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Come negli anni precedenti il calo degli importi destinati dall’Italia alla cooperazione è in gran parte legato alla riduzione della voce di spesa “rifugiati nel paese donatore”. Tuttavia per capire meglio l’andamento dell’aiuto pubblico allo sviluppo conviene analizzare più approfonditamente anche l’Aps al netto della spesa per i rifugiati.

Il drastico calo dell’Aps italiano e le sue componenti

Stando ai dati Ocse fino al 2018 e a quelli proposti ora dal ministero degli esteri sul 2019, la spesa per i rifugiati nel paese donatore è calata nel 2019 del 58,3% rispetto all’anno precedente.

Anche in questo caso quindi è stato il calo della spesa per i rifugiati a determinare la riduzione complessiva dell’Aps italiano. Tuttavia, a differenza dell’anno precedente, nel 2019 il valore complessivo dell’aiuto pubblico allo sviluppo al netto della spesa per i rifugiati risulta più alto rispetto al 2018. Quest’ultimo è un elemento certamente positivo.

FONTE: Ocse, Ministero degli esteri e della cooperazione
(ultimo aggiornamento: venerdì 21 Agosto 2020)

Nel caso italiano la spesa per i rifugiati nel paese donatore è la componente dominante di quello che è noto come "aiuto gonfiato".

La confederazione di Ong Concord definisce aiuto gonfiato quelle risorse che, pur essendo legittimamente contabilizzate come aiuto pubblico allo sviluppo, non prevedono un effettivo trasferimento di fondi verso altri paesi. Vai a "Che cosa si intende per aiuto genuino e aiuto gonfiato"

Da diversi anni insistiamo sul fatto che la riduzione delle spese sostenute per accogliere richiedenti asilo e rifugiati dovrebbe essere compensata da una contemporanea crescita della componente genuina dell'aiuto. In questo modo infatti, da un lato aumenterebbero le risorse destinate a progetti di cooperazione veri e propri e dall'altro manterremmo l'Aps a un livello compatibile con i nostri obiettivi internazionali.

Fino ad oggi tuttavia questo non è stato fatto e anche il lieve aumento dell'Aps al netto della spesa per i rifugiati che si registra sul 2019 purtroppo non sembra andare in questa direzione.

Il canale multilaterale italiano

A crescere in effetti è stata la parte multilaterale dell'Aps italiano, ovvero una componente considerata "incomprimibile", in quanto risponde a impegni pluriennali vincolanti.

Leggi l'approfondimento del Cespi

+5,12% l'aumento del canale multilaterale tra 2018 e 2019.

L'aiuto pubblico allo sviluppo si divide nel canale bilaterale e in quello multilaterale. Il primo riguarda fondi gestiti direttamente dai paesi donatori, nel secondo invece sono inclusi i finanziamenti che l'Italia versa a organismi internazionali multilaterali. Vai a "Cosa sono il canale bilaterale e il canale multilaterale"

L'aiuto multilaterale infatti non è soggetto a mutamenti repentini. Si tratta di fondi che l'Italia mette a disposizione di organizzazioni internazionali a seguito di accordi specifici. L'oscillazione di anno in anno di questa componente dell'aiuto dipende quindi più che altro da quali delle organizzazioni finanziate vengono ricapitalizzate nell'anno di riferimento.

Il canale bilaterale italiano

Il canale bilaterale, a differenza di quello multilaterale, è invece proprio quella parte dell'aiuto direttamente gestita dal governo, che di anno in anno decide quanto investirci. La voce di spesa "rifugiati nel paese donatore" fa parte dell'aiuto bilaterale, tuttavia è importante sottolineare come, anche al netto di questa componente, l'aiuto bilaterale sia calato in maniera significativa tra 2018 e 2019.

-7,74% il calo dell canale bilaterale tra 2018 e 2019 al netto della spesa per i rifugiati.

Bisogna rilevare quindi come la scelta politica sia stata quella di ridurre ancora i fondi all'aiuto pubblico allo sviluppo, nonostante l'Italia si stia allontanando sempre di più dagli impegni assunti in sede internazionale.

Una fase di grandi cambiamenti

Il 2020, caratterizzato dalla prima pandemia globale del nostro, tempo è un anno molto difficile e pieno di cambiamenti spesso traumatici, anche rispetto alle crisi del passato. L'impatto dovuto alla crisi da Covid-19 ha drasticamente mutato gli scenari, riducendo radicalmente le aspettative sul Pil futuro (e dunque sull'Rnl) e costringendo tutti i governi a rivedere completamente le proprie previsioni di bilancio.

Di conseguenza nel corso degli ultimi mesi le cose sono profondamente cambiate rispetto alle previsioni di spesa che a dicembre 2019 venivano indicate nella legge di bilancio per il 2020. Ad oggi è quindi impossibile fare previsioni affidabili sull'Aps nei prossimi anni.

L'analisi della tabella sull’aiuto pubblico allo sviluppo pubblicata dal ministero dell'economia in questa occasione ci fornisce tuttavia la possibilità di verificare quali fossero le intenzioni del governo rispetto a questo settore alla vigilia della crisi da Covid-19.

Mettendo in rapporto i dati indicati in legge di bilancio con il prodotto interno lordo previsto nella nota di aggiornamento al Def 2019 si desume che l'Italia si sarebbe dovuta fermare nel 2020 a quota 0,26% Aps/Rnl, calando ancora allo 0,25 nel biennio successivo. A dicembre 2019 quindi era già previsto che l'Italia mancasse l'obiettivo dello 0,30% Aps/Rnl entro il 2020, non rispettando un impegno internazionale più volte affermato in linea con quanto previsto dell’Agenda 2030 delle nazioni unite.

Certo si trattava di cifre superiori allo 0,22 raggiunto nel 2019, tuttavia anche questi dati erano profondamente influenzati dagli importi indicati dal ministero dell'interno.

Cosa aspettarsi per i prossimi anni

Come abbiamo visto, nel 2019 la spesa per i rifugiati nel paese donatore indicata in sede previsionale è risultata sovrastimata del 76,23%. Anche per il 2020 il ministero dell'interno ha previsto una spesa decisamente alta per i rifugiati nel paese donatore. Si tratta di 1 miliardo e 57 milioni contro i 397 milioni del 2019 indicati dal ministero degli esteri.

Supponendo che il numero di arrivi di richiedenti asilo nei prossimi anni rimanga in linea con le tendenze più recenti è ragionevole ipotizzare che anche gli importi previsti per i rifugiati nel paese donatore per gli anni 2020-2022 risulteranno ridimensionati per la stessa quota (-76,23%). Possiamo quindi stimare che nel corso del triennio il rapporto Aps/Rnl sarebbe sceso ben al di sotto dello 0,26%.

0,19% il rapporto Aps/Rnl stimato per gli anni 2020-2022.

FONTE: Elaborazione openpolis su dati Mef e Maeci
(ultimo aggiornamento: lunedì 24 Agosto 2020)

Le stime presentate si basano su dati precedenti all'emergere della crisi pandemica e non vanno quindi interpretate come previsioni affidabili per i prossimi anni. Ciò che si vuole mettere in evidenza è piuttosto lo scarso impegno che il governo intendeva porre sul tema della cooperazione, quantomeno fino a dicembre 2019.

Se da un lato il coronavirus ha messo a dura prova le finanze nazionali, dall'altro l'effetto che sta avendo sui paesi più fragili ha troppo spesso i caratteri dell'emergenza umanitaria. È da auspicarsi quindi che il governo riveda le proprie previsioni agendo in maniera incisiva nei paesi più colpiti da questa emergenza, in particolare con interventi di cooperazione in ambito sanitario e sociale.

Foto Credit: Pablo Tosco - Oxfam Italia

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