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	<title>Istat Archivi - Openpolis</title>
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		<title>Foia, l&#8217;accesso alle informazioni di enti statistici e di ricerca</title>
		<link>https://www.openpolis.it/foia-enti-statistici-e-di-ricerca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Mar 2021 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=112199</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il diritto di accesso generalizzato, se rivolto a enti statistici o di ricerca, può diventare lo strumento per "aprire" nuovi dati. Vediamo quante richieste sono state fatte negli ultimi anni a queste istituzioni e con quale esito.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/foia-enti-statistici-e-di-ricerca/">Foia, l&#8217;accesso alle informazioni di enti statistici e di ricerca</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Appuntamento mensile con l’<a href="https://www.openpolis.it/cosa/foia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Osservatorio Foia di openpolis</a>. Dall’evoluzione normativa della materia, alla sua applicazione nella giurisprudenza. Ma anche i dati del fenomeno, tra richieste e risposte, e il racconto di best practice: come sono stati utilizzati i dati per investigazioni di interesse pubblico. In collaborazione con Giulio Marotta.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/cosa/foia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Osservatorio Foia di openpolis<br />
<br><strong>Leggi tutti gli articoli</strong></a>.</p>
        </section>
		
<h3>Il registro degli accessi degli enti di ricerca e di statistica</h3>
<p>Da oltre un anno, all’interno dell’osservatorio, stiamo portando avanti un’analisi comparativa per capire quanto e come viene utilizzato lo strumento del<strong> Foia, il cosiddetto accesso civico generalizzato</strong>. Si tratta del <strong>diritto che hanno i cittadini di avere accesso alle informazioni pubbliche</strong>. Un diritto che consente a <strong>chiunque di richiedere alla pubblica amministrazione dati, documenti e informazioni</strong> già esistenti (ulteriori rispetto a quelli per i quali già vige un obbligo di pubblicazione), <strong>senza dover dimostrare l’esistenza di un interesse attuale e concreto né di motivare la richiesta</strong>.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/06/Come-funziona-il-Foia-in-Italia_Openpolis_12_20.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Come funziona il Foia in Italia<br />
<br><strong>Vai al manuale</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p>Per capire come sta funzionando questo strumento, analizziamo i <strong>registri degli accessi</strong> delle varie amministrazioni: si tratta del <strong>registro nel quale vengono riportati e pubblicati gli estremi delle richieste di accesso ricevute</strong> e il relativo esito.</p>
<p>Dopo l’esame dei registri della <a href="https://www.openpolis.it/richieste-foia-ai-ministeri-ancora-troppe-lacune/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">presidenza del consiglio e dei ministeri</a>, delle <a href="https://www.openpolis.it/foia-e-authority-il-quadro-delle-richieste/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">autorità indipendenti</a>, delle <a href="https://www.openpolis.it/foia-regioni/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">regioni</a>, dei <a href="https://www.openpolis.it/come-cambia-il-ricorso-al-foia-tra-i-comuni-capoluogo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">comuni capoluogo</a> e delle <a href="https://www.openpolis.it/foia-e-agenzie-nazionali-uno-strumento-ancora-da-affinare/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">agenzie nazionali</a> allarghiamo l’analisi ai più importanti <strong>organismi pubblici che operano a livello nazionale nel campo della ricerca e della elaborazione statistica</strong>, soggetti all’indirizzo e controllo di una struttura ministeriale. In particolare stiamo parlando di una serie di soggetti diversi, come:</p>
<ul>
<li><strong>Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr)</strong>, fondato nel 1923, sottoposto alla vigilanza del ministero dell&#8217;istruzione, dell&#8217;università e della ricerca, è il più rilevante ente per la promozione della ricerca e l’innovazione in Italia;</li>
<li><strong>Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea)</strong>, ente pubblico, vigilato dal ministero delle politiche agricole, che svolge attività di ricerca nel settore agroalimentare;</li>
<li><strong>Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea)</strong>, ente pubblico, sottoposto alla vigilanza del ministero per lo sviluppo economico, che opera dal 1995 nel campo della ricerca, innovazione tecnologica e prestazione di servizi avanzati alle imprese, alla pubblica amministrazione e ai cittadini nei settori dell&#8217;energia, dell&#8217;ambiente e dello sviluppo economico sostenibile;</li>
<li><strong>Istituto superiore di statistica (Istat)</strong>, ente pubblico fondato nel 1926, sottoposto alla vigilanza di una commissione presso la presidenza del consiglio, si occupa dei censimenti generali della popolazione e delle attività produttive e di indagini generali;</li>
<li><strong>Istituto superiore di sanità (Iss)</strong>, dal 2001 ente di diritto pubblico sottoposto alla vigilanza del ministero della salute, è il più importante centro di ricerca, controllo e consulenza tecnico-scientifica in materia di sanità pubblica;</li>
<li><strong>Istituto nazionale di astrofisica (Inaf)</strong>, centro di ricerca per lo studio dell’universo;</li>
<li><strong>Istituto nazionale geofisica e vulcanologia (Invg)</strong>, istituito nel 1999 dopo la fusione di cinque istituti che svolgevano ricerca nell&#8217;ambito delle discipline geofisiche e vulcanologiche;</li>
<li><strong>Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn)</strong>, ente pubblico, vigilato dal ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, che svolge attività di ricerca nei campi della fisica subnucleare, nucleare e astroparticellare;</li>
<li><strong>Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs)</strong>, ente pubblico, sottoposto alla vigilanza del ministero dell’università, che svolge attività di ricerca dal 1999 nel campo della oceanografia, geofisica e geologia marina e geofisica sperimentale e di esplorazione;</li>
<li><strong>Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (Inapp)</strong>, istituito nel 2016 (ex Isfol), vigilato dal ministero del lavoro e delle politiche sociali, svolge attività di ricerca, analisi e valutazione delle politiche pubbliche che hanno effetti sul mercato del lavoro;</li>
<li><strong>Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell&#8217;istruzione (Invalsi)</strong>, istituito nel 1999 (ex Centro europeo dell&#8217;educazione), sottoposto alla vigilanza del ministero dell&#8217;istruzione, svolge attività di ricerca e monitoraggio sul sistema scolastico italiano;</li>
<li><strong>Istituto nazionale documentazione innovazione ricerca educativa (Indire)</strong>, ente sottoposto a vigilanza del ministero dell&#8217;istruzione, promuove l’innovazione didattica e i processi d’apprendimento nella scuola;</li>
<li><strong>Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra)</strong>, istituito nel 2008 e sottoposto alla vigilanza del ministero dell&#8217;ambiente, è un ente pubblico che svolge attività di ricerca e promozione in campo ambientale</li>
<li><strong>Istituto italiano di tecnologia (Iit)</strong>, fondazione istituita nel 2003 e sottoposta alla vigilanza dei ministeri dell’economia e dell’istruzione, università e ricerca;</li>
<li><strong>Formez</strong>, centro servizi, assistenza, studi e formazione per l’ammodernamento della pubblica amministrazione, sottoposto alla vigilanza della presidenza del consiglio dei ministri, che detiene la quota maggioritaria dell&#8217;associazione.</li>
</ul>
<p>Per quanto riguarda l’agenzia spaziale italiana (Asi), ente pubblico di ricerca nel campo della scienza spaziale, istituito nel 1988 e vigilato dai ministeri dell’istruzione, dell&#8217;università e della ricerca, si rinvia alle considerazioni contenute nell&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/foia-e-agenzie-nazionali-uno-strumento-ancora-da-affinare/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">analisi dello scorso gennaio</a>.</p>
<h3>Come si richiede l’accesso ad atti e documenti</h3>
<p>Tutti i siti degli enti presi in esame forniscono<strong> informazioni dettagliate ed esaurienti</strong> sulle diverse forme d’accesso, all’interno della sezione “amministrazione trasparente”, alla voce “altri contenuti&#8221;.</p>
<p>In diversi casi (Cnr, Crea, Inaf, Inapp, Invg, Ispra, Iss, Enea, Formez, Ogs e Istat), viene fornita anche l’indicazione della modulistica necessaria per l&#8217;invio delle richieste di accesso agli uffici competenti in materia, oltre ai regolamenti interni approvati. Tre soggetti (Formez, Ogs e Istat) forniscono anche i moduli per le richieste di sollecito e riesame.</p>
<h3>Chi ha pubblicato il registro e chi no</h3>
<p>Come già verificato per le amministrazioni passate in rassegna nei precedenti mesi, <strong>anche per gli enti in esame si registrano modalità differenti nella presentazione dei dati dei registri per l’accesso</strong>, dando così vita a siti internet molto diversi uno dall’altro.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">4 </span>gli enti di ricerca e statistica che non hanno pubblicato un registro Foia. Si tratta di Invalsi, Indire, Istituto italiano tecnologia e Formez.</p>
			        </section>
		
<p><strong>Cnr, Iss e Enea pubblicano un registro per accesso civico semplice e Foia</strong> (nel registro Enea la distinzione tra le due tipologie non è sempre evidenziata). Un <strong>unico registro che ricomprende anche l’accesso documentale</strong> è realizzato da Crea, Inaf, Inapp, Istat, Ogs e Ispra (quest’ultimo registro fa riferimento anche alle richieste di informazione ambientale previste dal <a href="https://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/05195dl.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer">dlgs 195/2005</a>). Il registro dell’Infn riporta le sole richieste Foia.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-il-foia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Qual è la differenza tra Foia e accesso civico semplice?<br />
<br><strong>Vai al glossario</strong></a>.</p>
        </section>
		
<h2 id="tablepress-2433-name" class="tablepress-table-name tablepress-table-name-id-2433">Registro degli accessi Foia – enti di ricerca e di statistica</h2>

<table id="tablepress-2433" class="tablepress tablepress-id-2433 w-100" aria-labelledby="tablepress-2433-name">
<thead>
<tr class="row-1">
	<th class="column-1">Ente</th><th class="column-2">Registro FOIA</th><th class="column-3">Ultimo aggiornamento</th><th class="column-4">Formato<br />
dati</th><th class="column-5">Note sul registro</th><th class="column-6">pagina accesso FOIA</th>
</tr>
</thead>
<tbody class="row-striping row-hover">
<tr class="row-2">
	<td class="column-1">Cnr</td><td class="column-2">sì</td><td class="column-3">dicembre 2020</td><td class="column-4">pdf</td><td class="column-5">accesso civico<br />
semplice e Foia</td><td class="column-6"><a href="https://www.cnr.it/it/accesso-civico" rel="noopener noreferrer" target="_blank">vai</a></td>
</tr>
<tr class="row-3">
	<td class="column-1">Crea</td><td class="column-2">sì</td><td class="column-3">dicembre 2020</td><td class="column-4">xls</td><td class="column-5">Accesso documentale e civico</td><td class="column-6"><a href="https://www.crea.gov.it/accesso-civico" rel="noopener noreferrer" target="_blank">vai</a></td>
</tr>
<tr class="row-4">
	<td class="column-1">Enea</td><td class="column-2">sì</td><td class="column-3">dicembre 2020</td><td class="column-4">xls</td><td class="column-5">accesso civico<br />
semplice e Foia</td><td class="column-6"><a href="https://www.enea.it/it/amministrazione-trasparente/altri-contenuti-accesso-civico" rel="noopener noreferrer" target="_blank">vai</a></td>
</tr>
<tr class="row-5">
	<td class="column-1">Iit</td><td class="column-2">no</td><td class="column-3">-</td><td class="column-4">-</td><td class="column-5">-</td><td class="column-6"><a href="https://www.iit.it/it/istituto/trasparenza" rel="noopener noreferrer" target="_blank">vai</a></td>
</tr>
<tr class="row-6">
	<td class="column-1">Inaf</td><td class="column-2">sì</td><td class="column-3">2018</td><td class="column-4">xls</td><td class="column-5">Accesso documentale e civico</td><td class="column-6"><a href="http://www.inaf.it/it/amministrazione-trasparente/altri-contenuti/accesso-civico/accesso-civico" rel="noopener noreferrer" target="_blank">vai</a></td>
</tr>
<tr class="row-7">
	<td class="column-1">Infn</td><td class="column-2">sì</td><td class="column-3">dicembre 2020</td><td class="column-4">xls</td><td class="column-5">Accesso Foia</td><td class="column-6"><a href="http://ww2.gazzettaamministrativa.it/opencms/opencms/_gazzetta_amministrativa/amministrazione_trasparente/_agenzie_enti_stato/_istituto_nazionale_di_fisica_nucleare/224_alt_con_acc_civ/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">vai</a></td>
</tr>
<tr class="row-8">
	<td class="column-1">Inapp</td><td class="column-2">sì</td><td class="column-3">dicembre 2020</td><td class="column-4">ods</td><td class="column-5">Accesso documentale e civico</td><td class="column-6"><a href="https://www.inapp.org/it/amministrazione-trasparente/altri-contenuti/accesso-civico" rel="noopener noreferrer" target="_blank">vai</a></td>
</tr>
<tr class="row-9">
	<td class="column-1">Indire</td><td class="column-2">no</td><td class="column-3">-</td><td class="column-4">-</td><td class="column-5">-</td><td class="column-6"><a href="https://www.indire.it/accesso-atti/quali-sono-le-norme-che-regolano-il-diritto-di-accesso/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">vai</a></td>
</tr>
<tr class="row-10">
	<td class="column-1">Invalsi</td><td class="column-2">no</td><td class="column-3"></td><td class="column-4"></td><td class="column-5"></td><td class="column-6"><a href="https://www.invalsi.it/amm_trasp/ss_altricontenuti.php?sezione=Accesso%20civico" rel="noopener noreferrer" target="_blank">vai</a></td>
</tr>
<tr class="row-11">
	<td class="column-1">Invg</td><td class="column-2">sì</td><td class="column-3">ottobre 2020</td><td class="column-4">pdf</td><td class="column-5">Accesso documentale e civico</td><td class="column-6"><a href="http://istituto.ingv.it/it/amministrazionetrasparente/accesso-civico.html" rel="noopener noreferrer" target="_blank">vai</a></td>
</tr>
<tr class="row-12">
	<td class="column-1">Ispra</td><td class="column-2">sì</td><td class="column-3">dicembre 2020</td><td class="column-4">ods</td><td class="column-5">Accesso documentale e civico</td><td class="column-6"><a href="https://www.isprambiente.gov.it/it/amministrazione-trasparente/altri-contenuti/accesso-civico" rel="noopener noreferrer" target="_blank">vai</a></td>
</tr>
<tr class="row-13">
	<td class="column-1">Iss</td><td class="column-2">sì</td><td class="column-3">giugno 2020</td><td class="column-4">pdf</td><td class="column-5">accesso civico<br />
semplice e Foia</td><td class="column-6"><a href="https://amministrazionetrasparente.iss.it/?tipologie=accesso-civico" rel="noopener noreferrer" target="_blank">vai</a></td>
</tr>
<tr class="row-14">
	<td class="column-1">Istat</td><td class="column-2">sì</td><td class="column-3">giugno 2020</td><td class="column-4">pdf</td><td class="column-5">Accesso documentale e civico</td><td class="column-6"><a href="https://www.istat.it/it/amministrazione-trasparente/altri-contenuti/accesso-civico" rel="noopener noreferrer" target="_blank">vai</a></td>
</tr>
<tr class="row-15">
	<td class="column-1">Formez</td><td class="column-2">no</td><td class="column-3">-</td><td class="column-4">-</td><td class="column-5">-</td><td class="column-6"><a href="http://www.formez.it/amministrazione-trasparente/altri-contenuti-accesso-civico" rel="noopener noreferrer" target="_blank">vai</a></td>
</tr>
<tr class="row-16">
	<td class="column-1">Ogs</td><td class="column-2">sì</td><td class="column-3">giugno 2020</td><td class="column-4">pdf</td><td class="column-5">Accesso documentale e civico</td><td class="column-6"><a href="http://ww2.gazzettaamministrativa.it/opencms/opencms/_gazzetta_amministrativa/amministrazione_trasparente/_agenzie_enti_stato/_istituto_nazionale_di_oceanografia_e_di_geofisica_sperimentale/224_alt_con_acc_civ/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">vai</a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<!-- #tablepress-2433 from cache -->
<h3>Quali dati, e con quali tempistiche, vengono aggiornati</h3>
<p>Le variabili più determinanti per un vero monitoraggio della materia sono tre: la <strong>tempistica degli aggiornamenti</strong>, la <strong>tipologia di dati rilasciati</strong> e il <strong>contenuto delle informazioni</strong> rese disponibili.</p>
<p>Un <strong>aggiornamento costante del registro è garantito da tutti gli enti analizzati, ad eccezione dell’Inaf</strong> (i dati sono riferiti al 2018). Tutti gli altri sono aggiornati al dicembre 2020, tranne quelli di Istat, dell&#8217;Istituto superiore di sanità e dell&#8217;Istituto di oceanografia (comunque aggiornati a giugno 2020). <strong>I dati dei registri sono pubblicati solitamente in formati tabellari, come xls o odf, oppure in pdf</strong>. Una nota positiva è che anche chi pubblica in pdf lo fa comunque in formato tabellare, abbastanza semplice da convertire. Fanno eccezione il registro del Cnr (i cui <a href="https://www.cnr.it/sites/default/files/public/media/amministrazione_trasparente/altri_contenuti/Registro_accessi_I_II_semestre_2019.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">dati non sono in formato tabellare</a>, ma presentati come lista) e quello di Istat (dove il formato pdf scelto è <a href="https://www.istat.it/it/files//2017/06/Registro-accessi_II_trimestre_2019.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">difficilmente convertibile in open data</a>).</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">5 </span>gli enti che pubblicano i dati solo in pdf.</p>
			        </section>
		
<p>Tra chi pubblica in formato tabellare<strong> vanno segnalati, per chiarezza di compilazione, i registri di Inapp e Ispra</strong> (anche quello di Invg risulta ben strutturato, sebbene pubblicato in pdf). La scelta di compilare i campi con modalità univoche, effettuata da questi soggetti, rende molto più semplice l&#8217;analisi dei dati.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>Registri di solito con meno informazioni rispetto ai ministeri.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Un elemento certamente da sottolineare è che<strong> le informazioni contenute nei registri sono meno dettagliate rispetto a quelle di alcuni ministeri</strong>. L’Inapp non specifica l’oggetto delle richieste di accesso generalizzato; tale indicazione manca talora anche in quello dell’Invg. In alcuni casi non sono esplicitate le motivazioni del diniego, totale o parziale (Ispra, Invg). <strong>Solo i registri di Istat, Inapp e Infn riportano la tipologia del soggetto richiedente</strong> (privato cittadino, avvocato, docente, giornalista, associazione etc.). I registri di Crea, Istat e Iss (quest’ultimo solo dal 2020) prevedono la compilazione delle informazioni sulle richieste di riesame e sui ricorsi ai giudici amministrativi, mentre il Cnr fornisce i dati solo sulle richieste di riesame.</p>
<h3>Come sono andate le richieste di accesso generalizzato agli enti di ricerca</h3>
<p>Rispetto ad altre amministrazioni esaminate in passato, questi enti non ricevono un numero elevato di richieste Foia. Con 246 richieste totali, di cui 239 accolte (97%), l&#8217;Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) è di gran lunga il soggetto con più richieste. Al secondo posto l&#8217;Istat, con 62 richieste Foia, di cui 29 accolte totalmente (47%) e 8 parzialmente (13%).</p>
            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/ispra-e-lente-statistico-che-ha-ricevuto-piu-richieste-nel-triennio/">Ispra è l&#8217;ente statistico che ha ricevuto più richieste nel triennio</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/ispra-e-lente-statistico-che-ha-ricevuto-piu-richieste-nel-triennio/">Esito richieste di accesso civico generalizzato tra il 2017 e il 2019</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_125551_tab3"><p>Nel grafico sono incluse anche le richieste Foia che erano in realtà degli accessi documentali, e che per errore del richiedente sono state formulate come richieste di accesso generalizzato. Esistono infatti <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/06/Come-funziona-il-Foia-in-Italia_Openpolis_12_20.pdf" target="_blank" rel="noopener">3 diversi tipi di richieste di accesso</a>: semplice, generalizzato (o Foia) e documentale. Quando il richiedente utilizza lo strumento sbagliato, la richiesta può essere “riqualificata” e trattata in base al canale giusto.</p>
<p>Nel caso di Iss, nell&#8217;impossibilità di valutare attraverso il registro degli accessi l&#8217;esito delle richieste, i 16 Foia sono stati classificati come &#8220;Altro&#8221;.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione e dati openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 25 Febbraio 2021)
                                        </p>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2021/03/ispra-e-lente-statistico-che-ha-ricevuto-piu-richieste-nel-triennio.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="ispra-e-lente-statistico-che-ha-ricevuto-piu-richieste-nel-triennio"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-125551"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			
<p>Seguono Crea (21 domande, oltre il 90% delle quali accolte), Invg (18 richieste, di cui solo 3 accolte), Iss (16 richieste, il cui esito non è facilmente ricostruibile dal registro) e l'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), con 11 domande (9 accolte). <strong>Tutti gli altri enti hanno ricevuto meno di 10 richieste ciascuno nel triennio 2017-2019</strong>, segno di un minore interesse da parte dei cittadini nel richiedere informazioni a tali istituti.</p>
<p>L'anno scorso però, con l'emergenza Covid, è diventato evidente <strong>quanto i dati siano presenti nel nostro quotidiano</strong> e quanto siano decisivi per prendere decisioni che incidono sulle nostre vite. A riprova di questa tendenza, che avremo modo di verificare più compiutamente solo nei prossimi mesi, <strong>è sufficiente osservare i primi dati provenienti dai registri dell'Istituto superiore di sanità</strong>.</p>
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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-primi-mesi-del-2020-iss-ha-ricevuto-piu-richieste-foia-che-nel-triennio-precedente/">Nei primi mesi del 2020 Iss ha ricevuto più richieste Foia che nel triennio precedente</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-primi-mesi-del-2020-iss-ha-ricevuto-piu-richieste-foia-che-nel-triennio-precedente/">Numero di richieste Foia ricevute dall'Istituto superiore di sanità tra il 2017 e il primo semestre 2020</a></h3>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione e dati openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 25 Febbraio 2021)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-125582"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			
<p>Nei primi 6 mesi del 2020, anche in conseguenza dell'emergenza Covid, l'Istituto superiore di sanità ha ricevuto 23 richieste Foia, a fronte delle 16 ricevute tra 2017 e 2019. Indice di una<strong> maggiore attenzione sul tema, e sarà interessante capire se riguarderà anche altri enti statistici e in generale altri soggetti pubblici detentori di dati</strong>.</p>
<p>Per quanto riguarda i tempi, tendenzialmente le diverse amministrazioni (anche in considerazione di una mole non enorme di richieste) <strong>impiegano un tempo medio vicino o inferiore ai 30 giorni</strong>. Si tratta del tempo normalmente prescritto alle amministrazioni interpellate, salvo termini più ampi in caso di presenza di controinteressati e di parere del garante della privacy.</p>
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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tempi-medi-molto-oltre-i-30-giorni-solo-per-iss-nel-2019/">Tempi medi molto oltre i 30 giorni solo per Iss nel 2019</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tempi-medi-molto-oltre-i-30-giorni-solo-per-iss-nel-2019/">Tempi medi di attesa per le richieste di accesso (2017-19)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione e dati openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 25 Febbraio 2021)
                                        </p>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2021/03/tempi-medi-molto-oltre-i-30-giorni-solo-per-iss-nel-2019.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="tempi-medi-molto-oltre-i-30-giorni-solo-per-iss-nel-2019"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-125567"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-125567" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;934&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/tempi-medi-molto-oltre-i-30-giorni-solo-per-iss-nel-2019/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                    </div>
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                            </div>

			
<p>Fa eccezione l'istituto superiore di sanità (Iss), che nel biennio 2017-18 si era caratterizzato per tempi molto contenuti di risposta (15,4 e 11 giorni) nel 2019 vede aumentare il dato a 70,7 giorni medi. Sono in particolare due le richieste che hanno innalzato la media, avendo avuto esito dopo 182 e 144 giorni.</p>
<h3>Le tipologie delle richieste di accesso</h3>
<p>Nel <strong>registro dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale</strong> sono ricomprese le richieste inoltrate ai sensi del dlgs n. 195 del 2005, attraverso il quale è stato per la prima volta introdotto in Italia un accesso generalizzato alle informazioni di carattere ambientale (maggiori approfondimenti nel <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/06/Come-funziona-il-Foia-in-Italia_Openpolis_12_20.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">manuale Foia, capitolo 10</a>). Il registro non specifica i soggetti che hanno inoltrato le singole richieste.</p>
<p><strong>Negli anni 2017-2019, come abbiamo visto, si registrano poche richieste all’Istituto superiore di sanità</strong>. La situazione cambia nel primo semestre del 2020 soprattutto per le numerose richieste riguardanti dati e documentazione sulla diffusione nelle diverse aree del paese del Coronavirus.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">74% </span>delle richieste Foia inviate all'Istituto superiore di sanità nei primi 6 mesi del 2020 riguardano il coronavirus.</p>
			        </section>
		
<p>Si segnala in particolare il <strong>contenzioso riguardante la pubblicazione dei verbali delle riunioni del comitato tecnico scientifico</strong>. Solo in seguito ai ricorsi ai giudici amministrativi, tali documenti, inizialmente tenuti riservati, sono divenuti pubblici (vedi al riguardo il <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/06/Come-funziona-il-Foia-in-Italia_Openpolis_12_20.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">manuale Foia, capitolo 13</a>). Si registra anche il <strong>diniego totale a diverse richieste di accesso ai dati dei decessi da Covid 19</strong>, facendo rinvio alla disciplina della protezione civile sulla raccolta dei dati in situazioni di emergenza sanitaria.</p>
<p>Una <strong>valutazione più approfondita sull’Istituto superiore di sanità potrà essere effettuata non appena disponibili i dati sulle richieste di accesso nel secondo semestre 2020 e nei primi mesi del 2021</strong> (molte richieste inoltrate in questo periodo al ministero della salute sono state trasmesse da quest’ultimo all'Istituto superiore di sanità), nell’ambito di uno dei prossimi approfondimenti dedicati all’utilizzo del Foia in campo sanitario e di tutela della salute.</p>
<p>Per quanto riguarda il registro dell’<strong>Istituto nazionale di statistica</strong> una parte delle richieste sono classificabili come accesso civico semplice e riguardano prevalentemente profili attinenti <strong>alla spesa e alla gestione del personale</strong>.</p>
<h3>Considerazioni finali</h3>
<p><strong>Gli enti di ricerca sono un patrimonio fondamentale per il nostro paese</strong>. Rispetto alle attività che svolgono quotidianamente, il Foia rappresenta uno strumento per <strong>far conoscere ad una platea più vasta il lavoro di analisi</strong> e le informazioni in loro possesso. Sotto questo profilo, anche il miglioramento dei registri di accesso può contribuire a quest’opera di divulgazione.</p>
<p>L’Osservatorio Foia continuerà a verificare il concreto funzionamento del diritto di accesso in Italia, dedicando una particolare attenzione, a partire dalle prossime uscite, anche ad alcune esperienze significative di richieste di accesso generalizzato portate avanti da associazioni e privati cittadini.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/06/Come-funziona-il-Foia-in-Italia_Openpolis_12_20.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Come funziona il Foia in Italia<br />
<br><strong>Vai al manuale</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p>Foto credit: <a href="https://www.flickr.com/photos/galleria_istat/43965579800/in/album-72157632989629633/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Istat (Flickr)</a> - <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/foia-enti-statistici-e-di-ricerca/">Foia, l&#8217;accesso alle informazioni di enti statistici e di ricerca</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il legame tra bassa istruzione e povertà va considerato un&#8217;emergenza</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-legame-tra-bassa-istruzione-e-poverta-va-considerato-unemergenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2019 07:13:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=50612</guid>

					<description><![CDATA[<p>La povertà è un fenomeno multidimensionale, su cui le opportunità educative incidono in modo determinante.  Un aspetto che i nuovi dati rilasciati da Istat confermano in pieno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-legame-tra-bassa-istruzione-e-poverta-va-considerato-unemergenza/">Il legame tra bassa istruzione e povertà va considerato un&#8217;emergenza</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un minore su 8 si trova in povertà assoluta, e le famiglie più povere tendono ad essere quelle con il livello di istruzione più basso. Sono alcuni dei dati che emergono dall&#8217;aggiornamento delle statistiche sulla <a href="https://www.istat.it/it/archivio/231263" target="_blank" rel="noopener noreferrer">povertà in Italia</a> da parte di Istat. L&#8217;uscita del rapporto è stata l&#8217;occasione per <strong>riaprire il dibattito pubblico su un tema che non sempre riceve l&#8217;attenzione che merita</strong>.</p>
<p>È stata sottolineata soprattutto <strong>la stabilità del numero di poveri assoluti</strong>, persone che non possono permettersi le spese essenziali per condurre uno standard di vita minimamente accettabile. Nell&#8217;ultimo biennio rilevato, il dato si attesta su <strong>5 milioni di persone</strong>, ovvero l&#8217;<strong>8,4% dei residenti in Italia</strong>.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-poverta-assoluta/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Che cos&#8217;è la povertà assoluta?<br />
<br><strong>Vai al glossario</strong></a>.</p>
        </section>
		
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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-crescita-della-poverta-assoluta-negli-anni-della-crisi/">La crescita della povertà assoluta negli anni della crisi</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-crescita-della-poverta-assoluta-negli-anni-della-crisi/">Andamento del numero di persone in povertà assoluta in Italia (2005-2018)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 18 Giugno 2019)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-50628"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-50628" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			
<p>Un dato preoccupante, il punto di partenza per valutare come gli effetti della crisi economica iniziata circa 10 anni fa non siano ancora esauriti. In particolare per le bambine e i bambini: <strong>un povero assoluto su 4 ha infatti meno di 18 anni</strong>.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">1,26 milioni </span>i minori in povertà assoluta in Italia nel 2018.</p>
			        </section>
		
<p>Oltre ai valori assoluti però, dai dati Istat emergono anche altre<strong> due tendenze altrettanto preoccupanti, a cui è stata dedicata minore attenzione</strong>.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>Investire nell'educazione è la chiave del contrasto alla povertà.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Primo,<strong> non accenna a ridursi la forbice tra giovani e anziani</strong>: la quota di minorenni in povertà è quasi tre volte superiore a quella degli over 65. Secondo, e <strong>preoccupante soprattutto per il futuro dei bambini: continua a consolidarsi il legame tra bassa istruzione e povertà</strong>. In un mondo che richiede competenze sempre più elevate, si allargano le distanze tra chi le ha e chi no. Distanze che solo un'istruzione equa, diffusa e di qualità per tutti può ridurre.</p>
<h3>I bambini sono i più fragili</h3>
<p>Con la crisi i minori sono la fascia demografica che ha visto peggiorare di più la propria condizione. Nel 2005 si trovava in povertà assoluta il 3,9% dei giovani con meno di 18 anni. <strong>Nell'ultimo decennio questa percentuale è più che triplicata</strong> (12,6%, stando ai dati 2018 appena rilasciati).</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="http://www.openpolis.it/36_il-legame-tra-bassa-istruzione-e-poverta-va-considerato-unemergenza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Scarica l'articolo<br />
<br><strong>in versione pdf</strong></a>.</p>
        </section>
		
            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/bambini-e-adolescenti-piu-spesso-in-poverta-assoluta/">Bambini e adolescenti più spesso in povertà assoluta</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/bambini-e-adolescenti-piu-spesso-in-poverta-assoluta/">Incidenza della povertà assoluta per fascia d'età (2005-18)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/bambini-e-adolescenti-piu-spesso-in-poverta-assoluta/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="396" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="396" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/bambini-e-adolescenti-piu-spesso-in-poverta-assoluta.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/bambini-e-adolescenti-piu-spesso-in-poverta-assoluta/">Bambini e adolescenti più spesso in povertà assoluta - Incidenza della povertà assoluta per fascia d'età (2005-18)</a></div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 18 Giugno 2019)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/bambini-e-adolescenti-piu-spesso-in-poverta-assoluta.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="bambini-e-adolescenti-piu-spesso-in-poverta-assoluta"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-50672"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-50672" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			
        <section class="blockquote">
							<p>Un divario che penalizza i minori.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>L'ultimo aggiornamento dei dati indica anche che <strong>la forbice giovani-anziani, allargatasi a dismisura durante la crisi, resta ancora molto ampia</strong>. All'inizio della serie storica, non c'era grande distanza tra under 18 e over 65 (e anzi, in questi ultimi la povertà era più frequente). La situazione si è progressivamente capovolta: oggi <strong>la quota di minori in povertà assoluta è 2,7 volte superiore a quella degli anziani</strong>.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">+8 </span>la maggiore incidenza, in punti percentuali, della povertà assoluta tra i giovani rispetto agli over 65.</p>
			        </section>
		
<p>Il rapporto Istat offre anche la possibilità di approfondire la <strong>condizione dei minori, disaggregata per fasce d'età</strong>.<strong> La situazione più grave riguarda i bambini tra 7 e 13 anni: il 13,4% è povero</strong>.</p>
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-ragazzi-tra-7-e-13-anni-sono-i-piu-colpiti-dalla-poverta/">I ragazzi tra 7 e 13 anni sono i più colpiti dalla povertà</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-ragazzi-tra-7-e-13-anni-sono-i-piu-colpiti-dalla-poverta/">Percentuale di minori in povertà assoluta, per fasce d'età (2018)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 18 Giugno 2019)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/i-ragazzi-tra-7-e-13-anni-sono-i-piu-colpiti-dalla-poverta.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="i-ragazzi-tra-7-e-13-anni-sono-i-piu-colpiti-dalla-poverta"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-50711"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-50711" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			
<p>Ma, <strong>anche tra i ragazzi di 14-17 anni e tra i bimbi con meno di 6 anni, l'incidenza resta più elevata</strong> della media nazionale.</p>
<h3>Il circolo vizioso tra bassa istruzione e povertà</h3>
<p>L'altro elemento su cui riflettere è<strong> quanto una condizione economica svantaggiata possa avere radici anche in un divario educativo</strong>.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>La diffusione della povertà diminuisce al crescere del titolo di studio.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/it/files//2019/06/La-povertà-in-Italia-2018.pdf#page=3" target="_blank">- Istat, Povertà in Italia (2019)</a>
									            </div>
        </section>
		
<p>Se la persona di riferimento ha il diploma o la laurea, la famiglia è povera in meno del 4% dei casi. <strong>Con la licenza media, la quota sale al 9,8%</strong>; con quella elementare all'11%. Ed è interessante provare a individuare, nei dati dell'istituto di statistica, il trend nell'ultimo triennio: <strong>più stabile per i laureati; in sensibile crescita per gli altri</strong>.</p>
            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-rapporto-tra-poverta-e-istruzione-2/">Si consolida il rapporto tra povertà e istruzione</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-rapporto-tra-poverta-e-istruzione-2/">Incidenza della povertà assoluta per titolo di studio della persona di riferimento della famiglia (2016-2018)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/il-rapporto-tra-poverta-e-istruzione-2/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="396" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="396" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/06/il-rapporto-tra-poverta-e-istruzione-2.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-rapporto-tra-poverta-e-istruzione-2/">Si consolida il rapporto tra povertà e istruzione - Incidenza della povertà assoluta per titolo di studio della persona di riferimento della famiglia (2016-2018)</a></div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 18 Giugno 2019)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/06/il-rapporto-tra-poverta-e-istruzione-2.png" target="_blank" download></a>
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                            <p><label for="embed-chart-49816"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			
<p>La conseguenza è che <strong>nelle famiglie senza diploma la povertà assoluta è quasi 3 volte più frequente di quelle dove la persona di riferimento è diplomata o laureata</strong>. Questa tendenza è aggravata da una specificità italiana, la scarsa mobilità sociale. Nel nostro paese i figli di chi non è diplomato, tendono a loro volta a non diplomarsi.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">2/3 </span>dei bambini con i genitori senza diploma restano con lo stesso livello d’istruzione, rispetto a una media Ocse del 42%</p>
			        </section>
		
<p>Si instaura così un <strong>circolo vizioso tra condizione economica e educativa</strong>:<strong> chi nasce in una famiglia povera ha a disposizione meno strumenti per sottrarsi a questa condizione, da grande</strong>. Un problema sociale, perché rende la povertà ereditaria e finisce con l'aggravare la situazione dei territori già deprivati.</p>
<h3><strong>Un legame visibile anche a livello territoriale</strong></h3>
<p>I dati Istat mostrano queste tendenze sul livello nazionale. Ma il rapporto tra povertà e istruzione è un tema anche e soprattutto locale. Riguarda la <strong>possibilità per i territori deprivati di migliorare la propria condizione, investendo sul capitale umano di chi ci vive</strong>.</p>
<p>Il mezzogiorno ad esempio si caratterizza per<strong> livelli di povertà assoluta più elevati</strong> (11,4% di persone povere, contro il 6,9% del nord e il 6,6% del centro Italia), ed è anche l'area del paese con i <strong>livelli d'istruzione più bassi</strong>. Infatti agli ultimi posti per percentuale di adulti diplomati figurano tutte le regioni meridionali più popolose: Puglia, Sicilia, Sardegna, Campania e Calabria.</p>
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-maggiori-regioni-del-sud-sotto-la-media-per-percentuale-di-diplomati-2/">Le maggiori regioni del sud sotto la media per percentuale di diplomati</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-maggiori-regioni-del-sud-sotto-la-media-per-percentuale-di-diplomati-2/">Percentuale di persone (25-64 anni) con almeno il diploma (2018)</a></h3>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Bes 2019                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 29 Maggio 2019)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/06/le-maggiori-regioni-del-sud-sotto-la-media-per-percentuale-di-diplomati-2.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="le-maggiori-regioni-del-sud-sotto-la-media-per-percentuale-di-diplomati-2"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-49715"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-49715" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			
<p>Ma<strong> questi fenomeni possono essere osservati anche in una scala minore, come quella di una città</strong>. Bastano infatti pochi chilometri di distanza per far emergere profondi divari, sia in termini di disagio economico che di livelli di istruzione.</p>
<p>Guardando la <strong>mappa di Roma per zone urbanistiche</strong>, si nota come quelle con minore scolarizzazione siano anche generalmente quelle con più famiglie in difficoltà economica. Alcuni esempi: <strong>nelle 20 zone di Roma con più diplomati, quasi tutte hanno una percentuale di famiglie in disagio molto contenuta</strong>, inferiore al 2%. Spiccano Pineto (88,7% di diplomati o laureati; 0,5% di famiglie in disagio), Grottaperfetta (88,8%; 1,1%), Nomentano (87,9%; 1,3%).</p>
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-correlazione-tra-basso-titolo-di-studio-e-disagio-delle-famiglie-a-roma/">La correlazione tra basso titolo di studio e disagio delle famiglie a Roma</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-correlazione-tra-basso-titolo-di-studio-e-disagio-delle-famiglie-a-roma/">Ogni punto è una zona di Roma: in basso a destra quelle con più disagio e meno diplomati; in alto a sinistra quelle con meno disagio e più diplomati </a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat, censimento 2011                                                                <br>(ultimo aggiornamento: sabato 31 Dicembre 2011)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/correlazione-istruzione-disagio.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-50882"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			
<p>Al contrario,<strong> nelle zone con meno diplomati, la quota di famiglie in difficoltà raggiunge generalmente i livelli più alti</strong>. A Tor Cervara (43% di diplomati o laureati) le famiglie in disagio sono il 4,1%, circa il doppio della media comunale. A Santa Palomba (43,4% di diplomati) sono addirittura il 7,5%. In 8 delle 10 zone con meno diplomati, la quota di famiglie in disagio supera il 3%.</p>
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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/roma-le-zone-con-meno-diplomati-sono-spesso-le-piu-povere/">Roma, le zone con meno diplomati sono spesso le più povere</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/roma-le-zone-con-meno-diplomati-sono-spesso-le-piu-povere/">Confronto tra famiglie in disagio economico e percentuale di diplomati, per zona urbanistica (2011)</a></h3>
                                    </div>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat, censimento 2011                                                                <br>(ultimo aggiornamento: sabato 31 Dicembre 2011)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/roma-condizione-educativa.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-50802"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			
<p>Questi dati, in linea con il trend nazionale, confermano quanto povertà e bassa istruzione siano legati. E indicano che <strong>la povertà va affrontata come un fenomeno multidimensionale</strong>, che riguarda prima di tutto le <strong>opportunità educative che vengono offerte a bambini e ragazzi</strong>.</p>
<h3>Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, municipio per municipio</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Roma_pov_edu/municipio+I.xls" target="_blank" rel="noopener">I</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Roma_pov_edu/municipio+II.xls" target="_blank" rel="noopener">II</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Roma_pov_edu/municipio+III.xls" target="_blank" rel="noopener">III</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Roma_pov_edu/municipio+IV.xls" target="_blank" rel="noopener">IV</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Roma_pov_edu/municipio+V.xls" target="_blank" rel="noopener">V</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Roma_pov_edu/municipio+VI.xls" target="_blank" rel="noopener">VI</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Roma_pov_edu/municipio+VII.xls" target="_blank" rel="noopener">VII</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Roma_pov_edu/municipio+VIII.xls" target="_blank" rel="noopener">VIII</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Roma_pov_edu/municipio+IX.xls" target="_blank" rel="noopener">IX</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Roma_pov_edu/municipio+X.xls" target="_blank" rel="noopener">X</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Roma_pov_edu/municipio+XI.xls" target="_blank" rel="noopener">XI</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Roma_pov_edu/municipio+XII.xls" target="_blank" rel="noopener">XII</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Roma_pov_edu/municipio+XIII.xls" target="_blank" rel="noopener">XIII</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Roma_pov_edu/municipio+XIV.xls" target="_blank" rel="noopener">XIV</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Roma_pov_edu/municipio+XV.xls" target="_blank" rel="noopener">XV</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Roma_pov_edu/Totale_generale.xls">Totale generale</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		
<p>I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di <em>data journalism</em> o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sulle famiglie in disagio e sui diplomati a Roma è l'elaborazione che Istat ha svolto per la commissione periferie nella scorsa legislatura. L'istituto di statistica li ha elaborati a partire dalle informazioni raccolte in occasione del censimento 2011.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-legame-tra-bassa-istruzione-e-poverta-va-considerato-unemergenza/">Il legame tra bassa istruzione e povertà va considerato un&#8217;emergenza</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Come monitorare gli arrivi e l&#8217;accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo in Italia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/come-monitorare-gli-arrivi-e-il-sistema-di-accoglienza-di-rifugiati-e-richiedenti-asilo-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jun 2019 08:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del dato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=49060</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il fenomeno dell'immigrazione ha raggiunto cifre rilevanti negli anni passati. Oggi i dati mostrano un netto calo degli arrivi nel nostro paese ma il tema resta sempre di grande attualità. Purtroppo però il dibattito pubblico raramente si basa su dati concreti e verificabili. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-monitorare-gli-arrivi-e-il-sistema-di-accoglienza-di-rifugiati-e-richiedenti-asilo-in-italia/">Come monitorare gli arrivi e l&#8217;accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Un portale dedicato</h3>
<p>Quando si parla di immigrazione in Italia un sito da tenere sotto controllo è <a href="https://openmigration.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Open Migration</a>. Si tratta di un progetto d&#8217;informazione aperto e orizzontale che vuole contribuire a formare le opinioni e le coscienze sul tema delle migrazioni.</p>
<p>Nel sito si possono trovare dashboard, infografiche e molti articoli. Oltre a contributi originali, Open Migration offre anche settimanalmente una rassegna dei <a href="https://openmigration.org/web-review/i-10-migliori-articoli-su-rifugiati-e-immigrazione-23-2019/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">10 articoli più interessanti</a> usciti sul tema dell&#8217;immigrazione e dell&#8217;accoglienza.</p>
<p><a href="https://openmigration.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-49064" src="http://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/06/AlPuntodiPartenza_openmigration.png" alt="" width="2309" height="1473" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/06/AlPuntodiPartenza_openmigration.png 2309w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/06/AlPuntodiPartenza_openmigration-768x490.png 768w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/06/AlPuntodiPartenza_openmigration-414x264.png 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/06/AlPuntodiPartenza_openmigration-635x405.png 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/06/AlPuntodiPartenza_openmigration-1026x655.png 1026w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/06/AlPuntodiPartenza_openmigration-350x223.png 350w" sizes="(max-width: 2309px) 100vw, 2309px" /></a></p>
<h3>I dati del ministero dell&#8217;interno</h3>
<p>La principale fonte istituzionale di dati sui migranti irregolari arrivati in Italia è il <a href="http://www.interno.gov.it/it/sala-stampa/dati-e-statistiche" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ministero dell&#8217;interno</a>. Quotidianamente il Viminale pubblica il <a href="http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/it/documentazione/statistica/cruscotto-statistico-giornaliero" target="_blank" rel="noopener noreferrer">cruscotto statistico giornaliero</a>, in cui viene riportato il numero di migranti sbarcati nel nostro paese da inizio anno, il confronto con la stessa data degli anni precedenti e la distinzione per paese di origine dei migranti. Rispetto agli arrivi l&#8217;altra fonte da considerare è l&#8217;<a href="https://data2.unhcr.org/en/situations/mediterranean/location/5205" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Unhcr</a> che tiene traccia dei flussi in tutte le principali rotte mediterranee.</p>
<p>Altri dati che possono facilmente essere reperiti sul sito del ministero sono quelli relativi alle <a href="http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/it/documentazione/statistica/i-numeri-dellasilo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">richieste di asilo</a>. Qui sono disponibili informazioni sul numero di richieste e l&#8217;esito delle stesse dal 1990 a febbraio 2019.</p>
<p>Oltre a queste due fonti, che comunque sono rilasciate in pdf e non in formato aperto, il Viminale dispone di tutti i dati e le informazioni sul fenomeno migratorio, a partire da quelle sui centri di accoglienza. Informazioni aggiornate su questi temi però non vengono rilasciate se non in maniera occasionale, con dati aggregati, senza dettagli, e in formati chiusi.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/la-dubbia-relazione-tra-criminalita-e-centri-di-accoglienza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi<br />
<br><strong>La dubbia relazione tra criminalità e centri di accoglienza</strong></a>.</p>
        </section>
		
<h3>La relazione del ministro dell&#8217;interno al parlamento</h3>
<p>Sul tema dell&#8217;accoglienza fortunatamente esiste un obbligo di legge, grazie al quale è previsto che il ministro dell&#8217;interno presenti annualmente una <a href="http://documenti.camera.it/_dati/leg18/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/051/001/INTERO.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">relazione</a> alle camere. La norma risulta peraltro abbastanza dettagliata nel definire cosa la relazione debba contenere.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>La relazione deve contenere dati relativi al numero delle strutture, alla loro ubicazione e alle caratteristiche di ciascuna, nonche&#8217; alle modalita&#8217; di autorizzazione, all&#8217;entita&#8217; e all&#8217;utilizzo effettivo delle risorse finanziarie erogate e alle modalita&#8217; della ricezione degli stessi</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2014-08-22;119!vig=2019-06-13" target="_blank">- Decreto-Legge 119/2014</a>
									            </div>
        </section>
		
<p>Nonostante questo, il modo in cui le informazioni sono state pubblicate di anno in anno nella varie relazioni si è molto modificato rendendo difficile una comparazione. Peraltro anche in questo caso si tratta di informazioni che, malgrado un certo livello di dettaglio, sono riportate come dati elaborati e non grezzi e sempre tramite formati chiusi. In questo modo quindi diventa molto difficile estrarre informazioni utili ad un&#8217;analisi autonoma sui centri di accoglienza in Italia.</p>
<p>Lo scorso autunno in collaborazione con <a href="https://www.actionaid.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ActionAid</a> abbiamo pubblicato il report <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/11/Centri-dItalia-2018.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Centri d&#8217;Italia 2018</a>. Proprio a causa della difficoltà di raccogliere dati sulle strutture di accoglienza presenti nel territorio nazionale, gli enti gestori, la disciplina seguita per l’affidamento del contratto e i costi sostenuti, con questo progetto abbiamo provato a mappare il fenomeno dell&#8217;accoglienza usando strumenti alternativi, come la Banca dati dei contratti pubblici di Anac (Bdncp) e attraverso richieste di accesso agli atti rivolte a tutte le prefetture d&#8217;Italia.</p>
        <section class="dossier">
            <div>
															Vai a<br />
									                <span class="read-more"><a href="https://www.openpolis.it/esercizi/i-centri-di-accoglienza-in-italia-la-spesa-e-i-contratti-pubblici/">"Centri d'Italia"</a></span>
            </div>
        </section>
		
<h3>Altre fonti di dati</h3>
<p>Per quanto riguarda invece la presenza di immigrati residenti in Italia <a href="http://demo.istat.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Istat</a> fornisce un utile database demografico aggiornato annualmente sulla popolazione straniera residente rilevata a livello comunale.</p>
<p>La fondazione Ismu invece pubblica annualmente il <a href="http://www.ismu.org/4-dicembre-presentato-xxiv-rapporto-sulle-migrazioni-2018/#1544004492796-c42595d7-1164" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rapporto sulle migrazioni</a>. Questo volume offre un gran numero di dati e statistiche interessanti, tra cui le stime sulla presenza di stranieri irregolari in Italia. Sul rapporto tra mercato del lavoro e immigrazione inoltre è bene tenere presente il lavoro della <a href="http://www.fondazioneleonemoressa.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fondazione Moressa</a>.</p>
<p>Infine per conoscere il funzionamento del sistema di accoglienza Sprar, ora diventato Siproimi (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati), il sito del <a href="https://www.sprar.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">servizio centrale</a> offre diverse utili informazioni. Qui veniva anche pubblicato annualmente l&#8217;<a href="https://www.sprar.it/pubblicazioni/atlante-sprar-2017" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Atlante Sprar</a> e il <a href="https://www.sprar.it/pubblicazioni/rapporto-sulla-protezione-internazionale-in-italia-2017" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rapporto sulla protezione internazionale in Italia</a>. Le versioni più recenti di entrambe le pubblicazioni però risalgono solo al 2017.</p>
<h3>Vantaggi e criticità dell&#8217;identità digitale per i migranti</h3>
<p>Se da una parte è spesso difficile per la società civile ottenere dati pubblici sul fenomeno migratorio, dall&#8217;altro la raccolta di alcuni dati su questo fenomeno può essere complicata per le stesse autorità pubbliche.</p>
<p>Spesso infatti i migranti non hanno documenti d&#8217;identità. Non si tratta di un elemento secondario, si tenga presente infatti che secondo la banca mondiale una prova ufficiale dell’identità è un “fattore chiave per l’accesso” all’assistenza sanitaria, all’istruzione, al cibo e ad altri servizi essenziali.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Qui, se non hai il tuo ID &#8230; [o] documenti per identificarti &#8230; non sei nessuno &#8230; un nessuno.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://cild.eu/wp-content/uploads/2019/05/Data_Society_Identita%CC%80_digitale_Migranti_e_Rifugiati_Italiano_-1.pdf" target="_blank">- Intervista ad un migrante. - Identità digitale, Migranti e Rifugiati</a>
									            </div>
        </section>
		
        <section class="blockquote">
							<p>Le tecnologie e i processi coinvolti nell’identità digitale non forniranno soluzioni facili nel contesto dei migranti e dei rifugiati.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Per questo da alcuni anni molte agenzie governative ma anche Ong hanno iniziato a raccogliere dati sui migranti. Si tratta delle cosiddette Informazioni personali identificabili (Ipi), attraverso cui è possibile individuare in modo inequivocabile una persona. Il rapporto <a href="https://cild.eu/wp-content/uploads/2019/05/Data_Society_Identita%CC%80_digitale_Migranti_e_Rifugiati_Italiano_-1.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Identità digitale, Migranti e Rifugiati: il caso italiano</a> analizza le potenzialità ma anche i rischi che un sistema di controllo dell&#8217;identità può provocare, soprattutto quando le persone identificate non sono correttamente informate sui loro diritti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se non lo avete ancora fatto potete <a href="https://b7h3d.emailsp.com/frontend/forms/Subscription.aspx?idList=1&amp;idForm=46&amp;guid=f5db7580-08ea-4ac0-bd9e-fc14eb028cc4" target="_blank" rel="noopener noreferrer">iscrivervi alla nostra newsletter</a>. Se già fate parte della community openpolis invece potete gestire la vostra iscrizione e scegliere quali canali seguire, accedendo alla sezione dedicata nell&#8217;ultima mail che vi abbiamo inviato.</p>
<p><strong>Foto Credit: </strong><a href="https://mediterranearescue.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Mediterranea Saving Humans</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-monitorare-gli-arrivi-e-il-sistema-di-accoglienza-di-rifugiati-e-richiedenti-asilo-in-italia/">Come monitorare gli arrivi e l&#8217;accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La rete di think tank intorno a Blangiardo, nuovo presidente Istat</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-rete-di-think-tank-intorno-a-blangiardo-nuovo-presidente-istat/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele De Bernardin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Feb 2019 08:36:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=35938</guid>

					<description><![CDATA[<p>Fa parte di 3 fondazioni politiche: ResPublica, Iustus e De Gasperi. Una rete di strutture vicine al centrodestra. Anche il "governo del cambiamento" utilizza vecchi metodi per le nomine pubbliche.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-rete-di-think-tank-intorno-a-blangiardo-nuovo-presidente-istat/">La rete di think tank intorno a Blangiardo, nuovo presidente Istat</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A fine gennaio Gian Carlo Blangiardo è stato ufficialmente nominato nuovo presidente dell&#8217;Istat, l&#8217;istituto statistico del nostro paese. Una nomina che aveva generato non poche polemiche, soprattutto per la poca trasparenza che aveva accompagnato tutto il processo.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/la-mancanza-di-trasparenza-nelle-nomine-pubbliche-il-caso-istat/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">La mancanza di trasparenza nelle nomine pubbliche, il caso Istat<br />
<br><strong>Leggi il nostro articolo</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p>Come spesso capita il nome di Blangiardo non è arrivato dal nulla. Oltre alla sua nota carriera accademica infatti, il professore è tra i nomi più ricorrenti nella rete di think tank e fondazioni politiche che monitoriamo ormai dal 2015. <strong>Era già finito nel nostro radar quando, per l&#8217;edizione 2018 del nostro report &#8220;Cogito ergo sum&#8221;, avevamo analizzato i network vicini a partiti ed aree politiche.</strong></p>
        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Cogito ergo sum</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/07/Cogito-ergo-sum-2018.pdf" target="_blank" rel="noopener">Leggi il report completo</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		
<p>Assieme ad altri nomi importanti della politica italiana infatti fa parte di un network di fondazioni e think tank politici vicini al centrodestra. Ennesima prova di quanto queste strutture stiano diventando luogo centrale per l&#8217;accreditamento personale, e soprattutto una <strong>chiave di lettura sempre più importante per ricostruire il perché di nomine pubbliche e politiche</strong>.</p>
<h3>I think tank di cui fa parte Blangiardo</h3>
<p>Mappare il mondo di think tank e fondazioni politiche significa censire nomi, e attraverso di essi costruire network. In questo senso una parte considerevole del lavoro riguarda l&#8217;aggiornamento quotidiano di un&#8217;anagrafica composta da oltre 120 strutture e migliaia di nomi. <strong>Negli anni alcune personalità sono emerse in quanto particolarmente ricorrenti, e tra queste anche Gian Carlo Blangiardo.</strong></p>
        <section class="blockquote">
							<p>Blangiardo è tra i nomi più ricorrenti analizzando i think tank maggiormente influenti.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>La prima struttura che vede la partecipazione del neo presidente Istat è la <a href="http://www.fondazionerespublica.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fondazione ResPublica</a>, presieduta da Eugenio Belloni. Nel <a href="http://www.fondazionerespublica.org/?page_id=1464#1499091062194-00dc3ef4-d553" target="_blank" rel="noopener noreferrer">comitato direttivo</a> figurano Paolo Colombo, Federico Ghizzoni, Gaetano Miccichè, Alessandro Profumo e altri. Gian Carlo Blangiardo fa parte del <a href="http://www.fondazionerespublica.org/?page_id=1464#1499091132259-5722e221-7a05" target="_blank" rel="noopener noreferrer">comitato scientifico</a>, guidato da Giulio Tremonti, ex ministro del governo Berlusconi, e di cui fanno parte tra gli altri anche gli ex ministri Lorenzo Ornaghi (governo Monti) e Giuliano Urbani (governo Berlusconi) e gli ex senatori Luigi Compagna e Carlo Secchi.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">3 </span>le fondazioni politiche di cui fa parte Blangiardo: ResPublica, De Gasperi e Iustus.</p>
			        </section>
		
<p>Altra struttura in cui compare il nome di Blangiardo è la <a href="http://www.fondazionedegasperi.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fondazione De Gasperi</a>, nata nel 1982 e <strong>presieduta dall&#8217;ex vice premier, nonché ministro di giustizia, esteri e interno, Angelino Alfano</strong>. Anche qui troviamo Blangiardo nel <a href="http://www.fondazionedegasperi.org/lafondazione/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">comitato scientifico</a>, e anche qui incontriamo i nomi di Altomonte, economista della Bocconi membro di ResPublica, e i già citati Ornaghi e Secchi. A completare il trio di nomine di Blangiardo abbiamo quella nel comitato scientifico della <a href="http://www.iustus.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fondazione Iustus</a>. Tra i promotori troviamo due nomi importanti dell&#8217;ultimo governo Berlusconi <strong>(Tremonti e Frattini)</strong>, ma anche personalità di spicco dell&#8217;attuale esecutivo: <strong>Giovanni Tria e l&#8217;ex ministro Paolo Savona.</strong></p>
<h3>La galassia del centrodestra</h3>
<p>Nell&#8217;ultima edizione di <a href="https://www.openpolis.it/think-tank-e-fondazioni-dove-non-arrivano-i-partiti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cogito ergo sum</a> avevamo analizzato i diversi network vicini a partiti nazionali e specifiche aree politiche. A questo proposito proprio il nome di Blangiardo, e le 3 strutture di cui fa parte, erano emersi come particolarmente rilevanti.</p>
<p><strong>Le fondazioni Iustus, ResPublica e De Gasperi infatti, assieme a <a href="http://magna-carta.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Magna Carta</a>, struttura presieduta da Gaetano Quagliariello, creano il network di realtà vicine al centrodestra</strong>. Una galassia che vede la presenza di alcuni nomi ricorrenti, molti dei quali, come abbiamo avuto modo di vedere, hanno avuto incarichi di governo nei vari esecutivi Berlusconi.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>I nomi che collegano tra loro le fondazioni</strong></p>
<p><a href="http://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/07/cetrodestra.png" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-26950 size-full" src="http://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/07/cetrodestra.png" alt="" width="1331" height="913" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/07/cetrodestra.png 1331w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/07/cetrodestra-768x527.png 768w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/07/cetrodestra-414x284.png 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/07/cetrodestra-635x436.png 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/07/cetrodestra-1026x704.png 1026w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/07/cetrodestra-350x240.png 350w" sizes="(max-width: 1331px) 100vw, 1331px" /></a></p>
<h5 style="text-align: center;"><em>I colori identificano l’appartenenza alle strutture. Sono elencati solo i membri con due o più incarichi nelle strutture analizzate.</em></h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il nome di Blangiardo quindi è riconducibile a una ben definita aerea politica, e soprattutto nell&#8217;equilibrio di governo, assegna un punto all&#8217;anima leghista dell&#8217;esecutivo piuttosto che a quella 5stelle. In quest&#8217;occasione, come fu per Foa, si è attinto da un&#8217;area politica più vicina al partito di Salvini piuttosto che a quello guidato da Luigi Di Maio.</p>
<h3>Think tank e fondazioni per spiegare dinamiche politiche.</h3>
<p>La crescente importanza di mappare queste strutture appare sempre più evidente.</p>
<p>Rappresenta la possibilità di dare un senso a domande apparentemente senza risposta. Alla nascita del governo Conte aveva destato molto sconcerto la nomina di Luciano Barra Caracciolo come sottosegretario agli affari europei. Un nome che era nuovo alla politica italiana, ma che si era scoperto far parte del think tank <a href="http://www.asimmetrie.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">a/simmetrie</a> con Savona, Bagnai e Foa, che da lì a poco sarebbe diventato presidente del Cda Rai.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>I think tank sono un luogo in cui politici, a volte di schieramenti diversi, e accademici si incontrano e creano relazioni.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Studiare e censire queste strutture ci permette di dare quindi più sfumature alla comprensione delle scelte politiche della nostra classe dirigente. In questo senso la nomina di Blangiardo ne è l&#8217;ennesima prova. <strong>Un nome che seppur nuovo a incarichi di questo tipo, rientra in una rosa di accademici che, attraverso think tank e fondazioni politiche, entrano in contatto con numerosi politici di spicco</strong>. Queste strutture diventano quindi un modo per accreditarsi, e il loro peso nelle dinamiche politiche nazionali è innegabile. <strong>Anche in quest&#8217;ambito il &#8220;governo del cambiamento&#8221; sembra comportarsi esattamente come i suoi predecessori, confermando dinamiche di potere ormai molto note.</strong></p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/le-nuove-regole-sulle-fondazioni-politiche-sono-poco-chiare/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Le nuove regole sulle fondazioni politiche sono poco chiare<br />
<br><strong>Leggi la nostra analisi</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p>Fino alla scorsa legislatura il mondo dei think tank non era regolato da nessuna norma. Con la <strong>legge anti corruzione il governo Conte ha introdotto nuove regole che hanno tentato di definire meglio il concetto di associazione e fondazione politica, inserendo anche degli obblighi di trasparenza per queste strutture</strong>. Ma, come abbiamo avuto modo di analizzare, molti aspetti sono pochi chiari, e necessiteranno di un ulteriore intervento legislativo da parte dell&#8217;esecutivo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-rete-di-think-tank-intorno-a-blangiardo-nuovo-presidente-istat/">La rete di think tank intorno a Blangiardo, nuovo presidente Istat</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La mancanza di trasparenza nelle nomine pubbliche, il caso Istat</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-mancanza-di-trasparenza-nelle-nomine-pubbliche-il-caso-istat/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele De Bernardin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Feb 2019 08:22:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=34834</guid>

					<description><![CDATA[<p>A luglio dello scorso anno sono iniziate le procedure per trovare il sostituto di Alleva. Ma il processo è stato poco trasparente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-mancanza-di-trasparenza-nelle-nomine-pubbliche-il-caso-istat/">La mancanza di trasparenza nelle nomine pubbliche, il caso Istat</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì scorso le commissioni affari costituzionali di camera e senato hanno dato parere favorevole alla nomina del professor Gian Carlo Blangiardo a presidente dell&#8217;Istituzione nazionale di statistica (Istat). Una lunga contrattazione, che ha generato non poche polemiche, soprattutto per come il governo Conte ha deciso di affrontare il processo di nomina di Blangiardo.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;iter che ha portato alla nomina di Blangiardo è stato poco trasparente.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Sicuramente l&#8217;iter che porta alle nomine pubbliche in Italia va migliorato, e l&#8217;azione dell&#8217;esecutivo giallo-verde negli ultimi mesi ne è stata l&#8217;ennesima prova<strong>. Non sono stati pubblicati i CV raccolti, non è stata fornita una rosa di nomi in lizza, e il nome di Blangiardo voluto dal governo è sempre stato l&#8217;unico in ballo.</strong> Si è andati contro quanto richiesto dall&#8217;Unione europea: una procedura di selezione e nomina trasparente e basata solo su criteri professionali.</p>
<h3>Come funziona l&#8217;iter di nomina</h3>
<p>Il presidente dell’Istituto nazionale di statistica è scelto tra i professori ordinari in materie statistiche, economiche ed affini, con esperienza internazionale. Come sancito dal <a href="https://www.istat.it/it/files/2011/04/dlgs322.pdf" target="_blank" rel="noopener">decreto legislativo 322 del 1989</a>, la persona è nominata dal presidente della repubblica tramite un decreto, su proposta del presidente del consiglio dei ministri, e previa deliberazione del consiglio dei ministri. <strong>Elemento cruciale di questo iter è il parere delle commissioni parlamentari competenti, che possono procedere anche con l&#8217;audizione della persona designata. </strong>Per ottenere il via libera delle commissioni è necessario il parere favorevole di 2/3 dei componenti.</p>
<p>A quanto prescritto dalla legge nazionale poi bisogna aggiungere la normativa europea. Il <a href="https://www.istat.it/it/files/2012/01/LeggeStatisticaEuropea2015.pdf" target="_blank" rel="noopener">regolamento europeo 223 del 2009</a>, tra le altre cose, richiede un processo di selezione trasparente:</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Gli Stati membri garantiscono che le procedure di selezione e nomina dell&#8217;organo di vertice degli INS e, se del caso, dei responsabili statistici delle altre autorità nazionali che producono statistiche europee siano trasparenti e basate solo su criteri professionali. Tali procedure garantiscono il rispetto del principio delle pari opportunità, in particolare per quanto riguarda il genere.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/it/files/2012/01/LeggeStatisticaEuropea2015.pdf" target="_blank">- paragrafo 4 dell’articolo 5 – bis del Regolamento (CE) n. 223/2009</a>
									            </div>
        </section>
		
<h3>Come sono andate le cose</h3>
<p>L&#8217;iter per trovare il sostituto di Giorgio Alleva è cominciato il 27 luglio del 2018, con la pubblicazione sul sito del ministero per la pubblica amministrazione dell&#8217;<a href="http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/ministro/06-07-2018/istat-avvio-procedura-la-selezione-del-presidente-dell%E2%80%99istituto" target="_blank" rel="noopener">avviso pubblico per la manifestazione di interesse</a>. Il comunicato richiedeva agli interessati di presentare la propria candidatura compilando un modulo online entro la mezzanotte del 16 agosto.</p>
<p>Con il <a href="http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/dipartimento/16-10-2018/aggiornamento-sullo-stato-di-avanzamento-della-procedura-di" target="_blank" rel="noopener">decreto ministeriale del 5 settembre</a> successivo è stata nominata la commissione competente per la valutazione dei curricula ricevuti. Valutazione che si sarebbe dovuta concludere <strong>con la presentazione al ministro per la pubblicazione amministrazione di una terna di nomi ritenuta maggiormente idonea a ricoprire l&#8217;incarico in questione</strong>.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="http://www.governo.it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-26/10291" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consiglio dei ministri dell&#8217;8/11/ 2018 &#8211; Comunicato stampa<br />
<br><strong>Avvio della procedura di nomina</strong></a>.</p>
        </section>
		
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>In esito alla valutazione, la Commissione sottopone l’elenco dei tre candidati ritenuti maggiormente idonei a ricoprire l’incarico al Ministro per la pubblica amministrazione, il quale, ove ritenuto opportuno, potrà procedere alla loro audizione.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/dipartimento/16-10-2018/aggiornamento-sullo-stato-di-avanzamento-della-procedura-di" target="_blank">- Art. 2 comma 6 - DM 5/9/2018 di costituzione della commissione per designazione Presidente ISTAT</a>
									            </div>
        </section>
		
<p>L&#8217;<a href="http://www.governo.it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-26/10291" target="_blank" rel="noopener">8 novembre del 2018</a> poi il ministro Giulia Bongiorno ha portato in consiglio dei ministri il nome del professore Gian Carlo Blangiardo come quello scelto per ricoprire l&#8217;incarico di presidente dell&#8217;Istat. Designazione che è stata poi sottoposta, come prescritto dalla legge, al parere delle commissioni competenti. L&#8217;<a href="http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/ProcANL/ProcANLscheda40806.htm" target="_blank" rel="noopener">iter in parlamento è quindi cominciato il 13 novembre successivo</a>, dando il via ad una serie di sedute, terminate il <a href="https://twitter.com/SenatoStampa/status/1090680067838103552?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Eembeddedtimeline%7Ctwterm%5Eprofile%3ASenatoStampa&amp;ref_url=http%3A%2F%2Fsenato.it%2Fhome" target="_blank" rel="noopener">30 gennaio del 2019 con il parere favorevole delle commissioni affari costituzionali di Montecitorio e Palazzo Madama</a>. A favore di Blangiardo ha votato la maggioranza parlamentare con l’appoggio di Forza Italia.</p>
<h3>Cosa non ha funzionato</h3>
<p>Il problema principale di questo processo, come spesso avviene quando si affrontano le nomine pubbliche, è la poca trasparenza del tutto, e la sensazione che l&#8217;iter di selezione sia stato &#8220;direzionato&#8221; sin dall&#8217;inizio.</p>
<p>Dopo la call pubblica non si sono più avute notizie su come stessero procedendo i lavori della commissione. <strong>Non è stato annunciato il numero di CV ricevuti, e soprattutto non è stata data nessuna comunicazione ufficiale sulla terna di nomi scelta.</strong> Critiche anche al centro di un comunicato del sindacato CGIL interessato:</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Non è stata pubblicata la lista dei candidati e abbiamo appreso i tre nomi selezionati dalla commissione predisposta dalla ministra Bongiorno dalla stampa. E il fatto che il nome finale sia lo stesso annunciato all’inizio lascia pensare che possa essere stata una mera operazione di facciata</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.flcgil.it/comunicati-stampa/flc/il-consiglio-dei-ministri-non-puo-procedere-alla-nomina-del-futuro-presidente-dell-istat-serve-una-procedura-selettiva-e-trasparente-come-prevede-il-regolamento-europeo-fin-dal-2015.flc" target="_blank">- Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL - 24 luglio 2018</a>
									            </div>
        </section>
		
<p>Anche se sui giornali erano circolati altri nomi, da parte del ministero della pubblica amministrazione non erano arrivate notizie sulla conclusione dei lavori della commissione incaricata. Il tutto era stato lasciato in sospeso, fino alla presentazione ufficiale del nome di Blangiardo in consiglio dei ministri.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>Nel 2014 fu presentato l&#8217;elenco dei candidati, questa volta no.</p>
<p>
			        </section>
		
<p><strong>Già nel 2014, quando il processo di selezione portò alla nomina di Alleva, le cose andarono differentemente</strong>. A seguito dell&#8217;avvio dell&#8217;iter per la scelta del presidente infatti, era stato <a href="https://web.archive.org/web/20140422035848/http://www.funzionepubblica.gov.it/media/1166592/manifestazioniinteresseistat.pdf" target="_blank" rel="noopener">pubblicato l&#8217;elenco delle 40 persone che avevano dimostrato interesse</a>. Cosa che questa volta invece non è avvenuta. Nel stesso periodo del 2014, tra le altre cose, il governo pubblicò anche <a href="https://web.archive.org/web/20140422035240/http://www.funzionepubblica.gov.it/media/1166554/manifestazioniinteresseanac.pdf" target="_blank" rel="noopener">l&#8217;elenco delle 213 persone che avevano dimostrato interesse per la carica di componente dell&#8217;Anac</a>, l&#8217;autorità nazionale anti corruzione.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://web.archive.org/web/20140422035848/http://www.funzionepubblica.gov.it/media/1166592/manifestazioniinteresseistat.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Presidenza Istat nel 2014, persone che avevano dimostrato interesse<br />
<br><strong>Vedi l'elenco</strong></a>.</p>
        </section>
		
        <section class="blockquote">
							<p>La selezione è stata poco trasparente, e le intenzioni del governo sono sembrate chiare sin dall&#8217;inizio.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Altro problema riguarda invece la tempistica di alcune dichiarazioni di Blangiardo. A luglio del 2018, prima ancora che si formasse la commissione incaricata di scegliere i profili più interessanti, il professore della Bicocca aveva rilasciato molte interviste ai giornali nazionali. Tra queste, solo per citare une esempio, una a <a href="https://www.ilmessaggero.it/pay/edicola/gian_carlo_blangiardo_istat_intervista-3873140.html" target="_blank" rel="noopener">Il Messaggero</a> in cui dichiarava di &#8220;aver dato la sua disponibilità&#8221;. <strong>Dichiarazione che implica, evidentemente, una precedente richiesta di disponibilità da parte del governo.</strong></p>
<p>Come se non bastasse questo processo, che di trasparente ha avuto ben poco, va anche contro il già citato regolamento europeo che fa della trasparenza un elemento imprenscindibile nel processo di selezione.</p>
<h3>Come monitorare le nomine del governo</h3>
<p>Questo caso è solamente l&#8217;ennesimo esempio di come l&#8217;attuale sistema di nomine pubbliche vada migliorato. Un tema riguarda sicuramente la capacità dei cittadini di monitorare l&#8217;iter nella sua interezza. Attualmente l&#8217;unico strumento a disposizione è fornito dal dipartimento per i rapporti con il parlamento, in una sezione del suo sito in cui è possibile tracciare i<a href="http://www.rapportiparlamento.gov.it/it/banche-dati/" target="_blank" rel="noopener"> provvedimenti varati dal consiglio dei ministri</a>.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>Il processo di trasparenza per le nomine del governo va migliorato, un&#8217;ipotesi è l&#8217;istituzione di audizioni pubbliche.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Tra questi, anche le <strong>nomine del governo per cui è necessario il parere delle commissioni parlamentari competenti</strong>. Quello che viene fornito è un <a href="http://www.rapportiparlamento.gov.it/media/1464/nomine-xviii.pdf" target="_blank" rel="noopener">file in formato pdf</a>, da cui non è semplice estrarre i dati, con l&#8217;elenco delle persone nominate dal governo in varie agenzie e autorità pubbliche. Per ognuna viene indicata la data di delibera da parte del consiglio dei ministri, quella di trasmissione alle camere, quella dei pareri delle commissioni, fino alla data definitiva di nomina. Informazioni che per quanto utili, non permettono pienamente di comprendere la validità del processo di selezione. <strong>Soprattutto perché il file è aggiornato di rado (l&#8217;ultimo risale a fine ottobre 2018), e questo, nel caso specifico, fa si che non ci siano informazioni sulla nomina del presidente Istat</strong>.</p>
        <section class="tweet">
			                <p><a href="https://twitter.com/intent/tweet?status=RT+%40openpolis%3A+Questa+legislatura+potrebbe+essere+l%26%238217%3Boccasione+di+rendere+pi%C3%B9+trasparente+il+processo+di+nomine+pubbliche.+Che+ne+pensa%C2%A0%40riccardo_fra%3F" target="_blank">Questa legislatura potrebbe essere l&#8217;occasione di rendere più trasparente il processo di nomine pubbliche. Che ne pensa @riccardo_fra?</p>
<p></a></p>
			        </section>
		
<p>Quel poco di trasparenza che è richiesta, ricade sempre in un difetto che più volte abbiamo denunciato: <strong>informazioni poco utili e non riutilizzabili. </strong>Varie campagne e appelli degli anni passati, tra cui <a href="https://www.saichivoti.it/petizione" target="_blank" rel="noopener">SaiChiVoti a cui come openpolis abbiamo partecipato</a>, hanno individuato nelle <strong>audizioni pubbliche il modo migliore per le nomine di vertice di competenza statale, regionale e comunale</strong>. Un processo che renderebbe più accessibile l&#8217;elenco dei candidati (e dei loro relativi CV), che permetterebbe di monitorare attraverso audizioni pubbliche e aperte la fase di selezione e che lascerebbe traccia in maniera limpida di come e perché si è arrivati a determinate decisioni.</p>
<p><strong>Non riformare l&#8217;attuale sistema comporta un serio rischio</strong>. Il rischio, come il caso Blangiardo conferma, è che la nomina di figure a capo di autorità ed agenzie pubbliche abbiano una connotazione fortemente politica. <strong>Un elemento sbagliato, considerando che questi incarichi hanno a vario modo un ruolo super partes e di vigilanza, teoricamente, autonoma e indipendente.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-mancanza-di-trasparenza-nelle-nomine-pubbliche-il-caso-istat/">La mancanza di trasparenza nelle nomine pubbliche, il caso Istat</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La diffusione delle biblioteche in Italia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-diffusione-delle-biblioteche-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Nov 2018 11:16:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=28628</guid>

					<description><![CDATA[<p>In Italia circa la metà dei giovani non legge, il 10% delle famiglie non ha libri in casa. Aspetti preoccupanti anche per il contrasto alla povertà educativa. Vediamo cosa sappiamo sulla presenza delle biblioteche in Italia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-diffusione-delle-biblioteche-in-italia/">La diffusione delle biblioteche in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia, si stima che <strong>solo la metà dei bambini e ragazzi abbia letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi</strong>. Tra i minori di età compresa tra 6 e 18 anni, nel 2016 il 52,8% non aveva letto neanche un libro nell&#8217;anno precedente (senza contare ovviamente i testi scolastici).</p>
<p>I dati Istat indicano come dall&#8217;inizio di questo decennio ci sia stato un calo dei bambini che leggono, comune &#8211; anche se in misura diversa &#8211; alle varie fasce d&#8217;età.</p>
            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nellultimo-decennio-sono-diminuiti-i-lettori-tra-i-giovani/">Nell&#8217;ultimo decennio sono diminuiti i lettori tra i giovani</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nellultimo-decennio-sono-diminuiti-i-lettori-tra-i-giovani/">Percentuale di minori che hanno letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
                    <div id="chart_28676_tab1" role="tab" aria-controls="chart_28676_tabpanel1"
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                    </div>
			        			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 30 Ottobre 2018)
                                        </p>
                </div>
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						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="nellultimo-decennio-sono-diminuiti-i-lettori-tra-i-giovani"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-28676"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-28676" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>

                    </div>
                </div>

                            </div>

			
<p>Nel 2017 si osservano i <strong>primi segnali di una possibile inversione di tendenza</strong>, che andrà monitorata nei prossimi anni. Per adesso siamo ancora al di sotto dei livelli di qualche anno fa. Non va trascurato che questo calo è in parte sovrapponibile agli anni della crisi economica e dell'<a href="https://www.openpolis.it/numeri/95-delle-famiglie-con-un-solo-figlio-e-in-poverta-assoluta/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">aumento della percentuale di famiglie in povertà assoluta</a>.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="http://www.openpolis.it/5_la-diffusione-delle-biblioteche-in-italia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Scarica l'articolo<br />
<br><strong>in versione pdf</strong></a>.</p>
        </section>
		
<h3>Perché in questi dati c'è un problema di povertà educativa</h3>
        <section class="blockquote">
							<p>Se ci sono tanti bambini che non leggono la società è più fragile.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Il tema dei bambini e degli adolescenti che non leggono <strong>non può essere derubricato a una questione individuale</strong>. La lettura è anche uno strumento di crescita e di emancipazione, ancora più importante per i giovani che provengono dai contesti più deprivati. Nei primi anni, offre al bambino la possibilità di esplorare mondi e storie nuove, <a href="https://www.savethechildren.it/educazione/l-importanza-della-lettura-per-i-bambini" target="_blank" rel="noopener noreferrer">stimolandone fantasia e creatività</a>. Più avanti, a scuola, è stata spesso sottolineata la <a href="http://www.treccani.it/magazine/atlante/cultura/la_lettura_ci_modifica.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">relazione tra lettura e rendimento scolastico</a>. Da adulto, le competenze linguistiche possono diventare un asset decisivo per ottenere un lavoro stabile, e anche per la propria realizzazione e gratificazione personale.</p>
<h3>Lettura e "trasmissione ereditaria" della povertà</h3>
<p>Una delle caratteristiche più odiose della povertà educativa è il suo rapporto con la povertà economica. Le famiglie povere hanno generalmente più difficoltà ad offrire opportunità culturali ed educative ai propri figli. Un meccanismo vizioso, perché rende quasi ereditarie questo tipo di privazioni.</p>
<p>Anche l'accesso alla lettura purtroppo non fa eccezione. Un <a href="https://www.istat.it/it/files/2017/12/Report_EditoriaLettura.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">recente report</a> dell'istituto di statistica ha sottolineato come vi sia un forte effetto familiarità nella lettura. <strong>Se i genitori sono lettori, anche i figli leggono</strong> (in due terzi dei casi). Al contrario, solo una minoranza dei figli di non lettori legge.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">30,8% </span>la percentuale di lettori tra i figli di genitori che non leggono. Sono il 66,9% tra i ragazzi nati in famiglie dove sia la madre che il padre leggono.</p>
			        </section>
		
<p>Un aspetto sottovalutato è che<strong> innalzare questa percentuale potrebbe avere effetti importanti nel contrasto alla povertà educativa</strong>. Un indizio in questo senso ce lo offrono le analisi dei ricercatori dell'<a href="https://s3.savethechildren.it/public/files/uploads/pubblicazioni/nuotare-contro-corrente-poverta-educativa-e-resilienza-italia.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Università di Tor Vergata per Save the Children</a>&nbsp;sulla resilienza, ovvero la capacità del minore di reagire positivamente a un contesto difficile o deprivato.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>I minori che vivono in famiglie meno abbienti (...) ma che vivono in aree geografiche dove l’offerta culturale e ricreativa è maggiore rispetto alla media nazionale, quindi dove più del 38% dei minori ha svolto almeno 4 attività tra le 7 identificate dall’indice composito Istat (tra cui la lettura, ndr), hanno il triplo delle probabilità di essere resilienti, rispetto ai coetanei che vivono in contesti dove l’offerta è limitata.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://s3.savethechildren.it/public/files/uploads/pubblicazioni/nuotare-contro-corrente-poverta-educativa-e-resilienza-italia.pdf" target="_blank">- Save the Children, Nuotare contro corrente (2017)</a>
									            </div>
        </section>
		
<p>Una delle chiavi per comprendere il fenomeno è quindi anche quella delle disuguaglianze territoriali.</p>
<h3>Tante Italie diverse nella lettura</h3>
<p>Il comportamento di lettura tra i più giovani (6-17 anni) è periodicamente monitorato da Istat, ed è anche uno degli indicatori alla base dell'indice di povertà educativa elaborato da Save the Children. Questi dati mostrano <strong>profonde differenze tra le regioni italiane</strong>.</p>
            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-mezzogiorno-piu-minori-che-non-leggono/">Nel mezzogiorno più minori che non leggono</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-mezzogiorno-piu-minori-che-non-leggono/">Percentuale di minori che non hanno letto libri nei 12 mesi precedenti (2016)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_28719_tab3"><p>Il dato conteggia la percentuale di minori di età compresa tra 6 e 17 anni che non hanno letto libri durante l’anno precedente.</p>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat-Stc                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 30 Ottobre 2018)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-28719"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			
<p>Tra il primo e l'ultimo in classifica c'è una differenza di 40 punti percentuali. I minori che non leggono sono infatti meno di un terzo nella provincia autonoma di Trento, mentre superano il 70% in Sicilia. <strong>In tre grandi regioni del mezzogiorno</strong>, la già citata Sicilia, la Campania e la Calabria,<strong> più di 2 bambini e adolescenti su 3 non hanno letto libri nell'ultimo anno</strong>. Anche altre regioni del centro-sud, come&nbsp;Puglia, Molise e&nbsp;Lazio hanno una quota di non lettori superiore alla media italiana.</p>
<h3>Il ruolo delle biblioteche</h3>
<p>I dati passati in rassegna sono tra i più interessanti per studiare la questione, perché<strong>&nbsp;forniscono un'informazione diretta su quanti minori non leggono</strong>.&nbsp;Purtroppo, essendo derivati da indagini campionarie, il massimo della profondità territoriale disponibile è a livello regionale.</p>
<p>Ma c'è anche un altro aspetto da non trascurare. <strong>Quanto sono diffusi i servizi che possono aiutare a contrastare il fenomeno, come le biblioteche?</strong></p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">10,1% </span>delle famiglie non ha neanche un libro in casa.</p>
			        </section>
		
<p>Una premessa è necessaria. Di per sé,<strong> la presenza teorica di un servizio - da sola - non basta a garantire un contrasto efficace alla povertà educativa</strong>. Sul fenomeno dei minori che non leggono, incidono fattori culturali e sociali molto più profondi. Allo stesso tempo però sappiamo che<a href="https://www.istat.it/it/files/2017/12/Report_EditoriaLettura.pdf#page=14" target="_blank" rel="noopener noreferrer">&nbsp;una famiglia su 10 non ha a casa neanche un libro</a>, e che questo dato è praticamente costante da quasi un ventennio. Di fronte a questa evidenza, si pone il tema di <strong>garantire un'offerta pubblica adeguata</strong>, in questo caso <strong>a partire dalle biblioteche</strong>.</p>
<h3>La diffusione delle biblioteche in Italia</h3>
<p>Purtroppo anche questo aspetto non è facile da monitorare. Dai dataset disponibili sappiamo che le <strong>biblioteche in Italia sono quasi 18mila</strong>, ma ovviamente per i nostri scopi <strong>non tutte sono meritevoli di essere analizzate</strong>. Ad esempio, rispetto alle esigenze di un minore, è interessante verificare la presenza di biblioteche pubbliche, molto meno quella di biblioteche specialistiche o universitarie.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">17.951 </span>le biblioteche presenti in Italia.</p>
			        </section>
		
        <section class="blockquote">
							<p>Le informazioni di dettaglio non sono disponibili per tutte le biblioteche esistenti.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Il limite attuale è che possiamo <strong>operare questo tipo di distinzioni solo per una parte di esse</strong>.&nbsp;Disponiamo di questo tipo di informazioni per circa 14mila biblioteche. Si tratta quindi di <strong>3/4 delle strutture esistenti,&nbsp;un limite importante di cui andrà tenuto conto nel corso dell'analisi</strong>.</p>
<p>Di queste, <strong>quelle interessanti per i nostri scopi sono 7.134</strong> (dato raccolto nel 2017), ovvero quelle pubbliche (5.801), a cui&nbsp;si possono aggiungere le 1.333 biblioteche classificate nell’anagrafe come “importanti non specializzate”. In massima parte si tratta infatti di biblioteche comunali (63%) e parrocchiali (24%), quindi comunque potenzialmente fruibili dai minori.</p>
<h3><strong>Come si distribuiscono sul territorio? </strong></h3>
<p>Un modo per verificarlo è mettere a rapporto il numero di biblioteche con il numero di minori di età compresa tra i 6 e i 17 anni. Qui l'analisi sconta <strong>un limite forse più grande del precedente</strong>: conosciamo il numero di strutture,&nbsp;ma non ulteriori criteri dimensionali per fare una valutazione più ponderata. Ad esempio non abbiamo indicazioni per valutare il numero di minori che è effettivamente in grado di accogliere ciascuna biblioteca. <strong>Con i dati attualmente disponibili, ciascuna struttura conta a prescindere dalla dimensione effettiva</strong>. Per questo motivo sono le regioni più piccole a raggiungere un rapporto maggiore, mentre le grandi regioni mostrano un rapporto inferiore.</p>
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/piu-di-3-biblioteche-ogni-1-000-minori-in-valle-daosta-e-molise/">Più di 3 biblioteche ogni 1.000 minori in Valle d&#8217;Aosta e Molise</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/piu-di-3-biblioteche-ogni-1-000-minori-in-valle-daosta-e-molise/">Numero di biblioteche pubbliche e non specializzate ogni 1.000 abitanti 6-17 anni, per regione (2017)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Iccu                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 31 Ottobre 2017)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-28727"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			
<p>Emergono comunque anche <strong>alcune&nbsp;indicazioni potenzialmente interessanti</strong>. Abbiamo visto come le regioni con meno bambini e adolescenti lettori fossero&nbsp;Sicilia, Campania, Calabria e Puglia. Rispetto alla presenza di biblioteche, stando ai dati disponibili, si trovano tutte nella seconda metà della classifica. In particolare <strong>Campania,&nbsp;Puglia e&nbsp;Sicilia si collocano rispettivamente al penultimo, terzultimo e quartultimo posto</strong>. Vanno tenuti presenti i limiti di analisi già indicati, ma è ragionevole che in queste regioni siano ancora più necessarie delle strutture pubbliche.</p>
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/quante-biblioteche-rispetto-ai-bambini-e-agli-adolescenti/">Quante biblioteche rispetto ai bambini e agli adolescenti</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/quante-biblioteche-rispetto-ai-bambini-e-agli-adolescenti/">Numero di biblioteche pubbliche e non specializzate ogni 1.000 abitanti 6-17 anni, per provincia</a></h3>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Abi                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 1 Novembre 2017)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-31845"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			
<p>Entrando nel dettaglio delle province, si nota come<strong> all'interno di queste regioni vi siano delle differenze significative</strong>. Ovviamente le <strong>grandi città metropolitane finiscono penalizzate dai dati a disposizione</strong>, perché possono ospitare biblioteche di grandi dimensioni che nei dataset contano comunque un'unica struttura. Per questa ragione, ad esempio, la ex provincia di Napoli risulta avere meno di una biblioteca ogni 1.000 giovani tra 6 e 17 anni, mentre in altre province campane il dato supera le 2.</p>
<p>In Calabria e in Sicilia, nonostante un dato medio regionale basso, le province di Vibo Valentia e Messina presentano un dato che si avvicina alle 2 biblioteche ogni 1.000 bambini e adolescenti. In Puglia, la provincia di&nbsp;<strong>Lecce presenta un dato sensibilmente superiore rispetto a quelle di Bari e di Barletta-Andria-Trani</strong>.</p>
<p>Attraverso i dati per comune, è interessante ricostruire il caso pugliese.</p>
<h4>Rapporto tra numero di biblioteche pubbliche e minori 6-17 anni in Puglia</h4>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-28708" src="http://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/10/biblioteche-in-puglia.png" alt="" width="762" height="544" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/10/biblioteche-in-puglia.png 762w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/10/biblioteche-in-puglia-414x296.png 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/10/biblioteche-in-puglia-635x453.png 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/10/biblioteche-in-puglia-350x250.png 350w" sizes="(max-width: 762px) 100vw, 762px" /></p>
<p>Dalla mappa emerge infatti come <strong>diversi comuni del Salento presentino un dato abbastanza alto</strong>, anche perché si tratta di comuni con un numero ridotto di abitanti tra 6 e 17 anni. Ciò contribuisce a trainare la media della provincia di Lecce.</p>
<p>Questo caso esemplifica bene come <strong>i dati attualmente a disposizione possano essere un buon punto di partenza</strong>, ma anche quanto sia&nbsp;<strong>necessario proseguire con la mappatura di questo tipo di servizi</strong>. Ad esempio aggiungendo nuovi dettagli che ci restituiscano meglio la reale distribuzione delle biblioteche. Si tratta di una sfida decisiva, soprattutto nell'ottica di ampliare il servizio nelle zone che ne hanno bisogno.</p>
<h3>Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/biblioteche/biblioteche_abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/biblioteche/biblioteche_basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/biblioteche/biblioteche_calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/biblioteche/biblioteche_campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/biblioteche/biblioteche_emilia+romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/biblioteche/biblioteche_friuli+venezia+giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/biblioteche/biblioteche_lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/biblioteche/biblioteche_liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/biblioteche/biblioteche_lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/biblioteche/biblioteche_marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/biblioteche/biblioteche_molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/biblioteche/biblioteche_piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/biblioteche/biblioteche_puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/biblioteche/biblioteche_sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/biblioteche/biblioteche_sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/biblioteche/biblioteche_toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/biblioteche/biblioteche_trentino+alto+adige.xls">Trentino Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/biblioteche/biblioteche_umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale pov edu/biblioteche/biblioteche_valle d'aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d'Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale pov edu/biblioteche/biblioteche_veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		
<p>I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo.&nbsp;Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di <em>data journalism</em> o anche per semplice consultazione. La fonte utilizzata per la presenza di biblioteche sul territorio è l'Anagrafe delle biblioteche, i dati sono stati raccolti nel 2017.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-diffusione-delle-biblioteche-in-italia/">La diffusione delle biblioteche in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Asili nido, sono 4 le regioni che raggiungono l&#8217;obiettivo europeo</title>
		<link>https://www.openpolis.it/asili-nido-solo-4-regioni-raggiungono-obiettivo-europeo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Oct 2018 09:20:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=25215</guid>

					<description><![CDATA[<p>La quota prevista è 33 posti ogni 100 bambini sotto i 3 anni. La raggiungono Valle d'Aosta, Umbria, Emilia Romagna e Toscana. Sopra la soglia anche la provincia autonoma di Trento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/asili-nido-solo-4-regioni-raggiungono-obiettivo-europeo/">Asili nido, sono 4 le regioni che raggiungono l&#8217;obiettivo europeo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli asili nido spesso sono il primo luogo di socialità del minore al di fuori della famiglia di origine. Significa che può essere un&#8217;enorme <strong>occasione per ridurre quel bagaglio di disuguaglianze</strong> che ereditano, loro malgrado, i bambini provenienti da contesti svantaggiati. Un&#8217;opportunità formativa unica, tanto più equa quanto più disponibile anche per le famiglie in disagio economico o meno integrate nella società.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>Gli asili nido sono la prima opportunità educativa per i bambini che vengono da contesti svantaggiati.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>La diffusione degli asili nido quindi <strong>non riguarda solo la conciliazione della vita familiare con quella lavorativa</strong>. È&nbsp;vero che la loro assenza (o presenza a costi proibitivi) può essere un ostacolo insormontabile per la partecipazione delle donne al mondo del lavoro, con conseguenze negative sul reddito delle famiglie e quindi anche sulla condizione materiale dei figli.&nbsp;Ma <strong>estendere la rete dei servizi per la prima infanzia (quella che coinvolge i bambini sotto i 3 anni) ha delle ricadute che&nbsp;non si limitano solo agli aspetti economici</strong>. Data la loro valenza formativa, rendere i servizi per la prima infanzia universali, più diffusi e accessibili, è una delle sfide decisive nella <strong>lotta&nbsp;alla povertà educativa</strong>.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="http://www.openpolis.it/1_asili-nido-sono-le-4-regioni-che-raggiungono-lobiettivo-europeo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Scarica l&#8217;articolo<br />
<br><strong>in versione pdf</strong></a>.</p>
        </section>
		
        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Un minore si trova in povertà educativa quando il suo diritto ad apprendere, formarsi, sviluppare capacità e competenze, coltivare le proprie aspirazioni è privato o compromesso.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/quali-sono-le-cause-della-poverta-educativa/">
                "Quali sono le cause della povertà educativa"</a></span>

            </div>
        </section>
		
<p>Per questo la normativa europea e quella nazionale hanno fissato degli obiettivi da raggiungere nell&#8217;offerta di asili nido. Il <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-prevedono-gli-obiettivi-di-barcellona-sugli-asili-nido/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">consiglio europeo tenuto a Barcellona nel 2002</a> ha posto come traguardo per gli stati membri che<strong>&nbsp;i posti disponibili nei servizi per la prima infanzia coprano almeno un terzo della domanda potenziale, cioè il 33% dei bambini sotto i 3 anni</strong>. Obiettivo recepito anche dalle leggi italiane, ultimo il <a href="http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/05/16/17G00073/sg" target="_blank" rel="noopener noreferrer">decreto legislativo 65 del 2017</a> che ha ribadito questo impegno.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://archivio.pubblica.istruzione.it/buongiorno_europa/allegati/barcellona2002.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vuoi leggere le conclusioni del consiglio di Barcellona?<br />
<br><strong>Vai al documento ufficiale</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p>Alla luce degli obiettivi europei e nazionali, a che punto siamo? I dati più recenti, pubblicati da Eurostat lo <a href="https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/bcn_objectives-report2018_web_en.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">scorso 8 maggio</a>, mostrano alcuni progressi, per quanto calcolati rispetto alla popolazione 0-3 anni. In questa fascia d&#8217;età, l&#8217;Italia è al 34% (Eurostat, 2016), mentre rispetto a quella 0-2 anni si colloca attorno al 23% (Istat, 2014/2015). L&#8217;obiettivo è tarato sul livello nazionale, quindi sono questi gli indicatori presi come principale riferimento.</p>
<p>Ma cosa sappiamo sulla&nbsp;<strong>presenza di questi servizi nei diversi territori?</strong>&nbsp;Ancora non possiamo registrare gli effetti di una crescita su comuni, province e regioni. I dati disponibili a livello locale, rilasciati da Istat nel dicembre scorso, si riferiscono all&#8217;anno educativo 2014/15, quando a livello nazionale la quota raggiunta si attestava al 23%. Ma, anche se&nbsp;potrebbero non integrare eventuali progressi più recenti, consentono una valutazione sulla distribuzione dell&#8217;offerta sul territorio.</p>
<h3>Al vertice Val d&#8217;Aosta, Trentino e aree tosco-emiliane</h3>
<p>I dati come dicevamo fanno riferimento al 2014. Disaggregati a livello regionale, mostrano come solo Valle d&#8217;Aosta, Umbria, Emilia Romagna, la provincia autonoma di Trento superino la soglia del 33%. La Toscana l&#8217;ha praticamente raggiunta, con un dato di poco inferiore (32,7%).</p>
            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/piu-asili-nido-nel-centro-nord/">Più asili nido nel centro-nord</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/piu-asili-nido-nel-centro-nord/">Numero di posti disponibili in asili nido e servizi prima infanzia per 100 residenti tra 0 e 2 anni (2014)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
                    <div id="chart_25257_tab1" role="tab" aria-controls="chart_25257_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 12 Dicembre 2017)
                                        </p>
                </div>
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                </div>

                            </div>

			
<h3>Il resto del centro-nord insegue</h3>
<p>Tutte le altre sono ancora lontane dall'obiettivo europeo, con delle differenze significative. Le <strong>restanti regioni centro-settentrionali si collocano comunque al di sopra della media italiana in quel periodo</strong>, con un dato che varia tra il 25,4% del Piemonte e il 28,8% della Liguria. Questo<em> blocco del centro-nord</em>, a cui si aggiunge la Sardegna con un significativo 27,9%, nei prossimi anni potrebbe avvicinarsi o addirittura raggiungere il 33%. Dal momento che comprende anche territori molto popolosi (come Lombardia, Lazio, Veneto), una performance positiva potrebbe migliorare in modo significativo il dato nazionale.</p>
<h3>Il sud ancora indietro</h3>
<p>Colpisce invece come <strong>in fondo alla classifica si trovino solo regioni del mezzogiorno</strong>. Mentre Molise e Abruzzo mantengono un dato comunque in linea con la media italiana registrata in quell'anno, se ci spostiamo ancora a sud emerge una carenza di strutture dedicate alla prima infanzia, in alcuni casi drammatica.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">5 </span>regioni, tutte nel mezzogiorno, non arrivano al 15% di copertura.</p>
			        </section>
		
<p>In tre grandi regioni meridionali come Sicilia, Calabria e Campania, i posti disponibili non bastano nemmeno per un bambino su 10. E il dato regionale può comunque nascondere delle notevoli differenze a livello locale, che possiamo provare a ricostruire mappando la copertura per singolo comune.</p>
<h3>Perché il dato regionale non dice tutto</h3>
<p>A una prima vista la mappa dell'offerta di servizi per comune conferma quanto visto finora.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-25247" src="http://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/05/italia-1.png" alt="" width="1010" height="1285" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/05/italia-1.png 1010w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/05/italia-1-768x977.png 768w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/05/italia-1-414x527.png 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/05/italia-1-635x808.png 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/05/italia-1-196x250.png 196w" sizes="(max-width: 1010px) 100vw, 1010px" /></p>
<p>Da Roma in giù i colori diventano sempre più tenui, indicando una carenza di strutture rispetto ai bambini residenti.&nbsp;Ma <strong>questa è</strong> <strong>solo una parte del racconto</strong>.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>Solo il dettaglio comunale indica la reale diffusione dei servizi.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Se si osserva più attentamente, la <strong>media regionale nasconde realtà molto diversificate</strong>, anche interne alla stessa regione. Nessuna è perfettamente omogenea. Anche nei territori meno serviti, ad esempio la Puglia, quart'ultima in classifica con il 12,6%, non mancano città con un'offerta non troppo dissimile da quella del centro-nord, come Lecce (24,4%) e Foggia (24,1%). Ma <strong>allontanandoci dai centri, l'offerta può anche diminuire</strong> drasticamente. Nel foggiano solo il capoluogo e altri 3 comuni (Bovino, Orsara di Puglia, Castelluccio dei Sauri) superano la quota del 20%: di conseguenza la media provinciale è molto più bassa e si attesta al 10,1%.</p>
<h3>I capoluoghi spesso fanno meglio degli altri</h3>
<p>Un primo elemento da considerare è che le <strong>città maggiori propongono un'offerta di servizi per la prima infanzia generalmente più ampia</strong> degli altri comuni. La classifica regionale ci ha indicato che solo una minoranza di regioni raggiunge l'obiettivo europeo del 33%. Al contrario, se osserviamo unicamente i comuni capoluogo, ben <strong>14 su 21 hanno già superato quella soglia</strong>.&nbsp;In alcuni casi anche con percentuali considerevoli.</p>
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/asili-nido-piu-presenti-nei-capoluoghi-del-centro-nord/">Asili nido più presenti nei capoluoghi del centro-nord</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/asili-nido-piu-presenti-nei-capoluoghi-del-centro-nord/">Numero di posti disponibili in asili nido e servizi prima infanzia per 100 residenti tra 0 e 2 anni (2014/15)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 12 Dicembre 2017)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-25442"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			
<p>Aosta e Bolzano sfondano quota 50%; Trento, Bologna, Perugia, Roma, Cagliari e Firenze superano il 40%. Certo, <strong>anche il dato sui capoluoghi fa riemergere la tendenza già delineata</strong>. In testa, i centri delle regioni autonome e dell'area umbro-tosco-emiliana, allargata in questo caso a Roma e Cagliari. In fondo alla classifica, le 3 maggiori città del sud: Palermo, Napoli e Bari.</p>
<p>Questo<strong> non deve portare a generalizzazioni</strong>.&nbsp;Come emerso dalla mappa, in quel sud che abbiamo visto essere più scoperto nei servizi per la prima infanzia, non mancano territori con colori più accesi. Eccezioni, che però suggeriscono come alcune realtà abbiano raggiunto&nbsp;livelli pari o superiori a quelli delle città centro-settentrionali. Al contrario, regioni che presentano una media alta possono nascondere forti squilibri interni.</p>
<p>Il fenomeno può essere ricostruito con l'<strong>analisi di casi specifici</strong>, ad esempio quelli della Sardegna e della Campania.</p>
<h3>La forte disomogeneità interna della Sardegna</h3>
<p>Con il 27,9%, la Sardegna rappresenta un'eccezione tra le regioni del mezzogiorno per il livello di copertura degli asili nido. Questo dato medio è il risultato di una <strong>distribuzione non omogenea</strong>. Selezionando i 10 comuni dell'isola con più abitanti tra 0 e 2 anni, notiamo come si oscilli tra il 73% di Selargius e il 22% di Alghero, valore comunque in linea con la media nazionale.</p>
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/picchi-nellofferta-di-asili-nido-in-alcuni-comuni-sardi/">Picchi nell&#8217;offerta di asili nido in alcuni comuni sardi</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/picchi-nellofferta-di-asili-nido-in-alcuni-comuni-sardi/">Numero di posti disponibili in asili nido e servizi prima infanzia per 100 residenti tra 0 e 2 anni (2014)</a></h3>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 12 Dicembre 2017)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-25447"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<p>Di rilievo il fatto che i due maggiori centri dell'isola, Sassari e Cagliari, abbiano superato largamente l'obiettivo europeo, rispettivamente con il 49,5% e il 41,3%.</p>
<p>Se invece ci si sposta <strong>in aree meno centrali, la copertura dei servizi per la prima infanzia scende</strong> notevolmente. È il caso dei comuni dell'Ogliastra, dove il dato si attesta al 13%. Ma anche in questo caso, si registra una notevole variabilità interna. Basta confrontare il dato dei due centri principali di questa provincia sarda ora abolita: Lanusei (34,4%) e Tortolì (11,1%).</p>
<h3>La Campania e l'eccezione Salerno</h3>
<p>La Campania (6,4%) è all'ultimo posto tra le regioni e Napoli (7,9%) è al penultimo posto tra i capoluoghi regionali. In un panorama regionale contraddistinto da una popolazione giovanile numerosa e pochi asili nido, spicca - in controtendenza - la città di Salerno.</p>
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/asili-nido-il-divario-tra-salerno-e-altri-comuni-campani/">Asili nido, il divario tra Salerno e altri comuni campani</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/asili-nido-il-divario-tra-salerno-e-altri-comuni-campani/">Numero di posti disponibili in asili nido e servizi prima infanzia per 100 residenti tra 0 e 2 anni (2014)</a></h3>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 12 Dicembre 2017)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-25456"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			
<p>Tra i 10 comuni campani con più abitanti sotto i 3 anni, è l'unica a superare il 40%. Ma il confronto reso particolarmente stridente dal fatto che&nbsp;<strong>8 su 10 non raggiungono la doppia cifra</strong>. Tre di queste (Afragola, Acerra e Torre del Greco) non arrivano ai 3 posti in asili nido per 100 bambini residenti.</p>
<h3>Un obiettivo non solo nazionale</h3>
<p>Quelli scelti sono solo due esempi possibili di come&nbsp;<strong>la media regionale, presa da sola, rischia di comprimere l'analisi</strong>.</p>
<p>L'obiettivo europeo, come abbiamo visto, è tarato sul livello nazionale. Nei prossimi anni <strong>sarà interessante vedere se l'Italia raggiungerà il piazzamento al di sopra dell'obiettivo anche nella fascia 0-2 anni</strong>, e non è escluso che un miglioramento in regioni molto popolose come Lazio e Lombardia possano migliorare ancora il risultato. Ma accanto al dato nazionale,<strong> il vero banco di prova sarà il dato delle regioni meridionali, e ancora di più quello dei singoli comuni</strong>. Al di là della media, pure importante, solo un incremento dell'offerta in aree al momento scoperte ci dirà se le politiche per la prima infanzia nel nostro paese stanno funzionando.</p>
<h3>Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/offerta+asili+nido/Abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/offerta+asili+nido/Basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/offerta+asili+nido/Calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/offerta+asili+nido/Campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/offerta+asili+nido/Emilia+Romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/offerta+asili+nido/Friuli+Venezia+Giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/offerta+asili+nido/Lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/offerta+asili+nido/Liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/offerta+asili+nido/Lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/offerta+asili+nido/Marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/offerta+asili+nido/Molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/offerta+asili+nido/Piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/offerta+asili+nido/Puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/offerta+asili+nido/Sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/offerta+asili+nido/Sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/offerta+asili+nido/Toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/offerta+asili+nido/Trentino+Alto+Adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/offerta+asili+nido/Umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/offerta+asili+nido/Valle+d'Aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d'Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/offerta+asili+nido/Veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		
<p>I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo.&nbsp;Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di <em>data journalism</em> o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sugli asili nido e servizi per la prima infanzia a livello comunale è il <a href="http://dati.istat.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">datawarehouse Istat</a>. L'istituto di statistica li rileva annualmente attraverso questionari, in collaborazione con il ministero dell'economia, regioni e province autonome.</p>
<p>Foto credit: Flickr <a href="https://www.flickr.com/photos/scottvanderchijs/5872715207/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Scott &amp; Elaine van der Chijs</a> -&nbsp;<a href="https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/asili-nido-solo-4-regioni-raggiungono-obiettivo-europeo/">Asili nido, sono 4 le regioni che raggiungono l&#8217;obiettivo europeo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La geografia sociale di Roma, Milano e Napoli a confronto</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-geografia-sociale-di-roma-milano-e-napoli-a-confronto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 May 2018 15:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=24986</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le 3 maggiori città metropolitane italiane conservano una propria fisionomia urbanistica e sociale, anche se non mancano alcuni elementi comuni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-geografia-sociale-di-roma-milano-e-napoli-a-confronto/">La geografia sociale di Roma, Milano e Napoli a confronto</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le tre maggiori città italiane hanno una storia, e quindi una stratificazione sociale, molto differente. <strong>Roma</strong>, la capitale, ha conosciuto uno <a href="https://www.openpolis.it/la-grande-espansione-della-periferia-romana/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sviluppo urbano intenso</a> (e poco regolato) soprattutto dal dopoguerra, che ha prodotto un&#8217;urbanizzazione a macchia di leopardo. <strong>Milano</strong> si è sviluppata a partire dall&#8217;impianto storico, secondo un&#8217;urbanizzazione per cerchi concentrici. A <strong>Napoli</strong> l&#8217;espansione edilizia ha coinvolto un&#8217;area metropolitana che va ben oltre i confini amministrativi della vecchia provincia.</p>
<p>Confrontarle è particolarmente interessante perché rappresentano di fatto <strong>tre Italie diverse</strong>, sotto tanti punti di vista. Nella città metropolitana di Milano il <strong>tasso di disoccupazione</strong> è contenuto (6,5% nel 2017), a Roma si avvicina al dato medio nazionale (9,5%), mentre a Napoli sfiora il 24%. Del resto, il capoluogo campano detiene l&#8217;<strong>indice di vulnerabilità sociale</strong> più alto delle tre: 111,2 contro 101 di Roma e 98,9 di Milano. Quest&#8217;ultima risulta invece più <strong>anziana</strong> delle altre due.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">6,9% </span>i residenti sopra gli 80 anni a Milano (a Roma sono il 5,9%, a Napoli il 4,6%)</p>
			        </section>
		
<p>Queste informazioni, per quanto utili, descrivono ciascuna città nella sua interezza. Un dato medio interessante, ma che non restituisce la complessità sociale di questi veri e propri ecosistemi urbani. Una recente <a href="https://www.istat.it/it/files/2017/05/RA2017_cap5.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">analisi</a> di Istat consente di indagare la composizione sociale delle singole zone che compongono l&#8217;area metropolitana. Come si distribuiscono i diversi quartieri? C&#8217;è una compenetrazione tra le diverse aree urbane o sono segmentate? Vediamo quali aspetti accomunano e quali distinguono le 3 realtà.</p>
<h3>Cosa accomuna le 3 città</h3>
<p>Per prima cosa, in tutte e tre si assiste ad un <strong>indebolimento dei confini geografici netti tra centro e periferia</strong>. Segmenti del centro possono assumere i tratti sociali tipici della periferia, mentre zone esterne al nucleo storico possono avere un livello economico, sociale e culturale elevato.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>Confini più labili, periferie non uniformi e aree benestanti compatte caratterizzano le tre maggiori città italiane.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Da questa tendenza deriva l&#8217;<strong>assenza di periferie uniformi e di grandi dimensioni</strong>. Il che è positivo, e distingue in parte le grandi città italiane da altre esperienze abitative caratterizzate da segregazione (il caso delle <em>banlieu</em> francesi). Parallelamente anche la compenetrazione di aree popolari con gruppi sociali diversi non esclude che nascano conflitti, specie nei contesti caratterizzati da precarietà occupazionale e scarsa vivibilità. Il terzo aspetto comune è invece la <strong>compattezza delle aree abitate da ceti medio-alti</strong>. Tuttavia anche queste zone vivono un&#8217;evoluzione, in particolare per la presenza di attività commerciali gestite da stranieri di antica immigrazione e l&#8217;insediamento di classi ad alto grado di istruzione, artigiani specializzati, artisti e creativi.</p>
<p>I punti in comune comunque non nascondono una composizione sociale molto variegata.</p>
            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-composizione-delle-3-maggiori-citta-italiane/">La composizione delle 3 maggiori città italiane</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-composizione-delle-3-maggiori-citta-italiane/">Percentuale di residenti della città metropolitana per tipo di area residenziale</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_25091_tab3"><p>Istat ha diviso le diverse zone delle città metropolitane in 5 categorie (aree residenziali a profilo medio-alto; aree del ceto medio; aree con popolazione anziana; aree popolari con famiglie giovani in affitto; aree popolari a rischio di degrado), in base alle caratteristiche dell’abitato e dei residenti.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>Istat, rapporto annuale 2017                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 17 Maggio 2017)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-25091"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-25091" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			
<p>Vediamo nel dettaglio le peculiarità nel tessuto insediativo di ciascuna città, come osservato dall'analisi di Istat.</p>
<h3>Milano, il ceto medio in periferia</h3>
<p>Nel centro di Milano e nelle fasce semicentrali del comune sono insediate soprattutto le aree medio-alte, quelle con popolazione anziana e non mancano le zone abitate da stranieri di antico insediamento (come la comunità cinese). Quasi assente in queste zone il ceto medio che, come ipotizzano i ricercatori di Istat, è verosimile:</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>(...) si sia nel tempo trasferito da queste zone verso l’hinterland nei complessi di edilizia residenziale pubblica e convenzionata (per esempio Gallaratese, Gratosoglio, ecc.) per la lievitazione dei prezzi intervenuta sul mercato immobiliare nell’ultimo mezzo secolo.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/it/files/2017/05/RA2017_cap5.pdf" target="_blank">- Istat, Rapporto annuale 2017</a>
									            </div>
        </section>
		
<p>Questo fenomeno ha avuto un'effetto netto sulla fisionomia delle<strong> zone semicentrali che, lasciate libere dalle classi medie, sono spesso diventate aree popolari a rischio di degrado</strong>. Poche, e confinate ai margini dei confini comunali, le zone abitate in prevalenza da famiglie giovani in affitto. Queste ultime del resto ospitano una percentuale minima della popolazione milanese (0,5%).</p>
<h3>Roma e la frammentazione sociale</h3>
<p>La mappa di Roma per zone residenziali mostra una elevatissima frammentazione. Il<strong> centro storico si caratterizza per un'età media più elevata</strong>. Prevalgono le aree residenziali a profilo medio-alto, alternate ad alcune con popolazione anziana. Uscendo dal centro, le <strong>zone semiperiferiche sono descritte da Istat come un "mosaico composito"</strong> in cui si intrecciano le aree del ceto medio, quelle con popolazione anziana e le aree popolari a rischio degrado. Le prime due messe insieme costituiscono la tipologia insediativa prevalente nella capitale, insieme ospitano oltre il 60% della popolazione.</p>
<p><strong>Nelle aree a rischio degrado vive il 6,3% dei romani</strong>. Si tratta di zone in cui convive una popolazione italiana e straniera caratterizzata da famiglie numerose, basse qualifiche occupazionali, livello di istruzione inferiore alla media. Le zone con <strong>famiglie giovani in affitto</strong> invece sono rare nei confini interni del Gra e, come nel caso milanese, sono spesso <strong>ai margini del perimetro comunale</strong>.</p>
<h3>Napoli e le aree con famiglie giovani in affitto</h3>
<p>La principale differenza del capoluogo campano rispetto alle altre due maggiori città italiane è la fortissima incidenza delle aree popolari con famiglie giovani in affitto, un <a href="https://www.openpolis.it/aree-urbane-prevalgono-citta-mezzogiorno/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">fenomeno comune ai grandi centri meridionali</a>. In queste zone abitano principalmente famiglie italiane giovani e numerose, con basso reddito medio, bassa scolarizzazione e alti livelli di disoccupazione. Aree diffuse, che Istat indica essere caratterizzate da "povertà integrata":</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>vale a dire una condizione di povertà strutturale a forte connotazione familiare, tramandata di generazione in generazione e con una forte identità legata al contesto residenziale. Anche se estese e rappresentative in termini di popolazione, queste aree svantaggiate non possono definirsi ghettizzate in quanto, in una complessa operazione di sincretismo sociale, esse sono disposte l’una accanto all’altra, confinanti con aree che concentrano tutte le altre tipologie sociali individuate</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/it/files/2017/05/RA2017_cap5.pdf" target="_blank">- Istat, Rapporto annuale 2017 </a>
									            </div>
        </section>
		
<p>Diverso il ragionamento per i territori più benestanti. I <strong>profili medio-alti infatti vivono concentrati nelle aree collinari e in quelle costiere</strong> ad ovest della zona portuale. Qui i residenti si caratterizzano per la presenza significativa di laureati, per la prevalenza di case di proprietà e per un'età media più alta.</p>
<h3>L'importanza dei dati sui servizi</h3>
<p>Queste analisi proposte dall'istituto di statistica sono particolarmente interessanti, perché restituiscono un<strong> punto di vista con dati sub-comunali sulla composizione delle grandi aree urbane</strong> del paese. Un approccio che spesso manca nelle indagini su questo tipo di fenomeni, e che ci aiuta a comprendere qualcosa di più sulla condizione sociale di un'area urbana, sul suo tessuto economico, sulla sua vivibilità. <strong>Aspetti che in futuro potranno essere integrati con nuovi dati, relativi ai servizi presenti su un determinato territorio</strong>: dai servizi sociali a quelli educativi, dall'offerta in termini di tempo libero alla mobilità urbana. Elementi diversi, complessi, che solo se tenuti insieme possono aiutarci a ricostruire le condizioni di vita nelle città e nelle loro periferie.</p>
<p>Foto credit: Flickr <a href="https://www.flickr.com/photos/gilbi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Gilberto Gaudio</a> - <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-geografia-sociale-di-roma-milano-e-napoli-a-confronto/">La geografia sociale di Roma, Milano e Napoli a confronto</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le aree urbane nelle città del mezzogiorno</title>
		<link>https://www.openpolis.it/aree-urbane-prevalgono-citta-mezzogiorno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 May 2018 15:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=24786</guid>

					<description><![CDATA[<p>Proseguiamo con l'analisi degli abitati nelle città metropolitane del sud. Qui è maggiore l'incidenza delle aree popolate da famiglie giovani in affitto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/aree-urbane-prevalgono-citta-mezzogiorno/">Le aree urbane nelle città del mezzogiorno</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se nelle <a href="https://www.openpolis.it/le-aree-nelle-citta-metropolitane/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">grandi città del nord</a> il boom economico del dopoguerra ha contribuito alla costruzione di <a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-centro-nord-prevalgono-le-aree-del-ceto-medio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">quartieri residenziali tipici del ceto-medio</a>, nei capoluoghi del sud assistiamo ad un panorama urbano del tutto differente.</p>
<p>In base all&#8217;<a href="https://www.istat.it/it/files/2017/05/RA2017_cap5.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">indagine</a> effettuata da Istat, nelle città metropolitane del mezzogiorno prevalgono le <strong>zone abitate da famiglie giovani in affitto</strong>. Si tratta di quartieri popolari spesso molto fragili: vi abitano con maggiore frequenza famiglie numerose, si caratterizzano per un basso livello di istruzione e un alto tasso di disoccupazione. Gli abitanti che lavorano svolgono in diversi casi mansioni a bassa qualifica, ricevendo una retribuzione minore rispetto alla media.</p>
<p>Nelle due maggiori città del sud, <strong>Napoli</strong> e <strong>Palermo</strong>, queste aree ospitano circa due terzi degli abitanti. Ma anche negli altri grandi centri del sud si registrano quote importanti: a <strong>Catania</strong> oltre la metà della popolazione vive nelle aree popolari con famiglie giovani in affitto (51,6%), mentre a <strong>Bari</strong> e <strong>Messina</strong> questa percentuale supera il 40%.</p>
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-citta-del-sud-prevalgono-le-aree-popolari/">In molte città del sud prevalgono le aree popolari</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-citta-del-sud-prevalgono-le-aree-popolari/">Percentuale di residenti della città metropolitana per tipo di area residenziale</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>Istat, rapporto annuale 2017                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 17 Maggio 2017)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-24963"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			
<p>Altro aspetto che caratterizza alcune città del sud rispetto a quelle del centro-nord è la<strong> minore popolosità delle aree del ceto medio e di quelle residenziali a profilo medio-alto</strong>. Abitano in queste zone meno del 15% della popolazione napoletana e meno del 25% di quella palermitana. La prima ragione di questa specificità è il diverso sviluppo urbano nel dopoguerra: trainato dal boom economico e dall'immigrazione nel nord, meno intenso nel sud. Una specificità che comunque <strong>non riguarda tutte le città del mezzogiorno</strong>: a <strong>Bari</strong>, nonostante l'esiguità delle zone medio-alte, le aree del ceto medio risultano popolate (39,3%). E a <strong>Cagliari</strong>, dove le aree abitate da giovani in affitto sono minoritarie sia rispetto a quelle del ceto medio (60%) sia rispetto a quelle medio-alte (16,7%).</p>
<p>Un'altra caratteristica che contraddistingue soprattutto i maggiori centri del mezzogiorno è la <strong>presenza diffusa di aree popolari a rischio degrado</strong>, quartieri ad altissima densità abitativa e molto deboli sul piano economico e sociale. Queste zone insistono maggiormente nei sistemi locali di Napoli (12,7%), Reggio Calabria (7,9%) e Palermo (5,5%). Complessivamente quindi <strong>le città del sud risultano più eterogenee al loro interno</strong>, una caratteristica che Istat spiega così:</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Su questo aspetto ha verosimilmente giocato un ruolo rilevante l’urbanismo cosiddetto “spontaneo” che ha caratterizzato, durante il corso del tempo, più il Sud che il Nord</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/it/files/2017/05/RA2017_cap5.pdf" target="_blank">- Istat, Rapporto annuale 2017 </a>
									            </div>
        </section>
		
<p>Rispetto alle città del nord, inoltre, quelle del sud sono tendenzialmente più giovani. Questo aspetto emerge anche dalla ridotta quota delle aree con popolazione anziana, molto più diffuse nel nord.</p>
<p>Foto credit: Flickr <a href="https://www.flickr.com/photos/alessandro_tortora/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Alessandro Tortora</a> - <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/aree-urbane-prevalgono-citta-mezzogiorno/">Le aree urbane nelle città del mezzogiorno</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quali realtà sociali convivono nelle città del centro-nord</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-aree-nelle-citta-metropolitane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2018 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=24741</guid>

					<description><![CDATA[<p>I grandi agglomerati urbani sono ecosistemi in cui convivono gruppi e realtà sociali differenti: aree a rischio degrado, quartieri del ceto medio e zone più benestanti. Vediamo come si distribuiscono nelle città metropolitane, partendo da quelle settentrionali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-aree-nelle-citta-metropolitane/">Quali realtà sociali convivono nelle città del centro-nord</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un legame profondo tra le aree geografiche e le realtà sociali che in queste convivono. Soprattutto nelle città maggiori, fattori sociali, culturali e il valore immobiliare contribuiscono a creare <strong>quartieri con una precisa fisionomia sociale</strong>. Ciò può avere effetti anche molto negativi, perché quando il divario diventa troppo ampio si creano zone ghetto che non hanno contatti tra di loro. Inoltre, crescere in un contesto più difficile finisce con l&#8217;aumentare ulteriormente le disuguaglianze e il rischio di esclusione sociale. L&#8217;istituto nazionale di statistica, in occasione dell&#8217;ultimo<a href="https://www.istat.it/it/files/2017/05/RA2017_cap5.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> rapporto annuale</a>, ha proposto una tipologia dei quartieri delle grandi città italiane. Ecco come li ha identificati e in che modo si distribuiscono.</p>
<h3>Come si suddividono le aree urbane</h3>
<p>Istat ha individuato 5 tipi di abitati nelle grandi aree urbane, identificabili a partire da alcune caratteristiche distintive.</p>
<p>I quartieri più benestanti sono le <strong>aree residenziali a profilo medio-alto</strong>.<strong> </strong>Si tratta di quartieri abitati da una popolazione mediamente in età matura o anziana, ma non necessariamente pensionati. Queste zone sono infatti contraddistinte da alti tassi di occupazione e bassa disoccupazione. I residenti in età da lavoro sono spesso liberi professionisti, imprenditori oppure occupati in settori ad alta specializzazione. Questi quartieri si caratterizzano anche per l&#8217;elevata presenza di laureati, di famiglie che vivono in abitazioni di proprietà e di nuclei familiari di dimensioni ridotte. Vi risiede il 16,5% degli abitanti nelle 14 città metropolitane italiane, circa 2,9 milioni di persone.</p>
<p>Le <strong>aree del ceto medio</strong> sono quelle abitate generalmente di famiglie di lavoratori dipendenti (in particolare operai e impiegati) e della piccola borghesia (commercianti e altri lavoratori autonomi). Queste zone si caratterizzano per valori intermedi sotto molti indicatori: titolo di studio (prevalgono i diplomi delle scuole medie, inferiori e superiori), tasso di occupazione (poco al di sopra della media), dimensione familiare (2-3 componenti). . Tratto distintivo è l&#8217;alta frequenza della casa di proprietà, superiore a tutte le altre aree considerate. Quasi il 41% degli abitanti delle città metropolitane italiane vive in quartieri con questo profilo. In termini assoluti parliamo di 7,1 milioni di persone.</p>
<p>Nelle<strong> aree con popolazione anziana </strong>abitano soprattutto famiglie di pensionati, generalmente in affitto, in molti casi composte da una sola persona. Il grado di istruzione è medio e il tasso di disoccupazione molto basso. Questo si spiega con la presenza, in queste stesse zone, di persone più giovani e di stranieri. I residenti più giovani condividono il profilo socio-demografico delle famiglie anziane con cui convivono: titolo di studio medio e occupazione in professioni a bassa qualifica. In queste aree abitano circa 3 milioni di persone, il 17,3% della popolazione delle città metropolitane.</p>
<p>Le<strong> aree popolari con famiglie giovani in affitto </strong>sono quartieri che si identificano<strong> </strong>per la maggiore presenza di famiglie numerose (4 o più componenti), prevalentemente italiane, e per un&#8217;età media molto bassa. Sono zone caratterizzate da un basso livello di istruzione e da un alto tasso di disoccupazione, il più elevato registrato nelle cinque tipologie individuate. Gli abitanti occupati svolgono lavori a bassa qualifica. In queste zone abitano quasi 3,4 milioni di persone, il 19,3% del totale;</p>
<p>Il profilo dei residenti<strong> </strong>delle<strong> aree popolari a rischio di degrado </strong>sotto molti aspetti coincide con quello della categoria precedente. Anche qui risiedono (generalmente in affitto) famiglie numerose, con elevati livelli di disoccupazione e bassi titoli di studio. Vivono in queste aree soprattutto lavoratori manuali, operai e addetti alla produzione. Ma a differenza dei quartieri popolari con famiglie giovani si tratta di zone con una densità abitativa elevatissima, un&#8217;età media degli abitanti più avanzata e una maggiore presenza di stranieri (che qui sono in linea con la media, mentre nella categoria precedente erano quasi assenti). In queste zone risiedono poco più di un milione di persone, il 5,9% del totale.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>Queste categorie identificano il profilo di una zona, non necessariamente quello di tutti coloro che ci abitano.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>L&#8217;analisi di Istat, strutturata sui dati ricavati dal censimento 2011, consente di associare ad ogni abitato una propria categoria. Aggregandoli possiamo <strong>capire qualcosa di più sulla struttura sociale di ciascuna città metropolitana</strong>. Con una cautela: le categorie identificano il profilo sociale di un quartiere, ma non significa necessariamente che tutti i suoi abitanti siano accomunati da quelle stesse caratteristiche. Come abbiamo già ricordato, non tutti quelli che abitano nelle aree con popolazione anziana sono anziani, né tutti quelli che abitano nelle aree popolari a rischio degrado si trovino in una condizione di disagio. Su queste premesse, partiamo con l&#8217;<strong>analisi dei grandi agglomerati urbani del centro-nord</strong>.</p>
<h3>La struttura sociale delle città del centro-nord</h3>
<p>Le città settentrionali hanno una specificità che le caratterizza: <strong>circa metà della popolazione vive nelle aree del ceto medio</strong>. Una percentuale ovviamente variabile, si va dal 69% di Venezia al 37% di Genova, mentre nelle altre città è in linea con la media: 44% a Roma, 58% a Milano, 48% a Torino, 51% per cento a Firenze, 47% a Bologna.</p>
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-centro-nord-prevalgono-le-aree-del-ceto-medio/">Al centro-nord prevalgono le aree del ceto medio</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-centro-nord-prevalgono-le-aree-del-ceto-medio/">Percentuale di residenti della città metropolitana per tipo di area residenziale</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>Istat, rapporto annuale 2017                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 17 Maggio 2017)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-24780"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			
<p>In queste stesse città una quota che oscilla <strong>tra il 10 e il 30% dei residenti abita in zone più benestanti</strong> (quelle che Istat definisce aree residenziali a profilo medio-alto). Il radicamento del ceto medio nel centro-nord si può spiegare come un effetto di lungo periodo del boom economico e dell'urbanizzazione del dopoguerra. Come evidenzia l'Istat:</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Questo quadro è coerente con quanto avvenuto, proprio in questi territori, durante il periodo del boom economico. Le maggiori possibilità occupazionali e la grande espansione edilizia hanno favorito la crescita e il consolidamento di queste grandi conurbazioni, meta di migrazioni interne molto consistenti e provenienti essenzialmente dall’Italia meridionale e insulare; con il tempo e i passaggi generazionali, la classe sociale degli immigrati (prevalentemente di operai di fabbrica) è divenuta ceto medio.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/it/files/2017/05/RA2017_cap5.pdf" target="_blank">- Istat, Rapporto annuale 2017 </a>
									            </div>
        </section>
		
<p>Ben rappresentate anche le aree con popolazione anziana, mentre le altre tipologie di quartiere sono molto meno frequenti. Mentre risultano più abitate le aree popolari dove l’immigrazione è stata più intensa, o di più lunga data, come nel caso di Roma e di Milano.</p>
<p>Foto credit: Flickr <a href="https://www.flickr.com/photos/uccio2/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Uccio D'Agostino</a> - <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-aree-nelle-citta-metropolitane/">Quali realtà sociali convivono nelle città del centro-nord</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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