Come monitorare gli arrivi e l’accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo in Italia GoodLink

Il fenomeno dell’immigrazione ha raggiunto cifre rilevanti negli anni passati. Oggi i dati mostrano un netto calo degli arrivi nel nostro paese ma il tema resta sempre di grande attualità. Purtroppo però il dibattito pubblico raramente si basa su dati concreti e verificabili.

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Un portale dedicato

Quando si parla di immigrazione in Italia un sito da tenere sotto controllo è Open Migration. Si tratta di un progetto d’informazione aperto e orizzontale che vuole contribuire a formare le opinioni e le coscienze sul tema delle migrazioni.

Nel sito si possono trovare dashboard, infografiche e molti articoli. Oltre a contributi originali, Open Migration offre anche settimanalmente una rassegna dei 10 articoli più interessanti usciti sul tema dell’immigrazione e dell’accoglienza.

I dati del ministero dell’interno

La principale fonte istituzionale di dati sui migranti irregolari arrivati in Italia è il ministero dell’interno. Quotidianamente il Viminale pubblica il cruscotto statistico giornaliero, in cui viene riportato il numero di migranti sbarcati nel nostro paese da inizio anno, il confronto con la stessa data degli anni precedenti e la distinzione per paese di origine dei migranti. Rispetto agli arrivi l’altra fonte da considerare è l’Unhcr che tiene traccia dei flussi in tutte le principali rotte mediterranee.

Altri dati che possono facilmente essere reperiti sul sito del ministero sono quelli relativi alle richieste di asilo. Qui sono disponibili informazioni sul numero di richieste e l’esito delle stesse dal 1990 a febbraio 2019.

Oltre a queste due fonti, che comunque sono rilasciate in pdf e non in formato aperto, il Viminale dispone di tutti i dati e le informazioni sul fenomeno migratorio, a partire da quelle sui centri di accoglienza. Informazioni aggiornate su questi temi però non vengono rilasciate se non in maniera occasionale, con dati aggregati, senza dettagli, e in formati chiusi.

La relazione del ministro dell’interno al parlamento

Sul tema dell’accoglienza fortunatamente esiste un obbligo di legge, grazie al quale è previsto che il ministro dell’interno presenti annualmente una relazione alle camere. La norma risulta peraltro abbastanza dettagliata nel definire cosa la relazione debba contenere.

La relazione deve contenere dati relativi al numero delle strutture, alla loro ubicazione e alle caratteristiche di ciascuna, nonche’ alle modalita’ di autorizzazione, all’entita’ e all’utilizzo effettivo delle risorse finanziarie erogate e alle modalita’ della ricezione degli stessi

Nonostante questo, il modo in cui le informazioni sono state pubblicate di anno in anno nella varie relazioni si è molto modificato rendendo difficile una comparazione. Peraltro anche in questo caso si tratta di informazioni che, malgrado un certo livello di dettaglio, sono riportate come dati elaborati e non grezzi e sempre tramite formati chiusi. In questo modo quindi diventa molto difficile estrarre informazioni utili ad un’analisi autonoma sui centri di accoglienza in Italia.

Lo scorso autunno in collaborazione con ActionAid abbiamo pubblicato il report Centri d’Italia 2018. Proprio a causa della difficoltà di raccogliere dati sulle strutture di accoglienza presenti nel territorio nazionale, gli enti gestori, la disciplina seguita per l’affidamento del contratto e i costi sostenuti, con questo progetto abbiamo provato a mappare il fenomeno dell’accoglienza usando strumenti alternativi, come la Banca dati dei contratti pubblici di Anac (Bdncp) e attraverso richieste di accesso agli atti rivolte a tutte le prefetture d’Italia.

Altre fonti di dati

Per quanto riguarda invece la presenza di immigrati residenti in Italia Istat fornisce un utile database demografico aggiornato annualmente sulla popolazione straniera residente rilevata a livello comunale.

La fondazione Ismu invece pubblica annualmente il Rapporto sulle migrazioni. Questo volume offre un gran numero di dati e statistiche interessanti, tra cui le stime sulla presenza di stranieri irregolari in Italia. Sul rapporto tra mercato del lavoro e immigrazione inoltre è bene tenere presente il lavoro della Fondazione Moressa.

Infine per conoscere il funzionamento del sistema di accoglienza Sprar, ora diventato Siproimi (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati), il sito del servizio centrale offre diverse utili informazioni. Qui veniva anche pubblicato annualmente l’Atlante Sprar e il Rapporto sulla protezione internazionale in Italia. Le versioni più recenti di entrambe le pubblicazioni però risalgono solo al 2017.

Vantaggi e criticità dell’identità digitale per i migranti

Se da una parte è spesso difficile per la società civile ottenere dati pubblici sul fenomeno migratorio, dall’altro la raccolta di alcuni dati su questo fenomeno può essere complicata per le stesse autorità pubbliche.

Spesso infatti i migranti non hanno documenti d’identità. Non si tratta di un elemento secondario, si tenga presente infatti che secondo la banca mondiale una prova ufficiale dell’identità è un “fattore chiave per l’accesso” all’assistenza sanitaria, all’istruzione, al cibo e ad altri servizi essenziali.

Qui, se non hai il tuo ID … [o] documenti per identificarti … non sei nessuno … un nessuno.

Le tecnologie e i processi coinvolti nell’identità digitale non forniranno soluzioni facili nel contesto dei migranti e dei rifugiati.

Per questo da alcuni anni molte agenzie governative ma anche Ong hanno iniziato a raccogliere dati sui migranti. Si tratta delle cosiddette Informazioni personali identificabili (Ipi), attraverso cui è possibile individuare in modo inequivocabile una persona. Il rapporto Identità digitale, Migranti e Rifugiati: il caso italiano analizza le potenzialità ma anche i rischi che un sistema di controllo dell’identità può provocare, soprattutto quando le persone identificate non sono correttamente informate sui loro diritti.

 

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Foto Credit: Mediterranea Saving Humans

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