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Uno dei modi migliori per valutare lo stato di salute dei partiti politici italiani è l’analisi dei cambi di gruppo. La mobilità interna al parlamento infatti è uno dei vari elementi che ci permettono di valutare la stabilità, non solo dell’istituzione, ma soprattutto del sistema partitico.

106 i cambi di gruppo da inizio legislatura, uno a settimana.

Il parlamento sospeso

Da inizio legislatura ci sono stati oltre 100 cambi di gruppo, per una media 4,42 cambi di casacca al mese. Dati ben sotto quelli della passata legislatura, in cui il fenomeno era letteralmente esploso, ma che comunque meritano attenzione. A fare da spartiacque nella legislatura è stato il cambio di governo, evento che non solo ha variato la consistenza della maggioranza, ma che ha variato non poco la configurazione del parlamento.

Ricordiamo che deputati e senatori esercitano la loro funzione senza vincolo di mandato. Un principio alla base della nostra democrazia rappresentativa, ma che con il forte incremento dei cambi di gruppo in parlamento viene messo costantemente in discussione. Vai a "Che cos’è il vincolo di mandato"

Una legislatura divisa in due

Due governi si sono dati il cambio in questi 2 anni. Il primo guidato dal Movimento 5 stelle e la Lega, il secondo dal Movimento 5 stelle con due partner di centrosinistra, il Partito democratico e Liberi e uguali.

Se il fenomeno dei cambi è stato contenuto durante l’esecutivo giallo-verde, lo stesso non si può dire per quello giallo-rosso. Nei primi 18 mesi di legislatura, 3 di trattativa post elettorale e 15 di governo 5stelle-Lega, i cambi di gruppo erano stati 28. Meno di 2 al mese, per un sistema che era parso relativamente stabile. Anche perché circa la metà di questi cambi erano stati causati dall’autorizzazione data dall’ufficio di presidenza della camera per la costituzione del gruppo “sotto soglia” al movimento politico Liberi e uguali.

Deputati e senatori esercitano la loro funzione senza vincolo di mandato. Un principio alla base della nostra democrazia rappresentativa, ma che con il forte incremento dei cambi di gruppo in parlamento viene messo costantemente in discussione.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis

Pochi quindi i cambi di casacca, e soprattutto dal basso peso politico. Tutto è però cambiato con la crisi estiva del governo Conte I, che ha portato alla fine dell'alleanza 5stelle-Lega. A inizio settembre 2019, con la nascita del governo Conte II, le carte in tavola sono variate. La maggioranza da giallo-verde è diventata giallo-rossa, con l'uscita della Lega e l'entrata del centrosinistra (Pd e Leu), e soprattutto con nuovi movimenti politici che sono entrati in parlamento.

La nascita di Italia Viva ha fatto aumentare i cambi di gruppo.

Tra tutti gli eventi del settembre 2019, quello che più ha sconvolto gli equilibri interni del parlamento, è stato l'arrivo di Italia Viva. Il partito, guidato da Matteo Renzi, nasce da una scissione interna al Partito democratico. La costituzione dei gruppi sia alla camera che al senato ha quindi danneggiato principalmente il partito guidato da Zingaretti. Ciò nonostante, come vedremo, in Italia Viva sono poi confluiti parlamentari da quasi tutti gli schieramenti, Movimento 5 stelle e Forza Italia inclusi.

Il confronto con il passato

Nonostante i numeri siano in crescita, i dati della XVIII legislatura sono ancora ben lontani da quelli della passata. Nel quinquennio 2013-2018 si è registrato un dato record di cambi di casacca: 569, portati a termine da 348 parlamentari. Mentre nella scorsa legislatura i cambi di gruppo erano poco meno di 10 al mese, nell'attuale il dato è di 4,42, meno della metà.

4,42 i cambi di gruppo al mese da inizio legislatura.

Numeri inferiori, ma che hanno comunque raggiunto quelli della XVI legislatura. Tra il 2008 e il 2013 furono registrati 261 cambi di casacca, per un totale di 4,5 cambi al mese. Stiamo parlando di una legislatura che aveva comunque visto un alto numero di transfughi, con la creazione de "i responsabili" per salvare il governo Berlusconi IV.

Il trend dei cambi di gruppo è in crescita negli ultimi mesi.

Per quanto il trend rispetto alla scorsa legislatura sia notevolmente più basso, non si può ignorare quanto il dato dei cambi di gruppo sia comunque in crescita. Anche in questa legislatura quindi il trasformismo parlamentare sta caratterizzando l'attività di deputati e senatori. Questo rappresenta l'ennesima prova di quanto i partiti stiano vivendo un periodo di crisi, con il continuo crearsi di nuovi schieramenti che contribuiscono a variare lo scenario in aula rispetto alle elezioni politiche.

Deputati e senatori esercitano la loro funzione senza vincolo di mandato. Un principio alla base della nostra democrazia rappresentativa, ma che con il forte incremento dei cambi di gruppo in parlamento viene messo costantemente in discussione.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis

I flussi tra i gruppi

Analizzando i dati della legislatura emergono due grandi "sconfitti" rispetto alle scorse elezioni.
Il Movimento 5 stelle e il Partito democratico sono infatti i gruppi che hanno subito il più alto numero di perdite. Entrambi risultano con un saldo negativo se si confronta la consistenza del gruppo ora con quella di inizio legislatura.

In "rosso" i gruppi di maggioranza, mentre sono stabili quelli dell'opposizione.

Il dato è particolarmente significativo soprattutto se confrontato con quello delle altre principali forze parlamentari. Ad esclusione di Forza Italia, che registra una contrazione minima, sia Lega che Fratelli d'Italia hanno numeri stabili, considerando i vari deputati e senatori che sono entrati e usciti in questi mesi.

Sono stati considerati solamente i gruppi parlamentari più consistenti a inizio legislatura. I gruppi di Italia Viva non sono stati considerati in quanto nati in corso di legislatura.

FONTE: dati ed elaborazioni openpolis

Il dato del Partito democratico è giustificato principalmente dalla nascita di Italia Viva. Nel gruppo dei renziani sono infatti confluiti ben 25 deputati e 14 senatori dem, spiegando perché il partito guidato da Nicola Zingaretti abbia numeri di questo genere.

Interessante però vedere come Italia Viva abbia attratto parlamentari da un po' tutti gli schieramenti in parlamento. Anche se una parte consistente proviene dal Partito democratico, troviamo sia eletti con Liberi e uguali, sia con il Movimento 5 stelle, come anche con Forza Italia. In questo senso il partito di Matteo Renzi conferma la sua natura più centrista rispetto al Partito democratico.

Italia Viva non ha partecipato alle ultime elezioni politiche. Il partito è infatti nato durante la XVIII legislatura, a settembre del 2019.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis

Il caso del Movimento 5 stelle

A causa della scissione interna il Partito democratico è il partito che ha subito il più alto numero di perdite. Il singolo evento ha infatti portato ad una grande perdita di membri. Diversa invece è la storia per il Movimento 5 stelle, che nel corso della legislatura ha subito un flusso di perdite continuo.

Per i 5stelle il flusso in uscita di parlamentari è stato costante.

I cambi di gruppo in uscita per i pentastellati sono stati causati da 2 motivi principali. Molti dei parlamentari coinvolti sono stati espulsi dal Movimento stesso. Deputati e senatori che, non avendo rispettato il codice di comportamento interno del gruppo, sono stati espulsi dal collegio dei probiviri dei pentastellati. Ultimo in ordine di tempo Raffaele Trano alla camera. A questi poi bisogna aggiungere coloro che invece hanno deciso di lasciare il Movimento per scelta personale, non in linea con le decisioni prese, e con la politica portata avanti dai gruppi parlamentari.

Quello che però è interessante analizzare è il gruppo di destinazione dei tanti fuoriusciti. Nel grafico sottostante abbiamo isolato i casi in cui eletti con i 5stelle sono confluiti in un determinato gruppo politico o in una specifica componente del Misto. Abbiamo quindi escluso tutti color che attualmente sono nel gruppo Misto, ma non iscritti ad alcuna componente.

Non sono stati contati i fuoriusciti dal Movimento 5 stelle che ora sono nel gruppo Misto, ma non non iscritti ad alcuna componente.

Sono stati considerati tutti i parlamentari eletti con il Movimento 5 stelle.

FONTE: Dati ed elaborazione openpolis

Come si può vedere la natura "post-ideologica" del Movimento 5 stelle è data anche dall'orientamento politico dei suoi eletti. Quelli che sono usciti dal Movimento 5 stelle sono poi confluiti sia in gruppi di destra/centrodestra (Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia), che in quelli di sinistra/centrosinistra (Partito democratico e Liberi e uguali).

La babele del gruppo Misto

Una delle conseguenze dell'esplosione dei cambi di gruppo è un distaccamento tra la scelta dei cittadini durante le elezioni politiche, e la rappresentatività in aula dei partiti. Nonostante infatti il momento elettorale abbia fatto vincere un seggio ad un numero ristretto di partiti, quelli che ora si trovano in parlamento sono molti di più.

Soprattutto lo sono in diverse forme e consistenze. Per capire meglio di cosa stiamo parlando ricordiamo che in parlamento per formare un gruppo autonomo è necessario avere un numero minimo di deputati e senatori. È possibile creare gruppo con meno membri solo se autorizzati dall'ufficio di presidenza.

Tutti coloro che non si iscrivono in un gruppo autonomo, confluiscono nel Misto. Anche qui, raggiungendo un numero minimo di deputati e senatori, è possibile creare la propria componente autonoma. E anche qui, è possibile formare una componente "sotto soglia", previa autorizzazione dell'ufficio di presidenza.

Ad oggi in parlamento ci sono 6 schieramenti presenti con un gruppo autonomo in entrambi i rami: Movimento 5 stelle, Lega, Partito democratico, Forza Italia, Fratelli d'Italia e Italia Viva. Ad esclusione di Italia Viva, nato in corso di legislatura, parliamo dei partiti che hanno ottenuti i migliori risultati alle politiche del 2018. Finisse qui il discorso il racconto degli schieramenti in parlamento sarebbe lineare, e seguirebbe quindi una normale narrazione "voto-rappresentanza".

6 i partiti politici presenti in parlamento con un gruppo autonomo in entrambi i rami.

Però così non è. Oltre questi 6 schieramenti, ne abbiamo altri 2 che invece sono gruppo autonomo in un solo ramo. Rispettivamente Liberi e uguali, che ha avuto la deroga per formare un gruppo sotto soglia alla camera, e Per le autonomie. Quest'ultimo di fatto è più un'alleanza tra partiti che un partito vero e proprio, essendo un'unione tra vari movimenti autonomisti: Südtiroler Volkspartei, Partito Autonomista Trentino Tirolese e Union Valdôtaine.

A completare il quadro poi c'è il gruppo Misto, al cui interno possono essere costituite componenti autonome. Se riconosciute ufficialmente dall'ufficio di presidenza, quest'ultime ricevono persino un contributo economico per il proprio funzionamento. Ad oggi due movimenti politici sono una componente autonoma del misto in entrambi i rami: il Movimento associativo italiani all'estero, e +Europa.

In aggiunta abbiamo altri 6 movimenti politici (Centro democratico, Radicali Italiani, Noi con l'Italia, Usei, Cambiamo!, Alleanza di centro) che sono presenti in parlamento o come componente autonoma in un solo ramo o come parte di una componente del Misto. Quello che avviene infatti è che schieramenti politici si alleino per raggiungere il numero minimo di membri per formare una componente autonoma, formando così un'entità che di fatto è l'unione di più sigle.

Per creare un gruppo autonomo è necessario un gruppo minimo di deputati e senatori. Lo stesso vale per la possibilità di creare una componente nel gruppo Misto.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis

Un quadro complesso, in perenne movimento

Se il parlamento appare sospeso, e incapace di svolgere le proprie funzioni, il fenomeno dei cambi di gruppo lo rende un'istituzione in continuo cambiamento. Cambi di casacca, nuovi partiti, unione di schieramenti: elementi che rendono molto difficile per il cittadino seguire in maniera chiara alcune dinamiche dell'aula.

Come se non bastasse regolamenti diversi tra camera e senato, soprattutto in materia di gruppi parlamentari, contribuiscono a complicare ulteriormente le cose. Il parlamento è ormai un'istituzione malata che va in qualche modo riformata. In questo processo una migliore regolamentazione dei gruppi parlamentari appare evidente. Non mettendo in discussione la libertà di deputati e senatori di cambiare gruppo, è però necessario agire per migliorare le norme sui gruppi parlamentari.

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