Lo svantaggio digitale dei ragazzi che vengono da famiglie in disagio #conibambini

L’origine sociale può essere un fattore discriminante nell’utilizzo delle nuove tecnologie, persino tra i giovani. Per evitare che disuguaglianze sociali e digitali si saldino definitivamente, è cruciale il ruolo della scuola e della comunità educante.

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Le nuove tecnologie hanno aperto possibilità enormi, potenzialmente per tutti. In concreto però, restano fortissime differenze nell’utilizzo e nella capacità di padroneggiare le tecnologie, anche tra i più giovani. E queste differenze, spesso, si innestano sui divari sociali e educativi preesistenti.

5,3% le famiglie con un figlio che dichiarano di non potersi permettere l’acquisto di un pc.

È una delle caratteristiche che rendono la povertà educativa un elemento così negativo per le nostre società. Investe tutti gli aspetti della vita del minore, sommando svantaggio a svantaggio, in tutti gli ambiti. Una famiglia con difficoltà economiche, con poche risorse educative, reti sociali limitate potrà offrire ai suoi figli un orizzonte di possibilità meno ampio.

La povertà educativa è la condizione in cui un bambino o un adolescente si trova privato del diritto all’apprendimento in senso lato, dalle opportunità culturali e educative al diritto al gioco. Vai a "Quali sono le cause della povertà educativa"

Ciò è vero anche nella capacità di padroneggiare i nuovi strumenti tecnologici.

Un divario che troppo spesso dipende dalla condizione familiare

Negli ultimi anni, le analisi di Ocse hanno messo in evidenza come il gap tra i giovani in termini di accesso alle tecnologie si sia progressivamente ridotto (anche se non è affatto eliminato).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Ocse-Pisa
(ultimo aggiornamento: lunedì 14 Settembre 2015)

 

Per fare un esempio, il tempo che gli studenti passano con i dispositivi non varia molto rispetto alla condizione dei ragazzi. Mentre è ancora molto forte la relazione tra il background sociale e l'utilizzo che viene fatto del computer e di internet.

79,3% degli studenti "avvantaggiati" utilizza internet per ottenere informazioni pratiche in rete. Tra gli svantaggiati la quota scende al 66,2%.

La ragione è strettamente connessa con le opportunità educative che la famiglia può offrire al minore. I dati sugli studenti adolescenti (che quindi riflettono un'epoca storica diversa da quella attuale) mostrano come il primo utilizzo del computer arrivi più tardi per gli studenti svantaggiati, in tutti i paesi presi in considerazione da Ocse (qui sono stati selezionati solo i membri Ue al momento della rilevazione).

In tutti i paesi Ocse la differenza tra studenti avvantaggiati e svantaggiati nel primo accesso al pc è risultata statisticamente significativa. Per la Germania il dato è relativo alla rilevazione precedente (2012).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Ocse-Pisa
(ultimo aggiornamento: giovedì 11 Maggio 2017)

Il ruolo della scuola nel ridurre le distanze

Di fronte a disparità che sono così strettamente collegate all'origine familiare, diventa cruciale il ruolo della comunità educante e delle istituzioni educative.

In primo luogo perché a scuola, in situazioni molto meno eccezionali di quanto si tenda a pensare, i ragazzi possono avere accesso a servizi di cui non dispongono a casa. I dati Ocse hanno fatto emergere come, mediamente, almeno il 5% degli studenti svantaggiati abbia un accesso a internet da scuola, ma non a casa.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Ocse-Pisa
(ultimo aggiornamento: giovedì 6 Agosto 2015)

 

Una quota che è verosimile sia migliorata negli ultimi anni, se osserviamo - stavolta attraverso i dati Eurostat - l'andamento delle famiglie con figli che non possono permettersi una connessione a internet. Ma questa tendenza non deve comunque lasciare indifferenti. In un mondo dove le tecnologie digitali sono ormai imprescindibili per molti aspetti della vita quotidiana, per una famiglia, anche con difficoltà economiche, diventa sempre più difficile poter tagliare proprio quel tipo di spesa.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 15 Aprile 2020)

Forse anche per questa ragione, in molti paesi (tra cui l'Italia) la presenza di dispositivi tecnologici nelle scuole è tendenzialmente maggiore nei territori più fragili, nelle scuole maggiormente frequentate da alunni svantaggiati.

Ma è proprio qui che il ruolo della scuola diventa decisivo. Non solo nell'offrire la presenza di un dispositivo, o di un servizio; quanto anche nel garantire a tutti un'alfabetizzazione digitale di base. Storicamente, la scuola dell'obbligo ha dato sostanza ai diritti di cittadinanza, insegnando a leggere e scrivere. Oggi le istituzioni educative, in una società in cui il ruolo delle tecnologie è sempre più presente, sono chiamate ad una sfida del tutto simile.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: giovedì 6 Agosto 2015)

Una sfida che riguarda in primo luogo la tutela dei diritti del minore, come quello di essere parte attiva della società di cui fa parte. Ma che investe anche il tipo di società in cui vivremo nei prossimi anni: una che produce esclusione oppure una che garantisce a tutti gli strumenti per realizzare le proprie aspirazioni.

La presenza di pc nei comuni con più disagio economico

Il diritto a una piena cittadinanza digitale, a prescindere dall'origine sociale, è quindi già adesso uno dei temi dirimenti per le nostre società. E sarà sempre più così, anche per l'Italia.

Per questo, data la profonda varietà interna del nostro paese, è fondamentale porre la questione anche in chiave territoriale. Che differenze interne ci sono nella presenza di pc nelle scuole? E cosa sappiamo sulla dotazione digitale delle scuole nei territori con più disagio economico e sociale?

Per approfondire questo aspetto, è interessante mettere a confronto due dati. Il primo, per stimare la gravità del disagio sociale in un comune, è la quota di famiglie in potenziale difficoltà economica. Si tratta di un indicatore, ricostruito da Istat attraverso i dati al censimento (2011), che calcola la percentuale di famiglie con figli dove la persona di riferimento ha meno di 65 anni e nessun componente è occupato o ritirato dal lavoro. Caratteristiche che molto probabilmente indicano una situazione di forte difficoltà economica.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat e Miur
(ultimo aggiornamento: sabato 1 Settembre 2018)

L'altro è il numero di pc e tablet presenti nelle scuole, comune per comune. Un dato ricavato dall'osservatorio attraverso una attività di web scraping dal portale Miur Scuola in Chiaro.

Isolando i 10 capoluoghi con più famiglie in disagio, vediamo come questi si trovino tutti nel sud e nelle isole. Ai primi posti spiccano Napoli (9,5%), Catania (7,8%), Palermo (7,3%) e Crotone (7%). Seguono, tutti attorno al 6%, i tre capoluoghi della provincia di Barletta-Andria-Trani. Al di sopra del 5% anche Messina, Taranto e Reggio Calabria.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: sabato 31 Dicembre 2011)

Questi sono i capoluoghi che, in base ai dati raccolti nell'ultimo censimento generale, avevano più famiglie in disagio. Per quanto riguarda la presenza di pc nelle scuole di questi comuni, il tema può essere letto da 2 punti di vista.

In primo luogo, il numero di pc e tablet ogni 100 alunni. Adottando entrambe le ipotesi (vedi da sapere), i due comuni calabresi di Reggio Calabria e Crotone hanno sempre più dispositivi per alunno della media nazionale. Mentre Trani e Messina, tra i capoluoghi considerati, risultano sempre rispettivamente ultimo e penultimo, molto lontani dalla media nazionale.

Dal momento che non tutte le scuole pubblicano il dato sul numero di dispositivi in loro possesso (dato disponibile per il 70% dei plessi), il grafico presenta due ipotesi diverse.

Nella prima, abbiamo considerato tutte le scuole statali censite, sia che il dato sui pc fosse dichiarato oppure no. Questo dato è stato messo in relazione con il numero di alunni delle scuole.

Nella seconda, abbiamo considerato solo le scuole per cui il dato sui pc risulta pubblicato. Questo dato è stato messo in relazione con il numero di alunni solo delle scuole che pubblicano l’informazione.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: sabato 1 Settembre 2018)

Ma questo dato, proprio perché per non tutte le scuole è disponibile, offre ancora una lettura parziale. L'altro punto di vista che ci aiuta a comprendere meglio la situazione è quante ragazze e ragazzi vadano in scuole senza pc. Una valutazione che purtroppo, allo stato attuale, è resa molto difficile dall'elevata quota di scuole per cui il dato non è disponibile.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: sabato 1 Settembre 2018)

In 5 dei 10 capoluoghi con più disagio, la quota di alunni che frequenta scuole per cui il dato non è disponibile supera il 30%.

A Napoli, ad esempio, sebbene il 7% degli alunni frequenti scuole che dichiarano 0 computer, oltre la metà degli studenti (52,8%) va in un istituto per cui il dato non è disponibile. Al contrario Andria apparentemente è prima per percentuale di scuole senza pc, ma probabilmente anche perché si tratta del comune con più scuole che dichiarano il dato (meno dell'1% degli alunni).

Questi due casi estremi portano a ragionare sulla possibilità che, almeno in alcuni casi, se l'informazione non è indicata potrebbe essere perché pari a 0. Vista l'importanza delle dotazioni tecnologiche nelle scuole, e in particolare nei contesti con più difficoltà sociali, nei prossimi mesi sarà essenziale poter disporre di tutti i dati, per tutte le scuole. Ciò anche alla luce degli investimenti sui computer scolastici degli ultimi mesi e della sfida per rendere la scuola italiana pienamente digitale. Ma soprattutto, per garantire a ragazze e ragazzi di non restare esclusi dalla società in cui vivranno.

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati sul numero di dispositivi digitali nelle scuole sono stati raccolti attraverso un'attività di web scraping dal portale Scuola in chiaro del Miur.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: sabato 1 Settembre 2018)

Foto credit: Flickr Uc3m - Licenza

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