L’Italia è ancora lontana dall’obiettivo Ue sul lavoro Focus Europa

Nel 2018 l’occupazione è ritornata al livello del 2008, ma mancano ancora 4 punti al target 2020. Persistono profonde differenze regionali e difficoltà per donne e giovani ad accedere al mondo del lavoro.

|

In collaborazione con

Continuano insieme ad Agi gli speciali di Focus Europa, una serie di approfondimenti con cui nel corso di quest’anno racconteremo l’attività delle istituzioni Ue e la posizione dell’Italia in Europa. Dalle infrazioni europee al raggiungimento degli obiettivi di Agenda 2020.

Manca poco più di un mese alle elezioni del parlamento europeo e le forze politiche in campo stanno entrando nel vivo della campagna elettorale. Uno dei temi su cui si giocherà la corsa per le europee sarà sicuramente il lavoro, al centro del dibattito pubblico e politico degli ultimi 10 anni.

Vista l’importanza dell’argomento, è necessario fare chiarezza sui dati e sul contesto attuale in cui si discute di occupazione. In questo senso, un punto di partenza ineludibile è Europa 2020, la strategia per la crescita adottata nel 2010 dalle istituzioni Ue.

Europa 2020 stabilisce alcuni obiettivi misurabili da raggiungere nel corso del decennio: dall’aumento dell’occupazione alla lotta al cambiamento climatico, dalla promozione di istruzione e ricerca al contrasto della povertà e dell’esclusione sociale. Vai a "Che cos’è Europa 2020"

Il primo obiettivo di Europa 2020 è il conseguimento di un tasso di occupazione del 75% della popolazione tra i 20 e i 64 anni. Questo target generale è stato tradotto dagli stati in target nazionali, individuati in base alle rispettive situazioni economiche e sociali di partenza. L’obiettivo fissato per l’Italia è il raggiungimento del 67% di occupati entro il 2020. A un anno dal termine stabilito quasi dieci anni fa, il nostro paese è ancora distante dal suo target ed è tra gli ultimi per livello di occupazione in Europa insieme ad altri stati del sud.

Quanto si lavora in Europa e in Italia

Come primo passo nell’analisi dell’obiettivo su occupazione, è interessante verificare a che punto sia l’Ue e se la strada verso una ripresa economica e sociale effettiva sia ugualmente condivisa da tutti i membri dell’Unione.

Percentuale di occupati sul totale della popolazione tra i 20 e i 64 anni. Sono considerate occupate tutte le persone che durante la settimana di osservazione hanno svolto almeno un’ora di lavoro retribuito o erano assenti solo temporaneamente dal lavoro.

FONTE: dati Eurostat elaborazione agi-openpolis  
(ultimo aggiornamento: venerdì 1 Febbraio 2019)

Nel 2017, il tasso di occupazione in Italia era il più basso dopo quello della Grecia.

I lavoratori in Ue, nel 2017, corrispondono al 72,2% della popolazione tra i 20 e i 64 anni, a 2,8 punti di distanza dal target 2020. Rispetto a questo dato generale, i dati nazionali rivelano ampie disparità tra i membri dell'Unione. L'Italia presenta una percentuale di lavoratori al di sotto della media Ue di 10 punti percentuali.

Tuttavia, è interessante notare che rispetto ai primi anni di crisi economica, ci sono stati dei miglioramenti nella situazione occupazionale del nostro paese negli ultimi anni.

Percentuali di occupati tra i 20-64 anni in Italia dal 2008 al 2018.

FONTE: dati Istat elaborazione agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

Dall'inizio della recessione nel 2008, il tasso di occupazione in Italia si è ridotto di anno in anno, fino a raggiungere nel 2013 il livello più basso del decennio. Dall'anno successivo, ha invece preso il via un aumento costante dell'occupazione, che nel 2018 è tornata al livello pre-crisi. Restano tuttavia ancora 4 punti di distanza, per raggiungere il target fissato per il 2020.

I lavoratori a rischio povertà

La ripresa del livello di occupazione in Italia in anni recenti è un dato positivo, ma va osservato all'interno di un contesto più ampio che valuti gli aspetti qualitativi di questa crescita. In seguito alla crisi economica, sono aumentate le persone che pur avendo un lavoro guadagnano meno del 60% del reddito mediano nazionale e che per questo sono considerati a rischio povertà.

I dati mostrano per i 4 paesi Ue membri del G7, l’andamento 2008-2017 del tasso di occupazione a rischio povertà sul totale degli occupati tra i 18 e i 64 anni. Per Eurostat una persona è a rischio povertà se guadagna (anche dopo i trasferimenti sociali) meno del 60% del reddito mediano nazionale.

FONTE: dati Eurostat elaborazione agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: mercoledì 13 Marzo 2019)

L'occupazione a rischio povertà è cresciuta in tutti i paesi considerati. Tra questi, l'Italia presenta la variazione più ampia di questo fenomeno, con un aumento dei lavoratori a rischio povertà di 3,2 punti percentuali dal 2008 al 2018.

Quanto si lavora nelle regioni italiane

Per valutare in modo completo la situazione occupazionale del nostro paese, è necessario analizzare la questione a livello regionale. Storicamente, in Italia esistono gravi discrepanze tra le regioni, riguardo le condizioni economiche e sociali. In questo senso, il tasso di occupazione non costituisce un'eccezione.

Percentuale di occupati sul totale della popolazione tra i 20 e i 64 anni nel 2018.

FONTE: dati Istat elaborazione agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

Dal grafico emerge un grave disparità tra le regioni del nord, tutte al di sopra della media italiana del 63% e le regioni del sud, che presentano i livelli di occupazione più bassi del paese.

35 i punti di differenza tra la percentuale di occupati a Bolzano e quella in Sicilia nel 2018.

Il lavoro divide l'Italia in due, tra il nord che sembra essere uscito dalla crisi economica e il sud che continua a retrocedere.

Divario occupazionale di genere

In tutta Europa, le donne rappresentano uno dei gruppi più danneggiati dalla crisi economica e finanziaria del 2008 e, solo in anni recenti, il livello di occupazione femminile ha ricominciato a crescere. Nonostante questo miglioramento, è necessario sottolineare che in tutti i paesi Ue la disparità uomo-donna nella partecipazione al mercato del lavoro continua ad essere elevata.

Divario in punti percentuali tra il tasso di occupazione maschile e femminile nei paesi Ue nel 2017.

FONTE: dati Eurostat elaborazione agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 1 Febbraio 2019)

Tutti i paesi Ue presentano una percentuale di lavoratori superiore a quella delle lavoratrici, con una media comunitaria di 11,5 punti di divario. L'Italia è uno degli stati con la maggior disparità occupazionale di genere, superiore di 8 punti rispetto alla media Ue.

Quanto lavorano le donne nelle regioni italiane

Osservando la questione occupazionale femminile a livello regionale, emergono ancora una volta grandi discrepanze tra nord e sud Italia.

Percentuale di donne occupate sul totale della popolazione femminile tra i 20 e i 64 anni nel 2018.

FONTE: dati Istat elaborazione agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

Le regioni di nord e centro Italia presentano tassi di occupazione femminile al di sopra della media nazionale, che corrisponde al 53% nel 2018, mentre le regioni del sud si posizionano tutte al lato opposto della classifica.

42 i punti percentuali di distanza tra Sicilia e Bolzano per occupazione femminile nel 2018.

Divario occupazionale tra generazioni

La fascia più giovane della popolazione europea rappresenta il gruppo maggiormente colpito dalla crisi economica e finanziaria del 2008, a livello di accesso al mercato del lavoro.

Oggi i lavoratori anziani sono i più interessati dalla creazione di posti di lavoro.

Un aspetto interessante da considerare, parlando di situazione occupazionale giovanile, è il divario generazionale che intercorre tra lavoratori giovani (20-29 anni) e lavoratori anziani (55-64 anni). Al netto delle discipline nazionali che regolano la durata della vita lavorativa della popolazione, emergono diverse tendenze tra i paesi Ue.

Divario in punti percentuali tra il tasso di occupazione dei lavoratori giovani (20-29 anni) e dei lavoratori anziani (55-64 anni), nei paesi Ue nel 2017.

FONTE: dati Eurostat elaborazione agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 1 Febbraio 2019)

Sono quattro gli stati con una percentuale di lavoratori anziani superiore a quella dei lavoratori giovani. Tra questi, l'Italia spicca per il maggior divario: il 42,7% dei giovani italiani
sono occupati, contro il 52,2% dei lavoratori anziani.

I neet in Italia: i giovani che non studiano e non lavorano

Riguardo la situazione occupazionale giovanile, l'Italia presenta criticità maggiori rispetto a gran parte dei paesi Ue e non solo a livello lavorativo.

Italia al primo posto in Ue per tasso di neet, nel 2017.

È necessario sottolineare l'esistenza di un gruppo di giovani che, oltre a non essere occupati, non sono inseriti in un percorso di istruzione né di formazione. I cosiddetti neet, nel 2018, costituivano il 23,4% della popolazione italiana compresa tra i 15 e i 29 anni di età. Osservando questo fenomeno a livello regionale, la presenza di giovani italiani che non studiano e non lavorano si diversifica, anche in questo caso, per via di una grande disparità tra nord e sud del paese.

Percentuali di giovani tra i 15-29 anni nelle regioni italiane che non lavorano e non sono inseriti in un percorso di studio nè di formazione.

FONTE: dati Istat elaborazione agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

I dati regionali sul tasso di neet confermano la difficile situazione occupazionale dei giovani in meridione. Tutte le regioni del sud Italia hanno più del 26% della popolazione tra i 15-29 anni che non lavora e non studia, al di sopra della media italiana.

Foto credit: Flickr Carlos Ebert - Licenza

PROSSIMO POST
Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella privacy policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.