Il governo risponde alle interrogazioni solo quando non può farne a meno Governo e parlamento

L’attuale esecutivo fa registrare il dato più alto delle ultime legislature per quanto riguarda la risposte agli atti di sindacato ispettivo presentati dal parlamento. Se però escludiamo le interpellanze urgenti e le interrogazioni a risposta immediata lo scenario muta notevolmente.

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Discutere e approvare le leggi è – almeno sulla carta – la principale attività del parlamento. Ma la produzione normativa non è l’unica prerogativa delle camere. Tra le funzioni non legislative svolte da deputati e senatori rientra infatti anche la presentazione dei cosiddetti atti di sindacato ispettivo. Come interrogazioni e interpellanze, che servono a indagare l’operato del governo.

L’esecutivo infatti deve sempre rendere conto al parlamento del proprio operato, in virtù del rapporto fiduciario che lo lega a quest’ultimo e senza il quale sarebbe costretto alle dimissioni. Questi atti hanno un importante valore politico, dato che permettono ai parlamentari di portare all’attenzione del governo ma anche dell’opinione pubblica fatti ritenuti importanti, anche per il proprio elettorato.

Nel corso del loro mandato, deputati e senatori presentano moltissimi atti di questo tipo. Con la conseguenza che spesso i governi non riescono a dare seguito a tutte le richieste di chiarimento. Considerando complessivamente tutti i tipi di atti ispettivi possiamo osservare che l’attuale esecutivo presenta il tasso di risposta più alto tra quelli delle ultime 3 legislature. In netto aumento, peraltro, rispetto all’ultima volta che ci siamo occupati di questo tema.

34,2% le risposte fornite dal governo Meloni agli atti di sindacato ispettivo del parlamento.

Oltre al fatto che si tratta comunque di un valore relativamente basso, tale indicatore deve essere interpretato. Infatti la situazione cambia molto se dal conteggio escludiamo le interpellanze urgenti e le interrogazioni a risposta immediata. Quelle situazioni cioè in cui l’esecutivo non può sottrarsi dal rendere conto del proprio operato. Se analizziamo le risposte ad atti ispettivi non urgenti infatti il governo Meloni scivola agli ultimi posti nel confronto con i suoi predecessori.

Le risposte degli esecutivi alle domande del parlamento

Negli ultimi anni ci siamo abituati a vedere esponenti del governo presentarsi alle camere per rendere comunicazioni e informative. Si tratta di atti dovuti da parte del governo che si svolgono in particolari occasioni. Solo per fare un esempio, lo scorso 5 luglio la ministra per il turismo Daniela Santanché si è recata in aula per chiarire la sua posizione a seguito del servizio della trasmissione tv “Report” che la riguardava.

32 le comunicazioni, informative e relazioni rese dal governo Meloni alle camere dal suo insediamento.

Si tratta però di un numero estremamente limitato di interventi rispetto a tutti gli atti di sindacato ispettivo presentati dal parlamento. Camera e senato infatti hanno a disposizione diversi strumenti che, in teoria, dovrebbero servire per ottenere informazioni dal governo su fatti di particolare interesse pubblico. Si tratta delle interrogazioni e delle interpellanze. Questi atti possono essere suddivisi in ulteriori categorie. Ci sono quelli a risposta scritta, quelli a risposta orale, quelli presentati e svolti in commissione e quelli svolti invece in assemblea. Ci sono poi quelli che prevedono un’interlocuzione diretta tra governo e parlamento (come le interrogazioni a risposta immediata e le interpellanze urgenti) e altri invece in cui la replica dell’esecutivo può essere differita nel tempo (come le interrogazioni a risposta scritta).

Per quanto riguarda l’attuale esecutivo, gli atti di sindacato ispettivo prodotti fino al 31 maggio sono stati 2.478 di cui 848 hanno ricevuto una risposta. Come abbiamo già anticipato questo dato rappresenta il valore più elevato nel confronto fra i governi delle ultime 3 legislature, anche se le differenze tra un esecutivo e l’altro non sono particolarmente marcate. Il governo Renzi infatti aveva risposto al 33,2% degli atti ispettivi, il governo Conte I al 33%, il governo Draghi al 32,9%.

La percentuale riportata nel primo grafico tiene conto delle risposte fornite a tutte le tipologie di atto di sindacato ispettivo possibili. Nella seconda rappresentazione invece sono riportati i dati disaggregati. In questo caso sono stati esclusi i dati relativi agli atti a risposta immediata e alle interpellanze urgenti perché, prevedendo una risposta istantanea, l’esecutivo non può sottrarsi al confronto. Di conseguenza questi atti fanno registrare un tasso di risposta sempre superiore al 90%.

FONTE: elaborazione openpolis su dati camera dei deputati
(ultimo aggiornamento: mercoledì 31 Maggio 2023)

Il dato relativamente elevato del governo Meloni è dovuto al fatto che sono stati presentati finora pochi atti che non prevedano una risposta immediata. Se infatti consideriamo esclusivamente le interrogazioni a risposta orale e scritta, quelle a risposta in commissione e le interpellanze non urgenti possiamo osservare che gli atti ispettivi sottoposti all’attuale governo sono stati solamente 1.867. Ovviamente su questa differenza influisce il fatto che il governo Meloni è in carica solamente da 8 mesi. Peraltro considerando il tasso di risposta a questo tipo di interrogazioni l’attuale esecutivo scivola all’ultimo posto (14% circa). Mentre i valori più alti sono dei governi Renzi (21,9%), Letta (18,9%) e Gentiloni (17,7%).

Interrogazioni a risposta immediata e interpellanze urgenti sembrano essere l’unico modo per i parlamentari per farsi rispondere dal governo.

Il fatto che gli atti a risposta non immediata rappresentino generalmente la maggioranza di quelli presentati ha diverse spiegazioni. Innanzitutto non c’è un limite massimo di questioni che un parlamentare può sottoporre al governo e non ci sono tempi contingentati, come avviene invece ad esempio per i cosiddetti question time in cui l’esecutivo risponde immediatamente ma a pochi quesiti. Il tasso di risposta in questi casi infatti è sempre superiore al 90%. Sottoponendo al governo atti non urgenti quindi, in teoria, potrebbero esserci maggiori possibilità per i singoli parlamentari di ottenere una risposta al proprio quesito anche se magari più avanti nel tempo. Il rovescio della medaglia però è che il grande numero di atti presentati fa sì che l’esecutivo non riesca replicare a tutti. Anzi, solitamente il tasso di risposta in questi casi risulta essere molto basso

Disaggregando i dati in base al tipo di atto di sindacato ispettivo, possiamo osservare che l’attuale esecutivo si trova all’ultimo posto per quanto riguarda le risposte a interrogazioni a risposta in commissione (11,5%). Al penultimo posto per quanto riguarda le interpellanze non urgenti (4,2%). Al terzultimo relativamente alle interrogazioni a risposta orale (19,1%) e quelle a risposta scritta (15,1%). Queste ultime sono di gran lunga l’atto di sindacato ispettivo più utilizzato.

Le risposte dei ministri del governo Meloni

Per valutare compiutamente la capacità di risposta dell’attuale governo è quindi molto interessante concentrarsi sugli atti di sindacato ispettivo a risposta non immediata. Non solo perché questi rappresentano la stragrande maggioranza ma anche perché vi è una significativa componente di volontà politica nella scelta di rendere conto del proprio operato o meno

Complessivamente il governo Meloni ha risposto a 261 atti di sindacato ispettivo che non prevedessero una risposta immediata sui 1.867 presentati in totale. In valori assoluti il ministero maggiormente “attenzionato” è quello dell’interno con 244 atti ispettivi presentati. Seguono il ministero dell’ambiente (208) e quello della salute (177). Il maggior numero di risposte, sempre in termini assoluti, è stato fornito dal ministero della giustizia (91). Seguono quello dell’ambiente (31) e quello degli esteri (25).

Nel grafico sono conteggiati solamente gli atti di sindacato ispettivo con risposta non immediata. Ciò perché in questi casi l’esecutivo non può sottrarsi al confronto, di conseguenza questi atti fanno registrare un tasso di risposta sempre superiore al 90%. Nel grafico non sono rappresentati i dati relativi al ministro per i rapporti con il parlamento e quella per le riforme perché a loro non sono stati sottoposti atti rientranti nelle categorie oggetto dell’analisi.

FONTE: elaborazione openpolis su dati camera dei deputati
(ultimo aggiornamento: mercoledì 31 Maggio 2023)

Il ministero della giustizia si conferma al primo posto considerando anche il tasso di risposte fornite rispetto agli atti ispettivi sottoposti ed è anche l’unico a riportare un dato superiore al 50% (54,5%). Seguono il ministero della famiglia (36,4%) e quello degli esteri (36,2%). Da notare che 4 ministeri non hanno fornito nessuna risposta dall’inizio della legislatura. Si tratta dei dicasteri dell’economia (139 atti di sindacato ispettivo presentati), della pubblica amministrazione (26), dello sport (16) e degli affari regionali (7).

Foto: GovernoLicenza

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