Taglio dei parlamentari, mancano ancora i correttivi Dopo la riforma costituzionale

Lo scorso 9 giugno la camera ha dato il suo via libera al disegno di legge che introduce il voto al senato per i diciottenni. Ma a distanza di 9 mesi dal referendum, il percorso dei correttivi necessari per completare la riforma del parlamento non si è ancora concluso.

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Come noto, il referendum tenutosi nel settembre dello scorso anno ha dato il via libera alla definitiva entrata in vigore della legge costituzionale 1/2020 relativa al taglio dei parlamentari. Una misura fortemente voluta in particolare dal Movimento 5 stelle. L’opera di riforma del parlamento tuttavia non si è conclusa con questo passaggio. Per assicurare il corretto funzionamento delle camere infatti sono necessari ulteriori correttivi.

Tra questi la modifica dei regolamenti di camera e senato e la riduzione del numero di delegati regionali per l’elezione del presidente della repubblica. Ma a distanza di 9 mesi dall’esito del referendum a che punto sono queste riforme? Lo scorso 9 giugno la camera dei deputati ha dato il suo via libera definitivo al disegno di legge che prevede l’introduzione del diritto di voto ai diciottenni per l’elezione dei senatori. Si tratta del correttivo che si trova in fase più avanzata rispetto alla conclusione dell’iter.

L’approvazione di questa misura però è stata tutt’altro che semplice. Infatti il voto su questo provvedimento è stato prima calendarizzato e poi rinviato più di una volta. Il provvedimento inoltre deve adesso tornare al senato per cui la conclusione dell’iter potrebbe richiedere ancora diverso tempo.

I correttivi

Il processo di riforma del parlamento ha avuto una forte accelerazione con la nascita del governo Conte II. Ed è proprio in questa sede che il Movimento 5 stelle e le altre forze che componevano la maggioranza giallorossa (Partito democratico, Italia viva e Liberi e uguali) avevano individuato anche i correttivi di accompagnamento al taglio dei parlamentari.

Le modifiche individuate erano 4:

  • la riforma dei regolamenti di camera e senato;
  • l’abbassamento della soglia d’età per il voto a palazzo Madama (18 anni per il voto attivo, 25 per quello passivo);
  • il superamento della base regionale per l’elezione del senato a favore di quella circoscrizionale;
  • la riduzione da 3 a 2 delegati regionali per l’elezione del presidente della repubblica.

Furono in particolare gli esponenti del Partito democratico a sottolineare l’importanza di realizzare questi correttivi per evitare che la riforma iniziata con il taglio dei parlamentari rimanesse sospesa a metà. All’epoca c’era la convinzione che questo percorso potesse essere portato a termine in tempi brevi.

In Senato sono in discussione, ed entro il 20 settembre potranno andare in aula, l’allineamento elettorale attivo (18 anni) e passivo (25 anni) del senato a quello della camera

In realtà, complice anche la caduta del governo Conte II e il bisogno di dare la priorità ad altre misure come la legge di bilancio e la discussione sul piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), il tema delle riforme istituzionali è uscito dalla discussione pubblica e dall’agenda del parlamento. Ad oggi infatti nessuno di questi correttivi è stato ancora attuato. Ma vediamo più nel dettaglio a che punto è l’iter dei vari provvedimenti.

I regolamenti parlamentari

La riduzione del numero dei parlamentari richiede tra le altre cose anche una riforma dei regolamenti di Montecitorio e palazzo Madama, per assicurare il corretto funzionamento dei vari organi (commissioni, giunte eccetera) di cui sono composti. Sono molti infatti gli articoli in cui si fanno diretti riferimenti al numero di deputati e senatori e che devono quindi essere modificati.

Le riforme riguardano sia la composizione di organi specifici, sia il funzionamento dei lavori. Solo per citarne alcune:

  • le modalità di verifica del numero legale e dei quorum richiesti per le votazioni;
  • le modalità per la richiesta del voto segreto e per la presentazione di mozioni;
  • la revisione del numero minimo di deputati e senatori per la formazione di un gruppo;
  • il funzionamento delle commissioni permanenti (specie al senato);
  • il funzionamento di altri organi delle camere come ufficio di presidenza, giunte e comitati.

Camera e senato dispongono di due regolamenti differenti, per cui ogni ramo del parlamento si è attivato in maniera indipendente per apportare le modifiche necessarie. Per questo fine le giunte per il regolamento di Montecitorio e palazzo Madama hanno deliberato la creazione di comitati ristretti ad hoc.

Il regolamento del senato

Per quanto riguarda il senato nella seduta della giunta per il regolamento del 2 dicembre la presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati ha nominato Roberto Calderoli (Lega) e Gianluca Perilli (M5s) come relatori delle proposte di modifica. Il 21 gennaio scorso Calderoli ha presentato un primo testo di riforma. Questo prevede, tra le altre cose, l’abbassamento a 7 senatori del numero minimo per costituire un gruppo autonomo e la riduzione delle commissioni permanenti da 14 a 10.

Il processo di revisione dei regolamenti parlamentari è ancora alle prime fasi.

Una proposta alternativa è stata presentata il 17 marzo dal senatore del Pd Luigi Zanda. Questa proposta, più organica rispetto a quella di Calderoli, prevede tra le altre cose l’introduzione del voto “a data certa” per garantire una maggiore efficienza del procedimento legislativo, l’istituzione di un comitato per la normazione simile al comitato per la legislazione della camera e la previsione di meccanismi di controllo dei contenuti dell’oggetto su cui è posta la questione di fiducia.

Dopo la presentazione di queste due proposte di modifica la giunta si è riunita altre due volte ma il tema non è stato affrontato se non marginalmente. Al momento inoltre non sono in calendario nuove sedute.

Il regolamento della camera

Alla camera i lavori sono andati ancora più a rilento, tanto che nella seduta del 10 marzo il presidente Roberto Fico ha sollecitato i membri del comitato ristretto a riferire sull’avanzamento dei propri lavori. Il 6 maggio Simone Baldelli (Forza Italia) ha presentato una prima proposta di modifica.

47 gli articoli dei regolamenti di camera e senato da riformare.

Il testo è molto essenziale e si limita ad adeguare le soglie numeriche dove sono previsti numeri assoluti. Non c’è alcun riferimento al numero e alla composizione delle commissioni. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che la riduzione del numero dei deputati da 630 a 400 potrebbe avere un impatto minore sul funzionamento dei vari organi della camera rispetto al senato. Anche in questo caso comunque non c’è stato un seguito alla presentazione della proposta. L’ultima seduta della giunta è proprio quella del 10 marzo e attualmente non ci sono nuove convocazioni in calendario.

Le riforme costituzionali. Le regioni

Al di là della modifica dei regolamenti parlamentari, come abbiamo visto, i correttivi individuati dalle forze politiche riguardavano in particolare le modalità di elezione del senato e quelle del presidente della repubblica. Questi sono stati inseriti all’interno di due distinte proposte di legge di riforma costituzionale.

L’iter del Ddl Fornaro è sostanzialmente fermo.

La modifica della base regionale per l’elezione del senato e la riduzione del numero dei delegati regionali per l’elezione del presidente della repubblica, sono entrambi affrontati all’interno di un disegno di legge che vede come primo firmatario Federico Fornaro di Liberi e uguali. Ad oggi tuttavia la proposta risulta ferma alla commissione affari costituzionali della camera e l’ultima occasione in cui si è discusso di questo tema risale al 14 ottobre 2020.

Il fatto che l’iter di questa proposta sia così indietro pone un problema. In base all’articolo 83 della costituzione infatti all’elezione del presidente della repubblica concorrono anche 58 delegati regionali. Molti osservatori però hanno fatto notare che, con il taglio dei parlamentari, i delegati regionali assumono un peso eccessivo. Essi infatti passerebbero dall’esprimere circa il 6% dei voti a circa il 10%.

58 gli attuali delegati regionali previsti per l’elezione del presidente della repubblica (art. 83 costituzione).

Per questo, sia rappresentanti delle forze politiche che osservatori, hanno manifestato la necessità di intervenire. I tempi per portare a conclusione questa riforma tuttavia sono piuttosto stretti. Dobbiamo ricordare infatti che trattandosi di un disegno di legge di riforma costituzionale esso necessita di una procedura rafforzata per la sua approvazione che difficilmente potrà avvenire prima della fine del mandato di Sergio Mattarella, previsto per il gennaio del 2022.

Per l’approvazione delle leggi costituzionali e di revisione costituzionale è necessario seguire una procedura aggravata. Secondo quanto prescritto dall’articolo 138 cost. sono necessarie due deliberazioni da parte di entrambe le camere, a distanza di almeno tre mesi. Vai a "Come si modifica la costituzione"

Le riforme costituzionali. Il voto ai diciottenni

Parliamo di riforma costituzionale anche nel caso del disegno di legge che introduce il voto al senato per i diciottenni. Questo ddl però si trova in uno stato molto più avanzato. Lo scorso 9 giugno infatti è stato approvato per la seconda volta dalla camera con una larghissima maggioranza e adesso è atteso dal passaggio conclusivo al senato.

Alla camera deve ancora essere eletto il sostituto di Piercarlo Padoan (Pd), dimessosi il 4 novembre 2020. Ettore Rosato (Iv) non ha partecipato al voto in quanto presidente di turno dell’assemblea.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 17 Giugno 2021)

Da notare peraltro che la proposta è stata approvata anche con il voto favorevole di Fratelli d’Italia, unico gruppo di opposizione. Ciò però non deve far pensare che il percorso di questo ddl sia stato semplice. Negli ultimi mesi infatti il voto è stato prima calendarizzato e poi rinviato più di una volta. Indice del fatto che non c’era accordo tra le forze politiche della nuova maggioranza. L’ultimo caso si è avuto nella seduta dello scorso 26 maggio quando Emanuele Fiano (Partito democratico) ha chiesto e ottenuto un cambiamento nell’ordine dei lavori.

La legge elettorale

Un altro tema legato alle riforme istituzionali e molto sentito dai partiti è quello della legge elettorale. Sotto questo aspetto l'unica evoluzione significativa avvenuta negli ultimi mesi è stata la pubblicazione nel dicembre scorso del decreto legislativo 177/2020 con cui sono stati ridisegnati i collegi elettorali alla luce della riduzione dei seggi da assegnare.

Anche la legge elettorale faceva parte del pacchetto di riforme concordato all'epoca del governo Conte II.

Tale misura, una delle ultime varate dal governo Conte II, era un atto dovuto. Senza di essa infatti non sarebbe stato possibile procedere all'elezione di un nuovo parlamento. Una misura dunque che nei mesi della crisi di governo, con l'ipotesi di elezioni anticipate, aveva assunto una particolare urgenza. Tuttavia con l'insediamento del governo Draghi e la prospettiva che la legislatura possa arrivare al 2023 anche il tema della legge elettorale è passato in secondo piano.

All’epoca del governo Conte II, le forze che facevano parte della maggioranza giallorossa si erano accordate su un sistema elettorale principalmente di tipo proporzionale. Questa disposizione era prevista nel ddl 2339, anch'esso presentato da Giuseppe Brescia. Che prevedeva tra le altre cose una soglia di sbarramento al 5%. Anche questa proposta tuttavia si è arenata in commissione.

Ciò è anche dovuto al fatto che la posizione dei partiti è cambiata. Ad esempio, l’attuale segretario del Pd Enrico Letta si è sbilanciato a favore di un sistema maggioritario. Sull’argomento è intervenuto anche il leader della Lega Matteo Salvini che però non ha escluso di proseguire con l'attuale legge, il cosiddetto Rosatellum.

Anche in questo caso quindi il percorso per arrivare alla definizione di una nuova legge elettorale appare ancora lungo.

Foto credit: Palazzo Chigi - Licenza

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