto a quanto si era registrato per i fondi di coesione del ciclo 2014‑20 allo stesso stadio di attuazione.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.governo.it/it/articolo/la-commissione-europea-approva-il-pagamento-della-nona-rata-del-pnrr-dell-italia-pari-128" target="_blank">&#8211; Relazione annuale Banca d’Italia (29 maggio 2026)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Resta tuttavia aperta una questione di fondo. Secondo la <a href="https://www.governo.it/it/articolo/la-commissione-europea-approva-il-pagamento-della-nona-rata-del-pnrr-dell-italia-pari-128" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Corte dei conti</a>, nel corso degli anni <strong>il Pnrr è progressivamente passato dall&#8217;essere uno strumento fortemente orientato alla trasformazione strutturale del paese a un piano sempre più concentrato sul raggiungimento delle scadenze</strong>, sulla certificazione dei risultati entro i termini previsti per non perdere le risorse europee. Un&#8217;evoluzione comprensibile alla luce delle difficoltà attuative, ma che pone interrogativi sulla capacità del piano di raggiungere quelle che erano le ambizioni originarie.</p>


<div id="un-sistema-di-monitoraggio-efficace-e-accessibile-e-fondamentale-anche-in-vista-del-prossimo-bilancio-pluriennale-dellue" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Le prossime sfide</h3>



<p>Il 30 giugno rappresenta dunque un passaggio importante ma <strong>non può essere considerato il punto di arrivo del Pnrr</strong>. Nei prossimi mesi sarà necessario verificare il raggiungimento effettivo delle ultime scadenze, attendere la valutazione della Commissione europea e monitorare l&#8217;attuazione delle numerose opere che proseguiranno anche oltre il termine del cronoprogramma europeo.</p>



<p>Allo stesso tempo sarà fondamentale spostare progressivamente l&#8217;attenzione dai soli adempimenti procedurali agli <strong>effetti concreti prodotti sui territori</strong>. Il vero banco di prova infatti non sarà soltanto la capacità di certificare milestone e target ma quella di valutare se gli investimenti realizzati avranno effettivamente contribuito a modernizzare il paese.</p>


<div id="strillo-testo-block_05d0b356569570b01fe9090ecb7a5bdb" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Dati aggiornati e strumenti di monitoraggio accessibili sono elementi essenziali per valutare l&#8217;impatto delle politiche pubbliche.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Per raggiungere questo obiettivo sarà però necessario disporre di <strong>strumenti di monitoraggio adeguati</strong>. Non solo per le amministrazioni coinvolte nell&#8217;attuazione del piano, ma anche per gli analisti, i ricercatori, gli organi di controllo e più in generale per i cittadini. La disponibilità di dati completi, aggiornati e facilmente accessibili rappresenta infatti una condizione essenziale per valutare l&#8217;efficacia delle politiche pubbliche e verificare come vengono utilizzate le risorse europee.</p>



<p>Si tratta di un tema destinato ad assumere un&#8217;importanza crescente anche negli anni a venire. Il modello Pnrr infatti sarà verosimilmente replicato anche nel <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2026/06/19/european-council-conclusions-on-the-next-multiannual-financial-framework-migration-illicit-drugs-the-republic-of-moldova-western-balkans-and-other-items/?utm_source=brevo&amp;utm_campaign=AUTOMATED%20-%20Alert%20-%20Newsletter&amp;utm_medium=email&amp;utm_id=3318" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prossimo bilancio pluriennale dell&#8217;Unione europea</a>. Proprio per questo motivo è fondamentale che l&#8217;esperienza maturata in questi anni non venga dispersa. Solo così sarà possibile non soltanto esprimere un giudizio definitivo sul Pnrr ma anche trarre insegnamenti utili per le future politiche di investimento europee.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.governo.it/it/articolo/presentazione-rapporto-2026-sulla-ricostruzione-centro-italia-il-messaggio-del-presidente" type="link" id="https://www.governo.it/it/articolo/presentazione-rapporto-2026-sulla-ricostruzione-centro-italia-il-messaggio-del-presidente">governo.it</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-pnrr-termina-oggi-ma-la-sua-fine-e-ancora-tutta-da-scrivere/">Il Pnrr termina oggi ma la sua fine è ancora tutta da scrivere</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché nelle periferie il tempo pieno nelle scuole è importante</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-questione-educativa-nelle-periferie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 05:37:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=306902</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nelle aree periferiche urbane le scuole aperte di pomeriggio contrastano il disagio giovanile e rafforzano il supporto ai giovani. Un’analisi, quartiere per quartiere, di alcune delle principali città italiane. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-questione-educativa-nelle-periferie/">Perché nelle periferie il tempo pieno nelle scuole è importante</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il prossimo 24 giugno si celebrerà la Giornata nazionale delle periferie urbane, istituita con <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2024/11/18/24G00186/SG" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge dello stato alla fine del 2024</a>. L’obiettivo della ricorrenza è <strong>riportare l’attenzione sulle condizioni di inclusione sociale, vivibilità e sicurezza delle aree periferiche</strong> attraverso iniziative di rigenerazione urbana, riqualificazione e partecipazione facendo leva su stato, enti locali, soggetti della comunità educante e scuole.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Nella Giornata nazionale, lo Stato, le regioni, le province,  le citta&#8217; metropolitane e  i  comuni  possono  promuovere  e  sostenere (&#8230;) anche in coordinamento con le associazioni degli enti locali, con gli  enti previsti dall&#8217;articolo 4 del codice del  Terzo  settore,  (&#8230;) e  con  le  istituzioni scolastiche (&#8230;)  iniziative specifiche,    manifestazioni pubbliche, cerimonie, incontri e momenti di studio e  analisi,  volti alla  sensibilizzazione  delle  istituzioni  e  dei  cittadini  sulle specificita&#8217; delle periferie urbane e sugli  interventi  necessari  a contrastare le situazioni di degrado economico, sociale, culturale  e abitativo.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2024/11/18/24G00186/SG" target="_blank">&#8211; Legge 170/2024, art. 2</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>In questo contesto, <strong>la scuola rappresenta uno dei principali presìdi educativi e sociali delle aree periferiche</strong>. L’accesso a servizi scolastici di qualità, come il tempo pieno nella scuola primaria, può infatti contribuire a ridurre le disuguaglianze educative e a offrire maggiori opportunità a bambini e ragazzi che vivono in contesti più fragili.</p>



<p>Abbiamo analizzato il tema della questione educativa nelle periferie urbane attraverso i dati sull’accessibilità alle scuole con tempo pieno, per capire quanto questo servizio sia effettivamente diffuso e raggiungibile nelle diverse zone delle città metropolitane.</p>



<div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><form class="newsletter-subscribe newsletter-subscribe--one bg-grey3 sm-row-full justify-center" action="https://b7h3d.emailsp.com/frontend/subscribe.aspx" target="_blank">
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<h3 class="wp-block-heading">Scuole aperte nelle periferie, perché sono importanti</h3>



<p>Nell&#8217;ultimo rapporto <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/report_2025_giovani_e_periferie_HD.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giovani e periferie</a>, abbiamo avuto modo di approfondire come la <strong>presenza di scuole, e anche la loro apertura pomeridiana, sia uno strumento potente per migliorare la condizione nelle aree urbane.</strong></p>



<p>Può offrire un <strong>contributo decisivo nella riduzione dei divari educativi </strong>e nel contrasto della dispersione, perché consente lo svolgimento di attività educative, didattiche, formative anche al di fuori dell’orario scolastico. </p>



<p>Ma una scuola che resta aperta anche di pomeriggio è anche un&nbsp;<strong>presidio sociale sul territorio insostituibile</strong>. L&#8217;estensione dell&#8217;orario di apertura può avere un impatto che non è esclusivamente educativo: rappresenta un <strong>luogo sicuro</strong> dove poter trascorrere il tempo libero. Una <strong>funzione essenziale, soprattutto nelle periferie urbane</strong>, dove la carenza di spazi di aggregazione alternativi si fa sentire maggiormente.</p>



<p>Nel rapporto avevamo avuto modo di riscontrare come <strong>l&#8217;incidenza di studenti frequentano il tempo pieno variasse fortemente tra le città</strong>. In alcune, come Milano, Firenze, Torino e Roma, oltre l’85% degli alunni delle primarie statali frequenta scuole con il tempo pieno; mentre la quota scende al di sotto del 10% a Reggio Calabria e Palermo. Con <strong>differenze interne nelle città</strong>: a Palermo, ad esempio, a fronte di una media cittadina pari a circa il 5%, la quota supera il 30% in quartieri come Tribunali-Castellammare (47,4%) e Palazzo Reale &#8211; Monte Di Pietà (34%).</p>



<h3 class="wp-block-heading">La raggiungibilità delle scuole primarie con il tempo pieno</h3>



<p>In questo approfondimento, analizziamo un altro indicatore altrettanto rilevante,  elaborato nell&#8217;ambito delle attività di Istat per la commissione periferie di questa legislatura. Si tratta della quota di popolazione che risiede in sezioni di censimento che distano al massimo 1,5 chilometri dalla scuola primaria a tempo pieno più vicina. Un indicatore che consente di valutare la questione da un <strong>punto di vista diverso</strong>: l&#8217;accessibilità territoriale di servizi scolastici che offrono il tempo pieno.</p>


<div id="ce-piu-tempo-pieno-nelle-scuole-delle-periferie-del-centro-nord" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/scuole-con-il-tempo-pieno-piu-capillari-nelle-citta-del-centro-nord/">Scuole con il tempo pieno più capillari nelle città del centro-nord</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/scuole-con-il-tempo-pieno-piu-capillari-nelle-citta-del-centro-nord/">Percentuale di residenti che vivono vicini a scuole primarie a tempo pieno (2022/23)</a></h3>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br>(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
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<p>La classifica sull&#8217;accessibilità alle scuole primarie a tempo pieno conferma un divario marcato tra i capoluoghi di città metropolitana italiani, lungo la <strong>faglia nord-sud</strong>. Milano e Torino si collocano in testa con percentuali vicine al 100%, seguite da vicino da Cagliari, Firenze e Bologna. In tutti questi comuni, la quota di popolazione cge vive in una sezione di censimento distante al massimo 1,5 km dalla scuola primaria a tempo più vicina supera il 95%. </p>



<p>Al contrario, molte città del mezzogiorno occupano le posizioni inferiori. <strong>La coda della classifica è interamente composta da città meridional</strong>i, in particolare Messina, Reggio Calabria e Palermo (quest&#8217;ultima a quota 44,7%). Indicando una forte disparità territoriale nella capillarità del servizio, con il nord e il centro che garantiscono un accesso quasi universale, molto meno frequente nel sud.</p>


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        <section class="blockquote">
							<p>Spesso le aree delle città più lontane dalle scuole con tempo pieno sono anche quelle più fragili.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Parallelamente, <strong>anche nella stessa città possono convivere situazioni di accessibilità radicalmente diverse</strong>. Spesso queste si correlano con altri fattori di disagio. Ad esempio, le aree subcomunali delle città metropolitane dove è più bassa la quota di residenti vicini a scuole con il tempo pieno, sono spesso anche quelle con i valori immobiliari più bassi e  quelle con più famiglie in potenziale disagio economico. </p>



<p>Altro aspetto rilevante è come<strong>in pochi chilometri quadrati possano registrarsi divari anche molto ampi in termini di accessibilità </strong>delle scuole a tempo pieno. Lo abbiamo approfondito per le due città emerse dall&#8217;analisi precedente.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dentro le città: un focus su Milano e Palermo</h3>



<p>A Palermo, in 3 aree subcomunali (Tribunali-Castellammare, Palazzo Reale &#8211; Monte Di Pieta&#8217; e Cuba-Calatafimi) l&#8217;accessibilità della popolazione residente alle scuole primarie a tempo pieno raggiunge il 100%. Non casualmente, <strong>le prime due sono anche le zone con maggiore incidenza degli alunni delle scuole primarie a tempo pieno</strong> della città.</p>


<div id="a-palermo-ampi-divari-tra-i-quartieri-nellaccessibilita-delle-scuole-primarie-a-tempo-pieno" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-palermo-forti-divari-tra-i-quartieri-nellaccessibilita-delle-scuole-primarie-a-tempo-pieno/">A Palermo forti divari tra i quartieri nell&#8217;accessibilità delle scuole primarie a tempo pieno</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-palermo-forti-divari-tra-i-quartieri-nellaccessibilita-delle-scuole-primarie-a-tempo-pieno/">Percentuale di residenti che vivono vicini a scuole primarie a tempo pieno per area subcomunale (2022/23)</a></h3>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br>(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-306939"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<p>Al contrario, <strong>7 zone si caratterizzano per una quota di popolazione a meno di 1,5 km dalla scuola a tempo pieno più vicina inferiore all&#8217;1%</strong>. Si tratta di Boccadifalco, Partanna Mondello, Montepellegrino, Villagrazia-Falsomiele, Borgo Nuovo, Tommaso Natale &#8211; Sferracavallo e Arenella &#8211; Vergine Maria. In queste zone, come in 14 quartieri su 25, la quota di alunni che frequentano scuole con il tempo pieno risulta pari a 0.</p>



<p><strong>A Milano, l&#8217;offerta è complessivamente omogenea sul territorio</strong>, con una media comunale molto elevata (98,7%) di accessibilità della popolazione residente alle scuole primarie a tempo pieno. In gran parte dei nuclei di identità locale la quota raggiunge il 100%, segnalando una capillarità estesa del servizio sul territorio comunale. </p>


<div id="a-milano-altissima-accessibilita-ma-valori-piu-bassi-in-alcune-periferie" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-milano-laccessibilita-delle-scuole-a-tempo-pieno-e-omogenea-valori-piu-bassi-in-alcune-periferie/">A Milano l&#8217;accessibilità delle scuole a tempo pieno è omogenea, valori più bassi in alcune periferie</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-milano-laccessibilita-delle-scuole-a-tempo-pieno-e-omogenea-valori-piu-bassi-in-alcune-periferie/">Percentuale di residenti che vivono vicini a scuole primarie a tempo pieno per area subcomunale (2022/23)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br>(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-306940"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<p><strong>Livelli inferiori al 95%</strong>, sebbene superiori al 66%, si registrano in zone come Parco Monluè &#8211; Ponte Lambro, Lambrate, Quarto Cagnino, Lorenteggio, Quarto Oggiaro, Quinto Romano, Adriano, Maggiore &#8211; Musocco.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cosa comporta per le politiche pubbliche</h3>



<p>La presenza e l’accessibilità delle scuole – in particolare quelle con tempo pieno – possono rappresentare una leva cruciale per migliorare le condizioni sociali ed educative delle periferie urbane.</p>


<div id="nel-contesto-italiano-occorrono-politiche-pubbliche-che-contrastino-disagio-giovanile-e-rafforzino-le-comunita-nelle-periferie-urbane" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>I margini di azione in questo senso sono ampi. <strong>Oggi l’offerta di scuole accessibili e diffuse sul territorio non è uniforme</strong>: nelle città del nord e del centro l’accesso è quasi universale (pur con differenze interne anche significative), mentre in molte città del mezzogiorno permangono forti carenze. <strong>Anche all’interno delle singole città si osservano divari importanti tra quartieri centrali e aree periferiche</strong>. In alcune zone, la popolazione residente non dispone di una scuola primaria a tempo pieno raggiungibile nel raggio di 1,5 chilometri, con conseguenze dirette sulle opportunità educative dei bambini che vivono in questi contesti.</p>



<p>In questa prospettiva,<strong> investire nell’apertura e nella capillarità delle scuole nelle aree periferiche</strong> significa intervenire contemporaneamente su più fronti: riduzione delle disuguaglianze educative, contrasto alla <strong>dispersione scolastica</strong>, <strong>contrasto del disagio giovanile</strong>, <strong>rafforzamento della comunità educante</strong>, e miglioramento della <strong>qualità della vita</strong> nei quartieri. Le politiche di rigenerazione urbana e di sviluppo delle periferie dovrebbero quindi considerare la scuola come una vera infrastruttura sociale strategica, da rendere accessibile e pienamente funzionante in tutti i territori.</p>



<p>Rafforzare la presenza delle scuole e garantire la possibilità di frequentare il tempo pieno anche nelle aree più marginali <strong>non è soltanto una misura educativa, ma un investimento strutturale per rendere le periferie più inclusive, vivibili e sicure</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, città per città</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/bari.xls" target="_blank" rel="noopener">Bari</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/bologna.xls" target="_blank" rel="noopener">Bologna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/cagliari.xls" target="_blank" rel="noopener">Cagliari</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/catania.xls" target="_blank" rel="noopener">Catania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/firenze.xls" target="_blank" rel="noopener">Firenze</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/genova.xls" target="_blank" rel="noopener">Genova</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/messina.xls" target="_blank" rel="noopener">Messina</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/milano.xls" target="_blank" rel="noopener">Milano</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/napoli.xls" target="_blank" rel="noopener">Napoli</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/palermo.xls" target="_blank" rel="noopener">Palermo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/reggio_calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Reggio Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/roma.xls" target="_blank" rel="noopener">Roma</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/torino.xls" target="_blank" rel="noopener">Torino</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/venezia.xls" target="_blank" rel="noopener">Venezia</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione.</p>



<p>Foto: <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Scuola_Elementare_Ariberto.jpg">Wikimedia</a> (<a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/Commons:Reusing_content_outside_Wikimedia">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-questione-educativa-nelle-periferie/">Perché nelle periferie il tempo pieno nelle scuole è importante</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli investimenti del Pnrr per il diritto all&#8217;abitare sono stati definanziati</title>
		<link>https://www.openpolis.it/gli-investimenti-del-pnrr-per-il-diritto-all-abitare-sono-stati-definanziati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=308904</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il tema del diritto all'abitare è tornato prepotentemente al centro del dibattito pubblico. Il Pnrr prevedeva diversi investimenti in questo ambito ma nel tempo si è assistito a significativi definanziamenti. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/gli-investimenti-del-pnrr-per-il-diritto-all-abitare-sono-stati-definanziati/">Gli investimenti del Pnrr per il diritto all&#8217;abitare sono stati definanziati</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Il tema delle <strong>periferie</strong> e dell&#8217;<strong>emergenza abitativa</strong> è sempre più al centro del dibattito pubblico. Anche il governo ha recentemente annunciato un nuovo <a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2026;66" target="_blank" rel="noreferrer noopener">piano casa</a>. Prosegue inoltre la discussione sulle misure necessarie per contrastare il <strong>degrado urbano</strong> e lo <strong>spopolamento</strong> di molti territori.</p>
</p>
<p>Quando si parla di periferie, tuttavia, si rischia spesso di fare ragionamenti troppo generalizzati. Non esiste infatti una definizione univoca. Sono periferie le <strong>aree interne</strong> che da anni perdono popolazione e servizi essenziali. Sono periferie i <strong>quartieri marginali delle grandi città</strong> caratterizzati da difficoltà sociali e strutture spesso fatiscenti. Così come sono periferie anche molte <strong>zone suburbane</strong> che, pur essendo prossime ai principali centri abitati, subiscono gli effetti dell&#8217;aumento dei costi abitativi.</p>
</p>
<p>Per questo motivo le politiche pubbliche devono <strong>affrontare il fenomeno in modo multidimensionale</strong> tenendo insieme accesso ai servizi, mobilità, qualità dell&#8217;abitare e rigenerazione degli spazi urbani. Anche il <strong>piano nazionale di ripresa e resilienza</strong> (Pnrr) è intervenuto su questi aspetti attraverso una serie di investimenti destinati alla rigenerazione urbana, all&#8217;edilizia sociale e alla riqualificazione dei quartieri più fragili.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">6,7 mld € </span>gli investimenti del Pnrr per rigenerazione urbana e qualità dell&#8217;abitare.</p>
</section>
</p>
<p>In questo articolo approfondiremo questi temi, partendo da alcuni dati che abbiamo presentato nell&#8217;ambito dei lavori della <a href="https://webtv.camera.it/evento/30321" target="_blank" rel="noreferrer noopener">commissione parlamentare sulle periferie</a>. Successivamente passeremo in rassegna alcuni degli investimenti del Pnrr. Verificheremo come le risorse siano distribuite sul territorio e quale sia lo stato di avanzamento dei progetti finanziati.</p>
</p>
<p>Dall&#8217;analisi di queste misure emerge come alcune di queste abbiano subito un <strong>significativo definanziamento</strong>. Ciò perché in molti casi i progetti presentati dai comuni non erano compatibili con vincoli e tempistiche del piano. Tali progetti saranno comunque portati a conclusione con altre fonti di finanziamento ma allo stato attuale <strong>non è possibile un loro monitoraggio</strong> approfondito.</p>
</p>
<p><div id="molti-cittadini-si-spostano-verso-i-grandi-centri-urbani-dove-ci-sono-maggiori-opportunita-e-servizi-questo-mette-le-citta-sotto-pressione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le periferie tra spopolamento, crisi abitativa e pressione urbana</h3>
</p>
<p>Negli ultimi anni le dinamiche demografiche e socioeconomiche hanno accentuato la distanza tra territori attrattivi e aree in declino. <strong>I dati mostrano come la popolazione continui a concentrarsi nei comuni polo e di cintura, dove si trovano maggiori opportunità occupazionali e una migliore dotazione di servizi</strong>. </p>
</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		I comuni &#8220;polo&#8221; sono quelli che offrono le migliori opportunità in termini di lavoro, scuola, salute e mobilità.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-aree-interne/"><br />
                &#8220;Che cosa sono le aree interne&#8221;</a></span></p></div>
</section>
</p>
<p>Tra il 2014 e il 2023 la popolazione italiana è diminuita del 2,2%. <strong>Il calo tuttavia è stato molto più marcato nelle aree interne</strong>: -5,84% nei comuni periferici e -7,12% in quelli ultraperiferici. Al contrario, i comuni polo (-1,63%) e quelli di cintura (-1,32%) hanno mostrato una maggiore capacità di tenuta. Come si vede nel grafico, fatto 100 il dato del 2014, dopo un decennio i residenti sono scesi sotto i 95 nelle aree distanti dai poli, contro i 98,7 dei comuni di cintura e i 98,4 dei poli.</p>
</p>
<p>Questa dinamica conferma l&#8217;esistenza di una <strong>crescente frattura territoriale</strong>. Da un lato vi sono i territori maggiormente integrati nei circuiti economici e produttivi, capaci di attrarre (o almeno mantenere) residenti e investimenti. Dall&#8217;altro le aree che continuano a perdere popolazione a causa della carenza di servizi e opportunità lavorative.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-la-popolazione-si-sposta-verso-comuni-di-cintura-e-poli/">In Italia la popolazione si sposta verso comuni di cintura e poli</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-la-popolazione-si-sposta-verso-comuni-di-cintura-e-poli/">Andamento della popolazione residente nei comuni italiani (2014-2023)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_308902_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_308902_tab3"></p>
<p>Il grafico mostra la variazione nel numero dei residenti presenti nei comuni italiani suddivisi per categoria in base ai servizi che mettono a disposizione dei propri cittadini: i comuni polo sono generalmente i centri principali e sono baricentrici in termini di servizi; i comuni ultraperiferici sono invece i più lontani dai poli (più di un&#8217;ora) e i più carenti in termini di servizi. Per approfondire <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-aree-interne/" target="_blank" rel="noopener">clicca qui.</a></p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Istat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Marzo 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/in-italia-la-popolazione-si-sposta-verso-comuni-di-cintura-e-poli.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-308902"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308902" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Parallelamente, <strong>le grandi città sono sottoposte a una pressione crescente sul fronte abitativo</strong>. L&#8217;aumento dei prezzi delle abitazioni e degli affitti, insieme alla diffusione degli affitti brevi turistici nelle principali città d&#8217;arte, rende sempre più difficile per molte famiglie risiedere nelle aree centrali.</p>
</p>
<p><div id="tra-il-2021-e-il-2025-in-alcuni-quartieri-di-prima-periferia-di-milano-e-roma-gli-affitti-sono-aumentati-di-oltre-il-50" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div id="strillo-testo-block_a060119e89d5e36ba8827899b4dda4cb" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Nelle grandi città i quartieri semi-centrali sono diventati appetibili, con conseguente aumento dei costi.</p>
</section></div>
</p>
<p>Si genera così un effetto a catena. <strong>I residenti vengono progressivamente spinti verso quartieri semicentrali, periferici o verso l&#8217;hinterland</strong>. Questo determina una crescita della domanda abitativa anche nelle aree esterne, con conseguente aumento dei prezzi e degli affitti. In base ai dati dell&#8217;<a href="https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/schede/fabbricatiterreni/omi" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Osservatorio del mercato immobiliare</a>, in alcune periferie di <strong>Milano</strong>, tra il 2021 e il 2025, i canoni di locazione sono <strong>aumentati fino al 60%</strong>. A <strong>Roma</strong> gli incrementi hanno raggiunto il 50% in alcuni quartieri ben collegati al centro, mentre a <strong>Napoli</strong> si registrano aumenti prossimi al 30%.</p>
</p>
<p>Le città diventano quindi <strong>luoghi sempre più attrattivi ma al tempo stesso sempre meno accessibili</strong>, soprattutto per le famiglie a basso reddito. Garantire il diritto all&#8217;abitare e migliorare la qualità delle periferie rappresenta oggi una sfida cruciale. Non soltanto per le grandi aree metropolitane ma anche per i territori più fragili e marginali del paese.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le misure del Pnrr in tema di abitazioni e rigenerazione urbana</h3>
</p>
<p>Per cercare di contrastare almeno in parte questi fenomeni, nel Pnrr sono previsti diversi investimenti. Le principali misure riguardano la <a href="https://openpnrr.it/misure/211/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rigenerazione urbana</a>, l&#8217;<a href="https://openpnrr.it/misure/215/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">edilizia sociale</a> e i <a href="https://openpnrr.it/misure/402/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">piani urbani integrati</a> per le aree metropolitane. Nei prossimi paragrafi approfondiremo questi investimenti e il loro stato di avanzamento, avvalendoci anche delle più recenti documentazioni disponibili in materia. Vale a dire i dati sui <a href="https://openpnrr.it/progetti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">progetti</a> finanziati a febbraio 2026, la <a href="https://www.italiadomani.gov.it/content/sogei-ng/it/it/strumenti/documenti/archivio-documenti.html?orderby=%40jcr%3Acontent%2Fdate&amp;sort=desc&amp;category=Relazioni%20al%20Parlamento%20sullo%20stato%20di%20attuazione" target="_blank" rel="noreferrer noopener">settima relazione</a> del governo sullo stato di attuazione del Pnrr e la <a href="https://www.corteconti.it/HOME/StampaMedia/Notizie/DettaglioNotizia?Id=04a4b7cd-d77f-49e7-b9b7-e24fe8edac7f" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazione semestrale</a> della Corte dei conti. Da notare che tutte queste misure rientrano tra quelle per cui <strong>la scadenza del 30 giugno per la conclusione dei progetti è inderogabile</strong>.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/countdown-pnrr-cosa-accadra-il-30-giugno-2026/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche<br />
<br /><strong>Countdown Pnrr, cosa accadrà il 30 giugno</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<p>Vi sono poi anche altri investimenti che intervengono in questo ambito ma che non approfondiremo in quanto non sono disponibili informazioni di dettaglio sui progetti finanziati. Si tratta dello <a href="https://openpnrr.it/misure/437/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">strumento finanziario</a> per l&#8217;efficientamento energetico dell&#8217;edilizia residenziale pubblica (in questo caso si prevede entro il 2026 esclusivamente l&#8217;istituzione del fondo, mentre i progetti potranno essere realizzati anche successivamente) e della misura <a href="https://openpnrr.it/misure/348/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sicuro, verde e sociale: riqualificazione dell&#8217;edilizia residenziale pubblica</a> (finanziata dal piano nazionale complementare). Tutte insieme queste misure cubano circa <strong>6,7 miliardi di euro</strong>.</p>
</p>
<p><div id="il-pnrr-mette-in-campo-circa-7-miliardi-per-rigenerazione-urbana-e-qualita-dellabitare-nel-tempo-pero-ce-stato-un-definanziamento-di-29-miliardi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Rigenerazione urbana</h3>
</p>
<p>L&#8217;investimento denominato &#8220;Investimenti in progetti di rigenerazione urbana, volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale&#8221; ha una dotazione complessiva di circa <strong>2 miliardi di euro</strong>. Tra i progetti che si puntava a realizzare figuravano il recupero di aree pubbliche, la rifunzionalizzazione di edifici esistenti, la realizzazione di servizi sociali, culturali ed educativi oltre a interventi per la mobilità sostenibile.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/come-saranno-finanziate-le-misure-stralciate-dal-pnrr/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche<br />
<br /><strong>Come saranno finanziate le misure stralciate dal Pnrr</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<p>L&#8217;investimento ha subito una profonda revisione nel corso del tempo. Tra il 2023 e il 2025 infatti una quota rilevante di progetti è stata spostata fuori dal perimetro del piano europeo e rifinanziata attraverso risorse nazionali. In base alle diverse relazioni presentate dall&#8217;esecutivo, la modifica si è resa necessaria perché <strong>molti degli interventi presentati dagli enti locali avevano caratteristiche e dimensioni differenti rispetto a quelle ipotizzate nella fase di progettazione del piano</strong>. </p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">-1,3 mld € </span><span style="font-weight: 400">il taglio di risorse Pnrr per progetti di rigenerazione urbana.</span></p>
</section>
</p>
<p>Paradossalmente, nonostante la riduzione delle risorse, il target finale è stato ampliato. L&#8217;obiettivo iniziale prevedeva infatti il completamento di 300 progetti, mentre oggi il traguardo fissato per giugno 2026 richiede la conclusione di <strong>almeno 1.080 interventi</strong> per una superficie complessiva di almeno un milione di metri quadrati.</p>
</p>
<p>Dal punto di vista attuativo, l&#8217;11% dei progetti si trova ancora in fase preliminare, <strong>il 68% è in esecuzione</strong> mentre il 21% ha già concluso i lavori o si trova in fase di collaudo.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Social Housing</h3>
</p>
<p>Il Programma innovativo per la qualità dell&#8217;abitare (Pinqua) rappresenta il principale strumento del Pnrr dedicato all&#8217;edilizia sociale. L&#8217;obiettivo è incrementare e riqualificare il patrimonio residenziale pubblico, migliorare l&#8217;efficienza energetica degli edifici e rigenerare spazi urbani degradati senza ulteriore consumo di suolo. La dotazione complessiva del programma ammonta a <strong>2,14 miliardi di euro</strong>. L&#8217;obiettivo finale della misura prevede la <strong>realizzazione, l&#8217;acquisto o la riqualificazione di almeno 10mila alloggi</strong> e la rigenerazione di almeno 1,8 milioni di metri quadrati di spazi pubblici entro il 2026.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_bdaecf2f4ba20c1c905fcbe3839a4ce8" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Molti progetti sono usciti dal perimetro del Pnrr perché non si sarebbero conclusi entro giugno 2026.</p>
</section></div>
</p>
<p>A differenza di altri investimenti, il Pinqua non ha subito tagli finanziari significativi. Le modifiche introdotte con la revisione del piano hanno riguardato soprattutto la composizione degli interventi. I progetti considerati non compatibili con le tempistiche europee sono stati trasferiti sul <strong>Piano nazionale complementare</strong>, mentre sono stati introdotti nuovi vincoli per rafforzare alcuni obiettivi strategici.</p>
</p>
<p>In particolare almeno 497 milioni di euro dovranno essere destinati all&#8217;<strong>efficientamento energetico degli edifici</strong>, con un risparmio di energia primaria pari almeno al 30%, mentre almeno 84 milioni dovranno finanziare <strong>infrastrutture ciclabili</strong>.</p>
</p>
<p>Secondo i dati più recenti, il numero di alloggi interessati dagli interventi supera già la soglia prevista dal target finale. Tuttavia, sul piano finanziario emergono alcune criticità: secondo la Corte dei conti, a fronte di circa 2,6 miliardi di impegni, i pagamenti si fermano a circa 1,4 miliardi.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Piani urbani integrati</h3>
</p>
<p>I piani urbani integrati rappresentano uno degli interventi più rilevanti del Pnrr per le <strong>città metropolitane</strong>. L&#8217;obiettivo è promuovere la rigenerazione di grandi aree urbane degradate attraverso progetti integrati capaci di migliorare servizi, infrastrutture e qualità dello spazio pubblico. L&#8217;investimento si suddivide in 3 sottomisure: gli interventi per il <a href="https://openpnrr.it/misure/213/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">superamento degli insediamenti abusivi in agricoltura</a> (di cui non ci occuperemo in questo articolo), un <a href="https://openpnrr.it/misure/214/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fondo</a> da 272 milioni istituito presso la Banca europea degli investimenti e i <a href="https://openpnrr.it/misure/212/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">progetti generali</a>.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.raiplay.it/video/2026/03/Ghetti-dei-braccianti-la-resa-dei-conti-del-PNRR---PresaDiretta-15032026-e7916728-6dc2-4a7e-b216-9e0346eee1e8.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Guarda il nostro contributo sul caporalato<br />
<br /><strong>per Presa diretta</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<p>Quest&#8217;ultimo sub-investimento vale complessivamente <strong>900 milioni</strong> ma anche in questo caso c&#8217;è stato un significativo definanziamento. Nella versione originaria del Pnrr infatti la misura disponeva di quasi <strong>2,5 miliardi di euro</strong>. La ragione della modifica è legata alla difficoltà di completare entro le scadenze europee una parte consistente dei progetti finanziati. </p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">-1,59 mld € </span><span style="font-weight: 400">il taglio di risorse Pnrr per i piani urbani integrati.</span></p>
</section>
</p>
<p>Per questo motivo <strong>circa la metà degli interventi inizialmente previsti è stata esclusa dal perimetro del Pnrr e rifinanziata con risorse nazionali</strong>. Per quanto riguarda lo stato di attuazione della misura, anche in questo caso le criticità principali non riguardano tanto l&#8217;avvio dei cantieri (al netto dei progetti usciti dal perimetro del Pnrr) quanto la <strong>rendicontazione finanziaria e fisica degli interventi</strong>. Secondo la Corte dei conti infatti continuano a esserci <strong>ritardi</strong>.</p>
</p>
<p><div id="gli-investimenti-piu-consistenti-sono-localizzati-in-lombardia-677-milioni-di-euro-seguono-puglia-5946-milioni-e-sicilia-5806-milioni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come si distribuiscono le risorse sul territorio</h3>
</p>
<p>Fatta questa panoramica sugli investimenti del Pnrr dedicati alla rigenerazione urbana e alla qualità dell&#8217;abitare, vediamo adesso come si distribuiscono i progetti che fanno ancora parte del piano nei territori. Complessivamente gli interventi attivi sono sono <strong>3.573</strong>, per un valore di circa <strong>5,4 miliardi di euro</strong>.</p>
</p>
<p>La quota più consistente riguarda il programma <strong>Pinqua</strong>, che assorbe circa 2,6 miliardi di euro. Seguono gli interventi di <strong>rigenerazione urbana</strong> con 2 miliardi e i piani urbani integrati con circa 760 milioni. La regione che ospita il maggior numero di progetti è la <strong>Lombardia</strong> con 466 interventi. Seguono <strong>Sicilia</strong> (357), <strong>Puglia</strong> (331) e <strong>Campania</strong> (297).</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-pnrr-circa-700-milioni-alla-lombardia-per-rigenerazione-urbana-e-qualita-dellabitare/">Dal Pnrr circa 700 milioni alla Lombardia per rigenerazione urbana e qualità dell’abitare</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-pnrr-circa-700-milioni-alla-lombardia-per-rigenerazione-urbana-e-qualita-dellabitare/">I finanziamenti del Pnrr per le periferie e la rigenerazione urbana, regione per regione</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         aria-labelledby="chart_308895_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-pnrr-circa-700-milioni-alla-lombardia-per-rigenerazione-urbana-e-qualita-dellabitare/">Dal Pnrr circa 700 milioni alla Lombardia per rigenerazione urbana e qualità dell’abitare &#8211; I finanziamenti del Pnrr per le periferie e la rigenerazione urbana, regione per regione</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati OpenPNRR                                                                <br />(ultimo aggiornamento: giovedì 26 Febbraio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/dal-pnrr-circa-700-milioni-alla-lombardia-per-rigenerazione-urbana-e-qualita-dellabitare.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-308895"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308895" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Anche sul fronte delle risorse assegnate la <strong>Lombardia</strong> si colloca al primo posto con circa 677 milioni di euro. Seguono la <strong>Puglia</strong> con 594,6 milioni, la <strong>Sicilia</strong> con 580,6 milioni e la <strong>Campania</strong> con 453,5 milioni. Nel complesso al mezzogiorno vanno circa 2,3 miliardi di euro. La clausola che prevede di impiegare almeno il 40% delle risorse Pnrr al sud in questo caso quindi è rispettata.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">41,9% </span>le risorse del Pnrr per rigenerazione urbana e qualità dell&#8217;abitare indirizzate al mezzogiorno.</p>
</section>
<p><div id="a-febbraio-2026-la-quota-dei-pagamenti-si-attestava-al-589-il-sud-e-le-isole-sono-piu-indietro-rispetto-al-resto-del-paese" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">I dati a livello comunale e lo stato di avanzamento dei progetti</h3>
</p>
<p>Scendendo ancora più nel dettaglio, possiamo osservare che i comuni che ricevono risorse dal Pnrr per progetti legati alla rigenerazione urbana e alla qualità dell&#8217;abitare sono in totale <strong>862</strong>. I finanziamenti più consistenti si concentrano a <strong>Milano</strong> (213,5 milioni), <strong>Genova</strong> (201,9 milioni) e <strong>Messina</strong> (181,1 milioni). <strong>Lamezia</strong> <strong>Terme</strong> è il primo comune non capoluogo di regione a ricevere più risorse (104,7 milioni). Altro comune non capoluogo a intercettare risorse significative è <strong>Corigliano-Rossano</strong> sempre in Calabria che cuba in totale circa 50 milioni di euro.</p>
</p>
<p>Accanto alla distribuzione delle risorse, un indicatore fondamentale per valutare l&#8217;attuazione degli investimenti riguarda il <strong>livello dei pagamenti</strong> effettivamente erogati. Considerando l&#8217;insieme degli interventi dedicati a rigenerazione urbana e qualità dell&#8217;abitare, la quota media dei pagamenti si attesta intorno al <strong>58,9%</strong>. Si tratta di un dato leggermente superiore alla media complessiva del Pnrr, ma che appare comunque critico considerando l&#8217;approssimarsi delle scadenze finali.</p>
</p>
<p>Permangono inoltre forti differenze territoriali. A livello macroregionale il nord-est presenta il livello di avanzamento più elevato, con pagamenti pari al 68,4% degli impegni. Seguono nord-ovest (64%) e centro (61,3%). Più indietro risultano sud continentale (45,3%) e isole (43,1%).</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/abitare-a-napoli-pagamenti-pnrr-fermi-al-32/">Abitare, a Napoli pagamenti Pnrr fermi al 32%</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/abitare-a-napoli-pagamenti-pnrr-fermi-al-32/">Lo stato di avanzamento finanziario dei progetti Pnrr per le periferie e la rigenerazione urbana, comune per comune</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_308897_tab1" role="tab" aria-controls="chart_308897_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_308897_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_308897_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/abitare-a-napoli-pagamenti-pnrr-fermi-al-32/">Abitare, a Napoli pagamenti Pnrr fermi al 32% &#8211; Lo stato di avanzamento finanziario dei progetti Pnrr per le periferie e la rigenerazione urbana, comune per comune</a></div>
</p></div>
<div id="chart_308897_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_308897_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_308897_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_308897_tab3"></p>
<p>La mappa mostra lo stato di avanzamento finanziario dei progetti Pnrr riguardanti la rigenerazione urbana, la qualità dell&#8217;abitare e i piani urbani integrati esclusivamente per la parte finanziata dal piano. Più il verde è scuro e più la quota di pagamenti in un dato territorio è vicina al 100%. Dall&#8217;elaborazione sono stati esclusi 68 progetti (per un importo Pnrr totale di circa 200 milioni di euro) perché non direttamente attribuibili a un singolo territorio comunale.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati OpenPNRR                                                                <br />(ultimo aggiornamento: giovedì 26 Febbraio 2026)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/abitare-a-napoli-pagamenti-pnrr-fermi-al-32.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-308897"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308897" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Anche l&#8217;analisi delle principali città evidenzia situazioni molto differenziate. Considerando esclusivamente gli investimenti Pnrr in questo ambito, <strong>Roma</strong> presenta una quota di pagamenti pari a circa il 71%, <strong>Milano</strong> si ferma al 50,6%, mentre <strong>Napoli</strong> registra appena il 32,4%.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">I progetti estromessi dal Pnrr e la necessità di dati</h3>
</p>
<p>Come abbiamo visto, nel tempo numerosi interventi sono stati esclusi dal perimetro del Pnrr perché non compatibili con le tempistiche e i vincoli imposti. Sebbene il fatto che si siano trovate soluzioni alternative per portare a compimento queste opere sia certamente positivo, occorre sottolineare come <strong>non sia più possibile avere informazioni di dettaglio su questi progetti</strong>. Ciò rende più difficile avere una visione complessiva delle politiche pubbliche dedicate alla rigenerazione urbana e all&#8217;abitare.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_a41e883f647a11765b6c3e9244eaa9dd" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Sarebbe importante avere accesso anche ai dati dei progetti non più finanziati dal Pnrr.</p>
</section></div>
</p>
<p>Una recente <a href="https://www.corteconti.it/Download?id=6cf5eeb2-4f3e-4e1b-b0e2-994798a48b99" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazione</a> della Corte dei conti ha evidenziato che i progetti fuoriusciti dal perimetro del Pnrr continuano a essere presenti sulla piattaforma Regis, al fine di garantire la continuità del monitoraggio e della rendicontazione contabile. Si tratta di oltre <strong>47mila opere</strong> riconducibili agli enti territoriali.</p>
</p>
<p>Sarebbe importante rendere disponibili in modo sistematico anche le informazioni relative a questi interventi. Disporre di <strong>dati aggiornati e accessibili </strong>consentirebbe infatti di ricostruire un quadro più completo e realistico dello stato di avanzamento delle opere, superando la distinzione tra progetti ancora finanziati dal Pnrr e quelli trasferiti su altre fonti di finanziamento. Un&#8217;esigenza particolarmente rilevante in un ambito delicato come quello delle periferie, della rigenerazione urbana e del diritto all&#8217;abitare. Ambiti in cui la continuità degli investimenti e la capacità di monitorarne gli effetti rappresentano elementi essenziali per valutare l&#8217;efficacia delle politiche pubbliche.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il nostro osservatorio sul Pnrr</h3>
</p>
<p>Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Oltre agli&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articoli di approfondimento</a>&nbsp;sullo stato di attuazione e sulle misure presenti nel piano, mettiamo a disposizione anche la piattaforma&nbsp;<a href="http://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">openpnrr.it</a>&nbsp;che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri&nbsp;<a href="https://openpnrr.it/opendata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">open data</a>&nbsp;che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-306091"><div class="mt-40">
<div class="mb-10">
      <amp-img decoding="async" src="/wp-content/uploads/2025/03/cofinanziato_eu.png" alt="Logo 1" class="fixed" width="250" height="67" layout="fixed"></amp-img>
  </div>
</div>
</div></p>
<p><em>Finanziato dall&#8217;Unione europea. Le opinioni espresse appartengono tuttavia al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni dell&#8217;Unione europea o della Commissione europea (amministrazione erogatrice). Né l&#8217;Unione europea né l&#8217;amministrazione erogatrice possono esserne ritenute responsabili.</em></p>
</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/un-edificio-rosa-con-i-vestiti-appesi-alle-finestre-wTvIvcbe0TI">Maria Florencia Pastor</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/gli-investimenti-del-pnrr-per-il-diritto-all-abitare-sono-stati-definanziati/">Gli investimenti del Pnrr per il diritto all&#8217;abitare sono stati definanziati</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Competenze degli studenti, la strada in salita dopo la pandemia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/competenze-degli-studenti-la-strada-in-salita-dopo-la-pandemia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 08:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=307383</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra pochi giorni prenderanno il via gli esami di stato a cui parteciperanno oltre 527mila studenti e studentesse. Analizziamo con i dati i livelli delle competenze alfabetiche nel paese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/competenze-degli-studenti-la-strada-in-salita-dopo-la-pandemia/">Competenze degli studenti, la strada in salita dopo la pandemia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Tra pochi giorni circa mezzo milione di studenti e studentesse inizieranno a sostenere le prove dell&#8217;<strong>esame di maturità 2026</strong>. Un passaggio fondamentale che va oltre il semplice rendimento scolastico. Valutare il livello delle competenze raggiunte infatti rappresenta un indicatore importante su almeno due fronti. Da un lato, avere un livello di competenze adeguato è fondamentale per i ragazzi, non solo per il prosieguo del loro percorso formativo e professionale ma anche per essere <strong>cittadini a tutto tondo</strong> e partecipare pienamente alla vita democratica del paese. </p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">527.607 </span>gli studenti e le studentesse che saranno coinvolti nelle prove di maturità 2026.</p>
</section>
</p>
<p>Dall&#8217;altro lato si tratta anche di un importante momento per riflettere su quanto il sistema educativo italiano nel suo complesso sia in grado di <strong>trasferire ai propri studenti le competenze di base necessarie</strong>. In un <strong>contesto sociale ed economico sempre più segnato dall’innovazione tecnologica, il tema delle competenze assume un rilievo ancora maggiore</strong>. </p>
</p>
<p>La <strong>crescente diffusione dell’intelligenza artificiale sta trasformando il mondo del lavoro</strong>, l’accesso alle informazioni e le modalità di apprendimento. Per questo, oltre alle competenze di base, diventa sempre più <strong>importante sviluppare la capacità di comprendere e padroneggiare questi strumenti in modo consapevole, conoscendone potenzialità, limiti e rischi.</strong> Una sfida che riguarda non solo la preparazione professionale futura, ma anche la formazione di cittadini in grado di orientarsi criticamente in una società sempre più digitale.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>per la Costituzione, l’insegnamento non è un’attività fine a sé stessa, bensì un’attività che deve produrre un qualche effetto concreto, magari non sempre omogeneo, su coloro che ne usufruiscono. [&#8230;] In  questa  prospettiva,  il  momento  propriamente  valutativo  diventa  un  momento  imprescindibile dell’insegnamento,  che  permette  di  stabilire  se  l’attività  di  insegnamento  sia  andata  a  buon  fine, tramutandosi  dunque  in  vera  e  propria  istruzione.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.federalismi.it/ApplOpenFilePDF.cfm?artid=53242&#038;dpath=document&#038;dfile=11032026094406.pdf&#038;content=Il%2Bruolo%2Bdella%2Bscuola%2Bnel%2Bprocesso%2Beducativo%2B%2D%2Bstato%2B%2D%2Bdottrina%2B%2D%2B" target="_blank">&#8211; M. Losana, Il ruolo della scuola nel processo educativo (11 marzo 2026)</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Purtroppo da questo punto di vista permangono alcune <strong>criticità</strong>. Da un lato, <strong>la quota di abbandoni precoci &#8211; ovvero di giovani che lasciano la scuola dopo le medie &#8211; non è mai stata così bassa</strong>. Gli <a href="https://public.tableau.com/app/profile/istat.istituto.nazionale.di.statistica/viz/BES2025_aggiornamento/Bes_2025_aggiornamento_aprile26" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ultimi dati</a> rilasciati ad aprile nell&#8217;ambito delle statistiche sul benessere equo e sostenibile hanno mostrato che <strong>nel 2025 le uscite precoci in Italia sono scese all&#8217;8,2%</strong>. Un valore in continua discesa nell&#8217;ultimo decennio e che consente al nostro paese di raggiungere l&#8217;obiettivo europeo del 9% in anticipo sul 2030.</p>
</p>
<p>Dall&#8217;altro lato però, questo è solo uno degli indicatori per valutare la condizione educativa di ragazze e ragazzi. In base alle <a href="https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2025/Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Rapporto%20prove%20INVALSI%202025.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rilevazioni di Invalsi</a>, in particolare per quanto riguarda le competenze alfabetiche, <strong>non si è ancora tornati ai livelli pre-Covid</strong>. Anzi, il risultato del 2025 ha fatto registrare una <strong>preoccupante inversione di tendenza</strong> rispetto all&#8217;anno precedente in cui si era invece assistito a un parziale recupero. Se da un lato quindi è in <strong>netto miglioramento la quota di chi ha lasciato la scuola prima del tempo</strong>, <strong>non stanno diminuendo gli studenti che &#8211; pur completando gli studi &#8211; arrivano in quinta superiore con competenze inadeguate</strong>.</p>
</p>
<p><div id="nel-2025-il-punteggio-medio-nelle-prove-invalsi-di-italiano-e-tornato-a-diminuire-restano-lontani-i-livelli-pre-covid" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">184,7 </span>il punteggio medio degli studenti nelle prove Invalsi di italiano nel 2025, in diminuzione rispetto all&#8217;anno precedente (189,5).</p>
</section>
</p>
<p>Si tratta di dinamiche estremamente complesse, su cui incidono diversi fattori. Come abbiamo già avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/i-divari-educativi-di-chi-va-alla-maturita-iniziano-molto-prima/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccontare</a> in passato infatti, <strong>sui risultati degli studenti molto spesso incide anche il loro background sociale, economico e culturale</strong>. Appianare questo tipo di ostacoli è uno degli obiettivi che la <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:costituzione" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Costituzione</a> attribuisce anche al nostro sistema scolastico, si tratta però di un compito tutt&#8217;altro che semplice.</p>
</p>
<p>Spesso i divari educativi iniziano ben prima dell&#8217;arrivo alle superiori, con le<strong>&nbsp;lacune acquisite nel primo ciclo di istruzione che in molti casi si trascinano anche negli anni successivi</strong>. Ciò comporta ritardi nel percorso di studi, interruzioni, ripetenze e altri fenomeni connessi con quello più ampio della&nbsp;<strong>dispersione scolastica</strong>, sia <a href="https://www.openpolis.it/parole/dispersione-esplicita-e-abbandono-scolastico/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">esplicita</a> che <a href="https://www.openpolis.it/parole/dispersione-implicita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">implicita</a>.</p>
</p>
<p>Peraltro, come vedremo in questo articolo, <strong>anche i territori dove vivono ragazzi e ragazze sembrano influenzare i loro risultati</strong>. Con i grandi centri urbani che fanno registrare generalmente risultati migliori rispetto alla media complessiva nazionale.</p>
</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le prove Invalsi 2025: un nuovo passo indietro</h3>
</p>
<p>Un recente <a href="https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2025/Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Rapporto%20prove%20INVALSI%202025.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto</a> di <strong>Invalsi</strong> pubblicato lo scorso marzo ha restituito gli esiti delle prove somministrate agli studenti e alle studentesse nel 2025. Dalle rilevazioni emerge una situazione abbastanza preoccupante. Il punteggio medio fatto registrare nelle prove di italiano infatti è sceso a <strong>184,7</strong>, toccando il punto più basso dal 2019. In quell&#8217;anno, l&#8217;ultimo prima della pandemia, il punteggio medio nazionale in italiano era pari a 200. Con l&#8217;avvento dei lockdown e della didattica a distanza, questo valore è crollato a 186,3 nel 2021. Dopo una lieve ripresa registrata nel 2024 (185,9), l&#8217;anno 2025 ha segnato un nuovo peggioramento.</p>
</p>
<p><div id="il-52-circa-degli-studenti-e-delle-studentesse-arriva-alla-maturita-con-competenze-alfabetiche-adeguate" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div id="strillo-testo-block_88ecaa5c934cf24105324f51085cb41b" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Le competenze alfabetiche degli studenti non sono ancora tornate ai livelli pre-Covid.</p>
</section></div>
</p>
<p>Sulla base dei punteggi ottenuti, Invalsi suddivide gli studenti e le studentesse in 5 diversi livelli di competenza alfabetica. <strong>I livelli 1 e 2 indicano risultati non in linea con i traguardi previsti</strong>. Il livello 3 rappresenta la soglia di adeguatezza. I livelli 4 e 5 indicano invece competenze elevate. Nel 2025, quasi la metà degli studenti è rimasta confinata nei primi due livelli.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">51,7% </span>la quota di studenti dell&#8217;ultimo anno delle superiori con competenze alfabetiche soddisfacenti nel 2025.</p>
</section>
</p>
<p>Questa situazione alimenta il fenomeno della <strong>dispersione scolastica implicita</strong>. Vale a dire di tutti quegli studenti che arrivano al diploma pur non possedendo le competenze minime richieste. <strong>A livello nazionale, secondo il rapporto annuale Invalsi, nel 2025 erano l&#8217;8,7%</strong>. Tale dato risulta in aumento rispetto al 2024 e colpisce maggiormente i maschi e gli studenti svantaggiati.</p>
</p>
<p><div id="negli-istituti-professionali-questa-quota-scende-addirittura-al-18" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>La tendenza alla progressiva diminuzione del livello complessivo delle competenze degli studenti si registra in ogni tipo di scuola ma con livelli significativamente differenti. Nei <strong>licei classici, scientifici e linguistici</strong> ad esempio, nel 2019, l’87% degli studenti aveva conseguito risultati almeno soddisfacenti. Nel 2025 la quota è scesa al 74%. Negli altri tipi di scuola la dinamica è simile ma con livelli di partenza molto più bassi. Negli <strong>istituti tecnici</strong>, nello stesso periodo di tempo, si è passati dal 56% al 40%, mentre in quelli <strong>professionali</strong> dal 28% al 18%.</p>
</p>
<p>La contrazione più significativa tuttavia la fa registrare la categoria degli “<strong>altri licei</strong>” (artistico, musicale e coreutico, scienze umane, sportivo), dove si è passati dal 72% di studenti con risultati almeno soddisfacenti al 50% (-22 punti percentuali).</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/negli-istituti-professionali-solo-il-18-degli-studenti-ha-competenze-adeguate-in-italiano/">Negli istituti professionali solo il 18% degli studenti ha competenze adeguate in italiano</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/negli-istituti-professionali-solo-il-18-degli-studenti-ha-competenze-adeguate-in-italiano/">Percentuale di studenti che raggiungono i traguardi previsti in Italiano al termine del secondo ciclo d’istruzione, per tipo di scuola (2019-2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_307343_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_307343_tab3"></p>
<p>Nel grafico sono rappresentate le percentuali di studenti dell&#8217;ultimo anno del secondo ciclo di istruzione che hanno raggiunto risultati almeno soddisfacenti nella prova di italiano. Si considera sufficiente il raggiungimento del livello 3 o superiore. A tale livello, uno studente o la studentessa<span style="font-weight: 400"> risponde a domande su testi complessi (anche astratti, settoriali o figurati, ma vicini alla sua esperienza), individuando informazioni implicite, esplicite e sparse. Ricava il significato di espressioni figurate, specialistiche o con tono particolare (ironico, polemico). Ricostruisce il senso globale e le parti di testi ricchi di informazioni, cogliendo l&#8217;organizzazione, la funzione delle scelte stilistiche e il senso che va oltre il significato letterale. Dimostra sicura padronanza grammaticale, unendo conoscenza spontanea della lingua e pratica dei testi a basi strutturali fondamentali.</span></p>
<p>Nel 2020 i test Invalsi non sono stati svolti a causa del lockdown.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Invalsi                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 10 Marzo 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/negli-istituti-professionali-solo-il-18-degli-studenti-ha-competenze-adeguate-in-italiano.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-307343"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307343" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Questi numeri indicano che <strong>le filiere tecniche e professionali faticano ad assicurare i traguardi fondamentali</strong>. In molte regioni peraltro, il risultato medio negli istituti professionali si ferma al livello 1, il gradino più basso.</p>
</p>
<p><div id="oltre-un-terzo-dei-diplomati-nei-licei-proviene-da-famiglie-agiate-viceversa-il-36-dei-figli-di-operai-si-diploma-in-istituti-professionali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;origine socio-economica come fattore determinante</h3>
</p>
<p>Nonostante la tendenza generalizzata alla progressiva diminuzione delle competenze alfabetiche, quindi, i risultati cambiano anche in maniera significativa a seconda del tipo di scuola. </p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_9ca5505dcd43cd3fe414364faf330aef" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>L&#8217;origine familiare degli studenti può incidere sul loro rendimento e sul percorso scolastico.</p>
</section></div>
</p>
<p>Ma come abbiamo già detto, i divari educativi non nascono all&#8217;ultimo anno delle superiori. Spesso si consolidano già al termine del primo ciclo di istruzione. Molte lacune sono visibili alla fine delle scuole medie, influenzando la scelta dell&#8217;indirizzo superiore. Tale scelta peraltro non è mai neutra ma <strong>risente pesantemente della condizione economica e culturale della famiglia di provenienza</strong>. Per chi viene da una famiglia svantaggiata, in caso di prosecuzione degli studi, l’opzione del liceo appare in molti casi di fatto preclusa. </p>
</p>
<p>I dati del consorzio&nbsp;<a href="https://www.almadiploma.it/indagini/profilo/profilo2024/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Almadiploma</a>, pubblicati nel febbraio scorso, hanno infatti messo in luce come <strong>solo il 15,7% dei diplomati nei licei appartenga a una famiglia di lavoratori esecutivi</strong>. Dato peraltro in flessione, sebbene contenuta, rispetto al 2024 (-0,7 punti percentuali). I figli di operai e affini sono invece oltre un terzo dei diplomati nei professionali (35,9%). In modo speculare, <strong>appartiene alle classi più abbienti oltre un terzo dei diplomati nei licei</strong>. Vale a dire il 33,7% di chi ha conseguito il titolo, a cui si affianca un altro 32,2% di studenti provenienti da famiglie riconducibili alla classe media impiegatizia. Al contrario, meno del 14% di chi si diploma in un istituto professionale e solo il 18,3% di chi esce da un tecnico viene da famiglie abbienti.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/meno-del-16-dei-diplomati-nei-licei-e-figlio-di-operai/">Meno del 16% dei diplomati nei licei è figlio di operai</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/meno-del-16-dei-diplomati-nei-licei-e-figlio-di-operai/">Composizione percentuale dei diplomati 2025 per condizione professionale dei genitori</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         aria-labelledby="chart_307374_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/meno-del-16-dei-diplomati-nei-licei-e-figlio-di-operai/">Meno del 16% dei diplomati nei licei è figlio di operai &#8211; Composizione percentuale dei diplomati 2025 per condizione professionale dei genitori</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Almadiploma                                                                <br />(ultimo aggiornamento: giovedì 26 Febbraio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/meno-del-16-dei-diplomati-nei-licei-e-figlio-di-operai.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-307374"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307374" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Questa dinamica suggerisce che <strong>il percorso di studi scelto spesso non riflette le reali attitudini dello studente, ma il suo punto di partenza</strong>. Sempre secondo il rapporto Invalsi infatti, gli studenti provenienti da famiglie avvantaggiate (status <a href="https://www.istruzione.it/snv/allegati/01_A_INVALSI_escs_slide.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Escs</a> alto) ottengono punteggi medi in italiano superiori a 200. Chi vive in contesti svantaggiati invece si ferma a circa 30 punti sotto. In questo modo si perpetua il circolo vizioso della povertà educativa.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Il protrarsi di questa situazione potrebbe anche essere attribuito a diversi fattori strutturali, tra cui non solo le difficoltà legate alla didattica a distanza e alle discontinuità formative durante gli anni critici della pandemia ma anche all’emergere di nuove fragilità negli studenti e nelle studentesse e alle sfide poste dalla crescente complessità del contesto scolastico e sociale.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2025/Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Rapporto%20prove%20INVALSI%202025.pdf" target="_blank">&#8211; Rapporto Invalsi 2025</a>
									            </div>
</section>
<p><div id="tra-il-2019-e-il-2024-in-103-capoluoghi-su-112-il-livello-medio-delle-competenze-alfabetiche-in-terza-media-e-diminuito" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le competenze alfabetiche alla fine del primo ciclo di istruzione nei comuni capoluogo</h3>
</p>
<p>Finora ci siamo soffermati su dati aggregati a livello nazionale. Tuttavia queste informazioni, come sappiamo, non restituiscono quelli che sono i divari e le difficoltà che caratterizzano i diversi territori del paese. Per questo è sempre importante andare a vedere cosa succede a livello locale. Per valutare il livello di competenza alfabetica nei territori è possibile fare riferimento alle elaborazioni di&nbsp;<a href="https://www.istat.it/statistica-sperimentale/aggiornamento-degli-indicatori-del-sistema-informativo-a-misura-di-comune/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a> che riportano il punteggio medio ottenuto dagli studenti a cui sono stati somministrati i test Invalsi. In questo caso l’informazione è disponibile solo per i <strong>comuni capoluogo</strong> di provincia e per i ragazzi e le ragazze <strong>delle classi terze della scuola secondaria di primo grado</strong>. Dati comunque interessanti, alle luce di quanto detto nei paragrafi precedenti sull&#8217;origine delle disuguaglianze.</p>
</p>
<p>Nel 2024, ultimo anno della rilevazione, in 40 comuni il punteggio medio fatto registrare dagli studenti è stato pari o superiore a 200. I valori più elevanti in assoluto sono quelli di <strong>Macerata</strong> (211), <strong>Siena</strong> (210,9) e <strong>Fermo</strong> (209,4). Viceversa i punteggi più bassi si rilevano a <strong>Caltanissetta</strong> (179,3), <strong>Prato</strong> (180,6) e <strong>Palermo</strong> (181).</p>
</p>
<p>Un altro indicatore certamente interessante da analizzare riguarda la <strong>variazione dei punteggi medi nel tempo</strong>. Facendo un confronto tra il 2019, ultimo anno prima della pandemia, possiamo osservare come <strong>in 103 capoluoghi su 112 il livello dei punteggi si sia contratto</strong>.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-78-capoluoghi-le-competenze-alfabetiche-degli-studenti-si-sono-ridotte-tra-2019-e-2022/">In 103 capoluoghi le competenze alfabetiche degli studenti si sono ridotte tra 2019 e 2024</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-78-capoluoghi-le-competenze-alfabetiche-degli-studenti-si-sono-ridotte-tra-2019-e-2022/">Variazione del livello di competenza alfabetica degli studenti per comune capoluogo di provincia (2019-2024)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_307381_tab1"><br />
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 26 Maggio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-307381"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307381" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Le diminuzioni più consistenti sono state a <strong>Mantova</strong>, dove si è passati da un punteggio medio di 208 a 192,9 (-15,1 punti), <strong>Nuoro</strong> (-13,9) e <strong>Aosta</strong> (-12,9). Sul versante opposto, l’incremento più significativo lo ha fatto registrare <strong>Carbonia</strong>, passata da un punteggio medio di 187,4,3 nel 2019 a 190,5 nel 2024 (+3,1). Seguono <strong>Ragusa</strong> (+2,1) e <strong>Trapani</strong> (+1,5).</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/friuli_venezia_giulia.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/Veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alle competenze alfabetiche degli studenti in III media sono elaborazioni Istat sulla base delle prove Invalsi.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://www.pexels.com/photo/student-cheating-during-an-exam-7092587/" type="link" id="https://www.pexels.com/photo/student-cheating-during-an-exam-7092587/">RDNE Stock Project</a> (<a href="https://www.pexels.com/license/">Licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/competenze-degli-studenti-la-strada-in-salita-dopo-la-pandemia/">Competenze degli studenti, la strada in salita dopo la pandemia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Pnrr dedica un miliardo e mezzo di euro allo sviluppo dell&#8217;idrogeno</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-pnrr-dedica-un-miliardo-e-mezzo-allo-sviluppo-dell-idrogeno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=308697</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tuttavia gli alti costi iniziali e un mercato ancora acerbo hanno scoraggiato gli investimenti. Questo ha portato alla necessità di profonde revisioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-pnrr-dedica-un-miliardo-e-mezzo-allo-sviluppo-dell-idrogeno/">Il Pnrr dedica un miliardo e mezzo di euro allo sviluppo dell&#8217;idrogeno</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni il tema dell’<strong>energia</strong> è tornato al centro del dibattito pubblico, sia italiano che internazionale. I conflitti, l’instabilità geopolitica e la volatilità dei prezzi hanno evidenziato con forza la <strong>dipendenza europea dalle fonti fossili e dai paesi esportatori</strong>. Accelerare la <strong>transizione energetica</strong> diventa quindi un obiettivo ancora più importante.</p>
<p>Da questo punto di vista l’<strong>idrogeno</strong> rappresenta un possibile strumento per decarbonizzare i trasporti e settori industriali particolarmente difficili da elettrificare. Dato questo contesto, l’Unione europea ha deciso di rafforzare ulteriormente gli investimenti nel comparto, anche attraverso il capitolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-il-repowereu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">RepowerEu</a> introdotto dopo la crisi energetica del 2022.</p>
<p>Il <strong>piano nazionale di ripresa e resilienza</strong> (Pnrr) italiano ha fatto proprie alcune di queste indicazioni prevedendo cospicui investimenti per lo sviluppo dell’idrogeno come fonte energetica. Le misure attualmente attive sono 5 e riguardano la produzione di idrogeno verde, le infrastrutture di trasporto, la ricerca industriale e la realizzazione di impianti per elettrolizzatori. Accanto a questi investimenti troviamo anche alcune <strong>riforme</strong> pensate per favorire la diffusione della filiera.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">1,5 mld € </span>gli investimenti del Pnrr per lo sviluppo dell&#8217;idrogeno come vettore energetico.</p>
</section>
<p>I risultati raggiunti finora appaiono piuttosto disomogenei. In diversi casi <strong>gli investimenti non si sono rivelati particolarmente appetibili</strong>, soprattutto a causa degli elevati costi iniziali richiesti agli operatori privati a fronte di un mercato ancora poco sviluppato. Non a caso alcune misure hanno registrato <strong>bandi deserti, rinunce ai finanziamenti e frequenti rinvii</strong>. Per questo motivo il governo si è visto costretto a intervenire più volte per rivedere gli obiettivi e riallocare le risorse.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come funziona la produzione di energia dall&#8217;idrogeno</h3>
<p>L’idrogeno non è una fonte energetica primaria ma un <strong><a href="https://energia.enea.it/idrogeno-e-nuovi-vettori-energetici/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vettore</a></strong>. Questo significa che, per essere utilizzato, <strong>deve prima essere prodotto attraverso altri processi che richiedono energia</strong>. Il metodo oggi considerato più sostenibile è quello dell’<strong>elettrolisi dell’acqua</strong>: utilizzando elettricità, l’acqua viene separata in ossigeno e idrogeno. Se l’energia elettrica utilizzata proviene da fonti rinnovabili si parla di “<strong>idrogeno verde</strong>”.</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		L&#8217;utilizzo dell&#8217;idrogeno come vettore energetico è un settore in crescita che tuttavia non è esente da criticità.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-funziona-la-produzione-di-energia-dallidrogeno/"><br />
                &#8220;Come funziona la produzione di energia dall&#8217;idrogeno&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<p>L’idrogeno così prodotto può essere stoccato, trasportato e successivamente utilizzato per generare energia attraverso celle a combustibile oppure come combustibile diretto in alcuni processi industriali. Le celle a combustibile producono elettricità combinando idrogeno e ossigeno, con <strong>emissioni praticamente nulle</strong>: il principale sottoprodotto è infatti il vapore acqueo.</p>
<p>Questa tecnologia viene considerata particolarmente promettente per i cosiddetti settori “<strong>hard-to-abate</strong>”, cioè quei comparti industriali dove la riduzione delle emissioni è più complessa, come siderurgia, chimica, vetro, ceramica e trasporto pesante. Tuttavia la filiera presenta ancora <strong>costi molto elevati,</strong> soprattutto per quanto riguarda la produzione, il trasporto e lo stoccaggio dell’idrogeno verde. Per questo motivo si è cercato di utilizzare una parte dei fondi del Pnrr per accelerare lo sviluppo del settore. </p>
<div id="il-pnrr-prevede-investimenti-per-15-miliardi-per-lo-sviluppo-dellidrogeno-come-vettore-energetico" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Gli investimenti del Pnrr per l&#8217;idrogeno</h3>
<p>Nei prossimi paragrafi passeremo in rassegna le riforme e gli investimenti del piano riguardanti l&#8217;idrogeno. Lo faremo sfruttando le informazioni più recenti disponibili. Vale a dire i dati presenti su <a href="https://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">OpenPNRR</a> aggiornati al 26 febbraio 2026, la <a href="https://www.strutturapnrr.gov.it/it/documenti/relazioni-al-parlamento/settima-relazione-al-parlamento-sullo-stato-di-attuazione-del-piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">settima relazione</a> sullo stato di attuazione del Pnrr e i <a href="https://www.camera.it/temiap/allegati/2026/03/03/OCD177-8844.pdf?timeStamp=1779442817921" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dossier</a> curati dal servizio studi della camera dei deputati. Prima di approfondire le diverse misure tuttavia facciamo una panoramica generale degli investimenti previsti.</p>
<p>Allo stato attuale sono 5 per un importo complessivo di circa <strong>1,5 miliardi</strong>. La misura che cuba più risorse è quella riguardante la <a href="https://openpnrr.it/misure/91/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">produzione di idrogeno in aree industriali dismesse</a> (590 milioni, considerando anche la <a href="https://openpnrr.it/misure/439/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">componente</a> inserita con il RepowerEu). Troviamo poi 345 milioni per <a href="https://openpnrr.it/misure/94/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sperimentazione dell’idrogeno nel trasporto ferroviario e stradale</a> e 300 milioni per <a href="https://openpnrr.it/misure/95/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ricerca e sviluppo</a>.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-pnrr-circa-15-miliardi-di-euro-per-lo-sviluppo-dellidrogeno/">Dal Pnrr circa 1,5 miliardi di euro per lo sviluppo dell&#8217;idrogeno</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-pnrr-circa-15-miliardi-di-euro-per-lo-sviluppo-dellidrogeno/">Il quadro degli investimenti del Pnrr per lo sviluppo dell&#8217;idrogeno come vettore energetico</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_308689_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_308689_tab3"></p>
<p>Nel grafico sono rappresentati solamente gli investimenti del Pnrr dedicati allo sviluppo dell&#8217;idrogeno. A questi vanno aggiunte anche due riforme: <span data-sheets-root="1">Semplificazione amministrativa e riduzione degli ostacoli normativi alla diffusione dell&#8217;idrogeno e Misure volte a promuovere la competitività dell&#8217;idrogeno. La misura Utilizzo dell’idrogeno in settori hard-to-abate è stata definanziata e non è più presente nei dataset rilasciati dal governo.</span></p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione e dati <a href="https://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noopener">OpenPNRR</a>                                                                <br />(ultimo aggiornamento: giovedì 26 Febbraio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/dal-pnrr-circa-15-miliardi-di-euro-per-lo-sviluppo-dellidrogeno.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-308689"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308689" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Analizzando i dati sulla spesa già sostenuta dalle amministrazioni titolari si notano valori mediamente bassi. L’investimento più avanzato è l’<strong>utilizzo dell’idrogeno per i trasporti (26,2%)</strong>. Viceversa, la misura più indietro è quella riguardante la <a href="https://openpnrr.it/misure/105/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">realizzazione di&nbsp;impianti industriali per la produzione di elettrolizzatori</a> (0,32%). In quest’ultimo caso una percentuale così bassa potrebbe essere dovuta al fatto che i progetti finanziati sono <strong>in gran parte affidati a imprese</strong> <strong>private</strong> che quindi potrebbero aver anticipato gli investimenti con risorse proprie.</p>
<div id="linvestimento-sulle-hydrogen-valleys-e-stato-potenziato-anche-se-negli-anni-ci-sono-state-diverse-rinunce" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Produzione dell&#8217;idrogeno in aree industriali dismesse</h3>
<p>L’investimento dedicato alle cosiddette <a href="https://openpnrr.it/misure/91/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">hydrogen valleys</a> rappresenta oggi la misura economicamente più rilevante del Pnrr sull’idrogeno. La dotazione complessiva ammonta a <strong>590 milioni di euro</strong>, considerando anche le risorse aggiuntive introdotte attraverso il RepowerEu.</p>
<p>L’obiettivo è <strong>sostenere la produzione e l’utilizzo locale recuperando aree industriali dismesse</strong>. In particolare il piano punta a favorire la nascita di ecosistemi in cui l’idrogeno venga prodotto attraverso fonti rinnovabili e consumato direttamente sul territorio, soprattutto nelle regioni del <strong>mezzogiorno</strong>. Il target iniziale prevedeva il completamento entro giugno 2026 di almeno <strong>10 progetti con l&#8217;installazione di elettrolizzatori</strong> con capacità compresa tra 1 e 5 megawatt. Con l’introduzione del Repower, l’<a href="https://openpnrr.it/scadenze/474/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">obiettivo finale</a> è salito a <strong>12 progetti</strong>.</p>
<p>Dal punto di vista amministrativo la <a href="https://openpnrr.it/scadenze/472/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prima fase</a> della misura si è conclusa positivamente con l’aggiudicazione degli appalti. Tutte le regioni e le province autonome hanno aderito agli avvisi ministeriali, pubblicando i bandi e selezionando i progetti da finanziare.</p>
<div id="strillo-testo-block_996cff5eb60da914818046fd6d912127" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Molti soggetti privati hanno rinunciato ai finanziamenti.</p>
</section></div>
<p>Le difficoltà sono però emerse nella fase attuativa. Diversi soggetti privati hanno rinunciato ai finanziamenti a causa di un <strong>mercato ancora acerbo e degli elevati investimenti iniziali richiesti</strong>. Le rinunce formalizzate da Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Campania, Molise e Liguria hanno costretto il ministero a riprogrammare più volte le risorse disponibili. Al 31 dicembre 2025 la spesa dichiarata dal ministero dell&#8217;ambiente risultava pari ad appena 109,5 milioni di euro, cioè il <strong>21,9%</strong> della dotazione della misura.</p>
<p>I progetti attivi, a febbraio 2026, risultano essere <strong>51 per un valore complessivo di circa 565 milioni di euro, di cui 509 finanziati dal Pnrr</strong>. Nessun progetto risulta ancora concluso e la quota di pagamenti già sostenuti si attesta al 26,3%.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">44% </span>la quota di risorse Pnrr per le hydrogen valleys indirizzata alle regioni del mezzogiorno.</p>
</section>
<div id="la-sperimentazione-nei-trasporti-ha-subito-un-definanziamento-di-230-milioni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Sperimentazione dell&#8217;idrogeno per il trasporto ferroviario e stradale</h3>
<p>Anche il settore dei trasporti rientra tra gli ambiti di <a href="https://openpnrr.it/misure/94/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">possibile sviluppo dell’idrogeno</a>. In origine il Pnrr prevedeva due investimenti distinti: uno dedicato al trasporto stradale e uno al trasporto ferroviario, per una dotazione complessiva iniziale di <strong>530 milioni di euro</strong>. A seguito delle criticità emerse, <strong>le due misure sono state successivamente accorpate</strong> in un unico investimento che oggi dispone di circa <strong>300 milioni di euro</strong>.</p>
<div id="strillo-testo-block_6834f7109c42bf9e7e37fec54516fbcd" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Molti soggetti privati hanno giudicato il finanziamento Pnrr troppo limitato a fronte di un investimento iniziale consistente.</p>
</section></div>
<p>L’obiettivo iniziale per il trasporto stradale era la realizzazione di <strong>almeno 40 stazioni di rifornimento per mezzi pesanti</strong> lungo autostrade e corridoi logistici strategici. Sul fronte ferroviario invece il piano prevedeva la costruzione di <strong>10 stazioni a servizio di linee regionali non elettrificate</strong>. Le difficoltà operative sono state particolarmente rilevanti soprattutto per il comparto stradale. I bandi hanno registrato <strong>scarse adesioni e ben 18 rinunce</strong> formali da parte degli operatori economici. Tra i principali problemi segnalati figurano i ritardi ministeriali, il <strong>limite del finanziamento Pnrr fissato al 50% del costo totale dell&#8217;opera</strong> associato a investimenti iniziali giudicati troppo elevati e una domanda di mercato ancora molto debole. Per quanto riguarda il settore ferroviario, i rallentamenti sono stati causati soprattutto dall’<strong>aumento dei costi</strong> delle materie prime e dall’inflazione.</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/06/assonime-report-2025.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche<br />
<br /><strong>Gli investimenti del Pnrr per la transizione ecologica</strong></a>.</p>
</section>
<p>Queste criticità hanno portato a una profonda revisione della misura. Il numero di stazioni previste per il trasporto stradale è stato <strong>ridotto da 40 a 21</strong>, mentre quelle ferroviarie sono scese <strong>da 10 a 8</strong>. Il nuovo <a href="https://openpnrr.it/scadenze/485/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">target</a> complessivo prevede quindi la realizzazione di <strong>29 stazioni</strong> entro giugno 2026.</p>
<p>Al 31 dicembre 2025 la spesa dichiarata dal ministero delle infrastrutture risultava pari a circa 90,4 milioni di euro, cioè il <strong>26,2%</strong> delle risorse Pnrr stanziate. I progetti attivi al 26 febbraio 2026 erano <strong>33</strong> per un importo complessivo di circa <strong>511 milioni di euro, di cui 345 Pnrr</strong>. Anche in questo caso nessun progetto risulta ancora concluso.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Ricerca e sviluppo sull&#8217;idrogeno</h3>
<p>Tra le misure dedicate all’idrogeno, quella relativa alla <a href="https://openpnrr.it/misure/95/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ricerca e sviluppo</a> ha registrato un andamento sostanzialmente positivo. L’investimento dispone oggi di una dotazione di <strong>300 milioni di euro</strong>, aumentata rispetto ai 160 originariamente previsti.</p>
<p>L’obiettivo è sostenere attività di ricerca lungo tutta la filiera: produzione di idrogeno verde, tecnologie per stoccaggio e trasporto, celle a combustibile e sistemi intelligenti di gestione delle infrastrutture energetiche. Il <a href="https://openpnrr.it/scadenze/488/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">target</a> finale prevede la realizzazione di <strong>almeno 10 progetti di ricerca</strong> entro giugno 2026. La <a href="https://openpnrr.it/scadenze/487/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">milestone</a> relativa all’aggiudicazione dei contratti di ricerca è stata raggiunta già nel 2022.</p>
<p>A differenza delle altre misure, in questo caso non si sono registrate carenze di domanda o criticità strutturali. Al contrario, il problema principale è stato l’<strong>esaurimento rapido delle risorse disponibili</strong>, che aveva lasciato fuori diversi progetti giudicati ammissibili. Proprio per questo motivo, con la revisione del piano sono stati aggiunti fondi ulteriori per finanziare nuovi interventi e far scorrere le graduatorie.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">+140 mln € </span>gli investimenti Pnrr aggiuntivi per ricerca e sviluppo sull&#8217;idrogeno.</p>
</section>
<p>I progetti attivi risultano oggi <strong>70</strong> per un valore complessivo di circa <strong>306 milioni di euro, di cui 273 Pnrr</strong>. Anche in questo caso risultano tutti ancora in corso, con uno stato di avanzamento finanziario pari al <strong>20,7%</strong>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Idrogeno (Ipcei)</h3>
<p>Questa <a href="https://openpnrr.it/misure/105/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">misura</a> punta a creare una vera e propria catena industriale dell’idrogeno in Italia attraverso la partecipazione agli <a href="https://www.mimit.gov.it/it/incentivi/fondo-ipcei-importanti-progetti-di-comune-interesse-europeo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Importanti progetti di comune interesse europeo</a> (Ipcei). L’investimento finanzia in particolare la produzione di elettrolizzatori, la realizzazione di nuovi impianti industriali e il rafforzamento dell’intera filiera nazionale. L’<a href="https://openpnrr.it/scadenze/515/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">obiettivo finale</a> è raggiungere una produzione di elettrolizzatori con una <strong>capacità aggregata totale di almeno 890 megawatt all&#8217;anno</strong>.</p>
<p>La misura ha preso avvio nel 2022 con la sottoscrizione dei contratti relativi ai due principali progetti Ipcei: quello di <a href="https://openpnrr.it/progetti/497550" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ansaldo Green Tech</a> e quello di <a href="https://openpnrr.it/progetti/497552" target="_blank" rel="noreferrer noopener">De Nora Italy Hydrogen Technologies</a>. Successivamente sono stati avviati ulteriori bandi per finanziare nuovi impianti industriali e investimenti produttivi. Dal punto di vista operativo non emergono criticità particolarmente rilevanti. I documenti segnalano soltanto la rinuncia di uno dei progetti ammessi.</p>
<div id="strillo-testo-block_609f03dcb074a82263e4f62492428642" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>La misura ha subito una decurtazione di fondi ma gli obiettivi sono rimasti invariati.</p>
</section></div>
<p>Durante la revisione del Pnrr approvata a <a href="https://www.openpolis.it/come-cambiato-il-pnrr-dopo-le-ultime-revisioni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">novembre 2025</a>, la misura è stata oggetto di interventi di <strong>semplificazione amministrativa</strong>. Dal punto di vista finanziario, ha subito un forte ridimensionamento: la dotazione originaria di <strong>450 milioni di euro</strong> è stata ricalcolata e abbassata a <strong>circa 259,9 milioni di euro</strong>, sebbene gli obiettivi di capacità produttiva siano rimasti invariati.</p>
<p>I progetti attivi sono 6 per un valore di circa <strong>257 milioni di euro</strong> quasi interamente finanziati dal Pnrr. Come già detto, lo stato di avanzamento finanziario risulta estremamente basso: appena lo <strong>0,3%</strong>. Un dato che appare in parte contraddittorio rispetto all’avanzamento operativo descritto nei documenti ufficiali. </p>
<div id="linvestimento-sullutilizzo-dellidrogeno-in-settori-difficili-da-decarbonizzare-e-stato-eliminato-dal-pnrr" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Utilizzo dell&#8217;idrogeno in settori hard to abate</h3>
<p>L’investimento era stato concepito per favorire la <strong>sostituzione del metano con idrogeno verde nei settori industriali più difficili da decarbonizzare</strong>. Comparti particolarmente energivori come cementifici, cartiere, industrie del vetro e della ceramica.</p>
<div id="strillo-testo-block_497dc7abfcf44afe30ad3cc614b4e9e8" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>La misura è stata eliminata dal Pnrr per circostanze oggettive.</p>
</section></div>
<p>La misura disponeva inizialmente di una dotazione molto elevata, pari a <strong>2 miliardi di euro</strong>. L’obiettivo finale prevedeva l’introduzione concreta dell’idrogeno in almeno uno stabilimento industriale entro giugno 2026. Nel corso dell’attuazione però sono emerse <strong>criticità considerate talmente gravi da rendere impossibile il raggiungimento del target nei tempi previsti dal Pnrr</strong>. </p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		I governi nazionali possono modificare i propri piani di ripresa e resilienza solo a fronte di condizioni oggettive.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/quanto-e-come-puo-essere-modificato-il-pnrr/"><br />
                &#8220;Quanto e come può essere modificato il Pnrr&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<p>Di conseguenza, nel corso della revisione del piano approvata a fine 2025 <strong>il target finale è stato completamente soppresso e le risorse ridotte da 2 miliardi a 1 miliardo di euro</strong>. La quota residua è stata in gran parte riallocata a favore della società <a href="http://www.driditalia.it/homepage" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dri d’Italia Spa</a> per la realizzazione di impianti siderurgici alimentati esclusivamente a idrogeno verde.</p>
<h3 class="wp-block-heading">I progetti finanziati e l&#8217;impatto sui territori</h3>
<p>Dopo aver passato in rassegna i vari investimenti del Pnrr riguardanti l&#8217;idrogeno, tracciamo adesso un quadro complessivo dei progetti finanziati. Parliamo in totale di <strong>160 opere per un importo di circa 1,4 miliardi di euro</strong>. Nel caso delle misure prese in esame, troviamo molti progetti che interessano il territorio di più regioni (16) e altri invece che sono identificati come di interesse nazionale (41). Tali interventi assorbono oltre 160 milioni, pari a circa l’11,6% dell’importo totale assegnato. Al netto di questi interventi, possiamo osservare che la quota di risorse più significativa si trova in <strong>Liguria</strong> che da sola cuba circa 220 milioni di euro. Seguono <strong>Lombardia</strong> (180 milioni), <strong>Lazio</strong> (128 milioni) e <strong>Puglia</strong> (84,4 milioni).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-liguria-oltre-200-milioni-dal-pnrr-per-lo-sviluppo-dellidrogeno/">In Liguria oltre 200 milioni dal Pnrr per lo sviluppo dell&#8217;idrogeno</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-liguria-oltre-200-milioni-dal-pnrr-per-lo-sviluppo-dellidrogeno/">Il quadro dei progetti finanziati dal Pnrr per lo sviluppo dell&#8217;idrogeno, territorio per territorio</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         aria-labelledby="chart_308693_tab1"><br />
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione e dati <a href="https://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noopener">OpenPNRR</a>                                                                <br />(ultimo aggiornamento: giovedì 26 Febbraio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/in-liguria-oltre-200-milioni-dal-pnrr-per-lo-sviluppo-dellidrogeno.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-308693"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308693" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Da notare che l’importo della Liguria si concentra quasi esclusivamente su un singolo&nbsp;<a href="https://openpnrr.it/progetti/497550/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">progetto</a>. Si tratta della già citata realizzazione di uno degli&nbsp;impianti industriali per la produzione di elettrolizzatori.&nbsp;</p>
<div id="entrambe-le-riforme-previste-sono-gia-state-completate" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Semplificazione amministrativa e riduzione degli ostacoli normativi alla diffusione dell&#8217;idrogeno</h3>
<p>Finora ci siamo concentrati sugli investimenti del Pnrr nel settore. Il piano tuttavia prevede anche due <strong>riforme</strong> in questo ambito. La <a href="https://openpnrr.it/misure/110/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prima</a> mira a creare un <strong>quadro regolatorio più chiaro</strong> per produzione, trasporto, stoccaggio e utilizzo dell’idrogeno, introducendo procedure autorizzative accelerate, regole tecniche aggiornate e sistemi di garanzia di origine.</p>
<p>L&#8217;unica <a href="https://openpnrr.it/scadenze/522/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">milestone</a> prevista dalla riforma, che richiedeva l&#8217;entrata in vigore delle misure legislative necessarie entro il primo trimestre 2023, è stata <strong>pienamente conseguita</strong>. Tra i principali provvedimenti emanati troviamo:</p>
<ul class="wp-block-list">
<li>il <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2021-11-08;199" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto legislativo 199/2021</a> che ha introdotto una procedura semplificata per elettrolizzatori fino a 10 Mw;</li>
<li>un <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2022/06/16/22A03534/sg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto</a> del ministero dell&#8217;ambiente del giugno 2022 che ha aggiornato la regola tecnica sul gas combustibile per stabilire un primo limite cautelativo utile all&#8217;immissione sicura di idrogeno nelle reti; a luglio dello stesso anno un decreto del ministero delle infrastrutture ha inoltre stabilito i criteri di localizzazione per le stazioni di rifornimento;</li>
<li>il <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2023;13~art45" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto legge 13/2023</a> che ha accelerato gli iter burocratici dando la precedenza ai progetti sull&#8217;idrogeno verde nelle valutazioni di impatto ambientale e ha istituito un comitato centrale per la sicurezza tecnica;</li>
<li>un <a href="https://www.vigilfuoco.it/aspx/download_file.aspx?id=32679" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto</a> del ministero dell&#8217;Interno sulla prevenzione incendi (per elettrolisi e stoccaggio) e un <a href="https://www.mase.gov.it/comunicati/energia-pubblicato-il-decreto-attuativo-del-mase-le-garanzie-dorigine" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto</a> del Mase che disciplina il sistema delle garanzie d&#8217;origine delle fonti per la produzione dell&#8217;idrogeno.</li>
</ul>
<h3 class="wp-block-heading">Misure volte a promuovere la competitività dell&#8217;idrogeno</h3>
<p>Il Pnrr include infine una <a href="https://openpnrr.it/misure/111/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">riforma fiscale</a> finalizzata a incentivare la produzione e l’utilizzo dell’idrogeno verde, recependo la direttiva europea <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32018L2001" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Red II</a>. Un vincolo fondamentale è che le attività incentivate devono garantire una riduzione delle emissioni di gas serra nel ciclo di vita del <strong>73,4%</strong>.</p>
<div id="strillo-testo-block_d4ada72a2979f45ed2059d85c9f39f8c" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Entrambe le riforme riguardanti l&#8217;idrogeno sono già state completate.</p>
</section></div>
<p>Anche in questo caso era presente un&#8217;unica <a href="https://openpnrr.it/scadenze/523/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scadenza</a> che è stata completata nei tempi previsti (giugno 2022). Nello specifico, il <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2022-04-30;36" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto legge 36/2022</a> ha introdotto l&#8217;esenzione dal pagamento degli oneri generali di sistema elettrico per il consumo di energia da fonti rinnovabili negli impianti di elettrolisi. Ha inoltre stabilito che l&#8217;idrogeno verde non sia sottoposto ad accisa, a meno che non venga utilizzato direttamente in motori termici come carburante. </p>
<p>Un successivo <a href="https://www.mase.gov.it/portale/documents/d/guest/dm_347_21-09-2022-pdf-1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto</a> del Mase ha definito le condizioni tecniche per accedere alle agevolazioni, richiedendo, ad esempio, che gli impianti di produzione di idrogeno siano collegati a impianti a fonti rinnovabili e muniti delle relative garanzie di origine.</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza delle politiche pubbliche per la transizione energetica</h3>
<p>In un contesto segnato dalla crisi energetica e dalla necessità di accelerare la transizione ecologica, investire nello sviluppo dell’idrogeno significa puntare su una tecnologia che oggi appare ancora poco matura ma che potrebbe avere un ruolo importante nella decarbonizzazione dell’industria e dei trasporti pesanti. Le difficoltà incontrate dalle misure del Pnrr mostrano però quanto sia <strong>complicato affidare esclusivamente al mercato lo sviluppo di settori caratterizzati da costi iniziali molto elevati e ritorni economici ancora incerti</strong>. Proprio per questo gli investimenti pubblici possono svolgere una funzione decisiva nel sostenere innovazione, ricerca e infrastrutture strategiche.</p>
<div id="strillo-testo-block_f834d87becbcc45f831d0b5600591fa8" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Gli investimenti pubblici possono svolgere una funzione decisiva nel sostenere settori strategici in via di sviluppo.</p>
</section></div>
<p>Allo stesso tempo, il caso dell’idrogeno evidenzia anche <strong>l’importanza della disponibilità e dell’analisi dei dati sullo stato di attuazione degli interventi finanziati</strong>. Questo non solo al fine di verificare il rispetto degli obiettivi del piano, individuando tempestivamente criticità, ritardi e limiti strutturali, ma anche per <strong>programmare politiche pubbliche più efficaci</strong>, coerenti con le reali capacità attuative e in grado di tenere conto degli effettivi fabbisogni dei territori.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il nostro osservatorio sul Pnrr</h3>
<p>Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Oltre agli&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articoli di approfondimento</a>&nbsp;sullo stato di attuazione e sulle misure presenti nel piano, mettiamo a disposizione anche la piattaforma&nbsp;<a href="http://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">openpnrr.it</a>&nbsp;che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri&nbsp;<a href="https://openpnrr.it/opendata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">open data</a>&nbsp;che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-306091"><div class="mt-40">
<div class="mb-10">
      <amp-img decoding="async" src="/wp-content/uploads/2025/03/cofinanziato_eu.png" alt="Logo 1" class="fixed" width="250" height="67" layout="fixed"></amp-img>
  </div>
</div>
</div></p>
<p><em>Finanziato dall&#8217;Unione europea. Le opinioni espresse appartengono tuttavia al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni dell&#8217;Unione europea o della Commissione europea (amministrazione erogatrice). Né l&#8217;Unione europea né l&#8217;amministrazione erogatrice possono esserne ritenute responsabili.</em></p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://www.magnific.com/free-ai-image/ai-generated-water-drops-picture_57311470.htm#fromView=keyword&amp;page=1&amp;position=11&amp;uuid=8c760f80-dac3-4930-bb58-956db38677cc&amp;query=H2" type="link" id="https://www.magnific.com/free-ai-image/ai-generated-water-drops-picture_57311470.htm#fromView=keyword&amp;page=1&amp;position=11&amp;uuid=8c760f80-dac3-4930-bb58-956db38677cc&amp;query=H2">freepik</a> (<a href="https://www.magnific.com/ai/docs/licenses-attribution#merchandise-license" type="link" id="https://www.magnific.com/ai/docs/licenses-attribution#merchandise-license">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-pnrr-dedica-un-miliardo-e-mezzo-allo-sviluppo-dell-idrogeno/">Il Pnrr dedica un miliardo e mezzo di euro allo sviluppo dell&#8217;idrogeno</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Un anno insieme&#8221;, a L&#8217;Aquila l&#8217;evento finale di Cosmic School</title>
		<link>https://www.openpolis.it/un-anno-insieme-a-laquila-levento-finale-di-cosmic-school/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 14:09:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=308840</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nell’anno scolastico che volge al termine il progetto ha visto coinvolte 13 scuole di tre regioni italiane, oltre a enti di ricerca pubblici e privati, in un percorso teorico e pratico di avvicinamento alle materie STEM. Le parole dei protagonisti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/un-anno-insieme-a-laquila-levento-finale-di-cosmic-school/">&#8220;Un anno insieme&#8221;, a L&#8217;Aquila l&#8217;evento finale di Cosmic School</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>L’AQUILA &#8211; Giunge al termine <strong>Cosmic School</strong>, percorso educativo volto ad avvicinare studenti e studentesse alle materie STEM, che ha visto nell’anno scolastico in corso il coinvolgimento di circa 1.800 studenti e studentesse di 13 scuole.</p>
</p>
<p>“L’atterraggio” di Cosmic School, evento finale del progetto, è stato ospitato dai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare &#8211; INFN ad Assergi (L’Aquila). Ad animarlo una nutrita rappresentanza delle scuole partecipanti (circa 200 tra studenti, studentesse e docenti), oltre agli esponenti del <strong>Fondo per la Repubblica Digitale Impresa sociale</strong>, che ha selezionato e sostenuto il progetto, e al partenariato, composto da Fondazione Openpolis, Gran Sasso Science Institute, Laboratori Nazionali del Gran Sasso, Fondazione Gran Sasso Tech e Ufficio Scolastico Regionale per l’Abruzzo.</p>
</p>
<p>&#8220;Il grande coinvolgimento registrato nel corso di questa iniziativa conferma quanto sia importante offrire ai giovani occasioni concrete per avvicinarsi al mondo della scienza, in particolare della fisica”, ha dichiarato <strong>Ezio Previtali</strong>, Direttore dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso. “I risultati raggiunti testimoniano entusiasmo, curiosità e capacità di approfondimento da parte degli studenti che hanno saputo affrontare con interesse e passione lo studio dei raggi cosmici. Iniziative come questa ci permettono di mettere in relazione il nostro lavoro di ricerca con i giovani e, più in generale, con la società. Mi auguro inoltre che questa esperienza contribuisca non solo alla formazione delle generazioni future, ma che sia anche da stimolo per i giovani studenti ad intraprendere la carriera scientifica nel prossimo futuro”.</p>
</p>
<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2.jpg" alt="" class="wp-image-308842" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2.jpg 1920w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2-768x512.jpg 768w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2-1536x1024.jpg 1536w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2-129x86.jpg 129w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2-96x64.jpg 96w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2-264x176.jpg 264w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2-414x276.jpg 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2-635x423.jpg 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2-1026x684.jpg 1026w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2-1368x912.jpg 1368w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2-350x233.jpg 350w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>
</p>
<p>&#8220;Secondo i più recenti dati UE, la carenza di professionisti ICT e di competenze STEM continua a rappresentare una sfida per tutta l’Europa, ancora segnata, inoltre, da un forte gender gap. In Italia solo il 16,8% delle donne (25 e 34 anni) consegue una laurea in materie scientifiche, contro il 37% degli uomini &#8211; ha evidenziato <strong>Chiara Di Girolamo</strong>, referente progetto attività istituzionali per il Fondo per la Repubblica Digitale Impresa sociale &#8211; è in questo contesto che il Fondo per la Repubblica Digitale ha pubblicato ‘Polaris’, il bando da 20 milioni di euro dedicato a rafforzare competenze STEM e orientamento di studenti e studentesse delle scuole secondarie. Tra i 34 progetti selezionati c’è Cosmic School, promosso da Fondazione Openpolis ETS, che ha coinvolto circa 1.800 studenti di 13 istituti superiori in tre regioni italiane per avvicinarli ai temi della scienza, della tecnologia e dell’innovazione in modo concreto e coinvolgente”.&nbsp;</p>
</p>
<p>“Ci auguriamo che l’evento conclusivo di oggi rappresenti non un punto di arrivo, ma l’inizio di nuovi <strong>percorsi di crescita, curiosità e fiducia nelle proprie capacità.</strong> Perché investire nei talenti delle nuove generazioni significa costruire un futuro più inclusivo per il nostro Paese”, ha concluso Di Girolamo.</p>
</p>
<p>Nel corso della mattinata sono stati presentati alcuni dei <strong>lavori prodotti dalle classi</strong> nei laboratori organizzati in questi mesi. <strong>In tutto oltre 700 incontri tenuti in circa 90 classi </strong>in scuole superiori di <strong>Abruzzo</strong> (L’Aquila, Pescara, Teramo, Avezzano, Sulmona, Vasto, Lanciano, Giulianova e Nereto), <strong>Campania </strong>(Pompei) e <strong>Basilicata</strong> (Potenza).</p>
</p>
<p>“Cosmic School ha messo in rete scuole, ricerca, terzo settore e innovazione per rendere le STEM un’esperienza concreta e accessibile. Il Cosmic Rays Cube sintetizza questo approccio: uno strumento scientifico che avvicina studenti e studentesse alla citizen science, aiutandoli a osservare fenomeni, leggere dati e fare domande sul proprio territorio. L’eredità del progetto è una rete educativa che non si esaurisce con l’evento finale, ma può proseguire attraverso protocolli condivisi, nuove attività e collaborazioni tra i partner e le scuole coinvolte”, ha dichiarato <strong>Vincenzo Smaldore,</strong> direttore dello sviluppo istituzionale di Openpolis e responsabile del progetto, che nel corso del suo intervento ha raccontato Cosmic School anche attraverso alcuni numeri.</p>
</p>
<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3.jpg" alt="" class="wp-image-308843" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3.jpg 1920w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3-768x512.jpg 768w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3-1536x1024.jpg 1536w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3-129x86.jpg 129w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3-96x64.jpg 96w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3-264x176.jpg 264w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3-414x276.jpg 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3-635x423.jpg 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3-1026x684.jpg 1026w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3-1368x912.jpg 1368w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3-350x233.jpg 350w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>
</p>
<p>Nel corso dell’anno scolastico, infatti, sono stati realizzati ben <strong>312 incontri formativi </strong>incentrati sui temi della fisica fondamentale, dei raggi cosmici e delle principali tecniche di rivelazione di questi ultimi, affiancati da attività laboratoriali dedicate all’approfondimento della discriminazione di genere nelle carriere STEM (acronimo di <em>Science</em>, <em>Technology</em>, <em>Engineering</em> e <em>Mathematics</em>) e all’orientamento post-diploma di ragazzi e ragazze. Il percorso ha previsto anche il coinvolgimento diretto degli studenti nella progettazione e realizzazione del <strong>Cosmic Rays Cube (CRC)</strong>, rivelatore di raggi cosmici, guidandoli successivamente nelle attività di acquisizione e analisi dei dati prodotti dallo strumento, che rimarrà in dotazione dei rispettivi istituti. Particolare attenzione, inoltre, è stata riservata all’approfondimento delle metodologie di utilizzo dei dati prodotti, sia derivanti da esperimenti scientifici sia da indagini statistiche, evidenziandone le possibili applicazioni anche in ambiti diversi dalla ricerca scientifica. <strong>Un lavoro importante, reso possibile grazie all’apporto del personale altamente qualificato dei partner scientifici </strong>del progetto, coordinati dai referenti <strong>Attanasio Candela </strong>(per la Fondazione Gran Sasso Tech), <strong>Massimo Mannarelli </strong>(per i Laboratori Nazionali del Gran Sasso) e<strong> Adriano Di Giovanni </strong>(per il Gran Sasso Science Institute).</p>
</p>
<p>Dopo l’incontro, studenti e studentesse hanno partecipato alle visite guidate presso i <strong>Laboratori sotterranei, i più importanti laboratori sotterranei dedicati alla fisica astroparticellare</strong>. La visita ha rappresentato una preziosa occasione di approfondimento e di orientamento, permettendo ai partecipanti di conoscere da vicino le attività di ricerca scientifica svolte nei laboratori e le infrastrutture tecnologiche utilizzate negli esperimenti internazionali ospitati al loro interno. Nel corso dell’anno scolastico, infatti, le classi avevano già approfondito i principali temi di ricerca dei LNGS attraverso specifici percorsi didattici. L’esperienza ha così consentito di collegare gli aspetti teorici affrontati durante le attività formative con la loro applicazione nella ricerca sperimentale.</p>
</p>
<p>Con la giornata in Abruzzo il progetto si avvia alla sua conclusione. Cosmic School ha rappresentato un’occasione di avvicinamento alle materie STEM per migliaia di studenti e studentesse, in un confronto costante attraverso lo studio teorico e la pratica condivisa.</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/un-anno-insieme-a-laquila-levento-finale-di-cosmic-school/">&#8220;Un anno insieme&#8221;, a L&#8217;Aquila l&#8217;evento finale di Cosmic School</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le misure del Pnrr per la parità di genere</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-misure-del-pnrr-per-la-parita-di-genere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=308652</guid>

					<description><![CDATA[<p>Era una delle 3 "priorità trasversali" del piano tuttavia nel tempo è uscita dal dibattito pubblico, sacrificata dalla necessità di accelerare la realizzazione dei progetti finanziati. Come mostrano i dati di Anac, la clausola del 30% di assunzioni per donne spesso non è stata rispettata. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-misure-del-pnrr-per-la-parita-di-genere/">Le misure del Pnrr per la parità di genere</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>parità di genere</strong> rappresenta una delle cosiddette <strong>priorità trasversali</strong> del <strong>piano nazionale di ripresa e resilienza</strong> (Pnrr). Per questo motivo nel piano italiano sono presenti diverse misure considerate in grado di produrre effetti sull’occupazione femminile, sulla conciliazione tra vita e lavoro e sull’accesso ai servizi. Secondo le ricognizioni ufficiali, sono decine gli interventi del Pnrr associati, in misura più o meno marcata, all’obiettivo di ridurre i divari di genere.</p>
<p>Nel corso dell’attuazione del piano, tuttavia, il <strong>tema sembra essere progressivamente uscito dal dibattito pubblico</strong>. La necessità di accelerare la spesa e rispettare i tempi concordati con le istituzioni Ue infatti ha finito spesso per spostare l’attenzione sulla realizzazione materiale delle opere e sul rispetto delle <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-le-milestone-e-i-target-del-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scadenze</a>. Una dinamica che emerge anche da una <a href="https://www.anticorruzione.it/-/cs.21.04.2026.relazione.anac" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazione</a> dell’<strong>Autorità nazionale anticorruzione</strong> (Anac) sulle clausole sociali previste dal Pnrr.</p>
<p>L’articolo 47 del <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2021;77~art8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto legge 77/2021</a> stabilisce infatti che le imprese aggiudicatarie di contratti finanziati dal piano debbano riservare <strong>almeno il 30% delle nuove assunzioni a donne e giovani under 36</strong>. I dati tuttavia mostrano un’applicazione molto parziale di questo principio, anche a causa dell&#8217;alto numero di possibili <strong>deroghe</strong> previste dalla normativa. </p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">7,3% </span>le procedure Pnrr che hanno previsto clausole per incentivare la parità di genere e l’assunzione di giovani nel 2025.</p>
</section>
<p>In questo articolo analizzeremo innanzitutto il quadro generale delle misure considerate rilevanti per la parità di genere e il loro stato di avanzamento. Successivamente ci concentreremo su due investimenti che richiamano esplicitamente l’obiettivo di aumentare la partecipazione femminile al mercato del lavoro: la <strong>creazione di imprese femminili</strong> e il <strong>sistema di certificazione della parità di genere</strong>. Infine approfondiremo il tema delle <strong>case della comunità</strong>, strutture territoriali finanziate dal piano che, tra i servizi offerti alla cittadinanza, possono includere anche consultori e percorsi di supporto per le donne vittime di violenza.</p>
<div id="sono-56-le-misure-del-pnrr-che-possono-essere-associate-in-maniera-piu-o-meno-diretta-alla-parita-di-genere-il-valore-totale-degli-investimenti-e-di-oltre-98-miliardi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Il Pnrr e la parità di genere, uno sguardo d&#8217;insieme</h3>
<p>La parità di genere è una delle tre priorità trasversali individuate nella definizione del piano, insieme a giovani e riequilibrio territoriale. Per questo motivo, una parte molto ampia degli investimenti finanziati è stata ricondotta, direttamente o indirettamente, anche all’obiettivo di ridurre i divari tra uomini e donne.</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/countdown-pnrr-cosa-accadra-il-30-giugno-2026/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche<br />
<br /><strong>Countdown Pnrr, cosa accadrà il 30 giugno</strong></a>.</p>
</section>
<p>Sulla base delle informazioni disponibili sono state individuate <strong>56 misure considerate rilevanti</strong> sotto questo profilo, per un valore complessivo di circa <strong>98,4 miliardi di euro</strong>. I progetti finanziati di cui sono disponibili dati di dettaglio sono quasi 100mila (99.749). Al 31 dicembre 2025, le risorse effettivamente spese rappresentavano mediamente il <strong>45,5%</strong> del totale previsto. Una quota ancora limitata considerando che il piano entra ora nella sua fase conclusiva.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/individuate-56-misure-del-pnrr-che-dovrebbero-concorrere-alla-parita-di-genere/">Individuate 56 misure del Pnrr che dovrebbero concorrere alla parità di genere</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/individuate-56-misure-del-pnrr-che-dovrebbero-concorrere-alla-parita-di-genere/">L&#8217;elenco completo degli investimenti del Pnrr che intervengono in maniera diretta o indiretta sulla parità di genere</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_308640_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/individuate-56-misure-del-pnrr-che-dovrebbero-concorrere-alla-parita-di-genere/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/individuate-56-misure-del-pnrr-che-dovrebbero-concorrere-alla-parita-di-genere.png" placeholder ></amp-img></p>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_308640_tab3"></p>
<p>Le misure presenti in tabella sono state individuate basandosi sulle indicazioni contenute sul portale Italia domani nella sezione dedicata alla parità di genere, alla sezione riguardante il medesimo tema presente sul <a href="https://temi.camera.it/leg19/pnrr/priorita/OCD52-9/parita-genere.html" target="_blank" rel="noopener">sito</a> della camera dei deputati e a una <a href="https://www.corteconti.it/Download?id=7c438424-a7db-4a5f-99a0-3e55c2875447" target="_blank" rel="noopener">relazione</a> della Corte dei conti pubblicata nel maggio 2024. Non sono disponibili i dati riguardanti i progetti finanziati nell&#8217;ambito delle misure <span data-sheets-root="1">Transizione 4.0 e Rafforzamento dell&#8217;ecobonus per l&#8217;efficienza energetica. Per maggiori informazioni vai <a href="https://www.openpolis.it/e-online-la-versione-aggiornata-di-openpnrr/" target="_blank" rel="noopener">qui</a>.</span></p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su da <a href="https://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noopener">OpenPNRR</a> e <a href="https://www.italiadomani.gov.it/content/sogei-ng/it/it/il-piano/priorita-del-piano/parita-di-genere.html" target="_blank" rel="noopener">Italia domani</a>.                                                                <br />(ultimo aggiornamento: giovedì 26 Febbraio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/individuate-56-misure-del-pnrr-che-dovrebbero-concorrere-alla-parita-di-genere.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-308640"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308640" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Come si può vedere nella tabella, in alcuni casi il collegamento con la parità di genere appare piuttosto evidente. È il caso, ad esempio, degli investimenti per il potenziamento degli <a href="https://openpnrr.it/misure/165/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">asili nido</a> e del <a href="https://openpnrr.it/misure/166/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tempo pieno scolastico</a>. Misure che è semplice associare al sostegno dell’occupazione femminile e alla conciliazione tra vita privata e lavoro. Lo stesso vale per gli interventi dedicati all’accesso delle studentesse alle <a href="https://openpnrr.it/misure/173/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">competenze Stem</a>.</p>
<div id="strillo-testo-block_269ec39693447ebd72403a861f3cb9e1" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>In alcuni casi il collegamento tra gli investimenti del Pnrr e la parità di genere appare poco intuitivo.</p>
</section></div>
<p>In altri casi, invece, il legame appare più indiretto e talvolta poco evidente. Sul portale <a href="https://www.italiadomani.gov.it/content/sogei-ng/it/it/il-piano/priorita-del-piano/parita-di-genere.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Italia domani</a>, ad esempio, il governo collega alla parità di genere interventi molto diversi tra loro: dalla <a href="https://openpnrr.it/misure/44/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">banda larga</a> al <a href="https://openpnrr.it/tema/ferrovie/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">trasporto ferroviario</a>, dal <a href="https://openpnrr.it/misure/115/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Superbonus</a> all’ammodernamento dell’offerta <a href="https://openpnrr.it/tema/cultura-e-turismo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">turistica e culturale</a>. In alcuni casi la motivazione riguarda la possibilità di favorire la <strong>partecipazione femminile all’economia digitale o di migliorare la mobilità delle donne</strong>, considerate più propense a utilizzare il trasporto pubblico. In altri ancora il collegamento passa attraverso <strong>effetti attesi sull’occupazione in settori a forte presenza femminile</strong>, come turismo, ristorazione e attività culturali.</p>
<p>Una parte significativa delle misure considerate “sensibili” rispetto alla parità di genere condivide inoltre un elemento comune: l’obbligo, previsto dalla normativa Pnrr, di <strong>riservare almeno il 30% delle nuove assunzioni a donne e giovani under 36 nelle imprese che si aggiudicano gli appalti</strong>. Si tratta di una clausola introdotta proprio per trasformare gli investimenti del piano anche in uno strumento di inclusione sociale e lavorativa. Tuttavia, come vedremo nel prossimo paragrafo, questo meccanismo è stato spesso applicato solo parzialmente.</p>
<div id="le-ditte-vincitrici-di-appalti-pnrr-dovrebbero-prevedere-una-quota-di-almeno-il-30-di-assunzioni-riservate-alle-donne-secondo-anac-questo-e-avvenuto-raramente" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">I rilievi di Anac sui bandi Pnrr</h3>
<p>Uno degli strumenti principali con cui il Pnrr avrebbe dovuto produrre effetti concreti sulla parità di genere era rappresentato dalle cosiddette clausole sociali inserite nei bandi pubblici. La norma nasceva con un obiettivo preciso: utilizzare gli investimenti del piano non solo per realizzare opere e infrastrutture, ma anche per <strong>aumentare la partecipazione femminile e giovanile al mercato del lavoro</strong>. Le stesse linee guida attuative hanno chiarito che <strong>il rispetto di queste clausole costituisce una condizione necessaria per l’ammissibilità della spesa</strong> ai fini del rimborso europeo.</p>
<p>Il quadro però è molto diverso da quello inizialmente prospettato. In base ai <a href="https://dati.anticorruzione.it/opendata/dataset/indicatori-pnrrpnc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati Anac</a> aggiornati ad aprile 2026, dall’avvio del Pnrr sono state <strong>bandite oltre 316mila gare</strong>. <strong>La riserva di assunzioni per donne e giovani risulta prevista soltanto in circa il 34% dei casi</strong>. Nel 50,8% dei bandi tale clausola non compare affatto, mentre nel restante 15,5% delle procedure l’informazione non è disponibile.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-oltre-la-meta-dei-bandi-pnrr-la-riserva-di-assunzioni-per-donne-non-e-stata-inserita/">In oltre la metà dei bandi Pnrr la riserva di assunzioni per donne non è stata inserita</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-oltre-la-meta-dei-bandi-pnrr-la-riserva-di-assunzioni-per-donne-non-e-stata-inserita/">Quote di inclusione femminile per i bandi Pnrr/Pnc ed eventuali deroghe alla norma</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_308643_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-oltre-la-meta-dei-bandi-pnrr-la-riserva-di-assunzioni-per-donne-non-e-stata-inserita/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/in-oltre-la-meta-dei-bandi-pnrr-la-riserva-di-assunzioni-per-donne-non-e-stata-inserita.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-oltre-la-meta-dei-bandi-pnrr-la-riserva-di-assunzioni-per-donne-non-e-stata-inserita/">In oltre la metà dei bandi Pnrr la riserva di assunzioni per donne non è stata inserita &#8211; Quote di inclusione femminile per i bandi Pnrr/Pnc ed eventuali deroghe alla norma</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://dati.anticorruzione.it/opendata/dataset/indicatori-pnrrpnc" target="_blank" rel="noopener">Anac</a>                                                                <br />(ultimo aggiornamento: mercoledì 8 Aprile 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/in-oltre-la-meta-dei-bandi-pnrr-la-riserva-di-assunzioni-per-donne-non-e-stata-inserita.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-308643"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308643" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>A rendere possibile questa situazione sono soprattutto le numerose <strong>deroghe</strong> previste dalla normativa. Sono 9 in totale le motivazioni che consentono alle stazioni appaltanti di non applicare la quota del 30%. La causa più frequente riguarda il <strong>valore economico ridotto del contratto</strong>, che rappresenta il <strong>44,2%</strong> delle deroghe registrate. In un ulteriore <strong>39%</strong> dei casi la motivazione indicata nei dati è genericamente “<strong>altro</strong>”, senza ulteriori dettagli. Seguono poi le deroghe legate alla <strong>necessità di personale con particolari esperienze professionali o specifiche certificazioni</strong>.</p>
<div id="strillo-testo-block_4212ee914227cb7fa021d866ef1750ca" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>In alcuni casi Anac parla esplicitamente di violazioni degli obblighi previsti dai contratti.</p>
</section></div>
<p>Le criticità emergono anche dalle attività di vigilanza svolte da Anac nel corso del 2025 sui contratti pubblici finanziati con fondi Pnrr. Nella sua <a href="https://www.anticorruzione.it/-/cs.21.04.2026.relazione.anac" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazione</a> l&#8217;ente anti corruzione sottolinea come il mancato rispetto delle clausole sociali non rappresenti un aspetto marginale. L’autorità parla esplicitamente di “violazioni” degli obblighi previsti dal Pnrr e ricorda che tali disposizioni “non sono facoltative”. <strong>In alcuni casi l’ente ha invitato le stazioni appaltanti ad applicare penali o addirittura a valutare la risoluzione contrattuale nei confronti delle imprese inadempienti</strong>.</p>
<div id="il-pnrr-supporta-la-creazione-di-imprese-femminili-con-oltre-400-milioni-di-investimenti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Le misure del Pnrr per l&#8217;imprenditoria femminile</h3>
<p>Finora abbiamo affrontato il tema della parità di genere nel Pnrr a livello complessivo. Ci focalizziamo adesso su alcuni investimenti che richiamano in maniera più esplicita l’obiettivo di aumentare la partecipazione femminile al mercato del lavoro. Si tratta delle misure riguardanti la <a href="https://openpnrr.it/misure/202/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">creazione di imprese femminili</a> e del <a href="https://openpnrr.it/misure/203/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sistema per la certificazione della parità di genere</a>. </p>
<p>La misura per l’imprenditoria femminile dispone complessivamente di <strong>400 milioni di euro</strong> e punta a sostenere la <strong>nascita e il consolidamento di aziende guidate da donne</strong> attraverso diversi strumenti agevolativi, tra cui il <a href="https://www.mimit.gov.it/it/incentivi/fondo-impresa-femminile" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondo impresa femminile</a>, <a href="https://www.mimit.gov.it/it/incentivi/misure-per-l-autoimprenditorialita-nuove-imprese-a-tasso-zero" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nuove imprese a tasso zero</a> e <a href="https://www.mimit.gov.it/it/incentivi/sostegno-alle-startup-innovative-smart-start-italia" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Smart&amp;Start</a>. Oltre ai contributi economici sono previste anche attività di accompagnamento, mentoring e supporto tecnico-gestionale.</p>
<p>Nel corso dell’attuazione il governo è intervenuto più volte sulla ripartizione delle risorse, aumentando progressivamente i fondi destinati al Fondo impresa femminile e riducendo invece quelli assegnati a Smart&amp;Start e alle misure di accompagnamento. Gli sportelli gestiti da Invitalia sono stati aperti tra maggio e giugno 2022 e hanno raccolto <strong>oltre 13mila domande</strong>. Già a giugno 2023 era stato superato il <a href="https://openpnrr.it/scadenze/931/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">target</a> intermedio europeo di 700 imprese sostenute, grazie a <strong>925 provvedimenti di concessione approvati</strong>. Entro giugno si prevede l&#8217;assegnazione del <a href="https://openpnrr.it/scadenze/937/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sostegno ad almeno altre 2.400 imprese</a>. Al 31 dicembre 2025, tuttavia, risultava <strong>speso soltanto il 39,7% delle risorse</strong> disponibili.</p>
<p>Accanto a questo investimento troviamo il <strong>sistema di certificazione della parità di genere</strong>, intervento più limitato finanziato con <strong>10 milioni di euro</strong>. L’obiettivo della misura è incentivare le imprese a ridurre i divari di genere in ambiti come opportunità di carriera, differenze salariali, tutela della maternità e conciliazione tra vita privata e lavoro. La certificazione, introdotta con la <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2021-11-05;162" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge 162/2021</a>, consente alle imprese di <strong>accedere a sgravi contributivi e premialità nei bandi pubblici</strong>.</p>
<p>Il sistema è diventato operativo alla fine del 2022 e negli anni successivi il numero di certificazioni è cresciuto rapidamente. Dopo una revisione del target concordata con la Commissione europea, l’<a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2021-11-05;162" target="_blank" rel="noreferrer noopener">obiettivo finale</a> prevede che almeno 3mila imprese ottengano la certificazione entro giugno 2026, di cui almeno 1.800 Pmi. Secondo la <a href="https://www.strutturapnrr.gov.it/it/documenti/relazioni-al-parlamento/settima-relazione-al-parlamento-sullo-stato-di-attuazione-del-piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">settima relazione del governo sullo stato di attuazione del Pnrr</a>, da giugno 2022 sono state <strong>rilasciate 8.798 certificazioni</strong> da parte dei 61 organismi accreditati.</p>
<p>Considerando insieme i due investimenti, i dati più recenti disponibili – aggiornati al 26 febbraio 2026 – mostrano che sono stati finanziati complessivamente 4.144 progetti su tutto il territorio nazionale. La regione che concentra più risorse è la <strong>Campania</strong> con 57,8 milioni di euro, seguita da <strong>Lazio</strong> (51,9 milioni) e <strong>Lombardia</strong> (44,7 milioni). A queste si aggiungono circa 36,1 milioni destinati a <strong>progetti di rilevanza nazionale</strong> che non è possibile attribuire a un singolo territorio.</p>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/finanziati-oltre-4mila-progetti-per-imprese-femminili-e-parita-di-genere/">Finanziati oltre 4mila progetti per imprese femminili e parità di genere</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/finanziati-oltre-4mila-progetti-per-imprese-femminili-e-parita-di-genere/">Gli investimenti del Pnrr per la creazione di imprese femminili e sistema di certificazione della parità di genere</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         aria-labelledby="chart_308648_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/finanziati-oltre-4mila-progetti-per-imprese-femminili-e-parita-di-genere/">Finanziati oltre 4mila progetti per imprese femminili e parità di genere &#8211; Gli investimenti del Pnrr per la creazione di imprese femminili e sistema di certificazione della parità di genere</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_308648_tab3"></p>
<p>Alcuni progetti finanziati ricadono nel territorio di più regioni. In questi casi, non essendo possibile una suddivisione puntuale delle risorse assegnate, l&#8217;importo è stato raccolto nella voce &#8220;progetti interregionali&#8221;.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati OpenPNRR                                                                <br />(ultimo aggiornamento: giovedì 26 Febbraio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/finanziati-oltre-4mila-progetti-per-imprese-femminili-e-parita-di-genere.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-308648"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308648" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Dal punto di vista dell’avanzamento finanziario, i progetti risultano mediamente al <strong>39,8%</strong> dei pagamenti completati rispetto alla componente Pnrr. Al netto degli interventi nazionali e interregionali, le regioni più avanti risultano <strong>Umbria</strong> (60,6%), <strong>Veneto</strong> (54,7%) e <strong>Lombardia</strong> (49,5%). Viceversa, i livelli di spesa più bassi si registrano in <strong>Calabria</strong> (26,1%), <strong>Molise</strong> (26,9%) e <strong>Sardegna</strong> (32,2%).</p>
<div id="le-case-della-comunita-finanziate-dal-piano-con-2-miliardi-possono-rappresentare-un-supporto-importante-per-le-donne" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Le case della comunità come supporto per le donne vittime di violenza</h3>
<p>Tra gli investimenti del Pnrr considerati rilevanti anche dal punto di vista della parità di genere rientrano le <a href="https://openpnrr.it/misure/225/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">case della comunità</a>, strutture territoriali pensate per rafforzare l’assistenza sanitaria di prossimità. L’obiettivo è creare punti di accesso integrati ai servizi sanitari e sociosanitari, con équipe multidisciplinari composte da medici di base, pediatri, specialisti, infermieri e assistenti sociali. Tra i servizi offerti da queste strutture possono anche esserci <strong>consultori per donne</strong> e attività a favore di minori vittime di violenza.</p>
<p>Questo tipo di interventi è finanziato dal Pnrr con <strong>2 miliardi di euro</strong>. Purtroppo la missione 6 del piano, riguardante la salute, è stata una di quelle che ha incontrato le maggiori difficoltà di attuazione e anche la misura in questione non fa eccezione. Inizialmente infatti il target prevedeva la realizzazione di 1.350 nuove case della comunità su tutto il territorio nazionale. In seguito alle varie revisioni del piano tuttavia il <a href="https://openpnrr.it/scadenze/1057/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">target</a> finale prevede adesso, a parità di importo, <strong>1.038 Cdc</strong>. La revisione è stata motivata soprattutto dall’<strong>aumento dei costi</strong> di realizzazione e dai ritardi accumulati nella fase iniziale del piano, legati alla <strong>complessità delle procedure amministrative</strong>, alle <strong>difficoltà di progettazione e al coordinamento tra amministrazioni</strong> centrali, regioni e aziende sanitarie locali.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">-312 </span>le case di comunità in meno finanziate dal Pnrr in seguito alle varie revisioni.</p>
</section>
<p>Guardando ai progetti finanziati attualmente, la quota più elevata di risorse è assegnata alla <strong>Lombardia</strong> (277 milioni di euro). Seguono <strong>Campania</strong> (249,7 milioni), <strong>Sicilia</strong> (217 milioni) e <strong>Puglia</strong> (177,2 milioni). Per quanto riguarda lo stato di avanzamento finanziario, le regioni più avanti sono <strong>Valle d’Aosta</strong> (72,2% dei pagamenti effettuati), <strong>Liguria</strong> (71,3%) e <strong>Lombardia</strong> (62,2%). Viceversa, a febbraio 2026 diverse regioni risultavano ancora sotto il 40% della spesa prevista. Tra queste <strong>Sardegna</strong> (17,9%), <strong>Puglia</strong> (25,6%), <strong>Calabria</strong> (27,7%), <strong>Campania</strong> (32,3%), <strong>Lazio</strong> (32,68%) e <strong>Sicilia</strong> (35,4%).</p>
<p>Secondo la già citata relazione del governo, al monitoraggio del 19 dicembre 2025 risultavano avviati cantieri o forniture per 1.327 interventi. Un numero formalmente superiore al target concordato con l’Unione europea. Tuttavia, <strong>le strutture effettivamente concluse erano soltanto 258, mentre quelle collaudate si fermavano a 120</strong>. Una situazione che conferma come la fase realizzativa continui a presentare criticità significative.</p>
<p>Con specifico riferimento alle case della comunità già operative e che ospitano consultori al proprio interno è l&#8217;<a href="https://www.agenas.gov.it/images/Report_Nazionale_DM77_II_semestre_2025_-_080426.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali</a> a fornire dati molto interessanti. Al 31 dicembre 2025 risultavano <strong>781 case della comunità con almeno un servizio attivo dichiarato da regioni e Asl</strong>, comprese le sedi provvisorie operative. Da tenere presente che l&#8217;analisi di Agenas tiene conto anche delle Cdc non finanziate direttamente dal Pnrr. La concentrazione maggiore si registra in <strong>Lombardia</strong> con 150 strutture, seguita da <strong>Emilia-Romagna</strong> (143) e <strong>Lazio</strong> (96). All’opposto, in <strong>Basilicata</strong> e nella <strong>provincia autonoma di Bolzano</strong> non sono presenti questi servizi. Abruzzo, Calabria e Molise ne contano appena 2 ciascuna.</p>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/attivate-781-case-della-comunita-con-servizi-rivolti-alle-vittime-di-violenza/">Attivate 781 case della comunità con servizi rivolti alle vittime di violenza</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/attivate-781-case-della-comunita-con-servizi-rivolti-alle-vittime-di-violenza/">Numero di case della comunità attive che offrono anche servizi consultoriali e attività rivolte ai minori</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_308650_tab1"><br />
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://www.agenas.gov.it/images/Report_Nazionale_DM77_II_semestre_2025_-_080426.pdf" target="_blank" rel="noopener">Agenas</a>                                                                <br />(ultimo aggiornamento: mercoledì 8 Aprile 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/attivate-781-case-della-comunita-con-servizi-rivolti-alle-vittime-di-violenza.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-308650"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308650" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Si tratta di un aspetto spesso poco considerato nel dibattito sul Pnrr, ma che mostra come alcune infrastrutture territoriali finanziate dal piano possano produrre effetti rilevanti anche sul fronte dell’assistenza sanitaria e sociale dedicata alle donne. Soprattutto nei territori dove i servizi di prossimità risultano più carenti.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il nostro osservatorio sul Pnrr</h3>
<p>Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Oltre agli&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articoli di approfondimento</a>&nbsp;sullo stato di attuazione e sulle misure presenti nel piano, mettiamo a disposizione anche la piattaforma&nbsp;<a href="http://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">openpnrr.it</a>&nbsp;che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri&nbsp;<a href="https://openpnrr.it/opendata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">open data</a>&nbsp;che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-306091"><div class="mt-40">
<div class="mb-10">
      <amp-img decoding="async" src="/wp-content/uploads/2025/03/cofinanziato_eu.png" alt="Logo 1" class="fixed" width="250" height="67" layout="fixed"></amp-img>
  </div>
</div>
</div></p>
<p><em>Finanziato dall&#8217;Unione europea. Le opinioni espresse appartengono tuttavia al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni dell&#8217;Unione europea o della Commissione europea (amministrazione erogatrice). Né l&#8217;Unione europea né l&#8217;amministrazione erogatrice possono esserne ritenute responsabili.</em></p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://www.magnific.com/free-photo/elegant-old-woman-sitting-studio-sew-cloth_9345142.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=6&amp;uuid=1c6177e1-828a-410e-8f67-9a78a148218e&amp;query=fabbrica+donne" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prostooleh</a> (<a href="https://www.magnific.com/ai/docs/licenses-attribution#merchandise-license" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-misure-del-pnrr-per-la-parita-di-genere/">Le misure del Pnrr per la parità di genere</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La progettazione di app per l&#8217;orientamento post-diploma</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-progettazione-di-app-per-lorientamento-post-diploma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 08:27:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=308621</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con i laboratori di orientamento le classi che partecipano a Cosmic School hanno immaginato collettivamente applicazioni per smartphone che potrebbero aiutare gli studenti e le studentesse sia a comprendere le proprie competenze che a orientarsi dopo il diploma.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-progettazione-di-app-per-lorientamento-post-diploma/">La progettazione di app per l&#8217;orientamento post-diploma</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Nell&#8217;ambito dei tanti laboratori di Cosmic School, due incontri sono dedicati a un laboratorio di <strong>orientamento</strong>, composto da due lezioni. </p>
</p>
<p>Nella prima si parla di<strong>percorsi post-diploma</strong>, sbocchi lavorativi e dell’importanza dell’educazione STEM. Nella seconda si riflette invece più sulle competenze, comprese quelle cosiddette trasversali.</p>
</p>
<p>Uno dei momenti più interessanti del laboratorio riguarda una sorta di &#8220;meta-riflessione&#8221; collettiva. Gli studenti e le studentesse, infatti, <strong>progettano un’app </strong>che <strong>possa servire a giovani come loro per orientarsi dopo la fine del percorso scolastico. </strong>L’idea è di riflettere non tanto su se stessi e sulle proprie scelte ma, più in generale, su cosa significa orientarsi. Il che indirettamente permette loro di <strong>individuare i propri dubbi e le proprie esigenze.</strong></p>
</p>
<p>A emergere è innanzitutto la <strong>necessità di farsi chiarezza rispetto ai propri interessi</strong>: le app che propongono questionari, quiz, test delle attitudini e della personalità sono tra le più frequenti. Al tempo stesso emerge anche il bisogno di un riscontro più concreto, per esempio attraverso il contatto con persone che hanno già esperienza in prima persona. Non da ultimo, è evidente il ruolo costruttivo che possono avere le tecnologie e l’intelligenza artificiale nell’offrire simulazioni ed esperienze immersive.</p>
</p>
<p>Di seguito alcuni esempi di applicazioni immaginate dalle classi nell&#8217;ambito del <strong>laboratorio di apprendimento.</strong></p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le app progettate dalle classi</h3>
</p>
<p>L’app “<strong>Passo</strong>”, come altre, prevede lo svolgimento di un quiz di orientamento, ma lo fa in modo cadenzato, proponendo all’utente una domanda al giorno, per affinare via via un profilo in base al quale mostrare le alternative più pertinenti. Anche “<strong>Futura Me</strong>” offre un test dinamico su passioni, abilità, stile di vita desiderato, personalità e valori per poi proporre una lista di lavori o percorsi di studio compatibili, ma include anche una modalità “Giorno tipo nella vita” con piccole simulazioni, video o storie, e un “Diario di crescita” con sfide o mini-progetti legati alle passioni dell’utente, proposti con cadenza settimanale.</p>
</p>
<p>L&#8217;applicazione &#8220;<strong>Future Finder</strong>&#8220;, invece, permette di analizzare interessi e abilità degli utenti, oltre a proporre professioni compatibili (dopo un quiz) e mettere in contatto con esperti del settore di interesse. </p>
</p>
<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1920" height="1920" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/future_finder-1.jpg" alt="" class="wp-image-308625" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/future_finder-1.jpg 1920w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/future_finder-1-768x768.jpg 768w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/future_finder-1-1536x1536.jpg 1536w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/future_finder-1-92x92.jpg 92w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/future_finder-1-414x414.jpg 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/future_finder-1-635x635.jpg 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/future_finder-1-1026x1026.jpg 1026w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/future_finder-1-250x250.jpg 250w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/future_finder-1-120x120.jpg 120w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>
</p>
<p>“<strong>E mo’?</strong>” si presenta invece come una risorsa informativa sulle università, corredata da una mappatura e da recensioni scritte dagli studenti. Anche “<strong>Cerco io</strong>” propone una mappatura, stavolta dei posti di lavoro disponibili, con l’obiettivo di ridurre la disoccupazione in Italia. Mentre “<strong>Future me</strong>” realizza una mappatura finalizzata a un evento in cui futuri studenti e lavoratori possono visitare facoltà e aziende per poi arricchire questo Google Maps delle opportunità con i propri pro e contro.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_25398a876334df2b8d39a9abef4d353b" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Le classi di Cosmic School hanno immaginato insieme strumenti utili all&#8217;orientamento.</p>
</section></div>
</p>
<p>“<strong>Unimatch</strong>” è invece una delle app che ambiscono a mettere in comunicazione studenti vecchi e nuovi. Oltre al networking, offre l’accesso a delle stanze digitali in cui parlare e scambiarsi informazioni e consigli. Tra le numerose app più simulative troviamo invece “<strong>Orbi</strong>”, che crea una vera e propria esperienza spaziale, ambientata in un universo personale dove i percorsi sono orbite in una mappa galattica e l’orientamento è un’esplorazione guidata nello spazio.</p>
</p>
<p><strong>Foto</strong>: <a href="https://unsplash.com/it/foto/un-gruppo-di-persone-che-camminano-lungo-una-strada-i7cMcSQXFMw" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Etienne Girardet</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
</p>
<p><em>È importante evidenziare che le affermazioni, i risultati delle ricerche e i dati in esse contenute vanno comunque letti in un contesto di apprendimento laboratoriale e didattico, non giornalistico in senso stretto. In altre parole, si tratta puramente di esercizi per imparare un metodo, al di là della puntuale veridicità e dell’attendibilità e dai riscontri delle tesi sostenute da chi ha redatto i contenuti.</em></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-progettazione-di-app-per-lorientamento-post-diploma/">La progettazione di app per l&#8217;orientamento post-diploma</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In Italia il numero di nati è al minimo storico</title>
		<link>https://www.openpolis.it/in-italia-il-numero-di-nati-e-al-minimo-storico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 07:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=306838</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il numero di medio di figli per donna è sceso a 1,14, il minimo storico degli ultimi 30 anni, ben lontano dalla soglia di ricambio generazionale. Scenario, possibili soluzione e un'analisi della natalità, comune per comune.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia, quello che viene definito come &#8220;inverno demografico&#8221; è diventato un fenomeno strutturale. Come avevamo già osservato in <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-continuano-a-diminuire-le-nascite/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">precedenti approfondimenti</a>, e come del resto emerge anche dalle ultime rilevazioni di Istat sul tema, <strong>il calo delle nascite non accenna a interrompersi</strong>. Secondo i <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/03/Report_Indicatori-demografici_Anno-2025.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> dell&#8217;istituto, ancora provvisori infatti, nel 2025 i nuovi nati sono stati circa 355mila, 6 ogni mille abitanti.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">-3,9% </span>il calo delle nascite rispetto al 2024 (dato provvisorio).</p>
</section>
<p>Allargando lo sguardo agli ultimi 17 anni, rispetto al picco di nascite registrato nel 2008, la contrazione complessiva risulta pari al <strong>38,4%</strong>.</p>
<p>Tali dinamiche hanno diverse motivazioni. La prima è di natura strutturale: <strong>le persone in età fertile sono molte meno rispetto al passato</strong>. La popolazione femminile tra i 15 e i 49 anni (considerata convenzionalmente come la fascia d&#8217;età riproduttiva) è scesa da 14,3 milioni nel 1995 a 11,4 milioni nel 2025. A ciò si aggiunge una <strong>minore propensione da parte delle giovani coppie ad avere figli</strong>. </p>
<p>Una tendenza influenzata da diversi fattori, che non può essere semplicisticamente ricondotta a un&#8217;unica causa. Tra questi tuttavia può incidere in maniera significativa la <strong>mancanza di supporti adeguati alla genitorialità</strong>. Un recente <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/09/IWP-2-2024.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">studio di Istat</a> ad esempio ha approfondito il contributo alla natalità della presenza di asili nido e servizi rivolti alla cura della prima infanzia, mostrando che <strong>un incremento sostanziale della disponibilità di servizi possa avere un effetto positivo</strong> e statisticamente significativo sull&#8217;andamento delle nascite. Anche se l&#8217;effetto causale riscontrato dalla ricerca è quello di un rallentamento del calo delle nascite piuttosto che di un incremento assoluto, si tratta di un elemento su cui riflettere nella definizione delle politiche pubbliche su questi temi.</p>
<h3 class="wp-block-heading">I nuovi dati sulla natalità in Italia</h3>
<p>Alcune recenti <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/03/Report_Indicatori-demografici_Anno-2025.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pubblicazioni</a> dell&#8217;istituto di statistica analizzano l&#8217;inverno demografico concentrandosi non solo sul dato riguardante i <strong>nuovi nati</strong> ma anche sul <strong>tasso di natalità</strong> e quello di <strong>fecondità</strong>.</p>
<p>Per quanto riguarda il primo aspetto, come già detto, nel 2025 si sono registrati in totale <strong>circa 355mila nuovi nati, in diminuzione del 3,9% rispetto all’anno precedente (circa 15mila in meno)</strong>. Se si confronta questo dato con il picco del 2008, quando i nati erano stati oltre 576mila, <strong>la perdita complessiva è di circa 221mila nascite</strong>. Un declino che si riflette anche nel <strong>tasso di natalità</strong>, vale a dire il numero di nuovi nati ogni mille abitanti. Questo indicatore è infatti passato da 9,7 neonati ogni mille residenti fatto registrare nel 2008 ai <strong>6 per mille del 2025</strong>.</p>
<div id="il-numero-medio-di-figli-per-donna-e-sceso-a-114-si-tratta-del-minimo-storico-dal-1995" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-meno-di-370mila-i-nuovi-nati/">Nel 2025 meno di 360mila i nuovi nati</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-meno-di-370mila-i-nuovi-nati/">Numero di bambini nati vivi, tasso di natalità e tasso di fecondità per gli anni 2008, 2018 e 2025</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_306825_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nel-2024-meno-di-370mila-i-nuovi-nati/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/nel-2024-meno-di-370mila-i-nuovi-nati.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-meno-di-370mila-i-nuovi-nati/">Nel 2025 meno di 360mila i nuovi nati &#8211; Numero di bambini nati vivi, tasso di natalità e tasso di fecondità per gli anni 2008, 2018 e 2025</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_306825_tab3"></p>
<p>I dati relativi al 2025 sono provvisori.</p>
<p><span data-path-to-node="11,1,0,0">Il <strong>tasso di natalità</strong> indica il numero di nuovi nati</span><span data-path-to-node="11,1,0,2"><span class="citation-54"> ogni mille abitanti</span></span><span data-path-to-node="11,1,0,4">. Il <strong>tasso di fecondità</strong> misura il numero medio di figli che una donna avrebbe se seguisse i tassi di fecondità per età registrati nell&#8217;anno di riferimento. <span style="font-weight: 400">In altre parole, è il numero medio di figli per donna nella sua età feconda, considerata tra i 15 e 49 anni.</span></span></p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 21 Ottobre 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/nel-2024-meno-di-370mila-i-nuovi-nati.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-306825"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<div id="strillo-testo-block_3c3a1db27c4f63440c1b681f54f0badb" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Per l&#8217;Istat la fecondità è ai minimi storici.</p>
</section></div>
<p>Oltre alla già citata diminuzione delle potenziali madri, assistiamo anche a un calo del <strong>tasso di fecondità</strong>. Nel 2025 infatti, il numero medio di figli per donna è sceso a <strong>1,14</strong>. Questo valore rappresenta il <strong>nuovo minimo storico</strong>, dopo che già nel 2024 si era già raggiunto un picco negativo (1,18). Il precedente minimo, pari a 1,19 figli per ogni donna, risaliva al lontano 1995. L&#8217;Istat sottolinea come siamo ormai lontanissimi dalla <strong>soglia di ricambio generazionale di 2,1 figli per donna</strong>. L&#8217;ultima generazione di donne a garantire tale soglia è stata quella delle nate nel 1947. Un dato paradossale, se si considera che le indagini sono generalmente convergenti nell&#8217;indicare in due il numero di figli desiderato dalle persone.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Varie ricerche, incluse quelle che considerano il caso italiano, dimostrano, infatti, come gli individui dichiarano di desiderare più figli (di solito circa 2) di quanti ne realizzino effettivamente (Beaujouan e Berghammer 2019). Da ciò derivano alcune riflessioni. Il livello basso e molto basso di fecondità non è semplicemente una scelta esplicita da parte delle coppie giovani.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/09/IWP-2-2024.pdf" target="_blank">&#8211; Istat, L’impatto dell’espansione dei servizi educativi per la prima infanzia sull’andamento della natalità in Italia (2024)</a>
									            </div>
</section>
<div id="il-622-delle-persone-dichiara-di-aver-dovuto-rinunciare-alla-genitorialita-a-causa-delle-difficolta-incontrate" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Perché si fanno meno figli</h3>
<p>Riuscire a intervenire su fenomeni strutturali come la diminuzione delle potenziali madri è piuttosto complesso. Dove invece le politiche pubbliche possono riuscire ad avere un impatto, anche nel medio termine, è su altre contingenze. <strong>Ad esempio sugli aspetti economici o sulla mancanza di strutture di supporto, che scoraggiano a fare figli anche chi invece vorrebbe averne</strong>. Da questo punto di vista, analizzare i desideri delle persone è fondamentale per comprendere il fenomeno.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>I fattori che contribuiscono alla contrazione della natalità sono molteplici: l’allungarsi dei tempi di formazione, le condizioni di precarietà del lavoro giovanile e la difficoltà di accedere al mercato delle abitazioni, che tendono a posticipare l’uscita dal nucleo familiare di origine, a cui si può affiancare la scelta di rinunciare alla genitorialità o di posticiparla.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/10/Natalita-e-fecondita-della-popolazione-residente_Anno-2024.pdf" target="_blank">&#8211; Istat, Natalità e fecondità nella popolazione residente (ottobre 2025)</a>
									            </div>
</section>
<p>Una recente pubblicazione di Istat ha approfondito le <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/intenzioni-di-fecondita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">intenzioni di fecondità della popolazione</a>. Secondo l&#8217;analisi dell&#8217;istituto, nel 2024 solo il 21,2% degli under 50 intendeva avere un figlio nei successivi tre anni. Nel 2003 questa quota era del 25%. Questo significa che <strong>oltre 10,5 milioni di persone in età feconda non intendono avere figli o non vogliono averne altri</strong>. Tale scelta però in diversi casi appare più subita che voluta.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">62,2% </span>i soggetti che dichiarano di aver dovuto rinunciare alla genitorialità a causa delle difficoltà incontrate nel perseguire i propri progetti riproduttivi.</p>
</section>
<p>Le <strong>motivazioni economiche</strong> rappresentano il primo grande scoglio, segnalate da circa un terzo delle persone che hanno riferito ostacoli nel realizzare i propri desideri. Questa preoccupazione è particolarmente sentita dagli <strong>uomini tra i 25 e i 34 anni</strong>. Al fattore economico si affiancano le <strong>criticità legate al mondo del lavoro</strong>. Circa il 9,4% del campione ritiene di non disporre di condizioni lavorative adeguate per accogliere un figlio. Questo dato è strettamente connesso alla percezione di instabilità: <strong>quasi un quarto delle donne tra i 25 e i 34 anni dichiara di non avere garanzie sufficienti per intraprendere il percorso della maternità</strong>.</p>
<div id="strillo-testo-block_e684e6e59d59e5bf808928364892390e" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>La necessità di accudire parenti anziani può scoraggiare le giovani generazioni dal perseguire i progetti familiari.</p>
</section></div>
<p>Un ulteriore elemento di freno è rappresentato dai <strong>fattori biologici e anagrafici</strong>. Poco meno di un quinto degli intervistati indica l&#8217;età come motivo principale della mancata realizzazione dei propri desiderata, un problema che riguarda la metà delle persone (51,7% tra le donne) nella fascia tra i 45 e i 49 anni. Infine, pesano in modo significativo i <strong>nuovi carichi di cura</strong> che gravano sulle generazioni attuali. L&#8217;11,5% delle persone in età feconda dichiara di dover rinunciare alla genitorialità perché impegnato nell&#8217;assistenza ai propri genitori anziani. Questo fenomeno è particolarmente evidente tra i 45-49enni, dove la quota di chi si prende cura dei genitori raggiunge il 17,9%.</p>
<div id="le-priorita-per-invertire-la-rotta-devono-contemplare-sostegno-economico-servizi-per-linfanzia-e-agevolazioni-abitative" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Verso politiche pubbliche integrate</h3>
<p>Il declino delle nascite non riguarda quindi solo la demografia, ma interroga il futuro del welfare e dei servizi per l&#8217;infanzia. Dalle rilevazioni di Istat infatti emergono chiaramente quali sono le priorità per invertire la rotta: <strong>sostegno economico</strong> (28,5%), <strong>potenziamento dei servizi per l&#8217;infanzia</strong> (26,1%) e <strong>agevolazioni abitative</strong> (23,1%).</p>
<div id="strillo-testo-block_6ae12385b762087b4d71036110673c9d" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Il potenziamento dei servizi per l&#8217;infanzia può contribuire alla genitorialità.</p>
</section></div>
<p>Uno degli aspetti critici che emergono dalle rilevazioni quindi è anche quello relativo alla <strong>presenza e disponibilità di posti in asilo nido</strong>. Come abbiamo <a href="https://www.openpolis.it/il-legame-tra-offerta-di-nidi-e-occupazione-femminile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccontato in passato</a> infatti è proprio dove queste strutture mancano che le madri incontrano maggiori difficoltà a rimanere nel mercato del lavoro.</p>
<p>Senza interventi strutturali e integrati che facilitino la conciliazione tra vita e lavoro e che garantiscano stabilità economica ai giovani, difficilmente si potrà invertire la tendenza.</p>
<div id="nel-2022-catania-e-stato-il-comune-capoluogo-con-il-piu-alto-tasso-di-natalita" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">La natalità nei territori</h3>
<p>Finora ci siamo concentrati su analisi di carattere generale. Tuttavia per poter intervenire con politiche mirate e adeguate alle esigenze dei diversi territori è fondamentale avere <strong>dati con granularità almeno comunale</strong>. In questo senso, i <a href="https://www.istat.it/statistica-sperimentale/aggiornamento-degli-indicatori-del-sistema-informativo-a-misura-di-comune/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> più recenti con questa disgregazione fanno rifermento al 2022.</p>
<p>In quell&#8217;anno, il tasso di natalità nazionale era di 6,7 nati ogni mille abitanti. Logicamente, mentre nei grandi centri urbani il tasso di natalità risulta più stabile grazie all’ampia base della popolazione residente, nei piccoli comuni l’indicatore è soggetto a una maggiore volatilità statistica, dove anche poche nascite possono determinare variazioni percentuali molto marcate. Per questo è interessante andare a vedere cosa succede nelle principali città. </p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tasso-di-natalita-in-diminuzione-in-quasi-6mila-comuni/">Tasso di natalità in diminuzione in quasi 6mila comuni</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tasso-di-natalita-in-diminuzione-in-quasi-6mila-comuni/">Il tasso di natalità comune per comune (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/tasso-di-natalita-in-diminuzione-in-quasi-6mila-comuni/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/tasso-di-natalita-in-diminuzione-in-quasi-6mila-comuni.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_306832_tab3"></p>
<p><span data-path-to-node="11,1,0,0">Il tasso di natalità indica il numero di nuovi nati</span><span data-path-to-node="11,1,0,2"><span class="citation-54"> ogni mille abitanti</span></span><span data-path-to-node="11,1,0,4">. A partire dai dati del 2018 il bilancio della popolazione residente tiene conto dei risultati del Censimento permanente della popolazione. I dati relativi agli anni 2014-2018 sono consultabili nella sezione &#8220;Popolazione Intercensuaria&#8221;. La configurazione territoriale e amministrativa utilizzata, relativa ai comuni e alle unità territoriali sovracomunali, fa riferimento alla data del 31 dicembre 2022. A questa data, il numero dei comuni era pari a 7904. Negli anni il numero dei comuni può modificarsi sia per la costituzione di nuovi enti, prevalentemente per la fusione di comuni già esistenti e conseguentemente soppressi, sia perché alcuni sono inglobati in altri che non cambiano nome. </span></p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: lunedì 11 Novembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-306832"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Se si prendono in considerazione i comuni capoluogo, notiamo che in 32 centri il tasso di natalità è superiore alla media. I valori più alti si registrano al sud. A <strong>Catania</strong> il tasso di natalità nel 2022 è stato di 8,5 nuovi nati ogni mille abitanti. Seguono <strong>Andria</strong> e <strong>Palermo</strong> (8) e <strong>Crotone</strong>, <strong>Bolzano</strong>, <strong>Reggio Emilia</strong> e <strong>Piacenza</strong> (7,8). Da notare anche il dato sopra la media di <strong>Napoli</strong> (7,7). Viceversa, valori particolarmente bassi si registravano in Sardegna. A <strong>Nuoro</strong>, <strong>Carbonia</strong> e <strong>Oristano</strong> c&#8217;era un tasso di 4 neonati ogni mille residenti, a <strong>Cagliari</strong> di poco superiore (4,5).</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Taa.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da Openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;data journalism&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi al tasso di natalità nei comuni sono di fonte Istat.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/una-donna-incinta-che-tiene-una-macchina-fotografica-tra-le-mani-pqfyq0Iur-U">Raymart Arniño</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-il-numero-di-nati-e-al-minimo-storico/">In Italia il numero di nati è al minimo storico</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché molti bambini non visitano i musei</title>
		<link>https://www.openpolis.it/perche-molti-bambini-non-visitano-i-musei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=306668</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'Italia è il primo paese al mondo per siti Unesco, ma per diversi motivi i più giovani non accedono a questa ricchezza. Tra le criticità maggiori, i redditi delle famiglie e la centralità dei luoghi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/perche-molti-bambini-non-visitano-i-musei/">Perché molti bambini non visitano i musei</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;accesso di bambini e ragazzi ai luoghi della cultura, e in particolare ai musei, è un diritto che incontra significative <strong>barriere che vanno oltre la semplice disponibilità di strutture</strong>.</p>
<p>I limiti di accesso ai musei per i minori infatti sono complessi e multifattoriali. A partire dalla <strong>concezione di questi luoghi, storicamente pensati per una fruizione da parte degli adulti</strong>, sebbene nel tempo si sia progressivamente affermata l&#8217;esigenza di consentire un accesso consapevole anche per bambini e ragazzi. Per un paese come il nostro, <strong>ai vertici a livello internazionale per patrimonio culturale e ambientale</strong>, si tratta di una sfida di primaria importanza.</p>
<div id="litalia-e-il-primo-paese-al-mondo-per-siti-patrimonio-dellumanita-unesco" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">61 </span>beni iscritti nel <a href="https://whc.unesco.org/en/list/stat#s2" target="_blank" rel="noopener">patrimonio Unesco</a> in Italia nel 2025. Seguono Cina (60), Germania (55) e Francia (54).</p>
</section>
<p>Restano ancora <strong>ostacoli di tipo socio-economico</strong>, con appena l&#8217;11,3% di chi vive in famiglie a basso reddito con figli che visita siti culturali. Si riscontrano inoltre significative <strong>disparità territoriali</strong> nel tipo di offerta erogata e nella <strong>capacità di attivare collaborazioni</strong> e partnership con le scuole e la comunità educante.</p>
<p>Abbiamo approfondito questi <strong>fattori e la loro diversa incidenza sul territorio nazionale</strong>, in modo da avere un quadro più completo della situazione.</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
<h3 class="wp-block-heading">I gap nell&#8217;accesso ai musei rispetto alla densità delle strutture</h3>
<p>L&#8217;offerta di strutture museali sul territorio nazionale appare piuttosto capillare, tanto in regioni del nord quanto in quelle del mezzogiorno. Se si considera l&#8217;indicatore di <strong>densità e rilevanza del patrimonio museale</strong> (che considera il numero di musei per chilometro quadrato, ponderato rispetto al numero di visitatori), le regioni dove l&#8217;offerta è più presente sono <strong>Lazio</strong> (6,13 per kmq), <strong>Campania</strong> (3,46), <strong>Toscana</strong> (3,28) e <strong>Veneto</strong> (1,93). Ciò evidentemente per la presenza in questi territori di importanti città d&#8217;arte, con la relativa dotazione museale che attrae un grande numero di visitatori.</p>
<div id="la-presenza-di-musei-e-siti-culturali-non-si-traduce-automaticamente-in-un-maggior-accesso-dei-bambini-ai-luoghi-della-cultura" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Ciò non significa però che questo si traduca automaticamente in un maggiore accesso di bambini e ragazzi ai luoghi della cultura. <strong>Le regioni del centro-nord hanno di gran lunga la quota più alta di bambini e ragazzi che frequentano musei</strong>. Oltre il 40% dei minori è stato almeno una volta nel 2022 in un museo nella provincia autonoma di Trento (dove la quota supera il 60%), in Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Valle d’Aosta, Piemonte, Toscana, provincia autonoma di Bolzano e Umbria. Mentre la quota <strong>non raggiunge il 30% in Basilicata, Campania, Sicilia, Puglia e Calabria</strong> (ultima in classifica per fruizione dei minori con il 23,3% nel periodo 2022-23).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-rapporto-tra-la-densita-del-patrimonio-museale-e-laccesso-dei-minori-ai-musei/">Il rapporto tra la densità del patrimonio museale e l&#8217;accesso dei minori ai musei</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-rapporto-tra-la-densita-del-patrimonio-museale-e-laccesso-dei-minori-ai-musei/">Confronto tra la percentuale di minori che hanno frequentato musei e/o mostre e la densità/rilevanza del patrimonio museale</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         aria-labelledby="chart_306749_tab1"><br />
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat e Crc                                                                <br />(ultimo aggiornamento: mercoledì 4 Marzo 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/il-rapporto-tra-la-densita-del-patrimonio-museale-e-laccesso-dei-minori-ai-musei.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-306749"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-306749" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>La <strong>relazione tra avere un patrimonio museale denso e l&#8217;effettivo tasso di visita dei ragazzi</strong> è un fenomeno prevalentemente delle regioni centrali e che, se si esclude la provincia autonoma di Trento, in parte emerge anche nell&#8217;Italia settentrionale.</p>
<p>Mentre <strong>non c&#8217;è alcuna relazione positiva tra la densità dei musei e la frequenza con cui i minori vi hanno accesso nel mezzogiorno</strong>. Si prenda il caso della Campania, con una densità di patrimonio molto alta (3,46 per 100kmq), ma una bassa accessibilità dei minori (28,9%). Inferiore a regioni con densità molto più basse, ma con elevato accesso dei minori.</p>
<h3 class="wp-block-heading">I limiti dell&#8217;accesso ai musei per i minori</h3>
<p>I motivi di un <strong>mancato accesso di bambini e ragazzi ai luoghi della cultura ovviamente non può essere ricondotto meramente all&#8217;offerta di strutture</strong>. Può trattarsi di un <strong>problema anche socio-economico</strong>, con una quota di famiglie che resta esclusa dal consumo culturale e che non è in grado di sostenere tali spese. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-solo-una-persona-su-10-in-famiglie-con-figli-a-basso-reddito-visita-siti-culturali/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come abbiamo già avuto modo di ricostruire</a>, si tratta di una questione rilevante. Basti pensare che in Italia <strong>chi vive in una famiglia a basso reddito e con figli nel corso del 2022 ha visitato un sito culturale solo nell’11,3% dei casi</strong>: una quota che è metà di quella media (22,6%) e meno di un terzo rispetto a quella di chi vive in nuclei ad alto reddito con figli a carico (36,9%).</p>
<div id="1-su-10-i-componenti-di-famiglie-a-basso-reddito-e-con-figli-che-hanno-visitato-un-sito-culturale-nel-2022" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">1 su 10 </span>i componenti di famiglie a basso reddito e con figli che hanno visitato un sito culturale nel 2022.</p>
</section>
<p>Inoltre, <strong>non solo la presenza, ma anche la stessa accessibilità delle strutture potrebbe incidere</strong>. In Italia nel 2022 circa il 40% dei musei è stato aperto per oltre 250 giorni, ma la quota nelle aree interne scende a circa un terzo del totale.</p>
<p>Per quanto sia certamente <strong>da non sottovalutare l&#8217;importante diffusione territoriale di queste strutture</strong> e da apprezzare il fatto che persino in comuni ultraperiferici oltre l&#8217;80% dei musei sia aperto con orario prestabilito (non a prenotazione) e di questi oltre il 60% dichiari almeno 6 giorni settimanali di apertura, il <strong>divario territoriale appare ampio</strong>.</p>
<p>Come detto, i <strong>giorni effettivi di apertura nelle zone interne sono sensibilmente più bassi</strong>. Una tendenza che rimanda al fatto che in alcune aree del paese l&#8217;accesso al museo potrebbe essere più funzionale al turismo che all&#8217;utenza residenziale, come osservato in un recente rapporto dell&#8217;istituto di statistica.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Solo un terzo dei luoghi della cultura delle Aree Interne (33,5%) è invece aperto per più di 250 giorni l’anno, probabilmente con una maggiore propensione a soddisfare le esigenze turistiche che non a offrire servizi continuativi ai residenti.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/02/PATRIMONIO-CULTURALE-NELLE-AREE-INTERNE-1.pdf" target="_blank">&#8211; Istat, Il patrimonio culturale nelle aree interne (febbraio 2025)</a>
									            </div>
</section>
<p>Un altro aspetto da considerare è che anche <strong>la possibilità di creare relazioni strutturate con le scuole e la comunità educante può variare molto tra i territori</strong>.</p>
<p>Sebbene <strong>non esistano dati sistematici a livello locale sugli ingressi dei minori ai musei</strong>, questi aspetti sull&#8217;offerta museale sono ricostruiti periodicamente da Istat attraverso una raccolta di dati sui musei e le istituzioni similari. Uno strumento prezioso per comprendere questi aspetti e avere uno sguardo più approfondito sull&#8217;approccio ai luoghi della cultura nel nostro paese.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come cambia l&#8217;offerta di musei sul territorio</h3>
<p>Un primo aspetto è banalmente la <strong>semplice presenza di queste strutture</strong>. In Italia quelle censite da Istat come attive sono state 4.416 nel 2022. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/lofferta-di-musei-per-minore-e-maggiore-nei-comuni-del-centro-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come abbiamo avuto modo di approfondire in passato</a>, parliamo quindi di <strong>4,8 musei censiti ogni 10mila minori</strong> residenti nel nostro paese. Con valori che tra i capoluoghi variano tra le oltre 40 strutture ogni 10mila minori a <strong>Siena</strong> (41,2) e meno di una ogni 10mila bambini e ragazzi a <strong>Ragusa</strong> e <strong>Messina</strong> (0,9 circa in entrambe le città).</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">7 su 10 </span>capoluoghi con minore dotazione di istituti museali si trovano nel mezzogiorno.</p>
</section>
<div id="nei-comuni-polo-oltre-la-meta-dei-musei-e-aperto-per-piu-di-250-giorni-allanno-nelle-aree-interne-circa-un-terzo-del-totale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Ancora più interessante è vedere quanto restano aperti nell&#8217;arco di un anno. Nel 2022 in media il <strong>39% dei musei è rimasto aperto oltre 250 giorni</strong>, un dato che raggiunge il 54,3% nei comuni polo, mentre si attesta al 34% circa nelle aree interne.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-polo-oltre-la-meta-dei-musei-e-aperto-per-piu-di-250-giorni-allanno-nelle-aree-interne-circa-un-terzo/">Nei comuni polo oltre la metà dei musei è aperto per più di 250 giorni all&#8217;anno, nelle aree interne circa un terzo</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-polo-oltre-la-meta-dei-musei-e-aperto-per-piu-di-250-giorni-allanno-nelle-aree-interne-circa-un-terzo/">Percentuale di musei che nel 2022 hanno dichiarato oltre 250 giorni di apertura (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_306719_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nei-comuni-polo-oltre-la-meta-dei-musei-e-aperto-per-piu-di-250-giorni-allanno-nelle-aree-interne-circa-un-terzo/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/nei-comuni-polo-oltre-la-meta-dei-musei-e-aperto-per-piu-di-250-giorni-allanno-nelle-aree-interne-circa-un-terzo.png" placeholder ></amp-img></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: lunedì 26 Febbraio 2024)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-306719"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-306719" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Non è un elemento da trascurare che nelle zone più periferiche una quota importante riesca a mantenere tempi di apertura ampi, anche se il divario con le aree più urbanizzate è molto profondo, come emerge dalla mappa.</p>
<p>Del resto,<strong> anche tra le città il dato cambia molto</strong>. Tutti i musei presenti hanno dichiarato oltre 250 giorni di apertura in 18 capoluoghi, con un&#8217;alta incidenza nel mezzogiorno. Nel 28,6% dei capoluoghi delle isole e nel 34,6% di quelli del sud continentale la totalità dei musei riporta un&#8217;apertura superiore a 250 giorni all&#8217;anno, a fronte di una media nazionale del 16%.</p>
<p><strong>Un dato che va letto probabilmente in parallelo con quello sulla diffusione</strong>. Nel centro-nord sono presenti più musei per minore, con tante strutture anche di piccola dimensione che hanno aperture più limitate. Nel mezzogiorno i tempi di apertura sono più ampi, ma i musei attivi rispetto a bambini e ragazzi residenti sono meno.</p>
<div id="la-capacita-di-creare-relazioni-con-la-comunita-educante-varia-molto-sul-territorio" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">I tanti fattori in gioco nell&#8217;accesso dei minori ai musei</h3>
<p>Diffusione sul territorio e giorni di apertura complessivi non sono comunque gli unici elementi da considerare quando si riflette sul diritto di accesso di bambini e ragazzi ai luoghi della cultura. </p>
<p>Un fattore fondamentale è la <strong>capacità dei musei di sviluppare relazioni sul territorio</strong>, in particolare con gli istituti scolastici, per <strong>attivare un maggior coinvolgimento e incrementare le possibilità di fruizione degli studenti</strong>.</p>
<p><a href="https://www.openpolis.it/lalleanza-tra-scuole-e-musei-nel-contrasto-della-poverta-educativa/#:~:text=La%20relazione%20tra%20scuole%20e%20musei%2C%20comune%20per%20comune" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come abbiamo già ricostruito</a>, il <strong>numero di musei che svolge attività rivolte ai minori diminuisce al crescere del livello di complessità della relazione da instaurare</strong>.&nbsp;<strong>Nel 2022, ad esempio, in quasi 3 musei su 4 si sono svolte visite guidate per gruppi scolastici (73,9%)</strong>. Considerando quelli che <strong>hanno tenuto laboratori didattici dedicati ai gruppi scolastici, la quota scende al 44,8%</strong>&nbsp;(cioè meno della metà del totale). Meno di uno su 3 (30,1%) dichiara di aver attivato vere e proprie partnership con il mondo della scuola.&nbsp;</p>
<div id="strillo-testo-block_da7aeb3c5afbd75e635e3587749bbd82" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Al sud attivate più collaborazioni dedicate a soggetti che vivono in condizioni di indigenza.</p>
</section></div>
<p><strong>Circa uno su 10 (11,8%) è stato coinvolto in progetti di inclusione rivolti a soggetti che vivono in povertà economica, educativa o culturale, attraverso collaborazioni o partenariati con i diversi soggetti della comunità educante</strong>. Da segnalare in questo senso la quota doppia dei musei del sud continentale attivi su questo fronte (21,7%).</p>
<p>Un segnale molto interessante, <strong>da monitorare con i prossimi rilasci dell&#8217;istituto di statistica</strong>. Nella speranza che nei prossimi anni la possibilità degli istituti museali di creare relazioni con le scuole aumenti ulteriormente e soprattutto che questo <strong>favorisca un maggiore accesso dei minori alla cultura e a questo tipo di esperienze, in senso lato</strong>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_Taa.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati riguardanti la presenza e le attività svolte dai musei sono di fonte Istat.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/un-uomo-e-una-donna-seduti-su-una-panchina-in-un-museo-DzbDKEzC5D8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ben Elliot</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/perche-molti-bambini-non-visitano-i-musei/">Perché molti bambini non visitano i musei</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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