La presenza in parlamento dei ministri del governo Draghi Presenze e assenze

Tra i membri dell’attuale consiglio dei ministri, 14 sono anche parlamentari. Molti hanno già svolto incarichi di governo nella legislatura. Anche per questo motivo la maggior parte ha un livello di partecipazione ai lavori delle camere estremamente basso.

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Il livello di partecipazione di deputati e senatori ai lavori delle rispettive aule è un tema che riscuote sempre grande attenzione. Non solo perché i parlamentari hanno precisi obblighi in questo senso ma anche perché, in una fase storica come questa in cui la politica necessita di recuperare credibilità, un ingiustificato assenteismo da parte dei parlamentari sarebbe inaccettabile agli occhi degli elettori.

I dati dell’attuale legislatura ci dicono che la maggioranza dei parlamentari ha una percentuale di presenza in aula compresa tra il 75,01% e il 100%. Tuttavia, si deve anche tenere presente che c’è un gruppo composto da 134 deputati e senatori il cui tasso di presenza risulta essere inferiore al 50%.

134 parlamentari hanno partecipato a meno della metà delle votazioni elettroniche.

Su questo tema però è difficile orientarsi. In parte perché è abbastanza complesso comprendere come sono organizzati i lavori delle camere, ed in parte perché lo stesso parlamento mantiene alcune zone d’ombra sulla materia. Una di queste riguarda la gestione missioni. Quando un membro del parlamento non può partecipare ai lavori dell’aula poiché impegnato in altre attività istituzionali (come ad esempio coloro che ricoprono incarichi di governo) egli non è considerato assente ma come “in missione”. Tale istituto tuttavia non è regolato in maniera dettagliata e questo può portare a degli abusi.

Come si conteggiano presenze, assenze e missioni dei parlamentari

Oltre ad un obbligo di tipo morale, ma anche di opportunità politica, deputati e senatori sono tenuti a partecipare ai lavori dell’aula anche da specifiche norme contenute nei regolamenti delle camere. Nello specifico, si tratta rispettivamente dall’articolo 48 del regolamento della camera e dall’articolo 1 comma 2 di quello del senato.

I Senatori hanno il dovere di partecipare alle sedute dell’assemblea e ai lavori delle commissioni.

Tuttavia, oltre ai lavori dell’aula, i parlamentari possono essere chiamati a ricoprire una serie di incarichi ulteriori. Tra questi citiamo il ruolo di questore, di membro dell’ufficio di presidenza, di presidente di commissione, oltre a quello di ministro, viceministro o sottosegretario nel governo. Senza dimenticare che per un parlamentare è importante mantenere uno stretto legame con il territorio in cui è stato eletto, partecipando ad eventi o incontri organizzati a livello locale.

I molteplici incarichi svolti da un parlamentare rendono difficile la presenza in aula.

Questa fitta agenda di impegni dunque può far sì che un parlamentare non riesca a partecipare sempre ai lavori d’aula. Ma come si monitora la presenza di deputati e senatori? Per far questo è necessario conteggiare la partecipazione ad ogni singola sessione di voto a cui ogni parlamentare prendete parte. Ciò perché all’interno di una seduta si possono svolgere anche più votazioni: la presenza in aula all’inizio dei lavori quindi non significa necessariamente che un parlamentare parteciperà all’intera seduta.

Nella stragrande maggioranza dei casi, il voto avviene in forma elettronica. I dati relativi all’andamento di queste votazioni sono quindi uno strumento fondamentale per monitorare l’attività del parlamento e dei suoi membri. Da inizio legislatura ce ne sono state 7.645 alla camera e 6.312 al senato.

13.957 votazioni elettroniche dall’inizio della legislatura.

È su questa base che possiamo valutare il livello di partecipazione ai lavori dei singoli parlamentari.

I numeri della XVIII legislatura

Il livello di presenza in aula è uno dei parametri (anche se non molto sofisticato) attraverso cui i cittadini possono valutare l’attività portata avanti dai rappresentanti che hanno eletto. Ma quali sono i numeri dell’attuale legislatura? Come abbiamo visto, le votazioni elettroniche svoltesi dal marzo 2018 sono state quasi 14mila, con un tasso medio di partecipazione del 76,9%.

76,9% partecipazione media dei parlamentari alle votazioni elettroniche.

Entrando più nel dettaglio, possiamo notare che la maggior parte dei parlamentari presenta un tasso di partecipazione alle votazioni compreso tra il 75,01% ed il 100%: parliamo di 646 parlamentari su un totale di 950, il 68%. Ci sono poi 169 parlamentari (il 17,8%) con un livello di presenza compreso tra il 50,01% e il 75%. Mentre 134 (il 14,1%) hanno partecipato a meno della metà delle votazioni.

Osservando i dati ancora più da vicino, possiamo notare che i deputati con un livello di partecipazione compreso nella fascia più altra sono 388, cioè il 61,7% dei componenti l’aula. Mentre quelli con una presenza inferiore al 50% sono 107 (il 17%). A palazzo Madama invece, i senatori che si trovano nella fascia di presenza più alta sono 258 (l’80,4%), mentre sono solo 27 quelli con un livello di partecipazione inferiore al 50%.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 19 Marzo 2021)

Come abbiamo già raccontato, questa disparità nel livello di partecipazione tra camera e senato può essere dovuta, almeno in parte, alla maggioranza ristretta su cui poteva fare affidamento il governo Conte II. A palazzo Madama infatti il voto di ogni singolo esponente era importante per la tenuta dell'esecutivo ed anche i parlamentari membri del governo spesso sono stati costretti a partecipare alle votazioni per non far andare sotto la maggioranza. Viceversa a Montecitorio, dove i numeri della coalizione erano più ampi, si può notare un livello di partecipazione complessivamente inferiore.

Le presenze in aula dei ministri del governo Draghi

Fin qui abbiamo analizzato in generale il livello di presenza in aula di deputati e senatori. Ma che cosa sappiamo sulla partecipazione dei membri del governo Draghi? Nel nostro ordinamento infatti un incarico nell'esecutivo non è incompatibile con quello di parlamentare. Tuttavia gli impegni di governo sono molto gravosi e portano via la maggior parte del tempo di ministri e sottosegretari che quindi faranno fatica a presenziare anche ai lavori di camera e senato.

Un incarico nell'esecutivo assorbe gran parte del tempo dei parlamentari.

Se andiamo ad analizzare il livello di partecipazione alle votazioni dei ministri dell'attuale esecutivo possiamo notare infatti che solo uno di essi supera la soglia del 75%. Si tratta di Stefano Patuanelli del Movimento 5 stelle (80,8%). Come abbiamo già detto però, un così alto livello di partecipazione può essere in parte motivato con i numeri ristretti che reggevano la maggioranza giallorossa al senato. L'attuale ministro per le politiche agricole infatti è stato titolare dello sviluppo economico nel governo Conte II.

Tra gli attuali ministri, oltre a Patuanelli, solo altri tre presentano un tasso di partecipazione superiore al 50%: Renato Brunetta (74,9%), Mariastella Gelmini (53,7%) e Fabiana Dadone (52,3%). Da notare però che i due deputati azzurri sono al primo incarico di governo in questa legislatura (Gelmini ha ricoperto il ruolo di capogruppo fino alla nomina a ministra). Mentre la pentastellata Dadone è stata ministra senza portafoglio alla pubblica amministrazione nel precedente esecutivo. Tutti gli altri ministri parlamentari dell'attuale esecutivo hanno invece un tasso di partecipazione alle sedute inferiore al 50%.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 19 Marzo 2021)

Come nel caso di Patuanelli e Dadone però, dobbiamo ricordare che il livello di partecipazione estremamente basso di molti ministri è anche dovuto al fatto che la maggior parte di essi ha già fatto parte di un precedente governo all'interno della XVIII legislatura. Ad esempio Luigi Di Maio, che ha il tasso di presenza più basso fra i membri del nuovo consiglio dei ministri (5,74%), ha fatto parte di tutti e tre gli esecutivi. Un altro esponente con un livello di presenza in aula particolarmente basso è Lorenzo Guerini del Partito democratico (14,27%). Anch'egli tuttavia era già ministro della difesa nel governo Conte II.

39,7% il tasso medio di partecipazione alle votazioni elettroniche dei ministri del governo Draghi.

Tra i nuovi ingressi, oltre ai già citati Gelmini e Brunetta, ci sono Andrea Orlando e Mara Carfagna. L'esponente del Partito democratico ha partecipato al 45,77% delle votazioni, mentre l'azzurra al 28,33%. Il tasso di partecipazione della deputata di Forza Italia deve essere però analizzato con attenzione. Dobbiamo ricordare infatti che, prima di diventare ministra, Mara Carfagna ha ricoperto il ruolo di vicepresidente della camera. E non è raro il caso in cui chi presiede l'assemblea decida di non partecipare alle votazioni.

Le missioni, uno strumento problematico

Come abbiamo visto dunque, l'agenda dei membri del parlamento può essere molto fitta e ciò rende difficile per una parte di essi partecipare assiduamente alle sedute delle camere. Tuttavia, quando un parlamentare è impossibilitato a presenziare alle votazioni a causa di altri impegni istituzionali la sua assenza è giustificata.

Quando un parlamentare è "in missione" la sua assenza è giustificata.

In questo caso infatti il parlamentare viene classificato come "in missione". La conseguenza più immediata di questa distinzione è che l’assenza non viene conteggiata ai fini del conseguimento del numero legale e non comporta una decurtazione sulla diaria.

Dall’inizio della legislatura le missioni sono state in totale 656.708. Rispetto al numero di votazioni totali, le assenze dovute a missioni sono il 9,8%. Tra i parlamentari maggiormente in missione ritroviamo molti di coloro che ricoprono o hanno ricoperto incarichi di governo.

9,8% le assenze dei parlamentari alle votazioni elettroniche dovute a missioni.

Possiamo osservare infatti che tra i 15 parlamentari più "in missione", solo uno non ha avuto incarichi di governo nell'attuale legislatura. Si tratta del deputato di Fratelli d'Italia Edmondo Cirielli, presente solamente in 765 votazioni. Da notare che tutti i parlamentari con un elevato numero di missioni appartengono alla camera. L'unica eccezione in questo senso è rappresentata dal senatore di Per le autonomie Ricardo Antonio Melo, già sottosegretario nei governi Conte I e II.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 19 Marzo 2021)

Come possiamo vedere quindi l'istituto delle missioni viene spesso utilizzato per giustificare le assenze dei parlamentari che hanno incarichi di governo. Ma non si tratta dell'unico caso. Infatti non esistono criteri univoci per definire quando un parlamentare è da considerarsi in missione. Alla fine di ogni seduta il presidente dell’aula li elenca, tuttavia non si precisa l’attività esatta che ne giustifica l’assenza, né la durata.

Per fare un esempio di quanto siano vaghi i principi che regolano questo istituto, possiamo citare il fatto che sono stati considerati come in missione anche i parlamentari che non hanno partecipato alle votazioni poiché in isolamento a causa del Covid. Uno degli ultimi casi è stato quello di Pier Ferdinando Casini che ha annunciato pubblicamente la propria positività.

Non esistono criteri univoci per definire quando una parlamentare è da considerarsi in missione.

Tuttavia, quello del senatore Casini è stato un caso isolato. Anche per motivi legati alla privacy infatti generalmente non è stata fatta una distinzione tra i parlamentari assenti perché effettivamente in missione e quelli in quarantena. Questo però contribuisce a creare ancora più confusione su uno strumento ad oggi scarsamente regolato. Senza dimenticare il fatto che i parlamentari sono considerati in missione in molti altri casi oltre ai due qui descritti. Solo per fare un esempio, nella seduta della camera del 22 marzo, i deputati in missione erano più di 70.

Al di la dei casi di Covid quindi, pubblicare i dettagli delle missioni parlamentari come durata, attività specifica e luogo, aiuterebbe a spiegare la quotidianità dei politici eletti in parlamento e a distinguere l'assenteismo dalle esigenze relative al mandato o personali, contribuendo a restituire credibilità alla classe politica.

Foto credit: Facebook Luigi Di Maio - Licenza

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