La prima (problematica) doppia fiducia del governo Conte Leggi

Anche alla camera il governo ha posto e ottenuto la fiducia sul decreto sicurezza e immigrazione. È la prima volta che lo strumento viene utilizzato per entrambi rami sullo stesso provvedimento.

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Con una manciata di giorni rimasti prima della decadenza, il governo Conte ha posto la fiducia sul decreto sicurezza e immigrazione. Come avevamo analizzato la settimana scorsa infatti, l’agenda del governo e del parlamento da qui a fine anno è particolarmente densa di impegni e soprattutto di scadenze.

Un’agenda fatta di obblighi di legge, tra cui la conversione entro 60 giorni di vari decreti e soprattutto l’approvazione della legge di bilancio. Impegni che ci avevano fatto ipotizzare la possibilità di un ricorso alla fiducia per velocizzare il dibattito parlamentare in momenti particolarmente delicati. Così di fatto è stato, proprio con il voto di ieri a Montecitorio.

La doppia fiducia

Si tratta del secondo voto di fiducia sul decreto presentato dal vice presidente del consiglio Matteo Salvini, dopo quello al senato dello scorso 7 novembre. Un voto che fece molto discutere considerando le varie defezioni all’interno del Movimento 5 stelle. Per evitare quindi ulteriori questioni, e visti i pochi giorni rimasti per convertire in legge il testo, il governo ha deciso di velocizzare l’iter. Ogni volta che un governo decide di mettere la fiducia su entrambe le approvazioni parlamentari, siamo in presenza di un elemento sicuramente non positivo per le dinamiche legislative di camera e senato.

L’uso massiccio dei voti di fiducia nelle dinamiche di camera e senato è diventato ormai una prassi, con delle conseguenze chiare sulla quantità e qualità del dibattito parlamentare. Questo perché da un lato lo velocizza, specialmente sui decreti legge in scadenza, dall’altro lo limita, legando il destino del testo a quello dell’esecutivo. Vai a "Che cosa sono i voti di fiducia"

Nella scorsa legislatura ci sono stati 34 casi di 2 o più voti di fiducia sullo stesso provvedimento. Ricordiamo a questo proposito le 8 questioni di fiducia sul Rosatellum bis, 5 al senato e 3 alla camera, poste dal governo Gentiloni per approvare la legge elettorale.

Per il governo Conte è la prima volta, come è anche la prima occasione in cui un provvedimento puramente politico necessità di questo strumento per completare l'iter. Da quando si è insediato infatti, oltre ai due voti sul decreto sicurezza, la fiducia era stata utilizzata per il milleproroghe, provvedimento annuale e che non rientrava nel programma di governo 5stelle-Lega. Il fatto che quindi la prima doppia fiducia avvenga su un testo così politico è sicuramente un elemento da sottolineare.

I numeri del governo

Come per l'insediamento del governo, anche in quest'occasione quindi entrambi i rami hanno dovuto esprimersi. A giugno avevamo sottolineato come specialmente al senato la situazione per il governo Conte fosse da monitorare, alla luce di un margine sulla soglia di maggioranza oggettivamente esiguo. Rispetto ai 171 voti favorevoli all'insediamento, sul decreto sicurezza i Sì sono stati 163, 8 in meno. A far preoccupare in particolare i 3 dissidenti all'interno del Movimento 5 stelle: De Falco, Fattori e Nugnes. Oltre a non aver votato la fiducia sul decreto infatti, non hanno preso parte al voto finale sul provvedimento, e in più occasioni hanno espresso il loro disaccordo in materia.

Anche alla camera la situazione non è migliorata, anzi. Soprattutto per la presa di posizione di Fratelli d'Italia. All'insediamento i Sì erano stati 350, con 236 voti contrari e 35 astensioni. È proprio nelle astensioni che si nota la differenza più grande. A giugno sia Fratelli d'Italia (30 deputati) che 5 membri del Misto, eletti con Usei ed Svp, si erano astenuti, dichiarando che si sarebbero esposti di volta in volta in base al contenuto del testo.

Sul decreto sicurezza i voti contrari sono diventati 249, +13 rispetto all'insediamento. Fatto dovuto proprio alla posizione contraria di Fratelli d'Italia, nonché degli eletti con Svp e Usei. Anche i voti favorevoli sono diminuiti, passando da 350 a 336.

Cosa succederà ora

Gli impegni per parlamento e governo non sono certo finiti qui.

Il decreto fiscale, che decade il prossimo 22 dicembre, deve ancora ricevere la prima delle due approvazioni necessarie, ed è attualmente in discussione al senato. Il disegno di legge anti corruzione, già approvato alla camera, dovrebbe essere modificato al senato, e quindi ritornare a Montecitorio. A detta del vice presidente del consiglio Luigi Di Maio tutto ciò avverrà entro fine anno. In fine, sicuramente non per importanza, la legge di bilancio, che tanto sta facendo discutere, per cui ancora si sta definendo alcuni dettagli, che per legge deve essere approvata entro fine anno.

Se fino ad ora il governo Conte aveva utilizzato in poche occasioni la fiducia per approvare provvedimenti, l'attuale contesto sta sicuramente cambiando le carte in tavola. Da monitorare anche l'eventuale utilizzo dei cosiddetti "maxi emendamenti", modifiche del governo sui testi in discussione in parlamento, su cui viene posta la fiducia. Ad oggi il governo Conte non ne ha mai fatto utilizzo, ma non è detto che le cose non cambino.

Foto credit: Palazzo Chigi - Licenza

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