I progetti di rigenerazione urbana nelle città dell’Abruzzo Osservatorio Abruzzo

Vulnerabilità sociale, patrimonio edilizio, verde pubblico: sono diversi gli ambiti della vita in una città che vengono toccati dai programmi sulla rigenerazione urbana nel piano nazionale di ripresa e resilienza. Qual è la situazione attuale e cosa prevede il Pnrr per i comuni abruzzesi.

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Il miglioramento della qualità dell’abitare, dall’edilizia residenziale fino agli spazi verdi pubblici. In una sola espressione: rigenerazione urbana, ossia quell’insieme di programmi e interventi che intrecciano esigenze sociali, ambientali e di sicurezza dell’abitare, con l’obiettivo di migliorare la vita, nelle città come nei centri minori.

Di rigenerazione urbana si parla anche nel piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). E si assegnano risorse in tal senso anche all’Abruzzo, una regione che vive di peculiarità territoriali in quanto ad accessibilità dei servizi, funzionalità degli spazi e sicurezza per le famiglie.

183,9 milioni di euro destinati alla rigenerazione urbana in Abruzzo, di cui 117,3 di competenza del ministero dell’interno e 66,6 di cui è responsabile il ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili (Mims), nell’ambito del Pnrr.

In questo approfondimento analizzeremo come verranno spese le risorse per la rigenerazione urbana, previste nel Pnrr e destinate all’Abruzzo. A partire dai dati del nostro osservatorio, che vogliono fotografare l’esistente in quanto a vulnerabilità sociale, condizione dell’edilizia residenziale e spazi verdi nei comuni.

Cosa prevede il Pnrr per la rigenerazione urbana

Il Pnrr segue due direttrici in ambito di rigenerazione urbana. Da un lato si punta a eliminare la marginalità e il “degrado” sociale, dall’altro a recuperare il patrimonio edilizio pubblico deteriorato.

Nel Pnrr sono previste tre tipologie di intervento, di cui sono responsabili due diversi ministeri.

Premessi questi due ambiti, nel piano sono tre le tipologie di intervento previste: gli investimenti in progetti volti alla riduzione di situazioni di “emarginazione e degrado sociale”; la predisposizione di piani urbani integrati – dedicati però solo alle periferie delle città metropolitane – e il “programma innovativo della qualità dell’abitare” (Pinqua), che investe il rinnovamento dell’edilizia residenziale pubblica, la riqualificazione del patrimonio esistente e l’innovazione verde.

I primi due interventi sono di competenza del ministero dell’interno, il terzo del ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili (Mims).

Le risorse destinate a queste misure ammontano a 6,1 miliardi di euro, di cui 3,3 miliardi di competenza del Viminale e i restanti 2,8 di cui è responsabile il Mims. Come abbiamo già accennato, parte di questi finanziamenti andranno ai territori abruzzesi, per un totale di 183,9 milioni di euro.

C’è poi un’ulteriore direttrice di investimento, contenuta nel fondo complementare del Pnrr. Si tratta di una sottomisura (“Rigenerazione urbana e territoriale”), dedicata alle aree colpite dai terremoti del 2009, 2016 e 2017. A queste risorse, però, dedicheremo un approfondimento nelle prossime settimane.

Il grafico mostra la quantità di risorse assegnate alle diverse regioni nell’ambito di due diversi bandi. Il primo riguarda “Investimenti in progetti di rigenerazione urbana, volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale” ed era di competenza del ministero dell’interno. Il secondo riguarda invece i progetti innovativi per la qualità dell’abitare (Pinqua) ed era di competenza del ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno e ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili
(ultimo aggiornamento: mercoledì 9 Marzo 2022)

In Abruzzo, come nel resto del paese, le risorse in tema di rigenerazione urbana vengono assegnate in base a diversi criteri, che mirano a stabilire quali sono i territori dove è più urgente intervenire.

Tra questi c'è un indicatore complesso che, nonostante non sia certamente tra i più noti, diventa fondamentale nelle scelte: l'indice di vulnerabilità sociale e materiale (Ivsm).

(...) qualora l’entità delle richieste pervenute superi l’ammontare delle risorse disponibili, l’attribuzione è effettuata, tenendo conto della quota riferita alla progettazione esecutiva e alle opere, a favore dei comuni che presentano un valore più elevato dell’indice di vulnerabilità sociale e materiale (Ivsm)”

Che cos'è la vulnerabilità sociale e quanto incide in Abruzzo

Quando parliamo di vulnerabilità di un territorio, intendiamo la possibilità che una situazione di crisi economica possa comprometterne la coesione sociale. Un comune in cui vivono tante famiglie monoreddito, con tanti giovani che non studiano e non hanno lavoro e in cui una quota significativa della popolazione abita in case sovraffollate, è più esposto agli effetti sociali negativi di una recessione economica.

Misurare tale aspetto diventa cruciale in fasi storiche come quella che stiamo vivendo. È in questa direzione che va l'indice di vulnerabilità sociale e materiale (Ivsm) proposto da Istat. Utilizzato nella definizione di politiche pubbliche, come nel caso dei bandi del Pnrr per la rigenerazione urbana.

Attraverso un indicatore proposto da Istat, è possibile stimare per ciascun territorio la sua vulnerabilità, a partire dalle caratteristiche di chi ci abita. Più è alto, maggiore è il rischio di disagio e vulnerabilità in quella zona. Vai a "Che cos’è la vulnerabilità sociale"

Sono tanti i fattori che possono condurre alla vulnerabilità sociale.

Sono 7 gli indicatori elementari che sono stati selezionati per produrre l'indice complessivo. Dalla percentuale di famiglie con potenziale disagio economico, calcolata come quota di nuclei con figli dove la persona di riferimento ha meno di 64 anni e nessun componente è occupato o ritirato dal lavoro, all'incidenza di famiglie numerose, con almeno 6 componenti. Ma vengono valutati anche aspetti come la presenza di famiglie monogenitoriali giovani oppure composte solo da anziani, la quota di popolazione adulta (25-64 anni) senza titolo di studio, la percentuale di giovani neet e l'incidenza di persone che vivono in grave sovraffollamento.

Informazioni preziose, che purtroppo vengono raccolte con questo tipo di granularità territoriale solo in occasione dei censimenti (quello generale più recente si è svolto nel 2011). Negli ultimi anni Istat ha esplorato la possibilità di un suo aggiornamento con fonti alternative a quella censuaria, anche in relazione al lavoro svolto con il censimento permanente.

7 gli indicatori elementari selezionati per la costruzione dell'indice di vulnerabilità sociale e materiale.

Questi indicatori vengono combinati insieme per produrre un indice che va da 70 a 130: più è alto il valore, maggiore il rischio di vulnerabilità sociale e materiale del territorio. Tra i comuni abruzzesi, il 59% (180 su 305) supera la soglia di 99 dell'indice. I livelli più elevati si raggiungono negli 8 comuni il cui dato supera quota 103: Fallo (105,48), Vicoli (103,56), Vacri (103,32), Serramonacesca (103,31), Cappelle sul Tavo (103,28), San Giovanni Lipioni (103,21), Torano Nuovo (103,20) e Lecce nei Marsi (103,19).

Attraverso questo indicatore proposto da Istat, è possibile stimare per ciascun territorio la sua vulnerabilità, a partire dalle caratteristiche di chi ci abita. Più è alto, maggiore è il rischio di disagio e vulnerabilità in quella zona. I dati, relativi al censimento generale del 2011, a livello nazionale sono stati riclassificati rispetto ai confini comunali del 2018.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat (mappa rischi)
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Tra i capoluoghi abruzzesi, in base all'ultimo aggiornamento effettuato ai confini comunali del 2018, sulla base dei dati raccolti nell'ultimo censimento generale (2011), Pescara è quello con l'indice più alto (100,56). Seguono Chieti (99,57), Teramo (99,37) e L’Aquila (98,24).

Il legame tra disagio sociale e condizione abitativa

La scelta di utilizzare anche questo indicatore nella definizione degli interventi del Pnrr sulla rigenerazione urbana non è casuale. La condizione sociale e materiale delle persone ha infatti un impatto diretto anche sulla stessa situazione abitativa. Tendenzialmente, un territorio con molte famiglie in difficoltà economica è anche un territorio dove la condizione degli edifici residenziali risulta peggiore.

In media, in base a quanto rilevato nell’ultimo censimento generale, la quota di famiglie in potenziale disagio era pari al 2,7% mentre la quota di edifici residenziali in stato di conservazione mediocre o pessimo si attestava sul 22%.

Per stimare l’incidenza delle famiglie in potenziale disagio economico, viene calcolato il rapporto percentuale tra il numero di famiglie con figli con la persona di riferimento in età fino a 64 anni nelle quali nessun componente è occupato o ritirato dal lavoro e il totale delle famiglie. Caratteristiche che molto probabilmente indicano una situazione di forte disagio.

Il dato sulla quota di edifici residenziali in cattive condizioni è calcolato sommando la percentuale di edifici residenziali in muratura in stato di conservazione mediocre con quelli in stato pessimo. Entrambi gli indicatori sono stati elaborati a partire dalle informazioni raccolte nel censimento generale 2011.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat
(ultimo aggiornamento: domenica 9 Ottobre 2011)

In questo quadro, l’Abruzzo – preso nella sua interezza – si caratterizza per una quota di famiglie in disagio inferiore alla media (2%), e per una percentuale di edifici in cattive condizioni di poco superiore alla media nazionale (22,4%). Tra le province italiane, quelle abruzzesi presentano un collocamento intermedio. Tre di queste – Pescara, Chieti, Teramo – si posizionano sopra la media nazionale per edilizia residenziale mediocre o pessima ma sotto la media italiana di famiglie in disagio. La provincia dell'Aquila risulta al di sotto in entrambi gli indicatori.

19,6% gli edifici residenziali in muratura in stato di conservazione mediocre o pessimo in provincia dell'Aquila. Circa 2 punti in meno della media nazionale.

A livello comunale, tra i capoluoghi sono Teramo e Pescara a mostrare il livello più alto di edifici residenziali in cattivo stato di conservazione. Nel primo la quota raggiunge il 24,4% (21,9% in condizione mediocre, 2,5% pessima). Nella seconda la cifra è poco inferiore (24,2%, di cui 22,37% mediocre e 1,85% pessima). Distanziate le città dell'Aquila (15,2%) e Chieti (13,5%).

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat
(ultimo aggiornamento: domenica 9 Ottobre 2011)

In generale, i comuni abruzzesi dove oltre il 60% del patrimonio edilizio residenziale è in stato di conservazione mediocre o peggiore sono 9. Si tratta di Roccacasale, Fraine, Castelguidone, Carpineto della Nora, Roccaspinalveti, Pescosansonesco, Fresagrandinaria, Pietracamela e Gamberale. Mentre quelli con più edifici residenziali in stato almeno buono si concentrano nelle province di Chieti e L'Aquila.

93,1% gli edifici residenziali classificati come in ottima condizione a San Demetrio ne' Vestini (L'Aquila).

Tra questi superano il 98% di edilizia in stato di conservazione buono o ottimo i comuni di Montenerodomo, Roio del Sangro, Collepietro, San Demetrio ne' Vestini Montebello sul Sangro, Carapelle Calvisio, Poggio Picenze, Montelapiano e Tione degli Abruzzi.

L'impatto del verde pubblico sulla qualità dell'abitare

Concentrarsi solo sulla condizione delle abitazioni è tuttavia una misura alquanto limitativa della qualità urbanistica di un territorio. Per funzionare, gli interventi di rigenerazione urbana non possono limitarsi solo al miglioramento strutturale delle case, con la riqualificazione e costruzione delle abitazioni e dell'edilizia sociale. Vi è la necessità di interventi più ampi che guardino in primis all'offerta di servizi sul territorio, a partire da scuole, asili nido, viabilità e trasporti efficienti, servizi pubblici e privati.

In questo quadro, riveste una particolare importanza l'attenzione al verde pubblico. Si tratta di un elemento considerato centrale nella letteratura sull'urbanistica e la qualità abitativa. Giardinetti, spazi verdi, aree gioco per bambini non hanno solo un impatto estetico. Sono tra gli elementi che più contribuiscono a plasmare, identificare e cementare la comunità che abita su un territorio.

Scuole e verde pubblico sono - secondo la sociologia moderna - gli elementi essenziali dell'attrezzatura di un quartiere, di un nucleo abitato: sono tra i primi fondamentali servizi grazie a cui un insieme di persone si trasforma in una comunità, non solo per il casuale luogo dell'abitazione, ma per una serie di interessi collettivi e per il contemporaneo sviluppo degli organismi comuni. La mancanza di scuole, la loro ubicazione secondo criteri che prescindono dalla formazione organica dei singoli quartieri, l'assenza di verde pubblico sono perciò non solo quantitativamente delle gravi mancanze, delle insostituibili tare nell'organizzazione residenziale.

Da questo punto di vista, diventa interessante confrontare la presenza di verde nelle città abruzzesi. In media, tra i capoluoghi italiani, i metri quadri di verde urbano disponibile sono 31 per abitante nel 2020. Ovvero circa 203 metri quadri per ogni residente con meno di 18 anni nelle città. Nei capoluoghi italiani, il verde urbano rappresenta poco meno del 3% della superficie comunale ed è così distribuito.

2,82% della superficie comunale dei capoluoghi italiani è classificabile come verde urbano. Più di L'Aquila (0,4%), Teramo (0,65%) e Chieti (0,66%) ma molto meno di Pescara (13,6%).

Circa il 40% del totale sono aree verdi in senso classico: parchi urbani (16%), aree verdi con vincolo storico in base al codice dei beni culturali (12,2%) e verde attrezzato di quartiere (11,5%). Sempre a livello nazionale, un ulteriore 30% sono aree boschive o forestazione urbana, il 9% del verde è rappresentato dagli spazi di arredo urbano (rotonde, alberature stradali, aiuole etc), mentre circa il 7,5% sono zone di verde incolto. Il restante è distribuito tra orti, giardini scolastici, aree sportive, cimiteri.

Il verde urbano si può distinguere in diverse categorie. Il verde storico è quello vincolato dal codice dei beni culturali (ville, giardini e parchi di interesse artistico o storico). I grandi parchi urbani sono parchi, ville e giardini non tutelati dal codice, ma comunque riconosciuti di valore dagli strumenti urbanistici locali. Il verde attrezzato sono spazi adibiti a giardini di quartiere, con giochi per bambini, cestini, panchine ecc. Le aree di arredo urbano rappresentano il verde a fine estetico o funzionale (rotonde, piste ciclabili, ecc.). Per aree sportive all’aperto si intendono aree all’aperto a servizio ludico ricreativo adibite a campi sportivi, piscine, campi polivalenti, aule verdi etc. Per verde incolto si intendono le aree verdi in ambito urbanizzato di qualsiasi dimensione non soggette a coltivazioni o altra attività agricola ricorrente o a sistemazione agrarie, per le quali la vegetazione spontanea non sia soggetta a manutenzioni programmate e controllo. In altro abbiamo aggregato orti, giardini zoologici, cimiteri etc.).

Il dato dell’Italia si riferisce alla sommatoria dei soli comuni capoluogo.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 20 Dicembre 2021)

Tra i capoluoghi abruzzesi si osservano delle interessanti differenze. Rispetto alla media nazionale, Pescara è il capoluogo abruzzese dove la quota più ampia di superficie è occupata dal verde urbano, che rappresenta il 13,6% della superficie comunale. Allo stesso tempo, circa il 40% di questi spazi sono classificabili come verde incolto. Nel comune dell'Aquila la densità di verde urbano è di gran lunga inferiore (solo 0,4% della superficie comunale), ma si tratta per la maggior parte di verde attrezzato (79,68% del verde presente).

Approfondendo meglio il dato dei capoluoghi, si osserva come il verde urbano pro capite sia più ampio nei comuni di Pescara e L'Aquila. Nel primo, sono i 39,1 metri quadri per abitante e 261,67 se si considerano solo i residenti con meno di 18 anni, tra le fasce di popolazione che più necessitano e beneficiano degli spazi verdi pubblici. All'Aquila, invece, sono presenti 27,4 metri quadri per abitante e quasi 185 per minore.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 20 Dicembre 2021)

Nel confronto nazionale, spiccano L'Aquila e - più distanziata - Pescara.

Seguono Teramo, con 18,5 mq per abitante (123,78 per minore), e Chieti, con 7,9 mq per abitante (58,78 per minore). Rispetto agli altri capoluoghi italiani, quelli abruzzesi si collocano in una posizione in diversi casi migliore della media. Non tanto rispetto al verde complessivo per minore: Pescara, prima tra le città dell'Abruzzo, è 31esima a livello nazionale. Quanto piuttosto rispetto ad alcune tipologie di verde urbano. Sempre in relazione ai minori residenti, L'Aquila è l'11esimo capoluogo in Italia per presenza pro capite di verde storico, grandi parchi urbani e aree attrezzate di quartiere. Anche Pescara in questa classifica si trova sopra la media (21esima su 110 città censite). Mentre Chieti e Teramo sono rispettivamente l'85esimo e l'80esimo capoluogo italiano.

37,41 metri quadri per minore a Chieti, considerando i parchi urbani, il verde storico e quello attrezzato di quartiere (a L'Aquila e Pescara il dato supera i 100 mq).

Rispetto al solo verde attrezzato di quartiere per minore residente - aspetto particolarmente decisivo in tema di rigenerazione urbana - il capoluogo regionale è addirittura terzo in Italia. Mentre Pescara è comunque 22esima su 110 città censite. Anche in questo caso, Chieti si colloca al di sotto della media nazionale, mentre Teramo risulta poco sopra.

È in questo quadro, in termini di patrimonio edilizio, di tutela dell'ambiente e della tenuta del tessuto sociale, che si inseriscono gli investimenti previsti nel piano di ripresa e resilienza.

Il ruolo del Pnrr nella rigenerazione urbana dei comuni abruzzesi

Come abbiamo detto, il ministero dell'interno destina per la rigenerazione urbana dell'Abruzzo 117,3 milioni di euro.

Tra i progetti finanziati vi sono anche quelli presentati da alcuni dei principali comuni della regione: Pescara, Chieti, Teramo e Avezzano. Non è presente tra questi L'Aquila. Il capoluogo di regione, infatti, godrà principalmente del su citato fondo complementare del Pnrr.

14 i progetti finanziati nel Pnrr, nell'ambito degli "Investimenti in progetti di rigenerazione urbana, volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale".

La mappa riporta il totale delle risorse assegnate ad ogni comune dal ministero dell’interno nell’ambito della misura M5C2I2.1 del Pnrr (Rigenerazione urbana, volta a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale). Tre progetti (Sulmona, Pescara e Montesilvano) erano stati ammessi con riserva. Avrebbero dovuto presentare ulteriori documentazioni entro 10 giorni dalla data di pubblicazione del bando. Ad oggi però sull’apposita sezione del ministero dell’interno non sono state pubblicate indicazioni ulteriori sull’esito di queste procedure.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno
(ultimo aggiornamento: mercoledì 9 Marzo 2022)

Le somme più rilevanti andranno a Pescara e Chieti (20 milioni per comune), seguite da Teramo (19,2 milioni) e Montesilvano (10).

Altre risorse (circa 5 milioni per comune) andranno nelle principali località della provincia di Teramo (Martinsicuro, Giulianova e Silvi), Chieti (Francavilla al Mare, Ortona e Vasto), L'Aquila (Sulmona e Avezzano) e Pescara (Spoltore). Infine nel territorio di Lanciano (Chieti) sono stati finanziati 3,5 milioni di euro.

L'importanza dei dati aggiornati per le politiche pubbliche

Come abbiamo detto, l'indicatore di vulnerabilità sociale e materiale (Ivsm) di Istat rappresenta una delle coordinate che determinano l'orientamento dei bandi sulla rigenerazione urbana del Pnrr.

Dati aggiornati per determinati indicatori sono decisivi per l'efficacia del monitoraggio del Pnrr.

Tuttavia, la tendenza verso cui va la statistica in Europa e in Italia è verso la logica del censimento permanente, a cadenza annuale, che può certamente restituire una fotografia dell'esistente più aggiornata. Si tratta di un nuovo approccio, che però ha subito in questi anni rallentamenti dovuti all'emergenza Covid.

Si tratta di un aspetto tecnico ma fondamentale. Non solo perché gli indicatori non sono decisivi anche per l'attribuzione delle risorse nei vari territori o interventi. Ma anche perché aiutano a valutare e comparare i risultati ottenuti. In altre parole, il raggiungimento degli obiettivi per la rigenerazione urbana dei territori abruzzesi sarà tanto più misurabile quanto saranno più aggiornati i dati degli indicatori scelti.

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FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat (mappa rischi)
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Foto: edifici di Chieti - Julieta Julieta  (licenza)

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