La mancanza di trasparenza nelle nomine pubbliche, il caso Istat Governo Conte

A luglio dello scorso anno sono iniziate le procedure per trovare il sostituto di Alleva. Ma il processo è stato poco trasparente.

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Mercoledì scorso le commissioni affari costituzionali di camera e senato hanno dato parere favorevole alla nomina del professor Gian Carlo Blangiardo a presidente dell’Istituzione nazionale di statistica (Istat). Una lunga contrattazione, che ha generato non poche polemiche, soprattutto per come il governo Conte ha deciso di affrontare il processo di nomina di Blangiardo.

L’iter che ha portato alla nomina di Blangiardo è stato poco trasparente.

Sicuramente l’iter che porta alle nomine pubbliche in Italia va migliorato, e l’azione dell’esecutivo giallo-verde negli ultimi mesi ne è stata l’ennesima prova. Non sono stati pubblicati i CV raccolti, non è stata fornita una rosa di nomi in lizza, e il nome di Blangiardo voluto dal governo è sempre stato l’unico in ballo. Si è andati contro quanto richiesto dall’Unione europea: una procedura di selezione e nomina trasparente e basata solo su criteri professionali.

Come funziona l’iter di nomina

Il presidente dell’Istituto nazionale di statistica è scelto tra i professori ordinari in materie statistiche, economiche ed affini, con esperienza internazionale. Come sancito dal decreto legislativo 322 del 1989, la persona è nominata dal presidente della repubblica tramite un decreto, su proposta del presidente del consiglio dei ministri, e previa deliberazione del consiglio dei ministri. Elemento cruciale di questo iter è il parere delle commissioni parlamentari competenti, che possono procedere anche con l’audizione della persona designata. Per ottenere il via libera delle commissioni è necessario il parere favorevole di 2/3 dei componenti.

A quanto prescritto dalla legge nazionale poi bisogna aggiungere la normativa europea. Il regolamento europeo 223 del 2009, tra le altre cose, richiede un processo di selezione trasparente:

Gli Stati membri garantiscono che le procedure di selezione e nomina dell’organo di vertice degli INS e, se del caso, dei responsabili statistici delle altre autorità nazionali che producono statistiche europee siano trasparenti e basate solo su criteri professionali. Tali procedure garantiscono il rispetto del principio delle pari opportunità, in particolare per quanto riguarda il genere.

Come sono andate le cose

L’iter per trovare il sostituto di Giorgio Alleva è cominciato il 27 luglio del 2018, con la pubblicazione sul sito del ministero per la pubblica amministrazione dell’avviso pubblico per la manifestazione di interesse. Il comunicato richiedeva agli interessati di presentare la propria candidatura compilando un modulo online entro la mezzanotte del 16 agosto.

Con il decreto ministeriale del 5 settembre successivo è stata nominata la commissione competente per la valutazione dei curricula ricevuti. Valutazione che si sarebbe dovuta concludere con la presentazione al ministro per la pubblicazione amministrazione di una terna di nomi ritenuta maggiormente idonea a ricoprire l’incarico in questione.

In esito alla valutazione, la Commissione sottopone l’elenco dei tre candidati ritenuti maggiormente idonei a ricoprire l’incarico al Ministro per la pubblica amministrazione, il quale, ove ritenuto opportuno, potrà procedere alla loro audizione.

L’8 novembre del 2018 poi il ministro Giulia Bongiorno ha portato in consiglio dei ministri il nome del professore Gian Carlo Blangiardo come quello scelto per ricoprire l’incarico di presidente dell’Istat. Designazione che è stata poi sottoposta, come prescritto dalla legge, al parere delle commissioni competenti. L’iter in parlamento è quindi cominciato il 13 novembre successivo, dando il via ad una serie di sedute, terminate il 30 gennaio del 2019 con il parere favorevole delle commissioni affari costituzionali di Montecitorio e Palazzo Madama. A favore di Blangiardo ha votato la maggioranza parlamentare con l’appoggio di Forza Italia.

Cosa non ha funzionato

Il problema principale di questo processo, come spesso avviene quando si affrontano le nomine pubbliche, è la poca trasparenza del tutto, e la sensazione che l’iter di selezione sia stato “direzionato” sin dall’inizio.

Dopo la call pubblica non si sono più avute notizie su come stessero procedendo i lavori della commissione. Non è stato annunciato il numero di CV ricevuti, e soprattutto non è stata data nessuna comunicazione ufficiale sulla terna di nomi scelta. Critiche anche al centro di un comunicato del sindacato CGIL interessato:

Non è stata pubblicata la lista dei candidati e abbiamo appreso i tre nomi selezionati dalla commissione predisposta dalla ministra Bongiorno dalla stampa. E il fatto che il nome finale sia lo stesso annunciato all’inizio lascia pensare che possa essere stata una mera operazione di facciata

Anche se sui giornali erano circolati altri nomi, da parte del ministero della pubblica amministrazione non erano arrivate notizie sulla conclusione dei lavori della commissione incaricata. Il tutto era stato lasciato in sospeso, fino alla presentazione ufficiale del nome di Blangiardo in consiglio dei ministri.

Nel 2014 fu presentato l’elenco dei candidati, questa volta no.

Già nel 2014, quando il processo di selezione portò alla nomina di Alleva, le cose andarono differentemente. A seguito dell’avvio dell’iter per la scelta del presidente infatti, era stato pubblicato l’elenco delle 40 persone che avevano dimostrato interesse. Cosa che questa volta invece non è avvenuta. Nel stesso periodo del 2014, tra le altre cose, il governo pubblicò anche l’elenco delle 213 persone che avevano dimostrato interesse per la carica di componente dell’Anac, l’autorità nazionale anti corruzione.

La selezione è stata poco trasparente, e le intenzioni del governo sono sembrate chiare sin dall’inizio.

Altro problema riguarda invece la tempistica di alcune dichiarazioni di Blangiardo. A luglio del 2018, prima ancora che si formasse la commissione incaricata di scegliere i profili più interessanti, il professore della Bicocca aveva rilasciato molte interviste ai giornali nazionali. Tra queste, solo per citare une esempio, una a Il Messaggero in cui dichiarava di “aver dato la sua disponibilità”. Dichiarazione che implica, evidentemente, una precedente richiesta di disponibilità da parte del governo.

Come se non bastasse questo processo, che di trasparente ha avuto ben poco, va anche contro il già citato regolamento europeo che fa della trasparenza un elemento imprenscindibile nel processo di selezione.

Come monitorare le nomine del governo

Questo caso è solamente l’ennesimo esempio di come l’attuale sistema di nomine pubbliche vada migliorato. Un tema riguarda sicuramente la capacità dei cittadini di monitorare l’iter nella sua interezza. Attualmente l’unico strumento a disposizione è fornito dal dipartimento per i rapporti con il parlamento, in una sezione del suo sito in cui è possibile tracciare i provvedimenti varati dal consiglio dei ministri.

Il processo di trasparenza per le nomine del governo va migliorato, un’ipotesi è l’istituzione di audizioni pubbliche.

Tra questi, anche le nomine del governo per cui è necessario il parere delle commissioni parlamentari competenti. Quello che viene fornito è un file in formato pdf, da cui non è semplice estrarre i dati, con l’elenco delle persone nominate dal governo in varie agenzie e autorità pubbliche. Per ognuna viene indicata la data di delibera da parte del consiglio dei ministri, quella di trasmissione alle camere, quella dei pareri delle commissioni, fino alla data definitiva di nomina. Informazioni che per quanto utili, non permettono pienamente di comprendere la validità del processo di selezione. Soprattutto perché il file è aggiornato di rado (l’ultimo risale a fine ottobre 2018), e questo, nel caso specifico, fa si che non ci siano informazioni sulla nomina del presidente Istat.

Questa legislatura potrebbe essere l’occasione di rendere più trasparente il processo di nomine pubbliche. Che ne pensa @riccardo_fra?

Quel poco di trasparenza che è richiesta, ricade sempre in un difetto che più volte abbiamo denunciato: informazioni poco utili e non riutilizzabili. Varie campagne e appelli degli anni passati, tra cui SaiChiVoti a cui come openpolis abbiamo partecipato, hanno individuato nelle audizioni pubbliche il modo migliore per le nomine di vertice di competenza statale, regionale e comunale. Un processo che renderebbe più accessibile l’elenco dei candidati (e dei loro relativi CV), che permetterebbe di monitorare attraverso audizioni pubbliche e aperte la fase di selezione e che lascerebbe traccia in maniera limpida di come e perché si è arrivati a determinate decisioni.

Non riformare l’attuale sistema comporta un serio rischio. Il rischio, come il caso Blangiardo conferma, è che la nomina di figure a capo di autorità ed agenzie pubbliche abbiano una connotazione fortemente politica. Un elemento sbagliato, considerando che questi incarichi hanno a vario modo un ruolo super partes e di vigilanza, teoricamente, autonoma e indipendente.

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