Come si modifica la costituzione

Per l’approvazione delle leggi costituzionali e di revisione costituzionale è necessario seguire una procedura aggravata. Nella XVIII legislatura il governo ha proposto riforme meno ampie rispetto al passato.

Definizione

Le leggi di rango costituzionale possono essere di diverso tipo, ed è importante non fare confusione. Le leggi di revisione costituzionale operano una modifica alla carta fondamentale, mentre le leggi costituzionali hanno una funzione integrativa. Entrambe, per entrare in vigore, devono seguire un iter più complesso rispetto alle leggi ordinarie.

Secondo quanto prescritto dall’articolo 138 cost., sono necessarie due deliberazioni da parte di entrambe le camere, a distanza di almeno tre mesi.

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi […]

Se nella seconda votazione entrambe le camere approvano la legge a maggioranza dei 2/3 dei componenti, il testo si considera definitivamente approvato. Se invece nella seconda votazione si raggiunge la maggioranza assoluta, si può sottoporre la legge a referendum popolare. La richiesta di referendum deve essere fatta entro tre mesi dalla pubblicazione della legge, da parte di 1/5 dei membri di una camera, 500mila elettori o 5 consigli regionali.

Per il referendum non è previsto quorum, dunque la votazione si considera valida a prescindere dal numero di partecipanti. Per l’approvazione è necessaria la maggioranza dei voti validi.

La lunghezza e complessità dell’iter è necessaria per assicurare un dibattito completo e approfondito.

Dati

Il parlamento italiano, tra il 1963 e il 2012, ha approvato 16 leggi di revisione costituzionale.

Si possono distinguere diverse fasi nelle modalità con cui le forze politiche hanno tentato di modificare la costituzione.

La prima va dal 1963 al 1967. In questo periodo il parlamento ha approvato modifiche di sistema particolarmente rilevanti. In particolare si è stabilito un numero fisso di parlamentari, è stata istituita la regione Molise ed è stata ridefinita la composizione della corte costituzionale.

La seconda fase, che va dal 1983 al 1998, è caratterizzata dall’istituzione di commissioni bicamerali. Queste hanno tentato, senza successo, di approvare riforme bi-partisan e condivise.

La terza e ultima fase vede le diverse maggioranze approvare in maniera unilaterale diverse riforme del testo costituzionale. In questo periodo, che inizia nel 1999, sono state approvate 9 diverse leggi di modifica della costituzione. L’ultima risale al 2012.

In ogni caso, la maggior parte delle riforme approvate è di dettaglio, non si tratta infatti di grandi riforme di sistema.

Sono state considerate le leggi di modifica della costituzione e non le leggi costituzionali.

FONTE: senato.
(ultimo aggiornamento: venerdì 17 Maggio 2019)

Analisi

Visto lo scarso successo delle commissioni bicamerali, a partire dalla fine degli anni novanta i governi hanno cambiato metodo. Da questo momento sono state proposte riforme meno corpose, ma spesso rilevanti. Ad esempio, si ricordano la riforma del titolo V promossa dal governo Berlusconi IV, che ha istituito una nuova ripartizione delle competenze tra stato, regioni ed enti locali, e l'introduzione in costituzione del principio del pareggio di bilancio sotto l'esecutivo Monti.

A riprova del fatto che modifiche della costituzione particolarmente corpose non riescano a essere definitivamente approvate, si può citare il caso della riforma Renzi-Boschi della XVII legislatura, che non è riuscita a completare l'iter e a entrare in vigore.

Questo ha talvolta comportato dei problemi non indifferenti. Si pensi al caso delle province: la legge ordinaria Delrio, approvata nel 2014,  ha abolito i compensi e l'elezione diretta degli organi provinciali, senza tuttavia abolirli. Per l'abolizione vera e propria infatti è necessaria una modifica della costituzione, che elimini il termine "province" dall'articolo 114. Una legge successiva avrebbe poi dovuto cancellare gli enti o rivederne le competenze. Tuttavia, la riforma Renzi-Boschi, che prevedeva tra le altre cose la necessaria modifica costituzionale, non ha superato il vaglio referendario, per cui la questione è rimasta in sospeso.

Il Conte ha ripreso a presentare riforme dalla portata più ridotta, come quella sulla riduzione del numero dei parlamentari o la riforma per l'abolizione del Cnel.

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