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	<lastBuildDate>Fri, 30 Oct 2026 20:46:10 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il reddito minimo non basta per uscire dalla povertà</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-reddito-minimo-non-basta-per-uscire-dalla-poverta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Iannone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2026 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=310139</guid>

					<description><![CDATA[<p>In nessun paese Ue il reddito minimo porta una persona che vive da sola fuori dalla soglia di indigenza. Anche in Italia gli strumenti sono insufficienti. Un’indagine con EdjNet sul sostegno al reddito, in un continente sempre più a rischio povertà. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-reddito-minimo-non-basta-per-uscire-dalla-poverta/">Il reddito minimo non basta per uscire dalla povertà</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Negli ultimi anni <strong>la povertà è aumentata in Italia</strong>, così come nella maggior parte dei paesi dell’Unione europea. Sono diversi gli strumenti di sostegno al reddito che vengono messi in campo, ma in nessun paese Ue il reddito minimo porta una persona che vive da sola sopra la soglia della povertà.</p>



<p>È questo l’oggetto di un’<strong>indagine </strong>a cui abbiamo partecipato <strong>a livello europeo</strong>: un’inchiesta guidata dalla fondazione spagnola <a href="https://civio.es/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Civio</a>, nell’ambito dello <a href="https://www.europeandatajournalism.eu/">European Data Journalism Network</a> (EdjNet), di cui Fondazione Openpolis è parte da tempo.</p>



<p>Una <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32023H0203(01)" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccomandazione</a> del 2023 da parte <strong>del Consiglio dell’Ue</strong> invita gli stati membri a garantire l’accesso al reddito minimo a chiunque non disponga di risorse sufficienti e a raggiungere gradualmente, entro il 2030, un <strong>livello di sostegno adeguato</strong>. Ma quanto ci si sta avvicinando a questo obiettivo?</p>



<p>L’<a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/la-poverta-in-italia-anno-2025/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a> ha certificato <strong>2,1 milioni di famiglie in stato di povertà assoluta nel 2025</strong>, pari all’8% del totale. Parliamo di 5,4 milioni di persone in questa condizione. Negli ultimi vent’anni il fenomeno è aumentato in modo consistente: erano infatti 1,9 milioni nel 2005 (calcolati con una metodologia precedente), 4,5 milioni nel 2015 e 5,4 milioni nel 2025.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Sono considerate in povertà assoluta le famiglie e le persone che non possono permettersi le spese minime per condurre una vita accettabile, come quelle per la casa, per la salute o per il vestiario.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-poverta-assoluta/">
                &#8220;Che cos&#8217;è la povertà assoluta&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		

<div id="nel-2025-le-persone-in-poverta-assoluta-in-italia-erano-54-milioni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_0fd624f91576b21a210ff2d798f56ffc" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>In Italia oggi non c&#8217;è uno schema unico di reddito minimo.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Gli strumenti per contrastare la povertà e l’esclusione sociale possono essere di diversa tipologia e natura. In Italia quelli attualmente in vigore comprendono misure di sostegno al reddito, carte solidali per i beni di prima necessità e programmi di attivazione professionale. <strong>Dal 2019 al 2023 la misura principale di contrasto alla povertà era il Reddito di cittadinanza</strong> (Rdc), il quale, a dispetto del nome, non era un reddito di base ma un reddito minimo. Il reddito di base (detto anche reddito universale o di cittadinanza) è uno strumento universalistico e il sussidio viene concesso senza verificare le condizioni economiche di chi lo riceve. Il reddito minimo invece è un sostegno monetario rivolto a chi non dispone di risorse sufficienti per una vita dignitosa, assegnato dopo aver verificato le condizioni economiche della persona e del suo nucleo familiare. L&#8217;Rdc istituito dal primo governo Conte nel corso della XVIII legislatura non era né universale né incondizionato, ed era quindi <strong>una forma di reddito minimo</strong>.</p>



<p><strong>Nel 2024 l’Rdc è stato abolito e sostituito da due misure distinte, l’Assegno di inclusione (Adi) e il Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl).</strong> L’Adi è un sostegno economico rivolto <strong>esclusivamente ai nuclei familiari</strong> con almeno un componente minorenne, o con disabilità, o di almeno 60 anni, oppure in una condizione di svantaggio certificata e inserito in un programma di cura e assistenza. Per riceverlo servono requisiti di residenza, cittadinanza e soggiorno, una situazione economica entro i limiti di Isee e di reddito previsti, e l&#8217;adesione a un percorso personalizzato di inclusione sociale e lavorativa. L&#8217;importo varia in base alla composizione del nucleo e al reddito disponibile.</p>



<p>L&#8217;Sfl, invece, ha un importo fisso di 500 euro al mese ed è rivolto alle persone tra i 18 e i 59 anni che non rientrano nell&#8217;Adi. Anche l&#8217;Sfl richiede requisiti di residenza, cittadinanza e soggiorno e il rispetto di limiti di Isee e di reddito, ed è <strong>condizionato alla partecipazione a corsi di formazione o ad altre politiche attive del lavoro</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">500 </span>euro al mese l’importo dell’Sfl, rivolto alle persone tra i 18 e i 59 anni che non possono accedere all’Adi.</p>
			        </section>
		


<p>L&#8217;esistenza di queste misure, tuttavia, <strong>non garantisce di per sé che chi si trova in difficoltà riceva un sostegno per una vita dignitosa</strong>. L&#8217;accesso all&#8217;Adi, per esempio, non dipende solo dalle risorse economiche del nucleo familiare ma anche dalla sua composizione. Pertanto resta escluso chi non rientra in una delle categorie previste, anche se si trova in difficoltà economica. Accanto ai requisiti di accesso, l&#8217;altra questione centrale è l&#8217;adeguatezza degli importi, che non è detto siano sufficienti per vivere dignitosamente. </p>



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<h3 class="wp-block-heading">In Europa i redditi minimi faticano a superare le soglie di povertà</h3>



<p>Abbiamo confrontato gli <a href="https://civio.es/lo-publico/2026/10/22/europes-minimum-income-benefits-do-not-raise-single-people-above-poverty-lines/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">schemi di reddito minimo</a> di tutti i paesi Ue, escludendo Polonia, Romania, Slovacchia e Ungheria, per i quali non è stato possibile individuare importi chiari. Per rendere confrontabili sistemi con regole molto diverse, Civio ha calcolato gli importi mensili al 1° gennaio 2026 <strong>per tre famiglie tipo</strong>: <strong>una persona sola</strong>, <strong>una coppia senza figli</strong> e <strong>una coppia con due figli di 4 e 8 anni</strong>.</p>



<p>Tuttavia, gli importi in valore assoluto, da soli, dicono poco, dato che 500 euro hanno un potere d&#8217;acquisto molto diverso in Bulgaria e in Lussemburgo. Per questo motivo, ogni importo del reddito minimo per ciascun paese è stato confrontato con la rispettiva <strong>soglia di rischio di povertà, pari al 60% del reddito mediano nazionale</strong>, che riflette i livelli di reddito e, indirettamente, il costo della vita. Di conseguenza, questo <strong>rapporto misura la distanza della prestazione del reddito minimo dai livelli di reddito del paese</strong>.</p>


<div id="in-nessun-paese-ue-il-reddito-minimo-porta-una-persona-che-vive-da-sola-sopra-la-soglia-di-poverta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-nessun-paese-ue-il-reddito-minimo-porta-una-persona-che-vive-da-sola-sopra-la-soglia-di-poverta/">In nessun paese Ue il reddito minimo porta una persona che vive da sola sopra la soglia di povertà</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-nessun-paese-ue-il-reddito-minimo-porta-una-persona-che-vive-da-sola-sopra-la-soglia-di-poverta/">Distanza in percentuale tra il valore del reddito minimo mensile e la soglia di povertà mensile per ciascun paese Ue e tipo di famiglia</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Civio su dati Eurostat e MISSOC                                                                <br>(consultati: giovedì 1 Gennaio 2026)
                                        </p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p><strong>Il risultato principale che emerge è che in nessun paese Ue il reddito minimo porta una persona che vive da sola sopra la soglia di povertà</strong>. Il valore più alto è quello della Danimarca, dove il sussidio copre quasi il 97% della soglia. Seguono Belgio (86%), Paesi Bassi (81%) e Lussemburgo (76%). <strong>In 11 paesi su 23 il sussidio non arriva al 45% della soglia</strong>, e in Estonia, Repubblica Ceca e Lettonia si ferma intorno al 26%.</p>



<p><strong>Per le coppie senza figli, il sussidio supera la soglia di povertà soltanto in Danimarca e Lussemburgo</strong>, rispettivamente del 29% e dell’1%. <strong>Per le coppie con due figli</strong>, l’unico paese con il reddito minimo sopra la soglia di povertà è la Danimarca, con un importo superiore del 12%. Negli altri paesi la prestazione resta al di sotto e <strong>in 10 paesi su 21 copre meno del 51% della soglia</strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_eb30b91e89061865796b1c24b588370e" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Un sussidio può ridurre l’intensità della povertà anche quando non basta a superare la soglia.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Va precisato che questo confronto non misura l&#8217;effetto complessivo dei sistemi di protezione sociale. Altri sussidi, trasferimenti e servizi possono contribuire alle risorse delle famiglie. Inoltre, un sostegno può ridurre la distanza dalla soglia anche quando non permette di superarla. In questo caso <strong>diminuisce</strong> <strong>l&#8217;intensità della povertà, un risultato diverso dalla riduzione del numero di persone statisticamente povere</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La situazione in Italia</h3>



<p>L&#8217;inclusione dell&#8217;Italia nel lavoro di Civio non era scontata in quanto, come spiegato, <strong>nel nostro paese non esiste un unico schema di reddito minimo</strong> e i criteri di accesso sono diversi. Ai fini del confronto, per la persona che vive sola è stato preso come riferimento l&#8217;Sfl, mentre per le coppie senza figli e con due figli è stato considerato l&#8217;Adi.</p>



<p><strong>In Italia nessuna delle tre famiglie tipo arriva alla metà della soglia di povertà</strong>. Per la persona che vive sola il profilo di riferimento è quello di una persona di 35 anni, disoccupata e senza familiari a carico, che, non avendo diritto all&#8217;Adi, può richiedere l&#8217;Sfl. Secondo i dati Eurostat del 2025, la soglia di povertà mensile per questo profilo tipo è di 1.103,08 euro. <strong>I 500 euro dell&#8217;Sfl ne coprono quindi il 45,3%</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">603 </span>euro al mese la distanza tra i 500 euro dell’Sfl e la soglia di povertà per una persona sola.</p>
			        </section>
		

<div id="in-italia-per-una-persona-che-vive-da-sola-il-supporto-per-la-formazione-e-il-lavoro-non-copre-neanche-la-meta-della-cifra-riconosciuta-come-soglia-di-poverta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Per una coppia senza figli si rende necessaria una precisazione. L&#8217;Adi è stato scelto come sistema di riferimento perché è un sostegno rivolto al nucleo familiare, ed è quindi <strong>l&#8217;equivalente italiano più vicino a uno schema di reddito minimo per una coppia</strong>. Tuttavia, una coppia in età da lavoro, senza figli e senza componenti fragili, non ha accesso all&#8217;Adi; vi può accedere solo se almeno uno dei due ha 60 anni o più, una disabilità o è preso in carico dai servizi sociali. Per questo nel confronto è stato usato l&#8217;importo medio dell&#8217;Adi pagato dall&#8217;Inps ai nuclei di due componenti senza minori: secondo i <a href="https://www.inps.it/it/it/dati-e-bilanci/osservatori-statistici-e-altre-statistiche/dati-cartacei---adi-e-sfl.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati Inps</a> di gennaio 2026, a dicembre 2025 era di 752 euro al mese. Si tratta quindi di quanto effettivamente erogato, e non di un importo previsto dalla legge. <strong>Rispetto alla soglia di povertà per questa famiglia tipo, pari secondo Eurostat a 1.654,67 euro al mese, l&#8217;importo copre il 45,4%.</strong></p>



<p>Per l&#8217;ultima famiglia tipo, una coppia senza reddito con due figli di 4 e 8 anni, l&#8217;importo dell&#8217;Adi calcolato in base alla <a href="https://urponline.lavoro.gov.it/s/article/Come-si-calcola-la-scala-di-equivalenza?language=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scala di equivalenza</a> è di circa 704 euro al mese. Copre il 30,4% della soglia di povertà per questa famiglia, pari secondo Eurostat a 2.316,50 euro. <strong>Tra i paesi Ue confrontati, l&#8217;Italia è ultima</strong>. </p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">30% </span>la quota della soglia di povertà coperta dall’Adi per una coppia con due figli, il valore più basso tra i paesi Ue confrontati.</p>
			        </section>
		

<div id="per-una-coppia-senza-reddito-con-due-figli-lassegno-di-inclusione-copre-il-30-della-soglia-di-poverta-il-valore-piu-basso-tra-i-paesi-ue-confrontati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Ci sono diversi fattori che concorrono a spiegare una copertura così bassa e uno di questi è il modo in cui l&#8217;Adi tiene conto della dimensione della famiglia. La scala di equivalenza usata da <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Glossary:Equivalised_disposable_income" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a> assegna un peso di 1 al primo adulto, di 0,5 al secondo e di 0,3 a ogni figlio sotto i 14 anni. Il fabbisogno di una coppia con due figli è quindi 2,1 volte quello di una persona sola. Nella scala dell&#8217;Adi, invece, il secondo adulto non ha peso (a meno che non abbia almeno 60 anni, una disabilità o carichi di cura) e ogni figlio minorenne pesa 0,15. La stessa famiglia vale quindi 1,3 volte un singolo. <strong>Passando da una a quattro persone il fabbisogno stimato più che raddoppia, mentre l&#8217;importo del sussidio cresce solo del 30%.</strong> Va precisato che si tratta di una simulazione della sola Adi per una famiglia a reddito zero, e che non considera eventuali altre prestazioni a cui una famiglia ha diritto, come l&#8217;assegno unico per i figli.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un importo unico per soglie di povertà diverse</h3>



<p>La soglia di rischio di povertà Eurostat usata nel confronto europeo è unica per tutto il paese, e anche le regole di calcolo dell’Adi e l’importo del Sfl valgono su tutto il territorio nazionale. <strong>Il costo della vita, però, cambia molto da un territorio all&#8217;altro, e con esso la spesa minima necessaria per non essere poveri</strong>. L&#8217;Istat, infatti, considera in povertà assoluta una famiglia la cui spesa per consumi è pari o inferiore al valore di un paniere di beni e servizi ritenuti essenziali per evitare gravi forme di esclusione sociale. Il costo di questo paniere dipende da dove si vive e da chi compone la famiglia: per questo <strong>le soglie variano in base al numero e all&#8217;età dei componenti, alla regione e alla dimensione del comune di residenza</strong>. A differenza della soglia Eurostat, che si basa sul reddito, quella Istat si basa sulla spesa.</p>


<div id="nei-comuni-fino-a-50mila-abitanti-il-trentino-alto-adige-e-la-regione-con-la-soglia-di-poverta-assoluta-piu-alta-per-una-coppia-con-due-figli" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-basilicata-e-la-regione-con-le-soglie-di-poverta-assoluta-piu-basse/">Il Trentino Alto Adige è la regione con la soglia di povertà assoluta più alta per una coppia con due figli</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-basilicata-e-la-regione-con-le-soglie-di-poverta-assoluta-piu-basse/">Soglie regionali di povertà assoluta per tre profili-tipo (2025)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 15 Ottobre 2026)
                                        </p>
                </div>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Considerando tre profili tipo vicini a quelli usati da Civio (nei profili Istat, però, i figli hanno tra 11 e 17 anni) e i soli comuni fino a 50mila abitanti, <strong>la Basilicata risulta essere la regione con le soglie di povertà mensili più basse</strong>: 676 euro al mese per un adulto di 30-59 anni che vive solo, 919 euro per una coppia con un componente tra 30 e 59 anni e uno tra 60 e 74, 1.468 euro per due adulti tra 30 e 59 anni con due figli tra 11 e 17 anni. <strong>Le soglie più alte sono invece quelle dell&#8217;Emilia-Romagna per l&#8217;adulto solo (1.020 euro), della Liguria per la coppia (1.324 euro) e del Trentino Alto Adige per la famiglia con figli (2.017 euro). </strong></p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">Da 676 a 1.020 </span>euro al mese la soglia di povertà assoluta per un adulto solo, tra Basilicata ed Emilia-Romagna.</p>
			        </section>
		


<p>Le diverse soglie di povertà assoluta calcolate dall&#8217;Istat confermano divari territoriali ben noti e mostrano quanto siano diversi, da una regione all&#8217;altra, i fabbisogni economici delle famiglie. <strong>Mettere in relazione le misure di reddito minimo con queste soglie aiuta a valutarne l&#8217;adeguatezza nei diversi territori</strong>. I risultati vanno però letti come ordini di grandezza, in quanto le soglie Istat misurano la spesa e non il reddito, e gli importi considerati si riferiscono a famiglie senza altre entrate. Per lo stesso motivo, il confronto non permette di stabilire se chi riceve il sostegno sia in povertà assoluta. Molti beneficiari hanno altri redditi, anche se bassi, vivono in una casa di proprietà o ricevono altre prestazioni, e la loro condizione dipende anche da queste risorse.</p>


<div id="strillo-testo-block_76a8bcf1a63e03c7a53ac8f344b50273" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Per valutare il reddito minimo bisogna guardare sia a quanto vale sia a chi può riceverlo.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Dal confronto europeo e da quello territoriale emergono quindi due questioni, che per l&#8217;Italia pesano in modo particolare. La prima è l&#8217;<strong>adeguatezza degli importi</strong>. Per una famiglia con due figli l&#8217;Adi copre una quota della soglia di povertà più bassa che in qualsiasi altro paese Ue tra quelli confrontati. La seconda è <strong>l&#8217;accesso</strong>. Con il passaggio dall&#8217;Rdc ad Adi e Sfl, chi è povero ma non rientra nelle categorie previste dall&#8217;Adi può contare solo su un sostegno temporaneo e legato alla formazione. Valutare gli strumenti di contrasto alla povertà richiede di considerare entrambe le dimensioni, insieme agli altri trasferimenti, come l&#8217;assegno unico, e ai servizi disponibili, a partire da quelli per la casa.</p>



<p><em>This article is published in collaboration with the&nbsp;<a href="https://www.europeandatajournalism.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European Data Journalism Network</a>&nbsp;in the context of<a href="https://chateurope.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;ChatEurope</a>&nbsp;and is released under a&nbsp;<a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 4.0</a>&nbsp;licence</em>.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/un-uomo-che-tiene-un-portafoglio-nella-mano-sinistra-xYhsCI4WIbI">Andres Siimon</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-reddito-minimo-non-basta-per-uscire-dalla-poverta/">Il reddito minimo non basta per uscire dalla povertà</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I numeri sui minori in povertà assoluta sono a livelli record</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-numeri-sui-minori-in-poverta-assoluta-sono-a-livelli-record/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=309690</guid>

					<description><![CDATA[<p>Se vent’anni fa erano gli anziani a essere più esposti al rischio, oggi la situazione è capovolta, con il 12,5% dei minori in povertà assoluta. Bonus e provvedimenti spot non bastano, servono interventi strutturali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-numeri-sui-minori-in-poverta-assoluta-sono-a-livelli-record/">I numeri sui minori in povertà assoluta sono a livelli record</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel 2025 <strong>circa 1 milione e 136mila bambine e bambini si sono trovati in povertà assoluta</strong> in Italia in base alle più recenti stime di <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/la-poverta-in-italia-anno-2025/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a>. Secondo l&#8217;istituto di statistica si tratta di un dato sostanzialmente stabile rispetto all&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/in-italia-piu-di-un-milione-di-minori-e-in-condizioni-di-poverta-assoluta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">anno precedente</a> che continua a rappresentare <strong>il livello più alto mai registrato dal 2014</strong>.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Una famiglia si trova in povertà assoluta quando non può permettersi le spese essenziali per condurre uno standard di vita minimamente accettabile.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-poverta-assoluta/">
                &#8220;Che cos&#8217;è la povertà assoluta&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p>Sebbene questi nuovi dati non siano direttamente confrontabili con quelli di fine anni 2000, per un cambio metodologico, la dinamica resta chiara. Vent’anni fa la distanza generazionale era più contenuta e gli anziani risultavano la fascia più esposta al rischio di povertà. Oggi, invece, la <strong>situazione si è capovolta</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">12,5% </span>i minori che vivono in povertà assoluta in Italia nel 2025 rispetto al totale delle persone residenti con meno di 18 anni.</p>
			        </section>
		


<p>In questo contesto il mondo della scuola e la comunità educante più in generale possono fare molto per sostenere i minori che si trovano a vivere in situazioni di disagio senza nessuna colpa. Come <a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-della-poverta-assoluta-tra-le-famiglie-numerose/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">abbiamo raccontato</a> molte volte infatti, <strong>un basso livello di istruzione riduce le opportunità di accesso a lavori qualificati e meglio retribuiti, accentuando la vulnerabilità economica</strong>. Questo legame emerge con particolare forza nelle famiglie con minori a carico. Una dinamica confermata ancora una volta dai dati riguardanti il 2025.</p>



<p>In questo articolo ci soffermeremo in particolare su due aspetti. Il primo riguarda gli <strong>effetti sui redditi familiari delle misure di sostegno entrate in vigore nel 2025</strong>, con un&#8217;attenzione particolare su quelle rivolte alla natalità e alle famiglie con figli. Il secondo invece riguarda l&#8217;analisi dei dati territoriali più recenti sulla quota di <strong>famiglie monoreddito con bambini piccoli</strong>. Un indicatore che permette di individuare le aree del paese dove il rischio di fragilità economica per i nuclei con figli appare più concentrato.</p>



<p>Quello che emerge dai dati è che l&#8217;effetto redistributivo delle novità normative è <strong>positivo ma contenuto</strong>. Per quanto riguarda invece le famiglie in potenziale difficoltà socio-economica, si confermano <strong>divari molto marcati tra i diversi territori</strong>.</p>






<h3 class="wp-block-heading">I dati sulla povertà assoluta nel 2025</h3>



<p>Nel 2025 le famiglie in povertà assoluta erano poco più di <strong>2,1 milioni</strong>, l’8% dei nuclei residenti, per un totale di <strong>oltre 5,4 milioni di persone</strong> (9,3%). Valori statisticamente invariati rispetto all’anno precedente. Tra questi nuclei, <strong>oltre 656mila hanno almeno un figlio minorenne</strong>, pari all’11,2% delle famiglie con minori. Anche quest’anno il disagio economico cresce all’aumentare della prole. </p>


<div id="nel-2025-l112-delle-famiglie-italiane-con-figli-era-in-poverta-assoluta-il-disagio-aumenta-al-crescere-della-prole" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_9b4c53b1c3d564f9b5fd8325019c47e4" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Il disagio economico cresce con l&#8217;aumentare del numero di figli.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Tra le coppie, <strong>l’incidenza passa dal 7,8% di quelle con un solo figlio minore al 10% di quelle con due, fino al 17,7% quando i figli sono almeno tre</strong>. Valori superiori alla media si registrano anche tra i nuclei monogenitoriali (11,6%) e soprattutto tra le famiglie di “altra tipologia”, in cui convivono più nuclei o sono presenti membri aggregati (19,4%). </p>



<p>Un altro aspetto da rimarcare è che <strong>i nuclei con figli non solo sono più spesso poveri, ma lo sono anche in modo più marcato</strong>. La spesa mensile delle famiglie con minori in povertà assoluta infatti è inferiore alla soglia di povertà del 21,6%, contro il 18,5% registrato per l’insieme delle famiglie povere. </p>



<p>Incide poi la <strong>condizione lavorativa dei genitori</strong>. Se la persona di riferimento è operaio o assimilato, l’incidenza tocca il 15,5%. Aumenta fino al 21,1% quando non è occupata o è in cerca di lavoro.</p>



<p>Pesano infine la situazione abitativa e la cittadinanza. <strong>Tra le famiglie con minori che vivono in affitto il 28,7% (quasi 3 su 10) è in povertà assoluta, contro il 6% di quelle proprietarie</strong>. Tra i nuclei con figli composti da soli italiani la quota si ferma al 7,8%. In quelli di soli stranieri è quattro volte più alta (31,4%).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gli effetti redistributivi delle misure entrate in vigore nel 2025</h3>



<p>Il 2025 è stato un anno molto rilevante dal punto di vista normativo. Sono entrate in vigore infatti una serie di novità che hanno portato a una <strong>significativa riorganizzazione del sistema redistributivo</strong> attraverso le imposte e gli incentivi che ha inciso sui redditi delle famiglie, in particolare quelle meno abbienti. La maggior parte di queste innovazioni sono state introdotte con la <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2024-12-30;207" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge di bilancio per il 2025</a>. Sempre <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/la-redistribuzione-del-reddito-in-italia-anno-2025/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a> ne ha analizzato gli effetti.</p>



<p>Tra le principali novità si segnala la sostituzione dell&#8217;esonero contributivo parziale per i <strong>lavoratori dipendenti</strong> con due nuove misure fiscali (un bonus per i redditi fino a 20mila euro, una detrazione per quelli tra 20 e 40mila euro). Per le <strong>lavoratrici madri</strong>, l&#8217;esonero contributivo totale ha lasciato spazio a un bonus di 40 euro mensili. La platea delle beneficiarie risulta in parte diversa dalla precedente. Aggiornate inoltre le soglie Isee e gli importi dell&#8217;<strong>Assegno di inclusione</strong> (Adi) e del <strong>Supporto per la formazione e il lavoro</strong> (Sfl). A queste misure si aggiungono poi un <strong>contributo straordinario di 200 euro per le spese energetiche</strong> e l&#8217;esclusione dei titoli di stato e risparmi postali fino a 50mila euro per famiglia dal calcolo dell&#8217;Isee.</p>


<div id="le-misure-a-sostegno-della-natalita-hanno-generato-un-beneficio-medio-di-circa-120-euro-lanno-per-oltre-6-milioni-di-famiglie" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Un capitolo a parte riguarda le <strong>misure a sostegno della natalità e delle famiglie con figli</strong>. L&#8217;<strong>Assegno unico e universale</strong> (Auu) è stato adeguato al costo della vita (+0,8%). Il <strong>bonus asilo nido</strong> è stato esteso eliminando il requisito di un figlio under 10 nel nucleo familiare. È stato infine ripristinato il <strong>bonus di mille euro per i nuovi nati</strong>. Nel complesso, queste tre misure hanno generato un <strong>beneficio medio di circa 120 euro l&#8217;anno per oltre 6 milioni di famiglie</strong>, il 22,6% dei residenti.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-6-milioni-di-famiglie-hanno-beneficiato-di-sostegni-alla-natalita/">Oltre 6 milioni di famiglie hanno beneficiato di sostegni alla natalità</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-6-milioni-di-famiglie-hanno-beneficiato-di-sostegni-alla-natalita/">Effetti sul reddito delle famiglie beneficiarie dell&#8217;assegno unico universale e misure di sostegno alla natalità per quinti di reddito disponibile familiare equivalente (2025)					</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/oltre-6-milioni-di-famiglie-hanno-beneficiato-di-sostegni-alla-natalita/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/10/oltre-6-milioni-di-famiglie-hanno-beneficiato-di-sostegni-alla-natalita.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-6-milioni-di-famiglie-hanno-beneficiato-di-sostegni-alla-natalita/">Oltre 6 milioni di famiglie hanno beneficiato di sostegni alla natalità &#8211; Effetti sul reddito delle famiglie beneficiarie dell&#8217;assegno unico universale e misure di sostegno alla natalità per quinti di reddito disponibile familiare equivalente (2025)					</a></div>
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			        			                                <div id="chart_309682_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_309682_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_309682_tab3"><p>Istat mette in fila tutte le famiglie dalla più povera alla più ricca, in base al reddito disponibile “equivalente” (cioè corretto per il numero e l’età dei componenti), e le divide in cinque gruppi di uguale numerosità: il primo quinto è il 20% con i redditi più bassi, il quinto il 20% con i redditi più alti. Il guadagno è dato dalla differenza tra la somma dell&#8217;Auu calcolato con importi e relative soglie vigenti nel 2025, il bonus nuovi nati e il bonus asili nido e la somma dell&#8217;Auu ottenuto applicando ai redditi del 2025 importi e relative soglie vigenti nel 2024 e il bonus asili nido spettante con le regole in vigore nel 2024. Il guadagno medio è calcolato sulle famiglie per le quali si stima una variazione positiva del reddito. Per i valori di ripartizione dei quinti e per i dettagli sugli scenari di policy utilizzati nelle simulazioni si rimanda alla <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/03/La-redistribuzione-del-reddito-in-Italia_Anno-2025.pdf#page=15" target="_blank" rel="noopener">nota metodologica</a>.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 16 Marzo 2026)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/10/oltre-6-milioni-di-famiglie-hanno-beneficiato-di-sostegni-alla-natalita.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-309682"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-309682" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p>Il <strong>guadagno è superiore alla media nel terzo e quarto quinto di reddito</strong> (rispettivamente 154 e 192 euro). Ciò soprattutto per effetto della nuova esclusione dei risparmi dal calcolo Isee che riduce l&#8217;indicatore per circa il 30% delle famiglie, in particolare in quelle fasce di reddito. Il beneficio di un assegno unico più alto, tuttavia, si ferma al penultimo quinto. Le famiglie più ricche infatti hanno un Isee medio di 76.500 euro, ben oltre la soglia dei 40mila euro sopra la quale si riceve solo l&#8217;importo minimo dell&#8217;Auu. Per cui la riduzione dell&#8217;indicatore non è sufficiente a produrre un beneficio aggiuntivo.</p>


<div id="in-generale-gli-effetti-redistributivi-sono-stati-positivi-ma-contenuti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_76513933f76e0da65034358768ee4952" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;effetto redistributivo delle misure entrate in vigore nel 2025 è positivo ma contenuto.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Considerando l&#8217;insieme di tutte le misure esaminate dall&#8217;istituto di statistica, risulta che quasi il 70% delle famiglie residenti è stato impattato da questa riorganizzazione. Si rileva un <strong>aumento medio di 243 euro l&#8217;anno</strong> sul reddito disponibile. Il dato medio tuttavia nasconde due dinamiche opposte. <strong>Per oltre metà delle famiglie il reddito disponibile migliora in media di 393 euro (+1%)</strong>, con il guadagno più consistente, sia in termini assoluti (+540 euro) sia in proporzione al reddito familiare (+3,3%), a vantaggio del quinto più povero. Questo grazie soprattutto alle modifiche di Adi e Sfl. <strong>Per 4,8 milioni di nuclei (il 17,9% del totale), invece, le stesse misure comportano una perdita media di 184 euro l&#8217;anno</strong>. Perdita concentrata per quasi due terzi nei due quinti di reddito più elevati.</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-misure-redistributive-2025-hanno-generato-in-media-243-euro-in-piu-per-le-famiglie-italiane/">Le misure redistributive 2025 hanno generato in media 243 euro in più per le famiglie italiane</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-misure-redistributive-2025-hanno-generato-in-media-243-euro-in-piu-per-le-famiglie-italiane/">Effetti redistributivi di tutte le misure entrate in vigore nel 2025 per quinti di reddito disponibile familiare equivalente</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             aria-labelledby="chart_309686_tab3"><p>Il guadagno/perdita è dato dalla differenza tra la somma di tutti i benefici considerati nello scenario base della simulazione (normativa 2025) e la somma di tutti i benefici considerati nello scenario di confronto (normativa 2024) a parità di tutte le altre condizioni. Il guadagno/perdita è calcolato sulle famiglie per le quali si stima una variazione positiva/negativa del reddito. Per i valori di ripartizione dei quinti e per i dettagli sugli scenari di policy utilizzati nelle simulazioni si rimanda alla <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/03/La-redistribuzione-del-reddito-in-Italia_Anno-2025.pdf#page=15" target="_blank" rel="noopener">nota metodologica</a>.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 16 Marzo 2026)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-309686"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-309686" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p>Il risultato complessivo è un <strong>effetto redistributivo positivo ma contenuto</strong>. L&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-lindice-di-gini/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">indice di Gini</a>, che misura la diseguaglianza dei redditi disponibili delle famiglie, scende di poco più di due decimi di punto, <strong>dal 31,41% al 31,17%</strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_9fc73d6dc6d08b021c14b7a1dddc0c7b" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>I bonus da soli non bastano, servono i servizi.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Il quadro delineato dall’Istat mostra come le misure entrate in vigore nel 2025 abbiano prodotto un miglioramento, seppur modesto, nella distribuzione dei redditi. Tuttavia, l’impianto complessivo continua a poggiare in larga parte su bonus, detrazioni e assegni, cioè su strumenti che agiscono sulla capacità di spesa delle famiglie ma non sulla disponibilità effettiva dei servizi.</p>



<p>Le risorse trasferite ai nuclei in difficoltà sono uno strumento necessario, ma <strong>da sole non bastano a ridurre le disuguaglianze in modo strutturale</strong>. Perché gli aiuti economici possano dispiegare pienamente i propri effetti, occorre affiancarli a un <strong>potenziamento dei servizi di assistenza ed educativi</strong>, a partire da quelli per i più piccoli, garantendone una distribuzione più omogenea sul territorio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La distribuzione delle famiglie a rischio povertà nei territori</h3>



<p>Per individuare con precisione le aree di maggiore fragilità e pianificare interventi mirati, è indispensabile disporre di <strong>dati territoriali estremamente dettagliati</strong>. Infatti, i quadri generali forniti dalle medie nazionali e regionali tendono spesso a mascherare marcate disuguaglianze interne. Diventa quindi fondamentale poter contare su informazioni aggiornate a livello comunale o persino sub-comunale per le grandi città.</p>



<p>In questo contesto, lo studio dei dati sulle <strong>famiglie monoreddito con figli a carico</strong> costituisce un indicatore molto utile per individuare situazioni di potenziale vulnerabilità. Al momento però queste informazioni, raccolte da Istat nell’ambito delle sue <a href="https://www.istat.it/statistica-sperimentale/aggiornamento-degli-indicatori-del-sistema-informativo-a-misura-di-comune/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">statistiche sperimentali</a>, sono <strong>disponibili solo per i comuni con più di 5mila abitanti</strong>, con l&#8217;ultimo aggiornamento risalente al 2022. Nonostante tali limiti temporali e territoriali rendano complessa una mappatura esaustiva, queste risorse restano fondamentali per approfondire l&#8217;analisi.</p>



<p>Considerando i dati a disposizione e focalizzando l’analisi esclusivamente sui <strong>comuni capoluogo</strong>, possiamo osservare che in media la percentuale di famiglie anagrafiche monoreddito con almeno un figlio di età inferiore ai 6 anni nel 2022 era pari al <strong>16,3%</strong> rispetto al totale delle famiglie anagrafiche.&nbsp;</p>


<div id="nel-2022-andria-barletta-e-prato-erano-i-comuni-capoluogo-con-la-piu-alta-percentuale-di-famiglie-in-potenziale-rischio-di-poverta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Le percentuali più alte sono riportate dai comuni pugliesi di <strong>Andria</strong> (29,7%) e <strong>Barletta</strong> (26,1%), seguite dalla toscana <strong>Prato</strong> (24%). Da segnalare anche i dati di <strong>Napoli</strong> (21,6%) e <strong>Palermo</strong> (21%). Casi particolarmente rilevanti visto che stiamo parlando rispettivamente del terzo e del quinto comune più popoloso d’Italia.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/andria-e-barletta-sono-i-capoluoghi-con-la-piu-alta-quota-di-famiglie-monoreddito-con-figli/">Andria e Barletta sono i capoluoghi con la più alta quota di famiglie monoreddito con figli</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/andria-e-barletta-sono-i-capoluoghi-con-la-piu-alta-quota-di-famiglie-monoreddito-con-figli/">I 20 comuni capoluogo con la più alta e la più bassa quota di famiglie monoreddito con bambini di età inferiore a 6 anni (2022)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 26 Maggio 2026)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-309688"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p>Per quanto riguarda invece i capoluoghi con le percentuali più basse, possiamo osservare che ai primi posti troviamo i comuni sardi di <strong>Cagliari</strong> (9,5%), <strong>Carbonia</strong> (9,9%) e <strong>Oristano</strong> (11,6%), seguiti da <strong>Savona</strong> (11,7%). È interessante notare come sebbene in questo caso non siano presenti capoluoghi del sud continentale (e della Sicilia), troviamo invece diversi comuni della Sardegna. Oltre alle città già citate infatti rientrano tra i primi 20 capoluoghi anche <strong>Sassari</strong> (12,3%) e <strong>Nuoro</strong> (12,6%).</p>



<p>Altro elemento interessante da notare è che rientrano in questa graduatoria alcuni dei maggiori comuni italiani. Tra questi possiamo citare <strong>Genova</strong> (11,9%), <strong>Venezia</strong> (12,6%), <strong>Bologna</strong> (13,1%), <strong>Milano</strong> (13,1%) e <strong>Torino</strong> (13,2%). <strong>Roma</strong> invece si attesta sul 15,2%.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/abruzzo.xlsx">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/basilicata.xlsx">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/calabria.xlsx">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/campania.xlsx">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/emilia_romagna.xlsx">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/friuli_venezia_giulia.xlsx">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/lazio.xlsx">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/liguria.xlsx">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/lombardia.xlsx">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/marche.xlsx">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/molise.xlsx">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/piemonte.xlsx">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/puglia.xlsx">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/sardegna.xlsx">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/sicilia.xlsx">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/toscana.xlsx">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/trentino_alto_adige.xlsx">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/umbria.xlsx">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/valle_d_aosta.xlsx">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/veneto.xlsx">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/totale_nazionale.xlsx">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/">#conibambini</a> sono realizzati da Openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla percentuale di famiglie monoreddito con almeno un figlio di meno di 6 anni sono di fonte Istat (statistiche sperimentali).</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/un-gruppo-di-bambini-seduti-sui-gradini-di-un-edificio-hhC2QMwBrn4">Myra Lange</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" data-type="link" data-id="https://unsplash.com/it/licenza">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-numeri-sui-minori-in-poverta-assoluta-sono-a-livelli-record/">I numeri sui minori in povertà assoluta sono a livelli record</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>A che punto sono i cantieri del Pnrr sul rischio idrogeologico</title>
		<link>https://www.openpolis.it/rischio-idrogeologico-il-pnrr-chiude-gli-obiettivi-ma-non-tutti-i-cantieri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 04:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=310059</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il piano ha destinato oltre 4 miliardi di euro per investimenti su rischio idrogeologico e risorse idriche. Il governo ne ha rendicontato tutti gli obiettivi, ma circa il 40% dei progetti a giugno era ancora in corso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/rischio-idrogeologico-il-pnrr-chiude-gli-obiettivi-ma-non-tutti-i-cantieri/">A che punto sono i cantieri del Pnrr sul rischio idrogeologico</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il <strong>dissesto idrogeologico</strong> interessa, in misura più o meno elevata, la quasi totalità del territorio nazionale. Dopo un&#8217;estate torrida, con l&#8217;arrivo dell&#8217;autunno tornano d&#8217;attualità frane e allagamenti, fenomeni resi più frequenti e intensi dai cambiamenti climatici. </p>



<p>Su questo fronte anche il <strong>Piano nazionale di ripresa e resilienza</strong> (Pnrr) prevedeva una serie di interventi. In questo articolo facciamo il punto sugli investimenti fatti e sul loro stato di avanzamento sulla base delle più recenti informazioni disponibili. Ci focalizzeremo in particolare sui i dati di <a href="https://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">OpenPNRR</a> aggiornati al 13 giugno scorso e su una <a href="https://www.corteconti.it/Download?id=bc9938fe-3cdd-4860-9bde-79884b501a1d">relazione</a> della <strong>Corte dei conti</strong> dedicata proprio a questo tema.</p>


<div id="il-pnrr-destina-oltre-4-miliardi-a-misure-di-mitigazione-del-rischio-idrogeologico" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">4,3 mld € </span>gli investimenti del Pnrr per il contrasto al dissesto idrogeologico e la gestione della risorsa idrica.</p>
			        </section>
		


<p>Un primo elemento che vale la pena evidenziare subito è che il governo, nell&#8217;<a href="https://www.strutturapnrr.gov.it/it/documenti/relazioni-al-parlamento/ottava-relazione-al-parlamento-sullo-stato-di-attuazione-del-piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/">ottava relazione al parlamento</a> sullo stato di attuazione del Pnrr pubblicata recentemente, ha dichiarato il <strong>raggiungimento di tutti gli obiettivi finali</strong>, in alcuni casi in anticipo rispetto alla scadenza. I dati a disposizione restituiscono però un quadro diverso. <strong>Dei 2.260 progetti finanziati infatti, quasi 900 a giugno risultavano ancora in corso.</strong></p>



<p>Obiettivi raggiunti e cantieri aperti non sono necessariamente in contraddizione. Gli obiettivi concordati con Bruxelles non richiedono infatti il completamento di tutti i progetti finanziati ma di un numero minimo di interventi o di una quota di essi. Soglie che, in più di un caso, sono state <strong>riviste al ribasso nel corso delle revisioni del piano</strong>.</p>



<p>Resta il fatto che diverse opere attese dai territori non erano ancora ultimate a ridosso della scadenza. <strong>Anche la Corte dei conti ha sottolineato la necessità di accelerare la realizzazione degli interventi</strong>, evidenziando un divario tra lo stato procedurale dichiarato e l&#8217;effettivo avanzamento della spesa.</p>


<div id="il-95-dei-comuni-italiani-e-a-rischio-frana-o-alluvione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Quasi tutto il paese è esposto al dissesto</h3>



<p>Prima di concentrarci sugli investimenti del Pnrr è utile fare un quadro della situazione per quanto riguarda il rischio idrogeologico nel nostro paese. Il principale riferimento per misurare il fenomeno è il <a href="https://www.isprambiente.gov.it/files2025/pubblicazioni/rapporti/rapporto_ispra_dissesto_idrogeologico_ed2024_web.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quarto rapporto Ispra</a>, pubblicato nel 2024. Il documento aggiorna le mappe dei piani di assetto idrogeologico (Pai) e analizza il rischio idraulico, quello da frana e quello valanghivo. Ne emerge un quadro che coinvolge l&#8217;intero paese, con un <strong>pericolo amplificato dai cambiamenti climatici e dall&#8217;intensificarsi delle precipitazioni</strong>. La Corte dei conti ha rielaborato su scala comunale i dati Ispra, distinguendo tra la diffusione dei due fenomeni e la loro intensità. </p>



<p><strong>In oltre la metà dei comuni italiani (56,8%) sono presenti sia il rischio idraulico che quello da frana.</strong> Il 19,9% dei territori registra il solo rischio idraulico, il 16,2% il solo rischio frana. Appena il 7% non presenta nessuna delle due criticità. La geografia dei due fenomeni è in larga parte <strong>complementare</strong>. Il rischio idraulico prevale in pianura e nei fondovalle, come la pianura padana e i principali bacini fluviali. Quello da frana caratterizza invece le zone montane e appenniniche, incluse le aree interne del mezzogiorno e della Sicilia.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-95-dei-comuni-italiani-e-a-rischio-frana-o-alluvione/">Il 95% dei comuni italiani è a rischio frana o alluvione</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-95-dei-comuni-italiani-e-a-rischio-frana-o-alluvione/">La quota di comuni a rischio di frana e idraulico per regione (2024)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Corte dei conti e Ispra-IdroGEO                                                                <br>(pubblicati: martedì 30 Giugno 2026)
                                        </p>
                </div>
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<p>Nel centro la <strong>doppia esposizione riguarda quasi tre comuni su quattro</strong> (72,8%), con punte in <strong>Toscana</strong> (94,5%), <strong>Umbria</strong> (83,7%) e <strong>Marche</strong> (78,2%). Valori simili si registrano al sud (72,7%), mentre nelle isole la quota scende al 62,2%. Più variegato il quadro nel settentrione. Nel nord-ovest il 27% dei comuni presenta il solo rischio idraulico, percentuale che in <strong>Lombardia</strong> arriva al 39,2%. Nel nord-est il <strong>Trentino-Alto Adige</strong>, data la sua natura alpina, conta il 96,1% di comuni esposti alle sole frane. In <strong>Veneto</strong> (54,2%) e <strong>Friuli-Venezia Giulia</strong> (50,2%) prevale invece il solo rischio idraulico, legato alla presenza di pianure alluvionali e corsi d&#8217;acqua.</p>


<div id="fino-a-37-milioni-di-persone-vivono-in-zone-a-pericolosita-idrogeologica-elevata" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Non tutti i residenti però sono esposti agli stessi rischi. Per le frane la pericolosità è classificata da moderata (P1) a molto elevata (P4), mentre per le alluvioni si distinguono tre livelli: bassa (P1), media (P2) ed elevata (P3). <strong>Nelle aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata vivono 1,28 milioni di abitanti</strong>. Per quanto riguarda invece le aree ad alta pericolosità idraulica, gli abitanti esposti sono circa 2,43 milioni, il 4,1% della popolazione. <strong>Considerando insieme frane e alluvioni, sono fino a 3,7 milioni le persone che vivono in zone a pericolosità idrogeologica elevata o molto elevata.</strong> Le regioni con più residenti in aree a pericolosità idraulica elevata sono <strong>Emilia-Romagna</strong> e <strong>Veneto</strong>, seguite da <strong>Toscana</strong> e <strong>Calabria</strong>. Sul fronte delle frane spiccano invece <strong>Campania</strong>, <strong>Toscana</strong> e <strong>Liguria</strong>.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/quasi-4-milioni-di-persone-vivono-in-zone-a-rischio-idrogeologico-elevato/">Quasi 4 milioni di persone vivono in zone a rischio idrogeologico elevato</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/quasi-4-milioni-di-persone-vivono-in-zone-a-rischio-idrogeologico-elevato/">La quota di popolazione esposta ad alto rischio idraulico o di frana per regione (2024)</a></h3>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/quasi-4-milioni-di-persone-vivono-in-zone-a-rischio-idrogeologico-elevato/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/10/quasi-4-milioni-di-persone-vivono-in-zone-a-rischio-idrogeologico-elevato.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/quasi-4-milioni-di-persone-vivono-in-zone-a-rischio-idrogeologico-elevato/">Quasi 4 milioni di persone vivono in zone a rischio idrogeologico elevato &#8211; La quota di popolazione esposta ad alto rischio idraulico o di frana per regione (2024)</a></div>
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                             aria-labelledby="chart_310054_tab3"><p data-lfile-container="bff866db-5bcb-4331-918c-10efb6cd2aff" data-pm-slice="1 1 [&quot;blockquote&quot;,{&quot;bid&quot;:&quot;msgj1bsfb9a.39859&quot;}]">Il dato sulla popolazione esposta a pericolosità idraulica elevata (P3) è frutto di un&#8217;elaborazione Openpolis sui dati regionali riportati dalla Corte dei conti. La cifra di 3,7 milioni è la somma degli abitanti in aree a pericolosità elevata o molto elevata da frana (1,28 milioni) e di quelli in aree a pericolosità idraulica elevata (2,43 milioni). Poiché alcuni territori sono esposti a entrambi i fenomeni, le stesse persone possono essere conteggiate due volte. Il dato va quindi inteso come un tetto massimo e non come il numero esatto di persone a rischio. Il valore relativo al rischio idraulico potrebbe inoltre essere sottostimato: per alcune regioni, come il Trentino-Alto Adige, la quota di popolazione in classe P3 risulta pari a zero, verosimilmente per l&#8217;indisponibilità del dato.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Corte dei conti e Ispra-IdroGEO                                                                <br>(pubblicati: martedì 30 Giugno 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            </div>

			


<h3 class="wp-block-heading">Gli investimenti del Pnrr contro il dissesto idrogeologico</h3>



<p>Le misure del Pnrr che secondo la corte dei conti hanno un impatto significativo in termini di mitigazione del rischio idrogeologico sono tre:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://openpnrr.it/misure/297/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gestione del rischio di alluvione e riduzione del rischio idrogeologico</a> dedicata in parte alla ricostruzione post alluvione in Emilia-Romagna, Toscana e Marche e in parte alla protezione civile per altre opere;</li>



<li><a href="https://openpnrr.it/misure/127/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Infrastrutture idriche primarie per la sicurezza dell&#8217;approvvigionamento idrico</a> per opere di captazione, accumulo e trasporto dell&#8217;acqua;</li>



<li><strong><a href="https://openpnrr.it/misure/129/">Resilienza dell&#8217;agrosistema irriguo per una migliore gestione delle risorse idriche</a></strong> pensata per rendere più efficienti i sistemi di irrigazione, ridurre le perdite e misurare gli usi dell&#8217;acqua.</li>
</ul>



<p>A questi investimenti si aggiunge anche una <a href="https://openpnrr.it/misure/131/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">riforma</a> volta alla semplificazione e accelerazione delle procedure per l&#8217;attuazione degli interventi, completata già nel 2022. Da notare che esiste anche un&#8217;altra <a href="https://openpnrr.it/misure/508/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">misura</a> introdotta con le ultime revisioni del piano che investe <strong>1 miliardo in sovvenzioni per infrastrutture idriche</strong>. La misura è però uno strumento finanziario e per il momento non risultano progetti associati ad essa, così come la spesa che è ancora pari a 0. Questo non deve sorprendere perché, <a href="https://www.openpolis.it/le-prospettive-del-pnrr-a-un-anno-dalla-scadenza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come abbiamo già raccontato</a>, per gli strumenti finanziari non c&#8217;è il limite del 2026 per la conclusione delle opere.</p>



<p>Come già detto, per tutte e tre il governo ha dichiarato conseguiti gli obiettivi finali. Nell&#8217;ultima revisione del piano, <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/documents/public-register/public-register-search/?WordsInSubject=&amp;WordsInText=&amp;DocumentNumber=12357%2F26&amp;InterinstitutionalFiles=&amp;DocumentTypes=&amp;DateFrom=&amp;DateTo=&amp;MeetingDateFrom=&amp;MeetingDateTo=&amp;DocumentLanguage=EN&amp;OrderBy=DOCUMENT_DATE+DESC" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approvata il 27 agosto scorso</a>, le misure sono state interessate solo da semplificazioni amministrative.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Rischio alluvioni, centinaia di progetti fuori dal piano</h3>



<p>La misura che in maniera più specifica si occupa del rischio idrogeologico, <strong>finanzia con 1,5 miliardi interventi di messa in sicurezza dei territori colpiti da eventi calamitosi e di riduzione del rischio residuo</strong>. Si articola in due sub-misure. La prima riguarda le aree di <strong>Emilia-Romagna, Toscana e Marche alluvionate nel maggio 2023</strong> e riguarda il ripristino dei corsi d&#8217;acqua, la protezione da alluvioni e frane, la riparazione di edifici pubblici e strade. La seconda sostiene invece il <strong>ripristino di strutture e infrastrutture pubbliche danneggiate e opere per aumentare la resilienza delle comunità nelle zone in cui è stato dichiarato lo stato di emergenza</strong>. Come vedremo, tutti gli investimenti oggetto di analisi hanno affrontato un qualche tipo di criticità.</p>


<div id="strillo-testo-block_c500db4fcb345fc7bb87e596abe61a47" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Molti interventi di ricostruzione post-alluvione sono usciti dal piano.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Nel caso in esame, la sub-misura dedicata alla ricostruzione nel centro Italia in particolare ha subito <strong>un profondo ridimensionamento</strong>. Nel 2024 infatti erano stati individuati <strong>oltre mille progetti per circa 1,2 miliardi di euro</strong>. Le nuove alluvioni dell&#8217;autunno dello stesso anno unite alla complessità delle progettazioni hanno però reso impossibile completarli entro il 2026. Il target è stato così <strong>ridotto a 190 interventi e la dotazione a 290 milioni</strong>. La maggior parte delle opere è stata ricondotta a fondi nazionali senza vincoli temporali europei, come il <strong>Programma straordinario per la riduzione del rischio idraulico e idrogeologico</strong> (1 miliardo). Anche la protezione civile ha escluso gli interventi in ritardo, con <strong>revoche per circa 20,7 milioni</strong>.</p>


<div id="il-governo-dichiara-raggiunti-tutti-i-target-ma-secondo-la-corte-dei-conti-serve-unaccelerazione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Secondo il governo entrambi i target per questo investimento sono stati raggiunti in anticipo. L&#8217;esecutivo dichiara infatti <strong>225 interventi completati a fronte dei 190 richiesti</strong> e il <strong>90% delle opere di ripristino della protezione civile</strong>. Come vedremo meglio tra poco però molti progetti a giugno risultavano ancora non conclusi e anche la Corte dei conti, per questa come per altre misure, ha invocato un&#8217;accelerazione.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Considerando che tutti i progetti si trovano in fase di &#8220;collaudo&#8221; e che le scadenze sono, oramai, prossime, la percentuale di pagamento non sempre appare adeguata allo stato procedurale; per alcuni progetti potrebbe esserci la necessità di effettuare una forte accelerazione nella fase conclusiva, onde rispettare i termini stabiliti.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.corteconti.it/Download?id=bc9938fe-3cdd-4860-9bde-79884b501a1d" target="_blank">&#8211; Corte dei conti, Referto sulla gestione territoriale della prevenzione, mitigazione e contrasto del dissesto idrogeologico (15 luglio 2026).</a>
									            </div>
        </section>
		


<h3 class="wp-block-heading">Anche per gli interventi sulle infrastrutture idriche si registrano ritardi</h3>



<p>La misura dedicata alla infrastrutture idriche ha l&#8217;obiettivo di <strong>garantire la sicurezza dell&#8217;approvvigionamento idrico nelle principali aree urbane e nei grandi distretti irrigui, rendendo le reti più resistenti a siccità ed eventi estremi</strong>. Gli interventi comprendono la messa in sicurezza di dighe e infrastrutture esistenti, l&#8217;aumento della capacità di accumulo e trasporto e, dove necessario, la riduzione delle perdite. Particolare attenzione è rivolta ai sistemi idrici complessi, cioè quelli a servizio di grandi centri abitati o di ampi bacini territoriali.</p>


<div id="strillo-testo-block_c216d887852ca1d347e7798ea4a8f55c" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>I progetti per le infrastrutture idriche oggetto di controlli della corte dei conti risultavano in ritardo.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Anche per le infrastrutture idriche primarie gli obiettivi sono stati rivisti. <strong>La dotazione è scesa dai 2 miliardi ripartiti nel 2021 a 1,62 miliardi</strong>, mentre il target è passato da 50 a 45 sistemi idrici, di cui almeno 32 complessi. Il governo dichiara di averlo superato, con 80 interventi ultimati in 49 sistemi. </p>



<p>Secondo la Corte però anche questa misura presentava delle criticità. <strong>A giugno infatti i progetti osservati erano tutti ancora in corso</strong> <strong>e i pagamenti si fermavano sotto il 27% del costo</strong>. In Molise non risultava alcun pagamento, mentre per un progetto in Sardegna la fine dei lavori era prevista a ottobre 2027, oltre l&#8217;orizzonte del piano.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Agrosistema irriguo, obiettivi superati ma cantieri ancora aperti</h3>



<p>La misura dedicata ai sistemi di irrigazione (anche questa molto importante per mitigare il dissesto e gli eventi climatici estremi) ha visto significative difficoltà <a href="https://www.openpolis.it/gli-investimenti-per-le-risorse-idriche-e-il-caso-sicilia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fin dal suo avvio</a>. L&#8217;investimento, da 880 milioni, punta a rendere l&#8217;agricoltura più resiliente ai cambiamenti climatici attraverso un uso più efficiente dell&#8217;acqua. Finanzia la conversione dei sistemi irrigui tradizionali in modelli a minor consumo, l&#8217;adeguamento delle reti di distribuzione per ridurre le perdite e l&#8217;installazione di misuratori e sistemi di controllo a distanza.</p>


<div id="strillo-testo-block_50294ae8a81a2f9f7a5e0f4f1c394650" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>In Calabria i progetti per i sistemi irrigui risultavano indietro a giugno.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Anche in questo caso, il governo ha rivendicato risultati ampiamente superiori alle attese. <strong>Risulterebbero efficientati 507mila ettari, il 20% in più del target</strong>, e installati molti più misuratori del previsto. La Corte in questo caso si è focalizzata su 5 interventi localizzati in Calabria con 53,5 milioni evidenziando come a giugno risultassero tutti in fase di collaudo ma nessuno concluso. Quattro hanno come termine il 31 dicembre 2026 e complessivamente risultava pagato solo il 43,2% delle risorse. <strong>Per un progetto fermo al 24,7%, la Corte riteneva necessari ulteriori approfondimenti</strong> sull&#8217;effettivo stato di avanzamento.</p>


<div id="a-giugno-risultava-completato-il-608-dei-progetti-pnrr" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Dove si trovano i progetti e a che punto sono</h3>



<p>Dopo questa breve carrellata sugli investimenti del Pnrr per la gestione del rischio idrogeologico vediamo più nel dettaglio come si collocano i vari progetti sul territorio e a che punto sono. Lo facciamo utilizzando i dati della nostra piattaforma <a href="https://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">OpenPNRR</a> che permette di osservare un perimetro più ampio di quello analizzato dalla Corte dei conti. Come già detto, <strong>complessivamente il Pnrr destina circa 4,3 miliardi di euro a questo ambito.</strong> Le risorse si suddividono tra le misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico (circa 1,5 miliardi), gli investimenti nelle infrastrutture idriche primarie (circa 1,9 miliardi) e quelli nella resilienza dell&#8217;agrosistema irriguo (circa 800 milioni).</p>



<p>A livello regionale è l&#8217;<strong>Emilia-Romagna</strong> a ospitare la quota più consistente di risorse, con quasi 700 milioni di euro. Seguono <strong>Campania</strong> (397,4 milioni), <strong>Sicilia</strong> (344,1 milioni) e <strong>Piemonte</strong> (301,5 milioni).</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-pnrr-oltre-4-miliardi-per-risorse-idriche-e-dissesto-idrogeologico/">Dal Pnrr oltre 4 miliardi per risorse idriche e dissesto idrogeologico</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-pnrr-oltre-4-miliardi-per-risorse-idriche-e-dissesto-idrogeologico/">Gli investimenti del Pnrr per la gestione delle risorse idriche, ricostruzione e contrasto del dissesto idrogeologico</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_310047_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_310047_tab3"><p>Ci sono 48 progetti per cui non è possibile la territorializzazione all&#8217;interno di una singola regione. Queste opere sono state aggregate alla voce &#8220;Progetti nazionali e interregionali&#8221;. L&#8217;importo totale è di circa 124 milioni di euro, pari a meno del 3% degli investimenti complessivi.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione e dati Openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: sabato 13 Giugno 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-310047"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p><strong>A giugno 2026, dei 2.260 progetti finanziati dal Pnrr in questo ambito ne risultavano completati 1.374</strong>, pari al 60,8% del totale. Gli interventi ancora in corso erano invece 886. Tra le regioni emergono differenze significative. Le quote più alte di progetti conclusi si registrano in <strong>Molise</strong> (91,5%), <strong>Trentino-Alto Adige</strong> (89%), <strong>Lombardia</strong> (83,3%) e <strong>Friuli-Venezia Giulia</strong> (76,2%). All&#8217;estremo opposto la <strong>Valle d&#8217;Aosta</strong>, dove nessuno dei 3 progetti finanziati risultava terminato, e la <strong>Puglia</strong> con 18 interventi su 22 ancora in corso. Oltre il 60% dei progetti era ancora aperto in <strong>Veneto</strong> (72,3%), <strong>Liguria</strong> (69,2%), <strong>Toscana</strong> (61,7%) e <strong>Sardegna</strong> (60%).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/?post_type=opmag-charts&#038;p=310049">Il 60% dei progetti Pnrr per il dissesto idrogeologico è concluso</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/?post_type=opmag-charts&#038;p=310049">La stato di avanzamento dei progetti finanziati dal Pnrr per la gestione del rischio idrogeologico per regione</a></h3>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione e dati openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: sabato 13 Giugno 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            </div>

			


<p>Questi dati vanno però letti alla luce del numero di interventi presenti su ciascun territorio. Le regioni con più progetti sono Emilia-Romagna (479), Lombardia (342) e Calabria (233). <strong>Se la Lombardia risulta molto avanti e la Calabria registra il 73,4% di opere concluse, l&#8217;Emilia-Romagna resta sotto la soglia del 50%.</strong> Un ritardo da leggere anche alla luce delle due alluvioni che hanno colpito la regione e della conseguente riprogrammazione degli interventi.</p>



<p>Un altro elemento da considerare è quello dei <strong>pagamenti</strong>. Si tratta di un dato che non rileva ai fini del conseguimento di traguardi e obiettivi europei, ma che aiuta a capire a che punto sono le opere.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">65,1% </span>i fondi Pnrr per il dissesto idrogeologico già pagati a giugno 2026.</p>
			        </section>
		


<p>Le regioni più avanti sono <strong>Valle d&#8217;Aosta</strong> (96,2%), <strong>Trentino-Alto Adige</strong> (92,4%), <strong>Friuli-Venezia Giulia</strong> (89,8%) e <strong>Veneto</strong> (87,6%). <strong>Più indietro invece due delle principali regioni del mezzogiorno: Sicilia e Campania</strong>, che insieme al Molise presentano una quota di pagamenti Pnrr inferiore al 50%. </p>



<p>È utile infine considerare l&#8217;ammontare di risorse che ciascun territorio è chiamato a gestire. L&#8217;<strong>Emilia-Romagna</strong>, con 692,3 milioni di euro assegnati, ha effettuato pagamenti pari al 59,4%. Un valore inferiore alla media nazionale, ma superiore a quello delle altre due regioni con più fondi, Campania e Sicilia.</p>



<p>Benché i dati disponibili siano antecedenti alle rilevazioni del governo, com&#8217;è evidente a giugno molte opere dovevano ancora essere concluse. Raggiungere i target concordati con Bruxelles è certamente fondamentale per non perdere le risorse assegnate al nostro paese. Ma lo è anche portare a termine tutte le opere finanziate. Opere che speso sono attese da anni se non decenni.</p>



<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-306091"><div class="mt-40">
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</div></div>
<p><em>Finanziato dall&#8217;Unione europea. Le opinioni espresse appartengono tuttavia al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni dell&#8217;Unione europea o della Commissione europea (amministrazione erogatrice). Né l&#8217;Unione europea né l&#8217;amministrazione erogatrice possono esserne ritenute responsabili.</em></p></p>



<p><strong>Foto</strong>: la frana di Niscemi (Caltanissetta) del gennaio 2026 (<a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Frana_Niscemi_-_Gen_2026._Foto_del_27_Gennaio_2026_ore_15_12.jpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/rischio-idrogeologico-il-pnrr-chiude-gli-obiettivi-ma-non-tutti-i-cantieri/">A che punto sono i cantieri del Pnrr sul rischio idrogeologico</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le connessioni tra tecnologie e salute mentale tra gli adolescenti</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-connessioni-tra-tecnologie-e-salute-mentale-tra-gli-adolescenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Iannone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 17:42:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=308158</guid>

					<description><![CDATA[<p>Secondo gli ultimi dati un terzo dei nuovi pazienti psichiatrici ha meno di 35 anni, mentre il dibattito pubblico sul rapporto tra tecnologie e salute mentale dei giovani oscilla spesso tra allarmismo e minimizzazione. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-connessioni-tra-tecnologie-e-salute-mentale-tra-gli-adolescenti/">Le connessioni tra tecnologie e salute mentale tra gli adolescenti</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Il 10 ottobre si celebra la <a href="https://www.onuitalia.it/giornata-internazionale-della-salute-mentale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">giornata della salute mentale</a>, un’occasione per riflettere sul benessere psicologico, tema sempre più centrale nel dibattito pubblico e nelle politiche sanitarie. Lo scorso aprile il ministero della salute ha pubblicato il <a href="https://www.salute.gov.it/new/sites/default/files/2026-04/Rapporto%20Salute%20Mentale%20Anno%202024%20ver.2.3_def.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rapporto salute mentale</a>, relativo ai dati del 2024, che offre un quadro degli interventi sanitari e socio-sanitari rivolti alle persone adulte con problemi psichiatrici e alle loro famiglie. </p>
</p>
<p>Sono state <strong>845.516 le persone assistite dai servizi psichiatrici nel corso del 2024</strong> (mancano i dati dell’Abruzzo, mentre quelli del Molise sono incompleti). Di queste, 272.497 (circa 1 su 3) hanno avuto un primo contatto con i dipartimenti di salute mentale nel corso dell’anno. I servizi psichiatrici sono le strutture che erogano direttamente l&#8217;assistenza alle persone con disturbi mentali, mentre i dipartimenti di salute mentale sono le organizzazioni che coordinano e gestiscono l&#8217;insieme di questi servizi a livello territoriale. È importante specificare che <strong>l&#8217;indagine considera esclusivamente gli utenti presi in carico dai servizi psichiatrici</strong>. Questo significa che restano escluse tutte quelle persone che, pur vivendo un disagio psicologico o psichico, non si rivolgono ai servizi specialistici e che in parte vengono seguite nella medicina di base o in ambito privato, e in parte rimangono fuori dal sistema sanitario.</p>
</p>
<p><div id="quasi-un-terzo-dei-nuovi-pazienti-psichiatrici-ha-meno-di-35-anni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Un dato rilevante che emerge dal rapporto del ministero è che <strong>quasi il 28% dei nuovi pazienti ha tra i 18 e i 35 anni</strong>, ed è soprattutto nella fascia dei giovanissimi (18-24 anni) che si registrano tassi particolarmente elevati rispetto alle altre classi di età.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">94 per 10.000 abitanti </span>il tasso di nuovi pazienti psichiatrici tra i 18 e i 24 anni, nel 2024.</p>
</section>
</p>
<p>Questi numeri contribuiscono ad alimentare un’<strong>attenzione crescente sul benessere psicologico dei giovani</strong>, e in particolare degli adolescenti, sempre più al centro del dibattito pubblico. Un dibattito che spesso si intreccia con un altro tema: <strong>il ruolo delle tecnologie digitali</strong>. Secondo <a href="https://www.istat.it/tavole-di-dati/bambini-e-ragazzi-comportamenti-atteggiamenti-e-progetti-futuri/">un&#8217;indagine</a> condotta da Istat a fine 2023, quasi l’85% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni dispone di un profilo su un social network, percentuale che supera il 95% nella fascia 14-19 anni. All’aumentare della diffusione delle tecnologie, sono cresciute anche le preoccupazioni sui possibili effetti sulla salute mentale.</p>
</p>
<p>Nel dibattito pubblico prevale spesso una lettura semplificata, che tende ad attribuire alle tecnologie un impatto univocamente negativo. Le evidenze scientifiche più recenti però restituiscono <strong>un quadro più articolato, fatto di risultati contrastanti, associazioni variabili e un ruolo decisivo dei fattori di contesto</strong>. Abbiamo quindi cercato di approfondire questi aspetti attraverso gli ultimi studi sull’argomento per cercare di fare chiarezza sul tema.</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
<p><div id="il-nesso-tra-tecnologie-e-salute-mentale-esiste-ma-non-e-diretto-ne-uniforme" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Tecnologie e salute mentale degli adolescenti: un nesso complesso</h3>
</p>
<p>L’evidenza empirica sugli effetti delle tecnologie digitali sui giovani è eterogenea e dipendente dal contesto. Le ricerche mostrano che <strong>esiste un&#8217;associazione con il benessere psicologico, ma la natura e l&#8217;intensità di questa relazione variano in base a diversi fattori</strong>, come il tipo di attività svolta online, le caratteristiche individuali, i contenuti incontrati, il design delle piattaforme e ciò che l’uso del digitale sostituisce nella vita quotidiana. Diversi report istituzionali, tra cui quello dell&#8217;<a href="https://iris.who.int/server/api/core/bitstreams/26d26448-7fdd-44be-8e7e-bbcbe4ee4ce1/content" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Oms</a>, sottolineano che parlare genericamente del tempo trascorso su &#8220;schermi&#8221; o &#8220;social&#8221; rischia di fornire un quadro parziale e fuorviante. Il punto <strong>non è solo quanto tempo un adolescente passa online, ma come, perché e in quali condizioni lo fa</strong>.</p>
</p>
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Mental health outcomes for young people related to social media and digital platform use are influenced by the characteristics of the user, the content they experience, and when, why and how much the technology is used.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://iris.who.int/server/api/core/bitstreams/26d26448-7fdd-44be-8e7e-bbcbe4ee4ce1/content" target="_blank">&#8211; World Health Organization. Regional Office for Europe &#8211; Addressing the digital determinants of youth mental health and well-being: policy brief (2025)</a>
									            </div>
</section>
</blockquote>
</p>
<p>Allo stesso tempo, esiste un ampio consenso sul fatto che <strong>bambini e adolescenti</strong>, data la particolare fase dello sviluppo che attraversano, siano <strong>particolarmente vulnerabili ai rischi associati agli ambienti digitali</strong>. Tra questi rientrano il cyberbullismo, l’esposizione a contenuti violenti o inappropriati e la pressione verso modelli estetici o stili di vita irrealistici. Tuttavia, stabilire un <strong>nesso causale diretto tra uso delle tecnologie e peggioramento della salute mentale è piuttosto complicato</strong>. La relazione infatti è multidimensionale, complessa e spesso bidirezionale, nel senso che il disagio psicologico può influenzare il modo in cui si usano le tecnologie, così come alcune modalità d&#8217;uso possono contribuire ad aggravarlo.</p>
</p>
<p>Accanto ai rischi, la letteratura scientifica evidenzia anche <strong>diversi potenziali benefici</strong>. Secondo l’<a href="https://www.oecd.org/en/publications/how-s-life-for-children-in-the-digital-age_0854b900-en/full-report/introduction-and-main-findings_67c79516.html#section-d1e558-b5cdcae5b3">Ocse</a>, piattaforme, giochi online, e altri servizi digitali, oltre ad offrire opportunità di socializzazione, divertimento e svago, rappresentano anche un modo per ricevere supporto e facilitare l’accesso alle informazioni. In particolare i social network consentono di mantenere relazioni, esprimere la propria identità e partecipare a comunità di interesse. Questi effetti positivi tendono ad emergere in presenza di un <strong>uso equilibrato degli strumenti digitali</strong>.</p>
</p>
<p><div id="non-e-solo-quanto-tempo-si-trascorre-online-ma-come-e-in-quali-condizioni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Al contrario, modalità di utilizzo eccessive, spesso definite come <strong>uso problematico di internet</strong> (Piu, dall’inglese <em>Problematic internet use</em>) sono associate a <strong>problemi di salute mentale e fisici</strong>, quali depressione, ansia, dismorfismo, isolamento sociale, autolesionismo, bassa autostima, disturbi del sonno e ridotta attività fisica. Con Piu non si intende semplicemente &#8220;stare molto online&#8221;, ma un <strong>uso disfunzionale e non controllabile dei dispositivi digitali</strong>. Due adolescenti possono trascorrere lo stesso numero di ore su internet, ma con effetti molto diversi: attività orientate allo studio, alla socializzazione o a interessi personali hanno un impatto diverso rispetto a comportamenti come lo scrolling compulsivo o la trascuratezza di sonno, sport e relazioni.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_07f451289dd80b1bb791ed54123f2678" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>La stessa attività online può avere effetti diversi: positivi per alcuni adolescenti, negativi per altri.</p>
</section></div>
</p>
<p>Va considerato anche il <strong>ruolo dei fattori individuali e ambientali</strong> che possono predisporre i giovani all&#8217;uso disfunzionale delle tecnologie, ai problemi di salute mentale o a entrambi. Difficoltà relazionali, contesti familiari conflittuali o scarso coinvolgimento in attività offline possono aumentare la probabilità di un uso intensivo e problematico. In questi casi può innescarsi una dinamica circolare: il digitale viene utilizzato per compensare stati emotivi negativi, ma l&#8217;effetto è spesso temporaneo e tende ad alimentare un uso sempre più compulsivo, con un conseguente peggioramento del benessere.</p>
</p>
<p>Questo quadro evidenzia la <strong>necessità di superare letture semplicistiche</strong>. L’impatto delle tecnologie sulla salute mentale degli adolescenti dipende da un insieme di fattori interconnessi e richiede un’analisi articolata. Approcci generalisti rischiano di tradursi in politiche poco efficaci, incapaci sia di ridurre i rischi reali sia di valorizzare le opportunità offerte dagli strumenti digitali. Per contribuire a una lettura più fondata, abbiamo guardato ai <strong>dati disponibili sulla situazione italiana</strong>: quanti sono gli adolescenti, come usano il digitale e cosa emerge sul loro benessere psicologico.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La situazione in Italia</h3>
</p>
<p>L&#8217;adolescenza rappresenta una fase di transizione tra infanzia ed età adulta e, proprio per questo, non è facilmente delimitabile da confini anagrafici rigidi. Se si considera una fascia d&#8217;età ampia compresa tra gli 11 e i 19 anni, nel 2025 <strong>in Italia si contano circa 5,1 milioni di adolescenti</strong>, pari approssimativamente all&#8217;8,7% della popolazione residente. </p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">8,67% </span>dei residenti in Italia ha tra gli 11 e i 19 anni.</p>
</section>
</p>
<p>La distribuzione sul territorio non è omogenea. <strong>La Campania è la regione con la quota più elevata di adolescenti</strong> in rapporto alla popolazione (9,5%), seguita da Trentino-Alto Adige (9,4%) e Sicilia (9%). All&#8217;estremo opposto si collocano Liguria, Molise e Sardegna, dove i ragazzi tra gli 11 e i 19 anni rappresentano circa il 7,6% dei residenti. A livello locale, <strong>Crotone è il capoluogo di provincia</strong> <strong>con la maggiore incidenza di adolescenti</strong> (9,7%), seguita da Andria, Napoli, Prato e Palermo.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/crotone-e-il-capoluogo-di-provincia-con-la-maggiore-incidenza-di-adolescenti/">Crotone è il capoluogo di provincia con la maggiore incidenza di adolescenti</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/crotone-e-il-capoluogo-di-provincia-con-la-maggiore-incidenza-di-adolescenti/">Percentuale di residenti tra gli 11 e i 19 anni nei comuni italiani (2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         aria-labelledby="chart_308376_tab1"><br />
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_308376_tab3"></p>
<p>I dati sulla popolazione residente si riferiscono al 1° gennaio 2025.</p>
<div class="opmag-chart-source"></div>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat                                                                <br />(consultati: giovedì 23 Aprile 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/10/crotone-e-il-capoluogo-di-provincia-con-la-maggiore-incidenza-di-adolescenti.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-308376"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308376" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><div id="4-adolescenti-su-5-usano-i-social-network-ogni-giorno" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Per analizzare come gli adolescenti utilizzino le tecnologie digitali, si può fare riferimento ai dati della sorveglianza <a href="https://www.epicentro.iss.it/hbsc/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Hbsc</a> (dall’inglese <em>Health behaviour in school-aged children</em> &#8211; Comportamenti collegati alla salute in ragazzi di età scolare), uno studio internazionale coordinato dall&#8217;Oms Europa e condotto in Italia con cadenza quadriennale. <strong>L&#8217;ultima rilevazione riguarda dati del 2022</strong> che, in attesa di quelli per il 2026, ci permettono di avere un <strong>quadro dettagliato sui comportamenti digitali dei ragazzi di 11, 13, 15 e 17 anni </strong>nelle diverse regioni italiane, con particolare attenzione all&#8217;uso di social media e videogiochi.</p>
</p>
<p>I dati mostrano una diffusione piuttosto ampia: circa <strong>4 adolescenti su 5 utilizzano i social network ogni giorno</strong>, mentre 1 su 4 gioca quotidianamente ai videogiochi. Accanto alla diffusione, si osserva anche una quota di utilizzo problematico. Circa <strong>1 adolescente su 10 è a rischio di uso problematico dei social network</strong>, con un&#8217;incidenza maggiore tra le ragazze e livelli particolarmente elevati nella fascia delle 13enni. Al contrario, il rischio legato ai videogiochi riguarda soprattutto i maschi, con oltre 1 su 5 classificato a rischio, in particolare nelle fasce più giovani.</p>
</p>
<p>Oltre alle differenze di genere ed età, <strong>emergono disuguaglianze socio-economiche e territoriali</strong>. Sul fronte socio-economico, il rischio tende a essere <strong>leggermente più elevato tra i ragazzi e le ragazze provenienti da contesti svantaggiati</strong>, anche se il fenomeno risulta abbastanza trasversale alle diverse fasce socio-economiche. Le differenze territoriali sono invece più marcate. <strong>La Campania registra la quota più alta di adolescenti a rischio di uso problematico sia dei social network (16,4%) che dei videogiochi (19,3%)</strong>, mentre la <strong>Valle d&#8217;Aosta si colloca all&#8217;estremo opposto</strong>, con i valori più contenuti in entrambe le dimensioni (rispettivamente 9,5% e 15%).</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-sud-italia-si-registra-un-uso-piu-problematico-dei-social-media-tra-i-minori/">Nelle regioni del sud Italia si registra un uso più problematico dei social media tra i minori</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-sud-italia-si-registra-un-uso-piu-problematico-dei-social-media-tra-i-minori/">Percentuale di adolescenti tra gli 11 e i 17 anni che fanno uso problematico dei social media (2022) </a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_308402_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-sud-italia-si-registra-un-uso-piu-problematico-dei-social-media-tra-i-minori/">Nelle regioni del sud Italia si registra un uso più problematico dei social media tra i minori &#8211; Percentuale di adolescenti tra gli 11 e i 17 anni che fanno uso problematico dei social media (2022) </a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_308402_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_308402_tab3"></p>
<p class="p1">L’uso problematico dei social media è definito come presenza di almeno 6 dei 9 criteri indicati nella <i>social media disorder scale</i>: ansia di accedere ai social, volontà di passare sempre più tempo online, sintomi di astinenza quando offline, fallimento nel controllo del tempo, trascurare altre attività, liti con genitori a causa dell’uso, problemi con gli altri, mentire ai genitori, usare i social per scappare da sentimenti negativi.</p>
<p class="p1">I dati sono tratti dall’indagine sui comportamenti collegati alla salute in ragazzi di età scolare, effettuata dall’Iss nell’ambito dello studio internazionale Hbsc promosso dall’Oms (in inglese health behaviour in school-aged children).</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Hbsc e Iss                                                                <br />(consultati: martedì 28 Aprile 2026)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-308402"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308402" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><div id="nel-2025-si-e-registrato-un-leggero-miglioramento-nellindice-di-salute-mentale-tra-gli-adolescenti-ma-rimane-ancora-sotto-i-livelli-pre-pandemici" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>I dati sull&#8217;utilizzo delle tecnologie digitali restituiscono un quadro utile sui comportamenti, ma da soli non bastano a valutare l&#8217;impatto sul benessere dei giovani. Per farlo occorre guardare anche agli indicatori di salute mentale. Una misura di sintesi è offerta dall&#8217;<strong>indice di salute mentale</strong> elaborato dall&#8217;Istat nell&#8217;ambito del <a href="https://www.istat.it/statistiche-per-temi/focus/benessere-e-sostenibilita/la-misurazione-del-benessere-bes/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rapporto sul benessere equo e sostenibile</a> (Bes), che combina quattro dimensioni (ansia, depressione, perdita di controllo comportamentale o emozionale e benessere psicologico) in un unico valore compreso tra 0 e 100, dove valori più alti indicano condizioni psicologiche migliori.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lindice-di-salute-mentale-tra-gli-adolescenti-continua-a-rimanere-sotto-i-livelli-pre-covid/">L’indice di salute mentale tra gli adolescenti continua a rimanere sotto i livelli pre-Covid</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lindice-di-salute-mentale-tra-gli-adolescenti-continua-a-rimanere-sotto-i-livelli-pre-covid/">Indice di salute mentale per fascia d&#8217;età (2016-2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         aria-labelledby="chart_308300_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/lindice-di-salute-mentale-tra-gli-adolescenti-continua-a-rimanere-sotto-i-livelli-pre-covid/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/10/lindice-di-salute-mentale-tra-gli-adolescenti-continua-a-rimanere-sotto-i-livelli-pre-covid.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lindice-di-salute-mentale-tra-gli-adolescenti-continua-a-rimanere-sotto-i-livelli-pre-covid/">L’indice di salute mentale tra gli adolescenti continua a rimanere sotto i livelli pre-Covid &#8211; Indice di salute mentale per fascia d&#8217;età (2016-2025)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_308300_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_308300_tab3"></p>
<p>L&#8217;indice di salute mentale è una misura di disagio psicologico (psychological distress) ottenuta dalla sintesi dei punteggi totalizzati da ciascun individuo di 14 anni e più a 5 quesiti estratti dal questionario Sf36 (36-Item Short Form Survey). I quesiti fanno riferimento alle quattro dimensioni principali della salute mentale (ansia, depressione, perdita di controllo comportamentale o emozionale e benessere psicologico). L&#8217;indice varia tra 0 e 100, con migliori condizioni di benessere psicologico al crescere del valore dell&#8217;indice.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat (Bes)                                                                <br />(pubblicati: giovedì 9 Aprile 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/10/lindice-di-salute-mentale-tra-gli-adolescenti-continua-a-rimanere-sotto-i-livelli-pre-covid.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-308300"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308300" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>I dati mostrano che <strong>la fascia d&#8217;età più giovane</strong>, quella tra i 14 e i 19 anni, è anche quella che <strong>ha subito il deterioramento più marcato nel periodo post-pandemico</strong>. Tra il 2020 e il 2021 l&#8217;indice è sceso da 73,9 a 70,3, un calo di oltre 3 punti in un solo anno, più accentuato rispetto a quanto registrato nelle altre fasce d&#8217;età. Negli anni successivi l&#8217;andamento è rimasto oscillante: un parziale recupero nel 2022, seguito da un nuovo peggioramento nel 2023, quando l&#8217;indice si è attestato a 71. <strong>Nel 2024 si è risaliti a 71,8 e nel 2025 a 72</strong>, un segnale positivo, ma che non ha ancora riportato i valori ai livelli precedenti alla pandemia.</p>
</p>
<p>Questo quadro suggerisce che, nonostante il miglioramento degli ultimi due anni, il <strong>benessere psicologico degli adolescenti italiani rimane su livelli più fragili rispetto al periodo pre-Covid</strong>. Una fragilità che si inserisce in un <strong>contesto di uso digitale intenso</strong> e in parte problematico, e che richiede un&#8217;<strong>osservazione continuata nel tempo prima di poter trarre conclusioni solide sul nesso tra i due fenomeni</strong>.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/abruzzo.xlsx">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/basilicata.xlsx">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/calabria.xlsx">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/campania.xlsx">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/emilia_romagna.xlsx">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/friuli_venezia_giulia.xlsx">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/lazio.xlsx">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/liguria.xlsx">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/lombardia.xlsx">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/marche.xlsx">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/molise.xlsx">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/piemonte.xlsx">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/puglia.xlsx">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/sardegna.xlsx">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/sicilia.xlsx">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/toscana.xlsx">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/trentino_alto_adige.xlsx">Trentino-Alto Adige,</a> <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/umbria.xlsx">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/valle_daosta.xlsx">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/veneto.xlsx">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/totale_generale.xlsx">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di <em>data journalism</em> o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla vicinanza degli istituti scolastici statali a fonti di inquinamento atmosferico sono di fonte ministero dell’istruzione e del merito.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/un-gruppo-di-persone-sedute-su-una-panchina-con-i-loro-computer-portatili-31NIsz-f5G0" data-type="link" data-id="https://unsplash.com/it/foto/un-gruppo-di-persone-sedute-su-una-panchina-con-i-loro-computer-portatili-31NIsz-f5G0">Joao Viegas</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" data-type="link" data-id="https://unsplash.com/it/licenza">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-connessioni-tra-tecnologie-e-salute-mentale-tra-gli-adolescenti/">Le connessioni tra tecnologie e salute mentale tra gli adolescenti</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I dati sul Pnrr hanno ancora problemi di trasparenza</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-dati-aggiornati-sul-pnrr-scontano-ancora-problemi-di-trasparenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 07:03:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=309897</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mentre l'Italia si prepara a inviare alle istituzioni europee la richiesta per l'ultima rata di fondi, ecco l'aggiornamento dei dati sulla nostra piattaforma per il monitoraggio indipendente. Purtroppo mancano ancora informazioni su molti dei progetti finanziati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-dati-aggiornati-sul-pnrr-scontano-ancora-problemi-di-trasparenza/">I dati sul Pnrr hanno ancora problemi di trasparenza</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Sono giorni estremamente importanti per quanto riguarda il <strong>Piano nazionale di ripresa e resilienza</strong> (Pnrr). Entro settembre infatti il governo deve inviare a Bruxelles la richiesta di pagamento per la <strong>decima e ultima rata di fondi da circa 28 miliardi di euro</strong>. Una scadenza che l&#8217;Italia dovrebbe riuscire a rispettare, secondo quanto emerso dall&#8217;ultima <a href="https://www.governo.it/it/articolo/pnrr-cabina-di-regia-palazzo-chigi/32640" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cabina di regia</a> convocata la scorsa settimana sul tema.</p>
</p>
<p>In attesa di conoscere l&#8217;esito delle valutazioni delle istituzioni europee e di capire se il nostro paese riuscirà effettivamente a incassare tutte le risorse assegnate &#8211; informazioni che avremo verosimilmente a fine anno &#8211; oggi siamo in grado di pubblicare i dati aggiornati sulla nostra piattaforma per il monitoraggio indipendente <a href="https://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">OpenPNRR</a>. Le informazioni disponibili attualmente risalgono al <strong>13 giugno</strong> scorso ma sono state <a href="https://www.italiadomani.gov.it/content/sogei-ng/it/it/news/open-data--catalogo-aggiornato-con-l-ultima-versione-dei-dati.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rese pubbliche</a> dalle istituzioni preposte solamente alla metà di luglio. </p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-193851"><div class="d-none d-lg-flex justify-center mt-40 mb-40 bt-3-grey2 bb-3-grey2 pt-15 pb-50">
<div class="mt-20 mr-20"><amp-img decoding="async" src="/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_logo.png" alt="" width="140" height="44" layout="fixed"></amp-img></p>
<div class="mb-10">
<h3 class="fw-700">Trasparenza, informazione, monitoraggio e<br />
valutazione del PNRR</h3>
<p>Il <span class="fw-700">tuo</span> accesso personalizzato<br />
al Piano nazionale di ripresa e resilienza</p>
</div>
<p><a class="btn" href="https://www.openpnrr.it">Accedi e monitora</a></p>
</div>
<div class="mt-30"><a href="https://www.openpnrr.it"><amp-img src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_sito-e1653031804280.png" alt="" width="350" height="235" /></a></div>
</div>
<div class="d-lg-none justify-center flex-align-center text-center mt-40 mb-40 bt-3-grey2 pt-15 bb-3-grey2 pb-10">
<div><amp-img decoding="async" src="/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_logo.png" alt="" width="140" height="44" layout="fixed"></amp-img></p>
<div class="mb-10">
<h3 class="fw-700">Trasparenza, informazione, monitoraggio e<br />
valutazione del PNRR</h3>
<p>Il <span class="fw-700">tuo</span> accesso personalizzato<br />
al Piano nazionale di ripresa e resilienza</p>
</div>
<p><a class="btn" href="https://www.openpnrr.it">Accedi e monitora</a></p>
</div>
<div class="mt-20"><a href="https://www.openpnrr.it"><amp-img src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_sito-e1653031804280.png" alt="" width="350" height="235" /></a></div>
</div>
</div>
</p>
</p>
<p>Grazie a questo nuovo rilascio il numero di progetti per cui disponiamo di informazioni dettagliate è cresciuto sensibilmente. Parliamo di oltre 10mila<strong> interventi in più</strong> rispetto all&#8217;aggiornamento precedente. Un incremento significativo che tuttavia non risolve un problema strutturale che continuiamo a segnalare. I<strong> progetti per cui riusciamo a ricostruire informazioni puntuali infatti restano molti meno di quelli complessivamente dichiarati</strong> dalle istituzioni competenti.</p>
</p>
<p>Sia esponenti del <a href="https://www.avvenire.it/foti-raggiunti-tutti-gli-obiettivi-del-pnrr_113151" target="_blank" rel="noreferrer noopener">governo</a> che <a href="https://documenti.camera.it/leg19/dossier/pdf/DFP28l.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">altri soggetti</a> che hanno accesso diretto alla piattaforma <strong>Regis</strong> (lo strumento telematico creato appositamente per la rendicontazione del piano) parlano infatti di <strong>oltre 670mila opere finanziate</strong>. Questo rappresenta un <strong>limite alla piena trasparenza</strong> sull&#8217;attuazione del piano che permane anche in questa fase conclusiva. Un limite ancora più significativo se si considera che, <strong>a giugno, oltre le metà dei progetti per cui sono disponibili informazioni risultava ancora in corso</strong> e che in questo periodo è <strong>intervenuta un&#8217;ennesima modifica del piano</strong>.</p>
</p>
<p><div id="su-openpnrr-sono-disponibili-informazioni-aggiornate-su-291-387-progetti-ma-ci-sono-ancora-problemi-di-trasparenza" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Cosa dicono i dati aggiornati</h3>
</p>
<p>A livello complessivo, OpenPNRR mette oggi a disposizione dati di dettaglio su <strong>291.387 progetti</strong>. Sebbene il numero di interventi che è possibile monitorare sia aumentato rispetto al precedente aggiornamento, sono <strong>ancora molte le opere su cui non si riescono ad ottenere informazioni come l&#8217;importo stanziato, la tipologia di progetto o la sua territorializzazione</strong>. Tra le lacune più significative permane la mancanza di dati riguardanti due misure particolarmente rilevanti: il contributo del Pnrr al <a href="https://openpnrr.it/misure/115/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Superbonus</a> e <a href="https://openpnrr.it/misure/37/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Transizione 4.0</a>. Due investimenti che insieme cubano oltre <strong>30 miliardi di euro</strong> e di cui purtroppo non è possibile conoscere le iniziative finanziate con un adeguato livello di approfondimento.</p>
</p>
<p><div id="oltre-il-58-dei-progetti-monitorabili-a-giugno-risultava-ancora-in-corso-la-sicilia-e-la-regione-piu-indietro" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Al netto di questa importante lacuna, con le ultime pubblicazioni le istituzioni preposte al rilascio dei dati hanno aggiunto un&#8217;ulteriore informazione che consente di capire se un progetto è già concluso, in corso o ancora da avviare. Sulla base dei dati disponibili, <strong>il 58,1% dei progetti risultava ancora in corso alla metà di giugno. Mentre il 41,9% era già concluso</strong>.</p>
</p>
<p>Suddividendo le opere finanziate tra le varie regioni italiane possiamo osservare che il territorio con la quota più alta di interventi completati rispetto al totale era la <strong>Valle d&#8217;Aosta</strong> (67,3% di opere concluse). Seguono <strong>Basilicata</strong> (59,1%), <strong>Trentino-Alto Adige </strong>(41,4%) e <strong>Piemonte</strong> (44,7%). </p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-giugno-il-58-dei-progetti-pnrr-risultava-ancora-in-corso/">A giugno il 58% dei progetti Pnrr risultava ancora in corso</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-giugno-il-58-dei-progetti-pnrr-risultava-ancora-in-corso/">La stato di avanzamento dei progetti finanziati regione per regione</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_309913_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/a-giugno-il-58-dei-progetti-pnrr-risultava-ancora-in-corso/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/09/a-giugno-il-58-dei-progetti-pnrr-risultava-ancora-in-corso.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-giugno-il-58-dei-progetti-pnrr-risultava-ancora-in-corso/">A giugno il 58% dei progetti Pnrr risultava ancora in corso &#8211; La stato di avanzamento dei progetti finanziati regione per regione</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_309913_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_309913_tab3"></p>
<p>Il grafico mostra, per ogni regione, la quota di progetti Pnrr finanziati già conclusi e ancora in corso. Tale informazione è disponibile solamente per <span data-sheets-root="1">291.387 opere.</span> La percentuale è calcolata sui progetti che possono essere attribuiti in maniera univoca a un singolo territorio. Tutti gli altri interventi sono stati aggregati nella voce &#8220;<span data-sheets-root="1">Progetti interregionali e nazionali&#8221;.</span> Dai dati risulta anche una quota residuale di progetti ancora da avviare. Non sono stati rappresentati nel grafico per motivi di visualizzazione, seleziona la regione di tuo interesse per vedere i dati di dettaglio.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Italia domani                                                                <br />(ultimo aggiornamento: sabato 13 Giugno 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/09/a-giugno-il-58-dei-progetti-pnrr-risultava-ancora-in-corso.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-309913"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309913" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>La aree con il maggior numero di progetti finanziati sono <strong>Lombardia</strong>, <strong>Campania</strong> e <strong>Sicilia</strong>. In queste zone, la quota di progetti già completati più alta si trova nella prima regione (49,7%). Nei due territori del sud invece la paercentuale è rispettivamente del 31,9% e del 29,3%. <strong>Il dato siciliano in particolare è il più basso in assoluto</strong> se si escludono i progetti nazionali e interregionali.</p>
</p>
<p><div id="con-lultima-revisione-del-pnrr-sono-state-modificate-131-scadenze-collegate-a-118-misure" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;ultima revisione del Pnrr</h3>
</p>
<p>Che il percorso del piano italiano sia stato tutt&#8217;altro che semplice lo confermano anche le <strong>numerose revisioni intervenute negli anni</strong> al fine di non perdere i fondi assegnati. In questo senso l&#8217;ultima modifica è stata <a href="https://www.italiadomani.gov.it/content/sogei-ng/it/it/home.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">presentata</a> dal governo lo scorso 12 giugno e <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/documents/public-register/public-register-search/?WordsInSubject=&amp;WordsInText=&amp;DocumentNumber=12357%2F26&amp;InterinstitutionalFiles=&amp;DocumentTypes=&amp;DateFrom=&amp;DateTo=&amp;MeetingDateFrom=&amp;MeetingDateTo=&amp;DocumentLanguage=EN&amp;OrderBy=DOCUMENT_DATE+DESC" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approvata</a> definitivamente il 27 agosto. Si è trattato di una modifica di ampio respiro che ha interessato, tra interventi più o meno significativi, ben <strong>131 scadenze</strong> collegate a <strong>118 misure</strong>. Da notare peraltro che anche in questo caso il coinvolgimento delle camere è risultato <a href="https://www.strutturapnrr.gov.it/it/documenti/comunicati-stampa/pnrr-a-palazzo-chigi-la-cabina-di-regia-per-l-esame-della-proposta-di-revisione-tecnica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">estremamente limitato</a>.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/quanto-e-come-puo-essere-modificato-il-pnrr/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche<br />
<br /><strong>Quanto e come può essere modificato il Pnrr</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<p>Nella stragrande maggioranza dei casi (97 misure) la revisione ha riguardato l&#8217;individuazione di <strong>alternative capaci di ridurre gli oneri amministrativi e semplificare l&#8217;attuazione</strong>. Per altre 9 misure invece la modifica individua <strong>soluzioni alternative capaci di preservarne comunque il livello di ambizione originario</strong>. In 5 casi ci si è trovati di fronte a <strong>mutate condizioni di mercato</strong> che hanno comportato tra l&#8217;altro ritardi imprevisti nelle forniture, con ricadute sulle procedure di appalto. Inoltre, <strong>2 misure sono state soppresse</strong> per impossibilità di raggiungere gli obiettivi nei tempi previsti. Si tratta dell&#8217;investimento sulle <strong>connessioni ferroviarie nel centro-sud</strong> e del regime di <strong>credito d&#8217;imposta per gli investimenti nell&#8217;Italia meridionale e nella Zona economica speciale</strong>.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">8 </span>le revisioni apportate al Pnrr dalla sia introduzione a oggi.</p>
</section>
</p>
<p>L&#8217;Italia ha inoltre chiesto di utilizzare le risorse così liberate per <strong>aggiungere due nuove misure</strong> e <strong>innalzare il livello di attuazione di altre otto</strong>. Le misure di nuova introduzione riguardano in particolare l&#8217;acquisto di <a href="https://www.rfi.it/it/Sicurezza-e-tecnologie/Manutenzione-e-diagnostica/diagnostica-mobile.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">treni diagnostici</a> e l&#8217;introduzione di un <a href="https://www.mimit.gov.it/it/pnrr/progetti-pnrr/pnrr-green-tax-credit-m2c2-i5-5" target="_blank" rel="noreferrer noopener">green tax credit</a>.</p>
</p>
<p>Alla luce di questi cambiamenti <strong>i traguardi e gli obiettivi da raggiungere per l’ottenimento dell’ultima rata dei fondi sono passati da 159 a 156</strong>.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/con-lultima-revisione-del-pnrr-sono-state-riviste-131-scadenze/">Con l&#8217;ultima revisione del Pnrr sono state riviste 131 scadenze</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/con-lultima-revisione-del-pnrr-sono-state-riviste-131-scadenze/">Come sono cambiati milestone e target interessati dall&#8217;ultima revisione del piano</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_309910_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/con-lultima-revisione-del-pnrr-sono-state-riviste-131-scadenze/">Con l&#8217;ultima revisione del Pnrr sono state riviste 131 scadenze &#8211; Come sono cambiati milestone e target interessati dall&#8217;ultima revisione del piano</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_309910_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_309910_tab3"></p>
<p>Nella tabella sono riportate le scadenze del Pnrr modificate, aggiunte o soppresse in seguito all&#8217;ultima revisione del piano. Il confronto con la versione precedente è stato fatto sulla base della <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/documents/public-register/public-register-search/?WordsInSubject=assessment+of+the+recovery+and+resilience+plan+for+Italy&amp;WordsInText=&amp;DocumentNumber=&amp;InterinstitutionalFiles=&amp;DocumentTypes=&amp;DateFrom=2026%2F03%2F19&amp;DateTo=2026%2F03%2F31&amp;MeetingDateFrom=&amp;MeetingDateTo=&amp;DocumentLanguage=EN&amp;OrderBy=DOCUMENT_DATE+DESC" target="_blank" rel="noopener">versione del piano</a> italiano approvata dal Consiglio europeo il 30 marzo 2026.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Commissione europea                                                                <br />(ultimo aggiornamento: giovedì 27 Agosto 2026)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-309910"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309910" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><div id="la-misura-sul-bollo-auto-verra-valutata-dallue-ma-non-contribuisce-agli-obiettivi-del-piano" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La questione del bollo auto e dei fondi del Pnrr</h3>
</p>
<p>Un capitolo a parte lo merita infine il dibattito che ha caratterizzato gli ultimi giorni a proposito della misura introdotta con il <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2026-09-17&amp;atto.codiceRedazionale=26G00181&amp;elenco30giorni=false" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto legge 162/2026</a> riguardante il <strong>bollo auto</strong>. Tale norma prevede l&#8217;esenzione dal pagamento &#8211; per il momento limitata al solo 2027 &#8211; per auto di piccola e media potenza, moto o scooter intestati a persone fisiche. La misura è finanziata in parte con <strong>fondi del Pnrr inutilizzati</strong>. Ma ciò è possibile?</p>
</p>
<p>Per rispondere a questa domanda è opportuno ricordare che <strong>già una precedente norma aveva predisposto un <strong>simile</strong> meccanismo</strong>. L&#8217;articolo 30, comma 1, del <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2026;19" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto legge 19/2026</a> infatti quantificava in circa <strong>1,6 miliardi di euro</strong> le economie di spesa maturate fino a febbraio 2026 dai vari ministeri. Il comma 3 dello stesso articolo stabiliva poi che entro il 30 giugno dovessero essere accertate le risorse sulle quali non sussistono obbligazioni giuridicamente vincolanti. Fondi quindi non necessari per il conseguimento degli obiettivi del Pnrr oggetto di rendicontazione all&#8217;Unione europea. </p>
</p>
<p>Tali risorse risparmiate non dovranno essere restituite ma concorreranno alla copertura finanziaria della <strong>manovra di bilancio 2026</strong>. Questo perché, in estrema sintesi, <strong>se uno stato spende meno del previsto per la realizzazione di una certa misura non è tenuto a restituire le risorse assegnate</strong>. L&#8217;articolo 7 del decreto sul bollo auto cita proprio il Dl 19/2026 tra le fonti da cui attingere le risorse per la misura. Una simile operazione quindi parrebbe quanto meno legittimata dalle norme.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Si rammenta che tali risorse restano acquisite [&#8230;] e concorrono come quota parte dei 7,1 miliardi di euro che, in esito alla rimodulazione del PNRR approvata dal Consiglio UE il 27 novembre 2025, l’articolo 1, commi 742 e 743, della legge di bilancio 30 dicembre 2025, n. 199 ha disposto fossero riversati all’entrata del bilancio dello Stato e che sono stati impiegati come quota parte della copertura degli oneri introdotti dalla manovra di bilancio per il 2026.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://documenti.camera.it/leg19/dossier/pdf/DFP28l.pdf" target="_blank">&#8211; Servizi studi di Camera e Senato &#8211; Lo stato di attuazione del PNRR per il conseguimento della Decima rata (28 luglio 2026)</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Sul tema è intervenuto anche il commissario Ue all&#8217;Economia <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/09/19/bruxelles-chiarisce-su-fondi-pnrr-per-il-taglio-del-bollo-ci-sono-margini_60f8c90f-671c-4530-8048-de1e819f00e3.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Valdis Dombrovskis</a> che ha sostanzialmente confermato un certo margine di manovra da parte degli stati nazionali. Il commissario ha infatti ricordato come <strong>il Pnrr non sia uno strumento basato sui costi ma sui risultati</strong>. Per questo il flusso dei pagamenti può non essere perfettamente allineato a quello delle spese effettivamente sostenute. </p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Forse dovrei esaminare più attentamente le esatte dichiarazioni del ministro Giorgetti. Ma esiste un certo margine in termini di gestione della liquidità a questo riguardo, perché non si tratta di uno strumento basato sui costi, bensì di uno strumento basato sui risultati</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://tg24.sky.it/economia/2026/09/19/bollo-auto-dombrovskis-pnrr" target="_blank">&#8211; Valdis Dombrovskis (19/9/2026)</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Anche se il commissario riconosce un certo margine di manovra da parte degli stati, Bruxelles ha comunque fatto sapere che <strong>la misura sarà esaminata</strong> nel contesto del <a href="https://motori.leggo.it/economia/ue_valuteremo_il_taglio_del_bollo_auto_nel_pacchetto_del_semestre_europeo-9771253.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">semestre europeo</a>. Vale a dire il ciclo annuale di coordinamento delle politiche economiche, fiscali e di bilancio tra i paesi dell&#8217;Ue.</p>
</p>
<p>In ogni caso, anche ammettendo che l&#8217;uso di questi risparmi per coprire la sospensione del bollo auto sia pienamente legittimo dal punto di vista contabile e regolamentare, si tratta di un&#8217;operazione che sposta liquidità verso una misura estranea al perimetro del Pnrr. Tale operazione quindi <strong>non aggiunge nulla</strong> &#8211;<strong> in termini di infrastrutture realizzate, riforme attuate o servizi erogati ai cittadini</strong> &#8211; agli obiettivi del piano.</p>
</p>
<p><strong>Foto</strong>: il ministro Tommaso Foti alla cabina di regia per il Pnrr lo scorso 23 settembre (<a href="https://www.governo.it/it/media/pnrr-cabina-di-regia-palazzo-chigi/32643">governo</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-dati-aggiornati-sul-pnrr-scontano-ancora-problemi-di-trasparenza/">I dati sul Pnrr hanno ancora problemi di trasparenza</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Com&#8217;è cambiata la pubblica amministrazione con il Pnrr</title>
		<link>https://www.openpolis.it/limpatto-del-pnrr-sulla-pubblica-amministrazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 05:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=309659</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il piano ha destinato 7 miliardi di euro per il potenziamento e la digitalizzazione della Pa. Ma rimangono molte ombre sull’impatto del Pnrr su enti territoriali e sulla gestione delle infrastrutture.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/limpatto-del-pnrr-sulla-pubblica-amministrazione/">Com&#8217;è cambiata la pubblica amministrazione con il Pnrr</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Il <strong>piano nazionale di ripresa e resilienza</strong> (Pnrr) è ormai in via di conclusione e siamo in attesa di capire se il nostro paese riuscirà a incassare anche l’ultima rata di fondi da 28,4 miliardi di euro. Ma dopo anni in cui l’attenzione si è concentrata soprattutto sul rispetto delle scadenze e sulla realizzazione fisica delle opere, è arrivato il momento di tracciare dei <strong>bilanci sulla sua eredità e valutare l’impatto del piano sul sistema paese</strong>.</p>
</p>
<p>Un recente <a href="https://www.upbilancio.it/wp-content/uploads/2026/06/UPB-Rapporto-sulla-politica-di-bilancio-2026.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto</a> dell&#8217;<strong>Ufficio parlamentare di bilancio</strong> (Upb) prova a farlo, concentrandosi sugli effetti del Pnrr sulla <strong>pubblica amministrazione</strong> (Pa) e in particolare sui comuni. Una Pa più moderna ed efficiente infatti significa &#8211; tra le altre cose &#8211; maggiore chiarezza e accessibilità per privati e imprese, procedure più rapide e tempi di pagamento certi. A questi aspetti si aggiunge anche la maggiore capacità di <strong>intercettare le opportunità</strong> offerte, ad esempio, dai fondi europei e trasformarli in opere pubbliche e servizi per i cittadini. Uno degli aspetti che proprio il Pnrr ha fatto emergere con chiarezza infatti è la difficoltà attuativa incontrata da molte pubbliche amministrazioni. Problemi spesso legati a <strong>carenza di personale o mancanza di competenze</strong>. Investire per colmare su queste lacune è un aspetto fondamentale per il paese.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Il Pnrr è nella sua fase conclusiva e occorre spostare l’attenzione da analisi centrate sull’attuazione legislativa e la realizzazione fisica degli interventi alla valutazione ex post dell’efficacia e dell’efficienza delle misure e del loro impatto in termini di transizione ecologica, digitale, superamento dei divari territoriali e coesione sociale. Tali attività potrebbero rappresentare un’importante occasione per definire un approccio metodologico solido per la valutazione sistematica delle politiche pubbliche in Italia, utile anche ai fini della formulazione di interventi futuri.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.upbilancio.it/wp-content/uploads/2026/06/UPB-Rapporto-sulla-politica-di-bilancio-2026.pdf" target="_blank">&#8211; Ufficio parlamentare di bilancio, Rapporto sulla politica di bilancio (giugno 2026)</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Il quadro che emerge dall&#8217;analisi dell&#8217;Upb è piuttosto articolato. Da un lato infatti si registrano investimenti rilevanti per il potenziamento della Pa, in particolare sul fronte della digitalizzazione, e una significativa accelerazione dei tempi di aggiudicazione delle gare d&#8217;appalto. Dall&#8217;altro emergono <strong>dubbi sulla sostenibilità futura delle nuove infrastrutture</strong> create e la persistente difficoltà nel definire con certezza gli effetti di lungo periodo del piano.</p>
</p>
<p><div id="il-pnrr-ha-stanziato-oltre-7-miliardi-per-il-potenziamento-e-la-digitalizzazione-della-pubblica-amministrazione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Gli investimenti del Pnrr per il potenziamento della macchina pubblica</h3>
</p>
<p>Le pubbliche amministrazioni, a tutti i livelli, rappresentano certamente dei soggetti centrali per quanto riguarda il Pnrr. Sia in qualità di attuatori che di beneficiari diretti degli investimenti. Per quanto riguarda il secondo aspetto in particolare, la relazione dell&#8217;Upb individua due aspetti decisivi. Si tratta del <strong>potenziamento</strong> e della <strong>modernizzazione</strong> della pubblica amministrazione (intesa sia come immissione di nuove competenze che di rafforzamento degli organici) e della sua <strong>digitalizzazione</strong>. </p>
</p>
<p>Per queste due specifiche aree di intervento il Pnrr dedica <strong>oltre 7 miliardi di euro</strong> distribuiti su 11 misure diverse. Di questi investimenti, circa 1,3 miliardi sono destinati al rafforzamento del personale e alla semplificazione amministrativa. Tra gli interventi più significativi in questo ambito si segnalano il <a href="https://www.inpa.gov.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nuovo portale unico dei concorsi pubblici</a> e la <strong>riforma delle carriere</strong> (avvenuta attraverso un pacchetto di diversi provvedimenti tra cui i decreti legge <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2021-06-09;80" target="_blank" rel="noreferrer noopener">80</a> e <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2021;152~art39" target="_blank" rel="noreferrer noopener">152</a> del 2021). Ma la parte più consistente degli investimenti &#8211; circa <strong>5,8 miliardi</strong> &#8211; è riservata alla digitalizzazione.</p>
</p>
<p>All&#8217;interno di questo capitolo, la misura con più risorse riguarda i <a href="https://openpnrr.it/misure/237/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">servizi e l&#8217;esperienza digitale dei cittadini</a>. Misura dal valore complessivo pari a circa 1,8 miliardi di euro. Seguono l&#8217;<a href="https://openpnrr.it/misure/2/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">abilitazione al cloud per le Pa locali</a> (1 miliardo) e la creazione di <a href="https://openpnrr.it/misure/1/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">infrastrutture digitali</a>, tra cui il <strong>Polo strategico nazionale</strong> (900 milioni).</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-pnrr-oltre-7-miliardi-per-modernizzazione-e-digitalizzazione-della-pa/">Dal Pnrr oltre 7 miliardi per modernizzazione e digitalizzazione della Pa</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-pnrr-oltre-7-miliardi-per-modernizzazione-e-digitalizzazione-della-pa/">Gli investimenti del piano per la modernizzazione e la digitalizzazione della pubblica amministrazione</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Ufficio parlamentare di bilancio                                                                <br />(ultimo aggiornamento: domenica 17 Maggio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-309648"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309648" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Si tratta di interventi strutturali, i cui effetti però richiederanno tempi lunghi per essere pienamente assorbiti. <strong>Per quanto riguarda la digitalizzazione in particolare, la sola realizzazione delle infrastrutture non è sufficiente</strong>. Servono anche un ricambio generazionale e l&#8217;abbattimento dei persistenti divari territoriali nell&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/la-sfida-delle-competenze-digitali-nellera-dellia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">uso delle tecnologie digitali</a>. Nel 2025, ad esempio, solo il 54,3% della popolazione tra 16 e 74 anni possedeva competenze digitali almeno di base. Dato ancora lontano dall&#8217;obiettivo europeo dell&#8217;80% entro il 2030.</p>
</p>
<p><div id="gli-enti-territoriali-hanno-gestito-progetti-pnrr-per-oltre-55-miliardi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Gli enti territoriali e il Pnrr</h3>
</p>
<p>Secondo lo studio dell&#8217;Upb, complessivamente gli enti territoriali hanno gestito <strong>663.654 progetti</strong> per un valore complessivo di circa 245 miliardi di euro, di cui <strong>171,7 miliardi provenienti dal Pnrr</strong>. All&#8217;interno di questo perimetro, i <strong>comuni e le loro forme associative </strong>hanno gestito 89.175 progetti per 25,5 miliardi di risorse Pnrr (34,5 miliardi considerando anche gli altri finanziamenti pubblici). Si tratta della quota più consistente con riferimento all&#8217;attività degli enti territoriali. Seguono le <strong>regioni</strong>, con 36.883 progetti e circa 23 miliardi di risorse Pnrr, le <strong>province</strong> e le <strong>città metropolitane</strong> (2.973 progetti, 4,5 miliardi) e gli <strong>enti strumentali</strong> (1.181 progetti, 2,8 miliardi).</p>
</p>
<p>Un capitolo a parte riguarda le &#8220;<strong>altre amministrazioni pubbliche</strong>&#8220;. Queste, pur non essendo enti territoriali, hanno gestito complessivamente 449.483 interventi per 85,8 miliardi di risorse Pnrr. Investimenti che salgono a 136 miliardi considerando l&#8217;insieme dei finanziamenti pubblici coinvolti.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dagli-enti-territoriali-sono-passati-oltre-55-miliardi-del-pnrr/">Dagli enti territoriali sono passati oltre 55 miliardi del Pnrr</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dagli-enti-territoriali-sono-passati-oltre-55-miliardi-del-pnrr/">Finanziamento del piano a favore della pubblica amministrazione, suddiviso per tipo di soggetto attuatore</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_309650_tab1" role="tab" aria-controls="chart_309650_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_309650_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_309650_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/dagli-enti-territoriali-sono-passati-oltre-55-miliardi-del-pnrr/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/09/dagli-enti-territoriali-sono-passati-oltre-55-miliardi-del-pnrr.png" placeholder ></amp-img></p>
<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dagli-enti-territoriali-sono-passati-oltre-55-miliardi-del-pnrr/">Dagli enti territoriali sono passati oltre 55 miliardi del Pnrr &#8211; Finanziamento del piano a favore della pubblica amministrazione, suddiviso per tipo di soggetto attuatore</a></div>
</p></div>
<div id="chart_309650_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_309650_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_309650_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_309650_tab3"></p>
<p>I dati sul tipo di ente attuatore sono tratti dall&#8217;<a href="https://openbdap.rgs.mef.gov.it/it/Home/AnagrafeEnti" target="_blank" rel="noopener">anagrafica degli enti Bdap</a> aggiornata al 21 maggio 2026.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Ufficio parlamentare di bilancio e Bdap                                                                <br />(ultimo aggiornamento: domenica 17 Maggio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/09/dagli-enti-territoriali-sono-passati-oltre-55-miliardi-del-pnrr.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-309650"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309650" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Guardando alla distribuzione per missione, l&#8217;81% dei progetti in capo ai comuni riguarda la <strong>digitalizzazione</strong> (missione 1) e coinvolge pressoché la totalità degli enti, mentre le altre missioni – pur mobilitando meno progetti – hanno un peso finanziario maggiore su un numero più ristretto di amministrazioni. La geografia degli investimenti riflette i diversi fabbisogni territoriali: al <strong>sud</strong> prevalgono gli interventi sull&#8217;istruzione e sulla coesione sociale (missioni 4 e 5), mentre al <strong>centro-nord</strong> è più diffusa la transizione ecologica (missione 2).</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/l81-dei-progetti-comunali-del-pnrr-riguarda-la-digitalizzazione/">L&#8217;81% dei progetti comunali del Pnrr riguarda la digitalizzazione</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/l81-dei-progetti-comunali-del-pnrr-riguarda-la-digitalizzazione/">Investimenti del piano affidati alla gestione dei comuni suddivisi per missione e per macro area geografica</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_309652_tab1" role="tab" aria-controls="chart_309652_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_309652_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_309652_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/l81-dei-progetti-comunali-del-pnrr-riguarda-la-digitalizzazione/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/09/l81-dei-progetti-comunali-del-pnrr-riguarda-la-digitalizzazione.png" placeholder ></amp-img></p>
<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<div id="chart_309652_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_309652_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_309652_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_309652_tab3"></p>
<p>I dati riguardanti gli investimenti del Pnrr gestiti dai comuni del mezzogiorno nell&#8217;ambito della missione 1 non sono disponibili.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Ufficio parlamentare di bilancio                                                                <br />(ultimo aggiornamento: domenica 17 Maggio 2026)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/09/l81-dei-progetti-comunali-del-pnrr-riguarda-la-digitalizzazione.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-309652"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309652" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Anche la dimensione demografica pesa: i comuni più piccoli partecipano meno alla missione 5, quelli più grandi concentrano più risorse sulla missione 2.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Un ulteriore elemento esplicativo della partecipazione differenziata dei Comuni potrebbe essere riconducibile alle dinamiche territoriali e relazionali tra Enti locali, che possono assumere la forma di cooperazione, competizione o imitazione. [&#8230;] L’adesione ai progetti di rigenerazione urbana e di messa in sicurezza degli edifici scolastici, ad esempio, pur coinvolgendo un numero elevato di Comuni, non si distribuisce in modo uniforme sul territorio. Emergono, al contrario, specifici addensamenti territoriali che possono riflettere differenze nella capacità amministrativa degli Enti; al tempo stesso, appare plausibile ipotizzare l’esistenza di dinamiche di diffusione locale delle decisioni, per effetto delle quali la partecipazione di alcuni Comuni potrebbe aver favorito l’attivazione di Enti limitrofi</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.upbilancio.it/wp-content/uploads/2026/06/UPB-Rapporto-sulla-politica-di-bilancio-2026.pdf" target="_blank">&#8211; Ufficio parlamentare di bilancio, Rapporto sulla politica di bilancio (giugno 2026)</a>
									            </div>
</section>
<p><div id="a-maggio-l81-delle-risorse-pnrr-gestite-dai-comuni-era-legato-a-progetti-non-conclusi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Sul fronte dell&#8217;attuazione, a maggio 2026, <strong>poco più di 53mila degli 88.311 progetti gestiti direttamente dai singoli comuni risultavano già ultimati, per un valore di 3,3 miliardi</strong>. Mentre circa 31mila – per 21,5 miliardi – erano ancora in corso. Un banco di prova importante per la capacità attuativa degli enti nell&#8217;ultimo miglio del piano.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">84% </span>la quota dei progetti Pnrr gestiti dai comuni ancora in corso a maggio 2026 sulla base del loro valore economico.</p>
</section>
<p><div id="il-pnrr-ha-velocizzato-gli-appalti-negli-enti-locali-ma-non-li-ha-resi-piu-concorrenziali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il Pnrr ha velocizzato gli appalti ma non li ha resi più concorrenziali</h3>
</p>
<p>Uno degli ambiti in cui l&#8217;impronta del Pnrr è emersa con maggiore nettezza in questi anni è il <em>procurement</em>. Vale a dire l&#8217;insieme delle procedure che portano all&#8217;acquisto di beni e servizi o all&#8217;assegnazione di appalti per la realizzazione di opere pubbliche. Da questo punto di vista, secondo le rilevazioni dell&#8217;Upb, <strong>le procedure di affidamento lavori finanziate dal Pnrr risultano, a parità di condizioni, significativamente più veloci di quelle ordinarie</strong>. In media infatti si sono risparmiati circa 32 giorni, pari a una riduzione dei tempi del 20,9%. Un&#8217;accelerazione dovuta sia ai vincoli di scadenza del piano sia al <strong>maggiore ricorso a centrali di committenza esterne</strong> (come Consip), in crescita di 17,8 punti percentuali.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_28bb357b43464764abfe054dbcd79cce" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Gli appalti Pnrr dei comuni spesso sono stati vinti da microimprese.</p>
</section></div>
</p>
<p>Questa velocità, però, non si è tradotta in una maggiore apertura del mercato. Alle gare del Pnrr infatti si sono presentate in media meno imprese. Una dinamica influenzata dalla richiesta di requisiti <strong>requisiti tecnici e ambientali più stringenti</strong> che hanno ristretto la platea dei potenziali concorrenti. I ribassi di aggiudicazione sono rimasti comunque in linea con quelli delle procedure ordinarie. <strong>Da segnalare inoltre l&#8217;aumento della quota di affidamenti assegnati a microimprese </strong>(+13 punti percentuali). Un effetto legato più alla scala medio-piccola dei cantieri Pnrr gestiti dai comuni che a una scelta esplicita di <em>policy</em>.</p>
</p>
</p>
<p>Un segnale interessante riguarda infine una possibile eredità del piano. Nei comuni che hanno completato almeno un progetto di digitalizzazione infatti, <strong>le gare ordinarie successive hanno mostrato più concorrenzialità</strong>, con un aumento del 22,4% di offerenti per lotto, e ribassi maggiori (+6,7%). Si tratta però di <strong>dati ancora preliminari</strong>, legati a una quota finora minoritaria di amministrazioni.</p>
</p>
<p><div id="restano-dubbi-sulla-capacita-dei-comuni-di-gestire-le-infrastrutture-realizzate-con-il-pnrr" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h2 class="wp-block-heading">Un bilancio ancora provvisorio</h2>
</p>
<p>L&#8217;Ufficio parlamentare di bilancio, nella sua relazione, evidenzia come la valutazione dell’impatto del Pnrr sulla Pa e in particolare sui comuni, rappresenti un&#8217;operazione complessa per l’eterogeneità dei territori e la natura multidimensionale del piano. Tale esercizio inoltre risente della <strong>mancanza di obiettivi iniziali definiti e di una preventiva analisi dei divari</strong>. Una criticità che anche Openpolis ha sempre denunciato.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_fcf3404d02c34b29869d5b09395b6bfe" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>La pianificazione del Pnrr non ha tenuto conto di fabbisogni e disparità territoriali.</p>
</section></div>
</p>
<p>Fatta questa premessa, il quadro che emerge dal rapporto dell&#8217;Upb racconta di un <strong>Pnrr che ha effettivamente contribuito a modernizzare pezzi importanti della macchina pubblica</strong>, accelerato l&#8217;attuazione delle opere e lasciato, in alcuni casi, tracce di miglioramento strutturale nella capacità amministrativa dei comuni. </p>
</p>
<p>Restano però alcuni nodi critici. Il principale riguarda la <strong>sostenibilità delle nuove infrastrutture che sono state realizzate</strong>. Molte (dalle case della comunità agli asili nido) richiederanno personale qualificato e maggiori spese correnti per essere pienamente operative, in un contesto in cui i margini di manovra si sono ridotti anche a causa di scelte nazionali.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il nostro osservatorio sul Pnrr</h3>
</p>
<p>Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Oltre agli&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articoli di approfondimento</a>&nbsp;sullo stato di attuazione e sulle misure presenti nel piano, mettiamo a disposizione anche la piattaforma&nbsp;<a href="http://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">openpnrr.it</a>&nbsp;che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri&nbsp;<a href="https://openpnrr.it/opendata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">open data</a>&nbsp;che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-306091"><div class="mt-40">
<div class="mb-10">
      <amp-img decoding="async" src="/wp-content/uploads/2025/03/cofinanziato_eu.png" alt="Logo 1" class="fixed" width="250" height="67" layout="fixed"></amp-img>
  </div>
</div>
</div></p>
<p><em>Finanziato dall&#8217;Unione europea. Le opinioni espresse appartengono tuttavia al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni dell&#8217;Unione europea o della Commissione europea (amministrazione erogatrice). Né l&#8217;Unione europea né l&#8217;amministrazione erogatrice possono esserne ritenute responsabili.</em></p>
</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://www.magnific.com/free-photo/contemporary-room-workplace-office-supplies-concept_3533325.htm#fromView=search&amp;page=2&amp;position=0&amp;uuid=225df1fa-7864-4350-8ffd-2313b3e4f735&amp;track=ais_hybrid&amp;query=office">rawpixel</a> (<a href="https://www.magnific.com/ai/docs/licenses-attribution">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/limpatto-del-pnrr-sulla-pubblica-amministrazione/">Com&#8217;è cambiata la pubblica amministrazione con il Pnrr</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Intelligenza artificiale e povertà educativa, una sfida urgente</title>
		<link>https://www.openpolis.it/intelligenza-artificiale-una-sfida-educativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 05:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=308817</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’uso dell’Ia è sempre più esteso, in Italia come nel mondo. È fondamentale governare il fenomeno, attraverso conoscenze e consapevolezza. Un’indagine sul potenziale impatto dell’Ia sulla povertà educativa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/intelligenza-artificiale-una-sfida-educativa/">Intelligenza artificiale e povertà educativa, una sfida urgente</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>L&#8217;intelligenza artificiale (Ia) sta trasformando radicalmente la società e il mercato del lavoro richiedendo nuove competenze digitali essenziali per il futuro. A livello globale, <strong>l&#8217;uso dell&#8217;Ia tra i minori è già diventato un fenomeno di massa</strong>. Le indagini, sia del <a href="https://hai.stanford.edu/assets/files/ai_index_report_2026.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">contesto internazionale</a> che di quello <a href="https://researchonline.lse.ac.uk/id/eprint/137132/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">europeo</a> e <a href="https://boa.unimib.it/retrieve/56eeb435-9e7e-4f2a-aff0-794aaad6254f/Mascheroni-2026-L%E2%80%99IA%20Generativa%20fra%20bambini%20e%20adolescenti%20italiani-VoR.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nazionale</a>, sono concordi nell’indicare quanto l’uso di strumenti di Ia generativa tra gli studenti per i compiti scolastici e per le attività quotidiane sia crescente.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_e1d0ed144411e1b3e77a14397cb331d3" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Serve costruire una cultura diffusa sull&#8217;uso consapevole dell&#8217;Ia in ambito educativo.</p>
</section></div>
</p>
<p>Da un lato appaiono evidenti le <strong>potenzialità </strong>di questi strumenti come supporto all&#8217;apprendimento di ragazze e ragazzi. Dall&#8217;altro non vanno sottovalutati i <strong>rischi di un uso non appropriato</strong>. Questo infatti può esporre a cessione inconsapevole di dati personali, manipolazioni, bias discriminatori e assimilazione di informazioni false. Ciò può <strong>compromettere il reale sviluppo cognitivo e le capacità di pensiero critico dello studente</strong>. Si tratta di aspetti di cui raramente si parla in un dibattito fortemente polarizzato tra approcci entusiastici e altri puramente luddisti.</p>
</p>
<p>In questo quadro, l&#8217;apporto delle politiche pubbliche non può limitarsi alla regolazione, aspetto comunque fondamentale. L&#8217;obiettivo deve essere quello di <strong>trasformare le persone, a partire dai minori, da semplici &#8220;utenti&#8221; passivi a cittadini attivi e consapevoli nell&#8217;utilizzo dell&#8217;Ia</strong>. È fondamentale infatti essere capaci di riconoscere i rischi legati alla privacy, alla disinformazione e alle &#8220;allucinazioni&#8221; (errori) dei sistemi. Evitando che l&#8217;Ia si riduca a un fattore di appiattimento di competenze già fragili.</p>
</p>
<p>Tuttavia, in questo quadro in costante evoluzione, è <strong>difficile tanto per il legislatore, quanto per educatori e istituzioni educative stare al passo</strong>.&nbsp;</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;accesso consapevole all&#8217;Ia riguarda anche la lotta alla povertà educativa</h3>
</p>
<p>Questo <strong>disallineamento rischia di trasformare l&#8217;Ia in un formidabile moltiplicatore delle disuguaglianze, creando un nuovo &#8220;divario digitale&#8221;</strong> qualora le tecnologie &#8211; e soprattutto gli strumenti per padroneggiarle &#8211; <strong>non siano accessibili in modo equo</strong>. <strong>L’osservatorio sulla povertà educativa</strong>, curato da quasi un decennio da Openpolis e <a href="https://www.conibambini.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Con i bambini</a>, <strong>fin dalla fondazione ha prestato la massima attenzione a questi aspetti</strong>. Nel pieno dell’emergenza Covid, nel luglio 2020, il rapporto <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2020/07/Disuguaglianze-digitali.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Disuguaglianze digitali</a> provò a offrire un quadro delle <strong>disparità di accesso alla didattica a distanza</strong>. Disparità strutturalmente legate alla condizione sociale (case sovraffollate e computer in condivisione), alle possibilità tecnologiche (mancanza di rete veloce, specie nelle aree interne), nonché alle competenze nell’uso degli strumenti.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_7076ab0cf149705eabef56f7445e767b" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Le disuguaglianze digitali sono un&#8217;ulteriore forma della povertà educativa.</p>
</section></div>
</p>
<p>Quella fase straordinaria rese evidente come il <strong>divario digitale non fosse altro che una ulteriore declinazione delle disparità alla base della povertà educativa. E come il gap digitale si aggiunga, rafforzandoli, ai fattori di disuguaglianza già esistenti</strong>: dalla condizione sociale al luogo di residenza.</p>
</p>
<p>Anche in questo contesto quindi, <strong>l&#8217;impatto dell&#8217;Ia sui minori non è solo una questione tecnologica, ma un tema centrale di povertà educativa. Con potenzialità e criticità da affrontare e mettere a fuoco nel dibattito pubblico e nel lavoro degli operatori sul campo</strong>.</p>
</p>
<p>L&#8217;Unione europea, con l’<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202401689" target="_blank" rel="noreferrer noopener">AI Act del 2024</a>, ha classificato come <strong>&#8220;ad alto rischio&#8221; i sistemi di intelligenza artificiale utilizzati nell&#8217;istruzione</strong>. Questo perché tali strumenti, se progettati e utilizzati in modo inadeguato, possono avere conseguenze negative sul percorso dei ragazzi. Possono incidere sull&#8217;accesso o meno degli studenti a determinati percorsi formativi, valutare i risultati dell&#8217;apprendimento e perpetuare discriminazioni storiche.</p>
</p>
<p>Anche la recente legge nazionale sul settore, la <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2025;132" target="_blank" rel="noreferrer noopener">132/2025</a>, promuove un <strong>approccio antropocentrico</strong> e delega il governo a <strong>potenziare l&#8217;alfabetizzazione all&#8217;Ia e le discipline Steam nelle scuole</strong>. Proprio per rafforzare le competenze di studenti e formatori, introducendo anche limiti anagrafici per la tutela dei dati dei minori. Più recentemente, il governo ha approvato in via definitiva un <a href="https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-185/32468#:~:text=2.%20Adeguamento%20della,legislativo%20%E2%80%93%20esame%20definitivo)" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto legislativo</a> che introduce ulteriori misure tra cui l&#8217;<strong>inserimento dell&#8217;Ia nell&#8217;ambito dell&#8217;educazione civica</strong> e la <strong>formazione stabile dei docenti</strong>, con uno stanziamento di <strong>100 milioni di euro</strong> per contrastare i rischi legati all&#8217;uso improprio di piattaforme e social. Com&#8217;è evidente quindi anche dal punto di vista normativo ci troviamo di fronte a un <strong>contesto in continua evoluzione</strong>. Una dinamica che riflette il tentativo delle istituzioni di accompagnare una trasformazione tecnologica destinata ad avere un impatto crescente anche sul mondo dell&#8217;istruzione.</p>
</p>
<p>Tuttavia le <strong>tutele normative, da sole, non sono sufficienti: serve un profondo lavoro di formazione e informazione all&#8217;uso critico degli strumenti</strong>.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Partire dai dati per analizzare la relazione tra minori e Ia</h3>
</p>
<p>Alla luce di questo scenario, <strong>l&#8217;Osservatorio sulla povertà educativa non può esimersi dal trattare il rapporto tra minori e Ia</strong>. Monitorare l&#8217;accesso a queste tecnologie è oggi fondamentale per <strong>garantire il diritto allo studio</strong>, tutelare i minori e <strong>prevenire nuove forme di esclusione</strong> sociale e di discriminazioni derivanti sia dal mancato accesso che da un uso inconsapevole o sbagliato.</p>
</p>
<p>Questo <strong>lavoro di formazione non è dato a priori, ma deve essere costruito quotidianamente</strong> con chi lavora a contatto con bambini e ragazzi.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_878306b517e9b17619b6999240f82f72" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Vanno gettate le basi, dati alla mano, per una riflessione condivisa sul rapporto tra povertà educativa e nuove tecnologie.</p>
</section></div>
</p>
<p>Con la pubblicazione di questo primo minidossier, Openpolis e l&#8217;impresa sociale Con i Bambini vogliono gettare le <strong>basi analitiche per una riflessione <strong>fondamentale</strong> sul rapporto tra intelligenza artificiale e minori</strong>. Partire dai dati è infatti una scelta di metodo indispensabile per mostrare, concretamente, come l&#8217;<strong>accesso disomogeneo a queste tecnologie rischi di innestarsi sulle disuguaglianze educative e territoriali del nostro paese</strong>, amplificandole. Questo documento rappresenta tuttavia solo la prima tappa di un percorso che si svilupperà per tutto il 2026. L&#8217;obiettivo infatti non è limitarsi all&#8217;analisi del fenomeno ma fornire strumenti utili a chi lavora quotidianamente con i ragazzi.</p>
</p>
<p>Per questo motivo, alla fotografia quantitativa scattata oggi farà seguito, <strong>questo inverno, la pubblicazione di un secondo documento dal taglio più operativo: un vero e proprio <em>toolkit</em> rivolto all&#8217;intera comunità educante</strong>. Si tratterà di una bussola pensata per insegnanti, educatori, operatori del terzo settore e famiglie, volta a offrire un orientamento critico sulle potenzialità e sui rischi dell&#8217;Ia. Infine, raccoglieremo e valuteremo i riscontri ottenuti dalle scuole e dalla rete territoriale. Sarà un importante momento di confronto, utile a mappare i bisogni emersi e a delineare le traiettorie che guideranno il futuro lavoro dell&#8217;osservatorio.</p>
</p>
<p><div id="in-europa-il-664-degli-adolescenti-fa-gia-uso-di-strumenti-di-intelligenza-artificiale-generativa-litalia-e-agli-ultimi-posti-519-ma-il-fenomeno-e-destinato-a-estendersi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">I divari nell&#8217;uso e nella consapevolezza sull&#8217;Ia</h3>
</p>
<p>L&#8217;elemento da cui partire nell&#8217;analisi dei dati è certamente quello di capire quanto l’intelligenza artificiale generativa sia già diffusa tra i più giovani. In questo senso, <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/isoc_ai_iaiu/default/table?lang=en&amp;category=isoc.isoc_i.isoc_ai" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a> ha pubblicato alcune prime rilevazioni relative al 2025. Questi dati mostrano come l&#8217;Ia sia già entrata nelle abitudini quotidiane di una parte consistente degli adolescenti europei. Considerando la fascia di età compresa tra i 16 e i 19 anni, il <strong>66,4% dei ragazzi e delle ragazze nell’Ue ha dichiarato di aver utilizzato strumenti di Ia</strong> generativa nei tre mesi precedenti l’indagine.&nbsp;</p>
</p>
<p>Si tratta tuttavia di una media che nasconde differenze molto rilevanti tra i paesi membri. In ben 19 stati infatti la quota di giovani fruitori supera la media. Le percentuali più elevate si registrano in <strong>Estonia</strong> (89,3%), <strong>Grecia</strong> (85,1%) e <strong>Danimarca</strong> (83,1%). In questi paesi oltre quattro adolescenti su cinque hanno fatto ricorso a questi strumenti nel periodo considerato. All’estremo opposto si collocano invece <strong>Romania</strong> (48,2%), <strong>Germania</strong> (51,5%) e <strong>Italia</strong> (51,9%). In questi paesi poco più della metà dei giovani dichiara di aver utilizzato applicazioni di intelligenza artificiale generativa.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-terzultima-in-ue-per-diffusione-dellia-tra-i-giovani/">Italia terzultima in Ue per diffusione dell&#8217;Ia tra i giovani</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-terzultima-in-ue-per-diffusione-dellia-tra-i-giovani/">Percentuale di giovani europei che hanno fatto ricorso all&#8217;Ia negli ultimi 3 mesi, per paese (2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/italia-terzultima-in-ue-per-diffusione-dellia-tra-i-giovani/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/09/italia-terzultima-in-ue-per-diffusione-dellia-tra-i-giovani.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-terzultima-in-ue-per-diffusione-dellia-tra-i-giovani/">Italia terzultima in Ue per diffusione dell&#8217;Ia tra i giovani &#8211; Percentuale di giovani europei che hanno fatto ricorso all&#8217;Ia negli ultimi 3 mesi, per paese (2025)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_308959_tab3"></p>
<p>Per intelligenza artificiale generativa si intendono sistemi in grado di creare nuovi contenuti – come testi, immagini, video, codice informatico o altri tipi di dati – a partire dalle informazioni e dagli schemi appresi durante il processo di addestramento. A differenza di altri sistemi di intelligenza artificiale utilizzati principalmente per classificare, prevedere o analizzare dati esistenti, gli strumenti di Ia generativa producono contenuti originali in risposta alle richieste degli utenti.</p>
<p>Non sono disponibili dati per l&#8217;Irlanda mentre quelli della Croazia sono considerati di limitata affidabilità.</p>
<p>La fascia d&#8217;età considerata è quella dei giovani di età compresa tra i 16 e i 19 anni.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: venerdì 5 Giugno 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/09/italia-terzultima-in-ue-per-diffusione-dellia-tra-i-giovani.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-308959"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308959" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Colpisce in particolare il <strong>dato di Italia e Germania</strong> che, pur rappresentando due delle principali economie dell’Unione europea, si collocano nelle ultime posizioni della graduatoria. <strong>È necessario comunque interpretare questi risultati con cautela</strong>. Come abbiamo detto infatti il fenomeno è in piena evoluzione e i dati sono destinati a crescere in tutto il mondo.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_0e4bbc4321073cbe2db8c110ca4ed98b" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>I dati riguardanti l&#8217;utilizzo dell&#8217;Ia sono ancora pochi e in costante evoluzione. </p>
</section></div>
</p>
<p>La rapidità con cui si sviluppano e si diffondono gli strumenti di Ia rende infatti <strong>probabili cambiamenti significativi anche nel giro di pochi mesi</strong>. Per questo motivo sarà <strong>fondamentale monitorare nel tempo l’evoluzione del fenomeno</strong>. </p>
</p>
<p>La questione non riguarda infatti soltanto se le differenze osservate oggi tra i paesi europei tenderanno a ridursi o ad ampliarsi, ma anche <strong>come una tecnologia sempre più diffusa influenzerà i percorsi educativi, le opportunità di apprendimento e più in generale le condizioni di vita di bambini, adolescenti e delle comunità educanti</strong> che li accompagnano nella crescita.</p>
</p>
<p><div id="tra-coloro-che-utilizzano-lia-oltre-la-meta-lo-fa-per-scopi-scolastici-in-italia-il-41" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Potenzialità e rischi nell&#8217;ambito educativo e nella vita di bambini e ragazzi</h3>
</p>
<p>Oltre a misurare quanto l&#8217;intelligenza artificiale generativa sia diffusa tra i più giovani, è <strong>importante anche comprendere per quali finalità venga utilizzata</strong>. Eurostat fornisce alcune prime evidenze anche in questo senso. Gli intervistati potevano indicare più risposte, segnalando un utilizzo per scopi privati, professionali e scolastici (attività legate allo studio, allo svolgimento di compiti, alla preparazione di elaborati o ad altri aspetti del percorso educativo). </p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_1499159d27b2b888b10bae7e486bdf4e" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Molti giovani europei utilizzano l&#8217;Ia per lo svolgimento di compiti e la preparazione di elaborati.</p>
</section></div>
</p>
<p>A livello europeo, la finalità più frequente tra i ragazzi e le ragazze di età compresa tra i 16 e i 19 anni è proprio quella scolastica. Tra i giovani che hanno dichiarato di aver usato l&#8217;Ia generativa negli ultimi 3 mesi, <strong>il 50,5% ha dichiarato di averlo fatto per attività connesse al proprio percorso di istruzione</strong>. Una quota leggermente inferiore (43,8%) ha invece fatto ricorso a questi strumenti per scopi privati. Molto più contenuta la percentuale di chi li ha utilizzati per motivi professionali (9,1%). Quest&#8217;ultimo dato non sorprende particolarmente. Nella fascia di età considerata infatti la maggior parte dei giovani è ancora inserita in percorsi scolastici o formativi. Non ha ancora fatto quindi ingresso stabile nel mercato del lavoro.</p>
</p>
<p>Per quanto riguarda gli usi privati, le quote più elevate si registrano in <strong>Grecia</strong> (75,3%), <strong>Cipro</strong> (75,2%) e <strong>Lituania</strong> (65,6%). All&#8217;estremo opposto si collocano invece <strong>Polonia</strong> (37,1%), <strong>Romania</strong> (36,2%) e <strong>Italia</strong> (24,2%). Anche osservando gli utilizzi scolastici emergono differenze significative tra i paesi europei. Le percentuali più alte si rilevano in <strong>Estonia</strong> (75,5%), <strong>Malta</strong> (74,7%) e <strong>Portogallo</strong> (70,2%). Mentre quelle più basse si registrano in <strong>Germania</strong> (20,9%), <strong>Romania</strong> (31,1%) e <strong>Finlandia</strong> (31,5%). L&#8217;Italia si colloca al quartultimo posto.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">41,1% </span>la quota di giovani italiani che ha fatto ricorso all&#8217;Ia per scopi scolastici negli ultimi 3 mesi del 2025.</p>
</section>
</p>
<p>Nel complesso, i dati mostrano come il ricorso all&#8217;intelligenza artificiale generativa tra gli adolescenti italiani risulti ancora meno diffuso rispetto a quanto osservato in gran parte dell&#8217;Unione europea. <strong>Come già detto, si tratta tuttavia di un fenomeno in rapida trasformazione e destinato con ogni probabilità a crescere nei prossimi anni</strong>. Questa tendenza deve essere analizzata con un approccio scientifico, senza facili entusiasmi ma allo stesso tempo senza allarmismi.</p>
</p>
<p><div id="tra-i-giovani-italiani-che-non-utilizzano-lia-l86-dichiara-di-non-sapere-come-fare" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il diritto a un uso consapevole</h3>
</p>
<p>Un altro elemento importante da analizzare è <strong>capire le motivazioni che spingono una parte non marginale degli adolescenti a non fare uso dell&#8217;Ia</strong>. Si tratta di un aspetto particolarmente rilevante dal punto di vista delle politiche pubbliche per capire quali possono essere le eventuali criticità.</p>
</p>
<p>I dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/isoc_ai_iaiuxr/default/table?lang=en&amp;category=isoc.isoc_i.isoc_ai" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a> mostrano che, tra i giovani italiani di età compresa tra i 16 e i 19 anni che non hanno utilizzato strumenti di intelligenza artificiale generativa nei tre mesi precedenti l&#8217;indagine, la motivazione di gran lunga più frequente è la <strong>percezione di non averne bisogno</strong>. Lo dichiara il <strong>74,6%</strong> dei non utilizzatori, una quota perfettamente in linea con la media dell&#8217;Unione europea.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_3955d592202ef02c94a451ef895162c6" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>È importante capire anche le motivazioni di chi ha scelto di non usare l&#8217;Ia.</p>
</section></div>
</p>
<p>Molto più contenuta invece la percentuale di chi afferma di non aver <strong>mai utilizzato questi strumenti perché non ne conosceva l&#8217;esistenza. In Italia si tratta del 3% dei giovani</strong>, un dato inferiore alla media europea (4,4%). Questo suggerisce che la scarsa diffusione dell&#8217;intelligenza artificiale tra gli adolescenti italiani non sia riconducibile principalmente a un problema di mancata conoscenza. Allo stesso modo, appaiono <strong>relativamente marginali le motivazioni legate alla tutela della privacy o alla sicurezza dei dati</strong>. Solo il 2,7% dei giovani italiani indica questa ragione, a fronte di una media europea pari al 4,5%.</p>
</p>
<p>Merita invece particolare attenzione un altro dato. <strong>L&#8217;8,6% dei giovani italiani che non utilizzano l&#8217;intelligenza artificiale dichiara infatti di non sapere come usarla</strong>. Si tratta di una quota superiore alla media dell&#8217;Unione europea (7,3%) e che richiama direttamente il tema delle competenze digitali.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-9-dei-giovani-che-non-usano-lia-non-la-usa-perche-non-saprebbe-come-fare/">Il 9% dei giovani che non usano l&#8217;Ia non la usa perché non saprebbe come fare</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-9-dei-giovani-che-non-usano-lia-non-la-usa-perche-non-saprebbe-come-fare/">Le motivazioni per cui i giovani fra i 16 e i 19 anni non hanno utilizzato l’Ia negli ultimi 3 mesi (2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_308982_tab1" role="tab" aria-controls="chart_308982_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_308982_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/il-9-dei-giovani-che-non-usano-lia-non-la-usa-perche-non-saprebbe-come-fare/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/09/il-9-dei-giovani-che-non-usano-lia-non-la-usa-perche-non-saprebbe-come-fare.png" placeholder ></amp-img></p>
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</p></div>
<div id="chart_308982_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_308982_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_308982_tab3"></p>
<p>Il grafico mostra le motivazioni per cui i giovani di età compresa tra i 16 e i 19 anni non hanno fatto ricorso all&#8217;intelligenza artificiale nei 3 mesi precedenti. Le percentuali riguardano solo i ragazzi e le ragazze che hanno dichiarato di non aver fatto ricorso a strumenti di intelligenza artificiale generativa.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: venerdì 17 Aprile 2026)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/09/il-9-dei-giovani-che-non-usano-lia-non-la-usa-perche-non-saprebbe-come-fare.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-308982"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308982" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Pur trattandosi di una minoranza, questo dato evidenzia come una parte degli adolescenti possa incontrare <strong>difficoltà nell&#8217;avvicinarsi a strumenti che stanno rapidamente entrando nella vita quotidiana, nei percorsi di studio e, sempre più spesso, nelle future esperienze lavorative</strong>. È un elemento che rafforza la necessità di investire in percorsi educativi dedicati. Percorsi che devono essere capaci di fornire non soltanto competenze tecniche ma anche strumenti per comprendere il funzionamento e le implicazioni dell&#8217;intelligenza artificiale.</p>
</p>
<p>In prospettiva, tuttavia, la questione centrale potrebbe non riguardare tanto il numero di ragazzi che non utilizzano questi strumenti. Con ogni probabilità, infatti, tale quota è destinata a ridursi progressivamente nei prossimi anni. La sfida principale sembra piuttosto essere quella di <strong>garantire che l&#8217;uso dell&#8217;intelligenza artificiale avvenga in modo consapevole</strong>. In questo senso, il tema non è soltanto quanti giovani sfruttino l&#8217;Ia, ma come la utilizzano, con quale grado di comprensione delle sue potenzialità e dei suoi limiti e con quali strumenti critici per valutarne risultati e conseguenze.</p>
</p>
<p>Per questo motivo <strong>il ruolo della scuola, delle famiglie e più in generale della comunità educante appare destinato a diventare sempre più importante</strong>. L&#8217;obiettivo non è favorire o scoraggiare l&#8217;utilizzo dell&#8217;intelligenza artificiale, ma mettere tutti i giovani nelle condizioni di comprenderne il funzionamento e di utilizzarla in maniera responsabile, autonoma e informata.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza di regolare un fenomeno</h3>
</p>
<p>Come accade per molte innovazioni tecnologiche, il punto centrale non è tanto la diffusione dello strumento in sé, quanto la <strong>capacità di utilizzarlo in modo consapevole</strong>. Le applicazioni di intelligenza artificiale generativa possono infatti offrire opportunità importanti per l&#8217;apprendimento, l&#8217;accesso alle informazioni e lo sviluppo di nuove competenze. Allo stesso tempo pongono <strong>questioni rilevanti</strong> legate all&#8217;affidabilità dei contenuti prodotti, alla tutela dei dati personali, ai possibili bias incorporati nei modelli e al rischio di un utilizzo passivo delle tecnologie. </p>
</p>
<p>In questa prospettiva, assume particolare importanza il ruolo della scuola e delle politiche pubbliche. L&#8217;Italia si è già dotata di un primo quadro normativo attraverso la <strong>legge 132 del 2025</strong>. Tale norma contiene disposizioni e deleghe al governo in materia di intelligenza artificiale. Tra queste, si introducono anche alcune <strong>limitazioni</strong> legate all&#8217;età per l&#8217;accesso ad alcuni strumenti di Ia.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>L&#8217;accesso alle tecnologie di intelligenza artificiale da parte dei minori di anni quattordici nonché il conseguente trattamento dei dati personali richiedono il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale [&#8230;] Il minore di anni diciotto, che abbia compiuto quattordici anni, può esprimere il proprio consenso per il trattamento dei dati personali connessi all&#8217;utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale, purché le informazioni e le comunicazioni di cui al comma 3 siano facilmente accessibili e comprensibili.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2025-09-23;132!vig=2025-10-10" target="_blank">&#8211; Legge 132/2025, art. 4 comma 4</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Il quadro normativo nazionale comunque continua a evolversi. Lo scorso giugno infatti il consiglio dei ministri ha approvato, in esame preliminare, uno <a href="https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-177/32050" target="_blank" rel="noreferrer noopener">schema di decreto legislativo</a> &#8211; poi approvato con modifiche in via definitiva ad agosto &#8211; con l&#8217;obiettivo di completare l&#8217;allineamento dell&#8217;ordinamento nazionale alle disposizioni dell&#8217;Ai Act europeo. La norma interviene in diversi ambiti, tra cui:</p>
</p>
<ul class="wp-block-list">
<li>aggiornamento dei <strong>programmi scolastici del secondo ciclo</strong>, per integrare tecnologie avanzate e Ia generativa nei percorsi di studio;</li>
</p>
<li>inserimento dell’Ia nell’<strong>educazione civica</strong>, con attenzione ai profili etici e alla cittadinanza digitale;</li>
</p>
<li>rafforzamento delle <strong>competenze Steam</strong> (scienza, tecnologia, ingegneria, arte e matematica) e dell’<strong>orientamento scolastico</strong>, per accompagnare gli studenti verso scelte formative e professionali coerenti con le trasformazioni tecnologiche;</li>
</p>
<li><strong>formazione stabile dei docenti</strong> su funzionamento dei sistemi, rischi di errore e distorsione, tutela dei dati e uso responsabile dell’Ia.</li>
</ul>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Le norme costruiscono una cornice di garanzie affinché l’innovazione tecnologica resti sempre al servizio della persona, della sua dignità e dei suoi diritti fondamentali. [&#8230;]<br />
L’intelligenza artificiale è una risorsa solo se resta governata da una visione etica e umanistica, che coniughi innovazione, giustizia, sicurezza e bene comune.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-177/32050" target="_blank">&#8211; Comunicato stampa del Consiglio dei ministri (10 giugno 2026)</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Le norme rappresentano però soltanto un primo passo. <strong>Accanto alla regolazione è necessario investire nella formazione di studenti, insegnanti e comunità educanti</strong>, affinché l&#8217;intelligenza artificiale diventi un&#8217;occasione per rafforzare le competenze digitali e il pensiero critico. L&#8217;obiettivo non dovrebbe essere soltanto formare utenti in grado di utilizzare queste tecnologie ma cittadini consapevoli delle loro potenzialità, dei loro limiti e delle implicazioni che comportano per la società.</p>
</p>
<p><div id="litalia-si-sta-dotando-di-un-sistema-normativo-ma-sara-fondamentale-il-ruolo-svolto-da-tutta-la-comunita-educante" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Cosa possono fare scuola e comunità educanti</h3>
</p>
<p>La diffusione dell&#8217;Ia tra i più giovani pone quindi una <strong>sfida che è prima di tutto educativa</strong>. In questo percorso la scuola rappresenta il principale punto di riferimento, ma da sola non può bastare. Attorno ad essa opera una <strong>comunità educante</strong> più ampia, composta da famiglie, educatori, associazioni, realtà sportive e culturali che contribuiscono alla crescita delle nuove generazioni.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_3f244c51addc4d3a5f4412868292c1c2" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>L&#8217;ecosistema della comunità educante deve essere sostenuto.</p>
</section></div>
</p>
<p>È importante che tutte queste componenti rivestano un ruolo attivo in tale ambito. Promuovere un uso consapevole di queste tecnologie significa infatti investire non solo nelle competenze digitali, ma anche nel rafforzamento dei contesti educativi e delle opportunità di apprendimento. Sia per i giovani che per insegnanti ed educatori.</p>
</p>
<p>Pur essendo un tema in costante evoluzione, o forse proprio per questo, di fronte alla crescente diffusione dell&#8217;Ia tra studenti e insegnanti, <strong>molti paesi europei stanno cercando di definire strategie e regole per accompagnarne l&#8217;introduzione nelle scuole</strong>. Secondo un rapporto pubblicato da <a href="http://www.eun.org/documents/411753/12100059/Agile+collection+of+Information+vol.6-11.12.25_Updated.pdf/d0e683fa-7c71-4913-ae1d-69acbb12598b" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European Schoolnet</a> (rete di ministeri dell’istruzione europei che ha l&#8217;obiettivo di innovare l&#8217;insegnamento e promuovere la collaborazione tra scuole) a fine 2025, nel giro di pochi anni l&#8217;Ia è passata dall&#8217;essere un tema marginale a una delle principali priorità delle politiche educative europee. <strong>Nessuno dei 23 sistemi scolastici analizzati considera oggi la questione secondaria e oltre la metà la colloca tra le aree di intervento più rilevanti</strong>.</p>
</p>
<p>L&#8217;obiettivo principale non è soltanto introdurre nuove tecnologie nelle classi, ma utilizzarle per <strong>migliorare l&#8217;insegnamento e l&#8217;apprendimento</strong>, preparare gli studenti alle competenze richieste dalla società digitale e supportare il lavoro degli insegnanti. In molti paesi l&#8217;attenzione si concentra anche sul <strong>potenziale dell&#8217;Ia per favorire inclusione e accessibilità</strong>.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>The integration of AI in education contexts does not come challenge-free. Education systems must deal with a number of concerns and questions when considering the introduction of such technology in school environments. […] one of the most pressing concerns reported by respondents relates to data privacy and protection of the rights of all school actors, in particular, minors.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="http://www.eun.org/documents/411753/12100059/Agile+collection+of+Information+vol.6-11.12.25_Updated.pdf/d0e683fa-7c71-4913-ae1d-69acbb12598b" target="_blank">&#8211; Artificial Intelligence in School Education. European Schoolnet (11/12/2025)</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Questa crescente attenzione si è tradotta nell&#8217;adozione di <strong>strategie nazionali, linee guida e politiche dedicate</strong>. La maggior parte dei sistemi educativi europei dispone già di documenti ufficiali che affrontano temi come l&#8217;uso etico dell&#8217;intelligenza artificiale, la tutela dei dati personali, la formazione dei docenti e l&#8217;impiego degli strumenti di Ia nelle attività didattiche. </p>
</p>
<p>Anche l&#8217;<strong>Italia</strong> si è mossa in questa direzione. Oltre alle norme già citate, nell&#8217;agosto dello scorso anno il ministero dell&#8217;istruzione e del merito ha pubblicato le <a href="https://www.mim.gov.it/documents/20182/0/MIM_Linee+guida+IA+nella+Scuola_09_08_2025-signed.pdf/b70fdc45-4b75-1f7e-73bf-eab12989b928?t=1756468797694" target="_blank" rel="noreferrer noopener">linee guida</a> per l&#8217;introduzione dell&#8217;intelligenza artificiale nelle istituzioni educative. Il nostro paese figura inoltre tra quelli che hanno già avviato una valutazione degli effetti della nuova normativa europea sul sistema scolastico.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-tra-i-paesi-ad-aver-gia-emanato-atti-formali-in-tema-di-educazione-e-ia/">L&#8217;Italia è tra i paesi ad aver già emanato atti formali in tema di educazione e Ia</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-tra-i-paesi-ad-aver-gia-emanato-atti-formali-in-tema-di-educazione-e-ia/">Gli stati europei che hanno già adottato strategie nazionali, politiche pubbliche e/o linee guida sull&#8217;Intelligenza artificiale nell&#8217;educazione</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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</p></div>
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                             aria-labelledby="chart_308992_tab3"></p>
<p>La mappa mostra come gli stati stanno affrontando il tema dell&#8217;introduzione dell&#8217;intelligenza artificiale generativa nei propri sistemi educativi. L&#8217;indagine è stata condotta su 23 paesi inclusi alcuni extra-Ue (come Norvegia e Turchia). Allo stesso tempo mancano informazioni circa alcuni paesi Ue rilevanti (come Germania e Polonia). Nel caso del Belgio, solo la parte fiamminga si è già dotata di documenti formali.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati European Schoolnet                                                                <br />(pubblicati: giovedì 11 Dicembre 2025)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-308992"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308992" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Un altro aspetto che accomuna molti paesi riguarda la scelta di non adottare un approccio esclusivamente restrittivo. L&#8217;orientamento prevalente è infatti quello di <strong>promuovere un utilizzo responsabile dell&#8217;intelligenza artificiale</strong> attraverso regole, formazione e sviluppo delle competenze. Parallelamente, quasi tutti i sistemi educativi stanno introducendo percorsi di alfabetizzazione all&#8217;Ia all&#8217;interno dei curricula scolastici, generalmente integrandoli nelle discipline già esistenti. In questo quadro, <strong>l&#8217;Italia presenta una particolarità. Insieme alla Finlandia infatti è tra i pochi paesi a prevedere un primo avvicinamento a questi temi già a partire dalla scuola dell&#8217;infanzia</strong>.</p>
</p>
<p>Il report conferma infine come il <strong>rafforzamento delle competenze degli insegnanti</strong> rappresenti la priorità più citata dalle amministrazioni scolastiche. Un&#8217;indicazione che conferma come il dibattito sull&#8217;intelligenza artificiale nella scuola sia, prima ancora che tecnologico, una questione educativa.</p>
</p>
<p><div id="il-407-degli-edifici-scolastici-italiani-e-dotato-di-aule-di-informatica-il-dato-decresce-man-mano-che-ci-si-allontana-dai-grandi-centri" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La disponibilità di aule di informatica nei territori</h3>
</p>
<p>Ribadita ancora una volta l&#8217;importanza del coinvolgimento di tutta la comunità educante, non c&#8217;è dubbio che in tutto questo processo <strong>le istituzioni scolastiche ricoprano un ruolo centrale</strong>. Non solo nel trasmettere agli studenti le abilità digitali indispensabili per una cittadinanza attiva, ma anche nel fungere da <strong>garante per l&#8217;equità nell&#8217;accesso alla rete e alle innovazioni tecnologiche</strong>. In quest&#8217;ottica, è importante monitorare la diffusione e l&#8217;effettiva disponibilità di laboratori informatici nelle diverse aree del paese.</p>
</p>
<p>Grazie ai dati messi a disposizione dal <a href="https://dati.istruzione.it/opendata/opendata/catalogo/elements1/leaf/?area=Edilizia%20Scolastica&amp;datasetId=DS0151EDIAMBFUNZSTA2021" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ministero dell’istruzione</a> e relativi all’anno scolastico 2024/25 sappiamo che in Italia gli edifici scolastici statali censiti sono in totale 39.351. Di questi <strong>15.998 sono</strong> <strong>dotati di aule informatiche</strong>. Analizzando la situazione su base regionale, la <strong>Valle d’Aosta</strong> si distingue per la percentuale più elevata di strutture attrezzate. In questo caso si tratta di numeri assoluti molto ridotti (86 scuole attrezzate su 139 complessive). Seguono con buone coperture la <strong>Liguria</strong> (59,1%), il <strong>Piemonte</strong> (53,6%) e le <strong>Marche</strong> (51,4%). Al contrario, le percentuali più contenute si registrano in <strong>Abruzzo</strong> (27,8%), <strong>Calabria</strong> (27,2%) e <strong>Lazio</strong>, dove solo il 25,4% degli edifici dispone di tali spazi dedicati.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica/">Per il 60% degli edifici scolastici non è dichiarata la presenza di aule informatiche</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di aule informatiche per regione (a.s. 2024/25)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_305595_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica/">Per il 60% degli edifici scolastici non è dichiarata la presenza di aule informatiche &#8211; Percentuale di edifici scolastici statali dotati di aule informatiche per regione (a.s. 2024/25)</a></div>
</p></div>
<div id="chart_305595_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_305595_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_305595_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_305595_tab3"></p>
<p>Questi dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico. Informazioni non disponibili per il Trentino Alto Adige.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Mim                                                                <br />(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Agosto 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-305595"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-305595" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">40,7% </span>gli edifici scolastici statali dotati di aule informatiche nell&#8217;a. s. 2024/25.</p>
</section>
</p>
<p>Analizzando i comuni capoluogo, dove solitamente si concentra la maggior parte delle strutture, emergono differenze significative tra le diverse città. <strong>Pavia</strong> (91,4%), <strong>Modena</strong> (87,7%) e <strong>Aosta</strong> (82,1%) guidano la classifica con le percentuali più elevate, risultando gli unici centri a superare la soglia dell’80%. All’estremo opposto, i valori più contenuti si rilevano a <strong>Catanzaro</strong> (5,4%), <strong>Cosenza</strong> (6,6%) e <strong>Latina</strong> (8,6%).</p>
</p>
<p>Un altro elemento da evidenziare riguarda il fatto che <strong>la quota di edifici scolastici dotati di aule di informatica tende a diminuire man mano che ci si allontana dai centri principali</strong> in direzione di quelli più periferici.</p>
</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Le aree interne sono i territori del paese più distanti dai servizi essenziali (quali istruzione, salute, mobilità). Parliamo di circa 4.000 comuni, con 13 milioni di abitanti.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-aree-interne/"><br />
                &#8220;Che cosa sono le aree interne&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<div id="strillo-testo-block_a1c8adb3c1c5ee73d75596a62258c18a" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Nelle scuole delle aree interne la presenza di aule informatiche è più rara.</p>
</section></div>
</p>
<p>Mentre nei <strong>comuni polo</strong> la quota supera il 44%, in quelli di <strong>cintura</strong> — che costituiscono l’hinterland dei centri principali — il valore scende già al di sotto della media nazionale, attestandosi al 40,1%. Questa tendenza al ribasso prosegue man mano che ci si allontana dalle aree più centrali. La percentuale cala progressivamente nei <strong>comuni intermedi</strong> (37,8%), in quelli <strong>periferici</strong> (37%) e tocca il minimo negli <strong>ultraperiferici</strong> (33,8%).</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/aule-dinformatica-a-scuola-permangono-i-divari-tra-citta-e-comuni-piu-periferici/">Aule d&#8217;informatica a scuola, permangono i divari tra città e comuni più periferici</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/aule-dinformatica-a-scuola-permangono-i-divari-tra-citta-e-comuni-piu-periferici/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di aule informatiche comune per comune (a.s. 2024/25)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         aria-labelledby="chart_309122_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/aule-dinformatica-a-scuola-permangono-i-divari-tra-citta-e-comuni-piu-periferici/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/09/aule-dinformatica-a-scuola-permangono-i-divari-tra-citta-e-comuni-piu-periferici.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Mim                                                                <br />(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Agosto 2025)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-309122"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309122" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Sebbene tale distribuzione sia una diretta conseguenza della maggiore concentrazione della domanda nei grandi centri, appare fondamentale promuovere <strong>interventi mirati anche nelle aree interne</strong>. Al fine di contrastare criticità strutturali come lo <strong>spopolamento</strong>.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Intelligenza artificiale, una sfida educativa</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_Ia_sfida_educativa.xls">Scarica i dati.</a></p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza di aule informatiche sono di fonte ministero dell’istruzione e del merito.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/donna-che-si-siede-e-usando-il-computer-portatile-E5MLP5tJTrs">fran innocenti</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/intelligenza-artificiale-una-sfida-educativa/">Intelligenza artificiale e povertà educativa, una sfida urgente</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;abbandono scolastico in Italia, in Europa e nelle città</title>
		<link>https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-in-italia-in-europa-e-nelle-citta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 04:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=307269</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2025 i giovani che avevano abbandonato la scuola prima del diploma erano l’8,2% del totale. Un dato in miglioramento e che finalmente raggiunge l’obiettivo europeo per il 2030. Tuttavia, rimangono criticità soprattutto nelle città e tra i giovani non italiani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-in-italia-in-europa-e-nelle-citta/">L&#8217;abbandono scolastico in Italia, in Europa e nelle città</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il prossimo <strong>7 settembre</strong> gli studenti e le studentesse della <strong>provincia autonoma di Bolzano</strong> saranno i primi a tornare sui banchi di scuola dopo la pausa estiva, seguiti 3 giorni dopo dai ragazzi e dalle ragazze di Valle d&#8217;Aosta, Veneto e Provincia autonoma di Trento e poi via via tutti gli altri nel corso del mese.</p>
<p>Per milioni di giovani si apre quindi un nuovo anno scolastico, fatto di lezioni, verifiche, relazioni e percorsi di crescita. Ma il ritorno in classe rappresenta anche un’occasione per <strong>interrogarsi sul sistema educativo italiano</strong> e, in particolare, sul fenomeno dell’<strong>abbandono scolastico</strong>.</p>
<p>Nel 2025 <strong>l&#8217;incidenza di ragazzi e ragazze che in Italia hanno lasciato la scuola prima del tempo è scesa all&#8217;8,2%</strong>. Si tratta di un dato importante perché segna il raggiungimento dell&#8217;obiettivo europeo del 9% da parte del nostro paese.</p>
<p>Un conseguimento che corona <strong>oltre un decennio di sforzi per raggiungere questo target</strong>: a metà degli anni 2000 la quota di abbandoni superava il 20%, poi scesa sotto il 14% nel corso degli anni &#8217;10, per poi calare ulteriormente, sulla scorta dell&#8217;obiettivo Ue.</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Nell’ambito dell’agenda 2020, l’Unione europea aveva fissato come obiettivo che – entro quell’anno – i giovani europei tra 18 e 24 anni senza diploma superiore (o qualifica professionale) fossero meno del 10% del totale. Nel febbraio 2021 l&#8217;obiettivo è stato abbassato al 9%.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-labbandono-scolastico/"><br />
                &#8220;Che cos&#8217;è l&#8217;abbandono scolastico&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<p>In un quadro di miglioramento, resta comunque forte la prevalenza degli abbandoni in alcuni contesti territoriali e sociali. <strong>Il fenomeno supera ancora il 9% nelle città</strong>. E la situazione, in base ai dati dell&#8217;ultimo censimento, appare <strong>più grave nei quartieri con più famiglie in potenziale disagio.</strong></p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
<h3 class="wp-block-heading">Quanti hanno abbandonato la scuola in Italia e in Ue</h3>
<p>Nel 2025 in media in Europa i giovani che avevano abbandonato la scuola prima del tempo erano il <strong>9,1% del totale</strong>. Una quota sempre più vicina al raggiungimento della soglia del 9%, fissata dalle istituzioni Ue come obiettivo per il 2030. In questo quadro, l&#8217;<strong>Italia</strong> rientra tra i 17 paesi che hanno già raggiunto il target.</p>
<div id="82-gli-abbandoni-scolastici-in-italia-nel-2025-piu-basso-dellobiettivo-ue-del-9" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">8,2% </span>i giovani italiani tra 18 e 24 anni che nel 2025 hanno al massimo la licenza media e non partecipano a un percorso di istruzione e formazione.</p>
</section>
<p><strong>Nel continente la situazione appare molto differenziata</strong>. Gli stati in cui il fenomeno incide maggiormente sono <strong>Romania</strong> e <strong>Germania</strong>, dove raggiunge rispettivamente il 15,5% e il 13,1%. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/alcuni-paesi-tra-cui-la-germania-si-stanno-allontanando-dagli-obiettivi-ue-sullabbandono-scolastico/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come abbiamo avuto modo di raccontare in passato</a>, quest&#8217;ultimo paese &#8211; insieme ad altri del nord Europa &#8211; negli anni scorsi si è allontanato dalla traiettoria europea.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-17-su-28-i-paesi-ue-che-hanno-raggiunto-lobiettivo-del-9-sullabbandono-scolastico/">Sono 17 su 28 i paesi Ue che hanno raggiunto l&#8217;obiettivo del 9% sull&#8217;abbandono scolastico</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-17-su-28-i-paesi-ue-che-hanno-raggiunto-lobiettivo-del-9-sullabbandono-scolastico/">Percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno al massimo la licenza media (2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br />(pubblicati: giovedì 16 Aprile 2026)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-308695"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308695" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Tra i maggiori paesi dell&#8217;Ue da segnalare anche la <strong>Spagna</strong> &#8211; terza per incidenza del fenomeno (12,8%) &#8211; e la <strong>Francia</strong> dove si attesta al 7%. Incidenza ancora più contenuta in <strong>Polonia</strong>, dove scende al 4%.</p>
<p><strong>Le differenze tuttavia non sono solo tra paesi, ma anche al loro interno</strong>. A partire dalla faglia che divide città e aree rurali. A livello europeo, in media, il fenomeno colpisce soprattutto le aree rurali (9,6%) e gli abitati ad urbanizzazione intermedia (10,1%), mentre coinvolge relativamente meno le città (8%).</p>
<div id="strillo-testo-block_720adebb0afaa2d638802b92979eb366" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>In Italia l&#8217;abbandono scolastico è più frequente nelle città.</p>
</section></div>
<p><strong>Nel caso italiano, lo spaccato dell&#8217;abbandono scolastico rispetto al grado di urbanizzazione restituisce una fotografia diversa</strong>. Nelle città la quota di abbandoni precoci sfiora la doppia cifra (9,5%), mentre è sensibilmente più contenuto nelle aree intermedie (7,3%) e in quelle rurali (8%).</p>
<p>Segnale di una <strong>possibile difficoltà dei territori ad alta densità abitativa e, in particolare, delle loro periferie</strong>. Una difficoltà che spesso è collegata alla situazione socio-economica delle famiglie in queste zone, e che ci ricorda quanto la <strong>condizione di partenza e gli esiti educativi possano essere strettamente connessi</strong>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">La situazione dell&#8217;abbandono scolastico nelle città</h3>
<p>Per comprendere meglio tale tendenza, abbiamo approfondito i dati raccolti e pubblicati da Istat per la commissione periferie. Questi, sebbene meno aggiornati di quelli nazionali appena visti, consentono di <strong>ricostruire il fenomeno in modo più disaggregato</strong>, per i comuni capoluogo delle 14 città metropolitane oggetto di rilevazione nel 2021.</p>
<div id="oltre-un-quarto-dei-giovani-tra-18-e-24-anni-di-catania-ha-lasciato-la-scuola-prima-del-diploma-seguono-palermo-e-napoli" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>In media, gli abbandoni scolastici precoci incidono maggiormente a&nbsp;<strong>Catania</strong>, dove oltre un giovane su 4 ha lasciato la scuola prima di raggiungere il diploma (26,5% del totale nel 2021). Seguono&nbsp;<strong>Palermo</strong>&nbsp;al secondo posto con il 19,8% e&nbsp;<strong>Napoli</strong>&nbsp;al terzo con il 17,6%. I livelli di abbandono precoce sono leggermente più contenuti a&nbsp;<strong>Cagliari</strong>&nbsp;(16,3%) e&nbsp;<strong>Messina</strong>&nbsp;(14,6%). A metà classifica&nbsp;<strong>Genova</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Bari</strong>, entrambe con il 13,8%. Al di sotto del 10% <strong>Roma</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Reggio Calabria</strong>.</p>
<div id="strillo-testo-block_09da9e3aa206b839bf45580995d75d96" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>L&#8217;abbandono è più frequente tra i giovani non italiani.</p>
</section></div>
<p><strong>Tra i giovani con cittadinanza non italiana l&#8217;uscita precoce dal sistema di istruzione è ancora più frequente</strong>. A <strong>Catania</strong> sono il 68,6%, a <strong>Bari</strong> il 60%, a <strong>Cagliari</strong> il 59,2%. Superano il 50% anche <strong>Napoli</strong> (55,9%) e <strong>Palermo</strong> (54,2%) e <strong>Messina</strong> (53,2%). Si avvicina molto a questa quota <strong>Reggio Calabria</strong> (49% dei giovani stranieri nel 2021 aveva lasciato la scuola prima del diploma). <strong>I tassi di abbandono più contenuti tra i ragazzi stranieri si riscontrano a Roma, Bologna, Milano e Torino</strong>, dove comunque superano un terzo del totale.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-la-citta-dove-il-fenomeno-dellabbandono-scolastico-precoce-colpisce-in-modo-piu-ampio/">Catania è la città dove il fenomeno dell&#8217;abbandono scolastico precoce colpisce in modo più ampio</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-la-citta-dove-il-fenomeno-dellabbandono-scolastico-precoce-colpisce-in-modo-piu-ampio/">Percentuale di giovani 18-24 anni in uscita precoce dal sistema di istruzione, per segmento socio-demografico (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_307272_tab1"><br />
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<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-la-citta-dove-il-fenomeno-dellabbandono-scolastico-precoce-colpisce-in-modo-piu-ampio/">Catania è la città dove il fenomeno dell&#8217;abbandono scolastico precoce colpisce in modo più ampio &#8211; Percentuale di giovani 18-24 anni in uscita precoce dal sistema di istruzione, per segmento socio-demografico (2021)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/09/catania-e-la-citta-dove-il-fenomeno-dellabbandono-scolastico-precoce-colpisce-in-modo-piu-ampio.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-307272"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307272" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p><strong>Tra le ragazze di 18-24 anni gli abbandoni precoci sono meno frequenti</strong>. Al primo posto si registra&nbsp;<strong>Catania</strong> con il 23,7%. Seguono alcune delle maggiori città del mezzogiorno come&nbsp;<strong>Palermo</strong>&nbsp;(18,1%), <strong>Napoli</strong>&nbsp;(15,7%),&nbsp;<strong>Messina</strong>&nbsp;(12,5%) e&nbsp;<strong>Cagliari</strong>&nbsp;(11,7%).</p>
<p><strong>L&#8217;avere i genitori a loro volta senza diploma è uno dei fattori che influisce più frequentemente sulla scelta dei giovani</strong> di lasciare il percorso di studi, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-2-3-dei-casi-i-figli-di-chi-non-ha-il-diploma-non-si-diplomano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come abbiamo avuto modo di raccontare in passato</a>. A testimonianza di come questo fenomeno <strong>contribuisca a irrigidire l&#8217;ascensore sociale</strong>. Oltre un terzo di chi ha lasciato la scuola precocemente ha i genitori senza diploma a&nbsp;<strong>Catania</strong>&nbsp;(36,5%). Quote significative anche a&nbsp;<strong>Cagliari</strong>&nbsp;(31,9%) e&nbsp;<strong>Palermo</strong>&nbsp;(29,1%).&nbsp;</p>
<h3 class="wp-block-heading">Gli abbandoni precoci nelle aree delle città con più famiglie in disagio</h3>
<p>Per questo motivo è interessante mettere a confronto due indicatori diversi, raccolti per le aree subcomunali delle città metropolitane italiane. Il primo è quello appena visto delle <strong>uscite precoci dal sistema di istruzione</strong>, che misura la quota di giovani di 18-24 anni con al massimo la licenza media, non iscritti a nessun corso regolare di studio.</p>
<p>Il secondo è l&#8217;<strong>incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico</strong>, calcolato come percentuale di famiglie che hanno figli a carico, in cui la persona di riferimento ha meno di 65 anni e nessun componente è occupato o percettore di pensione da lavoro. Una situazione che verosimilmente può condurre in una condizione di disagio economico per il nucleo familiare.</p>
<p>Il grafico mostra che, in generale, esiste una tendenza. <strong>Al crescere della percentuale di famiglie che si trovano in potenziale condizione di disagio</strong> economico<strong>, tende ad aumentare anche il tasso di giovani (18-24 anni) che hanno lasciato precocemente</strong> gli studi.</p>
<div id="i-quartieri-con-piu-famiglie-con-figli-in-disagio-spesso-sono-anche-quelli-con-piu-abbandoni-scolastici-precoci" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-quartieri-con-piu-famiglie-con-figli-in-disagio-spesso-sono-anche-quelli-con-piu-abbandoni-scolastici-precoci/">I quartieri con più famiglie con figli in disagio spesso sono anche quelli con più abbandoni scolastici precoci</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-quartieri-con-piu-famiglie-con-figli-in-disagio-spesso-sono-anche-quelli-con-piu-abbandoni-scolastici-precoci/">Confronto tra le uscite precoci dal sistema di istruzione e l’incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico nelle aree subcomunali delle città metropolitane</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_307283_tab1"><br />
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_307283_tab3"></p>
<p>Il grafico mostra la relazione tra due indicatori, entrambi calcolati al 2021:</p>
<ul>
<li>Uscita precoce dal sistema di istruzione (18-24 anni): calcola il rapporto tra il totale delle persone di 18-24 anni con al più il diploma di scuola secondaria di primo grado (licenza media) e non iscritti a nessun corso regolare di studio e il totale delle persone di 18-24 anni;</li>
<li>Incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico: calcola il rapporto percentuale tra il numero di famiglie con figli la cui persona di riferimento ha fino a 64 anni e nelle quali nessun componente è occupato o percettore di una pensione da lavoro e il totale delle famiglie.</li>
</ul>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/09/i-quartieri-con-piu-famiglie-con-figli-in-disagio-spesso-sono-anche-quelli-con-piu-abbandoni-scolastici-precoci.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-307283"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307283" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/i-quartieri-con-piu-famiglie-con-figli-in-disagio-spesso-sono-anche-quelli-con-piu-abbandoni-scolastici-precoci/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Questa relazione suggerisce che il contesto socio-economico svantaggiato possa rappresentare un <strong>fattore di rischio per l&#8217;abbandono scolastico</strong>. Va ovviamente tenuto presente che una correlazione di per sé non implica una causalità diretta. L&#8217;abbandono scolastico e il disagio economico potrebbero essere entrambi sintomi di fattori strutturali più ampi, come la qualità dell&#8217;offerta formativa in alcune aree o la mancanza di opportunità lavorative qualificate. Situazioni che dovrebbero essere verificate con ulteriori indagini, zona per zona.</p>
<div id="serve-intervenire-sulla-relazione-tra-svantaggio-socio-economico-e-dispersione-scolastica" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Allo stesso tempo, va considerato che <strong>le cause potenziali sono state ampiamente approfondite dalla letteratura in materia</strong>. Le difficoltà economiche familiari possono limitare l&#8217;accesso a risorse educative aggiuntive, creando la necessità di un ingresso precoce nel mondo del lavoro (talvolta anche informale), o semplicemente riflettere un minor capitale culturale che supporti il percorso formativo.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>La condizione socioeconomica degli studenti pare esercitare l’influenza più forte sulla probabilità dell’abbandono precoce dei percorsi di istruzione e formazione rispetto ad altri fattori. Situazioni familiari difficili come disoccupazione, basso reddito del nucleo familiare e scarsi livelli di istruzione dei genitori possono avere un effetto diretto e duraturo sulla carriera scolastica degli studenti, sul loro atteggiamento nei confronti dello studio, sui loro risultati scolastici e, di conseguenza, ciò può indurli a decidere di abbandonare precocemente i percorsi di istruzione e formazione</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://eurydice.indire.it/wp-content/uploads/2016/06/Tackling-Early-Leaving-from-Education-and-Training-in-Europe-Strategies-Policies-and-Measures_IT.pdf" target="_blank">&#8211; Eurydice, Lotta all’abbandono precoce dei percorsi di istruzione e formazione in Europa – Strategie, politiche e misure (2014)</a>
									            </div>
</section>
<p><strong>Intervenire alla radice di questo svantaggio socio-economico</strong>, che talvolta si traduce in un abbandono vero e proprio della scuola, ma molto più spesso in bassi apprendimenti e dispersione implicita, <strong>è cruciale per migliorare le prospettive future di ragazze e ragazzi </strong>che nei prossimi giorni inizieranno (o, purtroppo, non inizieranno) l&#8217;anno scolastico.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, città per città</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Bari.xls">Bari</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Bologna.xls">Bologna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Cagliari.xls">Cagliari</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Catania.xls">Catania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Firenze.xls">Firenze</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Genova.xls">Genova</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Messina.xls">Messina</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Milano.xls">Milano</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Napoli.xls">Napoli</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Palermo.xls">Palermo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Reggio+Calabria.xls">Reggio Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Roma.xls">Roma</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Torino.xls">Torino</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Venezia.xls">Venezia</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. </p>
<p>Fonte: <a href="https://www.magnific.com/free-photo/students-seating-chairs-group-people-business-conference-modern-classroom-daytime_9831239.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=8&amp;uuid=47fd022c-d427-4833-9959-d45a6b2310a9&amp;track=ais_hybrid&amp;query=liceo" type="link" id="https://www.magnific.com/free-photo/students-seating-chairs-group-people-business-conference-modern-classroom-daytime_9831239.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=8&amp;uuid=47fd022c-d427-4833-9959-d45a6b2310a9&amp;track=ais_hybrid&amp;query=liceo">Standret</a> (<a href="https://www.magnific.com/ai/docs/licenses-attribution" type="link" id="https://www.magnific.com/ai/docs/licenses-attribution">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-in-italia-in-europa-e-nelle-citta/">L&#8217;abbandono scolastico in Italia, in Europa e nelle città</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nelle aree interne il Pnrr rischia di accentuare le disuguaglianze</title>
		<link>https://www.openpolis.it/nelle-aree-interne-il-pnrr-rischia-di-accentuare-le-disuguaglianze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 05:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=309577</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il piano destina alle zone più periferiche del paese 22 miliardi di euro. Il 70% dei progetti risulta già concluso ma sono proprio i comuni che ne avrebbero più bisogno quelli a essere in ritardo. Il rischio è che il piano acuisca le disuguaglianze che puntava ad abbattere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/nelle-aree-interne-il-pnrr-rischia-di-accentuare-le-disuguaglianze/">Nelle aree interne il Pnrr rischia di accentuare le disuguaglianze</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>In Italia esistono oltre 3.800 comuni classificati come <strong>aree interne</strong>. Vale a dire territori distanti dai grandi centri dove l&#8217;offerta di servizi essenziali come scuole, ospedali e stazioni ferroviarie è maggiore. Si tratta di più della metà dei comuni italiani. Aree che, nonostante lo <strong>spopolamento</strong> in corso da decenni, continuano a ospitare <strong>oltre 13 milioni di persone</strong>, circa un quinto della popolazione nazionale.</p>
</p>
<p>Sotto questa etichetta tuttavia <strong>convivono realtà anche molto diverse tra loro</strong>. Troviamo infatti piccoli comuni montani in declino demografico, territori a economia fragile del mezzogiorno, aree benestanti ma poco dinamiche del centro-nord e zone dinamiche e attrattive vicine ai grandi assi produttivi.</p>
</p>
<p>È in questo scenario che si inserisce il <strong>piano nazionale di ripresa e resilienza</strong> (Pnrr) che, accanto a misure pensate specificamente per le aree interne, mette in campo un ventaglio molto ampio di investimenti generali.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">21,9 mld € </span>le risorse del Pnrr destinante alle aree interne.</p>
</section>
</p>
<p>Se da un lato, in base ai dati, l&#8217;attuazione dei progetti in queste zone procede complessivamente meglio della media nazionale, dall&#8217;altro emerge un elemento critico. <strong>Sono proprio i comuni con i divari più marcati &#8211; quelli più periferici, con minore capacità amministrativa e a economia più fragile &#8211; ad accumulare i maggiori ritardi nella realizzazione degli interventi</strong>. Il rischio quindi è che il Pnrr finisca per ampliare alcune disuguaglianze territoriali che si proponeva di ridurre.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Cosa sono le aree interne</h3>
</p>
<p>Le differenze territoriali italiane sono state per decenni raccontate attraverso la dicotomia nord-sud. Una lettura che però trascura le <strong>forti eterogeneità interne alle macro-aree e alle singole regioni</strong>. Per cogliere le disuguaglianze legate all&#8217;accesso ai servizi è più efficace un altro tipo di confronto: quello tra centro e periferia.</p>
</p>
<p>È su questa base che si è iniziato a <strong>classificare i comuni in base alla loro</strong> <strong>distanza dai &#8220;poli&#8221; di offerta di servizi</strong>. Cioè i centri che dispongono contemporaneamente di almeno un ospedale con pronto soccorso, una scuola secondaria superiore e una stazione ferroviaria &#8220;silver&#8221;. A seconda dei tempi di percorrenza i territori sono suddivisi in poli (e poli intercomunali), aree di cintura, aree intermedie, periferiche e ultra-periferiche.</p>
</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		I comuni intermedi, periferici e ultra-periferici sono classificati come &#8220;aree interne&#8221;.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-aree-interne/"><br />
                &#8220;Che cosa sono le aree interne&#8221;</a></span></p></div>
</section>
</p>
<p>Con l&#8217;aggiornamento della classificazione, risultano <strong>1.928 comuni intermedi, 1.524 periferici e 382 ultra-periferici</strong>. Sono territori concentrati soprattutto nel mezzogiorno, prevalentemente rurali, a bassa densità abitativa e, per circa la metà, montani o situati in isole minori.</p>
</p>
<p>I divari rispetto ai centri urbani sono netti su più fronti. Le aree interne hanno una <strong>popolazione mediamente più anziana</strong>: i giovani under 14 sono l&#8217;11,6% (10,7% nei comuni ultraperiferici) contro il 12% dei poli, mentre gli ultrasettantenni arrivano al 20% nelle aree ultraperiferiche contro il 18,2% dei centri. I <strong>redditi imponibili sono mediamente inferiori</strong> del 20% rispetto ai centri, con un divario che sale fino al 30% tra i poli e i comuni ultraperiferici. Sul fronte dei <strong>servizi</strong>, la dotazione di posti letto sanitari è modesta e le farmacie sono distribuite in modo discontinuo. Inoltre si registra una diffusa &#8220;<strong>desertificazione bancaria</strong>&#8221; e un <strong>forte divario nella copertura della rete internet in fibra</strong> <strong>ottica</strong>. Carenti anche i <strong>servizi per l&#8217;infanzia</strong>: la copertura degli asili nido è inferiore al 10%, la metà rispetto ai poli.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lassenza-di-servizi-nelle-aree-interne-incentiva-il-circolo-vizioso-dellabbandono/">L&#8217;assenza di servizi nelle aree interne incentiva il circolo vizioso dell&#8217;abbandono</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lassenza-di-servizi-nelle-aree-interne-incentiva-il-circolo-vizioso-dellabbandono/">Alcuni indicatori sui servizi essenziali disponibili nei comuni delle aree interne</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_309528_tab3"></p>
<p>Utilizza il menu a tendina per visualizzare i dati dei diversi indicatori.</p>
<p>I dati riguardanti i posti letto sono ogni mille abitanti, tutti gli altri invece sono quote percentuali. Gli utenti del trasporto scolastico sono calcolati sulla fascia di età 3-14 anni, mentre quelli degli asili nido sulla fascia 0-2.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Corte dei conti, Istat, Opencivitas, Ministero della salute e Agcom                                                                <br />(pubblicati: venerdì 29 Maggio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/08/lassenza-di-servizi-nelle-aree-interne-incentiva-il-circolo-vizioso-dellabbandono.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-309528"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309528" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>C&#8217;è poi un altro elemento di fondamentale importanza che è la <strong>qualità e la capacità amministrativa</strong> che si registra in queste zone più carenti in termini di servizi. Per valutare questo aspetto è stato introdotto il cosiddetto <a href="https://www.gssi.it/images/discussion%20papers%20rseg/2024/DPRSEG_2024-06.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Municipal administration quality index (Maqi)</a>. Vale a dire un un indicatore che analizza oggettivamente, attraverso fonti nazionali, la burocrazia, i politici locali e la performance economico-fiscale dei comuni, tramite indicatori su istruzione, turnover, equilibrio di genere, capacità di spesa, riscossione e investimento.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_3727d18126ea472de655cbc6ced2d045" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>In genere nelle aree interne si registra una qualità amministrativa inferiore.</p>
</section></div>
</p>
<p>Le aree interne mostrano generalmente una qualità amministrativa inferiore rispetto ai poli. Tuttavia, al loro interno, i comuni periferici e ultra-periferici registrano spesso valori medi più alti. Questo probabilmente è possibile perché <strong>spesso comunità piccole e coese favoriscono coordinamento e partecipazione locale</strong>.</p>
</p>
<p>Il divario tra poli e aree interne è <strong>più marcato nel centro-nord</strong> mentre nel mezzogiorno risulta più sfumato, complice il fatto che anche i poli meridionali si collocano su livelli bassi dell&#8217;indice.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La strategia nazionale per le aree interne</h3>
</p>
<p>Per contrastare la marginalizzazione strutturale di queste zone del paese, nel 2012 è stata istituita la <a href="https://politichecoesione.governo.it/it/politica-di-coesione/strategie-tematiche-e-territoriali/strategie-territoriali/strategia-nazionale-aree-interne-snai/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Strategia nazionale per le aree interne</a> (Snai). Un programma che, attraverso un approccio <em>place-based</em> integrato e partecipato, puntava a rinnovare le politiche per promuovere crescita economica, coesione territoriale e qualità della vita dei residenti.</p>
</p>
<p>La strategia, nella sua versione originaria, puntava ad agire su due fronti: il <strong>riequilibrio dei servizi essenziali e lo sviluppo locale</strong>. Quest&#8217;ultimo in particolare era articolato su cinque ambiti che vanno dalla tutela del territorio alla valorizzazione delle risorse naturali e culturali, fino alle filiere agro-alimentari e alle energie rinnovabili.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_d72f9f90ee49233a24e98a2f51239326" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Nel primo ciclo di programmazione la Snai ha accumulato forti ritardi.</p>
</section></div>
</p>
<p>Durante il primo ciclo di attuazione (2014-2020) le aree individuate erano state 72 per un totale di 1.077 comuni, a cui si sono aggiunte 56 nuove aree (764 comuni) nel secondo ciclo della strategia (2021-2027). Nel 2023 è stato introdotto il <a href="https://politichecoesione.governo.it/media/jhld12qn/psnai_finale_30072025_clean_ministro.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Piano strategico nazionale delle aree interne (Psnai)</a>, che ha ancorato esplicitamente la Snai ai fondi di coesione e al Pnrr.</p>
</p>
<p>Una recente <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2025-0992/index.html?com.dotmarketing.htmlpage.language=1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">valutazione</a> della <strong>Banca d&#8217;Italia</strong> sull&#8217;efficacia della strategia a dieci anni dalla sua introduzione restituisce un quadro interlocutorio. Da un lato <strong>non emergono ancora effetti significativi sulle dinamiche demografiche né sui prezzi immobiliari</strong>, a conferma che il contrasto allo spopolamento richiede tempi lunghi. Si registrano invece <strong>effetti positivi sulla densità di imprese e sulla nascita di nuove unità locali</strong>, in particolare nel manifatturiero e nelle costruzioni. Tuttavia <strong>non emergono impatti misurabili sull&#8217;occupazione</strong>. </p>
</p>
<p>Lo stesso studio evidenzia come la capacità amministrativa locale sia decisiva. <strong>I comuni più efficienti attraggono e utilizzano meglio le risorse. Al contrario, nei territori con qualità amministrativa più debole l&#8217;impatto della strategia tende ad annullarsi</strong>. Questa dinamica comporta il rischio che i territori più fragili restino esclusi dai benefici redistributivi del programma.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>The quality of local administrations influences both the ability to attract external resources [&#8230;] and the capacity to effectively manage and allocate them once received. Our results indicate that the effects on the number of local business units are stronger in municipalities with higher administrative quality. [&#8230;] Municipalities with more capable administrations tend to experience more pronounced improvements in local business density, highlighting the role of governance quality in shaping the policy’s effectiveness.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2025-0992/index.html?com.dotmarketing.htmlpage.language=1" target="_blank">&#8211; Michele Mariani, Ten years on: has Italy&#8217;s Inner Areas Strategy paid off? (Banca d&#8217;Italia, maggio 2025)</a>
									            </div>
</section>
<p><div id="la-riduzione-dei-divari-territoriali-era-una-delle-priorita-trasversali-del-pnrr-il-piano-ha-destinato-circa-22-miliardi-alle-aree-interne" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Gli investimenti del Pnrr per le aree interne</h3>
</p>
<p>In origine il Pnrr integrava la Snai attraverso due sub-investimenti: 725 milioni per le <strong>infrastrutture sociali di comunità</strong> e 100 milioni per la <strong>sanità di prossimità</strong> affidata alle farmacie rurali. La <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/come-cambiato-il-pnrr-italiano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">revisione del piano di fine 2023</a> ha però definanziato l&#8217;intervento sociale. Una parte dei progetti già in corso sono rimasti coperti da risorse nazionali precedenti per 255 milioni. I restanti 500 milioni sono stati <a href="https://www.openpolis.it/come-saranno-finanziate-le-misure-stralciate-dal-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rifinanziati con un decreto legge del 2024</a> tramite finanza ordinaria. È stato invece mantenuto il finanziamento per lo sviluppo delle <a href="https://openpnrr.it/misure/220/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">strutture sanitarie di prossimità</a>.</p>
</p>
<p>Oltre a questo intervento, il Pnrr include altre misure destinate prioritariamente alle aree interne. Tra queste, oltre un miliardo per l&#8217;<a href="https://openpnrr.it/misure/63/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">attrattività dei borghi</a> con meno di 5mila abitanti, 200 milioni per lo sviluppo sostenibile di <a href="https://openpnrr.it/misure/49/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">19 isole minori non interconnesse</a>, 135 milioni per le <a href="https://openpnrr.it/misure/80/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Green communities</em></a> nei territori rurali e montani e un sostegno alle <a href="https://openpnrr.it/misure/86/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">comunità energetiche</a> nei comuni sotto i 5mila abitanti, il cui stanziamento è stato ridotto da 2,2 miliardi a 795,5 milioni con le varie revisioni del piano. A questi si aggiungono, dal Piano nazionale complementare, ulteriori 300 milioni per la <a href="https://openpnrr.it/misure/364/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">messa in sicurezza della rete stradale secondaria</a>.</p>
</p>
<p>Oltre a queste misure con finalità esplicitamente territoriale, alle aree interne sono state dedicate anche altre risorse provenienti dalle misure a finalità generale. In base a una recente <a href="https://www.corteconti.it/HOME/StampaMedia/Notizie/DettaglioNotizia?Id=04a4b7cd-d77f-49e7-b9b7-e24fe8edac7f" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazione</a> della <strong>Corte dei conti</strong>, considerando solo i progetti situati univocamente in un singolo comune classificato come area interna, si contano <strong>circa 175mila interventi per un valore complessivo di 31,4 miliardi di euro, di cui 21,9 miliardi finanziati dal Pnrr</strong>.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">174.571 </span>i progetti finanziati dal Pnrr localizzabili univocamente nei comuni delle aree interne.</p>
</section>
</p>
<p>Oltre un quinto di questi finanziamenti (21,4%) è destinato ai servizi per l&#8217;istruzione. La componente riguardante l’<strong>efficienza energetica</strong> invece assorbe circa il 18% degli investimenti. Altri investimenti riguardano <strong>digitalizzazione</strong> <strong>e competitività</strong> ed <strong>economia circolare e agricoltura</strong>. Stanziamenti rilevanti interessano anche il <strong>turismo</strong>, gli interventi per la <strong>riduzione dei rischi idrogeologici</strong> e per le <strong>reti sanitarie di prossimità e la telemedicina</strong>.</p>
</p>
<p><div id="i-progetti-finanziati-sono-circa-175mila-gli-investimenti-si-concentrano-su-istruzione-efficienza-energetica-e-digitalizzazione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-pnrr-circa-22-miliardi-per-le-aree-interne/">Dal Pnrr circa 22 miliardi per le aree interne</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-pnrr-circa-22-miliardi-per-le-aree-interne/">Gli investimenti del Pnrr localizzabili nelle aree interne, per componente</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Corte dei conti e Istat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 3 Marzo 2026)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-309532"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309532" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Guardando al tipo di intervento, la maggior parte dei progetti nelle aree interne consiste in <strong>incentivi e contributi.</strong> Rientrano in questa categoria oltre il 64% dei progetti che cubano il 42% dei finanziamenti Pnrr. Le <strong>opere pubbliche</strong> rappresentano invece solo il 5,6% dei progetti ma assorbono ben <strong>9,6 miliardi</strong>, pari al 44% dei finanziamenti Pnrr.</p>
</p>
<p>A livello territoriale, <strong>il mezzogiorno attrae la quota maggiore di risorse (16,9 miliardi)</strong>. Ciò in coerenza con la maggiore diffusione delle aree interne al sud, dove si concentra il 67% dei comuni così classificati.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">56% </span>la quota di risorse Pnrr destinate alle aree interne del mezzogiorno.</p>
</section>
</p>
<p>La <strong>Sicilia</strong> è la prima regione per interventi finanziati, seguita da <strong>Puglia</strong> ed <strong>Emilia-Romagna</strong>. Agli ultimi posti si collocano Valle d&#8217;Aosta, Liguria e Friuli-Venezia Giulia.</p>
</p>
<p><div id="il-70-dei-progetti-e-gia-concluso-ma-solo-il-39-delle-opere-pubbliche-e-completato-o-in-fase-di-collaudo" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Lo stato di attuazione dei progetti Pnrr nelle aree interne</h3>
</p>
<p>Sul fronte dell&#8217;attuazione, secondo la già citata relazione della Corte dei conti, a inizio marzo 2026 l&#8217;avanzamento finanziario &#8211; cioè la quota di pagamenti effettuati sul finanziamento totale &#8211; era pari al <strong>57% per i progetti delle aree interne, a fronte di una media totale del 46%</strong>. Tale risultato va però interpretato con cautela. Nelle aree interne infatti i progetti hanno generalmente dimensioni minori, di conseguenza procedono più in fretta di quelli complessi e di importo maggiore.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>I dati sembrano suggerire che il PNRR raggiunge formalmente anche i territori più marginali, ma con progetti di dimensione ridotta rispetto al bisogno, e con un’intensità di intervento che nelle aree più fragili risulta sistematicamente inferiore al peso demografico.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.corteconti.it/HOME/StampaMedia/Notizie/DettaglioNotizia?Id=04a4b7cd-d77f-49e7-b9b7-e24fe8edac7f" target="_blank">&#8211; Corte dei conti, Relazione sullo stato di attuazione del piano nazionale di ripresa e resilienza (29 maggio 2026)</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Guardando invece all&#8217;avanzamento procedurale &#8211; vale a dire le fasi effettive di realizzazione dalla progettazione al collaudo &#8211; i progetti conclusi nelle aree interne sono <strong>oltre 122mila</strong>. Tuttavia tali opere cubano complessivamente circa il 46% del finanziamento complessivo. Ciò significa che <strong>i progetti ancora in corso assorbono il 54% degli investimenti</strong>. Tra gli interventi attivi, in termini di importo, il 2% si trova nelle fasi preliminari o di aggiudicazione, <strong>il 32% è in fase esecutiva</strong> e il 13% è in fase di collaudo. L’11% dei progetti (8% in termini finanziari) non presenta dati o non risulta avviato, evidenziando <strong>criticità di rendicontazione o attuazione</strong>.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-70-dei-progetti-pnrr-nelle-aree-interne-e-gia-concluso/">Il 70% dei progetti Pnrr nelle aree interne è già concluso</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-70-dei-progetti-pnrr-nelle-aree-interne-e-gia-concluso/">Distribuzione dei progetti Pnrr nelle aree interne per natura del Cup e fase attuativa dell’iter</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_309537_tab1" role="tab" aria-controls="chart_309537_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_309537_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_309537_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-70-dei-progetti-pnrr-nelle-aree-interne-e-gia-concluso/">Il 70% dei progetti Pnrr nelle aree interne è già concluso &#8211; Distribuzione dei progetti Pnrr nelle aree interne per natura del Cup e fase attuativa dell’iter</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_309537_tab3"></p>
<p>Il grafico mostra la ripartizione dei progetti finanziati dal Pnrr nelle aree interne per fase dell&#8217;iter attuativo. La percentuale non rappresenta la numerosità dei progetti ma il loro valore economico totale.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Corte dei conti e Istat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 3 Marzo 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/08/il-70-dei-progetti-pnrr-nelle-aree-interne-e-gia-concluso.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-309537"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309537" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>L’iter varia sensibilmente in base alla <strong>natura dell’intervento</strong>. Per i contributi a soggetti diversi da imprese, il 95% dei progetti risulta già concluso grazie a un ciclo di due sole fasi. Al contrario, <strong>per le opere pubbliche la quota di interventi ultimati è solo del 10%</strong>, con il 29% al collaudo e oltre la metà ancora in esecuzione.</p>
</p>
<p>Anche l&#8217;avanzamento fisico conferma il ruolo della <strong>capacità amministrativa</strong>. Soffermandoci sulle opere pubbliche, possiamo osservare che i comuni con capacità amministrativa alta e molto alta (gli ultimi due quintili dell&#8217;indice Maqi) raggiungono rispettivamente oltre il 30% di progetti conclusi e il 12% di opere in collaudo.</p>
</p>
<p><div id="i-comuni-con-maggiore-qualita-amministrativa-sono-piu-avanti-nella-realizzazione-delle-opere-pnrr" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-comuni-con-alta-capacita-amministrativa-sono-piu-avanti-nella-realizzazione-delle-opere-pnrr/">I comuni con alta capacità amministrativa sono più avanti nella realizzazione delle opere Pnrr</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-comuni-con-alta-capacita-amministrativa-sono-piu-avanti-nella-realizzazione-delle-opere-pnrr/">Quota percentuale di progetti Pnrr nelle aree interne conclusi o in collaudo sulla base della capacità amministrativa del comune</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_309540_tab1" role="tab" aria-controls="chart_309540_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_309540_tab1"><br />
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<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Corte dei conti, Istat e Gssi                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 3 Marzo 2026)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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<div>
<p><label for="embed-chart-309540"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309540" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il rischio di un peggioramento dei divari</h3>
</p>
<p>Le aree interne presentano svantaggi strutturali rispetto ai poli, oltre a caratteristiche molto eterogenee che richiedono <strong>interventi mirati</strong> <strong>e tarati sui fabbisogni dei singoli territori</strong>. In questo contesto, il Pnrr rappresentava un&#8217;opportunità importante.</p>
</p>
<p>Tuttavia i dati dimostrano come <strong>l&#8217;attuazione delle opere finanziate dal piano proceda più lentamente proprio nei comuni che presentano i disagi maggiori</strong>: i più periferici, i più fragili economicamente, quelli con amministrazioni meno capaci. Sono queste zone, quelle che ne avrebbero più bisogno, a rischiare maggiormente di perdere parte delle risorse stanziate.</p>
</p>
<p>C&#8217;è la<strong> possibilità concreta che il Pnrr finisca per ampliare alcune delle disuguaglianze territoriali che si proponeva di contrastare</strong>. Per questo, il tema del potenziamento della capacità amministrativa locale emerge come uno snodo cruciale per il futuro delle politiche di coesione nelle aree interne italiane.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il nostro osservatorio sul Pnrr</h3>
</p>
<p>Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Oltre agli&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articoli di approfondimento</a>&nbsp;sullo stato di attuazione e sulle misure presenti nel piano, mettiamo a disposizione anche la piattaforma&nbsp;<a href="http://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">openpnrr.it</a>&nbsp;che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri&nbsp;<a href="https://openpnrr.it/opendata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">open data</a>&nbsp;che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-306091"><div class="mt-40">
<div class="mb-10">
      <amp-img decoding="async" src="/wp-content/uploads/2025/03/cofinanziato_eu.png" alt="Logo 1" class="fixed" width="250" height="67" layout="fixed"></amp-img>
  </div>
</div>
</div></p>
<p><em>Finanziato dall&#8217;Unione europea. Le opinioni espresse appartengono tuttavia al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni dell&#8217;Unione europea o della Commissione europea (amministrazione erogatrice). Né l&#8217;Unione europea né l&#8217;amministrazione erogatrice possono esserne ritenute responsabili.</em></p>
</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://www.magnific.com/free-photo/look-from-red-roofs-old-italian-town_1471421.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=3&amp;uuid=24463d54-2893-4c33-a2c7-cb492d16a646&amp;track=ais_hybrid&amp;query=paese+italia">freepic.diller</a> (<a href="https://www.magnific.com/ai/docs/licenses-attribution">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/nelle-aree-interne-il-pnrr-rischia-di-accentuare-le-disuguaglianze/">Nelle aree interne il Pnrr rischia di accentuare le disuguaglianze</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’Italia è penultima in Europa per giovani laureati</title>
		<link>https://www.openpolis.it/litalia-e-penultima-in-europa-per-giovani-laureati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=308123</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'Italia è ancora lontana dall'obiettivo europeo del 45% di laureati tra i giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni. Sull'accesso all'istruzione terziaria, i divari economici giocano spesso un ruolo troppo importante.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-penultima-in-europa-per-giovani-laureati/">L’Italia è penultima in Europa per giovani laureati</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p><strong>In Italia il tasso di giovani laureati nel 2025 era pari a 31,1%</strong>. È il secondo valore più basso in Europa (dopo la Romania), di quasi 14 punti percentuali più basso rispetto alla media europea. Dietro questo numero ci sono numerose cause. Tra queste, la condizione familiare assume un ruolo importante: tra i paesi Ocse, infatti, l’Italia è uno di quelli con i divari di accesso più marcati tra le famiglie avvantaggiate e quelle svantaggiate.</p>
</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il confronto a livello europeo</h3>
</p>
<p>Nel 2025 il 44,8% dei giovani europei tra 25 e 34 anni possedeva un titolo di studio terziario (lauree o equivalenti). Nonostante l&#8217;aumento rispetto all&#8217;anno precedente (44,1%), ancora non risultava pienamente raggiunto l&#8217;obiettivo comunitario del 45%, fissato per il 2030. Oltretutto, confrontando i singoli dati nazionali, emergono divari marcati tra i paesi europei.</p>
</p>
<p><div id="in-italia-il-311-dei-giovani-aveva-una-laurea-nel-2025-penultimo-tra-i-27-paesi-dellue" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2025-litalia-era-il-penultimo-paese-europeo-per-incidenza-di-laureati-tra-i-25-e-i-34-anni/">Nel 2025 l&#8217;Italia era il penultimo paese europeo per incidenza di laureati tra i 25 e i 34 anni</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2025-litalia-era-il-penultimo-paese-europeo-per-incidenza-di-laureati-tra-i-25-e-i-34-anni/">Incidenza di persone con titolo di istruzione terziario nella fascia d&#8217;età 25-35 anni (2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Eurostat                                                            </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-309069"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309069" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Nel 2025, l&#8217;incidenza di laureati superava la media europea in 11 stati. Come l&#8217;anno precedente, l&#8217;<strong>Irlanda era il primo paese (66,8%)</strong> a cui seguivano Lussemburgo (65%), Lituania (60,8%) e Cipro (60%). In 4 paesi il valore si aggirava attorno alla media europea mentre negli altri risultava inferiore. <strong>Tra questi ultimi c&#8217;era anche l&#8217;Italia, che registrava la seconda quota di laureati più bassa nell&#8217;intera Unione europea (31,1%), dietro solo alla Romania (23%).</strong> Lo scarto con la media europea era di 13,7 punti percentuali. Da notare inoltre che rispetto al 2024 il dato italiano risultava leggermente inferiore (31,6%).</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come incide la situazione socio-economica</h3>
</p>
<p>Le spese da sostenere per una famiglia che decide di appoggiare gli studi dei figli sono di base numerose ma lo sono ancora di più per chi decide di studiare lontano da casa.</p>
</p>
<p>Secondo l&#8217;<em><a href="https://op.europa.eu/webpub/eac/education-and-training-monitor/en/comparative-report/executive-summary.html" type="link" id="https://op.europa.eu/webpub/eac/education-and-training-monitor/en/comparative-report/executive-summary.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">education and training monitor</a></em>, strumento di controllo e valutazione dello stato dell&#8217;educazione in Unione europea, <strong>l&#8217;educazione terziaria continua a influire sulla mobilità sociale e ad essere quindi uno strumento per migliorare la propria condizione economica.</strong> Tuttavia permangono dei divari nella possibilità di accedere a questi percorsi, che vanno a svantaggio proprio di chi avrebbe più bisogno di migliorare la propria condizione socioeconomica. Parliamo di disparità territoriali, di genere, legate al background familiare, alla presenza di disabilità o al paese di origine.</p>
</p>
<p><div id="in-italia-le-differenze-di-accesso-sono-legate-alla-condizione-economica-della-famiglia-e-al-titolo-di-studio-dei-genitori" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Nel 2023 l&#8217;<a href="https://op.europa.eu/webpub/eac/education-and-training-monitor/en/comparative-report/chapter-6.html#:~:text=6.1.2.%20Broadening%20participation%20in%20tertiary%20education" type="link" id="https://op.europa.eu/webpub/eac/education-and-training-monitor/en/comparative-report/chapter-6.html#:~:text=6.1.2.%20Broadening%20participation%20in%20tertiary%20education" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ocse</a> ha provato a quantificare tali divari per le persone che provengono da contesti svantaggiati. Se è vero che, considerando la fascia d&#8217;età compresa tra 25 e 44 anni, sono aumentati rispetto al ciclo precedente d&#8217;indagine, <strong>rimane comunque ampio il divario rispetto a chi proviene da contesti più agiati, in particolar modo se si confrontano i figli di chi ha già una laurea con quelli dei non laureati.</strong> Sempre secondo l&#8217;Ocse, nei paesi analizzati, la differenza tra le due categorie è di circa 20 punti percentuali in Svezia e Danimarca e <strong>supera i 45 in Polonia, Portogallo, Ungheria e Italia, dove si oltrepassano i 50 punti percentuali.</strong></p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le differenze territoriali tra i laureati in Italia</h3>
</p>
<p>Nonostante nel 2025 fosse fanalino di coda a livello europeo, l&#8217;Italia registra un aumento costante dei giovani laureati. <strong>Tra il 2017 e il 2025, il dato è aumentato di 4,2 punti percentuali</strong>, passando dal 26,9% al 31,1%.</p>
</p>
<p>Tuttavia, <strong>questa dinamica non è uniforme su tutto il territorio nazionale</strong> e si può vedere grazie agli indicatori sul benessere equo e sostenibile dei territori (BesT), elaborati da Istat. Si tratta di dati leggermente diversi da quelli raccolti a livello europeo. Innanzitutto, il periodo di rilevazione su cui a oggi sono disponibili dati va dal 2018 al 2024, mentre i dati sul 2025 dovrebbero essere pubblicati da Istat entro la fine del 2026. Inoltre, la percentuale è calcolata tra le persone che hanno un&#8217;età che va dai 25 ai 39 anni mentre nei dati rilasciati da Eurostat il gruppo considerato era quello tra i 25 e i 34. In ogni caso l&#8217;analisi mette in luce delle dinamiche molto interessanti.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-giovani-con-la-laurea-sono-in-aumento-in-81-province-italiane/">I giovani con la laurea sono in aumento in 81 province italiane</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-giovani-con-la-laurea-sono-in-aumento-in-81-province-italiane/">Differenza percentuale nei giovani con età tra 25 e 39 anni con laurea (2024 &#8211; 2018)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_309534_tab1" role="tab" aria-controls="chart_309534_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_309534_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_309534_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/i-giovani-con-la-laurea-sono-in-aumento-in-81-province-italiane/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/08/i-giovani-con-la-laurea-sono-in-aumento-in-81-province-italiane.png" placeholder ></amp-img></p>
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<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-giovani-con-la-laurea-sono-in-aumento-in-81-province-italiane/">I giovani con la laurea sono in aumento in 81 province italiane &#8211; Differenza percentuale nei giovani con età tra 25 e 39 anni con laurea (2024 &#8211; 2018)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(consultati: mercoledì 22 Luglio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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<p><label for="embed-chart-309534"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309534" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Le province italiane che registravano un aumento tra il 2018 e il 2024 erano <strong>81</strong>, pari al 75,7% dei territori italiani. La macroarea italiana dove la maggior parte delle province aveva riportato un aumento è quella delle <strong>isole</strong> (85,7%, 12 su 14) a cui seguivano centro e nord-est, entrambe con il 77,3% (17 su 22). Inferiori invece i dati del sud (79,2%, 19 su 24) e del nord-ovest (64%, 16 su 25). <strong>Questa analisi tiene conto semplicemente della presenza di una crescita, che potrebbe comunque essere modesta.</strong></p>
</p>
<p>C&#8217;erano <strong>4 regioni in cui tutte le province riportavano un incremento delle persone con la laurea:</strong> Calabria (che passava da un&#8217;incidenza del 21,6% al 25,5%), Marche (dal 28,3% al 33,5%), Umbria (dal 29,2% al 35,3%) e Valle d&#8217;Aosta (dal 26,7% al 30%).</p>
</p>
<p><div id="tra-2018-e-2024-la-provincia-con-il-maggiore-aumento-di-laureati-e-ravenna-quella-con-la-diminuzione-piu-marcata-e-rieti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>A livello provinciale, come abbiamo già detto, i laureati erano in crescita in 81 territori su 107. Erano <strong>6</strong> quelli in cui gli aumenti erano superiori ai 10 punti percentuali: <strong>Ravenna</strong> (18,5 punti percentuali, da 21,8% a 40,3%), Enna (12,4, da 19,7% a 32,1%), Livorno (29,2, da 17,6% a 29,2%), Macerata (11,3, da 24,8% a 36,1%), Padova (10, da 31,1% a 41,1%) e Vibo Valentia (10, da 13,5% a 23,5%). Le diminuzioni maggiori si registrano invece a <strong>Rieti</strong> (-10,6, da 34,5% a 23,9%), Siracusa (-6, da 21,2% a 15,2%) e Pavia (-5,4, da 30,7% a 25,3%).</p>
</p>
<p><div id="e-importante-mettere-in-atto-politiche-pubbliche-mirate-per-ridurre-limpatto-delle-disparita-economiche-di-accesso" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Nonostante il miglioramento della situazione, siamo ancora lontani dall&#8217;obiettivo europeo e l&#8217;Italia è comunque uno dei paesi Ocse dove le differenze di accesso tra le famiglie più agiate e quelle meno agiate sono più marcate. Per continuare su questo percorso di crescita, <strong>è importante mettere in campo politiche mirate</strong> per garantire l&#8217;accesso a tutti coloro che vogliono proseguire gli studi dopo le scuole superiori, a prescindere dalle proprie condizioni socioeconomiche di origine.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica e condividi i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/emilia_romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/friuli_venezia_giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/trentino_alto_adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/valle_daosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza di mense scolastiche rispetto al comune sono stati elaborati incrociando informazioni di fonte Mim e Istat.</p>
</p>
<p><strong>Foto</strong>: la sede dell&#8217;Università di Catania &#8211; <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Palazzo_dell%27Università,_Catania.jpg">Dariolp83</a> (<a href="https://commons.wikimedia.org/w/index.php?title=Commons:Reusing_content_outside_Wikimedia/it&amp;uselang=it">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-penultima-in-europa-per-giovani-laureati/">L’Italia è penultima in Europa per giovani laureati</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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