Come sta andando il rapporto tra il governo Conte e Fratelli d’Italia Fiducia

Nella fiducia al milleproroghe il gruppo è uscito dall’aula, per poi votare contro il provvedimento. Ecco come sono andati gli altri voti.

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Il 13 settembre l’esecutivo ha posto la sua prima fiducia su un provvedimento in discussione in parlamento.

Il governo ha infatti scelto di velocizzare la discussione e conseguente approvazione del milleproroghe. Una decisione quasi forzata considerando che le modifiche apportate avrebbero comunque richiesto una seconda approvazione di Palazzo Madama.

I 60 giorni di tempo per la conversione in legge scadono infatti a breve, per la precisione il 23 settembre, rendendo ovviamente i tempi molto stretti per l’esecutivo. Vai a "Che cosa sono i decreti legge"

I sì per il governo sono stati 329, non tanti considerando che la soglia abituale di maggioranza è fissata a 316 (metà +1 dell’aula). Come analizzato nel nostro report “I 100 giorni del governo Conte“, dopo oltre 3 messi di vita i numeri dell’esecutivo continuano a non essere rassicuranti, specialmente al senato.

Anche alla camera però alcune dinamiche interessanti emergono, soprattutto in momenti clou come i voti di fiducia. Tra i gruppi di particolare interesse c’è sicuramente Fratelli d’Italia, che pur mantenendo ufficialmente un piede fuori dal governo, ha più volte aperto alla possibilità di collaborare con il tandem 5stelle-Lega. Una scelta che, come analizzato a giugno, ha permesso al partito di Giorgia Meloni di ottenere una delle due vice presidenze della camera che spetta ai membri della maggioranza.

Né fuori né dentro il governo, Fratelli d’Italia non ha partecipato al voto sulla fiducia.

I voti di fiducia rappresentano quindi un banco di prova importante per questa particolare relazione. Sul milleproroghe Fratelli d’Italia ha deciso di non esprimersi: su 32 deputati infatti, 28 non hanno partecipato al voto (l’87,5%), con i restanti 4 membri che erano in missione.

Su Milleproroghe è arroganza a 5 Stelle, una ‘fiducia da deriva autoritaria’ decisa addirittura prima del decreto legge, che invece è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 25 luglio e quindi prima ancora che il presidente della Repubblica firmasse il decreto. Nel merito più che un Milleproroghe sembra #milleretromarce

Con queste parole molto dure Fabio Rampelli ha apertamente segnato una rottura nei confronti dell’esecutivo. Sta di fatto però che piuttosto che votare contro la fiducia, il gruppo ha scelto di non partecipare alla votazione, sostenendo tra le altre cose che non ci fossero le “condizioni giuridiche” per la partecipazione al voto.

Sul voto finale poi il partito di Giorgia Meloni ha espresso parere contrario, dando ancora più sostegno alle parole di Rampelli. Sugli altri decreti del governo convertiti in legge dal parlamento Fratelli d’Italia ha mantenuto la sua posizione di inizio legislatura, cioè di parziale apertura a seconda dell’argomento trattato. Contro il decreto dignità (voto alla camera e al senato), contro il decreto per il tribunale di Bari (voto alla camera e al senato), favorevole alla cessione delle unità navali alla Libia (voto alla camera e al senato) e astensione sul riordino delle competenze dei ministeri (seppur con un iniziale sostegno al senato).

Più in generale l’atteggiamento delle opposizioni stanno facilitando la vita all’esecutivo. Diverse e di varia natura, da un lato non agiscono in maniera coordinata nel lavoro di contrasto all’azione di governo, di fatto agevolandolo, dall’altro, come appunto Fratelli d’Italia, si sono trovate a fasi alterne a collaborare con l’esecutivo stesso.

Dopo oltre 3 mesi l’atteggiamento di parziale apertura di Fratelli d’Italia è rimasto invariato, e in un certo senso uscire dall’aula al momento della fiducia tiene le porte più aperte che chiuse.

Foto credit – Quirinale

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