La sfida per un parlamento più efficiente inizia ora Istituzioni

Approvata la riforma costituzionale, inizia la partita dei regolamenti parlamentari. Qui si gioca la vera sfida e due devono essere i concetti chiave: la centralità del parlamento e una vera trasparenza delle istituzioni.

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La scorsa settimana la camera ha dato l’ultima approvazione al disegno di legge costituzionale per ridurre il numero di parlamentari. Gli obiettivi del governo sono di abbassare i costi di camera e senato, e soprattutto migliorare il funzionamento del parlamento. Ma il taglio di deputati e senatori porta con se la necessità di rimettere mano ai regolamenti di camera e senato.

Se si vuole rendere il parlamento più efficiente, la partita si gioca sui regolamenti parlamentari.

Una necessità che può diventare un’opportunità, perché ridurre il numero dei parlamentari non basta per rendere il parlamento più efficiente. La vera partita comincia ora, e se le intenzioni del governo sono sincere, bisogna mettere al centro del prossimo dibattito due obiettivi: ridare centralità al parlamento e soprattutto renderlo più trasparente.

La camera, con il presidente Fico, ha già avviato la discussione, con la prima seduta della giunta per il regolamento dedicata alla questione. Da Palazzo Madama tutto tace, sarà fondamentale che l’iter della riforma vada di pari passo tra un ramo e l’altro.

Cos’è successo in giunta alla camera

Il 3 ottobre è stata convocata la giunta per il regolamento di Montecitorio. Lo scopo era quello di avviare una riflessione in vista dell’ultima approvazione sulla riforma costituzionale. In particolare andando a capire quali fossero le implicazioni e gli effetti della riduzione del numero di parlamentari sul regolamento della camera.

[…] come già rappresentato in sede di Conferenza dei Capigruppo nella riunione del 1° agosto scorso, ad esito della seconda deliberazione della Camera sulla proposta di legge costituzionale relativa alla riduzione del numero dei parlamentari, sarà necessario procedere tempestivamente ad un’analisi degli effetti della riforma costituzionale sul piano regolamentare.

Durante l’incontro sono stati accennati diversi aspetti da non sottovalutare: dal funzionamento del quorum alla possibile riduzione degli organi parlamentari passando per la composizione degli organi bicamerali. L’intento era quello di avviare un’attività istruttoria per arrivare, una volta promulgata la legge, a delle proposte concrete di riforma. Periodo in cui sarà anche possibile raccogliere le firme per il referendum popolare. Tra i vari elementi sollevati dalla giunta, anche quello dei gruppi parlamentari.

Vi è poi l’esigenza di verificare l’impatto della riforma costituzionale sulla disciplina dei Gruppi parlamentari e delle componenti politiche del Gruppo misto, nella parte in cui se ne stabiliscono i requisiti numerici minimi (ossia, venti deputati per la formazione di Gruppi senza autorizzazione; dieci per la formazione di componenti politiche del Gruppo Misto senza autorizzazione; tre per le componenti autorizzate e per quella delle minoranze linguistiche).

Cosa succede al senato

Nel frattempo tutto tace al senato. Come noto in Italia vige il “bicameralismo perfetto”, presupposto che dà alla camera e al senato gli stessi poteri e funzioni. Ciò nonostante i regolamenti di camera e senato sono differenti. Questo ovviamente crea dei problemi, uno su tutti la possibilità di portare avanti delle riforme da una parte, e non dall’altra.

Eventualità che può risultare in forti differenze procedurali nei due rami, come è successo nella scorsa legislatura con la riforma del regolamento del senato voluta dall’allora presidente Grasso. Riforma che ha drasticamente modificato, tra le altre cose, le regole per i cambi di gruppo e per la formazione di nuovi gruppi parlamentari. Ad oggi infatti i cambi di gruppo, uno dei tratti caratteristici dell’ultima fase politica, hanno un funzionamento diverso tra camera e senato.

3 le riunioni delle giunte per il regolamento da inizio legislatura: due alla camera e una al senato

Per questo motivo è controproducente affrontare un discorso di riforma dei regolamenti in un solo ramo, e sarebbe auspicabile che la discussione in materia fosse quindi avviata anche al senato. Chiediamo quindi un lavoro organico delle giunte per il regolamento di Montecitorio e Palazzo Madama, avviando un’istruttoria congiunta che porti quindi a risultati comuni.

Se l’intento della riforma costituzionale era quello di rendere più efficiente il parlamento, continuare ad avere i due rami con regolamenti diversi va certamente nella direzione opposta. Ad oggi però non ci sono state nuove convocazioni della giunta per il regolamento di Palazzo Madama, e non è chiaro quali siano le intenzioni della presidenza in questo senso.

Gli errori da non ripetere: nuovi gruppi parlamentari e trasformismo

Oltre alla necessità di portare avanti un processo condiviso tra camera e senato, è equamente importante, per non sprecare quest’opportunità, imparare dagli errori del passato. Bisogna varare una riforma che contribuisca realmente a migliorare il funzionamento del parlamento, e la comprensione dei processi politici al suo interno. In passato si è spesso agito di impeto, e senza realmente analizzare le conseguenze delle decisioni prese.

Un parlamento più efficiente passa per dei migliori regolamenti di camera e senato.

Quanto avvenuto nella scorsa legislatura ne è stato un perfetto esempio. Come reazione al numero record di cambi di gruppo avvenuti tra il 2013 e il 2018, la riforma voluta dall’allora presidente Grasso ha inserito delle nuove regole per la formazione dei gruppi parlamentari.

Fino a quel momento infatti, come continua ad essere alla camera, per creare un gruppo parlamentare autonomo bastava raggiungere il numero minimo di parlamentari richiesti: 20 alla camera e 10 al senato.

Con le modifiche apportate le cose sono cambiate, e attualmente a Palazzo Madama, per evitare la continua creazione di nuovi schieramenti e un eccessivo distaccamento con l’elettorato, possono nascere solamente gruppi che rappresentano un partito o un movimento che ha partecipato alle precedenti elezioni politiche.

Ciascun Gruppo dev’essere composto da almeno dieci Senatori e deve rappresentare un partito o movimento politico, anche risultante dall’aggregazione di più partiti o movimenti politici, che abbia presentato alle elezioni del Senato propri candidati con lo stesso contrassegno, conseguendo l’elezione di Senatori

Ma come abbiamo avuto modo di vedere questa regola non è perfetta. La recente nascita di Italia Viva ne è un perfetto esempio. Il neonato movimento di Matteo Renzi, non presente alle scorse elezioni, è riuscito a creare un gruppo autonomo, rispettando quindi il regolamento, grazie ad un accordo con il Psi che ha “prestato” il nome al politico toscano.

Non a caso il gruppo a Palazzo Madama si chiama Italia Viva – Psi. Come avevamo sottolineato al tempo, la regola non solo sembra essere troppo draconiana (ignorare la possibilità che in 5 anni di legislatura nascano nuovi movimenti politici è poco realistico), ma soprattutto è facilmente aggirabile.

Gli errori da non ripetere: commissioni parlamentari e trasparenza

Altro tema su cui la riforma Grasso era intervenuta era quella delle commissioni parlamentari.

Di regola, secondo il nuovo articolo 34, approvato nel 2017, i disegni di legge sono ora assegnati in sede deliberante o in sede redigente alle commissioni parlamentari. Nel primo caso il testo di legge verrà trattato solo in commissione, escludendo il passaggio in aula, mentre nel secondo caso il passaggio in aula sarà previsto solo per il voto finale. Eccezione è fatta solamente per le proposte in materia costituzionale, elettorale, per le leggi delega, le conversioni dei decreti legge, le ratifiche dei trattati internazionale e l’approvazione di bilanci. In sostanza viene dato molto più potere alle commissioni, con l’intento di velocizzare l’iter legislativo.

Se si vuole, come è giusto che sia, dare più potere alle commissioni, bisogna anche renderle più trasparenti.

Anche questo tentativo, seppur lodevole in quanto dà più potere alle commissioni parlamentari, ignora completamente una grossa questione: quella della mancanza di trasparenza. Attualmente, come denunciamo da tempo con la campagna #ParlamentoCasadiVetro, le commissioni parlamentari sono luoghi oscuri e di quanto vi avviene trapela molto poco.

Per esempio né il resoconto integrale, né le votazioni elettroniche sono la norma nelle commissioni parlamentari. Questo vuol dire che dei disegni di legge approvati in sede deliberante in questa legislatura (qui un esempio) non è disponibile il voto finale. Abbiamo un semplice resoconto sommario, in cui ci viene comunicato che il testo è stato approvato. Non è corretto trasferire poteri alle commissioni, se queste continuano a essere un luogo non trasparente. Una maggiore capacità legislativa delle commissioni, doveva risultare anche in una migliore pubblicità dei lavori.

Ridare centralità al parlamento

Un parlamento più efficiente passa evidentemente per dei migliori regolamenti parlamentari, rendendo la prossima fase molto delicata. La discussione dovrà ruotare attorno alla necessità di ridare centralità al parlamento, rendendo nuovamente l’istituzione protagonista dell’iniziativa legislativa. Questo vorrà anche dire un esecutivo meno protagonista, che ha nella riduzione della decretazione d’urgenza una delle sue prerogative.

Coinvolgere la società civile nel tavolo “partecipato e condiviso” voluto da Fico

È altrettanto importante coinvolgere la società civile in quel tavolo “partecipato e condiviso” che Fico ha richiamato nel suo intervento in giunta. Coinvolgere quindi soggetti che, come openpolis, fanno della comprensione dei processi politici e dall’accountability il loro lavoro, e non limitare la discussione sulla riforma dei regolamenti parlamentari ai membri dell’istituzione stessa.

Foto credit: Presidenza camera dei deputati

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