Gli investimenti del Pnrr per la sanità territoriale #openpnrr

Un decreto del ministero della salute ha assegnato oltre 8 miliardi di euro per la realizzazione, tra le altre cose, di nuovi presidi sanitari sul territorio. Tuttavia, senza un incremento strutturale della spesa pubblica, queste strutture rischiano di rimanere delle scatole vuote.

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Il dispositivo di ripresa e resilienza rappresenta, a livello europeo, lo strumento messo in campo come risposta alla grave crisi economica scaturita dell’emergenza Covid. Da questo punto vista quindi una voce di investimento del Pnrr italiano non poteva che essere dedicata al rafforzamento del sistema sanitario nazionale (Ssn). Un settore che, come noto, negli ultimi anni è stato vittima di frequenti tagli di budget.

Da questo punto di vista recentemente è stato pubblicato un decreto del ministero della salute che assegna risorse alle regioni per oltre 8 miliardi di euro. Tra gli interventi finanziabili con questi fondi ci saranno opere di messa in sicurezza antisismica degli ospedali. Ma, soprattutto, la creazione di nuovi presidi sanitari territoriali come case e ospedali di comunità.

€ 8 mld le risorse assegnate dal ministero della salute per investimenti in sanità territoriale.

L’idea infatti è quella di compensare la tendenza alla riduzione di posti letto negli ospedali, dovuta ai tagli, con un modello di medicina diffusa sul territorio con diversi presidi. In questo modo il ricovero in ospedale avverrebbe solo nei casi particolarmente gravi o che richiedono cure specialistiche. Affinché questa operazione risulti efficace tuttavia è imprescindibile un incremento stabile della spesa pubblica in questo settore. Altrimenti le nuove strutture che saranno realizzate con le risorse del Pnrr rischiano di rimanere delle scatole vuote.

La sanità italiana e il Pnrr

Come noto, il nostro è stato uno dei paesi più duramente colpiti dalla pandemia. E proprio per questo motivo all’interno del Pnrr è stata inserita una specifica missione, la numero 6, dedicata alla salute. A questa missione è stato assegnato all’incirca l’8,6% delle risorse complessive per l’Italia. Secondo alcuni osservatori e addetti ai lavori tuttavia tale cifra sarebbe troppo bassa e non basterà a colmare tutte le lacune che affliggono il sistema sanitario italiano, soggetto da anni a frequenti tagli.

Questa contrazione ha avuto come conseguenza pratica, tra le altre, una significativa diminuzione della disponibilità di posti letto negli ospedali. Come riportato dal presidente di Istat Gian Carlo Blangiardo nel corso di un’audizione presso la commissione bilancio della camera, questi sono passati infatti da 244mila nel 2010 a 211mila nel 2018. Una riduzione che è emersa in tutta la sua drammaticità proprio con l’esplosione dell’emergenza Covid.

-33.000 posti letto negli ospedali tra il 2010 e il 2018 secondo le stime di Istat.

Per cercare di controbilanciare questa situazione il Pnrr italiano ha previsto massicci investimenti sulla medicina territoriale. Si mira infatti a costruire su tutto il territorio nazionale strutture dedicate alle cure intermedie. Quelle cioè che non richiedono necessariamente il ricovero in ospedale.

Il rafforzamento della medicina territoriale dovrebbe alleggerire il carico degli ospedali.

Questo cambio di prospettiva vuole rispondere anche alle nuove necessità legate a quelle che sono le patologie più diffuse. Parliamo infatti sempre più spesso di malattie croniche. Si tratta di patologie caratterizzate da un lungo decorso, e che richiedono un’assistenza a lungo termine. Rientrano in questa categoria – tra le altre – l’artrite, il glaucoma, l’Alzheimer, l’ipertensione arteriosa, l’insufficienza renale. Nella già citata audizione, Blangiardo ha affermato che in Italia nel 2019 erano oltre 10 milioni i pazienti sopra i 15 anni affetti da comorbilità (almeno 3 patologie croniche in una lista di 21 malattie). In questi casi, il ricovero ospedaliero non è strettamente necessario. Ma servono altre strutture che siano in grado di garantire le cure richieste da questo tipo di pazienti. Particolarmente delicata sotto questo punto di vista la situazione degli anziani che vivono da soli e che quindi faticano a spostarsi (il 30% degli ultrasessantacinquenni italiani secondo il presidente di Istat).

In questo senso il Pnrr stesso sottolinea l’importanza di ridurre le “significative disparità territoriali nell’erogazione dei servizi” attualmente esistenti. È stata inoltre rilevata un’inadeguata integrazione tra servizi ospedalieri e servizi territoriali e sociali. Altro elemento rilevante riguarda la capacità di fare affidamento sulle tecnologie più avanzate, oltre che su elevate competenze digitali del personale sanitario. Ciò permetterebbe, tra le altre cose, anche un maggiore ricorso allo strumento della telemedicina (cioè la possibilità di poter curare un paziente anche a distanza grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie). Criticità che il decreto del ministero della salute cerca di affrontare.

Cosa prevede il decreto pubblicato dal ministero della salute

Come detto, il ministero ha distribuito tra i diversi territori i primi 8 miliardi di euro per investimenti nel settore sanitario. L’attuazione concreta degli interventi sarà poi affidata alle singole regioni che detengono la competenza in materia di sanità. Come già detto, gli investimenti puntano a sviluppare l’assistenza di prossimità ma anche a innovare il settore a livello tecnologico oltre che alla messa in sicurezza degli ospedali.

Complessivamente i possibili interventi finanziabili possono rientrare in 11 diverse categorie. Analizzando congiuntamente le risorse messe a disposizione sia dal Pnrr che dal fondo complementare, la voce di spesa più significativa riguarda la realizzazione di interventi di messa in sicurezza in chiave antisismica degli ospedali (2,1 miliardi di euro di cui 638 milioni da fondi Pnrr e altri 1,45 miliardi attinti dal fondo complementare). Seguono la realizzazione di nuove case della comunità (2 miliardi di euro) e gli interventi per la digitalizzazione dei dipartimenti di emergenza e accettazione (Dea, 1,45 miliardi).

FONTE: Elaborazione openpolis su dati ministero della salute
(ultimo aggiornamento: giovedì 17 Marzo 2022)

Il decreto inoltre dispone l’erogazione di altri 2,6 miliardi complessivi per l’ammodernamento tecnologico e digitale ospedaliero. Ciò dovrà avvenire attraverso la sostituzione di almeno 3.100 grandi apparecchiature sanitarie quali Tac, acceleratori, dispositivi per radiografie e altro ancora. Altri interventi infine saranno dedicati alla telemedicina (204,5 milioni).

€ 2,6 mld gli investimenti complessivi per l’ammodernamento tecnologico e digitale ospedaliero.

Grazie alle indicazioni contenute nel decreto è anche possibile osservare come si distribuiscono le risorse tra le varie regioni italiane. Da questo punto di vista il territorio che ne beneficerà di più sarà la Lombardia con oltre 1 miliardo di euro. Seguono Campania (915 milioni), Sicilia (796 milioni) e Lazio (680 milioni).

FONTE: Elaborazione openpolis su dati ministero della salute
(ultimo aggiornamento: giovedì 17 Marzo 2022)

Come noto nel Pnrr è stata inserita una regola che prevede la riserva di almeno il 40% a favore delle regioni del mezzogiorno. Ciò con l’obiettivo di cercare di ridurre i divari territoriali che storicamente affliggono quest'area del paese rispetto al resto d’Italia. In base ai dati disponibili possiamo osservare che in questo caso tale regola è stata rispettata.

FONTE: Elaborazione openpolis su dati ministero della salute
(ultimo aggiornamento: giovedì 17 Marzo 2022)

Al sud e alle isole infatti sono stati attribuiti circa 3,3 miliardi di euro (41,1% del totale). Al nord andranno invece 2,8 miliardi (34,6%), mentre alle regioni del centro Italia spetteranno circa 2 miliardi (24,3%).

Ospedali e case di comunità

Come abbiamo visto in precedenza, il Pnrr individua nella medicina territoriale e nella diffusione capillare delle strutture sanitarie un elemento fondamentale per potenziare il sistema. Da questo punto di vista una voce di investimento significativa riguarda la costruzione di nuove case e ospedali di comunità.

Le prime dovrebbero diventare il punto di riferimento per l’erogazione dei servizi sanitari offerti ai cittadini, con particolare attenzione per i malati cronici. Per questa specifica voce il decreto del ministero stanzia 2 miliardi di euro. Un altro miliardo è dedicato alla realizzazione di ospedali di comunità. Queste strutture sono rivolte ai pazienti che necessitano di cure a “intensità clinica medio-bassa” e per degenze di breve durata. A servizio di questo nuovo modello organizzativo dovranno poi essere realizzate delle centrali operative territoriali (Cot). Queste dovranno svolgere una funzione di coordinamento della presa in carico della persona e di raccordo tra servizi e professionisti coinvolti nei diversi ambiti assistenziali.

€ 3 mld gli investimenti del Pnrr per la realizzazione di case e ospedali di comunità.

È interessante notare che il ministero per queste voci assegna anche degli specifici obiettivi da raggiungere per le diverse regioni. Dovranno infatti essere costruite su tutto il territorio nazionale 1.350 nuove case della comunità, 400 ospedali di comunità e 600 centrali operative territoriali.

FONTE: Elaborazione openpolis su dati ministero della salute
(ultimo aggiornamento: giovedì 17 Marzo 2022)

Il numero di nuove strutture da realizzare segue la quantità di risorse messe a disposizione delle varie regioni. La Lombardia infatti dovrà realizzare 348 nuove strutture, la Campania 272, la Sicilia 234.

Il tema della spesa pubblica per la sanità

Per rispondere alle critiche relative ai pochi investimenti previsti in sanità dal Pnrr gli esponenti del governo hanno precisato che questo settore beneficerà anche di investimenti relativi ad altre missioni. Ad esempio la sanità sarà interessata anche da una parte degli investimenti in digitalizzazione previsti dalla missione 1.

Senza investimenti strutturali in sanità quelli del Pnrr rischiano di essere inutili.

Ciò che appare del tutto evidente però è che senza un’inversione di tendenza delle politiche di tagli alla spesa pubblica per la sanità difficilmente gli interventi del Pnrr potranno risultare efficaci. Una criticità che peraltro avevamo già evidenziato a proposito delle misure rivolte ai giovani. Come abbiamo visto infatti una parte significativa delle risorse dovrà essere utilizzata per la costruzione di nuove strutture. Ciò con l’obiettivo di alleggerire il numero di pazienti non urgenti a carico degli ospedali “tradizionali”. Per far funzionare questo sistema tuttavia serviranno nuovi medici, infermieri, personale tecnico-amministrativo eccetera. Ne consegue quindi che senza un incremento strutturale della spesa pubblica nel settore sanitario queste strutture rischiano di rimanere delle scatole vuote.

Tenendo conto che le risorse del Pnrr costituiscono per due terzi debiti per le future generazioni, la domanda sorge spontanea: qual è il reale obiettivo della missione salute? Certamente permetterà di portare i soldi a casa per mettere costose toppe ad un Ssn profondamente indebolito da tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi quindici anni. Difficilmente potrà rilanciarlo, massimizzando il ritorno delle risorse ottenute in termini di salute delle persone.

Un ultimo elemento importante da rilevare riguarda il fatto che le risorse assegnate non possono ancora essere considerate come del tutto acquisite. Le regioni infatti dovranno sottoscrivere con il ministero della salute un contratto istituzionale di sviluppo (Cis). Il Cis dovrà essere approvato entro il prossimo 30 giugno, data in cui deve essere completata la scadenza del Pnrr relativa a questi investimenti. Se ciò non dovesse avvenire il ministero ha la facoltà di revocare le risorse assegnate e di redistribuirle tra le regioni che saranno in grado di rispettare queste tempistiche.

Il nostro osservatorio sul Pnrr

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Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico "openpnrr" realizzato nell'ambito delle attività di analisi sul piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo approfondimento sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (vedi tutti gli articoli). Nei prossimi mesi pubblicheremo anche un’apposita piattaforma in cui sarà possibile consultare tutte le informazioni disponibili. I dati dei nostri open data possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.

Foto: palazzo Chigi - Licenza

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