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Il ruolo della scuola nei prossimi anni

Che cosa ci si aspetta dalla scuola pubblica? La risposta naturale è che svolga nel miglior modo possibile la propria funzione educativa: coltivare il potenziale delle generazioni più giovani, svilupparne la coscienza e lo spirito critico. Fornire ai ragazzi e alle ragazze gli strumenti cognitivi per affrontare il proprio futuro. In che tipo di società vivremo tra 10 o 20 anni dipende in gran parte da se, e soprattutto come, sarà assolta questa missione.

Alcune delle sfide più importanti, dall’inclusione degli stranieri alla riduzione della povertà, sono affidate al sistema scolastico.

Già da sola, questa costituisce una ragione sufficiente per considerare la qualità del sistema educativo come la principale priorità del paese. Uno stimolo a occuparsi dello stato di salute del sistema scolastico e investire nell’istruzione. Ma nelle aule delle scuole sparse per l’Italia non c’è solo il paese che saremo. C’è il paese che già siamo, con le sue contraddizioni e punti di forza. Differenze culturali, disuguaglianze economiche, divari territoriali convivono quotidianamente all’interno delle istituzioni scolastiche. Ogni bambino, a 6 anni, inizia la scuola dell’obbligo con un proprio pregresso: la famiglia di origine, le esperienze fatte, l’aver ricevuto o meno istruzione prescolare. Nel percorso di studi incontrerà altre ragazze e ragazzi che provengono da contesti familiari diversi dal suo, per condizione sociale e identità culturale. Un incontro che per realizzarsi positivamente chiama in causa la capacità della comunità educante di avvicinare e includere realtà diverse.

In questo senso, la scuola riveste un ruolo sociale non solo per i bambini e i ragazzi che la frequentano, ma anche per le loro famiglie. E rappresenta un punto di riferimento anche a livello territoriale. La scuola è infatti uno dei servizi che più contribuisce a modellare la fisionomia di un territorio, sia esso il quartiere di una grande città o un piccolo comune montano.

Scuole e verde pubblico (…) sono tra i primi fondamentali servizi grazie a cui un insieme di persone si trasforma in una comunità, non solo per il casuale luogo dell’abitazione, ma per una serie di interessi collettivi.

Molte delle sfide che consideriamo importanti sono quindi affidate al sistema scolastico, a partire dalla lotta alla povertà. L’istruzione pubblica, gratuita e di qualità deve offrire a tutti, e soprattutto a chi ha meno mezzi, la possibilità sottrarsi in futuro dall’esclusione sociale. È una sfida difficile: i test sui livelli di apprendimento mostrano una forte correlazione tra lo status socio-economico-culturale della famiglia e le competenze acquisite. Così gli alunni svantaggiati restano generalmente indietro rispetto ai loro coetanei più fortunati.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Invalsi
(ultimo aggiornamento: giovedì 5 Luglio 2018)

Le disuguaglianze economiche spesso si sommano ad altre di tipo territoriale. Sono ancora i dati sugli apprendimenti a indicarlo: agli ultimi posti per competenze acquisite figurano tutte le grandi regioni del sud, sia in matematica che in italiano. E resta indietro anche l'Italia distante dai maggiori centri urbani, quella dei piccoli comuni e delle aree interne.

Le prestazioni degli studenti delle aree interne sottoposti ai test Invalsi, sia in Italiano che in matematica, sono inferiori alla media nazionale praticamente a tutti i livelli scolastici.

Tante Italie lontane da riavvicinare

Nell’Italia del 2019 nascere in un comune o in un altro fa ancora troppa differenza, in termini di opportunità educative e accesso ai servizi. Lo abbiamo visto per il sistema di istruzione pre-scolare, ma per molti aspetti il ragionamento vale - in misura e con modalità diverse - anche per la scuola dell'obbligo.

Lo mostrano chiaramente i dati sull'offerta scolastica nelle aree interne.

Le aree interne sono i territori del paese più distanti dai servizi essenziali (quali istruzione, salute, mobilità). Vi sono compresi oltre 4.000 comuni, che si possono a loro volta suddividere in base al tempo per raggiungere il centro urbano più vicino: più di 20 minuti (comune intermedio), più di 40 minuti (comune periferico), più di 75 minuti (comune ultraperiferico). Vai a "Che cosa sono le aree interne"

Il problema maggiore dei comuni che si trovano in aree interne è la scarsità dei servizi sul territorio (in tutti gli ambiti, non solo quello educativo) e la difficoltà di raggiungere i centri in cui sono presenti, dati i lunghi tempi di percorrenza. Distanza e carenza di servizi hanno condannato le aree interne ad una progressiva marginalità, a partire dalla metà del secolo scorso. Sono diminuite le possibilità di occupazione e i (pochi) servizi presenti hanno subito una contrazione. Molte famiglie si sono trasferite verso i principali centri urbani (comuni polo) ma soprattutto verso i loro immediati hinterland (comuni cintura). Ciò è vero in particolare per la popolazione giovane. Ed è proprio nei comuni che circondano i centri maggiori che la percentuale di minori aumenta.

I comuni di area interna sono quelli più distanti dai centri maggiori (poli). Si dividono in intermedi (distanti tra 20 e 40 minuti dal polo più vicino), periferici (distanti da 40 a 75 minuti) e ultraperiferici (oltre 75 minuti per raggiungere il polo più vicino).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

In Italia in media la popolazione con meno di 18 anni rappresenta il 16,2% dei residenti. La concentrazione di minori è più bassa agli opposti della classificazione: nei comuni polo, in gran parte capoluoghi, e nei comuni delle aree interne. Nei comuni periferici e ultraperiferici, la popolazione con meno di 18 anni arriva a malapena al 15%. Mentre la quota cresce fino al 17% nei comuni di cintura, ovvero gli agglomerati urbani attorno alle città maggiori, e nei poli intercomunali. Questi sono gruppi di comuni limitrofi che, sebbene presi da soli non costituiscano un polo, complessivamente offrono un livello di servizi paragonabile a quello dei centri maggiori.

La tendenza degli ultimi anni è che più un comune è periferico, più si sta spopolando della sua popolazione giovane. A livello nazionale, nel 2015 i minori di 18 anni erano più di 10 milioni, oggi (2018) sono scesi 9,8 milioni: una contrazione del 2,9% (in termini assoluti ci sono quasi 300mila bambini e adolescenti in meno). Rispetto a un decremento generale, le aree interne stanno perdendo popolazione giovane a un ritmo più veloce rispetto agli altri comuni.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

-4,7% la contrazione del numero di bambini e adolescenti nei comuni periferici e ultraperiferici.

Nonostante tutto, nei comuni di area interna abitano oltre 13 milioni di persone (più di un italiano su 5). E i minori di 18 anni sono 2 milioni (su un totale di 9,7 milioni di bambini e adolescenti residenti). Ragazze e ragazzi che hanno gli stessi diritti dei coetanei.

Le specificità della scuola nelle aree interne

Nelle aree interne la qualità dell’offerta educativa risulta spesso compromessa. Le ragioni sono diverse, e chiamano in causa la perifericità di queste zone. L'elevata mobilità degli insegnanti, in primo luogo, che fa venir meno la continuità didattica per le ragazze e i ragazzi. Strutture sottodimensionate o difficilmente raggiungibili, e più in generale difficoltà di accedere a scuole dove i livelli di apprendimento e la qualità educativa sono equivalenti a quelle dei centri maggiori.

L’elevata mobilità degli insegnanti nelle scuole delle aree interne incide negativamente sugli apprendimenti per i riflessi che produce sulla continuità didattica ed è percepita dagli studenti come indicatore di una offerta formativa carente.

Con queste premesse, non stupisce che l'esito si traduca in livelli di apprendimento più bassi e rischio di abbandono. Perciò a livello nazionale la strategia per le aree interne ha individuato tre funzioni fondamentali da rilanciare per quanto riguarda la scuola nei comuni lontani dai centri:

  1. fornire a bambini e ragazzi gli strumenti e la formazione per decidere in autonomia se andarsene o restare dove sono cresciuti;
  2. insegnare ai più giovani anche le competenze che attengono alle specificità della loro terra, così da poter avere un futuro se decidono di restare;
  3. costituire un centro civico aperto al territorio.

Nei comuni interni la scuola ha un ruolo di attore sociale che la rende ancora più importante.

Quest'ultima funzione viene spesso sottovalutata. Rimanda al concetto esposto in precedenza, cioè che è intorno alla scuola che singoli individui che casualmente abitano in uno stesso luogo diventano comunità. Questa funzione nelle aree interne è ancora più importante. In territori per loro conformazione sparsi, isolati, con una bassa densità abitativa, la scuola può creare legami tra le persone (non solo giovani) e attaccamento al territorio. Portare opportunità dove ce ne sono meno, e sviluppare potenzialità che altrimenti verrebbero perse.

Eppure, come viene rilevato nel documento strategico la strada è ancora lunga.

È proprio nelle Aree interne che il rapporto tra scuola e territorio è più rarefatto. In questi territori dove il circolo vizioso tra abbandono del territorio e smobilitazione della scuola (...) agisce da decenni, la situazione è aggravata dalle più accentuate situazioni di precariato del corpo docente, che a sua volta è frutto delle condizioni di marginalità in cui il territorio versa. Per coloro che rimangono, tali fattori creano le condizioni per minori rendimenti scolastici e – talora – per una più intensa dispersione scolastica.

Così, se isoliamo la tendenza demografica dei soli giovani in età per andare a scuola (6-18 anni), ci accorgiamo di una profonda disparità.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Nei comuni polo e cintura, per quanto faticosamente, il numero di ragazzi tra 6 e 18 anni tutto sommato tiene. Mentre è nell'Italia interna, quella dei comuni intermedi, periferici e ultraperiferici, che la popolazione scolastica sta calando in modo più consistente. Possibile segnale, tra le altre cose, di un'offerta educativa percepita dalle famiglie come inferiore rispetto a quella garantita nelle città maggiori.

Un'offerta educativa a più velocità

Quando parliamo di "scuola" nei vari territori del paese, ci stiamo riferendo (senza accorgercene) a realtà completamente differenti. L'esperienza scolastica quotidiana in una grande città o in un comune di montagna è molto diversa. Lo si può osservare a partire dal livello dimensionale medio delle scuole.

Sono state considerate tutte le scuole statali, dalla primaria alle superiori. Sono state escluse le scuole di infanzia e quelle destinate all’istruzione degli adulti.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat e Miur
(ultimo aggiornamento: venerdì 1 Gennaio 2016)

Le scuole statali nei comuni polo accolgono oltre 300 alunni in media. Tale cifra tende a scendere man mano che ci allontaniamo dai poli. Nelle aree interne il dato medio scende sotto le 200 unità. Nei comuni periferici e ultraperiferici in media le scuole ospitano circa 100 alunni.

Questo dato è indicativo delle potenziali criticità presenti nelle aree interne. La difficoltà per gli istituti nelle aree interne di essere attrattivi, sia per i professori che per gli studenti. Con i conseguenti danni arrecati alla qualità educativa e ai livelli di apprendimento.

Sono i comuni polo, le città maggiori, ad essere più attrattivi per gli alunni. Lo si osserva mettendo in relazione il numero di alunni che frequentano la scuola in un comune con i residenti della stessa fascia d'età (6-18 anni) in quel comune.

Sono state considerate tutte le scuole statali, dalla primaria alle superiori. Sono state escluse le scuole di infanzia e quelle destinate all’istruzione degli adulti.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat e Miur
(ultimo aggiornamento: venerdì 1 Gennaio 2016)

Il rapporto tra studenti (delle sole scuole statali) e i residenti in età scolastica è pari a 1,15 nei comuni polo. Significa che gli alunni tendono ad affluire verso i poli per frequentare la scuola, come per molti altri servizi. Il rapporto più basso è nei comuni di cintura, segno che i tanti giovani che abitano negli hinterland delle città tendono a spostarsi verso la città per andare a scuola.

Sia i ragazzi dei comuni di cintura che quelli delle aree interne vanno più spesso a scuola nei comuni polo. Ma per i secondi i tempi di percorrenza possono essere molto lunghi.

Anche nelle aree interne il dato indica uno spostamento verso altri comuni, seppure più contenuto rispetto ai comuni cintura. Ciò introduce una somiglianza e una differenza sostanziale nell'accesso all'istruzione tra gli hinterland delle città e le aree interne.

La somiglianza è che, tanto nelle prime quanto nelle seconde, la percentuale di comuni che non hanno una scuola statale è piuttosto ampia, e aumenta al crescere con il grado di istruzione. Tra i comuni cintura, l'8% non ospita nessuna scuola statale sul suo territorio, il 32% non ha la scuola media e l'86% non ha una scuola superiore. Dati paragonabili a quelli dei comuni più periferici.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat e Miur
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

82% dei comuni periferici non ha una scuola superiore statale.

Di per sé infatti non si tratta di un dato negativo. Ma la differenza è tutta nell'accessibilità. Chi abita a meno di 20 minuti di distanza da un polo (come i residenti nei comuni cintura) avrà presumibilmente meno difficoltà a spostarsi per andare scuola. Mentre può essere più complesso per i ragazzi e le ragazze che vivono nelle aree interne.

Quanti ragazzi tra 6 e 18 anni vivono nei comuni interni

In Italia abitano 7,4 milioni di ragazzi tra 6 e 18 anni, cioè in età per frequentare la scuola. Di questi oltre 1,5 milioni vivono nelle aree interne.

21,3% dei ragazzi tra 6 e 18 anni abita nelle aree interne.

Se consideriamo solo i comuni periferici e ultraperiferici, sono 500mila i ragazzi e le ragazze che vivono in queste zone più lontane dai centri. Significa che quasi il 7% dei giovani in età scolare vive in comuni dove servono almeno 40 minuti (o più) per raggiungere il polo più vicino.

È da questi dati che dobbiamo partire per comprendere meglio l'offerta sul territorio. Innanzitutto, quanti di questi ragazzi vivono in territori che non hanno scuole statali e quindi devono spostarsi dal loro comune per raggiungere la scuola?

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat e Miur
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Nei comuni polo, tutti i ragazzi residenti hanno almeno una scuola statale nel comune, a prescindere dalla fascia d'età e dal grado di istruzione. Nei comuni di cintura e nelle aree interne invece la percentuale di giovani in età scolare che deve spostarsi dal proprio comune per andare a scuola è molto più alta.

Il divario è più ampio per le scuole superiori. Nelle aree interne, circa la metà dei ragazzi che hanno l'età per frequentare la scuola superiore (14-18 anni) deve uscire dal comune per andare a scuola.

47,2% dei ragazzi tra 14 e 18 anni che vivono nelle aree interne non ha una scuola superiore nel comune.

Come abbiamo già sottolineato, questo dato di per sé non indica affatto una criticità. Anzi, proprio per evitare che le scuole nei comuni interni siano sottodimensionate e poco attrattive, le linee guida del miur individuano come strategia quella di costruire nuove scuole, più grandi e baricentriche rispetto ai comuni vicini e con una minore dispersione dell'offerta sul territorio.

La condizione però è che i ragazzi che si devono spostare possano raggiungere la loro scuola in tempi ragionevoli. Ciò è ancora più vero per le scuole superiori, dove se l'istituto è troppo lontano, o difficilmente raggiungibile, si può produrre un effetto negativo in termini di dispersione scolastica.

La raggiungibilità della scuole superiori nelle regioni

I ragazzi in età per andare alle superiori, cioè tra 14 e 18 anni, sono 2,9 milioni. Uno su 5 (630mila persone) vive nelle aree interne. Di questi quasi 300mila vivono in un comune interno dove non c'è la scuola superiore statale, e quindi devono necessariamente uscire dal comune per raggiungere il proprio plesso scolastico.

Non si tratta solo di quasi la metà (47,2%) dei residenti della stessa età in area interna. Si tratta anche di un ragazzo residente in Italia su 10.

10,3% dei ragazzi residenti in Italia tra 14 e 18 anni vive in un comune interno senza scuola superiore statale.

Queste percentuali variano molto tra regione e regione.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Sono tre le regioni dove più della metà dei ragazzi abita in aree interne: la Basilicata (74,4% dei 14-18enni residenti), il Molise (60%), la Calabria (54,3%). A seguire Trentino Alto Adige (44,4%), Sicilia (40,7%) e Abruzzo (35,1%)

Ma quanti di questi ragazzi che vivono in area interna e hanno l'età per andare alle superiori non ne hanno una nel proprio comune? Osservando la linea blu del grafico, si nota come la quota più alta sia in Trentino Alto Adige. In questa regione il 34,6% di tutti i residenti 14-18 abita in un comune di area interna senza scuola superiore. Seguono Molise, Basilicata, Valle d'Aosta, Sardegna, Calabria e Abruzzo con percentuali dal 18% in su.

Nelle regioni con tanti ragazzi che vivono in aree interne, soprattutto se non ci sono scuole, è da capire quanto queste siano raggiungibili.

Nei territori appena visti quindi è ancora maggiore l'esigenza di collegamenti pubblici per andare a scuola. Attraverso i dataset rilasciati dal miur, possiamo calcolare in che percentuale gli edifici scolastici sono raggiungibili dal trasporto pubblico interurbano. Con una cautela, ovvero che il dataset contiene tutti gli edifici scolastici, non solo quelli utilizzati dalle scuole superiori. Questo perché uno stesso edificio può ospitare anche scuole di diversi gradi di istruzione.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: domenica 1 Gennaio 2017)

Stupisce come alcune delle regioni con tanti ragazzi in area interna non abbiano anche le scuole più collegate dai mezzi interurbani. Tra queste ad esempio il Molise (60% di ragazzi nelle aree interne, 33% degli edifici raggiungibili), la Calabria e la Sicilia.

Scuola nel comune o più trasporti interurbani?

Il motivo si può spiegare, in parte, anche con una diversa politica scolastica. Nelle regioni dove gli edifici scolastici sono meno collegati, è più alta la percentuale di ragazzi delle aree interne che ha la scuola nel comune. Viceversa, chi ha meno scuole superiori nei comuni di area interna ha gli edifici scolastici più raggiungibili.

La relazione inversa tra presenza della scuola e collegamento con i mezzi interurbani

Due casi opposti possono spiegare meglio la relazione. In Valle d'Aosta (puntino blu in alto a sinistra nel grafico) su 100 ragazzi tra 14 e 18 anni in aree interne, appena 11,7 hanno la scuola nel comune di residenza. Ma questa regione risulta allo stesso tempo anche quella con gli edifici scolastici più raggiungibili dal trasporto interurbano. Al contrario di Sicilia e Puglia (puntini arancione e verde in basso a destra nel grafico), dove la maggioranza dei ragazzi che abitano in aree interne hanno la scuola superiore nel loro comune, ma sono pochi gli edifici scolastici collegati.

I tempi per raggiungere la scuola

Il dato sulla raggiungibilità è utile, ma ancora non ci informa su una variabile fondamentale. Un ragazzo che abita in un'area interna quanto tempo impiega per raggiungere la scuola? E quali scuole può raggiungere più facilmente?

È una questione particolarmente importante per gli studenti delle superiori, perché può avere un'influenza rilevante sulla decisione del percorso scolastico successivo alla licenza media. E può essere anche un disincentivo alla prosecuzione degli studi, come dimostra la dispersione sopra la media nelle aree interne. Purtroppo è un aspetto molto difficile da valutare con i dati a disposizione, se non ricostruendo caso per caso, partendo dal singolo territorio.

Tra le province e le città metropolitane, in termini assoluti è Roma quella nelle cui aree interne abitano più ragazzi di 14-18 anni.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Nei comuni classificati come interni della provincia romana abitano infatti oltre 46mila ragazzi tra 14 e 18 anni. Roma è anche la provincia con più giovani tra 14 e 18 anni senza scuola nel loro comune. Più di 15mila persone che, per raggiungerla, devono spostarsi quotidianamente. Ma con quali tempi di percorrenza?

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat e Miur
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Dalla mappa emergono due gruppi di comuni periferici della provincia di Roma che non hanno la scuola. Alcuni situati ad est, ai confini con la provincia di Rieti, come Nerola, Montorio Romano e Monteflavio. Altri a nord, ai confini con la provincia di Viterbo, come Trevignano, Canale Monterano e Mazzano Romano.

Territori classificati entrambi come periferici, collocati nella stessa provincia, e anche alla stessa distanza lineare da Roma, il principale polo della regione. E in un raggio di 30 km si trovano un numero simile di scuole superiori, in entrambi i casi superiore a 40. Aspetti che rendono interessante un confronto sui tempi di percorrenza per raggiungere le scuole superiori più vicine.

È stato calcolato quali e quante scuole superiori si trovano in un raggio di 30 km da Trevignano Romano, con il sito ufficiale del Miur “Scuola in chiaro”. I tempi di percorrenza per raggiungere ciascuna scuola da questo comune sono stati stimati con il navigatore google maps (in auto, arrivo entro le ore 7.45).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Dai confini tra Roma e Viterbo, un ragazzo di questi comuni periferici, a meno di 15 minuti di distanza non trova nessuna scuola superiore. In circa 20 minuti però trova un'offerta completa: 3 licei (con posti complessivi per 1.700 alunni), 2 tecnici (500 alunni circa) e 1 professionale (140). Restando a 30 minuti di distanza, può raggiungere tutti i tipi di istruzione secondaria superiore, prevalentemente sbilanciata sui licei.

Molto diversa l'offerta disponibile dai confini tra Roma e Rieti. Anche in questo caso nessun istituto a meno di 15 minuti da casa.

È stato calcolato quali e quante scuole superiori si trovano in un raggio di 30 km da Montorio Romano, con il sito ufficiale del Miur “Scuola in chiaro”. I tempi di percorrenza per raggiungere ciascuna scuola da questo comune sono stati stimati con il navigatore google maps (in auto, arrivo entro le ore 7.45).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Con 20 minuti di tragitto può raggiungere tre scuole superiori, 2 istituti tecnici (circa 400 alunni) e un professionale (circa 300 alunni), ma non un liceo. Il primo è a poco meno di mezzora (26-28 minuti). A 30 minuti da casa quindi ha a disposizione 2 tecnici, 2 professionali e un liceo; mentre per il coetaneo ai confini della provincia di Viterbo il rapporto era completamente invertito: 6 licei, 3 tecnici e 2 professionali.

La scuola nei comuni ultraperiferici

Le aree interne non sono un insieme indistinto. Tra queste rientrano i comuni ultraperiferici: territori dai quali per raggiungere un polo servono dai 75 minuti in su. In tutta Italia vi abitano circa 100mila minori e 76mila ragazzi in età per andare a scuola (6-18 anni).

I giovani tra 14 e 18 anni residenti in queste zone sono 31mila. La regione con la maggior concentrazione di ragazzi che vivono in comuni ultraperiferici è la Basilicata. 

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat e Miur
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Come si vede dalla mappa, in questa regione una quota consistente di comuni sono ultraperiferici. Realtà in cui abitano 14mila minori e quasi 11mila ragazzi in età per andare a scuola (6-18).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat e Miur
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Il fatto che tanti giovani abitino in comuni ultraperiferici pone un potenziale problema di raggiungibilità delle scuole. In particolare alle superiori, la fascia d'età dove il rischio di abbandono scolastico può essere più consistente.

Tra i comuni ultraperiferici che non hanno la scuola superiore, il più popoloso nella fascia d'età 14-18 è Francavilla in Sinni, in provincia di Potenza. In totale vi abitano circa 4.000 residenti, il numero di quelli in età da scuola superiore è 216. Quali scuole superiori statali hanno a disposizione questi ragazzi?

È stato calcolato quali e quante scuole superiori si trovano in un raggio di 30 km da Francavilla in Sinni, attraverso il sito ufficiale del Miur “Scuola in chiaro”. I tempi di percorrenza per raggiungere ciascuna scuola da questo comune sono stati stimati con il navigatore google maps (in auto, arrivo entro le ore 7.45).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Nella prima mezzora di tragitto possono raggiungere tre scuole: 2 licei e un tecnico. Solo con almeno 35-40 minuti di percorrenza l'offerta si allarga ad altre 5 scuole: 1 liceo, 1 professionale e 3 istituti tecnici.

Tra i comuni ultraperiferici e senza scuola superiore della Basilicata, Francavilla in Sinni rientra tra i 15 (su 40) con minore uscita precoce dal sistema di istruzione, almeno sulla base dei dati più recenti, risalenti al censimento 2011.

Ma cosa sappiamo sulla raggiungibilità delle scuole nei comuni ultraperiferici con l'abbandono precoce più alto?

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat, censimento 2011
(ultimo aggiornamento: domenica 1 Gennaio 2012)

A Guardia Perticara, sempre in provincia di Potenza, vivono circa 500 persone. Con il 31,8% della popolazione tra 15 e 24 anni con solo la licenza media, non inseriti in nessun percorso di istruzione o formazione, al censimento risultava il primo comune per uscita precoce dal sistema educativo, tra quelli ultraperiferici della regione. Il terzo, tra tutti i comuni della Basilicata.

Rispetto al 2011, la sua popolazione in età da scuola superiore si è dimezzata, passando da 44 residenti a 23. Questi ragazzi che scuole superiori trovano spostandosi dal proprio comune?

È stato calcolato quali e quante scuole superiori si trovano in un raggio di 30 km da Guardia Perticara, con il sito ufficiale del Miur “Scuola in chiaro”. I tempi di percorrenza per raggiungere ciascuna scuola da questo comune sono stati stimati con il navigatore google maps (in auto, arrivo entro le ore 7.45).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

 

A circa un quarto d'ora di distanza si trova un istituto tecnico. Poi serve almeno mezzora per raggiungere un'offerta educativa più ampia, con 2 licei, 1 professionale e un istituto tecnico.

Quelli visti sono solo scorci limitati di come si organizza l'offerta scolastica nelle aree interne del nostro paese. Ma aiutano a inquadrare il tema di come la scuola debba porsi l'obiettivo di riavvicinare le aree del paese rimaste indietro. Pena, come abbiamo visto un loro progressivo e ulteriore spopolamento.

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