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	<title>Consiglio europeo Archivi - Openpolis</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 03 Feb 2023 16:55:12 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Perché gli annunci di Meloni sul Pnrr sono inesatti</title>
		<link>https://www.openpolis.it/perche-gli-annunci-di-meloni-sul-pnrr-sono-inesatti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martina]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=231126</guid>

					<description><![CDATA[<p>In occasione dei 100 giorni di governo, Meloni ha condiviso sui canali social dei messaggi per rivendicare i traguardi raggiunti. Tra questi, 2 riguardano il Pnrr ed entrambi contengono gravi inesattezze.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/perche-gli-annunci-di-meloni-sul-pnrr-sono-inesatti/">Perché gli annunci di Meloni sul Pnrr sono inesatti</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Lo scorso 30 gennaio il <strong>governo Meloni</strong> ha celebrato i <strong>100 giorni </strong>dal proprio insediamento. Un passaggio che tradizionalmente, soprattutto da un punto di vista mediatico, rappresenta l&#8217;occasione per tracciare un primo bilancio dell&#8217;attività svolta.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/i-primi-100-giorni-del-governo-meloni/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche
<br><strong>I primi 100 giorni del governo Meloni</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>L&#8217;attuale presidente del consiglio ha voluto <strong>rivendicare i traguardi raggiunti</strong> dal proprio governo attraverso la diffusione di alcuni messaggi sui social network. Tra gli obiettivi centrati secondo Meloni ci sarebbero anche il <strong>conseguimento di tutte le scadenze</strong> del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) previste per il secondo semestre del 2022. E il raggiungimento di un&#8217;<strong>intesa con la commissione europea per la revisione</strong> del Pnrr. Tuttavia, come vedremo in questo articolo, entrambe queste affermazioni risultano essere quantomeno <strong>inesatte</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1039" height="581" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/Screenshot-2023-02-02-alle-17.51.52.jpg" alt="" class="wp-image-231341" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/Screenshot-2023-02-02-alle-17.51.52.jpg 1039w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/Screenshot-2023-02-02-alle-17.51.52-768x429.jpg 768w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/Screenshot-2023-02-02-alle-17.51.52-414x232.jpg 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/Screenshot-2023-02-02-alle-17.51.52-635x355.jpg 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/Screenshot-2023-02-02-alle-17.51.52-1026x574.jpg 1026w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/Screenshot-2023-02-02-alle-17.51.52-350x196.jpg 350w" sizes="(max-width: 1039px) 100vw, 1039px" /><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://www.facebook.com/photo/?fbid=740033040823575&amp;set=pcb.740033420823537" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Post Facebook di Giorgia Meloni</a></figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Le scadenze non completate</h3>



<p>Nel post social <strong>Giorgia Meloni</strong> ribadisce che l&#8217;Italia ha raggiunto tutte le <a href="https://openpnrr.it/scadenze/?search=&amp;tempistica_completamento_anno=2022&amp;tempistica_completamento_trimestre=T4&amp;tipologia=&amp;ita_ue=UE&amp;status=&amp;tipologia_misure=&amp;misure__tags=&amp;misure__priorita_trasversali=" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scadenze</a> europee del Pnrr previste per il secondo semestre del 2022. Tuttavia, a seguito della nostra attività di monitoraggio, abbiamo rilevato diversi elementi di criticità. Li abbiamo già raccontati in un <a href="https://www.openpolis.it/perche-non-possiamo-dire-che-litalia-ha-completato-tutte-le-scadenze-ue-del-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">recente articolo</a>, ma vale la pena evidenziarli nuovamente alla luce di queste dichiarazioni.</p>


        <section class="link_ext">
	            
        </section>
		




<div class="content_block" id="custom_post_widget-193851"><div class="d-none d-lg-flex justify-center mt-40 mb-40 bt-3-grey2 bb-3-grey2 pt-15 pb-50">
<div class="mt-20 mr-20"><amp-img decoding="async" src="/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_logo.png" alt="" width="140" height="44" layout="fixed"></amp-img>
<div class="mb-10">
<h3 class="fw-700">Trasparenza, informazione, monitoraggio e
valutazione del PNRR</h3>
Il <span class="fw-700">tuo</span> accesso personalizzato
al Piano nazionale di ripresa e resilienza

</div>
<a class="btn" href="https://www.openpnrr.it">Accedi e monitora</a>

</div>
<div class="mt-30"><a href="https://www.openpnrr.it"><amp-img src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_sito-e1653031804280.png" alt="" width="350" height="235" /></a></div>
</div>
<div class="d-lg-none justify-center flex-align-center text-center mt-40 mb-40 bt-3-grey2 pt-15 bb-3-grey2 pb-10">
<div><amp-img decoding="async" src="/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_logo.png" alt="" width="140" height="44" layout="fixed"></amp-img>
<div class="mb-10">
<h3 class="fw-700">Trasparenza, informazione, monitoraggio e
valutazione del PNRR</h3>
Il <span class="fw-700">tuo</span> accesso personalizzato
al Piano nazionale di ripresa e resilienza

</div>
<a class="btn" href="https://www.openpnrr.it">Accedi e monitora</a>

</div>
<div class="mt-20"><a href="https://www.openpnrr.it"><amp-img src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_sito-e1653031804280.png" alt="" width="350" height="235" /></a></div>
</div></div>


<div id="meloni-sostiene-che-litalia-abbia-raggiunto-tutte-le-scadenze-previste-ribadiamo-che-14-non-possono-essere-considerate-completate" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>In particolare non è sempre stato rispettato quanto richiesto dai <strong>meccanismi di verifica</strong>. Cioè i criteri, sottoscritti da Italia e Ue in un <a href="https://commission.europa.eu/system/files/2021-12/countersigned_-_italy_-_rrf_-_oa_1.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">accordo operativo</a>, con cui la commissione europea valuta il completamento <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-le-milestone-e-i-target-del-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">delle milestone e dei target</a> previsti dal cronoprogramma.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">14 su 55 </span><span style="font-weight: 400">le scadenze europee che al 2 febbraio 2023 risultano ancora non completate, sul totale di quelle previste per il secondo semestre del 2022.</span></p>
			        </section>
		


<p>Le carenze nel raggiungimento di queste scadenze sono per la maggior parte spiegate da lentezze burocratiche e amministrative. È il caso per esempio dell’<strong>assenza di decreti in gazzetta ufficiale</strong> o della mancata adozione di <strong>decreti attuativi</strong>. Formalità dunque, anche se va sottolineato che ritardi nella pubblicazione in gazzetta ufficiale comunque bloccano l’entrata in vigore e l’attuazione degli interventi previsti.</p>



<p>Ma ancora più rilevante è il caso di quelle <strong>scadenze che richiedevano l’effettiva realizzazione di infrastrutture o interventi</strong>. E che non abbiamo considerato conseguite perché non è accessibile alcun documento che dimostri l’avvenuta esecuzione delle azioni previste. In particolare parliamo dei seguenti interventi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://openpnrr.it/scadenze/75/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sostegno al potenziamento delle strutture di sicurezza T1 (cybersicurezza)</a>. È stata comunicata la realizzazione di 7 interventi (rispetto ai 5 richiesti) ma non è disponibile il documento esplicativo richiesto dal meccanismo di verifica;</li>



<li><a href="https://openpnrr.it/scadenze/927/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">attuazione delle attività previste nel piano di potenziamento dei centri per l’impiego (Pes)</a>. Italia domani ha annunciato il completamento in 327 centri ma mancano il monitoraggio e la relazione annuale citate dal meccanismo di verifica;</li>



<li><a href="https://openpnrr.it/scadenze/971/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">realizzazione da parte dei distretti sociali di almeno un progetto di ristrutturazione degli spazi domestici e/o di fornitura di dispositivi Ict alle persone con disabilità</a>. Anche in questo caso, doveva essere completato almeno un progetto per distretto (500 in tutto), di cui non c’è alcuna traccia;</li>



<li><a href="https://openpnrr.it/scadenze/859/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nuovi posti letto negli alloggi per studenti</a>. In questo caso addirittura c’è un avviso pubblico ancora aperto.</li>
</ul>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-ancora-14-le-scadenze-del-2022-non-completate/">Sono ancora 14 le scadenze del 2022 non completate</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-ancora-14-le-scadenze-del-2022-non-completate/">Scadenze del Pnrr di rilevanza europea che risultano ancora non conseguite, tra quelle previste per il secondo semestre del 2022</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    </div>
			        			                                <div id="chart_231182_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_231182_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_231182_tab3"><p>Cliccando su una singola scadenza è possibile accedere alla pagina a essa dedicata su <a href="https://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noopener">OpenPNRR</a>. T3 e T4 si riferiscono alla suddivisione degli interventi tra terzo e quarto trimestre del 2022. Il meccanismo di verifica illustra i criteri per considerare completata una scadenza.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione e dati <a href="https://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noopener">OpenPNRR</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 2 Febbraio 2023)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/sono-ancora-14-le-scadenze-del-2022-non-completate.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-231182"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-231182" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<h3 class="wp-block-heading">Le verifiche di Bruxelles e gli equilibri politici</h3>



<p>Anche durante il governo Draghi avevamo riscontrato delle <a href="https://www.openpolis.it/le-scadenze-del-pnrr-il-rischio-di-confondere-i-desideri-con-la-realta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">criticità</a>, ma l&#8217;Unione europea aveva comunque approvato l’erogazione delle precedenti tranches di fondi. In questo senso va sottolineato che&nbsp;<strong>l’ultima parola sull’invio delle risorse Pnrr agli stati membri spetta alla commissione europea</strong>, il che rende tale decisione prettamente politica.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Il comitato economico e finanziario fornisce alla commissione un parere tecnico che non è vincolante.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-lue-verifica-lattuazione-dei-pnrr-negli-stati-membri/">
                &#8220;Come l&#8217;Ue verifica l&#8217;attuazione dei Pnrr negli stati membri&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		

<div id="anche-se-la-commissione-dovesse-approvare-linvio-di-risorse-resta-un-grave-problema-di-trasparenza" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Finora Bruxelles ha valutato con una certa flessibilità l’operato del nostro paese</strong>&nbsp;sul Pnrr. Una fiducia che non sappiamo ancora se sarà confermata anche al governo Meloni. Al momento infatti la commissione sta valutando la <a href="https://www.italiadomani.gov.it/content/sogei-ng/it/it/news/pnrr--inviata-alla-commissione-ue-richiesta-di-pagamento-della-t.html">richiesta di pagamento</a> per la terza tranche di fondi, la prima inviata dall&#8217;attuale esecutivo. E si pronuncerà solo nei prossimi mesi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gli annunci non bastano</h3>



<p>Al di là di come la commissione valuterà la richiesta del governo Meloni, c’è un&#8217;ulteriore questione cruciale da evidenziare rispetto allo stato di attuazione del piano. Ed è la sempre più grave <strong>mancanza di trasparenza</strong>.</p>



<p>Anche se il governo ha annunciato il raggiungimento degli obiettivi e traguardi previsti infatti, ciò è avvenuto attraverso la <strong>diffusione di scarnissimi comunicati stampa, che non forniscono nessun elemento di dettaglio</strong> utile a fini di monitoraggio.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1024" height="724" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/Screenshot-2023-02-02-alle-16.33.31.jpg" alt="" class="wp-image-231286" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/Screenshot-2023-02-02-alle-16.33.31.jpg 1024w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/Screenshot-2023-02-02-alle-16.33.31-768x543.jpg 768w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/Screenshot-2023-02-02-alle-16.33.31-414x293.jpg 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/Screenshot-2023-02-02-alle-16.33.31-635x449.jpg 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/Screenshot-2023-02-02-alle-16.33.31-350x247.jpg 350w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://www.mef.gov.it/inevidenza/Pnrr-Mef-raggiunge-gli-obiettivi-per-il-secondo-semestre-2022/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicato stampa Mef su raggiungimento scadenze Pnrr</a></figcaption></figure>



<p>Monitorare la realizzazione del Pnrr da fonti ufficiali continua dunque a essere complicato. E non solo per le <a href="https://www.openpolis.it/openpnrr-il-tuo-accesso-personalizzato-al-piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gravi mancanze della piattaforma Italia domani</a> e altre che abbiamo ribadito in <a href="https://www.openpolis.it/perche-chiediamo-al-governo-maggiore-trasparenza-sul-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">diverse occasioni</a>. Ma per l’ambiguità delle informazioni, anche laddove sono disponibili. Spesso infatti non si trovano riferimenti chiari allo stato di attuazione di una scadenza – esempio emblematico su questo è il <a href="https://www.mef.gov.it/attuazione-misure-pnrr/index.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sito del ministero dell’economia</a> – né espliciti su quale sia la milestone o il target interessato da un determinato intervento.</p>



<p>A chiudere il quadro infine, il governo Meloni ha disatteso <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-il-parlamento-valuta-lattuazione-del-pnrr/">l’impegno</a> di presentare entro l’anno la <strong>terza relazione al parlamento</strong> sullo stato di attuazione del Pnrr, come richiesto dalle norme. Il documento era stato <a href="https://www.huffingtonpost.it/economia/2022/12/07/news/lannuncio_di_fitto_da_gennaio_procediamo_con_laggiornamento_del_pnrr_il_contesto_economico_e_mutato-10856321/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">annunciato</a> per la fine di gennaio ma anche questa scadenza non è stata rispettata. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Non è stata proposta nessuna revisione</h3>


<div id="meloni-dice-di-aver-raggiunto-unintesa-con-lue-per-modificare-il-pnrr-ma-litalia-non-ha-inviato-nessuna-proposta-di-revisione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>C&#8217;è poi un <strong>secondo conseguimento</strong> tra quelli rivendicati dal post social di Giorgia Meloni, che riguarda il Pnrr e che è necessario chiarire. Da un lato perché riporta alcune <strong>inesattezze</strong> e dall&#8217;altro perché <strong>semplifica troppo</strong> un processo, quello di revisione del piano, che è ben più complesso.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>È stata raggiunta un&#8217;intesa con la Commissione europea, così come previsto da Regolamenti europei, per la revisione del PNRR. Un importante successo che permetterà una gestione più efficiente dei fondi PNRR, per far fronte alle nuove necessità e priorità scaturite in seguito ai recenti eventi internazionali, come la guerra Ucraina e il caro energia.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.facebook.com/photo/?fbid=740033040823575&#038;set=pcb.740033420823537" target="_blank">&#8211; Giorgia Meloni</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>A oggi <strong>Bruxelles non ha ricevuto né approvato nessuna proposta di modifica del piano italiano</strong>, come invece è successo recentemente per le agende del <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2023/01/17/recovery-fund-council-adopted-update-to-luxembourg-s-national-plan/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lussemburgo</a> e della <a href="https://commission.europa.eu/system/files/2023-01/COM_2023_37_1_EN.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Germania</a>. È evidente che la commissione europea sia aperta alla possibilità di modificare i Pnrr nazionali. Ma questo, almeno per il momento, non è un risultato che il nostro paese ha conseguito. Sostenere di aver raggiunto un&#8217;intesa secondo i regolamenti europei è dunque fuorviante.</p>



<p>Inoltre va spiegato che la possibilità di revisione dei piani nazionali di ripresa e resilienza segue un <strong>processo preciso</strong>, definito nel dettaglio dall’<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32021R0241&amp;from=EN#page=27" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articolo 21 del regolamento Ue 2021/241</a>. Innanzitutto, <strong>le modifiche devono essere giustificate da circostanze oggettive</strong>. L&#8217;esecutivo dunque non potrebbe chiedere di modificare determinati interventi solo in base a valutazioni politiche. Un punto confermato anche dal commissario europeo agli affari economici <strong>Paolo Gentiloni</strong>, il quale <a href="https://www.raiplay.it/video/2022/12/Mezzora-in-piu---Puntata-del-11122022-b4dc448c-6444-4196-92bd-4fd74692953c.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha dichiarato</a> che <strong>l&#8217;Ue è aperta a una proposta italiana di modifica del Pnrr, ma solo sugli investimenti</strong>, non sulle riforme. Interventi, questi ultimi, che per loro natura difficilmente possono subire impedimenti oggettivi, ma solo legati a questioni di volontà.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Le modifiche devono essere giustificate da circostanze oggettive, per le quali non è più possibile realizzare i traguardi e gli obiettivi inizialmente previsti.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/quanto-e-come-puo-essere-modificato-il-pnrr/">
                &#8220;Quanto e come può essere modificato il Pnrr&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p>In secondo luogo, è importante sottolineare che <strong>la decisione di avallare o meno una revisione non spetta solo alla commissione</strong>. In caso di parere positivo da parte dell&#8217;organo esecutivo infatti sta al <strong>consiglio europeo</strong> &#8211; composto dai 27 capi di stato o di governo dei paesi membri &#8211; approvare in via definitiva la proposta.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La questione energetica</h3>



<p>Infine è necessario spiegare l&#8217;ultimo passaggio toccato da questa dichiarazione di Meloni. Cioè quello in cui viene indicato, come obiettivo delle eventuali modifiche al Pnrr italiano, la <strong>gestione delle complicazioni dovute al caro energia</strong>. Una conseguenza della guerra tra Russia e Ucraina.</p>


<div id="lue-inoltre-a-breve-richiedera-a-tutti-i-paesi-coinvolti-di-modificare-i-pnrr-per-far-fronte-al-caro-energia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_34017a8a6b5821276196935037c016ff" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Tutti i paesi Ue accedono al RepowerEu.</p>
			        </section>
		</div>



<p>È proprio per far fronte a queste difficoltà che <strong>l&#8217;Unione europea ha ideato il <a href="https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/priorities-2019-2024/european-green-deal/repowereu-affordable-secure-and-sustainable-energy-europe_it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">RepowerEu</a></strong>. Un piano per rendere tutti i paesi membri più indipendenti dal punto di vista energetico e promuovere un sempre maggior ricorso a fonti di energie rinnovabili. La decisione a livello europeo è stata quella di <a href="https://commission.europa.eu/system/files/2023-02/C_2023_876_1_annexe_EN_0.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">integrare le misure previste</a> dal RepowerEu, che dovrebbe diventare operativo a breve, come <strong>capitolo aggiuntivo nei piani nazionali di ripresa e resilienza</strong>. Tutti gli stati Ue quindi, non solo l&#8217;Italia, dovranno implementare il RepowerEu nei rispettivi Pnrr, presentando le proprie proposte di integrazione. Modifiche che poi dovranno comunque essere validate dalla commissione prima e dal consiglio poi.</p>



<p>In conclusione, <strong>attualmente non ci sono le condizioni per sostenere che Bruxelles abbia approvato una revisione del Pnrr italiano</strong>. E se e quando una revisione dovesse essere presentata e validata, qualora riguardasse solo le misure in materia energetica, non sarà comunque un conseguimento solo italiano, ma il risultato di una richiesta dell&#8217;Ue che riguarda tutti gli stati coinvolti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il nostro osservatorio sul Pnrr</h3>



<p>Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico&nbsp;<strong>OpenPNRR</strong>, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (<a href="https://www.openpolis.it/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vedi tutti gli articoli</a>). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma&nbsp;<a href="https://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">openpnrr.it</a>, che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/i-nostri-open-data-per-il-monitoraggio-del-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">open data</a>&nbsp;che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;data journalism&nbsp;o anche per semplice consultazione.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.governo.it/it/media/incontro-con-il-presidente-della-commissione-europea/21448" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Governo</a> &#8211; <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/perche-gli-annunci-di-meloni-sul-pnrr-sono-inesatti/">Perché gli annunci di Meloni sul Pnrr sono inesatti</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cosa pensano i cittadini dell&#8217;Unione europea</title>
		<link>https://www.openpolis.it/cosa-pensano-i-cittadini-dellunione-europea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 May 2022 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=189051</guid>

					<description><![CDATA[<p>Analizzando i dati raccolti nell'ultimo sondaggio Eurobarometro, abbiamo fatto un punto sulla percezione dell'Ue a 72 anni dalla dichiarazione Schuman. Per capire se i cittadini si sentono parte dell'Unione e hanno fiducia nelle sue istituzioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/cosa-pensano-i-cittadini-dellunione-europea/">Cosa pensano i cittadini dell&#8217;Unione europea</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 9 maggio ricorrerà l&#8217;anniversario della <a href="https://european-union.europa.eu/principles-countries-history/history-eu/1945-59/schuman-declaration-may-1950_it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">dichiarazione Schuman</a> del 1950, considerata l&#8217;<strong>atto di nascita dell&#8217;Unione europea</strong>. In quella data, il ministro degli esteri francese proponeva la creazione di una <strong>comunità europea del carbone e dell&#8217;acciaio</strong> comune agli stati membri &#8211; che allora erano Francia, Italia, Germania occidentale, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo.</p>
<p>A distanza di <strong>72 anni</strong> l&#8217;Unione ha visto una notevole espansione a livello geografico ed è oggi composta da 27 stati membri. Le istituzioni si sono nel frattempo moltiplicate ed è sempre più forte la volontà di formare un&#8217;identità comune. Ma cosa pensano, nel 2022, i cittadini degli stati membri dell&#8217;Unione europea?</p>
<h3>La percezione del funzionamento dell&#8217;Ue</h3>
<p>Dai dati raccolti nell&#8217;inverno 2022 nel <strong>sondaggio Eurobarometro</strong>, che monitora l&#8217;opinione pubblica all&#8217;interno dell&#8217;Ue, emerge innanzitutto che <strong>molti cittadini dell&#8217;Unione non sono realmente consapevoli del funzionamento delle varie istituzioni</strong>. Appena il 13% dei partecipanti ha infatti dichiarato di avere a riguardo una conoscenza solida, il 45% moderata.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">39% </span>dei circa 27mila partecipanti al sondaggio Eurobarometro sostiene di non sapere come funzioni l&#8217;Ue (2022).</p>
			        </section>
		</p>
<p>C&#8217;è da questo punto di vista una certa eterogeneità. Ad esempio in <strong>Lussemburgo</strong> la quota di persone che dichiara di avere una conoscenza ottima o buona del funzionamento dell&#8217;Ue si attesta al 76%. Seguono sotto questo aspetto la Polonia e la Svezia (entrambe con il 74%) e l&#8217;Irlanda (70%). Mentre le quote più basse si registrano in <strong>Bulgaria</strong> (49%), Spagna (54%) e Malta (56%).</p>
<p>Per quanto riguarda invece la<strong> fiducia riposta nelle istituzioni</strong>, questa è espressa da meno della metà dei partecipanti (47%). Anche in questo caso con differenze significative tra i vari stati. Si va da una fiducia molto elevata in <strong>Portogallo</strong> (69%) a una molto bassa in <strong>Francia</strong> (32%).</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-meta-dei-cittadini-ue-ha-fiducia-nel-parlamento-europeo/">La metà dei cittadini Ue ha fiducia nel parlamento europeo</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-meta-dei-cittadini-ue-ha-fiducia-nel-parlamento-europeo/">La quota di cittadini Ue che hanno o non hanno fiducia (o non sanno) nelle varie istituzioni europee (2022)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             aria-labelledby="chart_190575_tab3"><p>Il sondaggio Eurobarometro è stato coordinato dalla commissione europea e svolto nel periodo tra il 18 gennaio e il 7 febbraio del 2022. In totale hanno partecipato al sondaggio 26.696 persone provenienti dai 27 paesi dell&#8217;Ue.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/2553" target="_blank" rel="noopener">Eurobarometro</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 29 Aprile 2022)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-190575"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-190575" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Tra le singole istituzioni, la fiducia maggiore è riposta nel <strong>parlamento europeo</strong> (50%), mentre nella <strong>banca centrale europea</strong> il 43% dei partecipanti dichiara di non riporre fiducia (si tratta della quota più elevata). È comunque importante sottolineare che il parlamento è l'unica istituzione dell'Ue a essere eletta direttamente dai cittadini dei paesi membri.</p>
<p>In tutti questi casi si può osservare una<strong> forte sfiducia da parte dei partecipanti di nazionalità greca</strong>. Il 54% infatti sostiene di non fidarsi del parlamento europeo (contro una media del 39%). Una quota che sale al 55% nel caso del consiglio europeo e al 62% per la commissione Ue. Per quanto riguarda la banca centrale, tale sfiducia emerge nelle risposte di oltre 2 intervistati su 3.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">70% </span>dei partecipanti greci non ha fiducia nella banca centrale europea (contro una media del 43%).</p>
			        </section>
		</p>
<p>È importante evidenziare che i greci sono stati vittima di durissime misure di austerity in seguito alla crisi del debito del 2009 e che questo probabilmente ha contribuito a generare una forte sfiducia nei confronti delle istituzioni europee, soprattutto quelle finanziarie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il futuro dell'Ue</h3>
<p>In generale, analizzando i risultati del sondaggio, sembrerebbe esserci un <strong>relativo ottimismo rispetto al futuro prossimo dell'Unione</strong>. Il 62% dei partecipanti si dichiara molto o moderatamente ottimista, mentre il 35% è pessimista. Il pessimismo maggiore si rileva in <strong>Grecia</strong> (53%) e in Francia (46%). Mentre risulta particolarmente contenuto in Irlanda (10%) e Portogallo (20%).</p>
<p>Per quanto riguarda invece le <strong>principali priorità percepite dai partecipanti</strong>, al primo posto troviamo la <strong>questione climatica</strong>, considerata una sfida centrale dal 26% dei partecipanti.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/clima-e-inflazione-le-priorita-principali-per-i-cittadini-ue/">Clima e inflazione le priorità principali per i cittadini Ue</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/clima-e-inflazione-le-priorita-principali-per-i-cittadini-ue/">Le priorità Ue indicate dai partecipanti al sondaggio Eurobarometro (2022)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/clima-e-inflazione-le-priorita-principali-per-i-cittadini-ue/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="675" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="675" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/05/clima-e-inflazione-le-priorita-principali-per-i-cittadini-ue.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/clima-e-inflazione-le-priorita-principali-per-i-cittadini-ue/">Clima e inflazione le priorità principali per i cittadini Ue - Le priorità Ue indicate dai partecipanti al sondaggio Eurobarometro (2022)</a></div>
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			        			                                <div id="chart_190692_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_190692_tabpanel3"
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                             aria-labelledby="chart_190692_tab3"><p>Ogni partecipante poteva scegliere due risposte, per cui il totale è superiore al 100% (sono stati escluse le risposte alternative e i &#8220;non lo so&#8221;). Il sondaggio Eurobarometro è stato coordinato dalla commissione europea e svolto nel periodo tra il 18 gennaio e il 7 febbraio del 2022. In totale hanno partecipato al sondaggio 26.696 persone provenienti dai 27 paesi dell&#8217;Ue.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/2553" target="_blank" rel="noopener">Eurobarometro</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 29 Aprile 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/05/clima-e-inflazione-le-priorita-principali-per-i-cittadini-ue.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="clima-e-inflazione-le-priorita-principali-per-i-cittadini-ue"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-190692"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-190692" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Segue da questo punto di vista <strong>l'aumento dei prezzi e del costo della vita e l'inflazione</strong> (24%). Al terzo posto invece troviamo invece <strong>l'immigrazione</strong> (22%). Rispetto a quest'ultimo tema, la situazione è molto diversificata. Si va dal 61% nel caso dei partecipanti ciprioti all'11% nel caso dei rumeni.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Le questioni economiche sono maggiormente sentite al sud e a est del continente.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>In generale <strong>nei paesi dell'Europa orientale e meridionale sembrano essere più sentiti i problemi economici come la disoccupazione</strong> (che tocca il 21% tra i partecipanti italiani e il 17% tra gli spagnoli) <strong>e l'inflazione</strong> (considerata preoccupante dal 35% dei cechi e dal 33% dei croati). Mentre nei paesi del nord Europa risalta soprattutto la preoccupazione per il cambiamento climatico (indicata da più del 50% dei partecipanti danesi, olandesi e svedesi). Dei risultati che si dimostrano in linea con le condizioni economiche dei paesi in questione.</p>
<h3>Quanto si sentono europei i cittadini degli stati membri?</h3>
<p><strong>Il 58% dei partecipanti dichiara di sentire un legame con l'Ue</strong> (mentre il 40% si esprime negativamente). Anche in questo caso, sono i partecipanti greci a mostrare il maggiore scetticismo (il 60% esprime un parere negativo).</p>
<p>Il 71% dichiara di sentirsi cittadino europeo. Un dato quest'ultimo che scende al 52% in <strong>Bulgaria</strong> e invece supera l'80% in Portogallo, Malta, Germania, Estonia, Irlanda, Spagna, Lussemburgo e Ungheria.</p>
<p><strong>Perlopiù la percezione è che l'Ue tuteli gli interessi degli stati membri</strong> - anche se si tratta di un dato molto variabile, che supera il 70% in Portogallo, Irlanda e Lussemburgo e si attesta invece intorno al 30% nel caso di Cipro e Grecia. Non sono pochi però anche i cittadini che ritengono che la propria nazione avrebbe un futuro migliore fuori dall'Unione.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-rumeni-primi-in-ue-per-percezione-di-un-futuro-migliore-fuori-dallunione/">I rumeni primi in Ue per percezione di un futuro migliore fuori dall&#8217;Unione</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-rumeni-primi-in-ue-per-percezione-di-un-futuro-migliore-fuori-dallunione/">La quota di partecipanti al sondaggio Eurobarometro che pensano che il loro paese avrebbe un futuro migliore fuori dall'Ue (2022)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_190699_tab3"><p>Il sondaggio Eurobarometro è stato coordinato dalla commissione europea e svolto nel periodo tra il 18 gennaio e il 7 febbraio del 2022. In totale hanno partecipato al sondaggio 26.696 persone provenienti dai 27 paesi dell&#8217;Ue.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/2553" target="_blank" rel="noopener">Eurobarometro</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 29 Aprile 2022)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-190699"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Sono soprattutto alcuni stati dell'Europa settentrionale - in particolare Danimarca, Estonia e Paesi Bassi - a registrare le quote più elevate di persone che ritengono che il loro paese non avrebbe possibilità migliori fuori dall'Ue (considerando cumulativamente quelli che si dichiarano completamente e moderatamente d'accordo).</p>
<p>Mentre in alcuni paesi dell'Europa orientale e centrale risulta particolarmente elevata la percentuale di partecipanti che si esprimono, su questo, in modo negativo. In particolare la <strong>Romania</strong>, dove il 41% considera migliore un futuro fuori dall'Ue. Ma anche la Slovenia, dove la cifra si attesta al 39%, e la Polonia (37%).</p>
<h3>Gli italiani e la percezione dell'Ue</h3>
<p>Come si posiziona il nostro paese rispetto alle questioni analizzate nel sondaggio e rispetto agli altri stati membri?</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>I partecipanti italiani considerano la salute una sfida fondamentale per il futuro dell'Ue.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Generalmente i partecipanti italiani (un totale di 1.020 persone) hanno espresso <strong>maggiori preoccupazioni per le condizioni economiche proprie, del proprio paese e dell'Unione europea nel suo complesso</strong>, rispetto alla media dei vari paesi. Emerge chiaramente una preoccupazione rispetto al problema della disoccupazione (21% tra gli italiani rispetto a una media dell'8%) e dell'economia in generale (30% contro il 21%). Ma spicca anche la <strong>salute</strong>, considerata una sfida dal 33% dei partecipanti di nazionalità italiana, contro il 21% della media europea.</p>
<p>In linea di massima <strong>la fiducia nelle istituzioni europee sembrerebbe leggermente superiore rispetto alla media</strong> (tranne nel caso della banca centrale, per cui risulta uguale), mentre si dimostra inferiore (44% rispetto al 58% di media) la conoscenza del funzionamento dell'Ue.</p>
<p><strong>È invece lievemente al di sotto della media l'attaccamento all'Ue</strong> (52% contro il 58%) e in generale al concetto di Europa (55% contro il 67%). Come anche il sentirsi cittadini Ue (60% contro il 71%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/@antoine_schibler" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Antoine Schibler</a> - <a href="https://unsplash.com/license" target="_blank" rel="noopener noreferrer">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/cosa-pensano-i-cittadini-dellunione-europea/">Cosa pensano i cittadini dell&#8217;Unione europea</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il bilancio europeo della cooperazione per i prossimi sette anni</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-bilancio-europeo-della-cooperazione-per-i-prossimi-sette-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jan 2021 14:18:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=115693</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2021 nasce il neighbourhood, development and international cooperation instrument (Ndici). Un passaggio importante per la politica europea di cooperazione, su cui tuttavia permangono alcune criticità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-bilancio-europeo-della-cooperazione-per-i-prossimi-sette-anni/">Il bilancio europeo della cooperazione per i prossimi sette anni</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con il 2021 viene inaugurato il <em>neighbourhood, development and international cooperation instrument</em> (Ndici), ovvero il fondo con cui verrà gestita la politica europea di cooperazione per i prossimi 7 anni.</p>
<p><strong>Si tratta di uno strumento nuovo, su cui parlamento e consiglio hanno appena trovato un accordo</strong>, ma che deve ancora concludere il proprio percorso normativo. <strong>Una novità nel complesso positiva per la politica di cooperazione europea e più in generale per l&#8217;azione esterna dell&#8217;Unione, che tuttavia contiene alcuni elementi critici.</strong></p>
<h3>Il superamento dell&#8217;european development fund</h3>
<p>Fino al 2020 la politica europea di cooperazione era gestita attraverso l&#8217;<strong><em>european development fund</em></strong> (Edf), un fondo che negli anni 2014-2020 aveva raggiunto la sua undicesima edizione, con un finanziamento di circa 30 miliardi di euro.</p>
<p>Oltre a un budget non particolarmente elevato <strong>il principale problema dell&#8217;Edf era quello di essere uno strumento intergovernativo</strong>. Infatti nonostante la maggior parte dei fondi fossero gestiti direttamente dalla commissione europea, questi non erano inseriti all&#8217;interno del bilancio pluriennale europeo.</p>
<p>        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Leggi</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.europarl.europa.eu/EPRS/EPRS-IDA-542140-European-Development-Fund-FINAL.pdf" target="_blank" rel="noopener">Joint development cooperation and the EU budget: out or in?</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		<br />
        <section class="blockquote">
							<p>Un altro passo avanti per la politica estera e di difesa comune.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Certo negli anni sono stati compiuti dei passi avanti per allineare il più possibile questo strumento al resto del bilancio dell&#8217;Unione. <strong>Un percorso che seguiva in qualche modo quello del servizio europeo per l&#8217;azione esterna</strong> e dell&#8217;alto rappresentante dell&#8217;Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza che solo con il trattato di Amsterdam (2009) è diventato a tutti gli effetti un membro della commissione europea.</p>
<p>Ciononostante l&#8217;Edf rimaneva uno strumento di natura intergovernativa e il potere di intervento del parlamento europeo era decisamente limitato su questo settore. Proprio per questo è da tempo che si dibatte dei limiti dell&#8217;Edf. Fino ad oggi tuttavia i governi si erano opposti a rinunciare alla struttura intergovernativa di questo strumento.</p>
<h3>La nascita del neighbourhood, development and international cooperation instrument</h3>
<p><strong>La svolta è arrivata a giugno 2018 quando la commissione Ue ha presentato una <a href="https://www.europarl.europa.eu/thinktank/it/document.html?reference=EPRS_BRI%282018%29628251" target="_blank" rel="noopener noreferrer">proposta</a> che prevedeva la nascita del <em>neighbourhood, development and international cooperation instrument.</em></strong> Uno strumento che sarebbe dovuto rientrare nel bilancio generale con una dotazione di 89,2 miliardi di euro. L&#8217;anno successivo il parlamento ha adottato in prima lettura la sua posizione, confermando la struttura proposta dalla commissione ma richiedendo un ruolo più rilevante del parlamento, una maggiore attenzione alla tutela dei diritti umani e un aumento dei fondi complessivi di circa 4 miliardi.</p>
<p>La posizione del parlamento è stata quindi presa in carico dal consiglio, come prevedono le regole europee per la formazione del bilancio, ed <strong>è iniziata una fase di contrattazione tra i due organi europei. Un percorso che si è concluso lo scorso 17 dicembre, con l&#8217;accordo raggiunto da consiglio e parlamento</strong>. A questo punto dunque si attende solamente che i due organi adottino formalmente il testo di legge.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Today&#8217;s agreement sends a strong signal to our partners on the role of Europe as a leading global player in the international scene and its commitment to continue being a reliable partner.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_20_2453" target="_blank">- L'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la sicurezza comune Josep Borrell</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<h3>Il Ndici e il bilancio pluriennale europeo</h3>
<p>Nonostante il testo definitivo debba ancora essere approvato struttura e ammontare complessivo del Ndici sono a questo punto consolidate.</p>
<p>        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Guarda l&#8217;infografica</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.consilium.europa.eu/en/infographics/mff2021-2027-ngeu-final/" target="_blank" rel="noopener">sul bilancio europeo 2021-2027</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		</p>
<p>Il <em>neighbourhood, development and international cooperation instrument</em> rientra all&#8217;interno del titolo sesto del <em>multiannual financial framework</em> 2021-2027, intitolato <em>neighbourhood and the world</em>. Si tratta sostanzialmente dei <strong>fondi europei per l&#8217;azione esterna, che in gran parte sono destinati proprio al Ndici.</strong></p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">71,93% </span>la quota di budget del Ndici all&#8217;interno del titolo sesto (neighbourhood and the world) del bilancio pluriennale europeo.</p>
			        </section>
		</p>
<p>I fondi stanziati per questo strumento sono purtroppo inferiori rispetto a quelli indicati dalla <a href="https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/about_the_european_commission/eu_budget/1_en_act_part1_v9.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">commissione</a> a maggio 2020. In conclusione dei negoziati infatti, sono stati confermati gli stanziamenti indicati dal consiglio europeo, che prevedono per il Ndici <strong>una dotazione finanziaria di 70,8 miliardi di euro (a prezzi costanti 2018 &#8211; 79,5 miliardi a prezzi correnti) distribuiti in 7 anni.</strong></p>
<p>        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Le conclusioni adottate dal</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.consilium.europa.eu/media/45109/210720-euco-final-conclusions-en.pdf#page=56" target="_blank" rel="noopener">Consiglio europeo</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		<br />
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>È un buon accordo. È un accordo solido. Ma è soprattutto l&#8217;accordo giusto per l&#8217;Europa in questo momento.<br />
&nbsp;</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/meetings/european-council/2020/07/17-21/" target="_blank">- Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel.</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<h3>La struttura del Ndici</h3>
<p>Il Ndici è ripartito in quattro voci principali di cui due più propriamente programmatiche e due che stanziano fondi per eventi non del tutto definibili o programmabili a priori. <strong>La voce principale è quella destinata a programmi geografici in aree predefinite.</strong></p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">76% </span>delle risorse del neighbourhood, development and international cooperation instrument sono destinate a progetti con una precisa destinazione geografica.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Si tratta di <strong>53,8 miliardi di cui almeno 17,2 miliardi (31,9%) da destinare a paesi del vicinato europeo e 26 miliardi (48,3%) ai paesi dell&#8217;Africa sub-sahariana.</strong></p>
<p>Un altra voce importante è quella relativa ai<strong> programmi tematici per cui sono previsti 5,6 miliardi (8% del Ndici)</strong>. Con questi fondi dovranno essere finanziati programmi per la promozione dei diritti umani, della democrazia, della pace e della stabilità internazionale.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-sono-ripartiti-i-fondi-per-la-cooperazione-nel-bilancio-europeo/">Come sono ripartiti i fondi per la cooperazione nel bilancio europeo</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-sono-ripartiti-i-fondi-per-la-cooperazione-nel-bilancio-europeo/">La composizione del Neighbourhood, developmentand international cooperation instrument nel bilancio pluriennale 2021-2027.</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong><a href="https://www.consilium.europa.eu/media/45109/210720-euco-final-conclusions-en.pdf#page=56" target="_blank" rel="noopener">Consiglio europeo</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 18 Gennaio 2021)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-119357"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-119357" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/come-sono-ripartiti-i-fondi-per-la-cooperazione-nel-bilancio-europeo/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>

                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p><strong>Infine vengono allocati 2,8 miliardi per le azioni a risposta rapida (come emergenze o crisi umanitarie) e 8,4 miliardi per fornire all'Unione le risorse per rispondere prontamente a sfide emergenti e non prevedibili.</strong></p>
<p>Il Ndici rappresenta dunque un notevole passo avanti per la politica europea di cooperazione. Se non altro perché facendo rientrare questi importi nel bilancio pluriennale si fornisce al parlamento europeo un pieno potere di controllo sui fondi destinati a questo settore.</p>
<p>Particolarmente positivo inoltre è che parlamento e consiglio abbiano trovato un accordo sul <strong>vincolare la gran parte dei fondi del Ndici a progetti che rientrano nei parametri Ocse-Dac per l'aiuto pubblico allo sviluppo.</strong></p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">93% </span>dei fondi del Ndici dovrà rispettare i parametri Ocse Dac sull'aiuto pubblico allo sviluppo.</p>
			        </section>
		</p>
<h3>Nonostante i passi avanti permangono le criticità</h3>
<p><strong>Tuttavia l'accordo tra le due istituzioni ha portato anche a una considerevole riduzione del budget. Inoltre un aspetto particolarmente preoccupante riguarda le condizionalità previste sulla politica migratoria.</strong> Si tratta di una norma inserita già nella <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=COM%3A2018%3A460%3AFIN" target="_blank" rel="noopener noreferrer">prima proposta della commissione</a> che prevede che una parte consistente delle risorse debba essere destinata a contribuire alla politica migratoria europea.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://concordeurope.org/resource/eu-seven-year-development-aid-instrument-finally-agreed-but-tarnished-by-eu-migration-politics/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi il comunicato stampa di<br><strong>Concord</strong></a>.</p>
        </section>
		<br />
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>We have said it before – any kind of migration conditionality is wrong. Development assistance must help to reduce poverty and inequalities in partner countries; it must support the most marginalised people and contribute to achieving the 2030 Agenda.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://concordeurope.org/resource/eu-seven-year-development-aid-instrument-finally-agreed-but-tarnished-by-eu-migration-politics/" target="_blank">- Tanya Cox, direttrice di Concord</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p><strong>Il timore, espresso dalla società civile, ma anche dallo stesso parlamento, è che queste risorse possano servire ad alimentare politiche incentrate sulle cosiddette condizionalità negative verso i paesi di origine o di transito dei migranti.</strong> Politiche basate sull'esternalizzazione delle frontiere, da perseguire con tutti mezzi e spesso mettendo a rischio i diritti umani, oppure come forma di pressione e condizionamento per l’erogazione di risorse per la cooperazione allo sviluppo.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">10% </span>dei fondi del Ndici dovranno essere destinati a progetti che contribuiscono alla politica migratoria europea.</p>
			        </section>
		</p>
<p><strong>Certo per quanto rilevante si tratta di una quota minoritaria degli importi in questione. Tuttavia resta il fatto politico</strong> che i fondi per l'aiuto pubblico allo sviluppo dovrebbero avere come scopo di ridurre povertà e ineguaglianza senza imporre condizioni ai paesi partner. Si tratta a tutti gli effetti di <strong>un presupposto sbagliato che rischia di minare in partenza la credibilità della nuova politica europea di cooperazione.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto Credit: <a href="https://eeas.europa.eu/headquarters/headquarters-homepage/68809/eu-supports-project-provide-solar-powered-kiosks-lesothos-rural-women-entrepreneurs_en" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Eu external action service</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-bilancio-europeo-della-cooperazione-per-i-prossimi-sette-anni/">Il bilancio europeo della cooperazione per i prossimi sette anni</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Italia è ancora lontana dall&#8217;obiettivo Ue sul lavoro</title>
		<link>https://www.openpolis.it/litalia-e-ancora-lontana-dallobiettivo-ue-sul-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2019 07:18:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=40942</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2018 l'occupazione è ritornata al livello del 2008, ma mancano ancora 4 punti al target 2020. Persistono profonde differenze regionali e difficoltà per donne e giovani ad accedere al mondo del lavoro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-ancora-lontana-dallobiettivo-ue-sul-lavoro/">L&#8217;Italia è ancora lontana dall&#8217;obiettivo Ue sul lavoro</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Continuano insieme ad <a href="https://www.agi.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Agi</a> gli speciali di <a href="https://www.openpolis.it/cosa/focus-europa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Focus Europa</a>, una serie di approfondimenti con cui nel corso di quest’anno racconteremo l’attività delle istituzioni Ue e la posizione dell’Italia in Europa. Dalle infrazioni europee al raggiungimento degli obiettivi di <a href="https://ec.europa.eu/info/business-economy-euro/economic-and-fiscal-policy-coordination/eu-economic-governance-monitoring-prevention-correction/european-semester/framework/europe-2020-strategy_it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Agenda 2020</a>.</p>
<p>Manca poco più di un mese alle elezioni del parlamento europeo e le forze politiche in campo stanno entrando nel vivo della campagna elettorale. <strong>Uno dei temi su cui si giocherà la corsa per le europee sarà sicuramente il lavoro</strong>, al centro del dibattito pubblico e politico degli ultimi 10 anni.</p>
<p>        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Occupazione 2020</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/04/Report-occupazione-2020.pdf" target="_blank" rel="noopener">Leggi il report completo</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		</p>
<p>Vista l&#8217;importanza dell&#8217;argomento, è necessario fare chiarezza sui dati e sul contesto attuale in cui si discute di occupazione. In questo senso, un punto di partenza ineludibile è Europa 2020, la strategia per la crescita adottata nel 2010 dalle istituzioni Ue.</p>
<p>        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Europa 2020 stabilisce alcuni obiettivi misurabili da raggiungere nel corso del decennio: dall’aumento dell’occupazione alla lotta al cambiamento climatico, dalla promozione di istruzione e ricerca al contrasto della povertà e dell’esclusione sociale.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-europa-2020/">
                "Che cos&#8217;è Europa 2020"</a></span>

            </div>
        </section>
		</p>
<p><strong>Il primo obiettivo di Europa 2020 è il conseguimento di un tasso di occupazione del 75% della popolazione tra i 20 e i 64 anni.</strong> Questo target generale è stato tradotto dagli stati in target nazionali, individuati in base alle rispettive situazioni economiche e sociali di partenza. L&#8217;obiettivo fissato per l&#8217;Italia è il raggiungimento del 67% di occupati entro il 2020. A un anno dal termine stabilito quasi dieci anni fa, <strong>il nostro paese è ancora distante dal suo target ed è tra gli ultimi per livello di occupazione</strong> in Europa insieme ad altri stati del sud.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-si-intende-per-occupati-disoccupati-e-inattivi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Che cosa si intende per occupati, disoccupati e inattivi.<br />
<br><strong>Leggi</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<h3>Quanto si lavora in Europa e in Italia</h3>
<p>Come primo passo nell&#8217;analisi dell&#8217;obiettivo su occupazione, è interessante verificare a che punto sia l’Ue e se la strada verso una ripresa economica e sociale effettiva sia ugualmente condivisa da tutti i membri dell’Unione.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-al-penultimo-posto-per-tasso-di-occupazione-in-ue/">Italia al penultimo posto per tasso di occupazione in Ue</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-al-penultimo-posto-per-tasso-di-occupazione-in-ue/">Percentuali di persone occupate negli stati membri dell'Ue (2017)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
                    <div id="chart_39758_tab1" role="tab" aria-controls="chart_39758_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/italia-al-penultimo-posto-per-tasso-di-occupazione-in-ue/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="1042" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="1042" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/04/italia-al-penultimo-posto-per-tasso-di-occupazione-in-ue.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-al-penultimo-posto-per-tasso-di-occupazione-in-ue/">Italia al penultimo posto per tasso di occupazione in Ue - Percentuali di persone occupate negli stati membri dell'Ue (2017)</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_39758_tab3"><p>Percentuale di occupati sul totale della popolazione tra i 20 e i 64 anni. Sono considerate occupate tutte le persone che durante la settimana di osservazione hanno svolto almeno un’ora di lavoro retribuito o erano assenti solo temporaneamente dal lavoro.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>dati Eurostat elaborazione agi-openpolis

&nbsp;                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 1 Febbraio 2019)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-39758"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-39758" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			<br />
        <section class="blockquote">
							<p>Nel 2017, il tasso di occupazione in Italia era il più basso dopo quello della Grecia.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p><strong>I lavoratori in Ue, nel 2017, corrispondono al 72,2%</strong> della popolazione tra i 20 e i 64 anni, a 2,8 punti di distanza dal target 2020. Rispetto a questo dato generale, i dati nazionali rivelano ampie disparità tra i membri dell'Unione. <strong>L'Italia presenta una percentuale di lavoratori al di sotto della media Ue di 10 punti percentuali.</strong></p>
<p>Tuttavia, è interessante notare che rispetto ai primi anni di crisi economica, <strong>ci sono stati dei miglioramenti nella situazione occupazionale del nostro paese negli ultimi anni.</strong></p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-2014-cresce-loccupazione-in-italia-ma-e-ancora-lontana-dallobiettivo-2020/">Dal 2014 cresce l&#8217;occupazione in Italia, ma è ancora lontana dall&#8217;obiettivo 2020</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-2014-cresce-loccupazione-in-italia-ma-e-ancora-lontana-dallobiettivo-2020/">Andamento (2008-2018) del tasso di occupazione in Italia</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_40970_tab3"><p>Percentuali di occupati tra i 20-64 anni in Italia dal 2008 al 2018.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>dati Istat elaborazione agi-openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/04/dal-2014-cresce-loccupazione-in-italia-ma-e-ancora-lontana-dallobiettivo-2020.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="dal-2014-cresce-loccupazione-in-italia-ma-e-ancora-lontana-dallobiettivo-2020"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-40970"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-40970" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Dall'inizio della recessione nel 2008, il tasso di occupazione in Italia si è ridotto di anno in anno, fino a raggiungere nel 2013 il livello più basso del decennio. Dall'anno successivo, ha invece preso il via un aumento costante dell'occupazione, che nel 2018 è tornata al livello pre-crisi. <strong>Restano tuttavia ancora 4 punti di distanza, per raggiungere il target</strong> fissato per il 2020.</p>
<h3>I lavoratori a rischio povertà</h3>
<p>La ripresa del livello di occupazione in Italia in anni recenti è un dato positivo, ma va osservato all'interno di un contesto più ampio che valuti gli aspetti qualitativi di questa crescita. In seguito alla crisi economica, <strong>sono aumentate le persone che pur avendo un lavoro guadagnano meno del 60% del reddito mediano nazionale e che per questo sono considerati a rischio povertà.</strong></p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-aumenta-di-3-punti-il-tasso-di-occupati-a-rischio-poverta/">In Italia aumenta di 3 punti il tasso di occupati a rischio povertà</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-aumenta-di-3-punti-il-tasso-di-occupati-a-rischio-poverta/">percentuali dei lavoratori a rischio povertà nei paesi Ue membri del G7 (2008-2017)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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			        			                                <div id="chart_39984_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_39984_tabpanel3"
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                             aria-labelledby="chart_39984_tab3"><p>I dati mostrano per i 4 paesi Ue membri del G7, l&#8217;andamento 2008-2017 del tasso di occupazione a rischio povertà sul totale degli occupati tra i 18 e i 64 anni. Per Eurostat una persona è a rischio povertà se guadagna (anche dopo i trasferimenti sociali) meno del 60% del reddito mediano nazionale.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>dati Eurostat elaborazione agi-openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 13 Marzo 2019)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/04/in-italia-aumenta-di-3-punti-il-tasso-di-occupati-a-rischio-poverta.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="in-italia-aumenta-di-3-punti-il-tasso-di-occupati-a-rischio-poverta"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-39984"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-39984" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>L'occupazione a rischio povertà è cresciuta in tutti i paesi considerati. Tra questi, <strong>l'Italia presenta la variazione più ampia di questo fenomeno, con un aumento dei lavoratori a rischio povertà di 3,2 punti percentuali dal 2008 al 2018.</strong></p>
<h3>Quanto si lavora nelle regioni italiane</h3>
<p>Per valutare in modo completo la situazione occupazionale del nostro paese, è necessario analizzare la questione a livello regionale. Storicamente, in Italia esistono gravi discrepanze tra le regioni, riguardo le condizioni economiche e sociali. In questo senso, il tasso di occupazione non costituisce un'eccezione.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-divario-tra-nord-e-sud-italia-sul-tasso-di-occupazione/">Il divario tra nord e sud Italia sul tasso di occupazione</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-divario-tra-nord-e-sud-italia-sul-tasso-di-occupazione/">Percentuali di occupati nelle regioni italiane (2018)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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			        			                                <div id="chart_40063_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_40063_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_40063_tab3"><p>Percentuale di occupati sul totale della popolazione tra i 20 e i 64 anni nel 2018.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>dati Istat elaborazione agi-openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-40063"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-40063" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Dal grafico emerge un grave disparità tra le regioni del nord, tutte al di sopra della media italiana del 63% e le regioni del sud, che presentano i livelli di occupazione più bassi del paese.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">35 </span>i punti di differenza tra la percentuale di occupati a Bolzano e quella in Sicilia nel 2018.</p>
			        </section>
		</p>
<p><strong>Il lavoro divide l'Italia in due, tra il nord che sembra essere uscito dalla crisi economica e il sud che continua a retrocedere.</strong></p>
<h3>Divario occupazionale di genere</h3>
<p>In tutta Europa, le donne rappresentano uno dei gruppi più danneggiati dalla crisi economica e finanziaria del 2008 e, solo in anni recenti, il livello di occupazione femminile ha ricominciato a crescere. Nonostante questo miglioramento, è necessario sottolineare che <strong>in tutti i paesi Ue la disparità uomo-donna nella partecipazione al mercato del lavoro continua ad essere elevata.</strong></p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-al-secondo-posto-in-ue-per-divario-occupazionale-uomo-donna/">Italia al secondo posto in Ue per divario occupazionale uomo-donna</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-al-secondo-posto-in-ue-per-divario-occupazionale-uomo-donna/">Differenza in punti percentuali tra occupazione maschile e femminile (2017)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             aria-labelledby="chart_40286_tab3"><p>Divario in punti percentuali tra il tasso di occupazione maschile e femminile nei paesi Ue nel 2017.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>dati Eurostat elaborazione agi-openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 1 Febbraio 2019)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-40286"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-40286" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>

                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Tutti i paesi Ue presentano una percentuale di lavoratori superiore a quella delle lavoratrici, con una media comunitaria di 11,5 punti di divario. <strong>L'Italia è uno degli stati con la maggior disparità occupazionale di genere</strong>, superiore di 8 punti rispetto alla media Ue.</p>
<h3>Quanto lavorano le donne nelle regioni italiane</h3>
<p>Osservando la questione occupazionale femminile a livello regionale, emergono ancora una volta grandi discrepanze tra nord e sud Italia.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/occupazione-femminile-sotto-al-50-in-tutte-le-regioni-del-sud-italia/">Occupazione femminile sotto al 50% in tutte le regioni del sud Italia</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/occupazione-femminile-sotto-al-50-in-tutte-le-regioni-del-sud-italia/">Percentuali di donne occupate nelle regioni italiane (2018)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
                    <div id="chart_40339_tab1" role="tab" aria-controls="chart_40339_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    </div>
			        			                                <div id="chart_40339_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_40339_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_40339_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_40339_tab3"><p>Percentuale di donne occupate sul totale della popolazione femminile tra i 20 e i 64 anni nel 2018.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>dati Istat elaborazione agi-openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/04/occupazione-femminile-sotto-al-50-in-tutte-le-regioni-del-sud-italia-2.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="occupazione-femminile-sotto-al-50-in-tutte-le-regioni-del-sud-italia"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-40339"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-40339" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>

                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p><strong>Le regioni di nord e centro Italia presentano tassi di occupazione femminile al di sopra della media nazionale</strong>, che corrisponde al 53% nel 2018, mentre <strong>le regioni del sud si posizionano tutte al lato opposto della classifica.</strong></p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">42 </span>i punti percentuali di distanza tra Sicilia e Bolzano per occupazione femminile nel 2018.</p>
			        </section>
		</p>
<h3>Divario occupazionale tra generazioni</h3>
<p>La fascia più giovane della popolazione europea rappresenta il gruppo maggiormente colpito dalla crisi economica e finanziaria del 2008, a livello di accesso al mercato del lavoro.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Oggi i lavoratori anziani sono i più interessati dalla creazione di posti di lavoro.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Un aspetto interessante da considerare, parlando di situazione occupazionale giovanile, è il divario generazionale che intercorre tra lavoratori giovani (20-29 anni) e lavoratori anziani (55-64 anni). Al netto delle discipline nazionali che regolano la durata della vita lavorativa della popolazione, emergono diverse tendenze tra i paesi Ue.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-allultimo-posto-per-divario-tra-lavoratori-giovani-e-anziani/">Italia all&#8217;ultimo posto per divario tra lavoratori giovani e anziani</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-allultimo-posto-per-divario-tra-lavoratori-giovani-e-anziani/">Divario in punti percentuali tra giovani occupati e anziani occupati (2017)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    </div>
			        			                                <div id="chart_40503_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_40503_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_40503_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_40503_tab3"><p>Divario in punti percentuali tra il tasso di occupazione dei lavoratori giovani (20-29 anni) e dei lavoratori anziani (55-64 anni), nei paesi Ue nel 2017.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>dati Eurostat elaborazione agi-openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 1 Febbraio 2019)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-40503"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-40503" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Sono quattro gli stati con una percentuale di lavoratori anziani superiore a quella dei lavoratori giovani. Tra questi, <strong>l'Italia spicca per il maggior divario: il 42,7% dei giovani italiani</strong><br />
<strong>sono occupati, contro il 52,2% dei lavoratori anziani.</strong></p>
<h3>I neet in Italia: i giovani che non studiano e non lavorano</h3>
<p><strong>Riguardo la situazione occupazionale giovanile, l'Italia presenta criticità maggiori rispetto a gran parte dei paesi Ue e non solo a livello lavorativo.</strong></p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Italia al primo posto in Ue per tasso di neet, nel 2017.</p>
			        </section>
		</p>
<p>È necessario sottolineare l'esistenza di un gruppo di giovani che, oltre a non essere occupati, non sono inseriti in un percorso di istruzione né di formazione. I cosiddetti neet, nel 2018, costituivano il 23,4% della popolazione italiana compresa tra i 15 e i 29 anni di età. Osservando questo fenomeno a livello regionale, la presenza di giovani italiani che non studiano e non lavorano si diversifica, anche in questo caso, per via di una grande disparità tra nord e sud del paese.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sicilia-al-primo-posto-per-tasso-di-neet/">Sicilia al primo posto per tasso di neet</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sicilia-al-primo-posto-per-tasso-di-neet/">Percentuali di neet nelle regioni italiane (2018)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/sicilia-al-primo-posto-per-tasso-di-neet/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="934" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="934" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/04/sicilia-al-primo-posto-per-tasso-di-neet.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sicilia-al-primo-posto-per-tasso-di-neet/">Sicilia al primo posto per tasso di neet - Percentuali di neet nelle regioni italiane (2018)</a></div>
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			        			                                <div id="chart_41664_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_41664_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_41664_tab3"><p>Percentuali di giovani tra i 15-29 anni nelle regioni italiane che non lavorano e non sono inseriti in un percorso di studio nè di formazione.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>dati Istat elaborazione agi-openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-41664"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-41664" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p><strong>I dati regionali sul tasso di neet confermano la difficile situazione occupazionale dei giovani in meridione.</strong> Tutte le regioni del sud Italia hanno più del 26% della popolazione tra i 15-29 anni che non lavora e non studia, al di sopra della media italiana.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.agi.it/saperetutto/lavoro_occupazione_europa_2020-5323066/longform/2019-04-14/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Per il nostro speciale completo<br />
<br><strong>Vai su AGI</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>Foto credit: Flickr <a href="https://www.flickr.com/photos/42042512@N00/10207095146/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Carlos Ebert</a> - <a href="https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-ancora-lontana-dallobiettivo-ue-sul-lavoro/">L&#8217;Italia è ancora lontana dall&#8217;obiettivo Ue sul lavoro</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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