Come si elegge il presidente della repubblica

Il presidente della repubblica viene eletto dal parlamento in seduta comune a cui si aggiungono 3 delegati per ogni regione. Il voto è segreto e ai primi scrutini è richiesta la maggioranza dei due terzi.

Definizione

Il presidente della repubblica rappresenta la massima carica istituzionale del nostro paese. Per questo motivo, la procedura per la sua elezione è particolarmente complessa. In base all’articolo 87 della costituzione infatti, il capo dello stato viene eletto dal parlamento in seduta comune a cui si aggiungono 3 delegati per ogni regione (scelti dai rispettivi consigli regionali), fatta eccezione per la Valle d’Aosta che ne esprime uno solo.

Fintanto che non sarà eletto il nuovo parlamento con numeri ridotti a seguito della riforma costituzionale approvata nel settembre 2020, l’assemblea che elegge il presidente della repubblica è quindi composta da 1009 membri: 630 deputati, 321 senatori (inclusi i senatori a vita) e 58 delegati regionali.

Lo stesso articolo della costituzione stabilisce inoltre che il voto sia segreto e che il nuovo presidente sia eletto con una maggioranza qualificata dei due terzi dell’assemblea. Se tale maggioranza non viene raggiunta, si procede ad una nuova votazione. Dopo i primi tre scrutini se ancora non si riesce ad eleggere un candidato, diventa sufficiente la maggioranza assoluta (la metà più uno dei votanti).

1009 gli attuali elettori del presidente della repubblica.

Durante la seduta comune non sono ammessi interventi volti a proporre candidature o a esprimere dichiarazioni di voto. Lo scrutinio avviene in seduta pubblica. Allo spoglio procede il presidente della camera (in quanto presidente del parlamento in seduta comune) che da lettura di tutte le schede tranne quelle identificabili come nulle. Per prassi si considerano “dispersi” i voti ai quei candidati che raccolgano un numero di preferenze inferiore a due.

La seduta per l’elezione del presidente della repubblica è unica. Ciò significa che finché non viene eletto il successore al Quirinale l’assemblea non si scioglie. Ma tra una votazione e l’altra sono previste delle interruzioni. Ciò anche per favorire il dialogo tra i partecipanti al voto e trovare un accordo su un possibile candidato. La durata media di ciascuno scrutinio è pari a circa quattro ore e mezzo secondo i dati della camera.

Dati

I presidenti della repubblica sinora sono stati 12. L’unico ad essere stato eletto per un secondo mandato è stato Giorgio Napolitano nel 2013 (poi dimessosi due anni più tardi). La necessità di raggiungere una maggioranza dei due terzi ha determinato il fatto che raramente si sia riusciti ad eleggere il nuovo presidente nei primi tre scrutini. Gli unici due casi di questo tipo sono stati Francesco Cossiga nel 1985 e Carlo Azeglio Ciampi nel 1999. L’elezione più complessa è stata invece quella di Giovanni Leone nel 1971 che ha richiesto ben 23 votazioni.

FONTE: elaborazione openpolis su dati presidenza della repubblica
(ultimo aggiornamento: venerdì 12 Marzo 2021)

A conferma di come le elezioni del 1971 siano state forse le più difficili, Giovanni Leone risulta essere anche il presidente della repubblica eletto con la maggioranza più ristretta (52%). Il presidente che ha raccolto più consensi è stato invece Sandro Pertini che nel 1978 fu eletto con l'83,6% delle preferenze ma dopo ben 16 scrutini. Da notare che Enrico De Nicola, che vanta la più alta percentuale di preferenze a suo favore, è stato eletto nell'ambito dell'assemblea costituente ed è rimasto in carica solo per pochi mesi, fino all'elezione di Luigi Einaudi da parte del primo parlamento repubblicano.

In base all’articolo 83 della costituzione, il presidente della repubblica è eletto dal parlamento in seduta comune a cui si aggiungono 58 delegati regionali. La votazione avviene con scrutinio segreto ed richiesta la maggioranza dei due terzi. Qualora, dopo tre votazioni, non si sia ancora riusciti ad eleggere il nuovo capo dello stato è sufficiente la maggioranza semplice.
Enrico De Nicola è stato eletto nell’ambito dell’assemblea costituente.

FONTE: elaborazione openpolis su dati presidenza della repubblica
(ultimo aggiornamento: venerdì 12 Marzo 2021)

Gli ultimi due presidenti della repubblica eletti si collocano nella parte bassa della classifica: Giorgio Napolitano nel 2006 fu eletto infatti con il 54,3% dei consensi, mentre nel 2015 Sergio Mattarella è stato eletto con il 66,8%. Entrambi sono stati eletti al quarto scrutinio, quando cioè non era più richiesta la maggioranza dei due terzi.

Analisi

Alcuni studiosi, definiscono il ruolo del presidente della repubblica come di “estrema garanzia”. Egli infatti ha il compito di ripristinare l’ordine costituzionale violato o minacciato da indebite alterazioni. L'inquilino del Quirinale svolge quindi un fondamentale ruolo di controllo sull'operato delle altre istituzioni e di tutela nei confronti dei cittadini.

Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale

Per svolgere questo ruolo il presidente della repubblica dispone di poteri sia formali che sostanziali. Solo per citarne alcuni, nomina il presidente del consiglio dei ministri (che dovrà poi ricevere la fiducia da parte del parlamento) ed un terzo dei membri della corte costituzionale. Può anche rinviare una legge alle camere con messaggio motivato per chiedere una nuova deliberazione. Può inoltre rifiutarsi di firmare un decreto legge che non presenti le caratteristiche di necessità e di urgenza. Infine presiede il Consiglio superiore della magistratura e il Consiglio supremo di difesa.

È anche per questi motivi che per l'elezione del capo dello stato è stata adottata una procedura così complessa. L'attuale assetto costituzionale tuttavia presenta alcune criticità. Con la riforma della costituzione entrata definitivamente in vigore nel 2020 infatti il parlamento sarà ridotto a 600 membri complessivi. La riforma però non ha intaccato il numero dei rappresentanti regionali. Se nell'attuale parlamento il "peso" dei delegati rappresenta meno del 6% dei voti, con i nuovi numeri si avvicinerebbe al 10%.

Per questo, sia rappresentanti delle forze politiche che osservatori, hanno espresso la necessità di apportare ulteriori correttivi alla riforma. Il tema è stato affrontato da una proposta presentata da Giuseppe Brescia (M5s) che prevede la loro riduzione da 3 a 2. Tale proposta tuttavia è ferma dei tempo nella commissione affari costituzionali della camera ed ancora non c'è stato nemmeno un voto dell'aula. Considerando che le proposte di riforma costituzionale necessitano di una doppia approvazione da parte di entrambe le camere, e che inoltre queste possono essere sottoposte anche a referendum confermativo, il percorso di tale disegno di legge appare essere ancora molto lungo.

La riforma costituzionale ha determinato una sproporzione tra i parlamentari e i rappresentanti regionali.

Questo problema è stato al centro del dibattito politico soprattutto sul finire dello scorso anno, quando il rischio di elezioni anticipate era piuttosto concreto e il nuovo capo dello stato sarebbe stato eletto con questo "squilibrio" tra il peso del parlamento e quello dei delegati regionali. Con l'avvento del governo Draghi e l'approssimarsi del semestre bianco (cioè gli ultimi sei mesi di mandato in cui il presidente della repubblica non può più sciogliere le camere), è molto probabile che il nuovo inquilino del Quirinale sarà scelto con gli attuali equilibri.

La questione quindi è uscita dalle priorità dell'agenda politica. Tuttavia il problema è destinato a riproporsi in occasione delle prossime elezioni, previste (salvo un'interruzione anticipata del settennato presidenziale) nel 2029.

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