Che cos’è il RepowerEu

Il piano energetico europeo, da integrare nei Pnrr, prevede l’invio di risorse agli stati membri per finanziare progetti sull’energia.

Definizione

Nel maggio del 2022 la Commissione europea ha presentato il piano RepowerEu, un programma energetico nato in risposta all’inizio della guerra tra Russia e Ucraina. Infatti, uno degli obiettivi principali del piano è stato proprio quello di ridurre il più possibile la dipendenza energetica dell’Ue dalla Russia, accelerando al contempo la transizione verso un sistema energetico basato su fonti pulite e rinnovabili.

Con il regolamento Ue 2023/435, il RepowerEu è entrato definitivamente in vigore, consentendo agli stati membri di attuare il piano. 

A livello europeo, questo piano ha previsto nell’immediato acquisti congiunti di gas, anche attraverso nuovi partenariati energetici con fornitori ritenuti più affidabili. A ciò si aggiunge la realizzazione di progetti nell’ambito delle energie rinnovabili. Sono invece da attuare nel medio termine, tra le altre cose, la decarbonizzazione industriale e un quadro normativo sull’utilizzo dell’idrogeno.

20 miliardi € le sovvenzioni aggiuntive messe in campo dall’Unione europea per il RepowerEu.

Per accedere ai fondi messi a disposizione, gli stati dovevano inserire un nuovo capitolo all’interno dei rispettivi piani nazionali di ripresa e resilienza (Pnrr).Le misure, sia sotto forma di investimenti che di riforme, potevano essere nuove o versioni riviste di interventi già esistenti.

In particolare, tali misure dovevano concentrarsi su:

  • il potenziamento delle infrastrutture e degli impianti energetici; 
  • la diversificazione delle fonti di approvvigionamento; 
  • gli incentivi per la riduzione della domanda di energia; 
  • il miglioramento dell’efficienza energetica, soprattutto nel settore edilizio; 
  • la decarbonizzazione dell’industria; 
  • l’aumento della produzione e diffusione di energie rinnovabili, biometano sostenibile e idrogeno.

RepowerEu non è stato finanziato con un fondo completamente nuovo, ma ha utilizzato e combinato risorse già esistenti dell’Ue. Infatti, la principale fonte di finanziamento è il dispositivo per la ripresa e la resilienza (Rrf), cioè il fondo principale del Next generation Eu. In particolare, sono stati messi a disposizione circa 225 miliardi di euro sotto forma di prestiti già disponibili ma non ancora utilizzati dagli stati membri e che, dal momento dell’entrata in vigore del piano, potevano essere richiesti per finanziare interventi nel settore energetico. Oltre ai prestiti, sono stati messi a disposizione ulteriori 20 miliardi di euro sotto forma di sovvenzioni, finanziate attraverso il Fondo per l’innovazione e i proventi derivanti dalla vendita delle quote del sistema di scambio delle emissioni (Ets). A queste risorse si aggiungeva la possibilità per gli stati membri di ricorrere ad altre fonti di finanziamento, come i fondi della politica di coesione e investimenti privati.

Un aspetto rilevante del piano è il suo carattere transnazionale. Gli stati membri, nel presentare le modifiche ai propri Pnrr, erano infatti tenuti a indicare la dimensione transfrontaliera delle misure proposte. Questo comportava che una quota significativa degli interventi (pari almeno al 30%) finanziati nell’ambito del RepowerEu doveva generare benefici anche per altri Paesi dell’Ue.

Per quanto riguarda l’Italia, il RepowerEu è stato integrato nel Pnrr con l’introduzione della Missione 7, approvata nel corso del 2023. Gli obiettivi principali di questo nuovo capitolo includono:

  • il rafforzamento delle reti di trasmissione e distribuzione dell’energia elettrica e del gas;
  • l’accelerazione della produzione di energia da fonti rinnovabili; 
  • la riduzione della domanda energetica;
  • il miglioramento dell’efficienza energetica e digitale; 
  • lo sviluppo di competenze nella pubblica amministrazione e nel settore privato per la transizione verde; 
  • la promozione delle catene del valore delle energie rinnovabili e dell’idrogeno, anche attraverso misure di accesso al credito e incentivi fiscali.

In quanto parte integrante del Pnrr, anche il RepowerEu è soggetto alle stesse regole, tempistiche e condizionalità del piano, a partire dal rispetto del principio del “non arrecare un danno significativo” all’ambiente.

Dati

Complessivamente, gli investimenti previsti dall’Italia nell’ambito di RepowerEu ammontano a circa 7,2 miliardi di euro, di cui 2,75 miliardi sotto forma di contributi a fondo perduto e 4,45 miliardi di prestiti. Attualmente (aprile 2026), la missione comprende 5 riforme e 16 investimenti, di cui 12 nuovi e 4 relativi al rafforzamento di interventi già previsti nel Pnrr.

Per quanto riguarda gli investimenti, la misura a cui sono destinate le maggiori risorse è Transizione 5.0, con una dotazione finanziaria pari a 2,5 miliardi di euro. L’intervento è finalizzato a sostenere la transizione delle imprese verso modelli produttivi più efficienti sotto il profilo energetico, sostenibili e basati sull’impiego di fonti rinnovabili. In particolare, la misura prevede il riconoscimento di un credito d’imposta commisurato alle spese ammissibili sostenute tra il 2024 e il 2025 per:

  • attività digitali (beni strumentali materiali 4.0 e beni strumentali immateriali 4.0);
  • attività necessarie all’autoproduzione e all’autoconsumo di energia da fonti rinnovabili (esclusa la biomassa);
  • formazione del personale per l’acquisizione di competenze relative alla transizione verde. 

L’investimento include anche la creazione di una piattaforma informatica di supporto e le relative attività di gestione.

Il RepowerEu italiano punta molto su incentivi e crediti d’imposta.

Il secondo investimento più consistente riguarda lo strumento finanziario predisposto per favorire interventi di efficientamento energetico degli immobili. L’investimento in questo caso ammonta a 1,38 miliardi e riguarda i condomini, gli alloggi di edilizia popolare e sociale e più in generale le famiglie vulnerabili e a basso reddito.

Una terza misura, dal valore di quasi 1 miliardo di euro, riguarda il rafforzamento di una misura già presente nel Pnrr, ovvero il potenziamento del parco ferroviario regionale per il trasporto pubblico, attraverso l’acquisto di 75 treni passeggeri a zero emissioni.

Gli importi sono soggetti ad arrotondamento.

FONTE: elaborazione Openpolis su dati Camera dei deputati servizio studi
(ultimo aggiornamento: venerdì 27 Febbraio 2026)

Per quanto riguarda le riforme, sono 5 le misure introdotte che nel complesso mirano a favorire la transizione energetica: da un lato, si semplificano le procedure autorizzative per gli impianti da fonti rinnovabili mediante l’adozione di un testo unico e si promuove una progressiva riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi; dall’altro, si interviene sul sistema energetico migliorando l’integrazione del biometano e riducendo i costi di connessione, oltre a mitigare i rischi finanziari legati ai contratti di acquisto di energia rinnovabile tramite appositi meccanismi di garanzia. Infine, si rafforza la dimensione delle competenze con il Piano nuove competenze transizioni, volto ad aggiornare il sistema della formazione e a colmare il divario tra domanda e offerta di competenze nel mercato del lavoro.

FONTE: elaborazione Openpolis su dati Camera dei deputati servizio studi
(ultimo aggiornamento: venerdì 27 Febbraio 2026)

Da segnalare anche la riforma che mira a ridurre le sovvenzioni dannose per l’ambiente elencate annualmente nel catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi pubblicato dal ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica.

Analisi

I paesi dell’Ue importano una quota significativa dell’energia necessaria al proprio fabbisogno da paesi terzi. Nello specifico, secondo i dati Eurostat relativi al 2024, i principali prodotti energetici importati sono quelli petroliferi (67%), seguiti dal gas naturale (24%) e dai combustibili fossili solidi (4%). Rispetto al 2021, si registra un aumento della quota di petrolio (64% nel 2021) e una lieve diminuzione sia del gas naturale (25% nel 2021) sia dei combustibili solidi (6% nel 2021).

Un cambiamento più rilevante tra i due periodi si osserva invece in relazione ai fornitori. Nel 2021, la Russia rappresentava il principale partner energetico dell’Ue, coprendo circa il 28% delle importazioni di prodotti petroliferi e il 44% di quelle di gas. A seguito della guerra in Ucraina, la situazione è cambiata. Nel 2024, infatti, la quota russa nelle importazioni europee è scesa al 3% per il petrolio e al 14% per il gas.

Per quanto riguarda l’energia da fonti rinnovabili, nel 2024 la produzione nell’Ue ha registrato una crescita significativa, arrivando a rappresentare circa il 48% della produzione energetica interna. Tuttavia, i prodotti petroliferi continuano a costituire la principale fonte di consumo finale (37%). Nel complesso, però, i consumi energetici totali risultano in diminuzione, con un calo pari a circa il 3,9% nel 2023 rispetto al 2022.

Questi dati consentono di delineare un quadro utile alla valutazione del piano RepowerEu. Da un lato, la dipendenza energetica dall’estero rimane elevata, ma si è registrata una forte riduzione della dipendenza dalla Russia, in linea con gli obiettivi del piano. Dall’altro, la contrazione dei consumi energetici indica un miglioramento dell’efficienza e l’efficacia delle politiche di contenimento della domanda. Per quanto riguarda la transizione verso fonti pulite, il ruolo delle energie rinnovabili è in crescita sia nella produzione sia nei consumi, ma permane una significativa dipendenza dai combustibili fossili. Serve spingere ulteriormente in questa direzione, anche alla luce dell’attuale contesto geopolitico internazionale, in particolare in medio oriente.

Come per tutto il Pnrr, anche l’attuazione del RepowerEu italiano sta incontrando delle difficoltà.

Passando al caso italiano, l’attuazione del capitolo RepowerEu del Pnrr evidenzia alcune criticità. In particolare, con la sesta revisione del piano (novembre 2025), la dotazione complessiva della Missione 7 è stata ridotta da 11,2 a 7,2 miliardi di euro. Tale ridimensionamento è riconducibile in larga parte alla misura Transizione 5.0, che ha subito una riduzione di circa 3,8 miliardi. Questo intervento è stato inizialmente caratterizzato da una bassa partecipazione da parte delle imprese, dovuta alla complessità dei requisiti tecnici e alle difficoltà operative. Successivamente, anche a seguito di modifiche e chiarimenti normativi, la domanda è aumentata, generando tensioni tra risorse disponibili e richieste. Questa dinamica si inserisce in un contesto più ampio di revisione e riallocazione delle risorse, che ha contribuito ad accrescere l’incertezza tra gli operatori economici.

Ulteriori interventi hanno subito riduzioni o modifiche: ad esempio, l’investimento per il potenziamento del parco ferroviario regionale con treni a zero emissioni è stato ridimensionato (da 1003 a 923 milioni di euro) a seguito della revisione dei costi, mentre alcune misure, come quelle volte a sostenere lo sviluppo di una leadership industriale e tecnologica nel settore degli autobus elettrici, sono state eliminate dal piano in quanto non più realizzabili.

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