Perché molti bambini non visitano i musei #conibambini
L’Italia è il primo paese al mondo per siti Unesco, ma per diversi motivi i più giovani non accedono a questa ricchezza. Tra le criticità maggiori, i redditi delle famiglie e la centralità dei luoghi.
martedì 12 Maggio 2026 | Povertà educativa

- L’Italia è il primo paese al mondo per siti patrimonio dell’umanità Unesco.
- La presenza di musei e siti culturali non si traduce automaticamente in un maggior accesso dei bambini ai luoghi della cultura.
- 1 su 10 i componenti di famiglie a basso reddito e con figli che hanno visitato un sito culturale nel 2022.
- Nei comuni polo oltre la metà dei musei è aperto per più di 250 giorni all’anno, nelle aree interne circa un terzo del totale.
- La capacità di creare relazioni con la comunità educante varia molto sul territorio.
L’accesso di bambini e ragazzi ai luoghi della cultura, e in particolare ai musei, è un diritto che incontra significative barriere che vanno oltre la semplice disponibilità di strutture.
I limiti di accesso ai musei per i minori infatti sono complessi e multifattoriali. A partire dalla concezione di questi luoghi, storicamente pensati per una fruizione da parte degli adulti, sebbene nel tempo si sia progressivamente affermata l’esigenza di consentire un accesso consapevole anche per bambini e ragazzi. Per un paese come il nostro, ai vertici a livello internazionale per patrimonio culturale e ambientale, si tratta di una sfida di primaria importanza.
61 beni iscritti nel patrimonio Unesco in Italia nel 2025. Seguono Cina (60), Germania (55) e Francia (54).
Restano ancora ostacoli di tipo socio-economico, con appena l’11,3% di chi vive in famiglie a basso reddito con figli che visita siti culturali. Si riscontrano inoltre significative disparità territoriali nel tipo di offerta erogata e nella capacità di attivare collaborazioni e partnership con le scuole e la comunità educante.
Abbiamo approfondito questi fattori e la loro diversa incidenza sul territorio nazionale, in modo da avere un quadro più completo della situazione.
I gap nell’accesso ai musei rispetto alla densità delle strutture
L’offerta di strutture museali sul territorio nazionale appare piuttosto capillare, tanto in regioni del nord quanto in quelle del mezzogiorno. Se si considera l’indicatore di densità e rilevanza del patrimonio museale (che considera il numero di musei per chilometro quadrato, ponderato rispetto al numero di visitatori), le regioni dove l’offerta è più presente sono Lazio (6,13 per kmq), Campania (3,46), Toscana (3,28) e Veneto (1,93). Ciò evidentemente per la presenza in questi territori di importanti città d’arte, con la relativa dotazione museale che attrae un grande numero di visitatori.
Ciò non significa però che questo si traduca automaticamente in un maggiore accesso di bambini e ragazzi ai luoghi della cultura. Le regioni del centro-nord hanno di gran lunga la quota più alta di bambini e ragazzi che frequentano musei. Oltre il 40% dei minori è stato almeno una volta nel 2022 in un museo nella provincia autonoma di Trento (dove la quota supera il 60%), in Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Valle d’Aosta, Piemonte, Toscana, provincia autonoma di Bolzano e Umbria. Mentre la quota non raggiunge il 30% in Basilicata, Campania, Sicilia, Puglia e Calabria (ultima in classifica per fruizione dei minori con il 23,3% nel periodo 2022-23).
Il rapporto tra la densità del patrimonio museale e l’accesso dei minori ai musei
Confronto tra la percentuale di minori che hanno frequentato musei e/o mostre e la densità/rilevanza del patrimonio museale
FONTE: elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat e Crc
(ultimo aggiornamento: mercoledì 4 Marzo 2026)
La relazione tra avere un patrimonio museale denso e l’effettivo tasso di visita dei ragazzi è un fenomeno prevalentemente delle regioni centrali e che, se si esclude la provincia autonoma di Trento, in parte emerge anche nell’Italia settentrionale.
Mentre non c’è alcuna relazione positiva tra la densità dei musei e la frequenza con cui i minori vi hanno accesso nel mezzogiorno. Si prenda il caso della Campania, con una densità di patrimonio molto alta (3,46 per 100kmq), ma una bassa accessibilità dei minori (28,9%). Inferiore a regioni con densità molto più basse, ma con elevato accesso dei minori.
I limiti dell’accesso ai musei per i minori
I motivi di un mancato accesso di bambini e ragazzi ai luoghi della cultura ovviamente non può essere ricondotto meramente all’offerta di strutture. Può trattarsi di un problema anche socio-economico, con una quota di famiglie che resta esclusa dal consumo culturale e che non è in grado di sostenere tali spese. Come abbiamo già avuto modo di ricostruire, si tratta di una questione rilevante. Basti pensare che in Italia chi vive in una famiglia a basso reddito e con figli nel corso del 2022 ha visitato un sito culturale solo nell’11,3% dei casi: una quota che è metà di quella media (22,6%) e meno di un terzo rispetto a quella di chi vive in nuclei ad alto reddito con figli a carico (36,9%).
1 su 10 i componenti di famiglie a basso reddito e con figli che hanno visitato un sito culturale nel 2022.
Inoltre, non solo la presenza, ma anche la stessa accessibilità delle strutture potrebbe incidere. In Italia nel 2022 circa il 40% dei musei è stato aperto per oltre 250 giorni, ma la quota nelle aree interne scende a circa un terzo del totale.
Per quanto sia certamente da non sottovalutare l’importante diffusione territoriale di queste strutture e da apprezzare il fatto che persino in comuni ultraperiferici oltre l’80% dei musei sia aperto con orario prestabilito (non a prenotazione) e di questi oltre il 60% dichiari almeno 6 giorni settimanali di apertura, il divario territoriale appare ampio.
Come detto, i giorni effettivi di apertura nelle zone interne sono sensibilmente più bassi. Una tendenza che rimanda al fatto che in alcune aree del paese l’accesso al museo potrebbe essere più funzionale al turismo che all’utenza residenziale, come osservato in un recente rapporto dell’istituto di statistica.
Solo un terzo dei luoghi della cultura delle Aree Interne (33,5%) è invece aperto per più di 250 giorni l’anno, probabilmente con una maggiore propensione a soddisfare le esigenze turistiche che non a offrire servizi continuativi ai residenti.
Un altro aspetto da considerare è che anche la possibilità di creare relazioni strutturate con le scuole e la comunità educante può variare molto tra i territori.
Sebbene non esistano dati sistematici a livello locale sugli ingressi dei minori ai musei, questi aspetti sull’offerta museale sono ricostruiti periodicamente da Istat attraverso una raccolta di dati sui musei e le istituzioni similari. Uno strumento prezioso per comprendere questi aspetti e avere uno sguardo più approfondito sull’approccio ai luoghi della cultura nel nostro paese.
Come cambia l’offerta di musei sul territorio
Un primo aspetto è banalmente la semplice presenza di queste strutture. In Italia quelle censite da Istat come attive sono state 4.416 nel 2022. Come abbiamo avuto modo di approfondire in passato, parliamo quindi di 4,8 musei censiti ogni 10mila minori residenti nel nostro paese. Con valori che tra i capoluoghi variano tra le oltre 40 strutture ogni 10mila minori a Siena (41,2) e meno di una ogni 10mila bambini e ragazzi a Ragusa e Messina (0,9 circa in entrambe le città).
7 su 10 capoluoghi con minore dotazione di istituti museali si trovano nel mezzogiorno.
Ancora più interessante è vedere quanto restano aperti nell’arco di un anno. Nel 2022 in media il 39% dei musei è rimasto aperto oltre 250 giorni, un dato che raggiunge il 54,3% nei comuni polo, mentre si attesta al 34% circa nelle aree interne.
Nei comuni polo oltre la metà dei musei è aperto per più di 250 giorni all’anno, nelle aree interne circa un terzo
Percentuale di musei che nel 2022 hanno dichiarato oltre 250 giorni di apertura (2022)
FONTE: elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 26 Febbraio 2024)
Non è un elemento da trascurare che nelle zone più periferiche una quota importante riesca a mantenere tempi di apertura ampi, anche se il divario con le aree più urbanizzate è molto profondo, come emerge dalla mappa.
Del resto, anche tra le città il dato cambia molto. Tutti i musei presenti hanno dichiarato oltre 250 giorni di apertura in 18 capoluoghi, con un’alta incidenza nel mezzogiorno. Nel 28,6% dei capoluoghi delle isole e nel 34,6% di quelli del sud continentale la totalità dei musei riporta un’apertura superiore a 250 giorni all’anno, a fronte di una media nazionale del 16%.
Un dato che va letto probabilmente in parallelo con quello sulla diffusione. Nel centro-nord sono presenti più musei per minore, con tante strutture anche di piccola dimensione che hanno aperture più limitate. Nel mezzogiorno i tempi di apertura sono più ampi, ma i musei attivi rispetto a bambini e ragazzi residenti sono meno.
I tanti fattori in gioco nell’accesso dei minori ai musei
Diffusione sul territorio e giorni di apertura complessivi non sono comunque gli unici elementi da considerare quando si riflette sul diritto di accesso di bambini e ragazzi ai luoghi della cultura.
Un fattore fondamentale è la capacità dei musei di sviluppare relazioni sul territorio, in particolare con gli istituti scolastici, per attivare un maggior coinvolgimento e incrementare le possibilità di fruizione degli studenti.
Come abbiamo già ricostruito, il numero di musei che svolge attività rivolte ai minori diminuisce al crescere del livello di complessità della relazione da instaurare. Nel 2022, ad esempio, in quasi 3 musei su 4 si sono svolte visite guidate per gruppi scolastici (73,9%). Considerando quelli che hanno tenuto laboratori didattici dedicati ai gruppi scolastici, la quota scende al 44,8% (cioè meno della metà del totale). Meno di uno su 3 (30,1%) dichiara di aver attivato vere e proprie partnership con il mondo della scuola.
Al sud attivate più collaborazioni dedicate a soggetti che vivono in condizioni di indigenza.
Circa uno su 10 (11,8%) è stato coinvolto in progetti di inclusione rivolti a soggetti che vivono in povertà economica, educativa o culturale, attraverso collaborazioni o partenariati con i diversi soggetti della comunità educante. Da segnalare in questo senso la quota doppia dei musei del sud continentale attivi su questo fronte (21,7%).
Un segnale molto interessante, da monitorare con i prossimi rilasci dell’istituto di statistica. Nella speranza che nei prossimi anni la possibilità degli istituti museali di creare relazioni con le scuole aumenti ulteriormente e soprattutto che questo favorisca un maggiore accesso dei minori alla cultura e a questo tipo di esperienze, in senso lato.
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Scarica i dati, regione per regione
I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati riguardanti la presenza e le attività svolte dai musei sono di fonte Istat.
Foto: Ben Elliot (licenza)





