Non conosciamo l’indennità esatta di ciascun parlamentare Parlamento

Da alcuni anni, camera e senato pubblicano un riepilogo sul trattamento economico di deputati e senatori. Quello che manca però è la possibilità di conoscere, per ogni rappresentante, l’indennità effettiva, diversa in base agli incarichi del parlamentare e alle sue assenze.

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Passato il referendum costituzionale, si apre la partita della riforma dei regolamenti parlamentari. Una partita complessa che, come abbiamo già avuto modo di ricostruire, riguarderà la modifica di almeno 47 articoli tra i regolamenti di camera e senato: dal funzionamento dei lavori alla composizione di organi specifici.

All’interno di una riforma così ampia dei regolamenti è necessario che rientri anche una maggiore trasparenza sulle indennità percepite dagli eletti. Uno dei principali argomenti portati nella discussione era la riduzione dei costi della politica. Oggi però non esistono dati certi sugli emolumenti di ciascun parlamentare.

Quello che viene comunemente definito come lo “stipendio” del parlamentare è in realtà la somma di importi di natura ed entità diverse. A grandi linee abbiamo: l’indennità vera e propria, l’indennità di funzione, la diaria per le spese di soggiorno a Roma, i rimborsi per l’attività politica sul territorio e altre spese (trasporti, telefono ecc.). Su tutti questi importi, gli elettori hanno diritto di avere la massima trasparenza.

224 mln la spesa annua per indennità e rimborsi di deputati e senatori.

Da alcuni anni, i siti di camera e senato pubblicano due pagine simili sul trattamento economico di deputati e senatori che riepilogano queste informazioni. Ma si tratta di un quadro generale che nello specifico varia da parlamentare a parlamentare. Ad esempio, cambia in base al ruolo all’interno dell’assemblea e delle commissioni: presidenti e vicepresidenti ricevono un’indennità di funzione aggiuntiva. Oppure, almeno sulla carta, in base alle assenze.

Oggi purtroppo non abbiamo un riepilogo puntuale di quanto ogni singolo eletto riceve alla luce della sua attività in parlamento. Non basta, in questo senso, la pubblicazione della dichiarazione dei redditi. Nelle dichiarazioni infatti possono confluire anche redditi diversi, e non c’è modo di sapere quanti derivino da rimborsi, quanti dall’indennità di carica e di funzione, quanti dalle decurtazioni per assenze.

La falsa contrapposizione tra privacy e trasparenza

Un elemento che viene spesso sollevato in contrapposizione alle richieste di trasparenza è il diritto alla privacy di deputati e senatori. Da questo punto di vista, ha sgombrato il campo un recente parere del garante per la protezione dei dati personali, intervenuto ad agosto sul caso dei bonus da 600 euro ricevuti da alcuni parlamentari:

In relazione alla vicenda del bonus Covid, il Garante per la protezione dei dati personali precisa che, sulla base della normativa vigente, la privacy non è d’ostacolo alla pubblicità dei dati relativi ai beneficiari del contributo laddove, come in questo caso, da ciò non possa evincersi, in particolare, una condizione di disagio economico-sociale dell’interessato. Ciò vale, a maggior ragione, rispetto a coloro per i quali, a causa della funzione pubblica svolta, le aspettative di riservatezza si affievoliscono, anche per effetto dei più incisivi obblighi di pubblicità della condizione patrimoniale cui sono soggetti (…).

La trasparenza è una garanzia per eletti ed elettori.

Con questo parere, il garante ha chiarito che in questo caso il rispetto della privacy trova un limite nel ruolo pubblico dei parlamentari, non a caso già sottoposti dalla legge all’obbligo di pubblicazione di redditi e patrimoni. La trasparenza, peraltro, è di solito anche una garanzia per gli stessi eletti. Sia perché consente di evitare generalizzazioni ingiuste, sia perché sottrae il singolo parlamentare da operazioni di dossieraggio ad personam: se i dati sono già tutti pubblici e liberamente consultabili, non sono possibili operazioni di altro tipo basate su indiscrezioni. A tutto vantaggio, invece, di un monitoraggio civico, obiettivo e costante sull’operato di chi svolge una funzione pubblica.

Pubblicare le decurtazioni dovute alle assenze

Partecipare ai lavori dell’aula e delle commissioni è un dovere per i membri del parlamento, come stabilito chiaramente dai regolamenti di camera e senato.

È dovere dei deputati partecipare ai lavori della Camera.

Per questa ragione, entrambi i rami prevedono delle decurtazioni sulla diaria per i deputati che non partecipano ai lavori.

Alla camera la diaria (pari a circa 3.500 euro al mese) viene tagliata di 206,58 euro per ogni giorno di assenza. A cui si possono aggiungere fino a 500 euro mensili in caso di assenza in commissioni e giunte. Anche al senato sono previste decurtazioni analoghe, sebbene in misura non specificata sul sito.

Questo tipo di “penalità”, per come sono state disciplinate, si prestano ad abusi, dato che un parlamentare che partecipa ad almeno il 30% delle votazioni in aula viene comunque considerato presente. A questo si aggiunga che, allo stato attuale, monitorare in modo puntuale le presenze e assenze in giunte e commissioni è impossibile.

Da quello che possiamo ricostruire attraverso i dati sulle votazioni elettroniche in aula (gli unici effettivamente monitorabili) le assenze restano un fenomeno ancora piuttosto consistente.

132 parlamentari che sono presenti a meno del 50% delle votazioni.

In questa legislatura, 105 deputati e 27 senatori erano assenti oppure in missione a un voto in aula su 2. Ma cosa sappiamo sulle penalità effettive a carico di chi non assolve alla funzione per cui è stato eletto? Per un elettore è praticamente impossibile ricostruire questa informazione in modo puntuale, al di là delle cifre indicate in via generale sui siti di camera e senato.

FONTE: openparlamento
(ultimo aggiornamento: martedì 22 Settembre 2020)

Con i dati attualmente a disposizione, ad esempio, non è possibile distinguere le assenze ingiustificate da quelle giustificate (come quelle per motivi di salute). Ed è molto difficile per i cittadini verificare i possibili abusi nell'utilizzo delle "missioni". Alle votazioni elettroniche in aula un parlamentare infatti può essere, oltreché assente o presente, anche in missione. Significa che non partecipa al voto perché è occupato in altre funzioni istituzionali: nelle commissioni permanenti, oppure nell'attività di ministro.

Poiché si tratta di una sorta di “assenza giustificata” i parlamentari in missione non subiscono alcuna decurtazione della diaria. Vai a "Come si contano assenze, presenze e missioni parlamentari"

Anche in questo caso, la lista di chi viene collocato in missione è pubblica (il presidente li elenca al termine del voto), ma nei resoconti delle sedute non viene esplicitato il motivo e la durata prevista. Vanificando così una concreta possibilità di controllo da parte del cittadino sull'attività dei suoi rappresentanti.

Per questi motivi sarebbe importante rendere più stringente la disciplina sulle missioni e rivedere i criteri per conteggiare le presenze ai fini della decurtazione. Parallelamente, le camere dovrebbero pubblicare, per ogni componente, un riepilogo delle decurtazioni subite in seguito alla mancata partecipazione ai lavori.

Le zone d'ombra su indennità e rimborsi ricevuti

Un altro aspetto su cui resta ancora molto da fare in termini di trasparenza sono i diversi emolumenti che vanno a comporre il trattamento economico di ciascun deputato o senatore.

A grandi linee, i siti istituzionali delle due camere ricostruiscono le "entrate" teoriche dei propri membri. Ma ad oggi manca un riepilogo effettivo, per ogni componente, del trattamento ricevuto da ciascuna voce. A partire dai vari rimborsi, in particolare quelli per le "spese per l'esercizio del mandato". In questa categoria rientrano, ad esempio, anche i soldi per pagare i collaboratori. Si tratta di 3.690 euro alla camera, di cui la metà devono essere documentate, l'altra metà invece viene restituita forfetariamente. Oppure le spese telefoniche: 1.200 euro annui rimborsati a forfait.

In questo senso, sarebbe utile anche rifarsi alla disciplina prevista dal parlamento europeo e dalle camere di altri stati membri, che alla pratica dei rimborsi in denaro prediligono l'offerta di servizi.

I deputati europei possono scegliere il proprio personale nei limiti del bilancio fissato dal Parlamento. Nel 2020 l'importo mensile massimo a disposizione per coprire tutti i costi sostenuti per l'assunzione degli assistenti personali è pari a €25.442 al mese per ciascun deputato. Nessuna di queste somme è versata direttamente ai deputati.

Altra zona d'ombra, riguarda gli emolumenti attribuiti a chi ricopre key position nei lavori di commissione e di aula. Presidenti, vicepresidenti, questori, segretari: chi svolge questi ruoli riceve, oltre all'indennità parlamentare, una indennità di funzione. Ma l'entità in dettaglio, per ciascun membro, di spese e benefit connessi con queste cariche resta fuori dalle possibilità di controllo dell'opinione pubblica.

176 incarichi di key position negli uffici di presidenza e nelle commissioni permanenti di camera e senato.

Anche in questo caso, siamo molto lontani dagli standard del parlamento Ue, dove gli assistenti di vicepresidenti e questori, come i prestatori di servizi e i collaboratori dei deputati, sono resi pubblici attraverso un motore di ricerca liberamente consultabile da tutti.

 

Foto credit: Camera dei deputati - Licenza

 

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