Come cambia il ricorso al Foia tra i comuni capoluogo Diritto di accesso

In alcune città italiane, e in particolare a Roma, il 2019 ha visto una crescita significativa nelle richieste di Foia agli uffici comunali. Mentre in altre realtà lo strumento resta molto meno utilizzato. Ancora 3 i comuni capoluogo che non pubblicano il registro degli accessi.

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Appuntamento mensile con l’osservatorio Foia di openpolis. Dall’evoluzione normativa della materia, alla sua applicazione nella giurisprudenza. Ma anche i dati del fenomeno, tra richieste e risposte, e il racconto di best practice: come sono stati utilizzati i dati per investigazioni di interesse pubblico. In collaborazione con Giulio Marotta.

Il registro degli accessi dei comuni capoluogo

Con l’accesso civico generalizzato i cittadini possono richiedere alle pubbliche amministrazioni dati, documenti e informazioni già esistenti (ulteriori rispetto a quelli per i quali già vige un obbligo di pubblicazione), senza dover dimostrare l’esistenza di un interesse attuale e concreto né motivare la richiesta.

In questo articolo torniamo ad occuparci, a distanza di un anno dalla precedente analisi, dei registri degli accessi istituiti dalle 21 amministrazioni comunali capoluogo di regioni e province autonome, al fine di verificare le novità intervenute sull’utilizzo nell’organo di rappresentanza politica più vicina ai cittadini.

Come si richiede l’accesso ad atti e documenti

Tutti i siti dei comuni capoluogo hanno predisposto, all’interno della sezione “amministrazione trasparente”, alla voce “altri contenuti”, una rubrica in cui si forniscono notizie sulle diverse forme d’accesso.

Sul sito di quasi tutte le amministrazioni è disponibile il Registro degli accessi, attraverso il quale il cittadino può conoscere le domande di accesso già presentate ed il loro esito. Vai a "Che cos’è il Foia"

In generale le informazioni sulle diverse tipologie di accesso sono dettagliate ed esaurienti, ed è fornita anche la modulistica e l’indicazione degli uffici competenti per ricevere le richieste (vedi ad esempio Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Campobasso, Catanzaro, L’Aquila, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Trento, Trieste). In alcuni casi sono pubblicati anche i regolamenti comunali e le disposizioni interne (Bolzano, Cagliari, Napoli, Perugia, Palermo, Potenza, Roma, Torino).

Chi ha pubblicato il registro e chi no

Come abbiamo avuto modo di raccontare, le amministrazioni devono istituire un registro degli accessi dove indicare gli estremi delle richieste di accesso ricevute e il relativo esito. Tre delle 21 amministrazioni considerate continuano a non pubblicare il registro: Bolzano, Palermo e Trento.

3 su 21 i comuni che non pubblicano un registro: Bolzano, Palermo e Trento.

Come già verificato per le altre amministrazioni passate in rassegna nei precedenti mesi, anche per i comuni capoluogo si registrano modalità differenti nella presentazione dei dati dei registri per l’accesso, dando così vita a siti internet molto diversi uno dall’altro. Questo è un problema perché rende la base dati non uniforme, e quindi spesso non utilizzabile per un monitoraggio completo dell’andamento delle richieste. Anche perché in alcuni casi non è possibile distinguere i casi di accesso civico generalizzato da quelli riguardante l’accesso documentale e l’accesso civico semplice.

Accesso generalizzato, civico e documentale

Aosta, Cagliari, Campobasso, Catanzaro, L’Aquila (quello in formato excel), Potenza (suddiviso per i singoli uffici), Roma, Venezia pubblicano un unico registro, inclusivo dell’accesso documentale e dell’accesso civico e Foia, con distinzione al suo interno delle diverse tipologie. Lo stesso Ancona, Bologna e Perugia, dove non è prevista una distinzione in ordine alla forma di accesso prescelta.

Non c’è uniformità nella tipologia e nel formato dei registri che vengono pubblicati.

Bari, Milano, Firenze e Trieste hanno realizzato un unico registro per accesso civico semplice e Foia (quello di Trieste non consente però di distinguere tra le due tipologie). Il comune di Torino ha sul proprio sito internet solamente il registro per l’accesso Foia. L’Aquila (in formato pdf) e Genova pubblicano tre distinti registri (accesso documentale, accesso civico semplice e Foia). Il comune di Napoli infine pubblica due registri (documentale e civico).

Registro degli accessi Foia – comuni capoluogo

comuneregistro degli accessiultimo aggiornamento formato datilink a sezione Foia
Anconagiugno 2019xls e pdfVai
Aostaluglio 2020odsVai
Bariaprile 2020odsVai
Bolognadicembre 2019pdfVai
Bolzanono--Vai
Cagliarigiugno 2020odsVai
Campobassodicembre 2019pdfVai
Catanzarodicembre 2018pdfVai
Firenzegiugno 2020pdfVai
Genovadicembre 2019xlsVai
L'Aquiladicembre 2017xls e pdfVai
Milanogiugno 2020pdfVai
Napolidicembre 2018odsVai
Palermono--Vai
Perugiadicembre 2018pdfVai
Potenzasettembre 2020pdfVai
Romagiugno 2020pdfVai
Torinogiugno 2019pdfVai
Trentono--Vai
Triestegiugno 2020pdfVai
Veneziaottobre 2020tabella di navigazioneVai

Quali dati, e con quali tempistiche, vengono aggiornati

Come già evidenziato nei precedenti approfondimenti, le variabili più importanti per un monitoraggio costante sono tre: la tempistica degli aggiornamenti, la tipologia di dati rilasciati e il contenuto delle informazioni rese disponibili.

Un aggiornamento costante dei registri è garantito dai comuni di Aosta, Bari, Cagliari, Firenze, Milano, Potenza, Roma, Trieste (dove però mancano i dati relativi al secondo semestre del 2019) e Venezia. I registri di diverse città capoluogo sono aggiornati solo a giugno o dicembre 2019; ma ci sono registri con carenze ancora più evidenti, come quelli di Catanzaro, Napoli e Perugia (tuttora fermi a dicembre 2018). A Campobasso e Perugia manca peraltro anche il registro 2017, mentre per L’Aquila sono disponibili i dati solo per il 2017.

Capitolo a parte merita invece il comune di Venezia che ha realizzato un’apposita banca dati, che consente al cittadino di effettuare ricerche sulle richieste di accesso (ad esempio per tipologia di accesso, periodo di riferimento, ufficio competente etc.). Ricerche che però non si possono salvare o scaricare, elemento che non permette una facile analisi del registro. I dati degli altri registri sono prevalentemente in formato pdf (Bologna, Campobasso, Catanzaro, Firenze, L’Aquila, Milano, Perugia, Potenza, Roma, Torino, Trieste); gli altri in formato xls.

61% dei registri pubblicati sono in formato pdf.

Le informazioni contenute nei registri sono meno dettagliate rispetto a quelle di alcuni ministeri. La descrizione delle richieste è talora sommaria (Cagliari, Catanzaro, Napoli, Roma) oppure non sono esplicitate le motivazioni del diniego (Bologna, Cagliari, Catanzaro, Roma, Trieste, Venezia). Solo il registro di Roma (a partire dal 2019) riporta la tipologia del soggetto richiedente (privato cittadino, avvocato, docente, giornalista, associazione etc.), mentre le informazioni sui ricorsi al Tar sono presenti solo nei registri di Cagliari, Genova, L’Aquila, Torino (i casi riportati sono peraltro pochissimi). Alcuni registri (Bologna, Cagliari, Milano) calcolano anche i tempi di risposta.

Come emerge in maniera abbastanza chiara, aumentando il numero di istituzioni confrontate, aumentano anche le differenze su come vengono pubblicati i dati sulle richieste Foia. Il confronto dei dati tra i comuni capoluogo di regione risulta essere complicato, in quanto la base dati fondamentalmente non è affidabile. Nello spirito di questo osservatorio un’analisi completa sui primi tre anni di applicazione del Foia (2017-2019) per i comuni capoluogo di regione non si può quindi svolgere.

Come sono andate le richieste di accesso generalizzato nei grandi comuni

Per tentare comunque di capire quanto i cittadini utilizzino il Foia nei confronti delle amministrazioni locali, abbiamo effettuato un’analisi a campione. Rispetto alla scorsa rilevazione, dove l’analisi era circoscritta alle 3 città più popolose d’Italia (Roma, Milano e Napoli), abbiamo allargato il monitoraggio a Torino, Firenze e Bari. Una selezione che quindi ci permette di approfondire i 4 maggiori comuni italiani, che il prossimo anno andranno al voto, più due città del centro e del sud con oltre 300mila abitanti (Firenze e Bari).

Per Napoli, l’esame è limitato ai soli anni 2017 e 2018, mentre per Torino non sono disponibili i dati del secondo semestre 2019.

FONTE: elaborazione openpolis su dati registri accessi comunali
(ultimo aggiornamento: martedì 10 Novembre 2020)

Nei primi anni di applicazione del Foia i comuni presi in esame hanno ricevuto in totale 1.780 richieste di accesso civico generalizzato. In media la grande maggioranza di queste risulta accolte (86,5% del totale) o comunque parzialmente accolta (4,7%). Tra i comuni selezionati spiccano il 95-96% di Foia accolti o parzialmente accolti a Napoli e Roma (per la prima città però non sono disponibili i dati relativi al 2019). Seguono, con una percentuale di accolti o parzialmente accolti compresa tra l'80 e l'85%, Torino, Firenze e Milano. Anche a Bari gran parte delle richieste presentate nel triennio sono state accolte (70%).

Guardando ai valori assoluti, poco meno di mille sono state depositate a Roma (992, il 55,7% del totale), che stacca le altre città considerate: 394 Milano, circa 200 Napoli e 118 a Torino, 73 a Firenze e 10 a Bari. Presi come totale, si tratta di una cifra considerevole se confrontata con quelle delle altre istituzioni analizzate fin qua all’interno dell’Osservatorio Foia di openpolis: 1.827 le richieste a presidenza del consiglio e ministeri, 1.810 alle regioni italiane (qui però i dati si sono rivelati spesso carenti) e 202 nei confronti delle autorità indipendenti.

È soprattutto la Capitale a veder aumentare le richieste rispetto alla scorsa rilevazione: in un solo anno le richieste sono quasi raddoppiate, passando da 507 a 992, con una crescita del 95,7%.

Il ricorso al Foia varia molto sul territorio nazionale.

Questi numeri si prestano a due considerazioni. Da un lato, il potenziale dello strumento sicuramente aumenta con l'avvicinarsi dell'istituzione ai cittadini. Appare evidente che i comuni, trattando tematiche e questioni che in maniera più immediata riguardano la vita di tutti i giorni, siano l'ambito prediletto per le richieste di accesso civico generalizzato dei cittadini. Dall'altro le forti differenze tra i capoluoghi considerati indicano che l'utilizzo del Foia non è affatto omogeneo sul territorio nazionale. E tende a concentrarsi sui comuni più grandi, e in particolare sulla capitale che ha visto la crescita più significativa nell'arco del triennio.

Una mole di lavoro elevata, che nel 2019 ha in alcuni casi allungato i tempi di attesa, che però restano mediamente entro i limiti stabiliti. Le amministrazioni interpellate devono infatti pronunciarsi sulla richiesta di accesso entro 30 giorni, salvo termini più ampi in caso di presenza di controinteressati e di parere del garante della privacy.

24 giorni d'attesa in media per ricevere una risposta alle richieste Foia nei comuni considerati.

In questo ambito i comuni italiani presi in considerazione hanno registrato un tempo medio di attesa di 24 giorni, quindi sotto il tempo massimo consentito. Un buon risultato, specialmente per quanto riguardo il comune di Milano che in tutto il triennio ha avuto un dato inferiore ai 20 giorni: 18,2 nel 2017, 16 nel 2018 e 18,4 nel 2019. Valori che fanno registrare una performance migliore rispetto alle altre città considerate, almeno come dato medio.

FONTE: elaborazione openpolis su dati registri accessi comunali
(ultimo aggiornamento: martedì 10 Novembre 2020)

Paradossalmente, è proprio il comune con meno richieste tra quelli considerati (Bari) a mostrare i tempi maggiori. Con un dato medio (34 giorni) che comunque segna un miglioramento rispetto agli anni precedenti (39 giorni nel 2018).

Considerazioni finali

Il quadro sopra sintetizzato evidenzia i ritardi da parte di alcune città capoluogo nella piena attuazione della normativa in materia di accesso. Da questo punto di vista sarebbe necessario che anche Bolzano, Palermo e Trento procedessero tempestivamente all’istituzione dei registri per l’accesso.

È necessario che i dati siano compilati in modo da rendere possibile consultazione e analisi.

In ogni caso appare opportuno che anche le altre amministrazioni si adeguino alla circolare n. 1/2019 del ministro Bongiorno che definisce uno standard comune per quanto riguarda sia i dati da pubblicare sia il supporto informatico (in modo da facilitare anche una trasmissione più facile dei dati medesimi), ed avere così una visione chiara del fenomeno e consentire un monitoraggio efficace e costante.

I dati delle città campione sottolineano in maniera chiara e nitida quanto il Foia venga utilizzato in modo ricorrente dai cittadini, sebbene con forti differenze. Motivo per il quale è ancora più importante aumentare la comunicazione e la trasparenza istituzionale sul tema.

Foto credit: Luca Aless - Palazzo Marino (Milano) - Wikimedia commons - Licenza

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