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	<lastBuildDate>Mon, 14 Sep 2026 15:33:10 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Com&#8217;è cambiata la pubblica amministrazione con il Pnrr</title>
		<link>https://www.openpolis.it/limpatto-del-pnrr-sulla-pubblica-amministrazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 05:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=309659</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il piano ha destinato 7 miliardi di euro per il potenziamento e la digitalizzazione della Pa. Ma rimangono molte ombre sull’impatto del Pnrr su enti territoriali e sulla gestione delle infrastrutture.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/limpatto-del-pnrr-sulla-pubblica-amministrazione/">Com&#8217;è cambiata la pubblica amministrazione con il Pnrr</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il <strong>piano nazionale di ripresa e resilienza</strong> (Pnrr) è ormai in via di conclusione e siamo in attesa di capire se il nostro paese riuscirà a incassare anche l’ultima rata di fondi da 28,4 miliardi di euro. Ma dopo anni in cui l’attenzione si è concentrata soprattutto sul rispetto delle scadenze e sulla realizzazione fisica delle opere, è arrivato il momento di tracciare dei <strong>bilanci sulla sua eredità e valutare l’impatto del piano sul sistema paese</strong>.</p>



<p>Un recente <a href="https://www.upbilancio.it/wp-content/uploads/2026/06/UPB-Rapporto-sulla-politica-di-bilancio-2026.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto</a> dell&#8217;<strong>Ufficio parlamentare di bilancio</strong> (Upb) prova a farlo, concentrandosi sugli effetti del Pnrr sulla <strong>pubblica amministrazione</strong> (Pa) e in particolare sui comuni. Una Pa più moderna ed efficiente infatti significa &#8211; tra le altre cose &#8211; maggiore chiarezza e accessibilità per privati e imprese, procedure più rapide e tempi di pagamento certi. A questi aspetti si aggiunge anche la maggiore capacità di <strong>intercettare le opportunità</strong> offerte, ad esempio, dai fondi europei e trasformarli in opere pubbliche e servizi per i cittadini. Uno degli aspetti che proprio il Pnrr ha fatto emergere con chiarezza infatti è la difficoltà attuativa incontrata da molte pubbliche amministrazioni. Problemi spesso legati a <strong>carenza di personale o mancanza di competenze</strong>. Investire per colmare su queste lacune è un aspetto fondamentale per il paese.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Il Pnrr è nella sua fase conclusiva e occorre spostare l’attenzione da analisi centrate sull’attuazione legislativa e la realizzazione fisica degli interventi alla valutazione ex post dell’efficacia e dell’efficienza delle misure e del loro impatto in termini di transizione ecologica, digitale, superamento dei divari territoriali e coesione sociale. Tali attività potrebbero rappresentare un’importante occasione per definire un approccio metodologico solido per la valutazione sistematica delle politiche pubbliche in Italia, utile anche ai fini della formulazione di interventi futuri.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.upbilancio.it/wp-content/uploads/2026/06/UPB-Rapporto-sulla-politica-di-bilancio-2026.pdf" target="_blank">&#8211; Ufficio parlamentare di bilancio, Rapporto sulla politica di bilancio (giugno 2026)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Il quadro che emerge dall&#8217;analisi dell&#8217;Upb è piuttosto articolato. Da un lato infatti si registrano investimenti rilevanti per il potenziamento della Pa, in particolare sul fronte della digitalizzazione, e una significativa accelerazione dei tempi di aggiudicazione delle gare d&#8217;appalto. Dall&#8217;altro emergono <strong>dubbi sulla sostenibilità futura delle nuove infrastrutture</strong> create e la persistente difficoltà nel definire con certezza gli effetti di lungo periodo del piano.</p>


<div id="il-pnrr-ha-stanziato-oltre-7-miliardi-per-il-potenziamento-e-la-digitalizzazione-della-pubblica-amministrazione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Gli investimenti del Pnrr per il potenziamento della macchina pubblica</h3>



<p>Le pubbliche amministrazioni, a tutti i livelli, rappresentano certamente dei soggetti centrali per quanto riguarda il Pnrr. Sia in qualità di attuatori che di beneficiari diretti degli investimenti. Per quanto riguarda il secondo aspetto in particolare, la relazione dell&#8217;Upb individua due aspetti decisivi. Si tratta del <strong>potenziamento</strong> e della <strong>modernizzazione</strong> della pubblica amministrazione (intesa sia come immissione di nuove competenze che di rafforzamento degli organici) e della sua <strong>digitalizzazione</strong>. </p>



<p>Per queste due specifiche aree di intervento il Pnrr dedica <strong>oltre 7 miliardi di euro</strong> distribuiti su 11 misure diverse. Di questi investimenti, circa 1,3 miliardi sono destinati al rafforzamento del personale e alla semplificazione amministrativa. Tra gli interventi più significativi in questo ambito si segnalano il <a href="https://www.inpa.gov.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nuovo portale unico dei concorsi pubblici</a> e la <strong>riforma delle carriere</strong> (avvenuta attraverso un pacchetto di diversi provvedimenti tra cui i decreti legge <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2021-06-09;80" target="_blank" rel="noreferrer noopener">80</a> e <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2021;152~art39" target="_blank" rel="noreferrer noopener">152</a> del 2021). Ma la parte più consistente degli investimenti &#8211; circa <strong>5,8 miliardi</strong> &#8211; è riservata alla digitalizzazione.</p>



<p>All&#8217;interno di questo capitolo, la misura con più risorse riguarda i <a href="https://openpnrr.it/misure/237/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">servizi e l&#8217;esperienza digitale dei cittadini</a>. Misura dal valore complessivo pari a circa 1,8 miliardi di euro. Seguono l&#8217;<a href="https://openpnrr.it/misure/2/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">abilitazione al cloud per le Pa locali</a> (1 miliardo) e la creazione di <a href="https://openpnrr.it/misure/1/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">infrastrutture digitali</a>, tra cui il <strong>Polo strategico nazionale</strong> (900 milioni).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-pnrr-oltre-7-miliardi-per-modernizzazione-e-digitalizzazione-della-pa/">Dal Pnrr oltre 7 miliardi per modernizzazione e digitalizzazione della Pa</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-pnrr-oltre-7-miliardi-per-modernizzazione-e-digitalizzazione-della-pa/">Gli investimenti del piano per la modernizzazione e la digitalizzazione della pubblica amministrazione</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Ufficio parlamentare di bilancio                                                                <br>(ultimo aggiornamento: domenica 17 Maggio 2026)
                                        </p>
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<p>Si tratta di interventi strutturali, i cui effetti però richiederanno tempi lunghi per essere pienamente assorbiti. <strong>Per quanto riguarda la digitalizzazione in particolare, la sola realizzazione delle infrastrutture non è sufficiente</strong>. Servono anche un ricambio generazionale e l&#8217;abbattimento dei persistenti divari territoriali nell&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/la-sfida-delle-competenze-digitali-nellera-dellia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">uso delle tecnologie digitali</a>. Nel 2025, ad esempio, solo il 54,3% della popolazione tra 16 e 74 anni possedeva competenze digitali almeno di base. Dato ancora lontano dall&#8217;obiettivo europeo dell&#8217;80% entro il 2030.</p>


<div id="gli-enti-territoriali-hanno-gestito-progetti-pnrr-per-oltre-55-miliardi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Gli enti territoriali e il Pnrr</h3>



<p>Secondo lo studio dell&#8217;Upb, complessivamente gli enti territoriali hanno gestito <strong>663.654 progetti</strong> per un valore complessivo di circa 245 miliardi di euro, di cui <strong>171,7 miliardi provenienti dal Pnrr</strong>. All&#8217;interno di questo perimetro, i <strong>comuni e le loro forme associative </strong>hanno gestito 89.175 progetti per 25,5 miliardi di risorse Pnrr (34,5 miliardi considerando anche gli altri finanziamenti pubblici). Si tratta della quota più consistente con riferimento all&#8217;attività degli enti territoriali. Seguono le <strong>regioni</strong>, con 36.883 progetti e circa 23 miliardi di risorse Pnrr, le <strong>province</strong> e le <strong>città metropolitane</strong> (2.973 progetti, 4,5 miliardi) e gli <strong>enti strumentali</strong> (1.181 progetti, 2,8 miliardi).</p>



<p>Un capitolo a parte riguarda le &#8220;<strong>altre amministrazioni pubbliche</strong>&#8220;. Queste, pur non essendo enti territoriali, hanno gestito complessivamente 449.483 interventi per 85,8 miliardi di risorse Pnrr. Investimenti che salgono a 136 miliardi considerando l&#8217;insieme dei finanziamenti pubblici coinvolti.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dagli-enti-territoriali-sono-passati-oltre-55-miliardi-del-pnrr/">Dagli enti territoriali sono passati oltre 55 miliardi del Pnrr</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dagli-enti-territoriali-sono-passati-oltre-55-miliardi-del-pnrr/">Finanziamento del piano a favore della pubblica amministrazione, suddiviso per tipo di soggetto attuatore</a></h3>
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                             aria-labelledby="chart_309650_tab3"><p>I dati sul tipo di ente attuatore sono tratti dall&#8217;<a href="https://openbdap.rgs.mef.gov.it/it/Home/AnagrafeEnti" target="_blank" rel="noopener">anagrafica degli enti Bdap</a> aggiornata al 21 maggio 2026.</p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Ufficio parlamentare di bilancio e Bdap                                                                <br>(ultimo aggiornamento: domenica 17 Maggio 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-309650"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Guardando alla distribuzione per missione, l&#8217;81% dei progetti in capo ai comuni riguarda la <strong>digitalizzazione</strong> (missione 1) e coinvolge pressoché la totalità degli enti, mentre le altre missioni – pur mobilitando meno progetti – hanno un peso finanziario maggiore su un numero più ristretto di amministrazioni. La geografia degli investimenti riflette i diversi fabbisogni territoriali: al <strong>sud</strong> prevalgono gli interventi sull&#8217;istruzione e sulla coesione sociale (missioni 4 e 5), mentre al <strong>centro-nord</strong> è più diffusa la transizione ecologica (missione 2).</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/l81-dei-progetti-comunali-del-pnrr-riguarda-la-digitalizzazione/">L&#8217;81% dei progetti comunali del Pnrr riguarda la digitalizzazione</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/l81-dei-progetti-comunali-del-pnrr-riguarda-la-digitalizzazione/">Investimenti del piano affidati alla gestione dei comuni suddivisi per missione e per macro area geografica</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_309652_tab3"><p>I dati riguardanti gli investimenti del Pnrr gestiti dai comuni del mezzogiorno nell&#8217;ambito della missione 1 non sono disponibili.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Ufficio parlamentare di bilancio                                                                <br>(ultimo aggiornamento: domenica 17 Maggio 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-309652"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-309652" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Anche la dimensione demografica pesa: i comuni più piccoli partecipano meno alla missione 5, quelli più grandi concentrano più risorse sulla missione 2.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Un ulteriore elemento esplicativo della partecipazione differenziata dei Comuni potrebbe essere riconducibile alle dinamiche territoriali e relazionali tra Enti locali, che possono assumere la forma di cooperazione, competizione o imitazione. [&#8230;] L’adesione ai progetti di rigenerazione urbana e di messa in sicurezza degli edifici scolastici, ad esempio, pur coinvolgendo un numero elevato di Comuni, non si distribuisce in modo uniforme sul territorio. Emergono, al contrario, specifici addensamenti territoriali che possono riflettere differenze nella capacità amministrativa degli Enti; al tempo stesso, appare plausibile ipotizzare l’esistenza di dinamiche di diffusione locale delle decisioni, per effetto delle quali la partecipazione di alcuni Comuni potrebbe aver favorito l’attivazione di Enti limitrofi</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.upbilancio.it/wp-content/uploads/2026/06/UPB-Rapporto-sulla-politica-di-bilancio-2026.pdf" target="_blank">&#8211; Ufficio parlamentare di bilancio, Rapporto sulla politica di bilancio (giugno 2026)</a>
									            </div>
        </section>
		

<div id="a-maggio-l81-delle-risorse-pnrr-gestite-dai-comuni-era-legato-a-progetti-non-conclusi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Sul fronte dell&#8217;attuazione, a maggio 2026, <strong>poco più di 53mila degli 88.311 progetti gestiti direttamente dai singoli comuni risultavano già ultimati, per un valore di 3,3 miliardi</strong>. Mentre circa 31mila – per 21,5 miliardi – erano ancora in corso. Un banco di prova importante per la capacità attuativa degli enti nell&#8217;ultimo miglio del piano.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">84% </span>la quota dei progetti Pnrr gestiti dai comuni ancora in corso a maggio 2026 sulla base del loro valore economico.</p>
			        </section>
		

<div id="il-pnrr-ha-velocizzato-gli-appalti-negli-enti-locali-ma-non-li-ha-resi-piu-concorrenziali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Il Pnrr ha velocizzato gli appalti ma non li ha resi più concorrenziali</h3>



<p>Uno degli ambiti in cui l&#8217;impronta del Pnrr è emersa con maggiore nettezza in questi anni è il <em>procurement</em>. Vale a dire l&#8217;insieme delle procedure che portano all&#8217;acquisto di beni e servizi o all&#8217;assegnazione di appalti per la realizzazione di opere pubbliche. Da questo punto di vista, secondo le rilevazioni dell&#8217;Upb, <strong>le procedure di affidamento lavori finanziate dal Pnrr risultano, a parità di condizioni, significativamente più veloci di quelle ordinarie</strong>. In media infatti si sono risparmiati circa 32 giorni, pari a una riduzione dei tempi del 20,9%. Un&#8217;accelerazione dovuta sia ai vincoli di scadenza del piano sia al <strong>maggiore ricorso a centrali di committenza esterne</strong> (come Consip), in crescita di 17,8 punti percentuali.</p>


<div id="strillo-testo-block_28bb357b43464764abfe054dbcd79cce" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Gli appalti Pnrr dei comuni spesso sono stati vinti da microimprese.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Questa velocità, però, non si è tradotta in una maggiore apertura del mercato. Alle gare del Pnrr infatti si sono presentate in media meno imprese. Una dinamica influenzata dalla richiesta di requisiti <strong>requisiti tecnici e ambientali più stringenti</strong> che hanno ristretto la platea dei potenziali concorrenti. I ribassi di aggiudicazione sono rimasti comunque in linea con quelli delle procedure ordinarie. <strong>Da segnalare inoltre l&#8217;aumento della quota di affidamenti assegnati a microimprese </strong>(+13 punti percentuali). Un effetto legato più alla scala medio-piccola dei cantieri Pnrr gestiti dai comuni che a una scelta esplicita di <em>policy</em>.</p>



<p></p>



<p>Un segnale interessante riguarda infine una possibile eredità del piano. Nei comuni che hanno completato almeno un progetto di digitalizzazione infatti, <strong>le gare ordinarie successive hanno mostrato più concorrenzialità</strong>, con un aumento del 22,4% di offerenti per lotto, e ribassi maggiori (+6,7%). Si tratta però di <strong>dati ancora preliminari</strong>, legati a una quota finora minoritaria di amministrazioni.</p>


<div id="restano-dubbi-sulla-capacita-dei-comuni-di-gestire-le-infrastrutture-realizzate-con-il-pnrr" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h2 class="wp-block-heading">Un bilancio ancora provvisorio</h2>



<p>L&#8217;Ufficio parlamentare di bilancio, nella sua relazione, evidenzia come la valutazione dell’impatto del Pnrr sulla Pa e in particolare sui comuni, rappresenti un&#8217;operazione complessa per l’eterogeneità dei territori e la natura multidimensionale del piano. Tale esercizio inoltre risente della <strong>mancanza di obiettivi iniziali definiti e di una preventiva analisi dei divari</strong>. Una criticità che anche Openpolis ha sempre denunciato.</p>


<div id="strillo-testo-block_fcf3404d02c34b29869d5b09395b6bfe" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>La pianificazione del Pnrr non ha tenuto conto di fabbisogni e disparità territoriali.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Fatta questa premessa, il quadro che emerge dal rapporto dell&#8217;Upb racconta di un <strong>Pnrr che ha effettivamente contribuito a modernizzare pezzi importanti della macchina pubblica</strong>, accelerato l&#8217;attuazione delle opere e lasciato, in alcuni casi, tracce di miglioramento strutturale nella capacità amministrativa dei comuni. </p>



<p>Restano però alcuni nodi critici. Il principale riguarda la <strong>sostenibilità delle nuove infrastrutture che sono state realizzate</strong>. Molte (dalle case della comunità agli asili nido) richiederanno personale qualificato e maggiori spese correnti per essere pienamente operative, in un contesto in cui i margini di manovra si sono ridotti anche a causa di scelte nazionali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il nostro osservatorio sul Pnrr</h3>



<p>Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Oltre agli&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articoli di approfondimento</a>&nbsp;sullo stato di attuazione e sulle misure presenti nel piano, mettiamo a disposizione anche la piattaforma&nbsp;<a href="http://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">openpnrr.it</a>&nbsp;che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri&nbsp;<a href="https://openpnrr.it/opendata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">open data</a>&nbsp;che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.</p>



<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-306091"><div class="mt-40">
<div class="mb-10">
      <amp-img decoding="async" src="/wp-content/uploads/2025/03/cofinanziato_eu.png" alt="Logo 1" class="fixed" width="250" height="67" layout="fixed"></amp-img>
  </div>
</div></div>
<p><em>Finanziato dall&#8217;Unione europea. Le opinioni espresse appartengono tuttavia al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni dell&#8217;Unione europea o della Commissione europea (amministrazione erogatrice). Né l&#8217;Unione europea né l&#8217;amministrazione erogatrice possono esserne ritenute responsabili.</em></p></p>



<p>Foto: <a href="https://www.magnific.com/free-photo/contemporary-room-workplace-office-supplies-concept_3533325.htm#fromView=search&amp;page=2&amp;position=0&amp;uuid=225df1fa-7864-4350-8ffd-2313b3e4f735&amp;track=ais_hybrid&amp;query=office">rawpixel</a> (<a href="https://www.magnific.com/ai/docs/licenses-attribution">licenza</a>)<br></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/limpatto-del-pnrr-sulla-pubblica-amministrazione/">Com&#8217;è cambiata la pubblica amministrazione con il Pnrr</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Intelligenza artificiale e povertà educativa, una sfida urgente</title>
		<link>https://www.openpolis.it/intelligenza-artificiale-una-sfida-educativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 05:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=308817</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’uso dell’Ia è sempre più esteso, in Italia come nel mondo. È fondamentale governare il fenomeno, attraverso conoscenze e consapevolezza. Un’indagine sul potenziale impatto dell’Ia sulla povertà educativa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/intelligenza-artificiale-una-sfida-educativa/">Intelligenza artificiale e povertà educativa, una sfida urgente</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>L&#8217;intelligenza artificiale (Ia) sta trasformando radicalmente la società e il mercato del lavoro richiedendo nuove competenze digitali essenziali per il futuro. A livello globale, <strong>l&#8217;uso dell&#8217;Ia tra i minori è già diventato un fenomeno di massa</strong>. Le indagini, sia del <a href="https://hai.stanford.edu/assets/files/ai_index_report_2026.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">contesto internazionale</a> che di quello <a href="https://researchonline.lse.ac.uk/id/eprint/137132/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">europeo</a> e <a href="https://boa.unimib.it/retrieve/56eeb435-9e7e-4f2a-aff0-794aaad6254f/Mascheroni-2026-L%E2%80%99IA%20Generativa%20fra%20bambini%20e%20adolescenti%20italiani-VoR.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nazionale</a>, sono concordi nell’indicare quanto l’uso di strumenti di Ia generativa tra gli studenti per i compiti scolastici e per le attività quotidiane sia crescente.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_e1d0ed144411e1b3e77a14397cb331d3" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Serve costruire una cultura diffusa sull&#8217;uso consapevole dell&#8217;Ia in ambito educativo.</p>
</section></div>
</p>
<p>Da un lato appaiono evidenti le <strong>potenzialità </strong>di questi strumenti come supporto all&#8217;apprendimento di ragazze e ragazzi. Dall&#8217;altro non vanno sottovalutati i <strong>rischi di un uso non appropriato</strong>. Questo infatti può esporre a cessione inconsapevole di dati personali, manipolazioni, bias discriminatori e assimilazione di informazioni false. Ciò può <strong>compromettere il reale sviluppo cognitivo e le capacità di pensiero critico dello studente</strong>. Si tratta di aspetti di cui raramente si parla in un dibattito fortemente polarizzato tra approcci entusiastici e altri puramente luddisti.</p>
</p>
<p>In questo quadro, l&#8217;apporto delle politiche pubbliche non può limitarsi alla regolazione, aspetto comunque fondamentale. L&#8217;obiettivo deve essere quello di <strong>trasformare le persone, a partire dai minori, da semplici &#8220;utenti&#8221; passivi a cittadini attivi e consapevoli nell&#8217;utilizzo dell&#8217;Ia</strong>. È fondamentale infatti essere capaci di riconoscere i rischi legati alla privacy, alla disinformazione e alle &#8220;allucinazioni&#8221; (errori) dei sistemi. Evitando che l&#8217;Ia si riduca a un fattore di appiattimento di competenze già fragili.</p>
</p>
<p>Tuttavia, in questo quadro in costante evoluzione, è <strong>difficile tanto per il legislatore, quanto per educatori e istituzioni educative stare al passo</strong>.&nbsp;</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;accesso consapevole all&#8217;Ia riguarda anche la lotta alla povertà educativa</h3>
</p>
<p>Questo <strong>disallineamento rischia di trasformare l&#8217;Ia in un formidabile moltiplicatore delle disuguaglianze, creando un nuovo &#8220;divario digitale&#8221;</strong> qualora le tecnologie &#8211; e soprattutto gli strumenti per padroneggiarle &#8211; <strong>non siano accessibili in modo equo</strong>. <strong>L’osservatorio sulla povertà educativa</strong>, curato da quasi un decennio da Openpolis e <a href="https://www.conibambini.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Con i bambini</a>, <strong>fin dalla fondazione ha prestato la massima attenzione a questi aspetti</strong>. Nel pieno dell’emergenza Covid, nel luglio 2020, il rapporto <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2020/07/Disuguaglianze-digitali.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Disuguaglianze digitali</a> provò a offrire un quadro delle <strong>disparità di accesso alla didattica a distanza</strong>. Disparità strutturalmente legate alla condizione sociale (case sovraffollate e computer in condivisione), alle possibilità tecnologiche (mancanza di rete veloce, specie nelle aree interne), nonché alle competenze nell’uso degli strumenti.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_7076ab0cf149705eabef56f7445e767b" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Le disuguaglianze digitali sono un&#8217;ulteriore forma della povertà educativa.</p>
</section></div>
</p>
<p>Quella fase straordinaria rese evidente come il <strong>divario digitale non fosse altro che una ulteriore declinazione delle disparità alla base della povertà educativa. E come il gap digitale si aggiunga, rafforzandoli, ai fattori di disuguaglianza già esistenti</strong>: dalla condizione sociale al luogo di residenza.</p>
</p>
<p>Anche in questo contesto quindi, <strong>l&#8217;impatto dell&#8217;Ia sui minori non è solo una questione tecnologica, ma un tema centrale di povertà educativa. Con potenzialità e criticità da affrontare e mettere a fuoco nel dibattito pubblico e nel lavoro degli operatori sul campo</strong>.</p>
</p>
<p>L&#8217;Unione europea, con l’<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202401689" target="_blank" rel="noreferrer noopener">AI Act del 2024</a>, ha classificato come <strong>&#8220;ad alto rischio&#8221; i sistemi di intelligenza artificiale utilizzati nell&#8217;istruzione</strong>. Questo perché tali strumenti, se progettati e utilizzati in modo inadeguato, possono avere conseguenze negative sul percorso dei ragazzi. Possono incidere sull&#8217;accesso o meno degli studenti a determinati percorsi formativi, valutare i risultati dell&#8217;apprendimento e perpetuare discriminazioni storiche.</p>
</p>
<p>Anche la recente legge nazionale sul settore, la <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2025;132" target="_blank" rel="noreferrer noopener">132/2025</a>, promuove un <strong>approccio antropocentrico</strong> e delega il governo a <strong>potenziare l&#8217;alfabetizzazione all&#8217;Ia e le discipline Steam nelle scuole</strong>. Proprio per rafforzare le competenze di studenti e formatori, introducendo anche limiti anagrafici per la tutela dei dati dei minori. Più recentemente, il governo ha approvato in via definitiva un <a href="https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-185/32468#:~:text=2.%20Adeguamento%20della,legislativo%20%E2%80%93%20esame%20definitivo)" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto legislativo</a> che introduce ulteriori misure tra cui l&#8217;<strong>inserimento dell&#8217;Ia nell&#8217;ambito dell&#8217;educazione civica</strong> e la <strong>formazione stabile dei docenti</strong>, con uno stanziamento di <strong>100 milioni di euro</strong> per contrastare i rischi legati all&#8217;uso improprio di piattaforme e social. Com&#8217;è evidente quindi anche dal punto di vista normativo ci troviamo di fronte a un <strong>contesto in continua evoluzione</strong>. Una dinamica che riflette il tentativo delle istituzioni di accompagnare una trasformazione tecnologica destinata ad avere un impatto crescente anche sul mondo dell&#8217;istruzione.</p>
</p>
<p>Tuttavia le <strong>tutele normative, da sole, non sono sufficienti: serve un profondo lavoro di formazione e informazione all&#8217;uso critico degli strumenti</strong>.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Partire dai dati per analizzare la relazione tra minori e Ia</h3>
</p>
<p>Alla luce di questo scenario, <strong>l&#8217;Osservatorio sulla povertà educativa non può esimersi dal trattare il rapporto tra minori e Ia</strong>. Monitorare l&#8217;accesso a queste tecnologie è oggi fondamentale per <strong>garantire il diritto allo studio</strong>, tutelare i minori e <strong>prevenire nuove forme di esclusione</strong> sociale e di discriminazioni derivanti sia dal mancato accesso che da un uso inconsapevole o sbagliato.</p>
</p>
<p>Questo <strong>lavoro di formazione non è dato a priori, ma deve essere costruito quotidianamente</strong> con chi lavora a contatto con bambini e ragazzi.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_878306b517e9b17619b6999240f82f72" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Vanno gettate le basi, dati alla mano, per una riflessione condivisa sul rapporto tra povertà educativa e nuove tecnologie.</p>
</section></div>
</p>
<p>Con la pubblicazione di questo primo minidossier, Openpolis e l&#8217;impresa sociale Con i Bambini vogliono gettare le <strong>basi analitiche per una riflessione <strong>fondamentale</strong> sul rapporto tra intelligenza artificiale e minori</strong>. Partire dai dati è infatti una scelta di metodo indispensabile per mostrare, concretamente, come l&#8217;<strong>accesso disomogeneo a queste tecnologie rischi di innestarsi sulle disuguaglianze educative e territoriali del nostro paese</strong>, amplificandole. Questo documento rappresenta tuttavia solo la prima tappa di un percorso che si svilupperà per tutto il 2026. L&#8217;obiettivo infatti non è limitarsi all&#8217;analisi del fenomeno ma fornire strumenti utili a chi lavora quotidianamente con i ragazzi.</p>
</p>
<p>Per questo motivo, alla fotografia quantitativa scattata oggi farà seguito, <strong>questo inverno, la pubblicazione di un secondo documento dal taglio più operativo: un vero e proprio <em>toolkit</em> rivolto all&#8217;intera comunità educante</strong>. Si tratterà di una bussola pensata per insegnanti, educatori, operatori del terzo settore e famiglie, volta a offrire un orientamento critico sulle potenzialità e sui rischi dell&#8217;Ia. Infine, raccoglieremo e valuteremo i riscontri ottenuti dalle scuole e dalla rete territoriale. Sarà un importante momento di confronto, utile a mappare i bisogni emersi e a delineare le traiettorie che guideranno il futuro lavoro dell&#8217;osservatorio.</p>
</p>
<p><div id="in-europa-il-664-degli-adolescenti-fa-gia-uso-di-strumenti-di-intelligenza-artificiale-generativa-litalia-e-agli-ultimi-posti-519-ma-il-fenomeno-e-destinato-a-estendersi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">I divari nell&#8217;uso e nella consapevolezza sull&#8217;Ia</h3>
</p>
<p>L&#8217;elemento da cui partire nell&#8217;analisi dei dati è certamente quello di capire quanto l’intelligenza artificiale generativa sia già diffusa tra i più giovani. In questo senso, <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/isoc_ai_iaiu/default/table?lang=en&amp;category=isoc.isoc_i.isoc_ai" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a> ha pubblicato alcune prime rilevazioni relative al 2025. Questi dati mostrano come l&#8217;Ia sia già entrata nelle abitudini quotidiane di una parte consistente degli adolescenti europei. Considerando la fascia di età compresa tra i 16 e i 19 anni, il <strong>66,4% dei ragazzi e delle ragazze nell’Ue ha dichiarato di aver utilizzato strumenti di Ia</strong> generativa nei tre mesi precedenti l’indagine.&nbsp;</p>
</p>
<p>Si tratta tuttavia di una media che nasconde differenze molto rilevanti tra i paesi membri. In ben 19 stati infatti la quota di giovani fruitori supera la media. Le percentuali più elevate si registrano in <strong>Estonia</strong> (89,3%), <strong>Grecia</strong> (85,1%) e <strong>Danimarca</strong> (83,1%). In questi paesi oltre quattro adolescenti su cinque hanno fatto ricorso a questi strumenti nel periodo considerato. All’estremo opposto si collocano invece <strong>Romania</strong> (48,2%), <strong>Germania</strong> (51,5%) e <strong>Italia</strong> (51,9%). In questi paesi poco più della metà dei giovani dichiara di aver utilizzato applicazioni di intelligenza artificiale generativa.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-terzultima-in-ue-per-diffusione-dellia-tra-i-giovani/">Italia terzultima in Ue per diffusione dell&#8217;Ia tra i giovani</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-terzultima-in-ue-per-diffusione-dellia-tra-i-giovani/">Percentuale di giovani europei che hanno fatto ricorso all&#8217;Ia negli ultimi 3 mesi, per paese (2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/italia-terzultima-in-ue-per-diffusione-dellia-tra-i-giovani/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/09/italia-terzultima-in-ue-per-diffusione-dellia-tra-i-giovani.png" placeholder ></amp-img></p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_308959_tab3"></p>
<p>Per intelligenza artificiale generativa si intendono sistemi in grado di creare nuovi contenuti – come testi, immagini, video, codice informatico o altri tipi di dati – a partire dalle informazioni e dagli schemi appresi durante il processo di addestramento. A differenza di altri sistemi di intelligenza artificiale utilizzati principalmente per classificare, prevedere o analizzare dati esistenti, gli strumenti di Ia generativa producono contenuti originali in risposta alle richieste degli utenti.</p>
<p>Non sono disponibili dati per l&#8217;Irlanda mentre quelli della Croazia sono considerati di limitata affidabilità.</p>
<p>La fascia d&#8217;età considerata è quella dei giovani di età compresa tra i 16 e i 19 anni.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: venerdì 5 Giugno 2026)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-308959"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308959" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Colpisce in particolare il <strong>dato di Italia e Germania</strong> che, pur rappresentando due delle principali economie dell’Unione europea, si collocano nelle ultime posizioni della graduatoria. <strong>È necessario comunque interpretare questi risultati con cautela</strong>. Come abbiamo detto infatti il fenomeno è in piena evoluzione e i dati sono destinati a crescere in tutto il mondo.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_0e4bbc4321073cbe2db8c110ca4ed98b" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>I dati riguardanti l&#8217;utilizzo dell&#8217;Ia sono ancora pochi e in costante evoluzione. </p>
</section></div>
</p>
<p>La rapidità con cui si sviluppano e si diffondono gli strumenti di Ia rende infatti <strong>probabili cambiamenti significativi anche nel giro di pochi mesi</strong>. Per questo motivo sarà <strong>fondamentale monitorare nel tempo l’evoluzione del fenomeno</strong>. </p>
</p>
<p>La questione non riguarda infatti soltanto se le differenze osservate oggi tra i paesi europei tenderanno a ridursi o ad ampliarsi, ma anche <strong>come una tecnologia sempre più diffusa influenzerà i percorsi educativi, le opportunità di apprendimento e più in generale le condizioni di vita di bambini, adolescenti e delle comunità educanti</strong> che li accompagnano nella crescita.</p>
</p>
<p><div id="tra-coloro-che-utilizzano-lia-oltre-la-meta-lo-fa-per-scopi-scolastici-in-italia-il-41" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Potenzialità e rischi nell&#8217;ambito educativo e nella vita di bambini e ragazzi</h3>
</p>
<p>Oltre a misurare quanto l&#8217;intelligenza artificiale generativa sia diffusa tra i più giovani, è <strong>importante anche comprendere per quali finalità venga utilizzata</strong>. Eurostat fornisce alcune prime evidenze anche in questo senso. Gli intervistati potevano indicare più risposte, segnalando un utilizzo per scopi privati, professionali e scolastici (attività legate allo studio, allo svolgimento di compiti, alla preparazione di elaborati o ad altri aspetti del percorso educativo). </p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_1499159d27b2b888b10bae7e486bdf4e" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Molti giovani europei utilizzano l&#8217;Ia per lo svolgimento di compiti e la preparazione di elaborati.</p>
</section></div>
</p>
<p>A livello europeo, la finalità più frequente tra i ragazzi e le ragazze di età compresa tra i 16 e i 19 anni è proprio quella scolastica. Tra i giovani che hanno dichiarato di aver usato l&#8217;Ia generativa negli ultimi 3 mesi, <strong>il 50,5% ha dichiarato di averlo fatto per attività connesse al proprio percorso di istruzione</strong>. Una quota leggermente inferiore (43,8%) ha invece fatto ricorso a questi strumenti per scopi privati. Molto più contenuta la percentuale di chi li ha utilizzati per motivi professionali (9,1%). Quest&#8217;ultimo dato non sorprende particolarmente. Nella fascia di età considerata infatti la maggior parte dei giovani è ancora inserita in percorsi scolastici o formativi. Non ha ancora fatto quindi ingresso stabile nel mercato del lavoro.</p>
</p>
<p>Per quanto riguarda gli usi privati, le quote più elevate si registrano in <strong>Grecia</strong> (75,3%), <strong>Cipro</strong> (75,2%) e <strong>Lituania</strong> (65,6%). All&#8217;estremo opposto si collocano invece <strong>Polonia</strong> (37,1%), <strong>Romania</strong> (36,2%) e <strong>Italia</strong> (24,2%). Anche osservando gli utilizzi scolastici emergono differenze significative tra i paesi europei. Le percentuali più alte si rilevano in <strong>Estonia</strong> (75,5%), <strong>Malta</strong> (74,7%) e <strong>Portogallo</strong> (70,2%). Mentre quelle più basse si registrano in <strong>Germania</strong> (20,9%), <strong>Romania</strong> (31,1%) e <strong>Finlandia</strong> (31,5%). L&#8217;Italia si colloca al quartultimo posto.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">41,1% </span>la quota di giovani italiani che ha fatto ricorso all&#8217;Ia per scopi scolastici negli ultimi 3 mesi del 2025.</p>
</section>
</p>
<p>Nel complesso, i dati mostrano come il ricorso all&#8217;intelligenza artificiale generativa tra gli adolescenti italiani risulti ancora meno diffuso rispetto a quanto osservato in gran parte dell&#8217;Unione europea. <strong>Come già detto, si tratta tuttavia di un fenomeno in rapida trasformazione e destinato con ogni probabilità a crescere nei prossimi anni</strong>. Questa tendenza deve essere analizzata con un approccio scientifico, senza facili entusiasmi ma allo stesso tempo senza allarmismi.</p>
</p>
<p><div id="tra-i-giovani-italiani-che-non-utilizzano-lia-l86-dichiara-di-non-sapere-come-fare" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il diritto a un uso consapevole</h3>
</p>
<p>Un altro elemento importante da analizzare è <strong>capire le motivazioni che spingono una parte non marginale degli adolescenti a non fare uso dell&#8217;Ia</strong>. Si tratta di un aspetto particolarmente rilevante dal punto di vista delle politiche pubbliche per capire quali possono essere le eventuali criticità.</p>
</p>
<p>I dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/isoc_ai_iaiuxr/default/table?lang=en&amp;category=isoc.isoc_i.isoc_ai" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a> mostrano che, tra i giovani italiani di età compresa tra i 16 e i 19 anni che non hanno utilizzato strumenti di intelligenza artificiale generativa nei tre mesi precedenti l&#8217;indagine, la motivazione di gran lunga più frequente è la <strong>percezione di non averne bisogno</strong>. Lo dichiara il <strong>74,6%</strong> dei non utilizzatori, una quota perfettamente in linea con la media dell&#8217;Unione europea.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_3955d592202ef02c94a451ef895162c6" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>È importante capire anche le motivazioni di chi ha scelto di non usare l&#8217;Ia.</p>
</section></div>
</p>
<p>Molto più contenuta invece la percentuale di chi afferma di non aver <strong>mai utilizzato questi strumenti perché non ne conosceva l&#8217;esistenza. In Italia si tratta del 3% dei giovani</strong>, un dato inferiore alla media europea (4,4%). Questo suggerisce che la scarsa diffusione dell&#8217;intelligenza artificiale tra gli adolescenti italiani non sia riconducibile principalmente a un problema di mancata conoscenza. Allo stesso modo, appaiono <strong>relativamente marginali le motivazioni legate alla tutela della privacy o alla sicurezza dei dati</strong>. Solo il 2,7% dei giovani italiani indica questa ragione, a fronte di una media europea pari al 4,5%.</p>
</p>
<p>Merita invece particolare attenzione un altro dato. <strong>L&#8217;8,6% dei giovani italiani che non utilizzano l&#8217;intelligenza artificiale dichiara infatti di non sapere come usarla</strong>. Si tratta di una quota superiore alla media dell&#8217;Unione europea (7,3%) e che richiama direttamente il tema delle competenze digitali.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-9-dei-giovani-che-non-usano-lia-non-la-usa-perche-non-saprebbe-come-fare/">Il 9% dei giovani che non usano l&#8217;Ia non la usa perché non saprebbe come fare</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-9-dei-giovani-che-non-usano-lia-non-la-usa-perche-non-saprebbe-come-fare/">Le motivazioni per cui i giovani fra i 16 e i 19 anni non hanno utilizzato l’Ia negli ultimi 3 mesi (2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_308982_tab1"><br />
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_308982_tab3"></p>
<p>Il grafico mostra le motivazioni per cui i giovani di età compresa tra i 16 e i 19 anni non hanno fatto ricorso all&#8217;intelligenza artificiale nei 3 mesi precedenti. Le percentuali riguardano solo i ragazzi e le ragazze che hanno dichiarato di non aver fatto ricorso a strumenti di intelligenza artificiale generativa.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: venerdì 17 Aprile 2026)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-308982"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308982" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Pur trattandosi di una minoranza, questo dato evidenzia come una parte degli adolescenti possa incontrare <strong>difficoltà nell&#8217;avvicinarsi a strumenti che stanno rapidamente entrando nella vita quotidiana, nei percorsi di studio e, sempre più spesso, nelle future esperienze lavorative</strong>. È un elemento che rafforza la necessità di investire in percorsi educativi dedicati. Percorsi che devono essere capaci di fornire non soltanto competenze tecniche ma anche strumenti per comprendere il funzionamento e le implicazioni dell&#8217;intelligenza artificiale.</p>
</p>
<p>In prospettiva, tuttavia, la questione centrale potrebbe non riguardare tanto il numero di ragazzi che non utilizzano questi strumenti. Con ogni probabilità, infatti, tale quota è destinata a ridursi progressivamente nei prossimi anni. La sfida principale sembra piuttosto essere quella di <strong>garantire che l&#8217;uso dell&#8217;intelligenza artificiale avvenga in modo consapevole</strong>. In questo senso, il tema non è soltanto quanti giovani sfruttino l&#8217;Ia, ma come la utilizzano, con quale grado di comprensione delle sue potenzialità e dei suoi limiti e con quali strumenti critici per valutarne risultati e conseguenze.</p>
</p>
<p>Per questo motivo <strong>il ruolo della scuola, delle famiglie e più in generale della comunità educante appare destinato a diventare sempre più importante</strong>. L&#8217;obiettivo non è favorire o scoraggiare l&#8217;utilizzo dell&#8217;intelligenza artificiale, ma mettere tutti i giovani nelle condizioni di comprenderne il funzionamento e di utilizzarla in maniera responsabile, autonoma e informata.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza di regolare un fenomeno</h3>
</p>
<p>Come accade per molte innovazioni tecnologiche, il punto centrale non è tanto la diffusione dello strumento in sé, quanto la <strong>capacità di utilizzarlo in modo consapevole</strong>. Le applicazioni di intelligenza artificiale generativa possono infatti offrire opportunità importanti per l&#8217;apprendimento, l&#8217;accesso alle informazioni e lo sviluppo di nuove competenze. Allo stesso tempo pongono <strong>questioni rilevanti</strong> legate all&#8217;affidabilità dei contenuti prodotti, alla tutela dei dati personali, ai possibili bias incorporati nei modelli e al rischio di un utilizzo passivo delle tecnologie. </p>
</p>
<p>In questa prospettiva, assume particolare importanza il ruolo della scuola e delle politiche pubbliche. L&#8217;Italia si è già dotata di un primo quadro normativo attraverso la <strong>legge 132 del 2025</strong>. Tale norma contiene disposizioni e deleghe al governo in materia di intelligenza artificiale. Tra queste, si introducono anche alcune <strong>limitazioni</strong> legate all&#8217;età per l&#8217;accesso ad alcuni strumenti di Ia.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>L&#8217;accesso alle tecnologie di intelligenza artificiale da parte dei minori di anni quattordici nonché il conseguente trattamento dei dati personali richiedono il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale [&#8230;] Il minore di anni diciotto, che abbia compiuto quattordici anni, può esprimere il proprio consenso per il trattamento dei dati personali connessi all&#8217;utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale, purché le informazioni e le comunicazioni di cui al comma 3 siano facilmente accessibili e comprensibili.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2025-09-23;132!vig=2025-10-10" target="_blank">&#8211; Legge 132/2025, art. 4 comma 4</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Il quadro normativo nazionale comunque continua a evolversi. Lo scorso giugno infatti il consiglio dei ministri ha approvato, in esame preliminare, uno <a href="https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-177/32050" target="_blank" rel="noreferrer noopener">schema di decreto legislativo</a> &#8211; poi approvato con modifiche in via definitiva ad agosto &#8211; con l&#8217;obiettivo di completare l&#8217;allineamento dell&#8217;ordinamento nazionale alle disposizioni dell&#8217;Ai Act europeo. La norma interviene in diversi ambiti, tra cui:</p>
</p>
<ul class="wp-block-list">
<li>aggiornamento dei <strong>programmi scolastici del secondo ciclo</strong>, per integrare tecnologie avanzate e Ia generativa nei percorsi di studio;</li>
</p>
<li>inserimento dell’Ia nell’<strong>educazione civica</strong>, con attenzione ai profili etici e alla cittadinanza digitale;</li>
</p>
<li>rafforzamento delle <strong>competenze Steam</strong> (scienza, tecnologia, ingegneria, arte e matematica) e dell’<strong>orientamento scolastico</strong>, per accompagnare gli studenti verso scelte formative e professionali coerenti con le trasformazioni tecnologiche;</li>
</p>
<li><strong>formazione stabile dei docenti</strong> su funzionamento dei sistemi, rischi di errore e distorsione, tutela dei dati e uso responsabile dell’Ia.</li>
</ul>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Le norme costruiscono una cornice di garanzie affinché l’innovazione tecnologica resti sempre al servizio della persona, della sua dignità e dei suoi diritti fondamentali. [&#8230;]<br />
L’intelligenza artificiale è una risorsa solo se resta governata da una visione etica e umanistica, che coniughi innovazione, giustizia, sicurezza e bene comune.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-177/32050" target="_blank">&#8211; Comunicato stampa del Consiglio dei ministri (10 giugno 2026)</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Le norme rappresentano però soltanto un primo passo. <strong>Accanto alla regolazione è necessario investire nella formazione di studenti, insegnanti e comunità educanti</strong>, affinché l&#8217;intelligenza artificiale diventi un&#8217;occasione per rafforzare le competenze digitali e il pensiero critico. L&#8217;obiettivo non dovrebbe essere soltanto formare utenti in grado di utilizzare queste tecnologie ma cittadini consapevoli delle loro potenzialità, dei loro limiti e delle implicazioni che comportano per la società.</p>
</p>
<p><div id="litalia-si-sta-dotando-di-un-sistema-normativo-ma-sara-fondamentale-il-ruolo-svolto-da-tutta-la-comunita-educante" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Cosa possono fare scuola e comunità educanti</h3>
</p>
<p>La diffusione dell&#8217;Ia tra i più giovani pone quindi una <strong>sfida che è prima di tutto educativa</strong>. In questo percorso la scuola rappresenta il principale punto di riferimento, ma da sola non può bastare. Attorno ad essa opera una <strong>comunità educante</strong> più ampia, composta da famiglie, educatori, associazioni, realtà sportive e culturali che contribuiscono alla crescita delle nuove generazioni.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_3f244c51addc4d3a5f4412868292c1c2" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>L&#8217;ecosistema della comunità educante deve essere sostenuto.</p>
</section></div>
</p>
<p>È importante che tutte queste componenti rivestano un ruolo attivo in tale ambito. Promuovere un uso consapevole di queste tecnologie significa infatti investire non solo nelle competenze digitali, ma anche nel rafforzamento dei contesti educativi e delle opportunità di apprendimento. Sia per i giovani che per insegnanti ed educatori.</p>
</p>
<p>Pur essendo un tema in costante evoluzione, o forse proprio per questo, di fronte alla crescente diffusione dell&#8217;Ia tra studenti e insegnanti, <strong>molti paesi europei stanno cercando di definire strategie e regole per accompagnarne l&#8217;introduzione nelle scuole</strong>. Secondo un rapporto pubblicato da <a href="http://www.eun.org/documents/411753/12100059/Agile+collection+of+Information+vol.6-11.12.25_Updated.pdf/d0e683fa-7c71-4913-ae1d-69acbb12598b" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European Schoolnet</a> (rete di ministeri dell’istruzione europei che ha l&#8217;obiettivo di innovare l&#8217;insegnamento e promuovere la collaborazione tra scuole) a fine 2025, nel giro di pochi anni l&#8217;Ia è passata dall&#8217;essere un tema marginale a una delle principali priorità delle politiche educative europee. <strong>Nessuno dei 23 sistemi scolastici analizzati considera oggi la questione secondaria e oltre la metà la colloca tra le aree di intervento più rilevanti</strong>.</p>
</p>
<p>L&#8217;obiettivo principale non è soltanto introdurre nuove tecnologie nelle classi, ma utilizzarle per <strong>migliorare l&#8217;insegnamento e l&#8217;apprendimento</strong>, preparare gli studenti alle competenze richieste dalla società digitale e supportare il lavoro degli insegnanti. In molti paesi l&#8217;attenzione si concentra anche sul <strong>potenziale dell&#8217;Ia per favorire inclusione e accessibilità</strong>.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>The integration of AI in education contexts does not come challenge-free. Education systems must deal with a number of concerns and questions when considering the introduction of such technology in school environments. […] one of the most pressing concerns reported by respondents relates to data privacy and protection of the rights of all school actors, in particular, minors.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="http://www.eun.org/documents/411753/12100059/Agile+collection+of+Information+vol.6-11.12.25_Updated.pdf/d0e683fa-7c71-4913-ae1d-69acbb12598b" target="_blank">&#8211; Artificial Intelligence in School Education. European Schoolnet (11/12/2025)</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Questa crescente attenzione si è tradotta nell&#8217;adozione di <strong>strategie nazionali, linee guida e politiche dedicate</strong>. La maggior parte dei sistemi educativi europei dispone già di documenti ufficiali che affrontano temi come l&#8217;uso etico dell&#8217;intelligenza artificiale, la tutela dei dati personali, la formazione dei docenti e l&#8217;impiego degli strumenti di Ia nelle attività didattiche. </p>
</p>
<p>Anche l&#8217;<strong>Italia</strong> si è mossa in questa direzione. Oltre alle norme già citate, nell&#8217;agosto dello scorso anno il ministero dell&#8217;istruzione e del merito ha pubblicato le <a href="https://www.mim.gov.it/documents/20182/0/MIM_Linee+guida+IA+nella+Scuola_09_08_2025-signed.pdf/b70fdc45-4b75-1f7e-73bf-eab12989b928?t=1756468797694" target="_blank" rel="noreferrer noopener">linee guida</a> per l&#8217;introduzione dell&#8217;intelligenza artificiale nelle istituzioni educative. Il nostro paese figura inoltre tra quelli che hanno già avviato una valutazione degli effetti della nuova normativa europea sul sistema scolastico.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-tra-i-paesi-ad-aver-gia-emanato-atti-formali-in-tema-di-educazione-e-ia/">L&#8217;Italia è tra i paesi ad aver già emanato atti formali in tema di educazione e Ia</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-tra-i-paesi-ad-aver-gia-emanato-atti-formali-in-tema-di-educazione-e-ia/">Gli stati europei che hanno già adottato strategie nazionali, politiche pubbliche e/o linee guida sull&#8217;Intelligenza artificiale nell&#8217;educazione</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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</p></div>
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                             aria-labelledby="chart_308992_tab3"></p>
<p>La mappa mostra come gli stati stanno affrontando il tema dell&#8217;introduzione dell&#8217;intelligenza artificiale generativa nei propri sistemi educativi. L&#8217;indagine è stata condotta su 23 paesi inclusi alcuni extra-Ue (come Norvegia e Turchia). Allo stesso tempo mancano informazioni circa alcuni paesi Ue rilevanti (come Germania e Polonia). Nel caso del Belgio, solo la parte fiamminga si è già dotata di documenti formali.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati European Schoolnet                                                                <br />(pubblicati: giovedì 11 Dicembre 2025)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-308992"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308992" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Un altro aspetto che accomuna molti paesi riguarda la scelta di non adottare un approccio esclusivamente restrittivo. L&#8217;orientamento prevalente è infatti quello di <strong>promuovere un utilizzo responsabile dell&#8217;intelligenza artificiale</strong> attraverso regole, formazione e sviluppo delle competenze. Parallelamente, quasi tutti i sistemi educativi stanno introducendo percorsi di alfabetizzazione all&#8217;Ia all&#8217;interno dei curricula scolastici, generalmente integrandoli nelle discipline già esistenti. In questo quadro, <strong>l&#8217;Italia presenta una particolarità. Insieme alla Finlandia infatti è tra i pochi paesi a prevedere un primo avvicinamento a questi temi già a partire dalla scuola dell&#8217;infanzia</strong>.</p>
</p>
<p>Il report conferma infine come il <strong>rafforzamento delle competenze degli insegnanti</strong> rappresenti la priorità più citata dalle amministrazioni scolastiche. Un&#8217;indicazione che conferma come il dibattito sull&#8217;intelligenza artificiale nella scuola sia, prima ancora che tecnologico, una questione educativa.</p>
</p>
<p><div id="il-407-degli-edifici-scolastici-italiani-e-dotato-di-aule-di-informatica-il-dato-decresce-man-mano-che-ci-si-allontana-dai-grandi-centri" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La disponibilità di aule di informatica nei territori</h3>
</p>
<p>Ribadita ancora una volta l&#8217;importanza del coinvolgimento di tutta la comunità educante, non c&#8217;è dubbio che in tutto questo processo <strong>le istituzioni scolastiche ricoprano un ruolo centrale</strong>. Non solo nel trasmettere agli studenti le abilità digitali indispensabili per una cittadinanza attiva, ma anche nel fungere da <strong>garante per l&#8217;equità nell&#8217;accesso alla rete e alle innovazioni tecnologiche</strong>. In quest&#8217;ottica, è importante monitorare la diffusione e l&#8217;effettiva disponibilità di laboratori informatici nelle diverse aree del paese.</p>
</p>
<p>Grazie ai dati messi a disposizione dal <a href="https://dati.istruzione.it/opendata/opendata/catalogo/elements1/leaf/?area=Edilizia%20Scolastica&amp;datasetId=DS0151EDIAMBFUNZSTA2021" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ministero dell’istruzione</a> e relativi all’anno scolastico 2024/25 sappiamo che in Italia gli edifici scolastici statali censiti sono in totale 39.351. Di questi <strong>15.998 sono</strong> <strong>dotati di aule informatiche</strong>. Analizzando la situazione su base regionale, la <strong>Valle d’Aosta</strong> si distingue per la percentuale più elevata di strutture attrezzate. In questo caso si tratta di numeri assoluti molto ridotti (86 scuole attrezzate su 139 complessive). Seguono con buone coperture la <strong>Liguria</strong> (59,1%), il <strong>Piemonte</strong> (53,6%) e le <strong>Marche</strong> (51,4%). Al contrario, le percentuali più contenute si registrano in <strong>Abruzzo</strong> (27,8%), <strong>Calabria</strong> (27,2%) e <strong>Lazio</strong>, dove solo il 25,4% degli edifici dispone di tali spazi dedicati.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica/">Per il 60% degli edifici scolastici non è dichiarata la presenza di aule informatiche</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di aule informatiche per regione (a.s. 2024/25)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         aria-labelledby="chart_305595_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             aria-labelledby="chart_305595_tab3"></p>
<p>Questi dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico. Informazioni non disponibili per il Trentino Alto Adige.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Mim                                                                <br />(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Agosto 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-305595"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-305595" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">40,7% </span>gli edifici scolastici statali dotati di aule informatiche nell&#8217;a. s. 2024/25.</p>
</section>
</p>
<p>Analizzando i comuni capoluogo, dove solitamente si concentra la maggior parte delle strutture, emergono differenze significative tra le diverse città. <strong>Pavia</strong> (91,4%), <strong>Modena</strong> (87,7%) e <strong>Aosta</strong> (82,1%) guidano la classifica con le percentuali più elevate, risultando gli unici centri a superare la soglia dell’80%. All’estremo opposto, i valori più contenuti si rilevano a <strong>Catanzaro</strong> (5,4%), <strong>Cosenza</strong> (6,6%) e <strong>Latina</strong> (8,6%).</p>
</p>
<p>Un altro elemento da evidenziare riguarda il fatto che <strong>la quota di edifici scolastici dotati di aule di informatica tende a diminuire man mano che ci si allontana dai centri principali</strong> in direzione di quelli più periferici.</p>
</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Le aree interne sono i territori del paese più distanti dai servizi essenziali (quali istruzione, salute, mobilità). Parliamo di circa 4.000 comuni, con 13 milioni di abitanti.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-aree-interne/"><br />
                &#8220;Che cosa sono le aree interne&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<div id="strillo-testo-block_a1c8adb3c1c5ee73d75596a62258c18a" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Nelle scuole delle aree interne la presenza di aule informatiche è più rara.</p>
</section></div>
</p>
<p>Mentre nei <strong>comuni polo</strong> la quota supera il 44%, in quelli di <strong>cintura</strong> — che costituiscono l’hinterland dei centri principali — il valore scende già al di sotto della media nazionale, attestandosi al 40,1%. Questa tendenza al ribasso prosegue man mano che ci si allontana dalle aree più centrali. La percentuale cala progressivamente nei <strong>comuni intermedi</strong> (37,8%), in quelli <strong>periferici</strong> (37%) e tocca il minimo negli <strong>ultraperiferici</strong> (33,8%).</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/aule-dinformatica-a-scuola-permangono-i-divari-tra-citta-e-comuni-piu-periferici/">Aule d&#8217;informatica a scuola, permangono i divari tra città e comuni più periferici</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/aule-dinformatica-a-scuola-permangono-i-divari-tra-citta-e-comuni-piu-periferici/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di aule informatiche comune per comune (a.s. 2024/25)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_309122_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/aule-dinformatica-a-scuola-permangono-i-divari-tra-citta-e-comuni-piu-periferici/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/09/aule-dinformatica-a-scuola-permangono-i-divari-tra-citta-e-comuni-piu-periferici.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Mim                                                                <br />(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Agosto 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/09/aule-dinformatica-a-scuola-permangono-i-divari-tra-citta-e-comuni-piu-periferici.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-309122"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309122" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Sebbene tale distribuzione sia una diretta conseguenza della maggiore concentrazione della domanda nei grandi centri, appare fondamentale promuovere <strong>interventi mirati anche nelle aree interne</strong>. Al fine di contrastare criticità strutturali come lo <strong>spopolamento</strong>.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Intelligenza artificiale, una sfida educativa</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_Ia_sfida_educativa.xls">Scarica i dati.</a></p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza di aule informatiche sono di fonte ministero dell’istruzione e del merito.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/donna-che-si-siede-e-usando-il-computer-portatile-E5MLP5tJTrs">fran innocenti</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/intelligenza-artificiale-una-sfida-educativa/">Intelligenza artificiale e povertà educativa, una sfida urgente</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;abbandono scolastico in Italia, in Europa e nelle città</title>
		<link>https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-in-italia-in-europa-e-nelle-citta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 04:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=307269</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2025 i giovani che avevano abbandonato la scuola prima del diploma erano l’8,2% del totale. Un dato in miglioramento e che finalmente raggiunge l’obiettivo europeo per il 2030. Tuttavia, rimangono criticità soprattutto nelle città e tra i giovani non italiani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-in-italia-in-europa-e-nelle-citta/">L&#8217;abbandono scolastico in Italia, in Europa e nelle città</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il prossimo <strong>7 settembre</strong> gli studenti e le studentesse della <strong>provincia autonoma di Bolzano</strong> saranno i primi a tornare sui banchi di scuola dopo la pausa estiva, seguiti 3 giorni dopo dai ragazzi e dalle ragazze di Valle d&#8217;Aosta, Veneto e Provincia autonoma di Trento e poi via via tutti gli altri nel corso del mese.</p>
<p>Per milioni di giovani si apre quindi un nuovo anno scolastico, fatto di lezioni, verifiche, relazioni e percorsi di crescita. Ma il ritorno in classe rappresenta anche un’occasione per <strong>interrogarsi sul sistema educativo italiano</strong> e, in particolare, sul fenomeno dell’<strong>abbandono scolastico</strong>.</p>
<p>Nel 2025 <strong>l&#8217;incidenza di ragazzi e ragazze che in Italia hanno lasciato la scuola prima del tempo è scesa all&#8217;8,2%</strong>. Si tratta di un dato importante perché segna il raggiungimento dell&#8217;obiettivo europeo del 9% da parte del nostro paese.</p>
<p>Un conseguimento che corona <strong>oltre un decennio di sforzi per raggiungere questo target</strong>: a metà degli anni 2000 la quota di abbandoni superava il 20%, poi scesa sotto il 14% nel corso degli anni &#8217;10, per poi calare ulteriormente, sulla scorta dell&#8217;obiettivo Ue.</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Nell’ambito dell’agenda 2020, l’Unione europea aveva fissato come obiettivo che – entro quell’anno – i giovani europei tra 18 e 24 anni senza diploma superiore (o qualifica professionale) fossero meno del 10% del totale. Nel febbraio 2021 l&#8217;obiettivo è stato abbassato al 9%.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-labbandono-scolastico/"><br />
                &#8220;Che cos&#8217;è l&#8217;abbandono scolastico&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<p>In un quadro di miglioramento, resta comunque forte la prevalenza degli abbandoni in alcuni contesti territoriali e sociali. <strong>Il fenomeno supera ancora il 9% nelle città</strong>. E la situazione, in base ai dati dell&#8217;ultimo censimento, appare <strong>più grave nei quartieri con più famiglie in potenziale disagio.</strong></p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p><form class="newsletter-subscribe newsletter-subscribe--one bg-grey3 sm-row-full justify-center" action="https://b7h3d.emailsp.com/frontend/subscribe.aspx" target="_blank">
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				Dichiaro di aver letto l&rsquo;<a href="https://www.openpolis.it/privacy-policy/" class="red1">informativa privacy</a> e presto il consenso al trattamento dei miei dati personali
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</p>
</div></p>
<h3 class="wp-block-heading">Quanti hanno abbandonato la scuola in Italia e in Ue</h3>
<p>Nel 2025 in media in Europa i giovani che avevano abbandonato la scuola prima del tempo erano il <strong>9,1% del totale</strong>. Una quota sempre più vicina al raggiungimento della soglia del 9%, fissata dalle istituzioni Ue come obiettivo per il 2030. In questo quadro, l&#8217;<strong>Italia</strong> rientra tra i 17 paesi che hanno già raggiunto il target.</p>
<div id="82-gli-abbandoni-scolastici-in-italia-nel-2025-piu-basso-dellobiettivo-ue-del-9" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">8,2% </span>i giovani italiani tra 18 e 24 anni che nel 2025 hanno al massimo la licenza media e non partecipano a un percorso di istruzione e formazione.</p>
</section>
<p><strong>Nel continente la situazione appare molto differenziata</strong>. Gli stati in cui il fenomeno incide maggiormente sono <strong>Romania</strong> e <strong>Germania</strong>, dove raggiunge rispettivamente il 15,5% e il 13,1%. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/alcuni-paesi-tra-cui-la-germania-si-stanno-allontanando-dagli-obiettivi-ue-sullabbandono-scolastico/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come abbiamo avuto modo di raccontare in passato</a>, quest&#8217;ultimo paese &#8211; insieme ad altri del nord Europa &#8211; negli anni scorsi si è allontanato dalla traiettoria europea.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-17-su-28-i-paesi-ue-che-hanno-raggiunto-lobiettivo-del-9-sullabbandono-scolastico/">Sono 17 su 28 i paesi Ue che hanno raggiunto l&#8217;obiettivo del 9% sull&#8217;abbandono scolastico</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-17-su-28-i-paesi-ue-che-hanno-raggiunto-lobiettivo-del-9-sullabbandono-scolastico/">Percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno al massimo la licenza media (2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_308695_tab1"><br />
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br />(pubblicati: giovedì 16 Aprile 2026)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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<div>
<p><label for="embed-chart-308695"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308695" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Tra i maggiori paesi dell&#8217;Ue da segnalare anche la <strong>Spagna</strong> &#8211; terza per incidenza del fenomeno (12,8%) &#8211; e la <strong>Francia</strong> dove si attesta al 7%. Incidenza ancora più contenuta in <strong>Polonia</strong>, dove scende al 4%.</p>
<p><strong>Le differenze tuttavia non sono solo tra paesi, ma anche al loro interno</strong>. A partire dalla faglia che divide città e aree rurali. A livello europeo, in media, il fenomeno colpisce soprattutto le aree rurali (9,6%) e gli abitati ad urbanizzazione intermedia (10,1%), mentre coinvolge relativamente meno le città (8%).</p>
<div id="strillo-testo-block_720adebb0afaa2d638802b92979eb366" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>In Italia l&#8217;abbandono scolastico è più frequente nelle città.</p>
</section></div>
<p><strong>Nel caso italiano, lo spaccato dell&#8217;abbandono scolastico rispetto al grado di urbanizzazione restituisce una fotografia diversa</strong>. Nelle città la quota di abbandoni precoci sfiora la doppia cifra (9,5%), mentre è sensibilmente più contenuto nelle aree intermedie (7,3%) e in quelle rurali (8%).</p>
<p>Segnale di una <strong>possibile difficoltà dei territori ad alta densità abitativa e, in particolare, delle loro periferie</strong>. Una difficoltà che spesso è collegata alla situazione socio-economica delle famiglie in queste zone, e che ci ricorda quanto la <strong>condizione di partenza e gli esiti educativi possano essere strettamente connessi</strong>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">La situazione dell&#8217;abbandono scolastico nelle città</h3>
<p>Per comprendere meglio tale tendenza, abbiamo approfondito i dati raccolti e pubblicati da Istat per la commissione periferie. Questi, sebbene meno aggiornati di quelli nazionali appena visti, consentono di <strong>ricostruire il fenomeno in modo più disaggregato</strong>, per i comuni capoluogo delle 14 città metropolitane oggetto di rilevazione nel 2021.</p>
<div id="oltre-un-quarto-dei-giovani-tra-18-e-24-anni-di-catania-ha-lasciato-la-scuola-prima-del-diploma-seguono-palermo-e-napoli" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>In media, gli abbandoni scolastici precoci incidono maggiormente a&nbsp;<strong>Catania</strong>, dove oltre un giovane su 4 ha lasciato la scuola prima di raggiungere il diploma (26,5% del totale nel 2021). Seguono&nbsp;<strong>Palermo</strong>&nbsp;al secondo posto con il 19,8% e&nbsp;<strong>Napoli</strong>&nbsp;al terzo con il 17,6%. I livelli di abbandono precoce sono leggermente più contenuti a&nbsp;<strong>Cagliari</strong>&nbsp;(16,3%) e&nbsp;<strong>Messina</strong>&nbsp;(14,6%). A metà classifica&nbsp;<strong>Genova</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Bari</strong>, entrambe con il 13,8%. Al di sotto del 10% <strong>Roma</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Reggio Calabria</strong>.</p>
<div id="strillo-testo-block_09da9e3aa206b839bf45580995d75d96" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>L&#8217;abbandono è più frequente tra i giovani non italiani.</p>
</section></div>
<p><strong>Tra i giovani con cittadinanza non italiana l&#8217;uscita precoce dal sistema di istruzione è ancora più frequente</strong>. A <strong>Catania</strong> sono il 68,6%, a <strong>Bari</strong> il 60%, a <strong>Cagliari</strong> il 59,2%. Superano il 50% anche <strong>Napoli</strong> (55,9%) e <strong>Palermo</strong> (54,2%) e <strong>Messina</strong> (53,2%). Si avvicina molto a questa quota <strong>Reggio Calabria</strong> (49% dei giovani stranieri nel 2021 aveva lasciato la scuola prima del diploma). <strong>I tassi di abbandono più contenuti tra i ragazzi stranieri si riscontrano a Roma, Bologna, Milano e Torino</strong>, dove comunque superano un terzo del totale.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-la-citta-dove-il-fenomeno-dellabbandono-scolastico-precoce-colpisce-in-modo-piu-ampio/">Catania è la città dove il fenomeno dell&#8217;abbandono scolastico precoce colpisce in modo più ampio</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-la-citta-dove-il-fenomeno-dellabbandono-scolastico-precoce-colpisce-in-modo-piu-ampio/">Percentuale di giovani 18-24 anni in uscita precoce dal sistema di istruzione, per segmento socio-demografico (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-la-citta-dove-il-fenomeno-dellabbandono-scolastico-precoce-colpisce-in-modo-piu-ampio/">Catania è la città dove il fenomeno dell&#8217;abbandono scolastico precoce colpisce in modo più ampio &#8211; Percentuale di giovani 18-24 anni in uscita precoce dal sistema di istruzione, per segmento socio-demografico (2021)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/09/catania-e-la-citta-dove-il-fenomeno-dellabbandono-scolastico-precoce-colpisce-in-modo-piu-ampio.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-307272"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307272" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p><strong>Tra le ragazze di 18-24 anni gli abbandoni precoci sono meno frequenti</strong>. Al primo posto si registra&nbsp;<strong>Catania</strong> con il 23,7%. Seguono alcune delle maggiori città del mezzogiorno come&nbsp;<strong>Palermo</strong>&nbsp;(18,1%), <strong>Napoli</strong>&nbsp;(15,7%),&nbsp;<strong>Messina</strong>&nbsp;(12,5%) e&nbsp;<strong>Cagliari</strong>&nbsp;(11,7%).</p>
<p><strong>L&#8217;avere i genitori a loro volta senza diploma è uno dei fattori che influisce più frequentemente sulla scelta dei giovani</strong> di lasciare il percorso di studi, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-2-3-dei-casi-i-figli-di-chi-non-ha-il-diploma-non-si-diplomano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come abbiamo avuto modo di raccontare in passato</a>. A testimonianza di come questo fenomeno <strong>contribuisca a irrigidire l&#8217;ascensore sociale</strong>. Oltre un terzo di chi ha lasciato la scuola precocemente ha i genitori senza diploma a&nbsp;<strong>Catania</strong>&nbsp;(36,5%). Quote significative anche a&nbsp;<strong>Cagliari</strong>&nbsp;(31,9%) e&nbsp;<strong>Palermo</strong>&nbsp;(29,1%).&nbsp;</p>
<h3 class="wp-block-heading">Gli abbandoni precoci nelle aree delle città con più famiglie in disagio</h3>
<p>Per questo motivo è interessante mettere a confronto due indicatori diversi, raccolti per le aree subcomunali delle città metropolitane italiane. Il primo è quello appena visto delle <strong>uscite precoci dal sistema di istruzione</strong>, che misura la quota di giovani di 18-24 anni con al massimo la licenza media, non iscritti a nessun corso regolare di studio.</p>
<p>Il secondo è l&#8217;<strong>incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico</strong>, calcolato come percentuale di famiglie che hanno figli a carico, in cui la persona di riferimento ha meno di 65 anni e nessun componente è occupato o percettore di pensione da lavoro. Una situazione che verosimilmente può condurre in una condizione di disagio economico per il nucleo familiare.</p>
<p>Il grafico mostra che, in generale, esiste una tendenza. <strong>Al crescere della percentuale di famiglie che si trovano in potenziale condizione di disagio</strong> economico<strong>, tende ad aumentare anche il tasso di giovani (18-24 anni) che hanno lasciato precocemente</strong> gli studi.</p>
<div id="i-quartieri-con-piu-famiglie-con-figli-in-disagio-spesso-sono-anche-quelli-con-piu-abbandoni-scolastici-precoci" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-quartieri-con-piu-famiglie-con-figli-in-disagio-spesso-sono-anche-quelli-con-piu-abbandoni-scolastici-precoci/">I quartieri con più famiglie con figli in disagio spesso sono anche quelli con più abbandoni scolastici precoci</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-quartieri-con-piu-famiglie-con-figli-in-disagio-spesso-sono-anche-quelli-con-piu-abbandoni-scolastici-precoci/">Confronto tra le uscite precoci dal sistema di istruzione e l’incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico nelle aree subcomunali delle città metropolitane</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_307283_tab1" role="tab" aria-controls="chart_307283_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_307283_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
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<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-quartieri-con-piu-famiglie-con-figli-in-disagio-spesso-sono-anche-quelli-con-piu-abbandoni-scolastici-precoci/">I quartieri con più famiglie con figli in disagio spesso sono anche quelli con più abbandoni scolastici precoci &#8211; Confronto tra le uscite precoci dal sistema di istruzione e l’incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico nelle aree subcomunali delle città metropolitane</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_307283_tab3"></p>
<p>Il grafico mostra la relazione tra due indicatori, entrambi calcolati al 2021:</p>
<ul>
<li>Uscita precoce dal sistema di istruzione (18-24 anni): calcola il rapporto tra il totale delle persone di 18-24 anni con al più il diploma di scuola secondaria di primo grado (licenza media) e non iscritti a nessun corso regolare di studio e il totale delle persone di 18-24 anni;</li>
<li>Incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico: calcola il rapporto percentuale tra il numero di famiglie con figli la cui persona di riferimento ha fino a 64 anni e nelle quali nessun componente è occupato o percettore di una pensione da lavoro e il totale delle famiglie.</li>
</ul>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/09/i-quartieri-con-piu-famiglie-con-figli-in-disagio-spesso-sono-anche-quelli-con-piu-abbandoni-scolastici-precoci.png" target="_blank" download></a></p></div>
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                                          data-param-text="I quartieri con più famiglie con figli in disagio spesso sono anche quelli con più abbandoni scolastici precoci"
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                                          data-param-text="I quartieri con più famiglie con figli in disagio spesso sono anche quelli con più abbandoni scolastici precoci"
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<div>
<p><label for="embed-chart-307283"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307283" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/i-quartieri-con-piu-famiglie-con-figli-in-disagio-spesso-sono-anche-quelli-con-piu-abbandoni-scolastici-precoci/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Questa relazione suggerisce che il contesto socio-economico svantaggiato possa rappresentare un <strong>fattore di rischio per l&#8217;abbandono scolastico</strong>. Va ovviamente tenuto presente che una correlazione di per sé non implica una causalità diretta. L&#8217;abbandono scolastico e il disagio economico potrebbero essere entrambi sintomi di fattori strutturali più ampi, come la qualità dell&#8217;offerta formativa in alcune aree o la mancanza di opportunità lavorative qualificate. Situazioni che dovrebbero essere verificate con ulteriori indagini, zona per zona.</p>
<div id="serve-intervenire-sulla-relazione-tra-svantaggio-socio-economico-e-dispersione-scolastica" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Allo stesso tempo, va considerato che <strong>le cause potenziali sono state ampiamente approfondite dalla letteratura in materia</strong>. Le difficoltà economiche familiari possono limitare l&#8217;accesso a risorse educative aggiuntive, creando la necessità di un ingresso precoce nel mondo del lavoro (talvolta anche informale), o semplicemente riflettere un minor capitale culturale che supporti il percorso formativo.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>La condizione socioeconomica degli studenti pare esercitare l’influenza più forte sulla probabilità dell’abbandono precoce dei percorsi di istruzione e formazione rispetto ad altri fattori. Situazioni familiari difficili come disoccupazione, basso reddito del nucleo familiare e scarsi livelli di istruzione dei genitori possono avere un effetto diretto e duraturo sulla carriera scolastica degli studenti, sul loro atteggiamento nei confronti dello studio, sui loro risultati scolastici e, di conseguenza, ciò può indurli a decidere di abbandonare precocemente i percorsi di istruzione e formazione</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://eurydice.indire.it/wp-content/uploads/2016/06/Tackling-Early-Leaving-from-Education-and-Training-in-Europe-Strategies-Policies-and-Measures_IT.pdf" target="_blank">&#8211; Eurydice, Lotta all’abbandono precoce dei percorsi di istruzione e formazione in Europa – Strategie, politiche e misure (2014)</a>
									            </div>
</section>
<p><strong>Intervenire alla radice di questo svantaggio socio-economico</strong>, che talvolta si traduce in un abbandono vero e proprio della scuola, ma molto più spesso in bassi apprendimenti e dispersione implicita, <strong>è cruciale per migliorare le prospettive future di ragazze e ragazzi </strong>che nei prossimi giorni inizieranno (o, purtroppo, non inizieranno) l&#8217;anno scolastico.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, città per città</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Bari.xls">Bari</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Bologna.xls">Bologna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Cagliari.xls">Cagliari</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Catania.xls">Catania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Firenze.xls">Firenze</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Genova.xls">Genova</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Messina.xls">Messina</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Milano.xls">Milano</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Napoli.xls">Napoli</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Palermo.xls">Palermo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Reggio+Calabria.xls">Reggio Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Roma.xls">Roma</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Torino.xls">Torino</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Venezia.xls">Venezia</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. </p>
<p>Fonte: <a href="https://www.magnific.com/free-photo/students-seating-chairs-group-people-business-conference-modern-classroom-daytime_9831239.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=8&amp;uuid=47fd022c-d427-4833-9959-d45a6b2310a9&amp;track=ais_hybrid&amp;query=liceo" type="link" id="https://www.magnific.com/free-photo/students-seating-chairs-group-people-business-conference-modern-classroom-daytime_9831239.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=8&amp;uuid=47fd022c-d427-4833-9959-d45a6b2310a9&amp;track=ais_hybrid&amp;query=liceo">Standret</a> (<a href="https://www.magnific.com/ai/docs/licenses-attribution" type="link" id="https://www.magnific.com/ai/docs/licenses-attribution">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-in-italia-in-europa-e-nelle-citta/">L&#8217;abbandono scolastico in Italia, in Europa e nelle città</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nelle aree interne il Pnrr rischia di accentuare le disuguaglianze</title>
		<link>https://www.openpolis.it/nelle-aree-interne-il-pnrr-rischia-di-accentuare-le-disuguaglianze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 05:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=309577</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il piano destina alle zone più periferiche del paese 22 miliardi di euro. Il 70% dei progetti risulta già concluso ma sono proprio i comuni che ne avrebbero più bisogno quelli a essere in ritardo. Il rischio è che il piano acuisca le disuguaglianze che puntava ad abbattere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/nelle-aree-interne-il-pnrr-rischia-di-accentuare-le-disuguaglianze/">Nelle aree interne il Pnrr rischia di accentuare le disuguaglianze</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>In Italia esistono oltre 3.800 comuni classificati come <strong>aree interne</strong>. Vale a dire territori distanti dai grandi centri dove l&#8217;offerta di servizi essenziali come scuole, ospedali e stazioni ferroviarie è maggiore. Si tratta di più della metà dei comuni italiani. Aree che, nonostante lo <strong>spopolamento</strong> in corso da decenni, continuano a ospitare <strong>oltre 13 milioni di persone</strong>, circa un quinto della popolazione nazionale.</p>
</p>
<p>Sotto questa etichetta tuttavia <strong>convivono realtà anche molto diverse tra loro</strong>. Troviamo infatti piccoli comuni montani in declino demografico, territori a economia fragile del mezzogiorno, aree benestanti ma poco dinamiche del centro-nord e zone dinamiche e attrattive vicine ai grandi assi produttivi.</p>
</p>
<p>È in questo scenario che si inserisce il <strong>piano nazionale di ripresa e resilienza</strong> (Pnrr) che, accanto a misure pensate specificamente per le aree interne, mette in campo un ventaglio molto ampio di investimenti generali.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">21,9 mld € </span>le risorse del Pnrr destinante alle aree interne.</p>
</section>
</p>
<p>Se da un lato, in base ai dati, l&#8217;attuazione dei progetti in queste zone procede complessivamente meglio della media nazionale, dall&#8217;altro emerge un elemento critico. <strong>Sono proprio i comuni con i divari più marcati &#8211; quelli più periferici, con minore capacità amministrativa e a economia più fragile &#8211; ad accumulare i maggiori ritardi nella realizzazione degli interventi</strong>. Il rischio quindi è che il Pnrr finisca per ampliare alcune disuguaglianze territoriali che si proponeva di ridurre.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Cosa sono le aree interne</h3>
</p>
<p>Le differenze territoriali italiane sono state per decenni raccontate attraverso la dicotomia nord-sud. Una lettura che però trascura le <strong>forti eterogeneità interne alle macro-aree e alle singole regioni</strong>. Per cogliere le disuguaglianze legate all&#8217;accesso ai servizi è più efficace un altro tipo di confronto: quello tra centro e periferia.</p>
</p>
<p>È su questa base che si è iniziato a <strong>classificare i comuni in base alla loro</strong> <strong>distanza dai &#8220;poli&#8221; di offerta di servizi</strong>. Cioè i centri che dispongono contemporaneamente di almeno un ospedale con pronto soccorso, una scuola secondaria superiore e una stazione ferroviaria &#8220;silver&#8221;. A seconda dei tempi di percorrenza i territori sono suddivisi in poli (e poli intercomunali), aree di cintura, aree intermedie, periferiche e ultra-periferiche.</p>
</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		I comuni intermedi, periferici e ultra-periferici sono classificati come &#8220;aree interne&#8221;.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-aree-interne/"><br />
                &#8220;Che cosa sono le aree interne&#8221;</a></span></p></div>
</section>
</p>
<p>Con l&#8217;aggiornamento della classificazione, risultano <strong>1.928 comuni intermedi, 1.524 periferici e 382 ultra-periferici</strong>. Sono territori concentrati soprattutto nel mezzogiorno, prevalentemente rurali, a bassa densità abitativa e, per circa la metà, montani o situati in isole minori.</p>
</p>
<p>I divari rispetto ai centri urbani sono netti su più fronti. Le aree interne hanno una <strong>popolazione mediamente più anziana</strong>: i giovani under 14 sono l&#8217;11,6% (10,7% nei comuni ultraperiferici) contro il 12% dei poli, mentre gli ultrasettantenni arrivano al 20% nelle aree ultraperiferiche contro il 18,2% dei centri. I <strong>redditi imponibili sono mediamente inferiori</strong> del 20% rispetto ai centri, con un divario che sale fino al 30% tra i poli e i comuni ultraperiferici. Sul fronte dei <strong>servizi</strong>, la dotazione di posti letto sanitari è modesta e le farmacie sono distribuite in modo discontinuo. Inoltre si registra una diffusa &#8220;<strong>desertificazione bancaria</strong>&#8221; e un <strong>forte divario nella copertura della rete internet in fibra</strong> <strong>ottica</strong>. Carenti anche i <strong>servizi per l&#8217;infanzia</strong>: la copertura degli asili nido è inferiore al 10%, la metà rispetto ai poli.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lassenza-di-servizi-nelle-aree-interne-incentiva-il-circolo-vizioso-dellabbandono/">L&#8217;assenza di servizi nelle aree interne incentiva il circolo vizioso dell&#8217;abbandono</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lassenza-di-servizi-nelle-aree-interne-incentiva-il-circolo-vizioso-dellabbandono/">Alcuni indicatori sui servizi essenziali disponibili nei comuni delle aree interne</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_309528_tab1" role="tab" aria-controls="chart_309528_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_309528_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/lassenza-di-servizi-nelle-aree-interne-incentiva-il-circolo-vizioso-dellabbandono/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/08/lassenza-di-servizi-nelle-aree-interne-incentiva-il-circolo-vizioso-dellabbandono.png" placeholder ></amp-img></p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_309528_tab3"></p>
<p>Utilizza il menu a tendina per visualizzare i dati dei diversi indicatori.</p>
<p>I dati riguardanti i posti letto sono ogni mille abitanti, tutti gli altri invece sono quote percentuali. Gli utenti del trasporto scolastico sono calcolati sulla fascia di età 3-14 anni, mentre quelli degli asili nido sulla fascia 0-2.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Corte dei conti, Istat, Opencivitas, Ministero della salute e Agcom                                                                <br />(pubblicati: venerdì 29 Maggio 2026)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/08/lassenza-di-servizi-nelle-aree-interne-incentiva-il-circolo-vizioso-dellabbandono.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-309528"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309528" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>C&#8217;è poi un altro elemento di fondamentale importanza che è la <strong>qualità e la capacità amministrativa</strong> che si registra in queste zone più carenti in termini di servizi. Per valutare questo aspetto è stato introdotto il cosiddetto <a href="https://www.gssi.it/images/discussion%20papers%20rseg/2024/DPRSEG_2024-06.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Municipal administration quality index (Maqi)</a>. Vale a dire un un indicatore che analizza oggettivamente, attraverso fonti nazionali, la burocrazia, i politici locali e la performance economico-fiscale dei comuni, tramite indicatori su istruzione, turnover, equilibrio di genere, capacità di spesa, riscossione e investimento.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_3727d18126ea472de655cbc6ced2d045" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>In genere nelle aree interne si registra una qualità amministrativa inferiore.</p>
</section></div>
</p>
<p>Le aree interne mostrano generalmente una qualità amministrativa inferiore rispetto ai poli. Tuttavia, al loro interno, i comuni periferici e ultra-periferici registrano spesso valori medi più alti. Questo probabilmente è possibile perché <strong>spesso comunità piccole e coese favoriscono coordinamento e partecipazione locale</strong>.</p>
</p>
<p>Il divario tra poli e aree interne è <strong>più marcato nel centro-nord</strong> mentre nel mezzogiorno risulta più sfumato, complice il fatto che anche i poli meridionali si collocano su livelli bassi dell&#8217;indice.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La strategia nazionale per le aree interne</h3>
</p>
<p>Per contrastare la marginalizzazione strutturale di queste zone del paese, nel 2012 è stata istituita la <a href="https://politichecoesione.governo.it/it/politica-di-coesione/strategie-tematiche-e-territoriali/strategie-territoriali/strategia-nazionale-aree-interne-snai/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Strategia nazionale per le aree interne</a> (Snai). Un programma che, attraverso un approccio <em>place-based</em> integrato e partecipato, puntava a rinnovare le politiche per promuovere crescita economica, coesione territoriale e qualità della vita dei residenti.</p>
</p>
<p>La strategia, nella sua versione originaria, puntava ad agire su due fronti: il <strong>riequilibrio dei servizi essenziali e lo sviluppo locale</strong>. Quest&#8217;ultimo in particolare era articolato su cinque ambiti che vanno dalla tutela del territorio alla valorizzazione delle risorse naturali e culturali, fino alle filiere agro-alimentari e alle energie rinnovabili.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_d72f9f90ee49233a24e98a2f51239326" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Nel primo ciclo di programmazione la Snai ha accumulato forti ritardi.</p>
</section></div>
</p>
<p>Durante il primo ciclo di attuazione (2014-2020) le aree individuate erano state 72 per un totale di 1.077 comuni, a cui si sono aggiunte 56 nuove aree (764 comuni) nel secondo ciclo della strategia (2021-2027). Nel 2023 è stato introdotto il <a href="https://politichecoesione.governo.it/media/jhld12qn/psnai_finale_30072025_clean_ministro.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Piano strategico nazionale delle aree interne (Psnai)</a>, che ha ancorato esplicitamente la Snai ai fondi di coesione e al Pnrr.</p>
</p>
<p>Una recente <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2025-0992/index.html?com.dotmarketing.htmlpage.language=1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">valutazione</a> della <strong>Banca d&#8217;Italia</strong> sull&#8217;efficacia della strategia a dieci anni dalla sua introduzione restituisce un quadro interlocutorio. Da un lato <strong>non emergono ancora effetti significativi sulle dinamiche demografiche né sui prezzi immobiliari</strong>, a conferma che il contrasto allo spopolamento richiede tempi lunghi. Si registrano invece <strong>effetti positivi sulla densità di imprese e sulla nascita di nuove unità locali</strong>, in particolare nel manifatturiero e nelle costruzioni. Tuttavia <strong>non emergono impatti misurabili sull&#8217;occupazione</strong>. </p>
</p>
<p>Lo stesso studio evidenzia come la capacità amministrativa locale sia decisiva. <strong>I comuni più efficienti attraggono e utilizzano meglio le risorse. Al contrario, nei territori con qualità amministrativa più debole l&#8217;impatto della strategia tende ad annullarsi</strong>. Questa dinamica comporta il rischio che i territori più fragili restino esclusi dai benefici redistributivi del programma.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>The quality of local administrations influences both the ability to attract external resources [&#8230;] and the capacity to effectively manage and allocate them once received. Our results indicate that the effects on the number of local business units are stronger in municipalities with higher administrative quality. [&#8230;] Municipalities with more capable administrations tend to experience more pronounced improvements in local business density, highlighting the role of governance quality in shaping the policy’s effectiveness.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2025-0992/index.html?com.dotmarketing.htmlpage.language=1" target="_blank">&#8211; Michele Mariani, Ten years on: has Italy&#8217;s Inner Areas Strategy paid off? (Banca d&#8217;Italia, maggio 2025)</a>
									            </div>
</section>
<p><div id="la-riduzione-dei-divari-territoriali-era-una-delle-priorita-trasversali-del-pnrr-il-piano-ha-destinato-circa-22-miliardi-alle-aree-interne" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Gli investimenti del Pnrr per le aree interne</h3>
</p>
<p>In origine il Pnrr integrava la Snai attraverso due sub-investimenti: 725 milioni per le <strong>infrastrutture sociali di comunità</strong> e 100 milioni per la <strong>sanità di prossimità</strong> affidata alle farmacie rurali. La <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/come-cambiato-il-pnrr-italiano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">revisione del piano di fine 2023</a> ha però definanziato l&#8217;intervento sociale. Una parte dei progetti già in corso sono rimasti coperti da risorse nazionali precedenti per 255 milioni. I restanti 500 milioni sono stati <a href="https://www.openpolis.it/come-saranno-finanziate-le-misure-stralciate-dal-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rifinanziati con un decreto legge del 2024</a> tramite finanza ordinaria. È stato invece mantenuto il finanziamento per lo sviluppo delle <a href="https://openpnrr.it/misure/220/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">strutture sanitarie di prossimità</a>.</p>
</p>
<p>Oltre a questo intervento, il Pnrr include altre misure destinate prioritariamente alle aree interne. Tra queste, oltre un miliardo per l&#8217;<a href="https://openpnrr.it/misure/63/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">attrattività dei borghi</a> con meno di 5mila abitanti, 200 milioni per lo sviluppo sostenibile di <a href="https://openpnrr.it/misure/49/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">19 isole minori non interconnesse</a>, 135 milioni per le <a href="https://openpnrr.it/misure/80/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Green communities</em></a> nei territori rurali e montani e un sostegno alle <a href="https://openpnrr.it/misure/86/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">comunità energetiche</a> nei comuni sotto i 5mila abitanti, il cui stanziamento è stato ridotto da 2,2 miliardi a 795,5 milioni con le varie revisioni del piano. A questi si aggiungono, dal Piano nazionale complementare, ulteriori 300 milioni per la <a href="https://openpnrr.it/misure/364/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">messa in sicurezza della rete stradale secondaria</a>.</p>
</p>
<p>Oltre a queste misure con finalità esplicitamente territoriale, alle aree interne sono state dedicate anche altre risorse provenienti dalle misure a finalità generale. In base a una recente <a href="https://www.corteconti.it/HOME/StampaMedia/Notizie/DettaglioNotizia?Id=04a4b7cd-d77f-49e7-b9b7-e24fe8edac7f" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazione</a> della <strong>Corte dei conti</strong>, considerando solo i progetti situati univocamente in un singolo comune classificato come area interna, si contano <strong>circa 175mila interventi per un valore complessivo di 31,4 miliardi di euro, di cui 21,9 miliardi finanziati dal Pnrr</strong>.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">174.571 </span>i progetti finanziati dal Pnrr localizzabili univocamente nei comuni delle aree interne.</p>
</section>
</p>
<p>Oltre un quinto di questi finanziamenti (21,4%) è destinato ai servizi per l&#8217;istruzione. La componente riguardante l’<strong>efficienza energetica</strong> invece assorbe circa il 18% degli investimenti. Altri investimenti riguardano <strong>digitalizzazione</strong> <strong>e competitività</strong> ed <strong>economia circolare e agricoltura</strong>. Stanziamenti rilevanti interessano anche il <strong>turismo</strong>, gli interventi per la <strong>riduzione dei rischi idrogeologici</strong> e per le <strong>reti sanitarie di prossimità e la telemedicina</strong>.</p>
</p>
<p><div id="i-progetti-finanziati-sono-circa-175mila-gli-investimenti-si-concentrano-su-istruzione-efficienza-energetica-e-digitalizzazione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-pnrr-circa-22-miliardi-per-le-aree-interne/">Dal Pnrr circa 22 miliardi per le aree interne</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-pnrr-circa-22-miliardi-per-le-aree-interne/">Gli investimenti del Pnrr localizzabili nelle aree interne, per componente</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Corte dei conti e Istat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 3 Marzo 2026)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-309532"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309532" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Guardando al tipo di intervento, la maggior parte dei progetti nelle aree interne consiste in <strong>incentivi e contributi.</strong> Rientrano in questa categoria oltre il 64% dei progetti che cubano il 42% dei finanziamenti Pnrr. Le <strong>opere pubbliche</strong> rappresentano invece solo il 5,6% dei progetti ma assorbono ben <strong>9,6 miliardi</strong>, pari al 44% dei finanziamenti Pnrr.</p>
</p>
<p>A livello territoriale, <strong>il mezzogiorno attrae la quota maggiore di risorse (16,9 miliardi)</strong>. Ciò in coerenza con la maggiore diffusione delle aree interne al sud, dove si concentra il 67% dei comuni così classificati.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">56% </span>la quota di risorse Pnrr destinate alle aree interne del mezzogiorno.</p>
</section>
</p>
<p>La <strong>Sicilia</strong> è la prima regione per interventi finanziati, seguita da <strong>Puglia</strong> ed <strong>Emilia-Romagna</strong>. Agli ultimi posti si collocano Valle d&#8217;Aosta, Liguria e Friuli-Venezia Giulia.</p>
</p>
<p><div id="il-70-dei-progetti-e-gia-concluso-ma-solo-il-39-delle-opere-pubbliche-e-completato-o-in-fase-di-collaudo" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Lo stato di attuazione dei progetti Pnrr nelle aree interne</h3>
</p>
<p>Sul fronte dell&#8217;attuazione, secondo la già citata relazione della Corte dei conti, a inizio marzo 2026 l&#8217;avanzamento finanziario &#8211; cioè la quota di pagamenti effettuati sul finanziamento totale &#8211; era pari al <strong>57% per i progetti delle aree interne, a fronte di una media totale del 46%</strong>. Tale risultato va però interpretato con cautela. Nelle aree interne infatti i progetti hanno generalmente dimensioni minori, di conseguenza procedono più in fretta di quelli complessi e di importo maggiore.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>I dati sembrano suggerire che il PNRR raggiunge formalmente anche i territori più marginali, ma con progetti di dimensione ridotta rispetto al bisogno, e con un’intensità di intervento che nelle aree più fragili risulta sistematicamente inferiore al peso demografico.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.corteconti.it/HOME/StampaMedia/Notizie/DettaglioNotizia?Id=04a4b7cd-d77f-49e7-b9b7-e24fe8edac7f" target="_blank">&#8211; Corte dei conti, Relazione sullo stato di attuazione del piano nazionale di ripresa e resilienza (29 maggio 2026)</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Guardando invece all&#8217;avanzamento procedurale &#8211; vale a dire le fasi effettive di realizzazione dalla progettazione al collaudo &#8211; i progetti conclusi nelle aree interne sono <strong>oltre 122mila</strong>. Tuttavia tali opere cubano complessivamente circa il 46% del finanziamento complessivo. Ciò significa che <strong>i progetti ancora in corso assorbono il 54% degli investimenti</strong>. Tra gli interventi attivi, in termini di importo, il 2% si trova nelle fasi preliminari o di aggiudicazione, <strong>il 32% è in fase esecutiva</strong> e il 13% è in fase di collaudo. L’11% dei progetti (8% in termini finanziari) non presenta dati o non risulta avviato, evidenziando <strong>criticità di rendicontazione o attuazione</strong>.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-70-dei-progetti-pnrr-nelle-aree-interne-e-gia-concluso/">Il 70% dei progetti Pnrr nelle aree interne è già concluso</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-70-dei-progetti-pnrr-nelle-aree-interne-e-gia-concluso/">Distribuzione dei progetti Pnrr nelle aree interne per natura del Cup e fase attuativa dell’iter</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_309537_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/il-70-dei-progetti-pnrr-nelle-aree-interne-e-gia-concluso/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/08/il-70-dei-progetti-pnrr-nelle-aree-interne-e-gia-concluso.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-70-dei-progetti-pnrr-nelle-aree-interne-e-gia-concluso/">Il 70% dei progetti Pnrr nelle aree interne è già concluso &#8211; Distribuzione dei progetti Pnrr nelle aree interne per natura del Cup e fase attuativa dell’iter</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_309537_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_309537_tab3"></p>
<p>Il grafico mostra la ripartizione dei progetti finanziati dal Pnrr nelle aree interne per fase dell&#8217;iter attuativo. La percentuale non rappresenta la numerosità dei progetti ma il loro valore economico totale.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Corte dei conti e Istat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 3 Marzo 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/08/il-70-dei-progetti-pnrr-nelle-aree-interne-e-gia-concluso.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-309537"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309537" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>L’iter varia sensibilmente in base alla <strong>natura dell’intervento</strong>. Per i contributi a soggetti diversi da imprese, il 95% dei progetti risulta già concluso grazie a un ciclo di due sole fasi. Al contrario, <strong>per le opere pubbliche la quota di interventi ultimati è solo del 10%</strong>, con il 29% al collaudo e oltre la metà ancora in esecuzione.</p>
</p>
<p>Anche l&#8217;avanzamento fisico conferma il ruolo della <strong>capacità amministrativa</strong>. Soffermandoci sulle opere pubbliche, possiamo osservare che i comuni con capacità amministrativa alta e molto alta (gli ultimi due quintili dell&#8217;indice Maqi) raggiungono rispettivamente oltre il 30% di progetti conclusi e il 12% di opere in collaudo.</p>
</p>
<p><div id="i-comuni-con-maggiore-qualita-amministrativa-sono-piu-avanti-nella-realizzazione-delle-opere-pnrr" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-comuni-con-alta-capacita-amministrativa-sono-piu-avanti-nella-realizzazione-delle-opere-pnrr/">I comuni con alta capacità amministrativa sono più avanti nella realizzazione delle opere Pnrr</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-comuni-con-alta-capacita-amministrativa-sono-piu-avanti-nella-realizzazione-delle-opere-pnrr/">Quota percentuale di progetti Pnrr nelle aree interne conclusi o in collaudo sulla base della capacità amministrativa del comune</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_309540_tab1" role="tab" aria-controls="chart_309540_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_309540_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_309540_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/i-comuni-con-alta-capacita-amministrativa-sono-piu-avanti-nella-realizzazione-delle-opere-pnrr/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/08/i-comuni-con-alta-capacita-amministrativa-sono-piu-avanti-nella-realizzazione-delle-opere-pnrr.png" placeholder ></amp-img></p>
<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-comuni-con-alta-capacita-amministrativa-sono-piu-avanti-nella-realizzazione-delle-opere-pnrr/">I comuni con alta capacità amministrativa sono più avanti nella realizzazione delle opere Pnrr &#8211; Quota percentuale di progetti Pnrr nelle aree interne conclusi o in collaudo sulla base della capacità amministrativa del comune</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Corte dei conti, Istat e Gssi                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 3 Marzo 2026)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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<div>
<p><label for="embed-chart-309540"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309540" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il rischio di un peggioramento dei divari</h3>
</p>
<p>Le aree interne presentano svantaggi strutturali rispetto ai poli, oltre a caratteristiche molto eterogenee che richiedono <strong>interventi mirati</strong> <strong>e tarati sui fabbisogni dei singoli territori</strong>. In questo contesto, il Pnrr rappresentava un&#8217;opportunità importante.</p>
</p>
<p>Tuttavia i dati dimostrano come <strong>l&#8217;attuazione delle opere finanziate dal piano proceda più lentamente proprio nei comuni che presentano i disagi maggiori</strong>: i più periferici, i più fragili economicamente, quelli con amministrazioni meno capaci. Sono queste zone, quelle che ne avrebbero più bisogno, a rischiare maggiormente di perdere parte delle risorse stanziate.</p>
</p>
<p>C&#8217;è la<strong> possibilità concreta che il Pnrr finisca per ampliare alcune delle disuguaglianze territoriali che si proponeva di contrastare</strong>. Per questo, il tema del potenziamento della capacità amministrativa locale emerge come uno snodo cruciale per il futuro delle politiche di coesione nelle aree interne italiane.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il nostro osservatorio sul Pnrr</h3>
</p>
<p>Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Oltre agli&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articoli di approfondimento</a>&nbsp;sullo stato di attuazione e sulle misure presenti nel piano, mettiamo a disposizione anche la piattaforma&nbsp;<a href="http://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">openpnrr.it</a>&nbsp;che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri&nbsp;<a href="https://openpnrr.it/opendata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">open data</a>&nbsp;che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-306091"><div class="mt-40">
<div class="mb-10">
      <amp-img decoding="async" src="/wp-content/uploads/2025/03/cofinanziato_eu.png" alt="Logo 1" class="fixed" width="250" height="67" layout="fixed"></amp-img>
  </div>
</div>
</div></p>
<p><em>Finanziato dall&#8217;Unione europea. Le opinioni espresse appartengono tuttavia al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni dell&#8217;Unione europea o della Commissione europea (amministrazione erogatrice). Né l&#8217;Unione europea né l&#8217;amministrazione erogatrice possono esserne ritenute responsabili.</em></p>
</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://www.magnific.com/free-photo/look-from-red-roofs-old-italian-town_1471421.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=3&amp;uuid=24463d54-2893-4c33-a2c7-cb492d16a646&amp;track=ais_hybrid&amp;query=paese+italia">freepic.diller</a> (<a href="https://www.magnific.com/ai/docs/licenses-attribution">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/nelle-aree-interne-il-pnrr-rischia-di-accentuare-le-disuguaglianze/">Nelle aree interne il Pnrr rischia di accentuare le disuguaglianze</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’Italia è penultima in Europa per giovani laureati</title>
		<link>https://www.openpolis.it/litalia-e-penultima-in-europa-per-giovani-laureati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=308123</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'Italia è ancora lontana dall'obiettivo europeo del 45% di laureati tra i giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni. Sull'accesso all'istruzione terziaria, i divari economici giocano spesso un ruolo troppo importante.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-penultima-in-europa-per-giovani-laureati/">L’Italia è penultima in Europa per giovani laureati</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p><strong>In Italia il tasso di giovani laureati nel 2025 era pari a 31,1%</strong>. È il secondo valore più basso in Europa (dopo la Romania), di quasi 14 punti percentuali più basso rispetto alla media europea. Dietro questo numero ci sono numerose cause. Tra queste, la condizione familiare assume un ruolo importante: tra i paesi Ocse, infatti, l’Italia è uno di quelli con i divari di accesso più marcati tra le famiglie avvantaggiate e quelle svantaggiate.</p>
</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il confronto a livello europeo</h3>
</p>
<p>Nel 2025 il 44,8% dei giovani europei tra 25 e 34 anni possedeva un titolo di studio terziario (lauree o equivalenti). Nonostante l&#8217;aumento rispetto all&#8217;anno precedente (44,1%), ancora non risultava pienamente raggiunto l&#8217;obiettivo comunitario del 45%, fissato per il 2030. Oltretutto, confrontando i singoli dati nazionali, emergono divari marcati tra i paesi europei.</p>
</p>
<p><div id="in-italia-il-311-dei-giovani-aveva-una-laurea-nel-2025-penultimo-tra-i-27-paesi-dellue" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2025-litalia-era-il-penultimo-paese-europeo-per-incidenza-di-laureati-tra-i-25-e-i-34-anni/">Nel 2025 l&#8217;Italia era il penultimo paese europeo per incidenza di laureati tra i 25 e i 34 anni</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2025-litalia-era-il-penultimo-paese-europeo-per-incidenza-di-laureati-tra-i-25-e-i-34-anni/">Incidenza di persone con titolo di istruzione terziario nella fascia d&#8217;età 25-35 anni (2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Eurostat                                                            </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/08/nel-2025-litalia-era-il-penultimo-paese-europeo-per-incidenza-di-laureati-tra-i-25-e-i-34-anni.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-309069"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309069" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Nel 2025, l&#8217;incidenza di laureati superava la media europea in 11 stati. Come l&#8217;anno precedente, l&#8217;<strong>Irlanda era il primo paese (66,8%)</strong> a cui seguivano Lussemburgo (65%), Lituania (60,8%) e Cipro (60%). In 4 paesi il valore si aggirava attorno alla media europea mentre negli altri risultava inferiore. <strong>Tra questi ultimi c&#8217;era anche l&#8217;Italia, che registrava la seconda quota di laureati più bassa nell&#8217;intera Unione europea (31,1%), dietro solo alla Romania (23%).</strong> Lo scarto con la media europea era di 13,7 punti percentuali. Da notare inoltre che rispetto al 2024 il dato italiano risultava leggermente inferiore (31,6%).</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come incide la situazione socio-economica</h3>
</p>
<p>Le spese da sostenere per una famiglia che decide di appoggiare gli studi dei figli sono di base numerose ma lo sono ancora di più per chi decide di studiare lontano da casa.</p>
</p>
<p>Secondo l&#8217;<em><a href="https://op.europa.eu/webpub/eac/education-and-training-monitor/en/comparative-report/executive-summary.html" type="link" id="https://op.europa.eu/webpub/eac/education-and-training-monitor/en/comparative-report/executive-summary.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">education and training monitor</a></em>, strumento di controllo e valutazione dello stato dell&#8217;educazione in Unione europea, <strong>l&#8217;educazione terziaria continua a influire sulla mobilità sociale e ad essere quindi uno strumento per migliorare la propria condizione economica.</strong> Tuttavia permangono dei divari nella possibilità di accedere a questi percorsi, che vanno a svantaggio proprio di chi avrebbe più bisogno di migliorare la propria condizione socioeconomica. Parliamo di disparità territoriali, di genere, legate al background familiare, alla presenza di disabilità o al paese di origine.</p>
</p>
<p><div id="in-italia-le-differenze-di-accesso-sono-legate-alla-condizione-economica-della-famiglia-e-al-titolo-di-studio-dei-genitori" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Nel 2023 l&#8217;<a href="https://op.europa.eu/webpub/eac/education-and-training-monitor/en/comparative-report/chapter-6.html#:~:text=6.1.2.%20Broadening%20participation%20in%20tertiary%20education" type="link" id="https://op.europa.eu/webpub/eac/education-and-training-monitor/en/comparative-report/chapter-6.html#:~:text=6.1.2.%20Broadening%20participation%20in%20tertiary%20education" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ocse</a> ha provato a quantificare tali divari per le persone che provengono da contesti svantaggiati. Se è vero che, considerando la fascia d&#8217;età compresa tra 25 e 44 anni, sono aumentati rispetto al ciclo precedente d&#8217;indagine, <strong>rimane comunque ampio il divario rispetto a chi proviene da contesti più agiati, in particolar modo se si confrontano i figli di chi ha già una laurea con quelli dei non laureati.</strong> Sempre secondo l&#8217;Ocse, nei paesi analizzati, la differenza tra le due categorie è di circa 20 punti percentuali in Svezia e Danimarca e <strong>supera i 45 in Polonia, Portogallo, Ungheria e Italia, dove si oltrepassano i 50 punti percentuali.</strong></p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le differenze territoriali tra i laureati in Italia</h3>
</p>
<p>Nonostante nel 2025 fosse fanalino di coda a livello europeo, l&#8217;Italia registra un aumento costante dei giovani laureati. <strong>Tra il 2017 e il 2025, il dato è aumentato di 4,2 punti percentuali</strong>, passando dal 26,9% al 31,1%.</p>
</p>
<p>Tuttavia, <strong>questa dinamica non è uniforme su tutto il territorio nazionale</strong> e si può vedere grazie agli indicatori sul benessere equo e sostenibile dei territori (BesT), elaborati da Istat. Si tratta di dati leggermente diversi da quelli raccolti a livello europeo. Innanzitutto, il periodo di rilevazione su cui a oggi sono disponibili dati va dal 2018 al 2024, mentre i dati sul 2025 dovrebbero essere pubblicati da Istat entro la fine del 2026. Inoltre, la percentuale è calcolata tra le persone che hanno un&#8217;età che va dai 25 ai 39 anni mentre nei dati rilasciati da Eurostat il gruppo considerato era quello tra i 25 e i 34. In ogni caso l&#8217;analisi mette in luce delle dinamiche molto interessanti.</p>
</p>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-giovani-con-la-laurea-sono-in-aumento-in-81-province-italiane/">I giovani con la laurea sono in aumento in 81 province italiane</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-giovani-con-la-laurea-sono-in-aumento-in-81-province-italiane/">Differenza percentuale nei giovani con età tra 25 e 39 anni con laurea (2024 &#8211; 2018)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(consultati: mercoledì 22 Luglio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-309534"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309534" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Le province italiane che registravano un aumento tra il 2018 e il 2024 erano <strong>81</strong>, pari al 75,7% dei territori italiani. La macroarea italiana dove la maggior parte delle province aveva riportato un aumento è quella delle <strong>isole</strong> (85,7%, 12 su 14) a cui seguivano centro e nord-est, entrambe con il 77,3% (17 su 22). Inferiori invece i dati del sud (79,2%, 19 su 24) e del nord-ovest (64%, 16 su 25). <strong>Questa analisi tiene conto semplicemente della presenza di una crescita, che potrebbe comunque essere modesta.</strong></p>
</p>
<p>C&#8217;erano <strong>4 regioni in cui tutte le province riportavano un incremento delle persone con la laurea:</strong> Calabria (che passava da un&#8217;incidenza del 21,6% al 25,5%), Marche (dal 28,3% al 33,5%), Umbria (dal 29,2% al 35,3%) e Valle d&#8217;Aosta (dal 26,7% al 30%).</p>
</p>
<p><div id="tra-2018-e-2024-la-provincia-con-il-maggiore-aumento-di-laureati-e-ravenna-quella-con-la-diminuzione-piu-marcata-e-rieti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>A livello provinciale, come abbiamo già detto, i laureati erano in crescita in 81 territori su 107. Erano <strong>6</strong> quelli in cui gli aumenti erano superiori ai 10 punti percentuali: <strong>Ravenna</strong> (18,5 punti percentuali, da 21,8% a 40,3%), Enna (12,4, da 19,7% a 32,1%), Livorno (29,2, da 17,6% a 29,2%), Macerata (11,3, da 24,8% a 36,1%), Padova (10, da 31,1% a 41,1%) e Vibo Valentia (10, da 13,5% a 23,5%). Le diminuzioni maggiori si registrano invece a <strong>Rieti</strong> (-10,6, da 34,5% a 23,9%), Siracusa (-6, da 21,2% a 15,2%) e Pavia (-5,4, da 30,7% a 25,3%).</p>
</p>
<p><div id="e-importante-mettere-in-atto-politiche-pubbliche-mirate-per-ridurre-limpatto-delle-disparita-economiche-di-accesso" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Nonostante il miglioramento della situazione, siamo ancora lontani dall&#8217;obiettivo europeo e l&#8217;Italia è comunque uno dei paesi Ocse dove le differenze di accesso tra le famiglie più agiate e quelle meno agiate sono più marcate. Per continuare su questo percorso di crescita, <strong>è importante mettere in campo politiche mirate</strong> per garantire l&#8217;accesso a tutti coloro che vogliono proseguire gli studi dopo le scuole superiori, a prescindere dalle proprie condizioni socioeconomiche di origine.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica e condividi i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/emilia_romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/friuli_venezia_giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/trentino_alto_adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/valle_daosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza di mense scolastiche rispetto al comune sono stati elaborati incrociando informazioni di fonte Mim e Istat.</p>
</p>
<p><strong>Foto</strong>: la sede dell&#8217;Università di Catania &#8211; <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Palazzo_dell%27Università,_Catania.jpg">Dariolp83</a> (<a href="https://commons.wikimedia.org/w/index.php?title=Commons:Reusing_content_outside_Wikimedia/it&amp;uselang=it">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-penultima-in-europa-per-giovani-laureati/">L’Italia è penultima in Europa per giovani laureati</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Più di un terzo degli incendi dell’Unione Europea è divampato in Italia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/piu-di-un-terzo-degli-incendi-dellunione-europea-e-divampato-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=308490</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli incendi boschivi sono un problema grave soprattutto nei paesi del sud Europa. Anche se il 99,2% dei roghi sono di piccoli dimensioni l’aumento negli anni resta preoccupante. Un’inchiesta coordinata da Edjnet.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/piu-di-un-terzo-degli-incendi-dellunione-europea-e-divampato-in-italia/">Più di un terzo degli incendi dell’Unione Europea è divampato in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli incendi sono una piaga per le comunità, in particolar modo nelle zone dei paesi europei più caldi, a sud del continente. I roghi boschivi, storicamente in gran parte dolosi, <strong>sono favoriti da siccità e alte temperature</strong> causate dalla crisi climatica in corso.</p>
<p>Per questo abbiamo aderito a un’inchiesta collettiva a livello europeo, coordinata dal Mediterranean institute for investigative reporting (<a href="https://miir.gr/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Miir</a>), e realizzata in collaborazione con <a href="https://www.europeandatajournalism.eu/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Edjnet</a> (European data journalism network), di cui Openpolis fa parte da anni. L’abbiamo fatto grazie alla raccolta e <strong>all’analisi dei dati </strong>sugli incendi boschivi nel paese. Per arricchire l&#8217;analisi,  abbiamo intervistato amministratori locali e associazioni che ogni anno si trovano a dover affrontare l’emergenza.</p>
<p>Nel mezzogiorno italiano <strong>c&#8217;è da sempre il più alto numero di roghi,</strong> anche a causa dei lunghi periodi di siccità.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Chi rileva i dati sugli incendi in Italia</h3>
<p><strong>Gli enti che si occupano della raccolta e della gestione delle informazioni che riguardano gli incendi boschivi sono tre</strong>: il ministero dell&#8217;agricoltura e della sovranità alimentare, il corpo nazionale dei vigili del fuoco e il comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dell&#8217;arma dei carabinieri. Per quel che riguarda le regioni a statuto speciale, i dati vengono curati dai rispettivi corpi forestali.</p>
<p>A livello nazionale, i dati vengono condivisi con la popolazione tramite i <a href="https://www.carabinieri.it/chi-siamo/oggi/organizzazione/tutela-forestale-ambientale-e-agroalimentare#:~:text=GEOPORTALE%20INCENDI%20BOSCHIVI" type="link" id="https://geoportale.incendiboschivi.it/portal/apps/sites/#/geoportale-incendi-boschivi" target="_blank" rel="noreferrer noopener">portali</a> attivati dall&#8217;unità forestale dei carabinieri. <strong>Si tratta di informazioni che per obbligo devono essere registrate e rese pubbliche, come stabilito dalla legge 155/2021.</strong></p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Il Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dell&#8217;Arma dei carabinieri e i Corpi forestali delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, entro quarantacinque giorni dall&#8217;estinzione dell&#8217;incendio, provvedono a rilevare le aree percorse dal fuoco e a rendere disponibili i conseguenti aggiornamenti non oltre il 1° aprile di ogni anno alle regioni e ai comuni interessati su apposito supporto digitale. Gli aggiornamenti sono contestualmente pubblicati in apposita sezione nei rispettivi siti internet istituzionali [&#8230;]</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2021-11-08;155!vig=2026-05-08" target="_blank">&#8211; Legge 155/2021</a>
									            </div>
</section>
<p>All&#8217;interno del sito si possono trovare numerose informazioni divise per anni. In particolare, il portale risulta particolarmente informativo per l&#8217;anno 2025 dove è possibile risalire a numerose informazioni come il grado di protezione delle aree percorse dal fuoco e lo stato della vegetazione delle zone colpite. <strong>Si tratta però di dati che non possono essere direttamente scaricabili in un formato che ne consente l&#8217;elaborazione.</strong></p>
<div id="strillo-testo-block_7bc9c7a47b5c5e1b4cb4b60ab3907cf3" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Il portale nazionale riporta dati solo per le regioni a statuto ordinario.</p>
</section></div>
<p>Inoltre, in questo portale risultano presenti esclusivamente le informazioni che riguardano le regioni a statuto ordinario: quelle a statuto speciale, disponendo di corpi forestali autonomi, gestiscono la pubblicazione in modo indipendente. Sebbene questi dati siano spesso scaricabili dai portali regionali o provinciali, la loro consultazione è ostacolata da formati complessi o dalla carenza di metadati che ne spieghino i criteri di misurazione. <strong>L&#8217;assenza di un portale nazionale unico e centralizzato rende quindi più difficile avere un quadro d&#8217;insieme chiaro per i cittadini.</strong></p>
<p>Tutti gli enti citati hanno comunque l&#8217;obbligo di trasmettere le informazioni all&#8217;<a href="https://forest-fire.emergency.copernicus.eu/" type="link" id="https://forest-fire.emergency.copernicus.eu/">Effis</a> (<em>European Forest Fire Information System</em>), <strong>un sistema che aggrega i dati di tutti i paesi europei e li pubblica sia in report consultabili che in database aperti.</strong> È proprio questa la fonte utilizzata annualmente dall&#8217;<a href="https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/Crisi-Emergenze-ambientali-e-Danno/centro-operativo-per-la-sorveglianza-ambientale/ecosistemi-ed-incendi-boschivi-in-italia" type="link" id="https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/Crisi-Emergenze-ambientali-e-Danno/centro-operativo-per-la-sorveglianza-ambientale/ecosistemi-ed-incendi-boschivi-in-italia" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ispra</a> per redigere i propri resoconti nazionali: tali analisi servono a monitorare lo stato delle aree boschive colpite e a studiare l&#8217;evoluzione del fenomeno nel tempo.</p>
<p>Il sistema Effis si basa sulle rilevazioni di <a href="https://dataspace.copernicus.eu/" type="link" id="https://dataspace.copernicus.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Copernicus</a>, il programma europeo di osservazione satellitare. Utilizzando esclusivamente i dati dei satelliti non è possibile coprire la totalità degli incendi, dal momento che alcuni possono avere dimensioni ridotte. <strong>Per capire quanto i dati satellitari siano differenti dalle rilevazioni delle autorità locali e nazionali, è necessario che i singoli paesi comunichino a Effis il totale delle superfici percorse da incendio.</strong> Il dato di Effis non si discosta particolarmente da quanto viene comunicato, coprendo tramite le rilevazioni circa il 95% delle superfici dichiarate. Un&#8217;altra nota doverosa è quella relativa al numero di incendi: a livello nazionale, è possibile calcolare questo dato con una relativa precisione ma lo stesso incendio può ricadere su più province o regioni quindi il dato a livello provinciale considera l&#8217;evento, che può essere ripetuto anche su più province.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Gli incendi sono in crescita</h3>
<p>I dati Effis elaborati dal Miir, il partner di Edjnet che ha coordinato il lavoro della data unit, prendono in considerazione l&#8217;intero continente europeo nel periodo dell&#8217;anno che va da aprile a ottobre, quello più caratterizzato dagli incendi boschivi. Questa scelta è stata fatta per una ragione ben precisa: i dati Effis non distinguono i roghi boschivi da numerose altre forme di incendi, come quelli prescritti (ovvero quelli autorizzati per la gestione del territorio su superfici pianificate) oppure quelli legati al contesto agricolo.</p>
<div id="nel-2025-oltre-1-incendio-su-3-in-ue-e-scoppiato-in-italia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Dal 2015 al 2025, in Europa sono stati registrati 24.338 incendi, più o meno uno a settimana. Dal 2021 si registra un aumento costante sia del numero di eventi che della loro grandezza. I roghi nel 2025 sono stati <strong>4.730</strong> e comprendevano un&#8217;area pari a 904,9mila ettari. <strong>Nell&#8217;anno considerato, oltre un incendio su tre è stato registrato su territorio italiano.</strong> Questi eventi hanno percorso 94.456 ettari, comprendendo circa il 10,4% della superficie totale degli incendi europei. <strong>Però il 99,2% degli incendi italiani era inferiore ai 1.000 ettari di terreno, componendo quindi degli eventi singoli più contenuti rispetto a quelli registrati in altre parti d&#8217;Europa.</strong> Per quanto non sia possibile risalire alla dinamica specifica del caso italiano, talvolta questo tipo di incendi ha una natura spiccatamente dolosa.</p>
<p>Nel decennio considerato, i roghi boschivi si sono verificati principalmente in determinate zone del paese. È possibile vedere nel dettaglio come si distribuiscono gli incendi durante l&#8217;anno sempre con l&#8217;aiuto dei dati elaborati dal Miir. Grazie a questo lavoro, <strong>appare evidente come gli incendi in Italia si concentrassero principalmente in aree del sud del paese.</strong></p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2025-la-sicilia-era-la-regione-italiana-con-piu-ettari-percorsi-dal-fuoco/">Nel 2025 la Sicilia era la regione italiana con più ettari percorsi dal fuoco</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2025-la-sicilia-era-la-regione-italiana-con-piu-ettari-percorsi-dal-fuoco/">Ettari percorsi dal fuoco (2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_308723_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nel-2025-la-sicilia-era-la-regione-italiana-con-piu-ettari-percorsi-dal-fuoco/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/07/nel-2025-la-sicilia-era-la-regione-italiana-con-piu-ettari-percorsi-dal-fuoco.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_308723_tab3"></p>
<p>Il dato mostra la superficie totale percorsa dal fuoco durante gli eventi di incendio boschivo. Le rilevazioni satellitari non coprono la totalità degli incendi (alcuni hanno dimensioni molto ridotte) ma raggiungono una precisione del 95% sul totale dell&#8217;area percorsa. I dati si riferiscono ai mesi che vanno da aprile a ottobre. Per quanto riguarda il numero di eventi, un incendio può ricadere su più province quindi lo stesso rogo viene contato sempre all&#8217;interno dei territori in cui ha percorso degli ettari.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Effis-Miir                                                                <br />(consultati: venerdì 22 Maggio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/07/nel-2025-la-sicilia-era-la-regione-italiana-con-piu-ettari-percorsi-dal-fuoco.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-308723"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308723" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<div id="la-meta-della-superficie-percorsa-da-fuoco-nel-2025-in-italia-si-trova-in-sicilia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>In particolare, la regione più colpita era la <strong>Sicilia</strong>: nel 2025 il 53,5% della superficie percorsa da fuoco in Italia ricadeva nell&#8217;isola. La provincia di Agrigento registrava incendi per un totale di 18.610 ettari percorsi da fuoco, seguita da Caltanissetta (11.392 ettari) e Trapani (7.179 ettari).</p>
<div id="strillo-testo-block_aa2c697dd67f1919d99b4d58656e70a3" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Nel 2025, il 40,9% della superficie totale percorsa da incendi in Italia era di tipo agricolo.</p>
</section></div>
<p>Sempre grazie ai dati Effis, è possibile notare anche altre caratteristiche degli incendi italiani che sono avvenuti durante il 2025. Sul territorio nazionale, la gran parte degli eventi era localizzata nelle zone intermedie tra quelle più urbanizzate e quelle rurali, componendo una superficie pari a 35.848,81 ettari (il 38%). Inoltre, nel 2025, <strong>37.082 ettari ricadevano su territori agricoli, componendo circa il 39,3% dell&#8217;intera area percorsa da incendi in Italia e il 17,7% della superficie agricola europea colpita dai roghi.</strong> Considerando però l&#8217;intera decade (2025-2015), l&#8217;Italia riporta il valore più alto a livello europeo, con oltre 259mila ettari percorsi dal fuoco. È importante notare anche che <strong>il 28% dell&#8217;area colpita dagli incendi in Italia nel 2025 ricadeva, anche solo in parte, all&#8217;interno di un sito Natura2000</strong>, una delle principali reti ecologiche europee per la tutela e la conservazione della biodiversità e degli habitat minacciati.</p>
<p>Per quanto riguarda invece il tipo di vegetazione bruciata dagli incendi, <strong>circa il 10% era composta da vegetazione a sclerofille</strong>, un termine con cui si indicano piante come l&#8217;ulivo, il leccio e il mirto, tipiche dei climi caldi e aridi della macchia mediterranea. Il 6,7% invece comprendeva esemplari tipici delle foreste di latifoglie, tipiche degli habitat boschivi più temperati.</p>
<h3 class="wp-block-heading">La lotta allo spopolamento è la lotta agli incendi</h3>
<p>“La sensazione che hai in quel momento è di trovarti da solo. Poi è chiaro che solo non sei, ma ti senti così”. <strong>Francesco Bivona</strong> è stato sindaco di <strong>Regalbuto</strong>, un piccolo centro delle aree interne siciliane, al centro dell&#8217;isola, dal 2012 al 2022. Era primo cittadino nel luglio 2021, quando un <a href="https://www.vivienna.it/2021/07/04/da-oltre-36-ore-bruciano-i-territori-di-gagliano-agira-regalbuto-e-troina/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">grande incendio</a> colpì oltre 600 ettari di territorio. Un rogo che per la sua rilevanza finì sulle prime pagine dei media, nonostante la Sicilia fosse tragicamente abituata agli incendi.</p>
<p>Qual è la prospettiva di un amministratore pubblico in quel <strong>momento di crisi?</strong> “Di fronte a un evento di dimensioni che non avevo mai visto, reso incontrollabile dal forte vento e dalle temperature calde, in quegli istanti abbiamo dovuto innanzitutto affrontare la difficoltà dei soccorsi”, racconta Bivona. Nonostante la gran mole di mezzi di soccorso messi in campo, <strong>andò bruciata un’intera sughereta</strong>, patrimonio della comunità di Regalbuto e dei paesi circostanti.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2021-la-meta-della-superficie-italiana-percorsa-da-fuoco-si-trovava-in-sicilia/">Nel 2021 la metà della superficie italiana percorsa da fuoco si trovava in Sicilia</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2021-la-meta-della-superficie-italiana-percorsa-da-fuoco-si-trovava-in-sicilia/">Superficie percorsa da fuoco in Sicilia e nel resto d&#8217;Italia (2015-2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Effis-Miir                                                                <br />(consultati: venerdì 22 Maggio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-308745"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308745" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<div id="la-prevenzione-e-necessaria-anche-per-scoraggiare-labbandono-del-territorio-da-parte-di-allevatori-e-agricoltori" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>La vicenda sollevò allora&nbsp; &#8211; e solleva ancora &#8211; questioni strutturali sulle <strong>politiche pubbliche da adottare per la prevenzione</strong> e la repressione degli incendi dolosi, e di come questi abbiano un legame con l’abbandono delle aree interne del Paese, oltre che con i rischi ambientali: “Bisogna ricostruire politiche utili affinché queste aree non vengano abbandonate da agricoltori e allevatori &#8211; avverte l’ex sindaco &#8211; perché la loro presenza rappresenta un presidio fondamentale per proteggere il territorio dai roghi e dal dissesto idrogeologico”.</p>
<div id="strillo-testo-block_0b3ccb1d02d2a3ca8e6799bd99b899d2" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Più mezzi, formazione e nuove tecnologie possono arginare il fenomeno dei grandi roghi dolosi.</p>
</section></div>
<p>Oltre al presidio continuo del territorio e alla lotta allo spopolamento, che espone ancora di più le zone montane siciliane al rischio di roghi, secondo Bivona <strong>occorre potenziare i mezzi per le emergenze e puntare sulla formazione </strong>della Protezione Civile locale, direttrici che in parte sono oggetto anche degli interventi del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).</p>
<p>“Investimenti in tal senso permetterebbero di rafforzare anche i presidi territoriali del pronto intervento dei Vigili del Fuoco, come ho chiesto più volte negli anni in cui ho amministrato”, evidenzia l’ex primo cittadino. <strong>E poi c’è l’aiuto tecnologico</strong>: “Già alle pendici dell’Etna si sta sperimentando l’uso di droni con sensori termici per il controllo del territorio e la prevenzione di incendi. Spero che la tecnologia potrà essere sempre più utile”.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Gli incendi in Sicilia e l&#8217;attivazione della popolazione</h3>
<p>Come sempre dietro ai numeri e ai fatti ci sono le persone. In questo caso sono molte le organizzazioni e gli individui che in Italia, così come nel resto d&#8217;Europa, fanno la loro parte per arginare gli incendi boschivi.</p>
<p>La Sicilia, storicamente una delle aree più colpite da questo fenomeno a livello europeo, <strong>racconta proprio questa battaglia contro la dolosità dei roghi attraverso gli occhi del volontariato</strong> di protezione civile. <strong>Turi Pappalardo</strong> vive questa realtà in prima linea, a metà strada tra la necessità di pianificare la prevenzione e l&#8217;urgenza dell&#8217;emergenza. Lo fa con <strong>l’Anpas</strong>, un&#8217;associazione di volontari con sede a Paternò, popoloso comune della città metropolitana di Catania, nella Sicilia orientale.</p>
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<p>L’Anpas di Paternò ha oltre tre decenni di vita ma è <strong>attiva sugli incendi nel territorio da circa dieci anni,</strong> sia sulla parte della pianura vicino Catania, sia sulle alture boschive dell’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa. Si tratta di una zona storicamente ad alto rischio incendi: “Diamo supporto alle autorità più istituzionali, come i vigili del fuoco e i carabinieri forestali, con un nostro modulo capace di contenere 400 litri d’acqua. Noi riusciamo ad andare in strade più piccole e impervie, dove i mezzi più grandi non riescono ad arrivare”, evidenzia Pappalardo.</p>
<p>Negli ultimi anni la situazione dei roghi boschivi nel catanese e in Sicilia <strong>è peggiorata</strong>, ma secondo le previsioni neanche l&#8217;estate 2026 potrebbe essere migliore.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Il dipartimento di Protezione Civile sostiene che non sarà un’estate facile per noi, perché in inverno è piovuto molto, e quindi l’erba nei boschi è più alta rispetto agli anni precedenti.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.anpas-sicilia.it/anpas-trasparente/apas-paterno/" target="_blank">&#8211; Turi Pappalardo, Anpas Paternò</a>
									            </div>
</section>
<div id="la-popolazione-puo-essere-protagonista-della-prevenzione-attraverso-la-pulizia-dellabitato-e-la-creazione-delle-linee-tagliafuoco" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Un aspetto interessante riguarda la formazione e la prevenzione realizzata direttamente attraverso l’ingaggio della popolazione. Sia le istituzioni &#8211; in primis i comuni &#8211; che il mondo dell’associazionismo <strong>chiedono agli abitanti </strong>delle zone più ad alto rischio di <strong>pulire sentieri e verde in prossimità dei propri centri abitati</strong>, in modo da creare le cosiddette “linee tagliafuoco” in grado di fermare l’avanzare delle fiamme in caso di incendio.</p>
<div id="strillo-testo-block_ed4767a9561336bbbfc3f2fcba8ac23f" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>L&#8217;Anpas, così come le istituzioni e altre associazioni, provano ad attivare la partecipazione della popolazione.</p>
</section></div>
<p>Nonostante negli ultimi anni si assista in Sicilia a un “<strong>aumento visibile della consapevolezza</strong>”, come evidenzia lo stesso Pappalardo, ogni estate centinaia di ettari di bosco continuano a bruciare, soprattutto per causa di incendi dolosi, “per mano di gente malata o di chi ha interessi nelle terre di pascolo”.</p>
<p>In un contesto in cui i monitoraggi istituzionali faticano a coprire in modo omogeneo le aree interne, l&#8217;azione di presidio e sensibilizzazione di realtà come l&#8217;Anpas di Paternò resta un presidio fondamentale, sia per l’emergenza che per la prevenzione degli incendi.</p>
<p><strong>Foto</strong>: Anpas Paternò</p>
<p><em>This article is published in collaboration with the&nbsp;<a href="https://www.europeandatajournalism.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European Data Journalism Network</a>&nbsp;in the context of<a href="https://chateurope.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;ChatEurope</a>&nbsp;and is released under a&nbsp;<a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 4.0</a>&nbsp;licence</em>.</p>
<p><em>Organisation and coordination by MIIR, with the collaboration of the EDJNET network.<br />Konstantina Maltepioti / MIIR: Data collection and data analysis<br />Szabó Krisztián / Atlatszo: Production of scrolly-telling main story<br />Research and reporting for main article: Janine Louloudi and Kostas Zafeiropoulos /MIIR</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/piu-di-un-terzo-degli-incendi-dellunione-europea-e-divampato-in-italia/">Più di un terzo degli incendi dell’Unione Europea è divampato in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In Italia una famiglia su tre non può permettersi la vacanza</title>
		<link>https://www.openpolis.it/in-italia-una-famiglia-su-tre-non-puo-permettersi-la-vacanza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=307674</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le ferie estive tutelano il diritto al riposo ma possono anche contribuire alla crescita personale e alla socialità dei minori. Tuttavia più di un terzo delle famiglie italiane con un figlio non può permettersele.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-una-famiglia-su-tre-non-puo-permettersi-la-vacanza/">In Italia una famiglia su tre non può permettersi la vacanza</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con l&#8217;arrivo delle vacanze, non tutte le famiglie possono permettersi alcuni giorni lontano da casa. Questa situazione non risparmia i genitori con minori a carico, altrettanto obbligati a fare i conti con le proprie disponibilità economiche. Sebbene in calo, nel 2025 più del 30% delle famiglie, sia con un figlio unico che con due figli, non potevano permettersi una settimana di vacanze lontano da casa. Questa quota superava il 50% per le famiglie con tre o più figli.</p>
<p>Questa situazione genera una disparità nelle occasioni di apprendimento rispetto ai coetanei che possono fare questo tipo di esperienze. <strong>Ciò comporta l&#8217;attivazione di un meccanismo intimamente connesso con quello della povertà educativa, da più punti di vista</strong>: un bambino che durante l’estate non ha la possibilità di viaggiare con la propria famiglia, visitare luoghi o anche solo trascorrere del tempo fuori casa ha maggiori probabilità di vedere limitati diritti fondamentali come quelli al gioco, al tempo libero e all’apprendimento. Una prerogativa, quest&#8217;ultima, che non si realizza solo tra i banchi di scuola.</p>
<p>Abbiamo approfondito la situazione attraverso i dati disponibili, per comprendere meglio quanto incide la rinuncia alle vacanze e i fattori di fragilità socio-economica che ne possono essere alla base.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le vacanze sono anche un&#8217;occasione di sviluppo personale</h3>
<div id="le-vacanze-sono-unoccasione-di-crescita-personale-per-i-minori" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Il periodo estivo non ha soltanto finalità di riposo. Si tratta anche un periodo in cui si fanno esperienze di socialità e apprendimento slegate dal contesto scolastico, che possono portare a una maggiore maturità emotiva e cognitiva dei minori. <strong>La mancanza di tali stimoli rischia di aumentare la distanza tra i bambini che beneficiano di certe esperienze durante il periodo estivo e coloro che rimangono a casa a causa di difficoltà economiche. </strong>Questa barriera presente per alcuni minori è a tutti gli effetti una sfaccettatura della &#8220;trappola della povertà educativa&#8221;.</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		La povertà educativa è la condizione in cui un bambino o un adolescente è privato del diritto all&#8217;apprendimento in senso lato, dalle opportunità culturali e educative al diritto al gioco. Povertà economica e educativa si alimentano a vicenda.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/quali-sono-le-cause-della-poverta-educativa/"><br />
                &#8220;Quali sono le cause della povertà educativa&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<p>Lo sviluppo di una persona non avviene esclusivamente tra i banchi di scuola: si nutre anche di vissuti quotidiani ordinari o straordinari come le vacanze che, purtroppo, non risultano sempre accessibili in contesti socio-economici più fragili.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Quante famiglie non possono permettersi le vacanze</h3>
<p>È possibile farsi un&#8217;idea del fenomeno considerando i dati Istat elaborati nell&#8217;ambito dell&#8217;indagine sulle condizioni di vita, che mira a ricostruire il quadro sui redditi e le situazioni di povertà, esclusione sociale e deprivazione presenti nel nostro paese.</p>
<div id="nel-2025-il-332-delle-famiglie-con-un-minore-non-puo-permettersi-di-andare-in-vacanza-il-533-quando-ci-sono-3-o-piu-figli" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Nel 2025 il 33,2% delle famiglie con un figlio minore dichiara di non aver potuto permettersi di fare almeno una settimana di vacanze lontano da casa. Un&#8217;incidenza simile a quella delle famiglie con due figli a carico (31,5%). Il dato aumenta a 53,3% quando invece sono tre o più.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-famiglie-con-oltre-3-figli-hanno-piu-difficolta-a-fare-una-settimana-di-vacanza/">Le famiglie con oltre 3 figli hanno più difficoltà a fare una settimana di vacanza</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-famiglie-con-oltre-3-figli-hanno-piu-difficolta-a-fare-una-settimana-di-vacanza/">Incidenza di famiglie con figli che non possono permettersi una settimana di vacanza (2004-2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         aria-labelledby="chart_308002_tab1"><br />
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat                                                                <br />(consultati: lunedì 23 Marzo 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/07/le-famiglie-con-oltre-3-figli-hanno-piu-difficolta-a-fare-una-settimana-di-vacanza.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-308002"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308002" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p><strong>È importante notare che si tratta di valori in crescita rispetto all&#8217;anno precedente.</strong> Tra le famiglie con 2 figli minori, l&#8217;aumento è di circa 1,5 punti percentuali. Un valore che cresce a 5,1 nel caso di 1 figlio e a 8,9 quando sono 3 o più. <strong>Storicamente, le famiglie più numerose presentano più frequentemente difficoltà a permettersi almeno una settimana di ferie.</strong> La percentuale di nuclei familiari numerosi più alta si rileva nel 2012 (61%). Per quanto riguarda invece le famiglie più piccole, gli andamenti sono più o meno simili tra di loro. Anche in questi casi, il picco maggiore si registra nel 2012 (50,2% un figlio minore, 49% invece con due).</p>
<h3 class="wp-block-heading">Un fenomeno complesso da tracciare</h3>
<p>Per determinare con precisione la percentuale di nuclei familiari che rinuncia alle vacanze bisogna fare i conti con un rischio concreto di sottostima del fenomeno.</p>
<div id="strillo-testo-block_8d84686ebbf570c12d2858a34e05b6b6" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Le deprivazioni economiche in famiglie con minori possono essere sottostimate.</p>
</section></div>
<p>La letteratura scientifica di riferimento (si veda <a href="https://www.minori.gov.it/sites/default/files/report20card_2010_it_0.pdf" type="link" id="https://www.minori.gov.it/sites/default/files/report20card_2010_it_0.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Unicef, 2012</a>) richiama spesso l’importanza di non perdere di vista la dimensione umana dietro ogni rilevazione: il dato è infatti il risultato di testimonianze reali e dirette di genitori chiamati a descrivere la condizione socio-economica del proprio nucleo familiare. Ammettere di non riuscire sempre a soddisfare i bisogni dei propri figli può attivare dinamiche psicologiche che incidono anche sulla piena sincerità delle risposte.</p>
<p><strong>Per tali ragioni, risulta complesso definire con certezza l&#8217;incidenza di queste situazioni a livello nazionale e, a maggior ragione, a quello locale.</strong> Per avere un&#8217;idea di quanto la deprivazione possa incidere sulle famiglie con minori è possibile avvalersi di ricostruzioni Istat avvenute nel contesto delle statistiche sperimentali.</p>
<h3 class="wp-block-heading">La condizione delle famiglie monoreddito</h3>
<p>Le situazioni di maggiore fragilità economica possono dipendere da numerosi fattori. <strong>Uno di quelli che potenzialmente espone di più alle fragilità è quello delle famiglie con figli piccoli a carico che si mantengono su un&#8217;unica fonte reddituale.</strong></p>
<div id="le-famiglie-piu-fragili-sono-quelle-con-un-solo-stipendio-e-figli-a-carico" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>È possibile analizzare la situazione attraverso un indicatore elaborato da Istat che misura la quota di famiglie che dichiarano un unico percettore di reddito in cui risulta presente almeno un figlio a carico con meno di 6 anni. Dati di questo tipo vanno ovviamente sempre considerati con attenzione, sia per le dinamiche legate all&#8217;impatto del lavoro sommerso, sia perché non necessariamente una famiglia monoreddito si trova in una situazione critica. Allo stesso tempo, <strong>l&#8217;indicatore consente di monitorare una condizione che in molti casi, verosimilmente, testimonia una potenziale difficoltà economica, per la contemporanea presenza di un solo reddito familiare e di bambini piccoli nel nucleo. </strong>Quest’informazione, essendo molto di dettaglio, è disponibile solo per i comuni con almeno cinquemila abitanti. Per avere un&#8217;idea della dinamica, l&#8217;abbiamo analizzata in andamento nel tempo, calcolando la differenza percentuale tra 2015 e 2022 e ricavando un dato per 2.340 comuni italiani.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-famiglie-monoreddito-con-figli-piccoli-a-carico-sono-aumentate-in-39-capoluoghi/">Le famiglie monoreddito con figli piccoli a carico sono aumentate in 39 capoluoghi</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-famiglie-monoreddito-con-figli-piccoli-a-carico-sono-aumentate-in-39-capoluoghi/">Variazione nella percentuale di famiglie monoreddito con almeno un minore di 6 anni a carico (2015, 2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_308006_tab1" role="tab" aria-controls="chart_308006_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_308006_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat                                                                <br />(consultati: lunedì 23 Marzo 2026)
                                        </p>
</p></div>
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                                          data-param-text="Le famiglie monoreddito con figli piccoli a carico sono aumentate in 39 capoluoghi - https://www.openpolis.it/numeri/le-famiglie-monoreddito-con-figli-piccoli-a-carico-sono-aumentate-in-39-capoluoghi/"
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<div>
<p><label for="embed-chart-308006"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308006" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<div id="tra-2015-e-2022-in-un-terzo-dei-capoluoghi-italiani-le-famiglie-in-difficolta-sono-aumentate" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p><strong>Le famiglie monoreddito con almeno un figlio piccolo a carico sono in calo su 1.098 comuni italiani mentre sono in aumento in 1.242.</strong> Per quanto riguarda i capoluoghi, 39 sono in aumento mentre 73 sono in calo. La diminuzione più ampia si registra a Andria , passata dall&#8217;incidenza del 45,5% al 42,8% (-2,76 punti percentuali). Seguono Bologna (-2,23, da 45,2% a 43%) e Pescara (-1,94, tra 49,7% e 47,8%). <strong>Al contrario, sono maggiori gli aumenti registrati a Nuoro (2,08 punti percentuali, da 46,8% a 48,9%), Oristano (1,95, tra 47,0% e 48,9%) e Potenza (1,64, tra 43,9% e 45,5%).</strong></p>
<p>Dati che, pur nella tendenza alla diminuzione, si prestano a una lettura su diversi livelli. In primo luogo, i miglioramenti più consistenti si registrano in città dove la quota era superiore al 30%, e oggi si attesta comunque quasi a un quarto del totale delle famiglie monoreddito. Secondo, il calo della natalità registrato negli ultimi anni fa sì che anche la quota di famiglie con figli tra quelle monoreddito possa diminuire di conseguenza. <strong>È quindi verosimilmente anche l&#8217;effetto di una tendenza opposta, che abbiamo avuto modo di puntualizzare in passato: la scelta crescente dei nuclei, soprattutto giovani, in condizione economica non stabile di non fare figli. </strong>In terzo luogo, questi dati non comprendono le famiglie che &#8211; pur disponendo di due redditi &#8211; potrebbero trovarsi comunque in difficoltà economica, a maggior ragione perché le informazioni disponibili si riferiscono ad anni precedenti l&#8217;aumento dell&#8217;inflazione.</p>
<p>La condizione di monoreddito non è l&#8217;unica associata a una possibile deprivazione economica ma è sicuramente una di quelle potenzialmente più critiche. Il lavoro è infatti un elemento di protezione contro la povertà che, come abbiamo analizzato <a href="https://www.openpolis.it/cosa-lega-laccesso-allistruzione-e-le-condizioni-lavorative/" type="link" id="https://www.openpolis.it/cosa-lega-laccesso-allistruzione-e-le-condizioni-lavorative/">in passato</a>, ha dei legami anche con l&#8217;istruzione. Tutte dinamiche che si rafforzano nel contesto più ampio della povertà educativa.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica e condividi i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/emilia_romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/friuli_venezia_giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/trentino_alto_adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/valle_daosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/totale_generale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza di mense scolastiche rispetto al comune sono stati elaborati incrociando informazioni di fonte Mim e Istat.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/una-ragazza-sta-giocando-nellacqua-CMVHlKRLMGI">Stas Ostrikov</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-una-famiglia-su-tre-non-puo-permettersi-la-vacanza/">In Italia una famiglia su tre non può permettersi la vacanza</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La sfida energetica dell’Europa: a che punto è l’attuazione del RepowerEu</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-sfida-energetica-delleuropa-a-che-punto-e-lattuazione-del-repowereu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=309314</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il piano lanciato dalle istituzioni europee vale oltre 50 miliardi di euro, di cui più di 7 per l’Italia. Ma sul fronte degli obiettivi climatici e dell’impatto ambientale c’è ancora molto lavoro da fare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-sfida-energetica-delleuropa-a-che-punto-e-lattuazione-del-repowereu/">La sfida energetica dell’Europa: a che punto è l’attuazione del RepowerEu</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La crisi climatica, la guerra tra Russia e Ucraina e, più di recente, l&#8217;instabilità in Medio Oriente hanno costretto l&#8217;Europa a <strong>ripensare il proprio modello di approvvigionamento energetico</strong>. Da un lato per renderlo più sostenibile, dall&#8217;altro per emanciparsi dalla dipendenza dalle importazioni da paesi terzi.</p>
<p>In questo contesto l&#8217;Unione europea ha messo in campo diverse iniziative, tra cui il piano <strong>RepowerEu</strong>. Questo programma, insieme ad altri strumenti, ha contribuito ad affrontare la crisi energetica nell&#8217;immediato riducendo o azzerando gli approvvigionamenti dalla <strong>Russia</strong>. Nelle intenzioni delle istituzioni europee tuttavia questo piano dovrebbe anche contribuire al raggiungimento degli <strong>obiettivi ambientali</strong> dell&#8217;Unione nel medio termine. In particolare per quanto riguarda l&#8217;<a href="https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/sustainable-development-goals/eu-and-united-nations-common-goals-sustainable-future_it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">agenda 2030</a>.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">52 mld € </span>il valore dei programmi RepowerEu di tutti gli stati europei.</p>
</section>
<p>Inserito all&#8217;interno dei <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-il-pnrr-piano-nazionale-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">piani nazionali di ripresa e resilienza</a>, anche questo capitolo dedicato al settore energetico prevede la propria <strong>conclusione entro la fine di quest&#8217;anno</strong>. Tuttavia molti progetti sono ancora in corso e la <strong>maggior parte delle <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-le-milestone-e-i-target-del-pnrr/">scadenze</a> previste devono ancora essere completate</strong>. Per questo motivo non è possibile formulare una valutazione definitiva e compiuta del suo impatto complessivo. </p>
<p>L&#8217;obiettivo di questo articolo è capire che cosa è stato finanziato attraverso il RepowerEu, a che punto sono i diversi paesi nell&#8217;attuazione delle misure previste e se gli obiettivi che l&#8217;Unione si è data sono stati raggiunti.</p>
<div id="il-repowereu-ha-la-stessa-impostazione-e-le-stesse-scadenze-del-pnrr-le-risorse-stanziate-in-tutta-lue-superano-i-50-miliardi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è il RepowerEu</h3>
<p>Tra le iniziative messe in campo dall’Ue a fronte della guerra tra Russia e Ucraina c’è anche il RepowerEu. Entrato definitivamente in vigore con la pubblicazione del <a href="https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2023/435/oj?locale=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">regolamento Ue 2023/435</a>, uno degli obiettivi principali di questo piano era proprio quello di <strong>ridurre il più possibile la dipendenza dell&#8217;Ue dalla Russia</strong>, <strong>accelerando al contempo la transizione verso un sistema energetico basato su fonti pulite e rinnovabili</strong>.</p>
<p>Il RepowerEu ha previsto nell&#8217;immediato <strong>acquisti congiunti di gas e nuovi partenariati</strong> con fornitori ritenuti più affidabili. Nel medio termine, il piano punta invece alla <strong>decarbonizzazione industriale</strong> e alla definizione di un <strong>quadro normativo per l&#8217;utilizzo dell&#8217;idrogeno</strong>.</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Per accedere ai fondi, ogni stato membro ha dovuto inserire un nuovo capitolo all&#8217;interno del proprio Pnrr.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-il-repowereu/"><br />
                &#8220;Che cos&#8217;è il RepowerEu&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<p> Le aree di intervento si concentravano su: </p>
<ul class="wp-block-list">
<li>potenziamento delle infrastrutture e degli impianti energetici; </li>
<li>diversificazione delle fonti di approvvigionamento;</li>
<li>riduzione della domanda di energia; </li>
<li>miglioramento dell&#8217;efficienza energetica (soprattutto in edilizia); </li>
<li>decarbonizzazione dell&#8217;industria; </li>
<li>aumento della produzione di energie rinnovabili;</li>
<li>biometano sostenibile; </li>
<li>idrogeno.</li>
</ul>
<p>Un aspetto rilevante del piano è il suo <strong>carattere transnazionale</strong>. Almeno il <strong>30%</strong> degli interventi finanziati infatti doveva generare benefici anche per altri paesi dell&#8217;Ue.</p>
<div id="quello-italiano-vale-72-miliardi-e-copre-6-aree-di-policy-legate-alla-lotta-ai-cambiamenti-climatici" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Non esiste un dataset unico che fornisca una ripartizione precisa del valore complessivo dei capitoli RepowerEu tra i vari paesi, dal momento che ciascuno può essere composto anche da fondi nazionali o europei riallocati. Tuttavia, grazie alle informazioni contenute nel report &#8220;<a href="https://energy.ec.europa.eu/strategy/repowereu-phase-out-russian-energy-imports/repowereu-4-years_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">RepowerEu &#8211; 4 years on</a>&#8220;, è possibile fare alcune stime. L&#8217;ammontare complessivo considerando tutti gli stati europei supera i <strong>52 miliardi di euro</strong>. La parte più consistente è assorbita dalla <strong>Polonia</strong>, il cui capitolo vale da solo circa 20,6 miliardi di euro. Seguono <strong>Italia</strong> (7,2 miliardi), <strong>Spagna</strong> (6,9 miliardi) e <strong>Francia</strong> (2,8 miliardi).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-repowereu-italiano-vale-oltre-7-miliardi-di-euro/">Il RepowerEu italiano vale oltre 7 miliardi di euro</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-repowereu-italiano-vale-oltre-7-miliardi-di-euro/">Le risorse del RepowerEu per ogni paese europeo</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_309316_tab1" role="tab" aria-controls="chart_309316_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_309316_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_309316_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/il-repowereu-italiano-vale-oltre-7-miliardi-di-euro/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/07/il-repowereu-italiano-vale-oltre-7-miliardi-di-euro.png" placeholder ></amp-img></p>
<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-repowereu-italiano-vale-oltre-7-miliardi-di-euro/">Il RepowerEu italiano vale oltre 7 miliardi di euro &#8211; Le risorse del RepowerEu per ogni paese europeo</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Commissione europea                                                                <br />(ultimo aggiornamento: mercoledì 22 Aprile 2026)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/07/il-repowereu-italiano-vale-oltre-7-miliardi-di-euro.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-309316"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309316" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Ogni capitolo RepowerEu, inoltre, doveva dedicare separatamente <strong>almeno il 37% degli investimenti totali agli obiettivi climatici</strong>. Per questo gli stati hanno dovuto specificare e giustificare in che percentuale ciascuna misura vi contribuisse, scegliendo tra 9 possibili aree di intervento (<em>policy</em>). A livello europeo, l&#8217;ambito più coinvolto dagli investimenti è quello dell&#8217;<strong>energia rinnovabile e delle reti </strong>(53,5%), seguito da <strong>efficientamento energetico</strong> (29,8%) e <strong>mobilità sostenibile</strong> (8,6%).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-repowereu-italiano-interviene-su-6-diversi-ambiti-per-la-lotta-ai-cambiamenti-climatici/">Il RepowerEu italiano interviene su 6 diversi ambiti per la lotta ai cambiamenti climatici</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-repowereu-italiano-interviene-su-6-diversi-ambiti-per-la-lotta-ai-cambiamenti-climatici/">Ripartizione della spesa nei capitoli RepowerEu verso gli obiettivi climatici</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_309320_tab1" role="tab" aria-controls="chart_309320_tabpanel1"
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<div id="chart_309320_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_309320_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/il-repowereu-italiano-interviene-su-6-diversi-ambiti-per-la-lotta-ai-cambiamenti-climatici/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/07/il-repowereu-italiano-interviene-su-6-diversi-ambiti-per-la-lotta-ai-cambiamenti-climatici.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-repowereu-italiano-interviene-su-6-diversi-ambiti-per-la-lotta-ai-cambiamenti-climatici/">Il RepowerEu italiano interviene su 6 diversi ambiti per la lotta ai cambiamenti climatici &#8211; Ripartizione della spesa nei capitoli RepowerEu verso gli obiettivi climatici</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Commissione europea                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 23 Giugno 2026)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/07/il-repowereu-italiano-interviene-su-6-diversi-ambiti-per-la-lotta-ai-cambiamenti-climatici.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-309320"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309320" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/il-repowereu-italiano-interviene-su-6-diversi-ambiti-per-la-lotta-ai-cambiamenti-climatici/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>È interessante notare che la maggior parte degli stati europei ha concentrato il proprio capitolo su un numero limitato di ambiti. In 18 stati infatti le policy interessate sono al massimo 3. Tra i paesi con il capitolo più consistente si nota la scelta in controtendenza dell&#8217;<strong>Italia</strong>, i cui investimenti interessano ben 6 diversi ambiti. Solo la Croazia ha un programma più diversificato.</p>
<p>Per quanto riguarda il nostro paese nello specifico, il capitolo RepowerEu vale <strong>7,21 miliardi di euro</strong> e comprende <strong>5 riforme e 15 investimenti</strong>. Questi sono pensati per rafforzare le reti di distribuzione e trasmissione elettrica, migliorare la sicurezza energetica, accelerare la produzione di rinnovabili, semplificare le procedure autorizzative, ridurre la domanda energetica e aumentare l&#8217;efficienza. Il capitolo sostiene inoltre lo sviluppo di competenze verdi e il trasporto sostenibile.</p>
<div id="sono-7-940-i-progetti-finanziati-in-italia-molti-di-questi-sono-gia-conclusi-ma-assorbono-appena-il-40-delle-risorse-stanziate" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Grazie ai dati pubblicati sul portate <a href="https://www.italiadomani.gov.it/content/sogei-ng/it/it/catalogo-open-data.html?orderby=%40jcr%3Acontent%2FobservationDateInEvidence&amp;sort=desc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Italia domani</a> (aggiornati al 26 febbraio 2026) è possibile farsi un&#8217;idea di cos&#8217;ha finanziato il Repower italiano e di quale sia lo stato di avanzamento. Complessivamente i progetti in Italia sono 7.940 e valgono circa <strong>4,8 miliardi di euro</strong>. La discrepanza rispetto all&#8217;importo totale è probabilmente da attribuire al fatto che <strong>una parte delle risorse è stata utilizzata per potenziare altre misure già presenti nel Pnrr</strong>. Nello specifico: </p>
<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://openpnrr.it/misure/89/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Smart grid</a></li>
<li><a href="http://Potenziamento del parco ferroviario regionale per il trasporto pubblico con treni a zero emissioni e servizio universale" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Treni a zero emissioni</a></li>
<li><a href="https://openpnrr.it/misure/500/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Veicoli elettrici</a></li>
<li><a href="https://openpnrr.it/misure/90/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Resilienza climatica delle reti</a></li>
<li><a href="https://openpnrr.it/misure/91/">Produzione di idrogeno in aree industriali dismesse </a></li>
</ul>
<p>Tra i progetti economicamente più rilevanti figura lo sviluppo di un <a href="https://openpnrr.it/progetti/380814/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sistema di collegamento</a> per la trasmissione di energia elettrica tra il continente e le due isole maggiori, che cuba circa 508 milioni di euro. Altra opera che spicca è la realizzazione di un <a href="https://openpnrr.it/progetti/380830/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tratto della rete nazionale dei gasdotti</a> tra Emilia-Romagna e Toscana (427 milioni di cui 280 finanziati dal RepowerEu). Da citare infine l’<a href="https://openpnrr.it/progetti/380825/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">acquisto di 12 elettrotreni intercity</a> per un valore complessivo di circa 225 milioni di euro.</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://openpnrr.it/progetti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vedi<br />
<br /><strong>tutti i progetti finanziati da RepowerEu e Pnrr in Italia</strong></a>.</p>
</section>
<p>Sulla base dei dati disponibili, possiamo osservare che dei circa 8mila progetti italiani finanziati dal Repower, <strong>quasi tutti (7.646) si sono&nbsp;conclusi</strong>. Tuttavia questi assorbono il 40% delle risorse assegnate (circa 1,4 miliardi di euro), mentre i progetti ancora in corso valgono <strong>3,4 miliardi di euro</strong>, pur trattandosi di &#8220;soli&#8221; 294 interventi.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">18,2% </span>la quota dei pagamenti già effettuati per i progetti finanziati dal RepowerEu italiano e non ancora conclusi (febbraio 2026).</p>
</section>
<div id="a-livello-europeo-risulta-completato-il-37-delle-scadenze-legate-al-repowereu-litalia-e-al-59" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">A che punto sono le scadenze del RepowerEu</h3>
<p>Sebbene il capitolo RepowerEu sia stato introdotto solo a partire dalla fine del 2022, <strong>condivide con il resto dei piani nazionali di ripresa e resilienza la stessa scadenza finale</strong>. Il cronoprogramma per il completamento di milestone e target si è infatti esaurito anche in questo caso lo scorso <strong>30 giugno</strong>, con l&#8217;ultima richiesta di pagamento che dovrà essere inviata alle istituzioni europee non oltre il <strong>31 agosto</strong>. Per questo motivo è particolarmente importante valutare il livello di completamento raggiunto dai diversi piani nazionali.</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/il-pnrr-termina-oggi-ma-la-sua-fine-e-ancora-tutta-da-scrivere/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche<br />
<br /><strong>Il Pnrr termina oggi ma la sua fine è ancora tutta da scrivere</strong></a>.</p>
</section>
<p>A livello europeo, i capitoli RepowerEu risultano generalmente più indietro rispetto ai Pnrr nella loro totalità, in termini di completamento. Ciò non sorprende considerando che sono partiti circa due anni dopo. Le misure complessive previste sono 535, di cui 251 investimenti e 184 riforme. Alla data del 23 giugno risultava <strong>rendicontato appena il 37% delle scadenze</strong>. Ben 22 punti percentuali in meno rispetto al livello medio di completamento dei Pnrr (59%).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-ha-completato-il-59-delle-scadenze-legate-al-repowereu/">L’Italia ha completato il 59% delle scadenze legate al RepowerEu</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-ha-completato-il-59-delle-scadenze-legate-al-repowereu/">Scadenze del RepowerEu già completate dai vari stati europei</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_309322_tab1" role="tab" aria-controls="chart_309322_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_309322_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_309322_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/litalia-ha-completato-il-59-delle-scadenze-legate-al-repowereu/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/07/litalia-ha-completato-il-59-delle-scadenze-legate-al-repowereu.png" placeholder ></amp-img></p>
<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-ha-completato-il-59-delle-scadenze-legate-al-repowereu/">L’Italia ha completato il 59% delle scadenze legate al RepowerEu &#8211; Scadenze del RepowerEu già completate dai vari stati europei</a></div>
</p></div>
<div id="chart_309322_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_309322_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_309322_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_309322_tab3"></p>
<p>Una milestone o un target si considera conseguito/a quando lo Stato membro ha fornito alla Commissione le prove del suo completamento e quest&#8217;ultima lo ha valutato positivamente in una decisione di esecuzione.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Commissione europea                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 23 Giugno 2026)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/07/litalia-ha-completato-il-59-delle-scadenze-legate-al-repowereu.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-309322"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309322" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Guardando ai singoli stati, i più avanti nell&#8217;attuazione del proprio RepowerEu sono i <strong>Paesi Bassi</strong>, con l&#8217;80% delle scadenze già completate. Seguono <strong>Cechia</strong> (73%) e <strong>Austria</strong> (70%). L&#8217;<strong>Italia</strong> si colloca al sesto posto, con il 59% delle scadenze completate.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le strategie dell&#8217;Ue contro la crisi energetica</h3>
<p>Non solo i singoli stati ma anche le istituzioni Ue si sono mosse in ambito energetico. Il lavoro si è concentrato su tre direttrici principali: l&#8217;aggregazione della domanda per ottenere condizioni più vantaggiose, la diversificazione delle forniture e la produzione di energia pulita.</p>
<p>Sul primo fronte, l&#8217;Ue ha adottato già nel 2022 un <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32022R1369" target="_blank" rel="noreferrer noopener">regolamento</a> sulla riduzione della domanda di gas. In questo senso, si prevedeva un obiettivo volontario di <strong>riduzione pari al 15%</strong> rispetto alla media dei consumi nel periodo 2017-2021. Anche dopo la scadenza di questa misura emergenziale i consumi, secondo la <a href="https://commission.europa.eu/topics/energy/eu-action-address-energy-crisis_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Commissione europea</a>, hanno continuato a scendere. <strong>Tra agosto 2022 e gennaio 2026 la domanda di gas dell&#8217;Unione si è ridotta di circa il 19% rispetto al periodo di riferimento pre-crisi</strong>.</p>
<div id="strillo-testo-block_5a9caeb352abbf4a3013e63d269a4313" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>La strategia Ue per l&#8217;energia si è basata su: aggregazione della domanda, diversificazione delle fonti e rinnovabili.</p>
</section></div>
<p>Sul fronte della <strong>diversificazione</strong>, la Commissione ha istituito nel dicembre 2022 la <a href="https://wayback.archive-it.org/12090/20250614012657/https:/energy.ec.europa.eu/topics/energy-security/eu-energy-platform_enhttps:/wayback.archive-it.org/12090/20250614012657/https:/energy.ec.europa.eu/topics/energy-security/eu-energy-platform_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Piattaforma energetica dell&#8217;Ue</a> per favorire gli acquisti congiunti di gas. A questa si è poi affiancato il meccanismo <a href="https://energy.ec.europa.eu/topics/energy-security/eu-energy-platform/aggregateeu_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">AggregateEu</a>, attivo dall&#8217;aprile 2023 al marzo 2025, che ha permesso di aggregare la domanda delle imprese europee e abbinarla a quasi 100 miliardi di metri cubi di offerta internazionale. Dal 2025 entrambi questi strumenti sono confluiti nella più ampia <a href="https://energy.ec.europa.eu/topics/energy-security/eu-energy-and-raw-materials-platform_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Piattaforma Ue per l&#8217;energia e le materie prime</a>.</p>
<p>Sul fronte della <strong>produzione di energia pulita</strong>, l&#8217;Ue ha rafforzato nel 2023 la <a href="https://energy.ec.europa.eu/topics/renewable-energy/renewable-energy-directive-targets-and-rules/renewable-energy-directive_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">direttiva sulle energie rinnovabili</a>. Con tale revisione è stato innalzato l&#8217;obiettivo vincolante al 2030 al <strong>42,5% </strong>(con l&#8217;ambizione di arrivare al 45%). La transizione è stata inoltre accompagnata con strumenti come il <a href="https://commission.europa.eu/topics/competitiveness/green-deal-industrial-plan_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Piano industriale del Green deal</a> e il <a href="https://commission.europa.eu/topics/competitiveness/clean-industrial-deal_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Clean industrial deal</a>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le ultime novità</h3>
<p>Nell&#8217;aprile 2026, in un contesto reso più incerto dalle <strong>tensioni in Medio Oriente</strong>, la Commissione ha introdotto un nuovo pacchetto di misure. Si tratta di <a href="https://energy.ec.europa.eu/strategy/accelerateeu-strengthen-eu-energy-resilience_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">AccelerateEu</a> volto a rafforzare ulteriormente il coordinamento tra i paesi membri e continuare a ridurre la dipendenza da petrolio e gas.</p>
<p>Nel corso degli ultimi mesi l&#8217;Unione europea ha compiuto passi importanti sul fronte dell&#8217;eliminazione delle importazioni dalla Russia. Il percorso è iniziato il 6 maggio 2025, quando la Commissione ha presentato la <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_25_1131" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tabella di marcia</a> per porre fine alla dipendenza dell&#8217;Ue dall&#8217;energia russa. Il <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=OJ:L_202600261" target="_blank" rel="noreferrer noopener">regolamento</a> è poi entrato definitivamente in vigore il 3 febbraio scorso.</p>
<p>Il 9 febbraio la Commissione ha inoltre adottato una decisione di esecuzione con l&#8217;<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=OJ:L_202600335" target="_blank" rel="noreferrer noopener">elenco dei paesi terzi esentati</a> dall&#8217;autorizzazione preventiva per le importazioni di gas. Mentre il 18 marzo sono stati aggiornati gli <a href="https://webgate.ec.europa.eu/circabc-ewpp/d/d/workspace/SpacesStore/f730f771-2039-483c-aa33-1e4e065d6de4/download" target="_blank" rel="noreferrer noopener">orientamenti sull&#8217;attuazione del regolamento sul gas</a>.</p>
<div id="strillo-testo-block_f62f9fe3a83fc16fd3c004f35ad56be0" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>L&#8217;Ue ha vietato l&#8217;importazione di gas dalla Russia.</p>
</section></div>
<p>Quest&#8217;ultimo <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ALL/?uri=CELEX:32026R0261" target="_blank" rel="noreferrer noopener">atto</a> introduce un divieto graduale, ma permanente, delle importazioni di gas naturale russo, sia via gasdotto sia sotto forma di gas naturale liquefatto (Gnl). <strong>Le importazioni saranno soggette ad autorizzazione preventiva da parte delle autorità competenti</strong>, salvo eccezioni per i paesi extra-Ue esentati.</p>
<p>Durante il periodo di transizione, gli importatori di gas russo dovranno limitare i volumi a quelli previsti da contratti preesistenti. Mentre chi importa gas non russo dovrà dichiarare il paese di produzione. L&#8217;obiettivo è eliminare del tutto le importazioni di Gnl dalla Russia entro la fine del 2026 e quelle di gas via gasdotto entro il 30 novembre 2027. Entro l&#8217;1 marzo scorso poi gli stati membri erano tenuti a presentare <strong>piani nazionali di diversificazione delle forniture di gas e petrolio</strong>. Piani che la Commissione sta valutando.</p>
<p>Un percorso analogo, seppur meno vincolante, riguarda proprio il <strong>petrolio</strong>. La Commissione si è infatti impegnata a promuovere ulteriormente l&#8217;eliminazione graduale delle importazioni russe attraverso una <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=OJ:L_202600268" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dichiarazione</a> in sostegno agli sforzi di diversificazione dei paesi Ue ancora coinvolti.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Primi bilanci</h3>
<p>Il 22 aprile, in occasione del quarto anniversario dell&#8217;adozione del piano, la Commissione ha pubblicato il già citato report dal titolo &#8220;<strong>RepowerEu, 4 years on</strong>&#8221; per fare il punto sui progressi compiuti. Il documento conferma che, dall&#8217;inizio della guerra, <strong>la dipendenza dell&#8217;Unione dal gas russo è scesa dal 45% delle importazioni totali al 12%</strong> nel 2025.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">-33  </span>la riduzione, in punti percentuali, della dipendenza dell&#8217;Ue dal gas russo dall&#8217;introduzione del RepowerEu.</p>
</section>
<p>Restano tuttavia <strong>35 miliardi di metri cubi di gas russo</strong> importati ogni anno. Secondo la Commissione però anche questo uscirà dai mercati europei in meno di due anni. Tutte <strong>le importazioni di carbone russo sono state vietate</strong> dalle sanzioni, mentre quelle di petrolio si sono ridotte dal 27% dei primi mesi del 2022 al 2% nel 2025. </p>
<p>Sul fronte della <strong>produzione di energia pulita</strong>, dal 2021 l&#8217;Unione ha installato 260 gigawatt di nuova capacità rinnovabile, di cui 204 Gw di solare fotovoltaico e 57 Gw di eolico. Un contributo che, secondo il report della Commissione, ha permesso di <strong>risparmiare 5,6 miliardi di euro di gas</strong> nel solo 2025. </p>
<div id="tra-2020-e-2024-la-produzione-di-energia-pulita-nellue-e-cresciuta-di-oltre-7-punti-percentuali-nello-stesso-periodo-sono-aumentati-i-consumi-di-petrolio-e-derivati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">La produzione di energia in Ue</h3>
<p>Come abbiamo già specificato, il RepowerEu rappresenta solo una parte della strategia in ambito energetico. Inoltre si tratta di <strong>un piano che è ancora in corso, il cui impatto reale quindi potrà essere valutato solamente nel medio-lungo periodo</strong>. Soprattutto per quanto riguarda la sostenibilità e l&#8217;impatto ambientale. Tuttavia, come abbiamo visto anche nel paragrafo precedente, non c&#8217;è dubbio che lo scenario stia mutando molto rapidamente. Per questo, in conclusione passiamo in rassegna alcuni <strong>indicatori di contesto</strong> che ci aiutino a inquadrare le trasformazioni in corso.</p>
<p>Una prima dinamica interessante da valutare riguarda com&#8217;è cambiata la produzione energetica nei paesi europei. Tra il 2020 e il 2024, si registra un <strong>massiccio incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili e biocarburanti</strong>, passata dal 40,8% al 48,1% del totale (+7,3 punti percentuali). Ciò a fronte di una contrazione dei <strong>combustibili fossili</strong> (-2,3 punti), del <strong>gas naturale</strong> (-2,1 punti) e dell&#8217;<strong>energia nucleare</strong> (-2,4 punti).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-la-produzione-di-energia-rinnovabile-e-aumentata-di-oltre-5-punti-in-5-anni/">In Italia la produzione di energia rinnovabile è aumentata di oltre 5 punti in 5 anni</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-la-produzione-di-energia-rinnovabile-e-aumentata-di-oltre-5-punti-in-5-anni/">Confronto della produzione energetica primaria nell&#8217;Unione europea tra 2020 e 2024</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_309349_tab3"></p>
<p>I dati Eurostat riportano la quota di ciascuna fonte energetica prodotta sul totale espressa in migliaia di tonnellate equivalenti di petrolio (ktoe). Le variazioni tra il dato 2020 e il dato 2024 sono espresse in punti percentuali. I dati sulla produzione di energia da gas derivati ed elettricità non sono disponibili.</p>
<p>Nel periodo considerato la produzione energetica della Germania non si avvaleva di torba, bitume e calore. Quelle francese e spagnola, oltre a questi, non prevedeva il ricorso ai combustibili fossili. Quella italiana, oltre a quelle già citate non sfrutta il nucleare.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/NRG_BAL_S__custom_21891371/default/table?page=time:2024" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 2 Giugno 2026)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-309349"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309349" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p> Ogni paese, però, ha le proprie peculiarità. In <strong>Germania</strong>, ad esempio, l&#8217;incremento delle rinnovabili è stato superiore alla media Ue (+15,6 punti), a fronte di una marcata contrazione del nucleare (-16,9 punti) e un lieve aumento dei combustibili fossili (+0,68 punti). <strong>Francia</strong> e <strong>Spagna</strong> seguono dinamiche simili a quelle tedesche. <strong>Il caso italiano invece è diverso</strong>. In assenza di produzione nucleare, <strong>l&#8217;aumento delle rinnovabili è stato più contenuto rispetto alla media europea</strong> (+5,4 punti), a fronte di una diminuzione del ricorso a gas naturale (-2,8 punti) e a petrolio e derivati (-2,7 punti).</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il consumo di energia in Ue</h3>
<p>Se la produzione energetica europea si sta spostando con decisione verso le fonti pulite, i dati sui consumi raccontano una storia parzialmente diversa. Tra il 2020 e il 2024, a livello Ue, il consumo di gas naturale è diminuito in modo significativo, passando dal 22% al 19,6% (-2,4 punti), ma <strong>è cresciuto il consumo di petrolio e derivati</strong>, dal 35% al 37,4% (+2,4 punti). È aumentato anche il consumo di energia da fonti rinnovabili e biocarburanti, anche se in misura contenuta (+0,7 punti), a fronte di una analoga diminuzione dei combustibili fossili.</p>
<div id="strillo-testo-block_006ae4b82c2097e2dc567f923becb477" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Le abitudini di consumo sembrano cambiare più lentamente rispetto alla produzione.</p>
</section></div>
<p>Questi dati aiutano a capire come, se la strategia produttiva europea si stia muovendo nella direzione auspicata, risulti più difficile cambiare le abitudini di consumo di cittadini e imprese. Per questo sarà importante valutare l&#8217;impatto di piani come il RepowerEu anche dopo la conclusione di tutti i progetti.</p>
<p>Anche in questo caso, i singoli paesi mostrano dinamiche differenti. In <strong>Germania</strong> si registra una diminuzione del ricorso al gas naturale (-1,5 punti), comunque inferiore alla media europea, a fronte di un incremento del consumo di elettricità (+1,5 punti) e di rinnovabili (+0,7). In <strong>Spagna</strong> la diminuzione del gas naturale è più marcata (-3 punti), ma l&#8217;aumento riguarda soprattutto il petrolio e i suoi derivati (+3 punti). La <strong>Francia</strong> registra una contrazione del gas simile a quella spagnola, a fronte di un incremento di petrolio e rinnovabili di circa 2 punti ciascuno.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-il-consumo-di-petrolio-e-derivati-e-aumentato-di-circa-7-punti-in-5-anni/">In Italia il consumo di petrolio e derivati è aumentato di circa 7 punti in 5 anni</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-il-consumo-di-petrolio-e-derivati-e-aumentato-di-circa-7-punti-in-5-anni/">Confronto dei tipi di energia consumati nell&#8217;Unione europea tra il 2020 e il 2024</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-il-consumo-di-petrolio-e-derivati-e-aumentato-di-circa-7-punti-in-5-anni/">In Italia il consumo di petrolio e derivati è aumentato di circa 7 punti in 5 anni &#8211; Confronto dei tipi di energia consumati nell&#8217;Unione europea tra il 2020 e il 2024</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/NRG_BAL_S__custom_21891371/default/table?page=time:2024" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 2 Giugno 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/07/in-italia-il-consumo-di-petrolio-e-derivati-e-aumentato-di-circa-7-punti-in-5-anni.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-309356"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309356" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>In <strong>Italia</strong>, infine, si registra una diminuzione del ricorso al gas naturale (-3,1 punti) e al calore (-2,3 punti), compensata quasi esclusivamente dall&#8217;aumento del consumo di petrolio e suoi derivati (+6,7 punti).</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il tema delle importazioni</h3>
<p>Un ultimo aspetto che vale la pena analizzare riguarda la <strong>dipendenza dalle importazioni energetiche</strong>. Al netto delle sanzioni verso la Russia, importare energia da paesi terzi non è di per sé un elemento critico, anzi in alcuni casi è inevitabile. Tuttavia, maggiore è la dipendenza dalle importazioni, più la sovranità energetica di un paese risulta condizionata. Nel 2024 l&#8217;indice di dipendenza dalle importazioni a livello Ue era pari al <strong>57,3%</strong>, un valore sostanzialmente immutato rispetto al 2020. Scomponendo il dato per fonte, si osserva una diminuzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili (-1,6 punti) e, lievemente, di petrolio (-0,18 punti), a fronte di un aumento per il gas naturale (+1,4 punti).</p>
<p>Tra i singoli paesi, gli indici di dipendenza più bassi si registrano in <strong>Estonia</strong> (4,6%), <strong>Svezia</strong> (26,5%) e <strong>Lettonia</strong> (29,3%), mentre i più alti si trovano a <strong>Malta</strong> (98,4%), <strong>Lussemburgo</strong> (91%) e <strong>Cipro</strong> (87,7%). Si tratta di stati dal territorio particolarmente limitato, per i quali il ricorso alle importazioni è quasi obbligato. Tra i principali paesi Ue, l&#8217;<strong>Italia</strong> risultava nel 2024 quello con l&#8217;indice di dipendenza energetica più elevato (73,9%), seguita da <strong>Spagna</strong> (68,9%) e <strong>Germania</strong> (66,8%).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-il-2020-e-il-2024-la-dipendenza-dalle-importazioni-energetiche-dellitalia-e-lievemente-aumentata/">Tra il 2020 e il 2024 la dipendenza dalle importazioni energetiche dell&#8217;Italia è lievemente aumentata</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-il-2020-e-il-2024-la-dipendenza-dalle-importazioni-energetiche-dellitalia-e-lievemente-aumentata/">Confronto tra la dipendenza dalle importazioni energetiche nel 2020 e nel 2024 </a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_309359_tab3"></p>
<p>La dipendenza dalle importazioni di energia indica la quota del fabbisogno energetico totale di un paese soddisfatta tramite importazioni da altri paesi. Il tasso mostra la proporzione di energia che un&#8217;economia deve importare. È definito come le importazioni nette di energia divise per l&#8217;energia lorda disponibile, espresso in percentuale. Può essere definito sia per il totale di tutti i prodotti sia per i singoli combustibili. Un tasso di dipendenza negativo indica un esportatore netto di energia, mentre un tasso di dipendenza superiore al 100% indica che i prodotti energetici sono stati stoccati.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/nrg_ind_id__custom_19989435/bookmark/table?lang=en&amp;bookmarkId=f551cbd2-f545-4a4e-99f5-ee5ecc48f05f&amp;c=1770284734670" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 21 Aprile 2026)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-309359"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309359" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Tra questi tre paesi, la <strong>Germania</strong> fa segnare la variazione più marcata tra il 2020 e il 2024 (+3 punti percentuali), mentre <strong>Spagna</strong> e <strong>Italia</strong> restano sostanzialmente stabili, con un lieve aumento. Nello stesso periodo, <strong>16 dei 27 paesi Ue hanno ridotto, in misura più o meno marcata, la propria dipendenza dalle importazioni di energia</strong>. Le variazioni più significative riguardano <strong>Lettonia</strong> (-16,2 punti), <strong>Finlandia</strong> (-10,1) e <strong>Lituania</strong> (-8,9), probabilmente non a caso alcuni dei paesi del fianco nord-orientale dell&#8217;Unione.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Un progetto completato a metà</h3>
<p>A quattro anni dalla sua presentazione, <strong>il RepowerEu ha senza dubbio raggiunto quelli che erano gli obiettivi di breve periodo</strong>, in particolare l&#8217;affrancamento dalla Russia. Il crollo delle importazioni di gas, l&#8217;azzeramento di quelle di carbone e la drastica riduzione di quelle di petrolio testimoniano un cambiamento strutturale nelle forniture energetiche europee.</p>
<div id="strillo-testo-block_63886fe04b49aedc0a8cfaf68d014715" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Gli obiettivi di medio termine del RepowerEu non sono ancora stati raggiunti.</p>
</section></div>
<p>Sugli obiettivi di medio termine, invece, il lavoro da fare resta consistente. Da un lato la produzione di energia si sta effettivamente spostando verso le fonti rinnovabili. Dall&#8217;altro, però, i dati sui consumi raccontano una storia diversa: a fronte di una modesta crescita dell&#8217;uso di rinnovabili, <strong>si registra un aumento del consumo di prodotti petroliferi</strong> particolarmente marcato nel caso italiano. Anche sul fronte degli obiettivi dell&#8217;Agenda 2030 ci sono stati dei passi in avanti significativi. Tuttavia, come ha ricordato anche la stessa Commissione europea, i target non sono ancora stati raggiunti e (come per l&#8217;efficienza energetica) la strada da percorrere resta molta. </p>
<p>Infine, va ricordato che <strong>buona parte dei progetti finanziati dal RepowerEu sono ancora in corso e che la maggior parte dei milestone e dei target deve ancora essere rendicontata</strong>. Con l&#8217;avvicinarsi della scadenza di fine agosto per l&#8217;ultima richiesta di pagamento, sarà quindi importante osservare se i paesi Ue riusciranno a completare le misure pendenti nei tempi previsti o se dovranno rinunciare a una parte delle risorse e delle ambizioni iniziali.</p>
<p><em>This article is published in collaboration with the&nbsp;<a href="https://www.europeandatajournalism.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European Data Journalism Network</a>&nbsp;in the context of<a href="https://chateurope.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;ChatEurope</a>&nbsp;and is released under a&nbsp;<a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 4.0</a>&nbsp;licence</em></p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/veduta-aerea-del-campo-di-erba-verde-durante-il-giorno-WIQi8Hiv8JI">Sungrow EMEA</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-sfida-energetica-delleuropa-a-che-punto-e-lattuazione-del-repowereu/">La sfida energetica dell’Europa: a che punto è l’attuazione del RepowerEu</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quanti sono i giovani che non studiano e non lavorano in Italia?</title>
		<link>https://www.openpolis.it/quanti-sono-i-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=307181</guid>

					<description><![CDATA[<p>In Italia il 13% dei giovani fa parte dei cosiddetti Neet, un dato superiore alla media europea. L’analisi città per città, con un focus sui due casi estremi di Catania e Bologna. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quanti-sono-i-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano-in-italia/">Quanti sono i giovani che non studiano e non lavorano in Italia?</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2025 il 13,3% dei giovani tra 15 e 29 anni nel nostro paese si è trovato in condizione di Neet (dall&#8217;inglese, <em>not in education, employment or training</em>, persone senza lavoro, che non studiano e non sono in formazione). Nonostante si tratti di un dato in calo rispetto all&#8217;anno precedente, risulta essere ancora uno dei più alti del continente.</p>
<p>Il fenomeno dei Neet – giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi di formazione – <strong>non può essere letto soltanto come una condizione individuale, ma va compreso anche nella sua dimensione sociale</strong>. Il 15 luglio ricorre la <a href="http://www.un.org/en/events/youthskillsday/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">giornata mondiale delle competenze giovanili</a> e la presenza di una quota non marginale di giovani inattivi rappresenta senza dubbio una delle principali forme di <strong>dispersione del potenziale delle nuove generazioni</strong>. In altre parole, della risorsa più preziosa per una società.</p>
<h3 class="wp-block-heading">La situazione in Italia e in Ue</h3>
<p>Come ogni anno, Eurostat ha rilasciato i dati armonizzati a livello europeo sulla situazione riguardo a questo fenomeno. <strong>Nel 2025, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano rappresentano complessivamente l&#8217;11% della popolazione giovanile dell&#8217;Unione.</strong> In questo scenario, l&#8217;Italia continua a registrare una delle incidenze più elevate, nonostante sia in costante calo dal 2020.</p>
<div id="i-giovani-neet-in-italia-sono-il-133-a-fronte-di-una-media-ue-dell11" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">13,3% </span>italiani di età compresa tra 15 e 29 anni che nel 2025 non studiano né lavorano.</p>
</section>
<p><strong>Il paese è infatti il quarto in Europa</strong>, dietro solo a Romania (19,2%), Bulgaria (13,8%) e Grecia (13,6%). Gli stati che invece registrano i valori minori sono Paesi Bassi (5,3%), Svezia (5,9%) e Slovenia (7,6%).</p>
<p>Ci sono numerosi fattori che hanno un impatto sul fenomeno. Per esempio, <strong>maggiore è il grado di istruzione e minore è l&#8217;incidenza di Neet</strong>: in Europa, nel 2025, i giovani tra 15 e 29 anni con al massimo la licenza media che non studiano e non lavoravano sono il 12,8%, dato che scende all&#8217;11% per chi ha un titolo di scuola secondaria superiore e all&#8217;8% per chi è in possesso di una laurea.</p>
<p>Incide anche il grado di urbanizzazione, seppur con delle diversità tra i paesi europei. In generale, le aree rurali sono quelle in cui i Neet risultano più presenti, con una percentuale nel 2025 pari a 12,2%. Seguono le periferie e le città di medie dimensioni (11%) e le città più grandi (10,3%). Questa è una dinamica che caratterizza la maggior parte dei paesi europei. <strong>In Italia invece accade l&#8217;opposto: a riportare i valori più alti sono proprio i centri urbani più ampi (14,2%) a cui seguono le zone rurali (12,9%) e quelle periferiche (12,8%).</strong></p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;incidenza dei Neet nelle città italiane</h3>
<p>Come abbiamo avuto modo di approfondire nel rapporto <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/report_2025_giovani_e_periferie_HD.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giovani e periferie</a>, la <strong>situazione varia molto tra le città italiane</strong> e la quota di Neet tende a essere più alta nelle realtà dove la condizione sociale di partenza è più difficile e dove anche il percorso scolastico risulta più critico.</p>
<p>I comuni capoluogo di città metropolitana con più giovani che non studiano e non lavorano, in base ai dati raccolti nell&#8217;ambito del censimento 2021, sono <strong>Catania</strong> (35,4%), <strong>Palermo</strong> (32,4%) e <strong>Napoli</strong> (29,7%). A quota 20% circa, tra le altre, le due città italiane più popolose, Roma e Milano. La quota scende sotto il 18% a Genova, Firenze e Bologna. </p>
<div id="a-catania-i-neet-sono-il-354-della-popolazione-tra-15-e-29-anni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Catania, Palermo e Napoli i 3 capoluoghi metropolitani con la più alta quota di giovani Neet</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Rapporto tra i residenti di 15-29 anni che non studiano e non lavorano e la popolazione residente totale nella stessa classe di età (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(ultimo aggiornamento: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-303568"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Bologna è il comune capoluogo di città metropolitana con meno Neet. </p>
<p>Si tratta di dati che aprono a due considerazioni, che approfondiamo nel corso dell&#8217;articolo. In primo luogo, <strong>per grandi città come quelle metropolitane il dato medio non necessariamente è omogeneo sull&#8217;intero territorio comunale</strong>, anzi. In secondo luogo, è importante comprendere come &#8211; anche a livello locale &#8211; il <strong>problema dei Neet sia strettamente connesso a una questione educativa più ampia</strong>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">La relazione con l&#8217;abbandono precoce della scuola nelle periferie</h3>
<p>Anche all&#8217;interno di una stessa città perciò la situazione non è omogenea. Si prenda il caso di <strong>Catania</strong>, prima per incidenza dei Neet (35,4%). Nel capoluogo siciliano, la quota supera il 40% nel 1° Municipio e nel 6° Municipio; mentre è su livelli molto inferiori nel terzo (22%). Lo stesso vale per <strong>Bologna</strong>: a fronte del 17,3% medio, il fenomeno incide ancora meno in alcune aree subcomunali, come Siepelunga (11,3%), La Dozza (10,9%) e Scandellara (5,6%), mentre è più diffuso in aree come Ex Mercato Ortofrutticolo (47,2%), Caab (39,8%) e Pilastro (29,6%).</p>
<p>Ancora più interessante è osservare come anche in ambito urbano il fenomeno sia <strong>strettamente legato alla questione degli abbandoni scolastici precoci</strong>. Nei quartieri delle città dove più ragazzi hanno lasciato la scuola prima del diploma o di una qualifica, tendenzialmente anche la quota di giovani Neet è più alta, e viceversa. Le aree subcomunali con meno abbandoni precoci coincidono generalmente con quelle dove il fenomeno dei Neet è meno grave.</p>
<div id="nei-quartieri-con-piu-abbandono-scolastico-e-piu-frequente-il-problema-dei-giovani-neet" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-quartieri-con-piu-abbandono-scolastico-e-piu-frequente-il-problema-dei-giovani-neet/">Nei quartieri con più abbandono scolastico è più frequente il problema dei giovani Neet</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-quartieri-con-piu-abbandono-scolastico-e-piu-frequente-il-problema-dei-giovani-neet/">Confronto tra le uscite precoci dal sistema di istruzione e l&#8217;incidenza di giovani che non studiano e non lavorano nelle aree subcomunali delle città metropolitane</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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</p></div>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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<p><label for="embed-chart-307201"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307201" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Una relazione perfettamente comprensibile alla luce del fatto che<strong> un giovane che lascia la scuola prima di aver completato gli studi, oltre a non proseguire nel percorso di istruzione, potrebbe avere anche più difficoltà nell&#8217;accesso al lavoro</strong>. Basti pensare che meno della metà dei 18-24enni che hanno abbandonato precocemente gli studi è occupato (47,2%), come ricostruito alla fine dell&#8217;anno scorso nel <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/12/Report-Livelli-di-istruzione-e-ritorni-occupazionali-Anno-2024.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto di Istat dedicato ai ritorni occupazionali dell&#8217;istruzione</a>. Una quota che, sebbene cresciuta negli ultimi anni, resta inferiore al 50%. E che comunque considera tutti gli occupati, a prescindere da reddito, tutele e posizione lavorativa.</p>
<h3 class="wp-block-heading">La relazione tra Neet e abbandoni scolastici in 2 città</h3>
<p>Abbiamo approfondito questo legame nelle due città agli estremi della distribuzione: Catania e Bologna. Perché <strong>la correlazione tra alti abbandoni e presenza di giovani Neet non riguarda solo le grandi città del sud</strong>. Anche in città dove il fenomeno è mediamente meno frequente, come quelle del centro-nord, possono esservi aree urbane più colpite. </p>
<p>Quartieri spesso periferici, con più disagio sociale della media, dove l&#8217;abbandono precoce della scuola e la presenza di giovani che non studiano e non lavorano incide maggiormente.</p>
<p>A <strong>Catania</strong>, se si confrontano i 6 municipi in cui è ripartita la città, si vede come i due fenomeni &#8211; abbandoni e Neet &#8211; riguardino le stesse aree. In particolare<strong> il primo e sesto municipio, dove l&#8217;incidenza dei giovani che non studiano e non lavorano supera il 40%</strong>. Si tratta anche delle due ripartizioni comunali con più uscite precoci dal sistema di istruzione. Oltre un terzo dei giovani di queste aree hanno lasciato la scuola prima del diploma o di una qualifica.</p>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-quali-zone-di-catania-incidono-di-piu-i-fenomeni-dei-neet-e-degli-abbandoni-scolastici/">In quali zone di Catania incidono di più i fenomeni dei Neet e degli abbandoni scolastici</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-quali-zone-di-catania-incidono-di-piu-i-fenomeni-dei-neet-e-degli-abbandoni-scolastici/">Confronto tra le uscite precoci dal sistema di istruzione e l&#8217;incidenza di giovani che non studiano e non lavorano nelle aree subcomunali di Catania</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/07/in-quali-zone-di-catania-incidono-di-piu-i-fenomeni-dei-neet-e-degli-abbandoni-scolastici.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-307212"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307212" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<div id="a-bologna-le-10-zone-con-piu-giovani-neet-in-8-casi-sono-anche-quelle-con-piu-abbandoni-scolastici-precoci" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>A <strong>Bologna</strong>, dove la disaggregazione dei dati rilasciati da Istat per la commissione periferie consente di arrivare fino alle 90 aree statistiche in cui è ripartita la città,<strong> emerge in modo simile</strong>.</p>
<p>Le 10 zone subcomunali con più giovani Neet in 8 casi sono anche quelle con più abbandoni scolastici precoci.</p>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-quali-zone-di-bologna-incidono-di-piu-i-fenomeni-dei-neet-e-degli-abbandoni-scolastici/">In quali zone di Bologna incidono di più i fenomeni dei Neet e degli abbandoni scolastici</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-quali-zone-di-bologna-incidono-di-piu-i-fenomeni-dei-neet-e-degli-abbandoni-scolastici/">Confronto tra le uscite precoci dal sistema di istruzione e l&#8217;incidenza di giovani che non studiano e non lavorano nelle aree subcomunali di Bologna</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
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<p><label for="embed-chart-307213"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307213" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>A testimoniare come anche a Bologna, città dove il fenomeno è certamente meno diffuso (il caso più virtuoso tra le 14 città metropolitane rilevate),<strong> la questione educativa e quella delle prospettive dei più giovani siano fortemente collegate</strong>. E riguardi quartieri specifici delle città, in cui i diversi fattori di disagio possono sovrapporsi e rafforzarsi a vicenda. </p>
<h3 class="wp-block-heading">Le prospettive dei più giovani, una questione sociale ed educativa</h3>
<p>È&nbsp;a un livello così disaggregato che è più facile individuare la cosiddetta &#8220;trappola della povertà educativa&#8221;. <strong>I quartieri delle città con più famiglie in disagio sono spesso quelli con più abbandoni scolastici</strong>. E, quasi di conseguenza, quelli con <strong>più giovani che finiscono fuori da qualsiasi percorso di studio o di lavoro</strong> e dove perciò le <strong>prospettive di ragazze e ragazzi diventano più incerte</strong>. </p>
<p>In assenza di un intervento sociale ed educativo forte, il rischio è che le disuguaglianze finiscano per trasmettersi da una generazione all’altra. Spezzare questo circolo vizioso significa quindi <strong>intervenire non solo sulla condizione giovanile</strong>, ma anche, più in generale, sulla <strong>riduzione dei divari all’interno delle città</strong>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica e condividi i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, città per città</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/bari.xls" target="_blank" rel="noopener">Bari</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/bologna.xls" target="_blank" rel="noopener">Bologna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/cagliari.xls" target="_blank" rel="noopener">Cagliari</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/catania.xls" target="_blank" rel="noopener">Catania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/firenze.xls" target="_blank" rel="noopener">Firenze</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/genova.xls" target="_blank" rel="noopener">Genova</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/messina.xls" target="_blank" rel="noopener">Messina</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/milano.xls" target="_blank" rel="noopener">Milano</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/napoli.xls" target="_blank" rel="noopener">Napoli</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/palermo.xls" target="_blank" rel="noopener">Palermo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/reggio_calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Reggio Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/roma.xls" target="_blank" rel="noopener">Roma</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/torino.xls" target="_blank" rel="noopener">Torino</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/venezia.xls" target="_blank" rel="noopener">Venezia</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/un-gruppo-di-persone-sedute-sui-gradini-di-un-edificio-u_Jg3Wv7h4M">Limbo Hu</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" type="link" id="https://unsplash.com/it/licenza">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quanti-sono-i-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano-in-italia/">Quanti sono i giovani che non studiano e non lavorano in Italia?</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Pnrr termina oggi ma la sua fine è ancora tutta da scrivere</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-pnrr-termina-oggi-ma-la-sua-fine-e-ancora-tutta-da-scrivere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 08:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=309200</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra scadenze ancora da verificare, nuove revisioni e dati non aggiornati è difficile capire a che punto siamo davvero. Servirà tempo per valutare l’impatto sul paese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-pnrr-termina-oggi-ma-la-sua-fine-e-ancora-tutta-da-scrivere/">Il Pnrr termina oggi ma la sua fine è ancora tutta da scrivere</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>30 giugno</strong> <strong>2026</strong> rappresenta un passaggio molto importante nell&#8217;attuazione del <strong>Piano nazionale di ripresa e resilienza</strong> (Pnrr). Segna infatti la conclusione del cronoprogramma italiano riguardante il completamento delle <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-le-milestone-e-i-target-del-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scadenze</a>. Occorre specificare però che <strong>non si tratta propriamente della conclusione</strong> <strong>del Pnrr</strong>. In base alle più recenti <a href="https://reforms-investments.ec.europa.eu/publications-0/guidelines-member-states-operational-aspects-related-final-phase-and-closure-recovery-and-resilience_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">linee guida</a> fornite dalla Commissione europea infatti gli stati membri hanno tempo fino al <strong>31 agosto per presentare le ultime richieste di pagamento</strong>. Successivamente Bruxelles dovrà verificare il raggiungimento degli obiettivi dichiarati e completare le procedure di erogazione entro la fine dell&#8217;anno. Inoltre, gli obblighi di monitoraggio e rendicontazione continueranno anche dopo il 2026.</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/e-online-la-versione-aggiornata-di-openpnrr/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche<br />
<br /><strong>È online la versione aggiornata di OpenPNRR</strong></a>.</p>
</section>
<p>Ad oggi in effetti<strong> non sono disponibili dati aggiornati</strong> né sul livello effettivo di completamento di milestone e target né sullo stato di avanzamento dei progetti finanziati. Su questo fronte il documento più recente è la relazione semestrale della <a href="https://www.corteconti.it/HOME/StampaMedia/Notizie/DettaglioNotizia?Id=04a4b7cd-d77f-49e7-b9b7-e24fe8edac7f" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Corte dei conti</a> sullo stato di attuazione del Pnrr, pubblicata alla fine di maggio. Secondo i giudici contabili, ad aprile, <strong>delle 159 scadenze europee previste per il primo semestre del 2026, 11 risultavano già completate</strong> mentre la quasi totalità delle altre era ancora in corso di realizzazione. Sempre la corte, in un recente <a href="https://www.corteconti.it/Download?id=bd3bb820-28ab-4878-8593-150b1bb7b2d8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">documento</a>, ha fatto il punto circa il livello di completamento delle opere pubbliche finanziate dal piano.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">36,7% </span>le opere pubbliche finanziate dal Pnrr già concluse secondo la Corte dei conti.</p>
</section>
<p>Come abbiamo spiegato in questo <a href="https://www.openpolis.it/countdown-pnrr-cosa-accadra-il-30-giugno-2026/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articolo</a>, <strong>non tutte le misure e i progetti dovranno necessariamente concludersi entro giugno</strong>. Tuttavia non c&#8217;è dubbio che il lavoro da fare nei prossimi mesi sia ancora molto.</p>
<p>A rendere ancora più complesso il quadro c&#8217;è il fatto che il governo ha recentemente trasmesso una <a href="https://www.strutturapnrr.gov.it/it/documenti/comunicati-stampa/pnrr-a-palazzo-chigi-la-cabina-di-regia-sulla-proposta-di-revisione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nuova proposta di revisione del Pnrr</a>, che al momento <a href="https://ec.europa.eu/economy_finance/recovery-and-resilience-scoreboard/timeline.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">non ha ancora ottenuto il via libera</a> delle istituzioni europee. Si tratta dell&#8217;ennesimo intervento di rimodulazione che conferma come il percorso attuativo sia tutt&#8217;altro che concluso.</p>
<p>Dato questo scenario, risulta abbastanza evidente l&#8217;importanza di <strong>continuare a monitorare l&#8217;andamento del piano nei prossimi mesi</strong>. Sia per capire quali traguardi sono stati raggiunti, sia per comprendere meglio l&#8217;impatto del Pnrr sul sistema paese. </p>
<p>Su quest&#8217;ultimo aspetto in particolare, in attesa di dati più aggiornati, le prime analisi mostrano come il piano abbia contribuito in modo significativo alla <strong>ripresa degli investimenti pubblici</strong>, alla crescita economica e al <strong>miglioramento di alcuni aspetti organizzativi della pubblica amministrazione</strong>. Al tempo stesso restano aperti interrogativi importanti sulla capacità di completare gli interventi nei tempi previsti e soprattutto sugli effetti concreti che questi avranno nel lungo periodo.</p>
<div id="ad-aprile-litalia-aveva-completato-11-delle-159-scadenze-del-pnrr-previste-per-giugno-2026" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Le ultime novità sull&#8217;attuazione del Pnrr</h3>
<p>Ad oggi l&#8217;Italia ha già ricevuto nove delle dieci rate previste dal Pnrr per un totale di <a href="https://www.strutturapnrr.gov.it/it/documenti/comunicati-stampa/pnrr-l-italia-riceve-il-pagamento-della-nona-e-penultima-rata-pari-a-12-8-miliardi-di-euro-connessa-al-conseguimento-di-50-obiettivi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">166 miliardi di euro</a>. Resta però da conseguire la rata finale, che è anche quella più complessa. Per il primo semestre del 2026 sono infatti previste <strong>159 scadenze europee</strong> da raggiungere. Secondo la già citata relazione della Corte dei conti, 11 risultavano già completate, 147 erano ancora in corso di conseguimento e una risultava ancora da avviare.</p>
<div id="strillo-testo-block_7700a4f3d197f8e376d50ab9a8961cb2" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>La Corte dei conti reputa problematico il raggiungimento di alcune scadenze.</p>
</section></div>
<p>Tra gli obiettivi e traguardi ancora aperti, la maggior parte non presenta particolari criticità. In particolare 109 scadenze sono classificate a basso rischio e 36 a difficoltà media. Restano però alcuni obiettivi considerati più problematici. Tra questi figura la <a href="https://openpnrr.it/scadenze/1489/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">riforma</a> per la razionalizzazione e la semplificazione degli <strong>incentivi alle imprese</strong>. In questo caso le modifiche intervenute durante l&#8217;iter di approvazione hanno sollevato dubbi sulla piena coerenza con quanto concordato con Bruxelles. A rischio anche il <a href="https://openpnrr.it/scadenze/908/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">target</a> relativo ai <strong>centri di trasferimento tecnologico</strong>, che richiede l&#8217;erogazione di 330 milioni di euro a favore di almeno 45 poli. Su questo fronte le difficoltà riguardano le procedure di controllo necessarie per autorizzare i pagamenti finali. Criticità infine anche per la tratta ferroviaria <a href="https://openpnrr.it/scadenze/690/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Orte-Falconara</a>, dove pesano i ritardi accumulati nel cronoprogramma dei lavori.</p>
<div id="le-opere-pubbliche-gia-completate-sono-poco-piu-di-un-terzo-ma-valgono-circa-il-6-degli-investimenti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Sul fronte finanziario si registra invece una significativa accelerazione. A febbraio 2026 la spesa sostenuta aveva raggiunto i <strong>113,5 miliardi di euro</strong>. I pagamenti formalmente dichiarati dai soggetti attuatori ammontavano invece a <strong>60,6 miliardi</strong>.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">58% </span>la spesa già dichiarata come sostenuta dalle amministrazioni titolari di misure Pnrr (febbraio 2026).</p>
</section>
<p>Più articolato il quadro relativo alle <strong>opere pubbliche</strong>. Secondo la Corte, i progetti effettivamente conclusi rappresentano il <strong>36,7%</strong> del totale. Se però si considera il valore economico degli interventi, la quota scende al <strong>6,2%</strong>. Segno che le opere di maggiori dimensioni si trovano ancora prevalentemente in fase realizzativa. Considerando anche gli interventi in collaudo, la quota di progetti conclusi o vicini al completamento sale al <strong>48,5%</strong>. A livello finanziario tali progetti rappresentano però il <strong>12,4%</strong> del valore complessivo. Restano quindi in esecuzione opere per oltre <strong>75 miliardi di euro</strong>.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Tra le principali evidenze, i progetti si confermano procedere più rapidamente nel Mezzogiorno rispetto alla media nazionale, mentre nel Nord i tempi risultano più lunghi. L’apparente situazione di vantaggio in cui vengono a trovarsi le Regioni meridionali può dipendere tanto da una minore dimensione finanziaria dei progetti, quanto dalle procedure messe a punto per accelerare le fasi di assegnazione e stipula dei lavori, che tradizionalmente sono meno rapide nel Mezzogiorno che nel resto del paese.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.corteconti.it/Download?id=bd3bb820-28ab-4878-8593-150b1bb7b2d8" target="_blank">&#8211; Corte dei conti, Relazione sul rendiconto generale dello stato 2025 (24 giugno 2026)</a>
									            </div>
</section>
<p>La stessa Corte evidenzia che il programma è ormai entrato nella piena fase operativa, anche se <strong>non parrebbe essere stato recuperato il ritardo accumulato</strong> negli anni precedenti.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il confronto internazionale</h3>
<p>Un elemento interessante da considerare riguarda il confronto internazionale. Spesso infatti il governo ha fatto riferimento a un presunto <a href="https://www.governo.it/it/articolo/la-commissione-europea-approva-il-pagamento-della-nona-rata-del-pnrr-dell-italia-pari-128#:~:text=%E2%80%9CCon%20l%E2%80%99approvazione%20del,Consiglio%2C%20Giorgia%20Meloni." target="_blank" rel="noreferrer noopener">primato italiano</a> nell&#8217;attuazione del Pnrr. Si tratta di un&#8217;affermazione che deve essere contestualizzata. Se infatti si prende il mero rapporto tra scadenze già raggiunte rispetto al totale di quelle previste ci sono dei paesi che fanno meglio. L&#8217;<strong>Italia</strong> infatti si attesta al 72% in base ai <a href="https://ec.europa.eu/economy_finance/recovery-and-resilience-scoreboard/milestones_and_targets.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> della Commissione europea. La quota più alta in assoluto è però quella della <strong>Francia</strong> con l’83%. Ci sono poi altri paesi con una percentuale superiore a quella italiana. Si tratta di Germania, Danimarca, Austria e Malta.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-francia-e-il-paese-piu-avanti-nellattuazione-del-proprio-pnrr/">La Francia è il paese più avanti nell&#8217;attuazione del proprio Pnrr</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-francia-e-il-paese-piu-avanti-nellattuazione-del-proprio-pnrr/">La quota di scadenze dei piani nazionali di ripresa e resilienza già completate dai vari Stati europei</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_309195_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/la-francia-e-il-paese-piu-avanti-nellattuazione-del-proprio-pnrr/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/la-francia-e-il-paese-piu-avanti-nellattuazione-del-proprio-pnrr.png" placeholder ></amp-img></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Commissione europea                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 23 Giugno 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/la-francia-e-il-paese-piu-avanti-nellattuazione-del-proprio-pnrr.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-309195"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309195" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Tale dinamica è dovuta a diversi fattori. Non ultimo il fatto che, con le varie revisioni, <strong>molte scadenze sono state posticipate</strong> all&#8217;ultimo momento utile. Inoltre c’è da dire che il livello di complessità dei piani nazionali è molto eterogeneo. Se ad esempio prendiamo in considerazione la <strong>Spagna</strong>, secondo paese europeo a ricevere più risorse dopo l&#8217;Italia, possiamo osservare come questa si fermi ad appena il <strong>54%</strong> di scadenze già rendicontate.</p>
<div id="il-governo-ha-presentato-una-nuova-richiesta-di-revisione-che-rialloca-oltre-2-miliardi-di-euro" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Una nuova revisione del Pnrr</h3>
<p>Come già anticipato nell&#8217;introduzione, il Pnrr non si conclude oggi quindi. Anche perché il governo nel frattempo ha presentato una <strong>nuova richiesta di revisione del piano</strong>, richiesta che è tuttora pendente.</p>
<p>Secondo quanto <a href="https://webtv.senato.it/webtv/commissioni/audizione-del-ministro-gli-affari-europei-il-pnrr-e-le-politiche-di-coesione-tommaso-foti" target="_blank" rel="noreferrer noopener">illustrato</a> dal ministro <strong>Tommaso Foti</strong>, la proposta comprende circa 90 modifiche di carattere tecnico e una rimodulazione finanziaria. L&#8217;obiettivo dichiarato è quello di riallocare risorse provenienti da interventi che presentano difficoltà attuative o che risultano incompatibili con le tempistiche europee.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">2,1 mld € </span>le risorse riallocate con l&#8217;ultima revisione del Pnrr.</p>
</section>
<p>Tra le principali riduzioni figurano circa <strong>1,29 miliardi di euro</strong> sottratti a misure del ministero delle infrastrutture. A ciò si aggiungono anche definanziamenti che riguardano il <strong>parco agrisolare</strong>, la meccanizzazione agricola, le <strong>colonnine di ricarica elettrica</strong>, gli investimenti per fognature e alcune misure relative alle materie prime critiche.</p>
<p>Particolarmente significativa è inoltre la decisione di spostare fuori dal perimetro del piano <strong>circa 500 milioni di euro </strong>relativi al credito d&#8217;imposta alla zona economica speciale unica, a causa delle difficoltà di rendicontazione incompatibili con le scadenze europee.</p>
<p>Le risorse liberate verrebbero destinate principalmente all&#8217;<strong>efficientamento energetico dell&#8217;edilizia residenziale pubblica</strong>, all&#8217;<strong>industria 5.0</strong>, all&#8217;<strong>housing sociale</strong>, alle comunità energetiche e ad altri interventi ritenuti più facilmente raggiungibili.</p>
<div id="nel-2026-il-contributo-del-pnrr-al-pil-dovrebbe-toccare-il-suo-apice" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;impatto del Pnrr sull&#8217;economia italiana</h3>
<p>Al di là dello stato di avanzamento delle singole misure, una delle domande più rilevanti riguarda gli <strong>effetti concreti prodotti dal piano sull&#8217;economia italiana</strong>. Detto che per fare valutazioni più puntuali sarà necessario attendere la conclusione effettiva del Pnrr e la pubblicazione di dati più aggiornati, nelle ultime settimane alcuni istituti autorevoli hanno iniziato a proporre alcune valutazioni.</p>
<div id="strillo-testo-block_cf1b7dd5a120946efa4c057433d7f7f0" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Uno degli obiettivi del Pnrr era rilanciare gli investimenti pubblici. </p>
</section></div>
<p>Un primo elemento da rimarcare riguarda il fatto che il Pnrr ha effettivamente contribuito a rilanciare gli investimenti pubblici dopo anni di stagnazione. Secondo uno <a href="https://www.sdabocconi.it/it/sda-bocconi-insight/complab/pnrr-e-crescita-il-dibattito-che-manca-davvero/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">studio</a> della Bocconi su dati <a href="https://www.oecd.org/it.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Oecd</a> infatti, tra il 2021 e il 2024 <strong>l&#8217;Italia ha recuperato il forte divario che si era accumulato rispetto alla Germania</strong>. Gli investimenti pubblici sono tornati a livelli che non si registravano dall&#8217;inizio degli anni Duemila, raggiungendo il <strong>3,8% del Pil nel 2025</strong>. </p>
<p>Anche le <a href="https://www.upbilancio.it/wp-content/uploads/2026/06/UPB-Rapporto-sulla-politica-di-bilancio-2026.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">simulazioni</a> dell&#8217;<strong>Ufficio parlamentare di bilancio</strong> evidenziano un contributo significativo alla crescita economica. Secondo le stime, l&#8217;impatto del Pnrr sul Pil raggiungerà il suo massimo proprio nel 2026, con <strong>un incremento compreso tra l&#8217;1,8% e il 2,1% rispetto allo scenario di base</strong>. Le sole sovvenzioni europee determinerebbero un effetto positivo pari allo <strong>0,8%</strong>.</p>
<p>L&#8217;importanza del piano emerge soprattutto considerando che, <strong>in assenza degli investimenti aggiuntivi finanziati dal Pnrr, la crescita economica italiana sarebbe stata significativamente più debole</strong>, rischiando la stagnazione. Negli anni successivi lo stimolo tenderà fisiologicamente ad attenuarsi, ma secondo le stime continuerà a produrre effetti positivi anche nel medio periodo.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2026-atteso-il-picco-dellimpatto-del-pnrr-sul-pil/">Nel 2026 atteso il picco dell&#8217;impatto del Pnrr sul Pil</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2026-atteso-il-picco-dellimpatto-del-pnrr-sul-pil/">Impatti macroeconomici stimati del Pnrr e delle sovvenzioni (variazioni percentuali)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_309197_tab1" role="tab" aria-controls="chart_309197_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_309197_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nel-2026-atteso-il-picco-dellimpatto-del-pnrr-sul-pil/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/nel-2026-atteso-il-picco-dellimpatto-del-pnrr-sul-pil.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<div id="chart_309197_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_309197_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_309197_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_309197_tab3"></p>
<p>Gli effetti del Pnrr sul Pil sono stati calcolati sulla base del <a href="https://www.upbilancio.it/wp-content/uploads/2018/01/Nota-tecnica-previsione-macro-UPB.pdf" target="_blank" rel="noopener">modello MeMo-It</a> sviluppato da Istat. È particolarmente adatto a calcolare come l&#8217;immissione di nuovo denaro nel sistema si traduca in maggiore domanda di beni e servizi, calcolando i cosiddetti &#8220;moltiplicatori di bilancio&#8221;. Ovvero a fronte delle risorse spese dallo Stato, quanta parte si trasforma in un aumento effettivo della ricchezza prodotta dall&#8217;economia.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Ufficio parlamentare di bilancio e Ministero dell&#8217;economia                                                                <br />(pubblicati: mercoledì 10 Giugno 2026)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/nel-2026-atteso-il-picco-dellimpatto-del-pnrr-sul-pil.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-309197"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309197" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Anche dal punto di vista della capacità amministrativa il Pnrr ha avuto un impatto importante. La <strong>Banca d&#8217;Italia</strong> ad esempio ha evidenziato segnali di <strong>miglioramento nell&#8217;efficienza</strong> della Pa.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Nonostante i limiti ancora esistenti nella capacità amministrativa e nella dotazione di personale di alcuni enti pubblici, vi sono indicazioni di un miglioramento nell’efficienza delle procedure di spesa e nella gestione degli appalti pubblici. Alla fine del 2025 era stato assegnato l’85 per cento delle risorse del PNRR e ne era stato speso il 54, quasi 10 punti percentuali in più rispetto a quanto si era registrato per i fondi di coesione del ciclo 2014‑20 allo stesso stadio di attuazione.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.governo.it/it/articolo/la-commissione-europea-approva-il-pagamento-della-nona-rata-del-pnrr-dell-italia-pari-128" target="_blank">&#8211; Relazione annuale Banca d’Italia (29 maggio 2026)</a>
									            </div>
</section>
<p>Resta tuttavia aperta una questione di fondo. Secondo la <a href="https://www.governo.it/it/articolo/la-commissione-europea-approva-il-pagamento-della-nona-rata-del-pnrr-dell-italia-pari-128" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Corte dei conti</a>, nel corso degli anni <strong>il Pnrr è progressivamente passato dall&#8217;essere uno strumento fortemente orientato alla trasformazione strutturale del paese a un piano sempre più concentrato sul raggiungimento delle scadenze</strong>, sulla certificazione dei risultati entro i termini previsti per non perdere le risorse europee. Un&#8217;evoluzione comprensibile alla luce delle difficoltà attuative, ma che pone interrogativi sulla capacità del piano di raggiungere quelle che erano le ambizioni originarie.</p>
<div id="un-sistema-di-monitoraggio-efficace-e-accessibile-e-fondamentale-anche-in-vista-del-prossimo-bilancio-pluriennale-dellue" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Le prossime sfide</h3>
<p>Il 30 giugno rappresenta dunque un passaggio importante ma <strong>non può essere considerato il punto di arrivo del Pnrr</strong>. Nei prossimi mesi sarà necessario verificare il raggiungimento effettivo delle ultime scadenze, attendere la valutazione della Commissione europea e monitorare l&#8217;attuazione delle numerose opere che proseguiranno anche oltre il termine del cronoprogramma europeo.</p>
<p>Allo stesso tempo sarà fondamentale spostare progressivamente l&#8217;attenzione dai soli adempimenti procedurali agli <strong>effetti concreti prodotti sui territori</strong>. Il vero banco di prova infatti non sarà soltanto la capacità di certificare milestone e target ma quella di valutare se gli investimenti realizzati avranno effettivamente contribuito a modernizzare il paese.</p>
<div id="strillo-testo-block_05d0b356569570b01fe9090ecb7a5bdb" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Dati aggiornati e strumenti di monitoraggio accessibili sono elementi essenziali per valutare l&#8217;impatto delle politiche pubbliche.</p>
</section></div>
<p>Per raggiungere questo obiettivo sarà però necessario disporre di <strong>strumenti di monitoraggio adeguati</strong>. Non solo per le amministrazioni coinvolte nell&#8217;attuazione del piano, ma anche per gli analisti, i ricercatori, gli organi di controllo e più in generale per i cittadini. La disponibilità di dati completi, aggiornati e facilmente accessibili rappresenta infatti una condizione essenziale per valutare l&#8217;efficacia delle politiche pubbliche e verificare come vengono utilizzate le risorse europee.</p>
<p>Si tratta di un tema destinato ad assumere un&#8217;importanza crescente anche negli anni a venire. Il modello Pnrr infatti sarà verosimilmente replicato anche nel <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2026/06/19/european-council-conclusions-on-the-next-multiannual-financial-framework-migration-illicit-drugs-the-republic-of-moldova-western-balkans-and-other-items/?utm_source=brevo&amp;utm_campaign=AUTOMATED%20-%20Alert%20-%20Newsletter&amp;utm_medium=email&amp;utm_id=3318" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prossimo bilancio pluriennale dell&#8217;Unione europea</a>. Proprio per questo motivo è fondamentale che l&#8217;esperienza maturata in questi anni non venga dispersa. Solo così sarà possibile non soltanto esprimere un giudizio definitivo sul Pnrr ma anche trarre insegnamenti utili per le future politiche di investimento europee.</p>
<p>Foto: <a href="https://www.governo.it/it/articolo/presentazione-rapporto-2026-sulla-ricostruzione-centro-italia-il-messaggio-del-presidente" type="link" id="https://www.governo.it/it/articolo/presentazione-rapporto-2026-sulla-ricostruzione-centro-italia-il-messaggio-del-presidente">governo.it</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-pnrr-termina-oggi-ma-la-sua-fine-e-ancora-tutta-da-scrivere/">Il Pnrr termina oggi ma la sua fine è ancora tutta da scrivere</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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