L’emergenza non ha impedito i cambi di gruppo in parlamento Valzer parlamentare

Dall’inizio dell’anno ci sono stati 42 nuovi cambi di casacca. 31 di questi sono avvenuti dopo la dichiarazione dello stato di emergenza. A farne le spese principalmente i partiti di maggioranza e Forza Italia.

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Nei mesi in cui è esplosa la pandemia da Coronavirus nel nostro paese l’attività di camera e senato ha subito dei rallentamenti. Ciò nonostante i cambi di gruppo non si sono fermati. Una vecchia abitudine che, dopo i mesi di lockdown, è tornata ad influenzare le dinamiche dell’aula.

I gruppi parlamentari rappresentano la proiezione dei partiti nelle istituzioni. Svolgono un ruolo fondamentale nei lavori dell’aula e delle commissioni. Ogni parlamentare deve appartenere ad un gruppo ma può scegliere liberamente a quale aderire. Vai a "Che cosa sono i gruppi parlamentari"

L’analisi di questa tendenza è un elemento molto utile non solo per valutare la stabilità della maggioranza ma anche per capire quale sia lo stato di salute dei vari partiti.

Da inizio legislatura i cambi di gruppo sono stati 131, per una media di circa 4,37 cambi di casacca al mese. Si tratta di dati inferiori rispetto a quelli della XVII legislatura (dal marzo 2013 al marzo 2018) in cui il fenomeno era letteralmente esploso ma che comunque meritano attenzione.

42 i cambi di gruppo da inizio anno.

Le prime vittime di questa dinamica sono proprio i due principali partiti attualmente al governo. Movimento 5 stelle e Partito Democratico hanno perso infatti 37 parlamentari ciascuno dall’inizio della legislatura. Un fenomeno che è tutt’ora in corso: dei 42 cambi di gruppo avvenuti nel 2020 infatti ben 31 sono avvenuti dopo la dichiarazione dello stato di emergenza. Un dato non da poco considerando anche i numeri molto ristretti della maggioranza al senato.

Governo Conte II e Covid gli eventi cruciali della legislatura

L’attuale legislatura iniziata il 23 marzo del 2018 è stata caratterizzata da due spartiacque principali. La nascita del governo Conte II e l’emergenza legata al Coronavirus. Ma se nel primo caso un “rimescolamento” delle carte era preventivabile visto il cambio di maggioranza da giallo-verde a giallo-rossa, è interessante notare come nemmeno il Covid abbia frenato i cambi di casacca.

Si può notare infatti che un cambio di gruppo su 4 è avvenuto dopo il 31 gennaio scorso. Dei 31 cambi avvenuti in questo periodo 19 hanno visto protagonisti deputati e 12 senatori. Gli ultimi in ordine di tempo sono quelli dei senatori Claudio Barbaro e Raffaele Fantetti, passati al gruppo misto rispettivamente da Lega e Forza Italia.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 20 Novembre 2020)

Nei primi 18 mesi di legislatura (cioè durante il Conte I, dall'1 giugno 2018 al 5 settembre 2019) si è registrata una media di circa 1,61 cambi al mese. Con l'inizio dell'esecutivo giallo-rosso il dato medio è esploso a 7,3. Il via al valzer dei parlamentari lo ha dato la nascita di Italia viva che nel settembre 2019 ha portato a 51 cambi di casacca. Nel 2020 infine la media si è attestata a 4,1 cambi al mese.

24,2% I cambi di gruppo dall'inizio dell'emergenza.

Pur diminuendo di intensità anche durante l'emergenza quindi il trasformismo parlamentare sta caratterizzando l'attività di deputati e senatori. Questo rappresenta l'ennesima prova di quanto i partiti stiano vivendo un periodo di crisi, con il continuo crearsi di nuovi schieramenti che contribuiscono a variare lo scenario in aula rispetto alle elezioni politiche.

Nonostante i numeri siano in crescita, i dati della XVIII legislatura sono ancora ben lontani da quelli della passata. Nel quinquennio 2013-2018 si è registrato un dato record di cambi di casacca: 569, portati a termine da 348 parlamentari. Mentre nella scorsa legislatura i cambi di gruppo erano poco meno di 10 al mese, nell’attuale il dato è di 4,52, meno della metà.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 20 Novembre 2020)

Si tratta di dati rilevanti. Ricordiamo infatti che questa pratica è assolutamente legittima dato che l'articolo 67 della nostra costituzione afferma che ogni parlamentare agisce senza vincolo di mandato.

 I parlamentari svolgono il loro incarico senza obblighi nei confronti di partiti, programmi elettorali o dei cittadini stessi. Una libertà di azione necessaria per poter svolgere le proprie funzioni senza pressioni e/o ricatti esterni. Vai a "Che cos’è il vincolo di mandato"

Tuttavia questo dato ci fa comprendere quanto sia instabile l'attuale maggioranza di governo.

Le "fughe" da Pd e M5s

Analizzando i dati della legislatura emergono due grandi "sconfitti" rispetto alle scorse elezioni. Il Movimento 5 stelle e il Partito democratico sono infatti i gruppi che hanno subito il più alto numero di perdite. Entrambi risultano con un saldo negativo di 37 parlamentari se si confronta la consistenza del gruppo rispetto all'inizio legislatura.

In "rosso" i gruppi di maggioranza, mentre sono stabili quelli dell'opposizione.

Nel Pd hanno abbandonato 21 deputati e 16 senatori mentre nei 5s 24 deputati e 13 senatori. Significativi anche gli abbandoni in Forza Italia che ha perso 11 deputati e 8 senatori. Tolti i gruppi di Italia viva che sono stati costituiti in corso di legislatura, la gran parte dei transfughi è confluita nel gruppo misto ma anche Lega e Fratelli d'Italia hanno beneficiato in piccola parte di questa diaspora.

I gruppi di Italia viva si sono costituiti a legislatura iniziata. Il gruppo di Liberi e uguali è presente solo alla camera mentre al senato i suoi membri fanno parte del gruppo misto.

FONTE: dati ed elaborazioni openpolis
(ultimo aggiornamento: martedì 24 Novembre 2020)

Da notare la situazione particolare del Movimento 5 stelle. Mentre per quanto riguarda il Pd infatti la maggior parte degli abbandoni è da addebitare alla nascita del partito di Matteo Renzi per quando riguarda i pentastellati ci sono due motivazioni diverse che hanno spinto ai cambi di gruppo. Ci sono infatti parlamentari che hanno lasciato per scelta personale ed altri che invece sono stati espulsi.

Un'altra differenza è che mentre quasi tutti gli ex-dem sono rimasti nell'ambito della maggioranza i fuoriusciti dal M5s hanno seguito strade diverse passando in alcuni casi anche ai gruppi dell'opposizione.

Santi Cappellani ha portato a termine 2 cambi di gruppo da inizio anno. Prima di approdare nel Partito democratico è passato per il gruppo misto. Lo stesso per Maria Teresa Baldini che da Fratelli d’Italia ha fatto un breve passaggio dal gruppo misto prima di approdare in Forza Italia. Infine, anche l’onorevole Giovanni Marilotti, dopo aver lasciato il gruppo del Movimento 5 stelle alla Camera, ha fatto un breve passaggio al gruppo misto prima di approdare a Per le autonomie.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: martedì 24 Novembre 2020)

I motivi delle espulsioni sono stati diversi: c'è chi è stato espulso per non aver versato parte del proprio compenso nel fondo comune destinato a sostenere iniziative del M5s come i senatori Giarrusso e Ciampolillo e chi invece è stato allontanato per motivi politici avendo votato in contrasto rispetto al gruppo pentastellato. È il caso di Gianluigi Paragone e Gregorio De Falco.

43% dei 5stelle fuoriusciti da inizio legislatura sono stati espulsi.

Altre espulsioni hanno riguardato Sara Cunial per le sue posizioni no-vax e Raffaele Trano eletto presidente della commissione finanze della camera contro la volontà del gruppo e con i voti della destra. Ultimo in ordine di tempo l'onorevole Marco Rizzone espulso dal movimento per aver presentato la domanda per il "bonus partite iva".

La diaspora dei parlamentari M5s

ParlamentareRamoGruppo di approdoMotivo del cambio
Acunzo NicolaCameraMistoEspulso per non aver restituito parte dei rimborsi
Aiello PieraCameraMistoMotivi politici
Angiola NunzioCameraMistoMotivi politici
Aprile NadiaCameraMistoEspulsa per non aver restituito parte dei rimborsi
Bologna FabiolaCameraMistoMotivi politici
Cappellani SantiCameraMistoLascia il gruppo per motivi politici ma non versava parte dei rimborsi da un anno
Ciampolillo AlfonsoSenatoMistoEspulso per non aver restituito parte dei rimborsi
Cunial SaraCameraMistoEspulsa per motivi politici
Dall'Osso MatteoCameraFIMotivi politici
De Bonis SaverioSenatoMistoEspulso per violazione del codice etico
De Falco GregorioSenatoMistoEspulso per motivi politici
De Giorgi RosalbaCameraMistoMotivi politici
De Toma MassimilianoCameraMistoMotivi politici
Di Marzio LuigiSenatoMistoLascia il gruppo per motivi politici ma non versava parte dei rimborsi
Ermellino AlessandraCameraMistoMotivi politici
Fattori ElenaSenatoMistoMotivi politici
Fioramonti LorenzoCameraMistoMotivi politici
Frate FloraCameraMistoEspulso per non aver restituito parte dei rimborsi
Galantino DavideCameraMistoMotivi politici
Giannone VeronicaCameraMistoEspulsa per motivi politici
Giarrusso Mario MicheleSenatoMistoEspulso per non aver restituito parte dei rimborsi
Grassi UgoSenatoLegaMotivi politici
Lattanzio PaoloCameraMistoMotivi politici
Lucidi StefanoSenatoLegaMotivi politici
Mura AndreaCameraMistoEspulso per motivi politici
Nitti MicheleCameraMistoEspulso per non aver restituito parte dei rimborsi
Nugnes PaolaSenatoMistoEspulsa per motivi politici
Paragone GianluigiSenatoMistoEspulso per motivi politici
Riccardi AlessandraSenatoLegaMotivi politici
Rizzone MarcoCameraMistoEspulso per motivi politici
Rospi GianlucaCameraMistoMotivi politici
Silvestri RacheleCameraMistoMotivi politici
Trano RaffaeleCameraMistoEspulso per motivi politici
Urraro FrancescoSenatoLegaMotivi politici
Vizzini GloriaCameraMistoEspulsa per motivi politici
Vono GelsominaSenatoIV-PSIMotivi politici
Zennaro AntonioCameraMistoMotivi politici

Per quanto riguarda i transughi "dem" invece la maggior parte delle uscite è da attribuire alla costituzione dei gruppi parlamentari di Italia Viva. È interessante notare che c'è già chi sta tornando sui propri passi. Si tratta dell'onorevole Nicola Carè che nel settembre del 2019 aveva lasciato il Pd per seguire Matteo Renzi ed un anno dopo è tornato tra le file dei dem. Un esempio che potrebbe essere seguito anche da altri parlamentari.

Non rinnego nulla di quanto fatto durante questi mesi ma l'ambizione di costruire un'altra forza politica capace di dare rappresentanza a un mondo moderato evidentemente non è stata condivisa da un elettorato che, come ci racconta anche il voto nelle regioni, è refrattario a frammentazioni

I gruppi minori

Ad oggi in parlamento ci sono 6 schieramenti presenti con un gruppo autonomo in entrambi i rami: Movimento 5 stelle, Lega, Partito democratico, Forza Italia, Fratelli d'Italia e Italia Viva. Ad esclusione di Italia Viva parliamo dei partiti che hanno ottenuto i migliori risultati alle politiche del 2018. Finisse qui il discorso la composizione degli schieramenti in parlamento seguirebbe una logica lineare di rapporto "voto-rappresentanza".

6 i partiti politici presenti in parlamento con un gruppo autonomo in entrambi i rami.

Ma una delle conseguenze dell'esplosione dei cambi di gruppo è un distaccamento tra la scelta dei cittadini durante le elezioni politiche e la rappresentatività in aula dei partiti. Nonostante infatti il momento elettorale abbia fatto vincere seggi ad un numero ristretto di partiti, quelli che ora si trovano rappresentati in parlamento sono molti di più.

La pratica dei cambi di gruppo rende impossibile un'analisi lineare del rapporto voto-rappresentanza.

Oltre i 6 schieramenti già citati, ne abbiamo altri 2 che invece sono gruppo autonomo in un solo ramo. Rispettivamente Liberi e uguali, che conta 11 membri alla camera, e Per le autonomie che invece ne conta 8 al senato Quest'ultimo rappresenta un'alleanza tra vari movimenti autonomisti: Südtiroler Volkspartei, Partito autonomista trentino tirolese e Union valdôtaine.

A completare il quadro poi c'è il gruppo Misto che accoglie parlamentari che non possono costituire un proprio gruppo per numeri non sufficienti o che non vogliono aderire ad altri gruppi. Al suo interno possono essere costituite componenti autonome. Se riconosciute ufficialmente dall'ufficio di presidenza, queste ultime ricevono persino un contributo economico per il proprio funzionamento. Sono componenti autonome del misto ad esempio il Movimento associativo italiani all'estero (Maie) e +Europa.

Qual è il ruolo del parlamento?

Sebbene questi movimenti siano del tutto legittimi indubbiamente contribuiscono all'instabilità delle maggioranze e a screditare il ruolo del parlamento. L’ambigua situazione politica di questi anni, resa evidente da due diverse maggioranze di orientamento politico diametralmente opposto, ha contribuito a compromettere la centralità dell'organo legislativo. Una situazione ulteriormente aggravata dall'emergenza Covid-19 che ha visto il governo accentrare su di sé gran parte delle decisioni.

Nonostante i tanti proclami, dal presidente della camera Fico al capo del governo Conte, in nessun modo si è riusciti ad invertire questa tendenza.

Sono consapevole della necessità di un doveroso coinvolgimento del parlamento, che esprime, al massimo grado la democraticità del nostro ordinamento. Per tale ragione (...) abbiamo anche introdotto una più puntuale regolamentazione dell’iter procedimentale nell’adozione dei Dpcm, prevedendo, tra l’altro, l’immediata trasmissione dei provvedimenti emanati ai presidenti delle camere, e il vincolo per il sottoscritto o per un ministro da lui delegato, di riferire ogni quindici giorni alle camere sulle misure adottate

L’approvazione poi della riforma costituzionale per il taglio dei parlamentari, ha riacceso il dibattito su come rendere più efficiente l’istituzione più importante del nostro paese.

L'esplosione del fenomeno dei cambi di gruppo contribuisce a screditare il ruolo del parlamento.

Se il parlamento appare sospeso e incapace di svolgere le proprie funzioni il fenomeno dei cambi di gruppo lo rende d'altra parte un'istituzione in continuo cambiamento. Cambi di casacca, nuovi partiti, unione di schieramenti: elementi che rendono molto difficile per il cittadino seguire le dinamiche dell'aula e comprenderne le reali motivazioni.

Come se non bastasse regolamenti diversi tra camera e senato, soprattutto in materia di gruppi parlamentari, contribuiscono a complicare ulteriormente le cose. Non mettendo in discussione la libertà di deputati e senatori di cambiare gruppo, è però necessario agire per migliorare le norme sui gruppi parlamentari.

Foto credit: Montecitorio - Licenza

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