Lo stato dell’edilizia scolastica in vista del rientro a settembre #conibambini

In queste settimane estive dovranno essere riconfigurati gli spazi nelle scuole, e gli interventi dipenderanno anche dalla situazione dell’edilizia scolastica. Alcuni dati per valutare le caratteristiche degli edifici, comune per comune.

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A fine giugno, il ministero dell’istruzione ha presentato le linee guida per il rientro in classe a settembre 2020. Un passaggio delicato, soprattutto per gli aspetti connessi con l’edilizia scolastica, e che infatti ha richiesto il confronto con regioni e enti locali nella conferenza unificata. Le regole di distanziamento fisico imposte dall’emergenza Coronavirus obbligano ad un diverso utilizzo degli spazi scolastici.

In sintesi, le linee guida fissano prescrizioni e modalità di comportamento, sia generali sia più specifiche per alcuni casi tipici. Mentre le scelte operative, che devono adattarsi alla situazione concreta sul territorio, sono rimesse ai singoli istituti in collaborazione con gli enti locali, sulla base dell’autonomia scolastica.

Centrale, pertanto, sarà il ruolo delle singole scuole, accompagnate dall’Amministrazione centrale e periferica e dagli Enti Locali, nel tradurre le indicazioni nello specifico contesto di azione, al fine di definire soluzioni concrete e realizzabili tenendo in considerazione il complesso scenario di variabili (…)

Sarà dall’applicazione concreta delle linee guida sul territorio che dipenderà il ritorno in aula di ragazze e ragazzi. Perciò è opportuno verificare, dati alla mano, qual è la situazione dell’edilizia scolastica sul territorio, in particolare per quanto riguarda la possibilità di ricavare spazi alternativi.

Cosa prevedono le linee guida

La necessità di mantenere un distanziamento fisico tra gli alunni è alla base dell’impianto delle linee guida. Infatti il documento del ministero dell’istruzione cita espressamente le conclusioni formulate nel Comitato tecnico scientifico dello scorso 22 giugno:

Il distanziamento fisico (inteso come 1 metro fra le rime buccali degli alunni), rimane un punto di primaria importanza nelle azioni di prevenzione

Significa che ci deve essere almeno un metro tra un alunno e l’altro (nello specifico tra bocca e bocca). Il comitato tecnico scientifico è poi intervenuto il 7 luglio scorso per chiarire la necessità di mantenere questa distanza minima da seduti e di indossare la mascherina quando l’alunno si alza dal banco. Al banco, la distanza dovrà essere di almeno un metro tra gli alunni e di almeno due metri dalla cattedra.

Chiaramente questo impone una riconfigurazione totale degli spazi in aula (e nell’edificio scolastico), in modo da evitare contatti ravvicinati.

L’applicazione concreta delle linee guida dipenderà anche dall’edilizia scolastica.

Le linee guida del Miur suggeriscono alcune possibilità: dalla riconfigurazione della classe in più gruppi di apprendimento alla frequenza in turni differenziati, dalla rimodulazione dei tempi e delle materie alla previsione (solo per le superiori) di ricorrere anche alla didattica a distanza. Come si vede si tratta di opzioni tra loro molto diverse, soprattutto in termini di esperienza didattica vissuta bambini e ragazzi. In concreto, quali saranno le strade scelte dipenderà anche dallo stato dell’edilizia scolastica e dalla possibilità, ad esempio, di rimodulare gli spazi interni.

L’allegato tecnico al piano scuola fornisce un quadro indicativo del riparto di competenze tra istituti ed enti locali in vista della riapertura.

 

Alcuni esempi del riparto delle competenze in vista della riapertura

Enti localiIstituz. scolastiche
Opere di riparazione, finiture, verniciatureSpese per pulizia, igienizzazione e sanificazione
Efficientamento impianti e ascensoriAcquisto dispositivi di protezione
Impermeabilizzazioni, rivestimenti interni/esterniPiccole riparazioni
Acquisto arredi, salvo diverse inteseRidefinizione degli spazi (acquisto arredi, salvo diverse intese)
Interventi strutturali, tramezzi, fondazioni, recinzioniTinteggiatura piccoli ambienti
Sostituz. caldaia, infissi, sanitari e ristrutturaz. servizi igieniciValutazione dei rischi

In questo quadro di competenze fissato dal Miur, si inserisce il decreto semplificazioni dello scorso 17 luglio, che ha assegnato al commissario per l’emergenza Covid l’acquisizione dei dispositivi di protezione individuale e i beni strumentali necessari, compresi gli arredi scolastici.

Saranno quindi molti gli attori coinvolti: singoli istituti, enti locali e stato centrale. Spetteranno alle scuole, oltre alle spese per la sanificazione e gli interventi di manutenzione minuta (piccole riparazioni), la ridefinizione nell’utilizzo degli spazi. Mentre invece sarà compito degli enti locali proprietari degli edifici occuparsi della manutenzione ordinaria e straordinaria: dall’efficientamento degli impianti alla realizzazione di tramezzi o interventi strutturali. Per facilitare la realizzazione di questi interventi, il Miur ha lanciato alcuni bandi specifici (avviso adeguamento spazi e aule III), alimentati con i fondi strutturali europei.

Ma al di là delle singole competenze, la fattibilità degli interventi dipenderà da una serie di fattori, che chiamano in causa lo stato e la condizione degli edifici scolastici. Ad esempio, in presenza di edifici che non erano nati per un uso scolastico, oppure vetusti, in alcuni casi potrebbe essere più difficile intervenire per rimodulare la distribuzione delle aule. Ovviamente questo non si può dire a priori, e solo una verifica scuola per scuola renderà possibile una valutazione compiuta. Ma già adesso, attraverso i dati Miur, è possibile ricostruire alcuni di questi aspetti, così importanti in vista della riapertura.

Lo stato dell’edilizia scolastica

Un primo elemento interessante da valutare, preso in considerazione anche negli allegati alle linee guida, è quanti edifici scolastici in uso non siano stati costruiti appositamente per questo scopo, ma riadattati solo successivamente per attività didattiche.

In Italia, circa il 77% degli edifici scolastici è stato costruito già con questa funzione, mentre quasi un edificio su 4 (23%) è stato riadattato solo in seguito per un uso scolastico. Queste percentuali variano molto da regione a regione. Si trovano infatti al di sotto della media nazionale Campania (61% di edifici costruiti appositamente per uso scolastico), Emilia-Romagna (69%), Umbria e Calabria (70%), Lazio (73%), Liguria e Puglia (75%)

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: giovedì 30 Maggio 2019)

Oltre l'85% degli edifici  era concepito per un uso scolastico già al momento della costruzione in Abruzzo, Sardegna, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Molise.

Scendendo a livello locale, si notano delle differenze sensibili in base al tipo di comune. Nei comuni polo, baricentrici in termini di servizi, la quota di edifici costruiti originariamente per uso scolastico è inferiore alla media: 72% (contro una quota attorno all'80% nei comuni cintura, ovvero l'hinterland dei centri principali, e dei comuni di area interna).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: giovedì 30 Maggio 2019)

Anche tra le città maggiori ci sono comunque delle differenze. Isolando i 15 comuni italiani con oltre 200mila abitanti, 8 presentano un dato in linea o superiore alla media nazionale. In particolare Torino (oltre il 90% di edifici costruiti per uso scolastico) e Padova, Catania e Trieste (quota superiore all'80%). In 3 città la quota di edifici scolastici costruiti appositamente per questo scopo non raggiunge la metà del totale, in base ai dati Miur. Si tratta di Bologna, Milano e Napoli.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: giovedì 30 Maggio 2019)

Un altro aspetto da valutare nella realizzazione degli interventi è la presenza di edifici storici, o comunque vetusti. Anche da questo punto di vista, vi sono differenze tra una regione e l'altra. Se si prende in considerazione l'incidenza di edifici che hanno almeno 100 anni, in Liguria circa il 20% del patrimonio edilizio scolastico è stato costruito prima del 1920, in Piemonte il 16% e attorno al 10% in Lombardia, Valle d'Aosta, Emilia-Romagna, Toscana e Friuli-Venezia Giulia.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: giovedì 30 Maggio 2019)

Le regioni dove incide maggiormente la presenza di edilizia scolastica post-1976 sono Puglia, Molise, Calabria e Sardegna. In questi territori circa la metà del patrimonio di edilizia scolastica è stato costruito negli ultimi 45 anni. Le regioni con minor presenza di edifici costruiti dopo il '76 sono Liguria (23%), Veneto (20%) e Piemonte (7%). Nel caso di Piemonte e Veneto però incide anche l'alta quota di edifici per cui questa informazione non è disponibile: 36% in Veneto, 58% in Piemonte.

Questi dati, ovviamente, sono eterogenei anche all'interno delle stesse regioni, una volta osservati comune per comune. La quota di edifici costruiti dopo il 1976 è più bassa soprattutto nelle città principali, dove i servizi scolastici si sono sviluppati storicamente prima. Ad esempio nei comuni polo, baricentrici in termini di servizi, il 31% degli edifici è stato costruito dopo il 1976, dato che sale al 37% nei comuni più esterni, da quelli di cintura a quelli periferici.

Dati per il Trentino Alto-Adige non disponibili. Per Piemonte e Veneto incide anche l’alta quota di edifici scolastici per cui l’informazione sulla data di costruzione non è disponibile: 36% in Veneto, 58% in Piemonte.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: giovedì 30 Maggio 2019)

Del resto, nei comuni polo è anche più diffusa la presenza di patrimonio edilizio antecedente al 1920: 1 edificio su 10 in media, contro il 7% dei comuni cintura (l'hinterland delle maggiori città) e il 3% dei comuni periferici. Nelle aree interne, oltre la metà del patrimonio edilizio scolastico è stato costruito tra il 1921 e il 1975 (52-53% in media nei comuni periferici e ultraperiferici, contro il 49% dei poli e il 43% dei comuni cintura).

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati sugli edifici scolastici sono fonte Miur. Dati per il Trentino Alto-Adige non disponibili.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: giovedì 30 Maggio 2019)

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