Definizione
Il parlamento ha poteri potenzialmente molto rilevanti per quanto riguarda la verifica dello stato di attuazione del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Alle camere infatti sono attribuite ampie prerogative per quanto riguarda l’accesso a dati e informazioni. Oltre alla possibilità di svolgere audizioni dei soggetti coinvolti nella realizzazione delle diverse misure.
Il ruolo di controllo e monitoraggio del parlamento è stato disciplinato nel tempo da diverse norme, non sempre coerenti tra loro. Una prima disposizione in merito è prevista dall’articolo 43 della legge europea 2019-2020. Qui si prevede infatti che le commissioni parlamentari competenti svolgano un’attività di controllo sul corretto utilizzo delle risorse assegnate all’Italia. A tal fine possono convocare i soggetti responsabili e gli attuatori dei progetti ed effettuare sopralluoghi dove questi sono in corso.
La legge di bilancio 2021 ha poi disposto che il Consiglio dei ministri inviasse alle camere una relazione annuale (entro il 30 giugno, dal 2021 al 2027) sui risultati raggiunti, indicando anche eventuali misure volte all’accelerazione dei progetti in corso. Successivamente, il decreto legge 77/2021 ha invece stabilito che gli aggiornamenti sullo stato di attuazione del Pnrr, dovessero essere trasmessi con cadenza semestrale. La responsabilità dell’invio di questi dati ricade in particolare sulla cabina di regia, oltre che sul ministro deputato al Pnrr. Lo stesso decreto prevede peraltro che anche la Corte dei conti riferisca almeno semestralmente al parlamento circa lo stato di attuazione del piano.
L’articolo 1, commi 2-7, della legge 108/2021 ha poi aggiunto che il governo deve fornire a tutte le Commissioni parlamentari competenti informazioni, atti e documenti (inclusi quelli inviati all’Ue) sul Pnrr, al fine di garantire un monitoraggio efficace circa il rispetto dei termini e la prevenzione o correzione di eventuali criticità. Le Commissioni monitorano congiuntamente, secondo intese tra i presidenti di Camera e Senato, lo stato di attuazione e i progressi del Pnrr, anche riguardo alle singole misure.
Le commissioni parlamentari hanno ampi poteri di controllo sul Pnrr.
La cabina di regia inoltre è tenuta a inviare alle commissioni parlamentari competenti per materia ogni ulteriore elemento utile a valutare lo stato di avanzamento degli interventi, il loro impatto e l’efficacia rispetto agli obiettivi perseguiti. In particolare nel sostegno all’occupazione dei giovani e alla lotta alle disuguaglianze di genere.
Al termine dell’esame di ogni relazione semestrale possono essere adottati atti di indirizzo (come mozioni o risoluzioni) al governo che indicano le eventuali criticità riscontrate nel programma di adozione delle riforme e nello stato di avanzamento degli investimenti.
Da notare infine che l’articolo 9 bis del già citato Dl 152/2021, al comma 2, stabilisce che qualora il governo intenda modificare il Pnrr, la proposta prima dell’invio alla commissione europea deve essere condivisa con le camere “in tempo utile per consentirne l’esame parlamentare”.
Dati
Finora, sono state inviate al parlamento 7 relazioni governative. La più recente risale al 31 dicembre 2025.
Inoltre, dall’inizio della legislatura, il governo ha reso alle camere 10 tra comunicazioni e informative urgenti sul Pnrr.
Complessivamente, tra camera e senato risultano presentati 4.503 atti di indirizzo e controllo riguardanti a vario titolo il piano nazionale di ripresa e resilienza. Più nello specifico, sono state presentate in assemblea 131 mozioni (di cui 90 per cui la discussione risulta conclusa), 106 interpellanze (56), 446 interrogazioni a risposta orale (214), 941 interrogazioni a risposta scritta (319), 150 risoluzioni (144) e 1.591 ordini del giorno (1.533).
A questa attività si aggiungono anche le numerose audizioni, sia di esponenti dell’esecutivo che di altri soggetti responsabili e di esperti portate avanti dalle diverse commissioni. In queste sedi tra l’altro sono state depositate 652 interrogazioni (di cui 424 concluse) e 56 risoluzioni (26).
Da notare che sebbene le proposte di revisione del Pnrr presentate dall’Italia siano state 7, solo in due occasioni c’è stato un coinvolgimento delle camere. Precisamente per quanto riguarda la seconda revisione del piano approvata definitivamente nel dicembre 2023 e per la quinta proposta, approvata a novembre 2025.
6 le comunicazioni rivolte alle camere dal governo in tema di revisione del Pnrr.
Analisi
Sono diversi gli elementi di criticità che emergono relativamente al controllo parlamentare del Pnrr. Il primo e più evidente riguarda il fatto che il governo avrebbe dovuto presentare una relazione sul piano con cadenza semestrale. Cosa che però è avvenuta solamente nel 2024 e nel 2025. In precedenza sia il governo Draghi che quello di Meloni ne avevano presentata solamente una all’anno.
Un secondo aspetto da rimarcare riguarda il fatto che il lavoro svolto dalle commissioni nel tempo si è ridimensionato. In precedenza infatti ogni commissione aveva affrontato nel dettaglio gli aspetti di propria competenza e proposto specifici atti di indirizzo. Ciò non avviene più.
In base a quanto riportato in un report realizzato dai centri studi di camera e senato infatti la modalità con cui il parlamento si è approcciato all’analisi di questi documenti nel tempo è cambiata. Per la prima relazione ogni commissione aveva approfondito i profili di propria competenza. A partire dalla seconda invece le commissioni bilancio e politiche dell’Unione europea hanno acquisito un ruolo di primo piano. Mentre le altre si sono limitate a esprimere pareri ma senza approfondire più di tanto la discussione.
Il ruolo del parlamento nell’attuazione e nel controllo del Pnrr nel tempo si è ridimensionato.
Un altro elemento che vale la pena sottolineare riguarda il fatto che, nonostante gli ampi poteri attribuiti dalle norme, le richieste di informazioni ulteriori rispetto a quanto contenuto nelle relazioni e nelle informative sono state molto generiche. Gli esponenti dell’opposizione da questo punto di vista hanno lamentato una certa ritrosia del governo nel condividere informazioni dettagliate. Cosa che gli renderebbe più difficile approfondire i vari temi. Peraltro si tratta di un elemento che, su specifici aspetti, è stato rilevato anche da esponenti della maggioranza.
Ma l’aspetto forse più critico del rapporto tra esecutivo e parlamento riguardo al Pnrr riguarda l’evidente esclusione di quest’ultimo dal processo di modifica e revisione del piano. Come già detto infatti, solo in due occasioni il governo ha ritenuto di dare conoscenza alle camere di quanto stava avvenendo. Nella seconda peraltro, è legittimo ritenere che ciò sia avvenuto solo a seguito di una nostra denuncia che ha portato ad un ampio dibattito sul tema.
Spesso l’esecutivo ha giustificato il mancato passaggio parlamentare con il fatto che le modifiche apportate fossero di natura “tecnica”. Tuttavia anche la più recente revisione del piano, approvata definitivamente lo scorso marzo, ha riguardato 40 tra riforme e investimenti. Una parte consistente del Pnrr italiano.
Al contempo però occorre rilevare una scarsa capacità di entrare nel merito delle questioni anche da parte delle opposizioni. Anche in commissione infatti le dichiarazioni appaiono più improntate alla polemica politica che a un effettivo controllo sullo stato di attuazione del piano.
