L’influenza del quirinale sul processo legislativo

Il presidente della repubblica può rinviare una legge alle camere e può rifiutarsi di firmare un decreto che non presenti le caratteristiche di necessità e di urgenza.

La costituzione italiana prevede che il presidente della repubblica possa rinviare una legge alle camere.

1. Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.
2. Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.

Come si legge chiaramente nell’articolo però se il parlamento si esprime nuovamente su quella legge il presidente è tenuto a firmarla, indipendentemente dal fatto che le aule abbiano recepito o meno le sue osservazioni. Nella costituzione non vengono esplicitati dei limiti a questo potere, ma data la struttura del nostro ordinamento è generlamente ritenuto che il rinvio non possa essere motivato da ragioni politiche. Di solito si considera che il capo dello stato possa esercitare queste prerogative solo nel caso in cui la legge non abbia le necessarie coperture di bilancio oppure risulti manifestamente incostituzionale. Su questi limiti però la dottrina non è unanime.

Oltre al potere di rinviare le leggi alle camere, esiste un altro caso in cui il presidente della repubblica può bloccare un testo legislativo. La costituzione prevede che il governo possa emanare, in casi di necessità e di urgenza, decreti legge. Nel caso in cui il decreto del governo non risponda a questi requisiti, il presidente della repubblica può rifiutarsi di firmare.

Questo potere risulta poi ancora più rilevante se si considera che nella XVII legislatura il 21,8% delle leggi approvate ha riguardato la conversione di decreti legge.

La costituzione prevede che il governo possa, in casi di necessità e di urgenza, approvare decreti con forza di legge, però nella XVII legislatura si è trattato del 21,84% delle leggi approvate. Vai a "Che cosa sono i decreti legge"

Il potere del presidente di influenzare il processo normativo non si limita poi necessariamente a queste censure esplicite. Durante la presidenza Ciampi ad esempio è capitato che il presidente consigliasse al governo delle modifiche in alcuni progetti di legge che riteneva presentassero profili di incostituzionalità. In questo modo si evitava il passaggio in qualche misura sempre traumatico del rinvio alle camere.

Tuttavia questa pratica di intervento diretto sull’iter legislativo è considerata da alcuni, incluso l’ex presidente Cossiga, censurabile e grave. Censurabile perché va a ledere la sovranità parlamentare e pone il capo dello stato all’interno di una dialettica politica da cui dovrebbe essere estraneo. Grave per le conseguenze che poterebbero derivare da un’eventuale bocciatura da parte della corte costituzionale di un testo guidato dal presidente della repubblica.

Anche rispetto all’abuso dei decreti legge i presidenti della repubblica sono spesso intervenuti pubblicamente. Tuttavia si è trattato di interventi generici a cui i governi non si sono sentiti particolarmente vincolati e che in conclusione non sembrano essere stati molto efficaci.

 

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