Le ambizioni del Pnrr sull’occupazione di giovani e donne #openPNRR

Il piano nazionale di ripresa e resilienza ha tra le sue priorità strategiche la parità generazionale e quella di genere. Due obiettivi che intende conseguire principalmente favorendo l’aumento dell’occupazione giovanile e femminile.

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Il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) individua tre priorità trasversali: parità di genere, territoriale e generazionale. Tutte e sei le missioni del piano includono misure che vengono associate a una di queste priorità, in base al loro potenziale contributo all’abbattimento dei divari esistenti. Cioè quello tra donne e uomini, tra territori del sud e resto del paese – così come tra aree interne e centri urbani – e tra giovani e popolazione adulta.

Il governo non ha ancora pubblicato il documento sul potenziale impatto del Pnrr sul sud.

Abbiamo avuto modo di analizzare i documenti, pubblicati dalla ragioneria generale dello stato, su quante e quali misure e risorse del Pnrr hanno come priorità il miglioramento delle condizioni di giovani e donne. Mentre per quanto riguarda l’abbattimento dei divari territoriali, non è ancora disponibile un documento simile e, ad oggi, non si sa se e quando verrà pubblicato.

Tuttavia, è utile tornare ad analizzare le due relazioni su parità di genere e generazionale, per approfondire un aspetto comune e che, in una certa misura, riguarda anche il conseguimento della parità territoriale.

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La centralità del lavoro tra le priorità strategiche

Le misure del Pnrr associate alle priorità “parità di genere” o “parità generazionale”, sono ulteriormente classificate in base ad alcuni indicatori di valutazione. Si tratta di priorità interne a quelle principali, rappresentative delle condizioni socio-economiche rispettivamente delle donne e dei giovani. Tra gli indicatori individuati per la parità di genere, troviamo per esempio la quota di donne laureate in discipline scientifiche e l’asimmetria nel lavoro di cura. Tra quelli associati alla parità generazionale invece, sono inclusi il tasso di abbandono scolastico e la partecipazione dei giovani alla vita sociale del territorio in cui vivono.

Per ridurre le disparità, il Pnrr punta sull’aumento dell’occupazione femminile e giovanile.

Considerando quante misure e risorse sono indirizzate ai diversi ambiti che concorrono al raggiungimento della parità di genere e generazionale, gran parte mirano all’aumento dell’occupazione. Il tasso di mancata partecipazione femminile al lavoro è infatti l’indicatore a cui è destinata la maggior parte delle misure e delle risorse che hanno come priorità la parità di genere. Stessa dinamica si riscontra per i giovani: le cifre più alte, sia in termini di fondi che di numero di interventi sono indirizzate al “tasso di occupazione giovanile”.

A riprova di questa centralità, entrambe le relazioni sulle priorità strategiche riportano le stime dell’impatto del Pnrr, in termini di aumento dell’occupazione femminile e giovanile. Calcoli che, appunto, si limitano a prevedere un ipotetico effetto positivo del piano sulla crescita dei posti di lavoro. Mentre mancano – almeno ad oggi – dati sulle conseguenze effettive che il Pnrr ha avuto e sta avendo su questo fronte fin ora.

Le stime sull’aumento dell’occupazione

Avvalendosi di una particolare metodologia, il dipartimento del tesoro ha stimato l’aumento del tasso di occupazione, previsto come conseguenza dell’attuazione del Pnrr. Partendo da dei valori di riferimento rappresentativi del tasso di occupazione totale, maschile, femminile, giovanile e dei giovani del sud, sono stati calcolati i punti percentuali di crescita – rispetto a questi benchmark – previsti di anno in anno dal 2021 al 2026.

FONTE: elaborazione openpolis su dati governo
(ultimo aggiornamento: sabato 5 Marzo 2022)

Ogni anno dal 2021 al 2026, si stima che il Pnrr generi un aumento del tasso di occupazione - rispetto al valore di riferimento - per tutte le categorie considerate. Tuttavia si notano alcune differenze: i giovani occupati del sud Italia dovrebbero aumentare più degli altri, fino ad arrivare a 4,9 punti percentuali di variazione dal benchmark nel biennio 2024-2026.

3,2 punti percentuali, la variazione dal valore di riferimento prevista per il totale degli occupati in Italia, come effetto del Pnrr.

Per quanto riguarda gli altri gruppi, è interessante notare che la stima sulla crescita del tasso di occupazione femminile prevede inizialmente un aumento paritario rispetto a quello maschile (0,7 punti nel 2021 e 2,2 nel 2022, sia per gli uomini che per le donne). Solo dal 2023 c'è un cambio di passo per l'occupazione femminile, che dovrebbe registrare delle variazioni dal benchmark maggiori rispetto a quelle previste per l'occupazione maschile.

La crescita prevista per l'occupazione giovanile è la più contenuta.

Da notare infine, che la crescita del tasso di occupazione giovanile è quella che in realtà si stima come la meno ampia. Sia rispetto alle altre categorie considerate, sia rispetto al totale.

Complessivamente, il Pnrr dovrebbe quindi impattare in modo più incisivo sull'occupazione femminile e dei giovani che vivono nel sud del paese. E meno su quella dei giovani in generale - intesi come ragazze e ragazzi compresi tra i 15 e i 29 anni di età.

L'impatto di ogni missione sull'occupazione giovanile e femminile

Andiamo ora ad analizzare nel dettaglio il contributo di ciascuna delle sei missioni del Pnrr all'aumento dei giovani occupati. Anche in questo caso si tratta di stime del dipartimento del tesoro, che calcola non solo l'impatto complessivo del piano, ma anche gli effetti generati da ciascuna missione.

FONTE: elaborazione openpolis su dati governo
(ultimo aggiornamento: sabato 5 Marzo 2022)

Sono principalmente la missione 1 (digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo) e la 2 (rivoluzione verde e transizione ecologica) a contribuire in maniera più incisiva all'aumento dell'occupazione giovanile. In particolare la crescita dovrebbe derivare da una serie di iniziative, quali ad esempio gli incentivi agli investimenti in tecnologie avanzate, la maggiore presenza delle imprese italiane sui mercati internazionali e il potenziamento del settore turistico. Al contrario, le missioni individuate come meno impattanti sono la 3 (infrastrutture per una mobilità sostenibile) e la 6 (salute).

Le stesse stime sono disponibili anche per la crescita prevista del tasso di occupazione femminile. Anche in questo caso, le missioni 1 e 2 risultano le più incisive in termini di punti di variazione. Inoltre, come sottolineato nella relazione, avrebbero un impatto positivo sull'occupazione femminile anche le misure della missione 5 (inclusione e coesione). In particolare per l’attuazione delle politiche attive del lavoro e degli interventi a sostegno all’occupazione. Meno impattanti invece, anche per le donne oltre che per i giovani, le missioni 3 e 6.

FONTE: elaborazione openpolis su dati governo
(ultimo aggiornamento: sabato 5 Marzo 2022)

Stime e previsioni non bastano.

I calcoli sull'aumento occupazionale previsto dal Pnrr, che abbiamo analizzato nel corso dell'articolo, sono sicuramente interessanti, per quanto ambiziosi da raggiungere. E interessanti sono anche le informazioni sul numero di misure e risorse destinate all'aumento dell'occupazione femminile e giovanile, approfondite in articoli precedenti. Tuttavia restano ipotetiche valutazioni di impatto. Non valutano l'andamento in corso d'opera delle ambizioni dichiarate dal Pnrr e non sappiamo se, quando o come verrà effettuato un monitoraggio di questo tipo.

Le linee guida

Un ultimo tassello da considerare, parlando degli interventi del Pnrr su questo fronte, sono le linee guida emanate del governo, per l'inclusione di donne e giovani - oltre che di persone con disabilità - nel mondo del lavoro. Si tratta di regole che hanno validità per i contratti pubblici finanziati con le risorse del Pnrr e del fondo complementare. Sono stati adottati tramite decreto interministeriale del dipartimento per la pari opportunità e del dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale, del 7 dicembre 2021.

Su questo, così come su altri interventi e ambizioni per la parità di genere e generazionale, ha riferito il ministro del lavoro e delle politiche sociali, Andrea Orlando, in un'audizione al parlamento sullo stato di attuazione del Pnrr. Si tratta tuttavia, anche in questo caso, solo di una presa in carico di determinati impegni da un lato e, dall'altro, di iniziative adottate in legge di bilancio di cui non si sa se e come verrà monitorato l'impatto.

Sono previste penali per i soggetti inadempienti.

Tornando alle linee guida e cercando di fare una sintesi, alcune di esse riguardano la richiesta ai soggetti candidati, di fornire delle analisi del proprio contesto lavorativo. In particolare:

  • la redazione e la produzione di un rapporto sulla situazione del personale,
  • la consegna di una relazione di genere sulla situazione del personale maschile e femminile,
  • la presentazione della dichiarazione e della relazione sul rispetto delle norme che disciplinano il diritto al lavoro delle persone con disabilità.

Altre linee guida, invece, rappresentano delle vere e proprie clausole da inserire nei bandi di gara:

  • al momento della presentazione del progetto, i soggetti coinvolti devono aver assolto agli obblighi di legge sul lavoro delle persone con disabilità,
  • riservare il 30% delle assunzioni all’occupazione giovanile e femminile.

Si tratta sicuramente di regole condivisibili, ma non prive di criticità. In primis il contesto di partenza, che è quello di un paese con delle enormi lacune in termini di parità generazionale e, ancor di più, di genere. Per non parlare delle condizioni di esclusione subite ancora oggi dalle persone con disabilità.

Per fare un esempio: riservare il 30% dei posti di lavoro - derivanti dai contratti pubblici finanziati dal Pnrr - alle donne è indubbiamente un'iniziativa giusta. Tuttavia, in un paese dove negli asili nido c'è posto per solo il 27% dei bambini tra 0 e 2 anni e dove il lavoro di cura grava ancora in modo quasi esclusivo sulle donne, l'efficacia di questa iniziativa sarà probabilmente limitata.

In altre parole, cercare di imporre vincoli e clausole di questo tipo, senza che prima siano state poste nel tempo le basi per creare condizioni favorevoli alla parità in ogni sua direzione e sfaccettatura, rischia di essere di difficile attuazione, oltre che di avere effetti solo contenuti.

Il nostro osservatorio sul Pnrr

Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (vedi tutti gli articoli). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma openpnrr.it, che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.

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