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Una delle caratteristiche delle maggiori realtà urbane è il modo in cui le disuguaglianze, anche quelle più profonde, possono convivere in pochi chilometri quadrati. Passando da quartiere a quartiere, spesso attraversando poche strade, può cambiare molto la condizione economica e sociale degli abitanti.

Questo vale anche per gli adolescenti, e per le loro prospettive future. Un tema centrale è la condizione di vita e le opportunità offerte alle ragazze e ai ragazzi che vivono nelle periferie delle grandi città.

Anche in questo caso, è in questione il diritto di scegliere che caratterizza così fortemente l’adolescenza. Perché questa prerogativa viene minata per gli adolescenti che vivono in quartieri senza servizi, con scuole che offrono pochi sbocchi e un tessuto sociale fragile.

La condizione dei giovani, tra centro e periferie

Per comprendere meglio questi aspetti, ci concentreremo sulle prospettive degli adolescenti nelle 3 maggiori città italiane: Roma, Milano e Napoli. In particolare nel confronto tra centro e periferie.

Da un lato, provando a ricostruire in quali zone nelle diverse città le prospettive dei giovani rischino di essere più compromesse. Dall’altro, approfondendo alcuni dati relativi agli istituti superiori in quegli stessi quartieri, tra ripetenti, iscrizioni all’università dopo il diploma e possibilità di lavoro successive.

Per identificare i quartieri potenzialmente con “meno sbocchi” per gli adolescenti, la nostra scelta metodologica è stata utilizzare la quota di giovani (15-29 anni) che non studiano e non lavorano, i cosiddetti neet. A questo scopo ci serviremo dell’indicatore predisposto da Istat per le attività della commissione periferie nella scorsa legislatura, con il limite che si tratta di dati al censimento.

Consapevoli di un possibile fraintendimento: generalmente, si parla di “periferie” riferendosi alla sola connotazione geografica, come distanza fisica dal centro cittadino. Ma la questione va approfondita con un approccio multidimensionale, che riguarda le risorse economiche, sociali e culturali disponibili su un territorio.

I neet nelle diverse zone di Roma, Milano e Napoli

Una delle prime cose che emerge nell’analisi della presenza di giovani che non studiano e non lavorano nelle grandi città italiane è la relazione inversa tra gli indicatori di benessere economico (ad esempio, il valore immobiliare) e la quota di neet.

Vale a dire: nei quartieri dove i valori immobiliari medi sono più alti (quindi più benestanti), la quota di giovani neet tendenzialmente diminuisce. Allo stesso tempo, i giovani che non lavorano e non studiano si concentrano nelle zone socialmente ed economicamente più deprivate. Una tendenza che emerge in modo molto netto per Napoli, e in buona misura per Milano.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat per commissione periferie
(ultimo aggiornamento: mercoledì 5 Luglio 2017)

Nel capoluogo partenopeo, i 10 quartieri con più neet in ben 8 casi compaiono anche nella classifica delle 10 zone con più famiglie in disagio. E in 6 casi, in quella delle zone con i valori immobiliari più bassi. Rispetto a una media comunale di 22,8 giovani neet ogni 100 ragazzi, sfondano quota 30% i quartieri di Ponticelli, Scampia, Mercato e San Giovanni a Teduccio.

Se isoliamo solo i quartieri più popolosi, in modo da avere un confronto maggiormente omogeneo, emergono enormi differenze tra le diverse zone di Napoli.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat per commissione periferie
(ultimo aggiornamento: mercoledì 5 Luglio 2017)

Nei quartieri dove questo disagio è più forte, la quota di giovani che non studiano e non lavorano è tripla rispetto a quella dei quartieri benestanti. E ciò sebbene anche in questi ultimi sia piuttosto alta la percentuale di neet, se confrontata con il dato medio delle altre città.

A Milano, a fronte di una media cittadina dell'8,1%, i quartieri con più neet si trovano nella cinta più esterna della città. Spiccano in particolare il quadrante sud-est (Ponte Lambro e Triulzo superiore) e quello nord-ovest (Quarto Oggiaro, Bovisa, Villapizzone).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat per commissione periferie
(ultimo aggiornamento: mercoledì 5 Luglio 2017)

È forte la relazione tra i valori immobiliari dei nuclei di identità locale di Milano e la quota di giovani senza lavoro e non in corso di studio. Tra le 10 zone della città con più neet, ben 8 rientrano anche tra le ultime 10 per valore immobiliare medio.

Se si isolano le zone della città più popolose, quelle con più neet sono Quarto Oggiaro (12,2%) e Selinunte (12,1%). Mentre i livelli più bassi si raggiungono nelle aree di Corso Buenos Aires (5,7%), Città studi e Bande Nere (5,8%), Washington (6%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat per commissione periferie
(ultimo aggiornamento: mercoledì 5 Luglio 2017)

Per Roma invece la situazione è molto più articolata. L'alta quota di neet in alcune zone urbanistiche del centro storico, indebolisce la tendenza vista nelle precedenti città. Ma il problema degli sbocchi lavorativi e sociali è molto forte per i giovani che vivono nelle periferie urbane, in particolare in quelle del quadrante orientale.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat per commissione periferie
(ultimo aggiornamento: mercoledì 5 Luglio 2017)

Uscendo dai rioni e dai quartieri del I Municipio, quello più centrale, la tendenza torna infatti maggiormente in linea con Napoli e Milano, per quanto meno netta. Il quadro resta molto più "a scacchiera" rispetto alle altre città osservate. Emerge una concentrazione nella periferia est della città, e in particolare oltre il raccordo (VI municipio), dove la quota di giovani senza lavoro e che non frequentano corsi di studio supera ampiamente il 10%.

Infatti, isolando le 20 zone urbanistiche più popolose della città per un confronto più omogeneo, emerge come molte di quelle con più neet si trovino nel quadrante orientale della città. Due appartengono al VI municipio: Torre Angela, con quasi 14 giovani su 100 che non studiano e non lavorano e Borghesiana (12,9%). Sempre nella parte est della Capitale anche Centocelle e Torpignattara (11,1%).

Nel quadrante occidentale, spiccano per l'alto numero di neet Ostia nord (seconda tra le zone più popolose, con il 13,8%) e Marconi (11,1%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat per commissione periferie
(ultimo aggiornamento: mercoledì 5 Luglio 2017)

Tra le zone popolose, quelle con meno neet sono Trieste e Montesacro Alto (6%), seguite da Medaglie d'Oro e Torrino (6,2%).

Le scuole superiori, tra centri e periferie

Questi dati sono indicativi della condizione giovanile nelle 3 grandi città, tra alcune aree con bassa presenza di neet e altre con tanti giovani fuori da qualsiasi percorso di studio, formazione o lavoro.

Anche dentro le città esistono divari nelle prospettive degli adolescenti.

Partendo da queste informazioni, è possibile andare a ricostruire - città per città - l'offerta di scuole superiori nelle zone dove gli adolescenti, potenzialmente, hanno meno prospettive. Con la consapevolezza che non necessariamente chi vive in una zona della città frequenta le scuole superiori di quel quadrante. Allo stesso tempo, capire cosa offrano le scuole di un quartiere è a suo modo un indicatore non del tutto trascurabile ai nostri fini, per comprendere la condizione degli adolescenti nelle periferie.

Dopotutto, scuole e spazi pubblici restano le infrastrutture fondamentali di un territorio. Quelle che più di altre parlano anche della condizione di chi vi abita.

(...) sono tra i primi fondamentali servizi grazie a cui un insieme di persone si trasforma in una comunità, non solo per il casuale luogo dell'abitazione, ma per una serie di interessi collettivi e per il contemporaneo sviluppo degli organismi comuni. La mancanza di scuole, la loro ubicazione secondo criteri che prescindono dalla formazione organica dei singoli quartieri, l'assenza di verde pubblico sono perciò non solo quantitativamente delle gravi mancanze, delle insostituibili tare nell'organizzazione residenziale.

 

A Roma, come appena visto, tra le 20 zone più popolose quella con più neet è Torre Angela. Quella dove il fenomeno è più contenuto, a pari livello con Monte Sacro Alto, è il quartiere Trieste.

Quale tipo di offerta scolastica è presente nelle due zone? In un raggio di 3 chilometri da Torre Angela, zona urbanistica del VI municipio, nell'estrema periferia est della capitale, si trovano 5 scuole superiori. In particolare si tratta di 2 licei (uno statale, l'altro paritario) e 3 istituti tecnici (2 paritari e 3 statali).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: mercoledì 4 Marzo 2020)

In un raggio di 3 chilometri dal quartiere Trieste, collocato nel II municipio e quindi molto più vicino al centro storico, l'offerta scolastica superiore è più densa, con 34 istituti superiori. Si tratta, in particolare, di 25 licei (13 paritari e 12 statali), 4 istituti professionali (tutti statali) e 5 tecnici (2 paritari, 3 statali).

Ma cosa sappiamo sulle prospettive di chi frequenta le scuole di una zona piuttosto che dell'altra? Per un confronto più omogeneo, isoliamo solo le scuole statali, su cui peraltro è possibile avere una maggiore disponibilità di dati.

Ripetenze più frequenti nei licei di Torre Angela.

Le scuole statali delle due zone presentano diverse differenze. Prendiamo un dato spesso fortemente collegato con dispersione e abbandono scolastico, come le interruzioni in corso d'anno e il livello di ripetenze. Se confrontiamo i licei delle due zone considerate, la mediana dei ripetenti al primo anno tra i licei di Torre Angela è 7,6%, mentre in quelli di Trieste è 2,55%. Al terzo anno invece è 6% nella zona più periferica e 1,25% in quella più centrale. Tra gli istituti tecnici, la mediana dei ripetenti al primo anno è 12,75% a Torre Angela, mentre è 16% a Trieste. Al terzo anno scende rispettivamente a 6,3% e 7,1%.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: mercoledì 4 Marzo 2020)

Immatricolazioni in linea tra i licei delle 2 zone, mentre più alte nei tecnici nei pressi di Trieste.

Un altro dato interessante sono le immatricolazioni all'università, una volta ottenuto il diploma. Possiamo ricostruire questa informazione a partire dalla quota di diplomati nell'anno 2017/18 che si sono iscritti all'università nell'anno accademico 2018/19. Prendendo in considerazione solo le scuole superiori statali, nei licei di Torre Angela la quota mediana di neodiplomati che si sono iscritti nell'anno successivo all'università è 83,5%. Un dato quindi tutto sommato in linea con quello della zona Trieste, dove le immatricolazioni sono 84,65%. Nei tecnici di Torre Angela gli immatricolati sono - sempre come mediana tra le scuole - il 44,05% dei neodiplomati (mentre sono 50% nella zona Trieste).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: mercoledì 4 Marzo 2020)

Quanti invece nell'anno successivo al diploma lavorano? In questo caso il dato a disposizione è - rispetto ai diplomati nel 2016 - la quota di quelli che hanno lavorato almeno un giorno tra il 15 settembre e il 15 ottobre dell'anno successivo. Sempre ragionando su dati mediani tra gli istituti di ciascuna zona, chi esce dai licei a 3 km da Torre Angela ha lavorato nel 9,4% dei casi (contro il 4% dei licei in un raggio di 3 km da Trieste). Di questi, lo 0% con una qualifica professionale alta (14,3% a Trieste). I neodiplomati usciti dai tecnici di Torre Angela che lavorano sono, in mediana tra le scuole della zona, il 19,5% dei neodiplomati (21,2% a Trieste). Con una qualifica professionale alta nel 2,2% dei casi (28,6% a Trieste).

A Milano, le 2 zone che si contrappongono per quota di neet sono Quarto Oggiaro (12,2%) e il nucleo di identità locale Buenos Aires-Venezia (5,7%). In un'area di 3 km dalla prima (periferia nord della città) ci sono 15 scuole: 5 licei, 6 professionali e 4 tecnici. Tutti istituti statali, tranne un liceo paritario.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: mercoledì 4 Marzo 2020)

In un raggio di 3 chilometri da corso Buenos Aires, in una zona assolutamente centrale di Milano, le scuole sono 58, prevalentemente paritarie (33 contro 25). Ciò è vero soprattutto per i licei (36 in totale, di cui 23 paritari) e per i tecnici (9 paritari, 8 statali), ma non per i professionali (3 statali e uno paritario).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: venerdì 3 Aprile 2020)

 

Se confrontiamo i licei statali delle due zone considerate, la mediana dei ripetenti al primo anno tra i licei di Quarto Oggiaro è 9,2%, mentre in quelli di Buenos Aires è 5,25%. Al terzo anno invece è 11,45% nella zona più periferica e 4,45% nei licei di quella più centrale. Tra i professionali, la mediana dei ripetenti al primo anno è 16,9% a Quarto Oggiaro, mentre nell'area di corso Buenos Aires è 20,6%. Tendenza che si conferma al terzo anno, con il 7,65% per i professionali della zona più periferica a fronte del 10,5% nell'altra. Tra gli istituti tecnici, la mediana dei ripetenti è sostanzialmente allineata, per entrambi gli anni di rilevazione. Al primo anno, è 11,8% a Quarto Oggiaro e 13,3% a Buenos Aires. Al terzo anno di studi scende rispetivamente a 8,25% e 7,5%.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: mercoledì 4 Marzo 2020)

Immatricolazioni meno frequenti nei licei di Quarto Oggiaro.

Per quanto riguarda le immatricolazioni all'università, nei licei di Quarto Oggiaro la quota mediana di neodiplomati che si sono iscritti nell'anno successivo è 68,7%. Un dato quindi più basso rispetto a quello della zona Buenos Aires, dove le immatricolazioni sono 84,45%. Nei professionali di Quarto Oggiaro gli immatricolati sono - come dato mediano tra gli istituti della zona - il 13,8% dei neodiplomati (sono il 12,8% nella zona Buenos Aires). Nei tecnici di Quarto Oggiaro gli immatricolati sono - sempre come mediana tra le scuole - il 47,45% dei neodiplomati (mentre sono 46,3% nella zona Buenos Aires).

Per quanto riguarda gli studenti che dopo il diploma lavorano, sempre ragionando su dati mediani tra gli istituti di ciascuna zona, chi esce dai licei a 3 km da Quarto Oggiaro ha lavorato nel 17,35% dei casi (contro il 9,6% dei licei in un raggio di 3 km da Buenos Aires). Di questi, 6,25% con una qualifica professionale alta (16,05% a Buenos Aires). Usciti dai professionali di Quarto Oggiaro hanno lavorato - come dato mediano - il 46,85% dei neodiplomati (50,6% a Buenos Aires). Con una qualifica professionale alta nello 0% dei casi (2,6% a Buenos Aires). I neodiplomati usciti dai tecnici di Quarto Oggiaro che lavorano sono, in mediana tra le scuole della zona, il 29,2% dei neodiplomati (32,05% a Buenos Aires). Con una qualifica professionale alta nel 11,4% dei casi (23,55% a Buenos Aires).

A Napoli, i quartieri Ponticelli e Vomero sono - tra quelli popolosi - agli antipodi per quota di giovani neet (31,4% nel primo contro 9,1% nel secondo). Sono 16 le scuole in un raggio di 3 chilometri da Ponticelli, tutte statali: 5 licei, 2 istituti professionali, 9 tecnici.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: mercoledì 4 Marzo 2020)

Più bocciature nei licei di Ponticelli, meno nei professionali e nei tecnici.

Intorno al quartiere Vomero le scuole sono 70, di cui 51 statali. Prevalgono i licei (24 statali, 16 paritari), 10 professionali (tutti statali) e 19 tecnici (di cui 16 statali). Isolando solo queste ultime, la mediana dei ripetenti al primo anno tra i licei di Ponticelli è 12%, mentre in quelli di Vomero è 5,45%. Al terzo anno invece i dati sono molto più allineati: 4,6% nel primo quartiere e 3,35% nel secondo. Tra i professionali, la mediana dei ripetenti al primo anno è 23,5% a Ponticelli, mentre è 30,2% a Vomero. Al terzo anno invece scende rispettivamente a 12,65% e 10,3%.

Tra gli istituti tecnici, la mediana dei ripetenti al primo anno è 15,75% a Ponticelli, mentre è 18,2% a Vomero. Al terzo anno la quota di ripetenti nei tecnici delle due zone si riallinea: 11,8% a Ponticelli e 11% a Vomero.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: venerdì 3 Aprile 2020)

 

Passando al dato sulle immatricolazioni all'università, nei licei statali di Ponticelli la quota mediana di neodiplomati che si sono iscritti nell'anno successivo è 72,4%. Un dato quindi inferiore a quello della zona Vomero, dove le immatricolazioni sono 83,6%. Nei professionali della zona con più neet gli immatricolati sono - come dato mediano tra gli istituti della zona - il 3,1% dei neodiplomati (mentre sono 8,5% nella zona Vomero). Nei tecnici di Ponticelli gli immatricolati sono - sempre come mediana tra le scuole - il 28,15% dei neodiplomati (mentre sono 37,6% nella zona Vomero).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: mercoledì 4 Marzo 2020)

Quanti diplomati lavorano nell'anno successivo alla fine delle superiori? Sempre ragionando sui dati mediani tra gli istituti statali di ciascuna zona, chi esce dai licei a 3 km da Ponticelli ha lavorato nel 5,85% dei casi (un dato simile al 6% dei licei in un raggio di 3 km da Vomero). Di questi, però, il 6,65% con una qualifica professionale alta (16,7% a Vomero). Usciti dai professionali di Ponticelli hanno lavorato - come dato mediano - il 22,2% dei neodiplomati (16,55% a Vomero). Con una qualifica professionale alta nello 0% dei casi (5,3% a Vomero). I neodiplomati usciti dai tecnici di Ponticelli che lavorano sono, in mediana tra le scuole della zona, il 18,8% dei neodiplomati (10,7% a Vomero). Con una qualifica professionale alta nel 6,35% dei casi (4,15% a Vomero).

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati su neet, incidenza delle famiglie in disagio e stima valori immobiliari nelle zone subcomunali è Istat. Le prime sono elaborate a partire dai dati del censimento 2011, l'ultima su dati Agenzia delle entrate-Omi (osservatorio mercato immobiliare) 2016.

Foto credit: Marco Wolff (Pixabay) - Licenza

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