Fugatti, neo presidente incompatibile (e ineleggibile?) Caricometro

Deputato e sottosegretario, e ora presidente della provincia autonoma di Trento. Dovrà dimettersi dal parlamento e dal governo, in quanto incarichi incompatibili, ma dubbi sono emersi anche sulla sua eleggibilità.

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Le elezioni regionali in Trentino Alto-Adige sembrano aver sancito la vittoria del centrodestra. Nella provincia autonoma di Trento sarà con buone possibilità presidente Maurizio Fugatti. Il politico, nato a Bussolengo nel 1972, è nel giro della politica nazionale ormai da tanti anni: eletto per la prima volta nel parlamento italiano nel 2006 con la Lega, rieletto nel 2008, dal 2013 al 2018 ha poi svolto l’incarico di consigliere provinciale a Trento.

Alle politiche di quest’anno poi è tornato alla camera dei deputati, diventando anche sottosegretario alla salute nel governo giallo-verde guidato da Giuseppe Conte.

Incarichi incompatibili

Come abbiamo avuto modo di raccontare in passato, ci troviamo ora davanti a una situazione di incompatibilità. L’articolo 122 della costituzione italiana infatti sancisce che nessuno può “appartenere contemporaneamente a un consiglio o a una giunta regionale e ad una delle camere del parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra giunta regionale, ovvero al parlamento europeo”. L’incompatibilità è anche ribadita dalla legge provinciale di Trento (art. 17) che norma le elezioni, che vieta di essere sia parlamentare nazionale che consigliere o presidente della provincia.

Incandidabilità, ineleggibilità e incompatibilità


"Caricometro, dove non arrivano le leggi"

Non solo, per la legge 215 del 2004 nessun membro del governo può ricoprire cariche o uffici pubblici diversi dal mandato parlamentare. Insomma, Fugatti dovrà obbligatoriamente dimettersi sia da deputato che da sottosegretario.

Fugatti dovrà dimettersi sia da deputato che da sottosegretario.

Un esito alquanto scontato, e che poteva essere risolto al momento stesso della candidatura. Anche se non fosse risultato vincente infatti, Fugatti sarebbe diventato comunque consigliere provinciale, e questo non gli avrebbe permesso di mantenere i diversi incarichi in questione. La scelta di dimettersi da deputato e sottosegretario al momento della candidatura sarebbe stata più corretta nei confronti degli elettori e delle istituzioni in questione, e reso questo processo più trasparente e lineare.

Fugatti era ineleggibile?

Nelle settimane prima del voto ha fatto anche molto discutere l’eleggibilità stessa di Fugatti.

Mentre l’incompatibilità costringe il politico con due incarichi incompatibili a scegliere tra uno e l’altro, l’ineleggibilità vieta al politico in questione di candidarsi ad un determinato ruolo, alla luce di incarichi che già detiene. Si tratta di un impedimento giuridico per assicurare un’equa e giusta competizione elettorale.

La legge provinciale per l’elezione del consiglio provinciale di Trento, nonché del presidente, sancisce all’articolo 15 che non sono eleggibili i membri del governo nazionale agli incarichi di presidente e consigliere provinciale di Trento. Questo di fatto renderebbe la candidatura, nonché l’elezione di Fugatti, illegittima in quanto sottosegretario alla salute del governo Conte.

La questione era stata affrontata nelle settimane prima del voto, e risolta in maniera chiara dal direttore generale della provincia Paolo Nicoletti.

Non si ritiene invece applicabile l’art. 15 della medesima legge elettorale, dedicato alle ipotesi di ineleggibilità e che prevede, al comma 1, lettera a), che non siano eleggibili i “membri del Governo”. Secondo l’interpretazione più in linea con la Costituzione (“Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri

Per Nicoletti quindi, seguendo quanto stabilito dalla costituzione, non facendo parte del consiglio dei ministri, i sottosegretari non rientrano nella squadra di governo. Un’interpretazione quantomeno discutibile, considerando che la legge parla di governo e non di consiglio dei ministri. A maggior ragione perché l’incarico di sottosegretario è disciplinato dalla legge 23 agosto del 1988 n. 400 (art. 10), che norma e regola gli organi del governo.

L’opinione di Nicoletti però è puramente personale, e non rappresenta la lettura ufficiale sulla materia. Ad esprimersi in questo senso è stata invece la giunta per le elezioni della provincia autonoma di Trento. Interrogata sulla medesima questione a metà settembre, ha dichiarato di non essere competente in materia, in quanto al tempo Fugatti non era consigliere provinciale, e delegando quindi la risoluzione della faccenda alla nuova giunta per le elezioni che si formerà nelle prossime settimane. Uno scarico di responsabilità, per evitare di prendere una posizione chiara in materia.

Ora che succede?

Insomma, la situazione è alquanto paradossale.

Da un lato perché Fugatti sta maturando in queste ore una situazione di incompatibilità (prevedibile sin dalla sua candidatura), che lo porterà a dimettersi da deputato e sottosegretario, dall’altro la candidatura stessa di Fugatti che ha sancito quest’incompatibilità può essere considerata dubbia, essendo sottosegretario e per molti quindi ineleggibile alla carica di presidente e consigliere provinciale.

Visto l’esito elettorale è immaginabile che Fugatti si dimetterà dai suoi incarichi politici nazionali in parlamento e governo. Per quanto riguarda la sua eleggibilità è ipotizzabile che la nuova giunta per le elezioni, che sarà a maggioranza centrodestra, sosterrà la posizione di Fugatti, dandogli quindi la possibilità di proseguire senza problemi il suo nuovo mandato politico.

Foto credit – Facebook Maurizio Fugatti

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