Le misure del Pnrr che potrebbero favorire la parità di genere #openPnrr

Il piano nazionale di ripresa e resilienza ha, tra le sue priorità strategiche, il contrasto alle disuguaglianze di genere. Un obiettivo su cui dovrebbero impattare diverse misure appartenenti a tutte e sei le missioni.

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È purtroppo noto quanto il nostro paese sia ancora attraversato da gravi divari di genere. Come abbiamo avuto modo di raccontare in numerosi approfondimenti sul tema, le donne sperimentano forti svantaggi rispetto agli uomini. Sia nella sfera lavorativa, economica, politica, ma anche in quella familiare, educativa, sociale e sanitaria. Disparità che in media colpiscono più duramente l’Italia rispetto agli altri stati Ue e il sud rispetto al resto del paese.

63,8 su 100, il punteggio assegnato all’Italia dall’indice sull’uguaglianza di genere nel 2021, che colloca il nostro paese al 14esimo posto sui 27 stati Ue.

Come i divari territoriali e quelli generazionali – di cui abbiamo parlato in un precedente articoloanche i divari di genere sono considerati una priorità strategica e trasversale del Pnrr (piano nazionale di ripresa e resilienza). Tutte le missioni del piano hanno infatti al loro interno misure che si ritiene possano, direttamente o indirettamente, favorire il raggiungimento di pari opportunità per i giovani, le donne e i territori del sud.

Tuttavia, sono molteplici i dubbi sull’impatto che il Pnrr potrebbe avere su questa come sulle altre priorità. A partire da come misurarlo: mancando missioni e misure specificatamente dedicate infatti, è complesso analizzarne in modo realistico gli effetti. Inoltre – e questo come vedremo vale in particolare per la parità di genere – gran parte degli interventi e delle risorse che dovrebbero contrastare queste diseguaglianze sono considerate a impatto indiretto, cioè con effetti solo collaterali. Infine, in tutti e 3 i casi si parla di divari storici talmente radicati nel nostro paese, che la prospettiva presentata di una riduzione efficace, su diversi fronti e in un breve arco temporale risulta quantomeno critica.

Gli ambiti di intervento per la parità di genere

Lo scorso 9 luglio, la ragioneria generale dello stato ha reso pubblico il documento relativo al potenziale contributo del Pnrr alla riduzione delle diseguaglianze di genere in Italia. Un rapporto che illustra le 34 misure del piano che dovrebbero avere un impatto positivo sulle condizioni delle donne.

4 le misure considerate a impatto diretto sulla parità di genere.

Solo 4 interventi su 34 hanno quindi l’obiettivo esplicito di abbattere questo divario. Mentre 30 sono a impatto indiretto, quindi potrebbero avere ricadute positive sulle disuguaglianze ma solo collateralmente. Una sproporzione, quella tra misure dirette e indirette, che è già un primo punto critico dell’impegno del Pnrr su questo fronte.

In base ai loro potenziali effetti positivi, tutte e 34 le misure sono state associate a uno o più dei 6 indicatori scelti in quanto rappresentativi delle condizioni delle donne in Italia. Da quelle economiche e lavorative a quelle familiari, educative e sanitarie.

Le misure includono sia quelle con un impatto diretto che indiretto sui giovani. Alcune sono associate a più indicatori perché possono incidere su diversi ambiti.

FONTE: elaborazione openpolis su dati governo
(ultimo aggiornamento: venerdì 9 Luglio 2021)

L'Italia è penultima tra i paesi Ue per tasso di occupazione femminile, pari al 52,1% nel 2020.

Il tasso di mancata partecipazione femminile al lavoro è l’indicatore a cui è indirizzata la maggior parte delle misure (20 su 34) che hanno come priorità la parità di genere. Segue un aspetto strettamente correlato al primo e cioè l’asimmetria all’interno della coppia nel lavoro di cura, a cui sono rivolti 10 interventi. Mentre a tutti gli altri indicatori - laureati nell’area Stem, occupazione relativa delle madri, persone che vivono in famiglie con grave deprivazione abitativa, speranza di vita in buona salute alla nascita - sono indirizzate 2 misure ciascuno.

Cambiando prospettiva e osservando invece il peso di ciascuna missione nell’abbattimento di questi divari, sono la 1 - digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo - e la 4 - istruzione e ricerca - ad avere al loro interno il maggior numero di interventi destinati a questa priorità strategica. Rispettivamente 10 misure la missione 1 e 8 la missione 4.

Un focus sulle misure

Osservando poi in particolare le misure, sono due quelle che hanno un potenziale impatto su più indicatori.

Asili nido e altri servizi educativi favoriscono l'occupazione femminile.

Si tratta degli investimenti "1.1 Piano asili nido e scuole dell'infanzia e servizi di educazione e cura per la prima infanzia" (4,6 miliardi di euro) e "1.2 Piano per l'estensione del tempo pieno e mense" (960 milioni di euro). Entrambe appartengono alla missione 4 - istruzione e ricerca - e hanno un impatto potenziale su 3 dei 6 indicatori di valutazione. Cioè asimmetria nel lavoro familiare nelle coppie con donna di 25-44, occupazione relativa delle madri e tasso di mancata partecipazione femminile al lavoro.

L'intervento su asili nido e scuole infanzia, inoltre, è anche quello a cui il Pnrr destina più fondi tra le 34 misure per la parità di genere. Segue su questo fronte - con 4 miliardi di euro - l'"Investimento 1.2.: Casa come primo luogo di cura e telemedicina", incluso nella missione 6 su salute.

FONTE: elaborazione openpolis su dati governo
(ultimo aggiornamento: venerdì 9 Luglio 2021)

Le risorse dirette e indirette

Sono oltre 38,5 miliardi di euro, i fondi del Pnrr destinati alle misure per la parità di genere. Di questi, la maggior parte sono risorse indirette, con un effetto potenziale solo collaterale sulle condizioni delle donne in Italia.

8% dei fondi Pnrr per la parità di genere sono considerati a impatto diretto.

Una quota che corrisponde a poco più di 3 miliardi e che non è indirizzata a tutti gli ambiti di valutazione delle misure. Alcuni dei quali, quindi, vedranno potenzialmente dei benefici solo collaterali.

Sono state considerate solo le risorse del Pnrr, non quelle del fondo complementare e di reactEu.

FONTE: elaborazione openpolis su dati governo
(ultimo aggiornamento: venerdì 9 Luglio 2021)

Le due priorità a cui sono indirizzate le cifre più alte sono il tasso di mancata partecipazione femminile al lavoro (26,3 miliardi di cui solo 2 diretti) e l'asimmetria nel lavoro familiare nelle coppie con donna di 25-44 (17,2 miliardi di risorse indirette).

5,5 miliardi di euro per le misure Pnrr dirette all'occupazione delle madri.

L'occupazione relativa alle madri è l'unico indicatore a ricevere solo risorse dirette, insieme a quello su persone che vivono in famiglie con grave deprivazione abitativa, che tuttavia riceve i fondi più limitati (450 milioni di euro).

Anche in questo caso, come già avevamo visto parlando del potenziale impatto del Pnrr sui giovani, il piano sembra puntare principalmente al miglioramento delle condizioni lavorative delle donne. Un fattore evidente nei 3 indicatori che ricevono il maggior quantitativo di fondi, diretti o indiretti che siano.

Tuttavia, restano sicuramente molti dubbi su quale sarà l'impatto effettivo di questa impostazione e, ancor prima, su come sarà possibile valutarlo efficacemente.

Il nostro osservatorio sul Pnrr

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Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico "openpnrr" realizzato nell'ambito delle attività di analisi sul piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo approfondimento sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (vedi tutti gli articoli). Nei prossimi mesi pubblicheremo anche un’apposita piattaforma in cui sarà possibile consultare tutte le informazioni disponibili. I dati dei nostri open data possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.

Foto: Unsplash CoWomen - Licenza

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