Viterbo Archivi - Openpolis https://www.openpolis.it/dove/viterbo/ Tue, 17 Oct 2023 06:53:17 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.1 L’accesso alle piste ciclabili non è uguale per tutti i minori https://www.openpolis.it/laccesso-alle-piste-ciclabili-non-e-uguale-per-tutti-i-minori/ Tue, 17 Oct 2023 06:43:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=257984 La presenza di piste ciclabili offre a bambini e ragazzi la possibilità di spostarsi in autonomia, specialmente nelle città. Ma l'offerta non è omogenea sul territorio nazionale e solo una minoranza di scuole è collegata con questa modalità.

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Se viste dal punto di vista di bambini e ragazzi, le piste ciclabili non sono solo una delle tante modalità di trasporto possibili. Per i più piccoli, se si esclude l’andare a piedi, la bicicletta rappresenta la vera alternativa per spostarsi in modo autonomo, senza dover chiedere un passaggio ai genitori.

La costruzione di piste ciclabili quindi non va considerata solo un incentivo alla cosiddetta “mobilità dolce”, per ridurre le emissioni inquinanti. È anche una premessa per l’autonomia dei minori. Offre a bambini e ragazzi la possibilità di spostarsi in sicurezza, ad esempio per andare a scuola o per incontrare i coetanei. Un mezzo di trasporto “salutare” e anche sostenibile, dal punto di vista ambientale ed economico.

A fronte di questi vantaggi, i divari nell’offerta di piste ciclabili restano piuttosto ampi tra le città italiane. Mentre a Mantova e Ferrara si superano i 10 chilometri di piste ogni mille residenti sotto i 18 anni, ad Avellino, Napoli e Viterbo sono meno di 0,15 nel 2021. Inoltre meno di una scuola su 10 risultava raggiungibile con questa modalità in quello stesso anno (anno scolastico 2021/22).

I divari tra le città nell’offerta di piste ciclabili

La disponibilità di piste ciclabili varia molto tra i capoluoghi italiani. In termini assoluti, Roma e Milano sono quelli con la maggiore estensione, con rispettivamente 317,1 e 298 chilometri. Del resto, si tratta anche delle due città italiane più popolose.

5.338,2 km di piste ciclabili nei capoluoghi italiani nel 2021.

In rapporto alla superficie del comune – l’indicatore più spesso utilizzato per i confronti tra territori diversi – prevalgono invece Padova (197,2 km di piste ogni 100 chilometri quadrati di superficie), Brescia (186,1) e Mantova (179,8).

Mantova è invece prima in Italia per rapporto tra estensione delle piste ciclabili e minori residenti. In questo comune vi sono infatti 16,37 chilometri di piste ogni mille abitanti con meno di 18 anni. Segue Ferrara (12,55), unico altro capoluogo italiano a superare i 10 chilometri di piste ogni mille minori.

45,4% dei chilometri di piste ciclabili presenti nei capoluoghi si trova in città del nord-est.

Ai primi posti compaiono anche Reggio Emilia, Modena, Cremona, con oltre 8 km ogni mille abitanti sotto i 18 anni. Da questa classifica emerge come l’infrastruttura ciclabile si concentri soprattutto nell’Italia settentrionale. Il 72% delle piste ciclabili si trova nel nord; quasi la metà del totale (45%) nel solo nord-est.

Sulla mappa, l’intensità del grigio varia in base alla percentuale di edifici scolastici raggiungibili con piste ciclabili (a.s. 2021/22). Più è scuro, maggiore la quota di scuole raggiungibili con questa modalità. Dati non disponibili per il Trentino Alto Adige.

Ogni punto invece rappresenta – per i soli capoluoghi – il numero di km di piste ciclabili disponibili rispetto ai minori residenti (2021).

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat e ministero istruzione
(pubblicati: mercoledì 19 Luglio 2023)

Nell’Italia centro-meridionale, al contrario, l’offerta di piste ciclabili, anche rispetto ai minori residenti, è di gran lunga inferiore. In 14 comuni – di cui 11 nel mezzogiorno – vi sono meno di 0,5 km ogni mille bambini e ragazzi. Ad Avellino, Napoli e Viterbo la quota scende sotto 0,15.

Di conseguenza, come emerge plasticamente dalla mappa, in questi territori è anche più raro che servizi essenziali come le scuole siano raggiungibili in bici.

La possibilità di andare a scuola in bicicletta

Abbiamo visto come nel 2021 oltre il 70% delle ciclabili presenti nei capoluoghi italiani si trovasse in città del nord. Perciò non deve sorprendere se in quello stesso anno scolastico (2021/22) il 79% degli edifici scolastici statali collegati alla rete ciclabile era collocato in questa stessa area del paese.

In media in Italia il collegamento alla pista ciclabile è dichiarato per circa una scuola su 10 (9,2%). Gli edifici non collegati sono circa il 42%, mentre nel restante 48,8% dei casi l’informazione non è disponibile. Rendendo così difficile distinguere tra i casi in cui si tratta di una mancata compilazione o di un’assenza effettiva.

9,2% gli edifici scolastici raggiungibili con una pista ciclabile.

Resta comunque il fatto che sono soprattutto le scuole dell’Italia settentrionale a dichiarare una maggiore raggiungibilità con la bici. Un dato pienamente coerente con l’offerta di piste ciclabili già vista per le città capoluogo.

I dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico. Dati non disponibili per il Trentino Alto Adige.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati ministero dell’istruzione
(pubblicati: giovedì 8 Settembre 2022)

Le scuole di Emilia Romagna e Veneto sono quelle più raggiungibili con la pista ciclabile (oltre una su 5). Al contrario, meno dell’1% degli edifici scolastici statali di Campania, Sicilia, Basilicata e Molise ha dichiarato un collegamento con questa modalità nell’a.s. 2021/22.

Approfondendo il dato a livello locale, si nota la distanza tra le province di Venezia e Ravenna – dove oltre il 30% degli edifici scolastici risulta collegato – e altri 6 territori (Trieste, Ragusa, Nuoro, Matera, Campobasso e Benevento) dove la dichiarazione non è stata fatta per nessuna delle scuole statali presenti.

Tra le città capoluogo, spiccano i comuni di Cuneo (77,3% di edifici raggiungibili) e Modena (66,2%). Mentre le scuole per cui è stato dichiarato il collegamento nell’anno scolastico 2021/22 sono meno del 2% in 41 città. Di queste, ben 17 si concentrano in sole 3 regioni: Sicilia, Calabria e Campania.

La costruzione di nuove piste ciclabili in Italia

Alla luce della situazione in essere e del ritardo del mezzogiorno, è importante porre l’attenzione necessaria alla costruzione delle nuove infrastrutture ciclabili.

Da questo punto di vista, è interessante osservare come l’incremento di piste ciclabili negli ultimi anni sia stato generalizzato in tutto il paese: +25,1% nei capoluoghi tra 2016 e 2021. Nello stesso periodo, è stato ancora più sostenuto nel mezzogiorno: +39,7%, a fronte del +22,1% del nord e del +30,3% del centro Italia.

+39,7% le piste ciclabili nel mezzogiorno tra 2016 e 2021.

Cifre che delineano un percorso di riduzione del divario, che però in termini assoluti resta molto ampio. Le città delle isole, in cui la rete ciclabile è cresciuta di un notevole +46,8%, sommano comunque appena 160 km nel 2021. In quelle del sud continentale (+36,8%) i chilometri ciclabili sono poco più di 350. Una frazione rispetto all’estensione dell’Italia centrale (971,4 km) e soprattutto di quella settentrionale (3.854,8 km).

Differenze da non sottovalutare, per l’impatto che hanno sulla vita dei minori, sulle loro possibilità quotidiane e, in definitiva, sulla loro condizione.

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I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alle piste ciclabili nelle città sono di fonte Istat, sono stati incrociati con quelli demografici sui minori residenti e sono aggiornati al 2021. Quelli sulle scuole raggiungibili con piste ciclabili sono di fonte ministero dell’istruzione (a.s. 2021/22).

Foto: sudmilanociclabileLicenza

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L’impatto del Pnrr sulla povertà educativa nel Lazio https://www.openpolis.it/limpatto-del-pnrr-sulla-poverta-educativa-nel-lazio/ Tue, 13 Dec 2022 04:39:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=214207 La vera sfida del Pnrr è ridurre i divari tra i territori, anche nel contrasto della povertà educativa. Approfondiamo la situazione attuale nel Lazio e cosa prevede il piano per la regione su 3 temi: asili nido, nuove scuole e dispersione scolastica.

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Il Pnrr interviene su numerosi fronti relativi alla povertà educativa, dagli asili nido all’edilizia scolastica, dal contrasto all’abbandono precoce alla riduzione dei divari territoriali nell’istruzione.

Interventi che riguarderanno anche il Lazio, dai primi livelli d’istruzione a quelli più elevati.

L’offerta di asili nido e l’investimento del Pnrr

Partendo dagli asili nido, nel Lazio nel 2020 sono 43.535 i posti offerti nei nidi e nei servizi per la prima infanzia, a fronte di oltre 120mila residenti con meno di 3 anni nella regione. Ovvero una copertura del 35,3%, un dato superiore non solo alla media nazionale (27,2%) ma anche al di sopra della soglia del 33% fissata in sede Ue. Dati che ne fanno la quinta regione nel 2020 per offerta potenziale.

Tra le province, quella con la maggiore copertura potenziale è la città metropolitana di Roma (39,9 posti ogni 100 bambini). Seguono, con un’offerta tra il 20 e il 30%, le province di Viterbo (27,4%), Rieti (24%), Latina (21,4%). Sotto la soglia di un posto ogni 5 minori residenti, la provincia Frosinone (18,9%).

Anche tra i capoluoghi spicca il comune di Roma, con quasi un posto nei nidi e nei servizi prima infanzia ogni 2 bambini sotto i 3 anni (48,2%). Anche il comune di Viterbo supera il 40% e Frosinone è in linea con la soglia europea (32,8%). Vicini a quota 30% anche Rieti (29,3%) e Latina (28,8%).

Al netto dei capoluoghi, tra i comuni con più residenti tra 0 e 2 anni, Guidonia Montecelio si attesta sul 28%, mentre ad Aprilia e Fiumicino sono rispettivamente il 20,5% e il 23,8%. Pomezia (34,5%) e Marino (33,4%) superano la soglia europea, al contrario di Anzio dove i posti nido sono 13,4 ogni 100 bambini.

Complessivamente, nel Lazio il 35,4% dei comuni offre asili nido o altri servizi per la prima infanzia. Una diffusione quindi molto più concentrata in pochi centri, rispetto a una media nazionale del 59,3%. L’estensione maggiore in provincia di Latina (dove il 48,5% dei comuni offre il servizio). Sul 40% si attestano la città metropolitana di Roma e il territorio di Viterbo, mentre l’offerta si concentra in poco più di un comune su 4 nelle province di Frosinone (28,6%) e Rieti (26%).

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati ministero dell’istruzione e Istat
(pubblicati: giovedì 18 Agosto 2022)



In questo contesto il Pnrr stanzia 4,6 miliardi sull’investimento per gli asili nido e le scuole per l’infanzia. Di questi, accanto alle risorse che finanzieranno progetti già in essere, è stato varato un bando da 3 miliardi di euro, di cui 2,4 per i soli nidi.

Di tali risorse, stando alle graduatorie pubblicate in agosto, nel Lazio dovrebbero arrivare con il nuovo bando 148,9 milioni di euro per gli asili nido e poli d’infanzia, pari al 6,1% dei 2,4 miliardi di euro stanziati. In termini assoluti, il territorio con i progetti ammessi in graduatoria che cubano più risorse è la città metropolitana di Roma (quasi 57,3 milioni di euro), seguita da Frosinone (42,7 milioni).

Complessivamente nella regione è previsto il finanziamento di 119 progetti. Di questi, 59 sono entrati nelle graduatorie pubblicate lo scorso agosto come ammessi, 60 come riserva. Per 3 dei progetti entrati in graduatoria, è comunque già prevista una successiva rimodulazione degli importi.

Va infatti tenuto presente che quelli pubblicati nelle graduatorie di agosto non necessariamente corrispondono agli importi definitivi: prima della sottoscrizione dell’accordo di concessione potranno essere svolte ulteriori verifiche sull’ammissibilità e per alcuni importi è già prevista una successiva rimodulazione. Altro elemento cruciale è dato dal fatto che, come detto, molti interventi presentano l’indicazione “riserva” nella graduatoria.

Con questi caveat, sulla base delle graduatorie pubblicate in agosto, il singolo progetto con l’importo maggiore risultava essere una nuova costruzione di edifici da destinare ad asili nido per il comune di Velletri. Un intervento, classificato come “riserva” nelle graduatorie pubblicate ad agosto, del valore inizialmente previsto di 3,45 milioni di euro.

L’ente con più risorse previste stando alle stesse graduatorie era il comune di Roma con 9,6 milioni di euro per 5 progetti in graduatoria, seguito da quello di Rocca Priora (6,9 milioni per 4 interventi), Tivoli e Ariccia (entrambi con 2 progetti da circa 3,7 milioni ciascuno).

La costruzione di nuove scuole 

Un altro aspetto di cui si occupa il Pnrr è la costruzione di nuove scuole sostenibili. Un investimento da 1,19 miliardi per la realizzazione di oltre 200 nuove scuole, di cui 11 previste nel Lazio.

Nella regione, in base ai dati relativi all’a.s. 2020/21, sono presenti 3.199 edifici scolastici. Dal punto di vista della sostenibilità, per 1.819 in quell’anno era stata dichiarata la dotazione di accorgimenti per ridurre i consumi energetici, come la presenza di vetri o serramenti doppi, l’isolamento di coperture e pareti esterne, oppure ancora la zonizzazione dell’impianto termico, che consente un dispendio più accurato per la climatizzazione degli ambienti.

Il 56,86% degli edifici scolastici nel Lazio presenta quindi questo tipo di accorgimenti, piuttosto in linea con la media nazionale (57,5%). Una quota che varia tra i diversi territori: mentre in provincia di Rieti la percentuale di edifici con accorgimenti sfiora il 72%, nel viterbese si attesta al 28,82%. In posizione intermedia le altre province: sono circa 2 su 3 gli edifici con accorgimenti nei territori di Latina e Frosinone, mentre sono il 55% nella città metropolitana di Roma.

Scendendo a livello comunale, tra i comuni della regione con più residenti tra 6 e 18 anni, molti si collocano sul 60%, vicino alla media nazionale. In particolare Roma (56,94%), Latina (62,62%), Guidonia Montecelio (62,22%), Fiumicino (58,06%) e Aprilia (57,14%). Quote più basse per Pomezia (43,75%), Viterbo (45,24%) e Tivoli (37,84%). Ad Anzio per il 12,1% degli edifici scolastici è dichiarata la presenza di accorgimenti; al contrario a Velletri la quota supera il 70%.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati ministero dell’istruzione
(pubblicati: domenica 17 Luglio 2022)



Su questa situazione si innestano gli interventi del Pnrr, con una serie di investimenti per l’edilizia scolastica tra cui quelli per la costruzione di nuove scuole. Sono 11 le aree individuate per il Lazio in base alle ultime informazioni pubblicate (erano 12 nelle graduatorie pubblicate nel maggio scorso) per un importo di oltre 50 milioni di euro e di quasi 24mila metri quadri. Il 90,9% degli interventi per le nuove scuole della regione riguarderà edifici nelle classi energetiche F e G, quelle meno efficienti.

I maggiori interventi riguardano la scuola primaria – Cures Sabini, nel comune di Fara In Sabina. Si tratta di un intervento di demolizione edilizia con ricostruzione sul posto, del valore di circa 6,9 milioni di euro per 3.322,93 metri quadri. Seguono la scuola d’infanzia e primaria “Cavour”, per il comune di Castel Madama (5,99 milioni) e la scuola secondaria di I grado “Vincenzo Campanari”, per il comune di Tuscania (5,52 milioni).

Il contrasto ai divari educativi esistenti

Nel Lazio il tasso di abbandono scolastico nel 2021 si è attestato al 9,2%. Un dato inferiore alla media nazionale e già praticamente allineato all’obiettivo europeo del 9% entro il 2030.

Nella regione restano comunque ampi divari educativi sugli apprendimenti in classe. Nei test Invalsi 2020/21, il 35,2% degli studenti laziali in III media si è attestato sui livelli di competenza 1 e 2 in italiano, considerati non adeguati, a fronte di una media nazionale del 39% circa.

Superano il 40% nelle province di Frosinone (41,36%), Latina (40,76%) e Rieti (40,73%). A Viterbo sono stati il 36,48%, mentre la frequenza di risultati inadeguati è sensibilmente inferiore nella città metropolitana di Roma (33,96%).

Dati a cui dedicare un’attenzione prioritaria: i bassi livelli di competenza sono uno dei segnali più rilevanti della dispersione scolastica. Il Pnrr interviene con un investimento apposito, che ha tra gli obiettivi quello di scendere nel 2026 al 10,2% di abbandoni precoci nel nostro paese. Tale intervento vale 1,5 miliardi, di cui 500 milioni assegnati con una prima tranche attraverso un decreto del ministero dell’istruzione nel giugno di quest’anno.

I dati sono stati elaborati a partire dalla tabella di ripartizione per istituzione scolastica pubblicati dal ministero dell’istruzione il 28 giugno 2022. Il colore dei comuni varia in base all’incidenza dell’abbandono scolastico nel comune, come rilevata nell’ambito del censimento 2011. Più intenso il colore, maggiore la quota di giovani tra 15 e 24 anni usciti precocemente dal sistema di istruzione e formazione.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati ministero dell’istruzione e Istat
(pubblicati: martedì 28 Giugno 2022)



Risorse che, nella regione, sono destinate a 241 istituti, per un totale di 33,8 milioni di euro. Si tratta del 6,76% delle risorse stanziate con questo decreto. Il finanziamento maggiore nella regione arriverà agli istituti con sede nel comune di Roma, con 85 istituti finanziati per 12,27 milioni di euro. Seguono Latina (8 istituzioni scolastiche, 1,3 milioni in totale), Cassino (965.362,69 euro divisi tra 6 istituti) e Tivoli (958.963,70 euro per 7 istituti).

L’istituto più finanziato è l’Iis Apicio – Colonna Gatti di Anzio nella città metropolitana di Roma (253.216,45 euro), seguito dall’Iis “San Benedetto” di Cassino, in provincia di Frosinone (236.863,45 euro) e dal Filosi di Terracina, con circa 236mila euro.

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Nidi e poli per l’infanzia Lazio

Nuove scuole Lazio

Piano dispersione (I tranche) Lazio

I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi al Pnrr sono stati elaborati a partire dalle graduatorie e dalle informazioni pubblicate dal ministero dell’istruzione.

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Il contributo energetico del sistema fotovoltaico https://www.openpolis.it/il-contributo-energetico-del-sistema-fotovoltaico/ Fri, 12 Nov 2021 09:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=166552 Il solare fotovoltaico è il settore in maggiore crescita tra le fonti di energia rinnovabili. Sul territorio italiano sono presenti più di 900mila impianti, per lo più al nord, anche se il sud produce una quota maggiore di energia.

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Risorse naturali come aria, acqua e sole permettono di generare energia a basso impatto ambientale. Negli ultimi anni l’Italia ha fatto grandi passi avanti in questo senso ed è diventata autosufficiente al 91% in quanto a fonti rinnovabili. All’interno di questa categoria, uno dei settori in maggiore crescita è quello fotovoltaico, che genera energia elettrica grazie ai raggi solari.

Secondo lo European science hub, il solare fotovoltaico è inoltre il tipo di energia rinnovabile con il più ampio margine di riduzione dei costi e aumento dell’efficienza, ed è quindi da considerarsi come parte integrante della transizione europea verso un sistema energetico a basse emissioni.

Il sistema fotovoltaico, un settore in crescita

In Italia negli ultimi 10 anni il contributo energetico proveniente dalle fonti rinnovabili è aumentato del 40%.

Escluso il 2013, il nostro paese si è sempre attestato leggermente al di sotto della media Ue, ma ha registrato un aumento lievemente maggiore. Nel 2019 la quota ha raggiunto il 18,2%, 1,5 punti percentuali in meno rispetto alla media europea.

I dati si riferiscono a tutti i principali settori dell’economia coinvolti nella produzione, commercio, trasformazione e consumo di energia (il settore energetico, industriale, commerciale, domestico, dei trasporti, dei servizi pubblici e dell’agricoltura e pesca).

FONTE: elaborazione openpolis su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: martedì 9 Novembre 2021)

Il maggiore contributo sul totale è dato dalle fonti idroelettriche, seguite dal fotovoltaico. Quest'ultimo è però quello che ha registrato la crescita maggiore.

Secondo il rapporto statistico del 2020 sul solare fotovoltaico realizzato dal Gestore servizi energetici (Gse), tra il 2010 e il 2020 il numero di impianti fotovoltaici è infatti più che quintuplicato e oggi la potenza complessiva di tali impianti è pari a 21.650 megawatt.

935.838 il numero di impianti solari fotovoltaici presenti sul territorio italiano al 31 dicembre 2020, secondo il Gse.

Più di 55mila sono stati installati nel corso del 2020.

Grazie a questi pannelli, nel 2020 sono stati prodotti 25mila Gwh (gigawattora) di energia elettrica.

I dati si riferiscono al numero di impianti attivi sul territorio e alla loro potenza (misurata in gigawattora).

FONTE: elaborazione openpolis su dati Gse
(ultimo aggiornamento: martedì 9 Novembre 2021)

Con più di 37mila impianti fotovoltaici per una potenza complessiva di 483 megawatt, è Roma la provincia italiana più fornita. Seguono Brescia e Treviso, entrambe con circa 30mila impianti. In numeri assoluti, la maggior parte dei pannelli si trova nelle province dell'Italia settentrionale.

55,5% degli impianti solari fotovoltaici si trovano nel nord Italia, secondo il Gse.

Nel sud della penisola (incluse le isole) è invece localizzato il 27,2% degli impianti. Queste quote però cambiano se, oltre ai numeri assoluti, consideriamo anche la potenza degli impianti. Il nord detiene il 44,5% della potenza fotovoltaica nazionale, mentre il sud e le isole il 37,4%. Nelle regioni meridionali c'è quindi un numero inferiore di pannelli, ma in proporzione la loro potenza risulta maggiore.

L'energia prodotta dal sistema fotovoltaico

I pannelli fotovoltaici convertono la luce solare in energia elettrica. Il pannello è costituito da due strati di silicio, separati da un semiconduttore, e nel loro insieme creano un campo elettrico all'interno del quale le particelle di luce (fotoni) si muovono, generando energia che viene poi incanalata all'interno dei cavi elettrici.

Negli anni questi sistemi si sono perfezionati sempre di più, oltre ad essere aumentati di numero, e la produzione di energia a partire dai raggi solari è aumentata notevolmente. Soprattutto tra il 2010 e il 2013, quando sono stati introdotti una serie di incentivi per promuovere la diffusione di questo sistema di produzione energetica.

I dati si riferiscono alla quantità di energia elettrica (misurata in gigawattora) generata grazie agli impianti solari fotovoltaici.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Gse
(ultimo aggiornamento: martedì 9 Novembre 2021)

La quantità di energia raccolta dipende dalla potenza degli impianti e dalla disponibilità di luce solare.

Non c'è una perfetta corrispondenza tra il numero di impianti e il quantitativo di energia prodotta. In parte, la produzione dipende anche dalla potenza dei pannelli stessi. Ma soprattutto dipende dalle condizioni meteorologiche del territorio e quindi dalla disponibilità di luce solare. Motivo per cui il sud Italia, che pure come abbiamo visto è meno dotato di impianti, produce la quota maggiore di energia solare fotovoltaica.

Il 41% dell'energia elettrica generata con il sistema fotovoltaico proviene infatti dal sud e dalle isole. La prima regione in questo senso è la Puglia, dove nel 2020 è stato prodotto il 15% di tutta l'energia solare fotovoltaica a livello nazionale.

I dati si riferiscono alla quota di energia da impianti fotovoltaici generata dalle province italiane.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Gse
(ultimo aggiornamento: martedì 9 Novembre 2021)

Lecce è la provincia con la quota più elevata di produzione (3,7% del totale italiano), seguita da Foggia, Brindisi e Bari. Al di fuori della Puglia invece sono Cuneo e Viterbo le province con la produzione più alta (2,6% del totale nazionale). Mentre Roma, la provincia con più impianti in numeri assoluti, produce solo il 2,2% dell'energia solare fotovoltaica.

La maggior parte degli impianti fotovoltaici si trovano nel settore domestico (l'86% del totale). Seguono il settore terziario, l'industria e l'agricoltura. Ma si tratta per lo più di strutture di piccola taglia e di potenza ridotta. Il 51% della potenza si trova infatti nel settore industriale, dove è concentrato solo il 4,3% degli impianti.

 

Foto credit: Sungrow Emea - licenza

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Quanto sono raggiungibili le scuole con mezzi alternativi all’auto https://www.openpolis.it/quanto-sono-raggiungibili-le-scuole-con-mezzi-alternativi-allauto/ Tue, 25 May 2021 07:06:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=115738 Quasi 9 edifici scolastici su 10 sono raggiungibili con almeno un mezzo di trasporto diverso da quello privato, con profonde differenze tra regioni e territori. In 4 province la quota non raggiunge il 60%.

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Negli ultimi anni è cresciuta la sensibilità ambientale della popolazione, e in particolare quella delle giovani generazioni. Una tendenza testimoniata anche dalle manifestazioni dei Fridays for future, molto partecipate anche nel nostro paese.

Uno degli aspetti che più impatta sulla qualità dell’aria e sull’ambiente è il mezzo di trasporto utilizzato per spostarsi. Da questo punto di vista, l’uso dell’auto privata è sicuramente meno sostenibile rispetto al trasporto di massa, come treni e autobus. Mezzi che, tolti i periodi di chiusura dovuti alla pandemia, quotidianamente tante ragazze e ragazzi utilizzano per andare a scuola. Anche perché non tutte le famiglie hanno il tempo o la possibilità di accompagnare i figli a scuola.

Per queste ragioni è importante che le scuole di un territorio siano ben collegate con i diversi mezzi di trasporto. L’assenza o il malfunzionamento dei collegamenti tra il territorio e le scuole, oltre a rappresentare un disagio, può essere uno dei fattori che alimentano la dispersione scolastica. Soprattutto nelle aree interne e nei territori meno collegati. Ma quante sono le scuole collegate con mezzi di trasporto pubblici?

86% le scuole raggiungibili con almeno un mezzo alternativo a quello privato in Italia.

Secondo i dati disponibili più recenti, relativi al 2018, quasi 9 edifici scolastici su 10 sono raggiungibili con almeno un mezzo alternativo all’automobile. Tra questi comprendiamo sia i mezzi di trasporto pubblico (di tipo urbano, interurbano o ferroviario) sia lo scuolabus. Una percentuale che mostra una ampia variabilità regionale. Si va dalla quasi totalità degli edifici in Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Abruzzo e Piemonte (dove il dato raggiunge o supera il 97% degli edifici) a circa 2 su 3 in Campania (64%).

Dati non disponibili per il Trentino-Alto Adige.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: mercoledì 4 Marzo 2020)

Confrontando le province, tutte le scuole sono raggiunte da almeno un mezzo alternativo all'auto in quella di Trieste. E quasi la totalità degli edifici ad Alessandria, Chieti e Pescara, dove la quota supera comunque il 99%. In tutte le province e città metropolitane italiane almeno la metà delle scuole è raggiunta dal trasporto pubblico, sia esso ferroviario, su gomma oppure urbano (tram, metro etc.). Le percentuali più basse si raggiungono nel trapanese (54,3%), nella città metropolitana di Napoli (56,5%), nelle province di Viterbo (57,1%) e Salerno (59,6%).

4 le province dove la quota di edifici scolastici raggiungibili con mezzi pubblici non arriva al 60%.

Se si scende a livello comunale, è interessante verificare le differenze tra territori diversi, quali sono le città e le aree interne. Nei comuni polo, baricentrici in termini di servizi, circa l'84% degli edifici scolastici risultano raggiungibili con mezzi alternativi all'auto.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

 

Il dato si attesta attorno al 90% nei comuni cintura (88,7%), l'hinterland delle città maggiori, e nei comuni ultraperiferici (90,5%), distanti oltre 75 minuti dal polo più vicino. Nei comuni periferici (distanza dal polo tra 40 e 75 minuti), risulta collegato l'83% delle scuole.

I poli sono comuni che offrono sul territorio servizi essenziali. Da quelli sanitari a quelli educativi e del trasporto.
Vai a "Che cosa sono le aree interne"

Oltre alla quota di edifici collegati, sulla effettiva raggiungibilità incide anche l'ampiezza dell'offerta di trasporti sul territorio.

Su questi dati impatta anche la differente offerta scolastica (nei poli sono più spesso presenti le scuole superiori, non collegate con il trasporto attraverso scuolabus). Si tratta inoltre di realtà più urbanizzate, dove il trasporto pubblico è maggiormente caratterizzato da intermodalità, cioè dall'uso di una combinazione di diversi mezzi per effettuare gli spostamenti. È quindi verosimile che solo una minoranza di edifici siano raggiunti dal trasporto interurbano, e che - una volta raggiunta la fermata interurbana - gli spostamenti avvengano con più frequenza, con il trasporto pubblico urbano. Quindi dietro una quota di edifici raggiungibili con almeno un mezzo pubblico può comunque celarsi una maggiore offerta di trasporti nei poli. Mentre spesso non è così per gli edifici scolastici nei comuni più piccoli e interni.

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati sulla raggiungibilità con mezzi pubblici degli edifici scolastici statali sono di fonte Miur. Dati non disponibili per il Trentino Alto Adige.

Per conoscere quante scuole sono raggiunte da mezzi pubblici nel tuo territorio, clicca sulla casella Cerca… e digita il nome del tuo comune. Puoi cambiare l’ordine della tabella cliccando sull’intestazione delle colonne.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: mercoledì 4 Marzo 2020)

Foto credits: Jake Ingle (unsplash) - Licenza

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Nell’ultimo mese sciolti 13 nuovi comuni https://www.openpolis.it/nellultimo-mese-sciolti-13-nuovi-comuni/ Wed, 19 May 2021 08:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=112112 Nessun nuovo commissariamento per infiltrazioni criminali, prevalgono gli scioglimenti per motivi politici. Salgono a 188 i comuni attualmente sciolti o commissariati nel nostro paese.

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Prosegue il monitoraggio dell’osservatorio sui comuni commissariati. Un focus sugli scioglimenti degli enti locali e le loro cause, dai conflitti politici nella maggioranza, all’incapacità di approvare il bilancio, fino al caso più patologico: l’infiltrazione della criminalità organizzata. In collaborazione con Giulio Marotta.

Cos’è successo nell’ultimo mese

Gli scioglimenti deliberati nell’ultimo mese, in base al testo unico degli enti locali e alla normativa delle regioni a statuto speciale, hanno riguardato 13 comuni.

La crisi politica nelle maggioranze locali resta la prima causa degli scioglimenti.

Scioglimenti causati prevalentemente da ragioni politiche, in linea con la tendenza rilevata l’anno scorso. In alcuni casi la crisi politica della maggioranza in consiglio comunale è stata anche l’esito di inchieste della magistratura.

Le dimissioni contestuali della maggioranza dei consiglieri si sono verificate a Santa Domenica Vittoria (Messina, già sciolta per lo stesso motivo nel dicembre 2019), Saltrio (Varese), Castellina Marittima (Pisa), Briosco (Monza), Montirone (Brescia), Petilia Policastro (Crotone). In quest’ultimo caso le dimissioni della maggioranza ed il conseguente scioglimento del comune sono seguiti ad un’inchiesta della magistratura.

Dimissionari i sindaci di Pontechianale (Cuneo) e San Vincenzo (Livorno). Nel comune livornese le dimissioni del sindaco fanno seguito al provvedimento limitativo della libertà adottato dai magistrati. I sindaci di Orte (Viterbo) e Adrano (Catania) sono stati sfiduciati. Si è infine verificato il decesso dei sindaci di Monticiano (Siena), Licenza (Roma) e Rivalta di Torino, dove consiglio e giunta rimangono in carica fino al prossimo turno elettorale.

Gli enti locali attualmente sciolti

Salgono così a 188 i comuni attualmente sciolti. A questi si aggiungono le unioni dei comuni Valle del Giovenzano e Terre dell’Acqua, le aziende sanitarie calabresi commissariate per infiltrazioni mafiose oppure ai sensi della legge n. 60 del 2019 e della legge n. 181 del 2020, nonché le altre aziende sanitarie commissariate a vario titolo in diverse regioni italiane.

La mappa include i comuni sciolti dal governo nazionale e quelli deliberati dalle regioni a statuto speciale sulla base dei rispettivi ordinamenti (in giallo quelli commissariati a seguito dell’esito negativo delle ultime elezioni amministrative).

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 17 Maggio 2021)

In media, poco più di uno scioglimento su 5 tra quelli attualmente in corso è stato causato da infiltrazioni criminali. Con un impatto che varia fortemente tra le diverse regioni italiane.

È soprattutto nel mezzogiorno che si riscontra il maggior numero di scioglimenti, e tra questi in particolare di quelli per mafia. In Calabria oltre la metà dei commissariamenti in corso (15 su 29) è stato motivato in base all'articolo 143 del testo unico sugli enti locali.

i consigli comunali e provinciali sono sciolti quando, anche a seguito di accertamenti effettuati a norma dell'articolo 59, comma 7, emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori (...) ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un'alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l'imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati (...)

In Sicilia e Puglia circa 4 comuni su 10 attualmente sciolti lo sono per questo motivo. In Basilicata uno su 4, in Campania più di uno su 5. Un fenomeno che tuttavia non riguarda solo le regioni del sud. In Valle d'Aosta uno dei 2 scioglimenti attualmente in corso è dovuto ad infiltrazioni.


FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 17 Maggio 2021)

L’impatto del rinvio del turno elettorale sugli scioglimenti

A seguito dell’approvazione della legge 58/2021 sono state rinviate in autunno (in una data tra 15 settembre e 15 ottobre) le elezioni previste per la primavera 2021.

Ne consegue la proroga delle amministrazioni in carica, sia di quelle elettive, sia di quelle a gestione commissariale. Anche in Sicilia, a seguito dell’ulteriore rinvio delle elezioni degli organi degli enti di area vasta, prosegue la gestione commissariale delle città metropolitane di Messina, Palermo e Catania e dei liberi consorzi municipali di Trapani, Siracusa, Ragusa, Enna, Caltanissetta, Agrigento.

Per questo motivo il numero degli scioglimenti in corso, esattamente come avvenuto nel 2020, è destinato ad aumentare progressivamente fino all'autunno.

Il dato mostra gli scioglimenti in corso rilevati al primo di ogni mese, e nel conteggio sono inclusi quindi anche quelli relativi ad anni precedenti e non ancora terminati. Non va letto come numero di scioglimenti deliberati in una certa data. Per il mese in corso è presentato anche il dato più recente rilevato.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 15 Luglio 2021)

All’inizio dell'anno scorso infatti i comuni sciolti erano meno di 160. A causa dell'emergenza Covid e del conseguente rinvio del turno elettorale della primavera 2020, il loro numero complessivo è progressivamente aumentato durante l’anno, fino ai 273 scioglimenti anticipati rilevati a settembre. Una crescita che si è interrotta con i turni elettorali dell'autunno 2020, per poi riprendere in maniera significativa nei mesi successivi.

La curva è quindi destinata a crescere fino all'autunno quando, tra settembre e ottobre, andranno al voto più di 1.330 comuni. Un dato ancora provvisorio, perché si aggiungeranno quelli commissariati nei prossimi mesi. I futuri scioglimenti dovranno ora avvenire entro il 27 luglio 2021 per essere compresi nella tornata elettorale del prossimo autunno.

Gli ultimi commissariamenti per infiltrazioni mafiose

I consigli dei ministri del 24 aprile e del 12 maggio scorso hanno deliberato la proroga di sei mesi del periodo di commissariamento dei comuni di Scanzano Jonico (Matera) e Scorrano (Lecce). Non risulta invece adottato il provvedimento di proroga della gestione commissariale del comune di Cerignola (Lecce).

Attualmente sono 41 gli enti locali sottoposti a una gestione straordinaria (40 comuni e 1 azienda sanitaria), situati tutti nelle regioni meridionali, con l’eccezione di Saint Pierre (Aosta).

Nelle prossime elezioni amministrative ci sarà il rinnovo degli organi rappresentativi in 20 comuni commissariati per infiltrazioni della criminalità organizzata.

Per accertare il condizionamento delle organizzazioni criminali sull’ente locale, il ministro degli interni nomina un’apposita commissione di indagine prefettizia.
Vai a "Come funzionano i commissariamenti per infiltrazioni mafiose"

 

Tutte le commissioni di accesso in corso sono insediate in comuni del mezzogiorno.

Non si sono ancora concluse diverse procedure di accesso, alcune delle quali peraltro avviate nel 2019, come nel caso di Melfi (Potenza) e Paterno Calabro (Cosenza). Altre commissioni di accesso sono state istituite a San Giuseppe Jato (Palermo, già sciolto per dimissioni del sindaco, della giunta e della maggioranza dei consiglieri), Marano di Napoli (già commissariato tre volte in passato per infiltrazioni della camorra), Villaricca (Napoli; questo comune è stato già sciolto nel 1994 per infiltrazioni della camorra), Calatabiano (Catania), Rosarno (Reggio Calabria), Foggia, Ostuni (Brindisi), Bolognetta (Palermo).

Cosa ha portato ai recenti commissariamenti per mafia

Nell'ultimo aggiornamento di aprile, abbiamo dato notizia del commissariamento per infiltrazioni mafiose del comune di Barrafranca (Enna) e della proroga del periodo di gestione straordinaria dei comuni di Carmiano (Lecce), Africo (Reggio Calabria), San Giorgio Morgeto (Reggio Calabria) e Mezzojuso (Catania).

Le relazioni allegate ai decreti presidenziali segnalano i motivi alla base delle decisioni del governo (su parere conforme del comitato provinciale per l’ordine pubblico). Questi documenti inoltre riportano il lavoro avviato dai commissari per il ripristino della legalità, le iniziative assunte e i fattori alla base della proroga del commissariamento.

5 le nuove relazioni prefettizie pubblicate.

Le relazioni su Barrafranca (già sciolto ad agosto 2020 dal presidente della Sicilia per dimissioni dei consiglieri), partono indicando la rete di relazioni di esponenti dei clan locali, fortemente radicati nel territorio, con dipendenti e amministratori e i gravi atti di intimidazione accaduti negli ultimi anni. Vengono inoltre sottolineate diverse criticità nella gestione amministrativa. In primo luogo, viene contestata l'elusione del codice degli appalti, della normativa antimafia e di quella di prevenzione della corruzione (in particolare per la gestione dei rifiuti e la concessione di licenze e autorizzazioni). Viene messa in rilievo l’assenza di alcuni regolamenti (o il loro mancato aggiornamento), la gestione del patrimonio edilizio, le irregolarità nella concessione di sussidi sociali e l’evasione tollerata dei tributi comunali (il comune è in stato di dissesto finanziario). Atti che, nel documento, vengono indicati come funzionali a favorire gli interessi delle cosche mafiose.

(...) Il quadro sconfortante che emerge dalla relazione prefettizia viene  ulteriormente confermato dalla mancata destinazione per finalità sociali dei beni immobili confiscati alla famiglia mafiosa locale più' volte citata; tali beni,  infatti, nonostante il tempo trascorso, risultano inutilizzati per la condotta sostanzialmente omissiva tenuta al riguardo dall'amministrazione comunale.


Le relazioni sui commissariamenti in corso offrono un quadro dell'attività delle gestioni commissariali insediate.

La relazione del prefetto su Carmiano sottolinea le iniziative avviate dalla commissione straordinaria nei confronti del personale comunale, con il nuovo regolamento dei servizi ed il codice di comportamento, l’indizione di concorsi e lo svolgimento di corsi di formazione, con particolare riguardo alla prevenzione e trasparenza amministrativa e ai controlli sugli atti. Sono stati utilizzati i fondi pubblici per il nuovo piano di gestione dei beni comunali, inclusi quelli confiscati alla criminalità organizzata, ed è stato approvato un programma triennale di interventi di straordinaria manutenzione.

Nel caso di San Giorgio Morgeto, la relazione indica che sono state affrontate le criticità emerse in sede di accesso, con particolare riferimento alla riscossione delle entrate tributarie e all’approvazione dei nuovi documenti di bilancio. Attività volte a favorire il progressivo risanamento del disavanzo comunale. Sono state inoltre approntate la revisione delle concessioni dei terreni montani di proprietà comunale e la revoca di una licenza per l'esercizio del servizio noleggio con conducente. Avviato anche un importante programma di opere pubbliche per la riqualificazione del territorio.

La relazione su Africo dà conto degli interventi della commissione straordinaria per il pieno ripristino della legalità nel territorio comunale, con particolare riguardo alla riorganizzazione dell’apparato amministrativo, potenziato con il ricorso a professionisti esterni in alcune specifiche aree (come entrate e patrimonio, per far fronte alla difficile situazione finanziaria del comune). Viene inoltre sottolineata l’approvazione di nuovi regolamenti, come quello per il riutilizzo dei beni confiscati alla mafia.

Anche con riguardo a Mezzojuso, l’attenzione dell’organo di gestione straordinaria si è concentrata sul superamento delle criticità segnalate dalla relazione della commissione di accesso. In particolare, il contrasto dell’abusivismo edilizio (con revisione delle licenze a costruire e la demolizione dei manufatti abusivi), un nuovo regolamento per la gestione del patrimonio comunale e la riorganizzazione dell’apparato amministrativo (anche con lo scopo di assicurare la massima legalità delle procedure di appalto programmate).

Le recenti decisioni dei giudici amministrativi

Il Tar Campania (sede di Napoli, sez. II, 3.5.2021, n. 2905) ha respinto il ricorso avverso il nuovo piano urbanistico comunale di Calvizzano, approvato dalla commissione straordinaria che gestiva l’ente locale dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del 2018. Tra le ragioni alla base del commissariamento vi era proprio la formulazione del vecchio piano, che aveva consentito l’edificabilità di alcuni terreni agricoli “con incremento di valore di mercato degli stessi, di proprietà di amministratori comunali strettamente legati all’ex sindaco ed alle locali organizzazioni criminali”.

Le parti hanno rinunciato al ricorso avverso il decreto di commissariamento del 2019, per infiltrazioni mafiose, del comune di Sant’Antimo (Tar Lazio n. 4678/2021). Cancellato dal ruolo il ricorso per l’annullamento del decreto di commissariamento del 2019, sempre per infiltrazioni della criminalità organizzata, del comune di Misterbianco.

Si segnala infine che, in seguito ad una decisione del consiglio di giustizia amministrativa per la regione Sicilia, è stato ripristinato il commissario per il comune di Catenanuova (Enna), sciolto nel 2020 per dimissioni dei consiglieri.

Nella scheda cosa significa infiltrazione criminale negli enti locali è effettuata una ricognizione, continuamente aggiornata, delle sentenze e decisioni di Tar e Consiglio di stato, che hanno fornito nel corso degli anni un importante contributo per chiarire alcuni aspetti della normativa sui commissariamenti per mafia e fornire utili indicazioni sugli elementi alla base dei decreti di scioglimento.

Le interrogazioni ed interpellanze parlamentari sui comuni sciolti

Dall'analisi degli atti di sindacato ispettivo rivolti dai parlamentari al governo possono emergere ulteriori informazioni su commissariamenti e scioglimenti.


5 risposte del Governo agli atti di sindacato ispettivo sugli enti locali.

Il sottosegretario agli interni ha risposto in commissione ad un’interrogazione riguardante la regolarità delle elezioni del 2016 per il rinnovo del consiglio comunale di Nardò (Lecce), su cui sono tuttora in corso le indagini della magistratura; sullo stesso tema è stata presentata anche un’altra interrogazione. Il sottosegretario agli interni ha fornito elementi anche sullo scioglimento del comune di Eboli (Salerno) del dicembre scorso, a seguito delle dimissioni del sindaco, sottoposto ad arresti domiciliari e sui provvedimenti di sospensione del sindaco di Casteldaccia (Palermo) adottati, a norma della legge Severino, a seguito di un’inchiesta della magistratura. I rappresentanti del Governo hanno fornito infine elementi sulla situazione finanziaria del comune di Nuoro e dell’unione dei comuni Terre d’Acqua (Bologna, sciolta a febbraio 2021).

3 nuovi atti di sindacato ispettivo sugli enti locali.

È stata sollecitata l’istituzione di una nuova commissione di accesso presso il comune di Brescello (Reggio Emilia), già sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2016; un’altra interrogazione riguarda alcuni aspetti della gestione commissariale del comune di Lamezia Terme (Catanzaro).

I dati mostrano le interrogazioni e interpellanze svolte nelle ultime 3 legislature (XVI, XVII e XVIII) sul tema dei commissariamenti.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 15 Luglio 2021)

Questo articolo è parte dell’osservatorio sui comuni e gli altri enti sciolti e commissariati, curato da openpolis in collaborazione con Giulio Marotta.

Foto credit: comune di Petilia Policastro - Wikimedia

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Perché le iscrizioni a scuola parlano anche di mobilità sociale https://www.openpolis.it/perche-le-iscrizioni-a-scuola-parlano-anche-di-mobilita-sociale/ Tue, 19 Feb 2019 09:11:56 +0000 http://www.openpolis.it/?p=35626 Il 31 gennaio si sono chiuse le iscrizioni per il prossimo anno scolastico. Approfondiamo il legame tra la scelta del percorso di studi, la condizione di partenza e le prospettive successive.

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Come ogni anno, nelle scorse settimane il ministero dell’istruzione ha reso noti alcuni dati sulle nuove iscrizioni per il prossimo anno scolastico. Uno degli aspetti cui tradizionalmente viene data maggiore attenzione è la scelta compiuta dai ragazzi che dalla terza media passano in prima superiore.

Liceo, professionale o tecnico?

Il punto che è stato sottolineato di più è la prevalenza dei licei e il calo degli iscritti negli istituti professionali. Presi complessivamente, i licei sono la scelta della maggioranza dei ragazzi (55,4%), seguiti dai tecnici (31%) e dai professionali (13,6%).


FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: giovedì 31 Gennaio 2019)

I dati di quest'anno (iscrizioni 2019/20) consolidano una tendenza già in corso da tempo. È infatti dal 2014 che i licei superano la metà delle preferenze, così come non è nuova la tendenza al calo delle iscrizioni nei professionali.

-0,4 la riduzione in punti percentuali della quota di ragazzi che hanno scelto i professionali rispetto all'anno scorso.

Se questi aspetti sono abbastanza noti, è forse meno diffusa la consapevolezza di quanto sia forte il legame tra scelta del percorso di studi e mobilità sociale e intergenerazionale.

La mobilità sociale parte dalla scuola

Sulla scelta se abbandonare gli studi, come abbiamo già avuto modo di raccontare, incide la condizione economica, sociale e culturale del nucleo familiare di origine.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat (censimento 2011)
(ultimo aggiornamento: sabato 31 Dicembre 2011)

Ma anche la scelta di quale percorso di studi intraprendere non è indipendente dalla provenienza del minore. Ha una correlazione con diversi fattori, tra cui la condizione sociale, professionale e culturale dei genitori. Questi trend sono stati messi in evidenza dalle ricerche sull'argomento.

Gli studenti si autoselezionano nelle diverse tipologie di istruzione secondaria (o nell’abbandono scolastico) sulla base dei risultati precedentemente conseguiti e della professione e del titolo di studio dei propri genitori. Tale meccanismo determina una segmentazione della popolazione di studenti (ad esempio tra licei e scuole professionali) fortemente correlata con le classi sociali di provenienza

Si tratta di un fenomeno negativo, perché contribuisce a riprodurre e ad aggravare le disuguaglianze già esistenti nella società. Se la scelta tra liceo e professionale dipende dalla condizione sociale dello studente ciò genera, anche nella percezione degli studenti, due canali di istruzione, uno di serie a e serie b. Aspetti confermati dalle analisi sulle aspettative degli alunni che frequentano le scuole.

Le aspettative degli studenti sul percorso educativo

Sia i dati rilasciati dal ministero che quelli elaborati nel recente rapporto Almadiploma segnalano alcune criticità rispetto all'istruzione professionale. In primo luogo nella valutazione del percorso scolastico scelto, cioè una delle dimensioni indagate dalla ricerca di Almadiploma, l'associazione che raccoglie le scuole superiori in Italia.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Almadiploma
(ultimo aggiornamento: mercoledì 30 Gennaio 2019)

A un anno dal diploma, la maggioranza di chi ha frequentato licei e tecnici esprime una valutazione positiva. Un giudizio completamente positivo (sceglierebbe la stessa scuola e lo stesso indirizzo) viene espresso infatti dal 60% dei diplomati nei licei (61,3%) e dei tecnici (58,3%). Tra i diplomati nei professionali questa percentuale scende al 46%. Tra questi ragazzi inoltre sono frequenti i giudizi completamente negativi (sceglierebbe un'altra scuola e un altro indirizzo): 38,7% a fronte del 21,3% dei licei e del 29% dei tecnici.

Inoltre mentre nei licei e nei tecnici i giudizi positivi tendono ad aumentare dopo il diploma, nei professionali scendono di 5 punti (da 51,3% a 46%).

Tra le valutazioni positive sono stati conteggiate le dichiarazioni di coloro che sceglierebbero la stessa scuola e lo stesso indirizzo. Tra le valutazioni negative sono stati conteggiate le dichiarazioni di coloro che sceglierebbero un’altra scuola e un altro indirizzo.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Almadiploma
(ultimo aggiornamento: mercoledì 30 Gennaio 2019)

Allo stesso modo per i giudizi completamente negativi, che restano abbastanza stabili tra i diplomati nei licei e nei tecnici mentre aumentano di oltre 12 punti per i professionali. Qual è il motivo di queste tendenze? Una delle ragioni può essere lo sbocco successivo al diploma, aspetto messo in luce dai dati del ministero dell'istruzione rilasciati nel giugno dello scorso anno.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: venerdì 1 Giugno 2018)

I diplomati dei professionali sono ovviamente quelli che risultano più occupati a due anni dall'uscita dalle superiori. E va aggiunto che la tendenza al calo riguarda tutte le scuole, data la congiuntura economica degli anni indagati nei dati Miur. Ma mentre per chi esce da licei (e in parte dai tecnici) è più frequente che l'alternativa all'occupazione sia l'università, generalmente non è così per chi esce dai professionali, in base ai dati di Almadiploma.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Almadiploma
(ultimo aggiornamento: mercoledì 30 Gennaio 2019)

Questi dati fanno emergere almeno due rischi, entrambi gravi. Il primo è che se l'offerta educativa e formativa delle scuole professionali è percepita come inadeguata, la conseguenza sia l'aumento dell'abbandono scolastico precoce. Il secondo è che un pezzo fondamentale dell'offerta educativa del paese venga progressivamente abbandonato, e resti un'ipotesi presa in considerazione solo da chi non può permettersi di proseguire gli studi dopo il diploma.

Le differenze tra i territori

Nell'anno scolastico 2018/19 fatto 100 il numero di studenti nelle scuole superiori italiane, 49 frequentano i licei, 31 i tecnici, e poco meno di 20 gli istituti professionali. Questa media si distribuisce in modo disomogeneo sul territorio nazionale.

Il liceo è la scuola relativamente più frequentata dagli alunni delle superiori in tutte le regioni. Ma sono 5 le regioni dove più della metà degli studenti frequenta questo percorso di studi: Lazio (60,6%), Abruzzo (55,5%), Umbria (55,3%), Liguria (51,8%) e Campania (51,7%).

60,6% la quota di iscritti al liceo sugli alunni che frequentano le superiori nel Lazio.

Per quanto riguarda i tecnici, le percentuali maggiori di studenti si raggiungono nel nord: Veneto (37,7%), Friuli Venezia Giulia (36,9%), Lombardia (35,5%). Mentre risultano meno frequentati in diverse regioni con tante iscrizioni al liceo: Lazio (25,2%), Umbria (26,9%) e Campania (27,1%).

La quota di iscritti nei professionali supera il 20% in un insieme eterogeneo di regioni. Alcune del mezzogiorno come Basilicata (22,1%), Puglia (21,3%), Campania (21,2%), Sicilia (21,1%), Sardegna (20,3%). Altre del centro-nord: Emilia Romagna (21,5%), Marche (21,3%), Toscana (20,8%), Veneto (20,6%), Liguria (20,1%).

Territori diversi per tanti aspetti, come nella condizione economica, nel livello di occupazione e, sul piano educativo, anche nell'abbandono scolastico. Tra le regioni con più iscritti nei professionali da questo punto di vista emergono due gruppi distinti. Uno caratterizzato da alte iscrizioni ai professionali e abbandono contenuto (Emilia Romagna, Marche, Toscana, Veneto). In queste regioni gli iscritti ai professionali superano il 20% e gli abbandoni si attestano al 10%, soglia che costituisce l'obiettivo europeo.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 16 Ottobre 2018)

In un altro nucleo di regioni coesistono insieme una percentuale sopra la media di iscritti ai professionali e un alto abbandono scolastico precoce. Tra queste Sicilia, Sardegna, Campania e Puglia. Basilicata e Liguria si collocano a metà strada tra i due gruppi, dato che gli abbandoni sono in linea con la media nazionale.

Anche a livello provinciale la distribuzione degli iscritti nei professionali (cui possiamo risalire con i dati Miur relativi all'anno 2016/17) appare piuttosto frastagliata.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: giovedì 31 Agosto 2017)

Più netta invece la ricorrenza di una quota maggiore di iscritti ai licei nelle province del centro-sud. In particolare in alcune province come Viterbo e Roma, cioè nel Lazio che abbiamo visto essere al vertice tra le regioni per iscritti al liceo. Ma anche in territori limitrofi dell'Umbria e dell'Abruzzo.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: giovedì 31 Agosto 2017)

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sugli alunni delle superiori è il Miur.

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Il ruolo educativo e la presenza delle scuole dell’infanzia https://www.openpolis.it/il-ruolo-educativo-e-la-presenza-delle-scuole-dellinfanzia/ Tue, 05 Feb 2019 10:23:54 +0000 http://www.openpolis.it/?p=34865 L'Ue indica come obiettivo che almeno il 90% dei bambini tra 3 e 5 anni frequenti le scuole dell'infanzia o strutture analoghe. L'Italia supera il traguardo, ma alcuni indicatori segnalano una tendenza al calo.

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La scuola dell’infanzia, frequentata dai bambini tra 3 e 5 anni, è il tassello tra l’asilo nido e la scuola dell’obbligo. La sua funzione educativa, spesso sottovalutata, è fondamentale per lo sviluppo del minore. Frequentarla o meno infatti può fare la differenza sull’apprendimento successivo dei ragazzi.

Le ricerche sull’argomento hanno evidenziato una correlazione positiva tra la partecipazione all’istruzione pre-primaria e i risultati scolastici successivi.

Come emerso anche dalle indagini internazionali che confrontano i diversi paesi, emerge anche con i dati nazionali che l’aver frequentato la scuola dell’infanzia ha un effetto positivo sugli apprendimenti anche tenendo conto del background socio-economico-culturale degli studenti

La scuola dell’infanzia rappresenta quindi un momento di formazione fondamentale, per tutti i bambini. E lo è ancora di più per quelli nati in famiglie in difficoltà, per ridurre il bagaglio di disuguaglianze che spesso si portano dietro. Uno svantaggio che non è solo teorico, ma è testimoniato dalle analisi sui risultati nei test Invalsi.

Anche per queste ragioni, alcuni paesi europei hanno deciso di rendere l’istruzione pre-primaria obbligatoria, anticipando l’obbligo scolastico prima dei 6 anni. Questo ovviamente non significa anticipare l’entrata nella scuola elementare, cosa che non sarebbe adeguata alle necessità di bambini così piccoli. Vuol dire piuttosto garantire a tutti i bambini l’accesso alla scuola dell’infanzia e evitare che si arrivi in prima elementare con divari troppo profondi.

Cosa dicono gli obiettivi europei

Obbligo o meno, c’è comunque un obiettivo europeo a cui tutti i paesi membri devono tendere. Nel consiglio di Barcellona del 2002, infatti, furono fissati due target in termini di offerta di servizi per i bambini in età prescolare.

Gli obiettivi Ue di Barcellona riguardano la diffusione di nidi, servizi e scuole per l'infanzia, da offrire ad almeno il 33% dei bimbi sotto i 3 anni e al 90% di quelli tra 3 e 5 anni. Dopo il Covid sono stati innalzati al 45% e al 96%.
Vai a "Che cosa prevedono gli obiettivi di Barcellona sugli asili nido"

Perciò esiste già un vincolo ad offrire posti nelle scuole dell’infanzia ad almeno il 90% dei bimbi tra i 3 e i 5 anni, analogo a quello del 33% sugli asili nido e servizi prima infanzia. Mentre su quest’ultimo target l’Italia è ancora indietro, rientra tra i paesi virtuosi per la cura della fascia d’età compresa tra 3 anni e la scuola dell’obbligo.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: martedì 8 Maggio 2018)

Nella classifica europea, ai primi posti spiccano Belgio (con una percentuale prossima al 99%), Svezia (96,6%) e Danimarca (95,9%). Agli ultimi posti, con il 60% o meno di bambini accolti in strutture pre-primarie, la Grecia e alcuni paesi dell'est (Polonia, Romania, Croazia). L'Italia è nona, e con il 92,6% di bambini tra 3 e 5 anni accolti in scuole d'infanzia supera pienamente il traguardo.

I segnali da non sottovalutare

Questi dati riguardano solo il 2016, ma il raggiungimento dell'obiettivo da parte dell'Italia non è episodico. Da diversi anni oltre il 90% dei bambini frequenta le scuole per l'infanzia. Allo stesso tempo però, pur in presenza di un dato ancora elevato, non mancano i segnali di un possibile arretramento. È stato rilevato nell'ultimo rapporto sul benessere equo e sostenibile, pubblicato lo scorso dicembre:

La partecipazione alla scuola dell’infanzia, nell’anno scolastico 2016/2017, si mantiene su livelli molto elevati, anche se nel contesto di una tendenza negativa avviatasi nell’a.s. 2012/2013

L'indicatore usato nel rapporto bes, a differenza di quello Eurostat (che è ovviamente il riferimento di cui tenere conto per gli obiettivi europei), calcola la percentuale di iscritti alle scuole dell'infanzia solo tra i bambini di 4 e 5 anni. Al netto di questa precisazione comunque, i due indicatori vanno nella stessa direzione: l'Italia supera il 90%.

Ma i dati rilasciati nel rapporto presentato dall'istituto di statistica in dicembre segnalano una tendenza alla contrazione dal 2012.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Bes 2018
(ultimo aggiornamento: martedì 18 Dicembre 2018)

Fino all'anno 2011/12, la quota di bambini iscritti oscillava attorno al 95%. Negli anni successivi questa percentuale si è progressivamente contratta, fino al 91,1% rilevabile con gli ultimi dati disponibili. Una percentuale ancora alta quindi, ma con una sensibile tendenza al calo.

Le differenze tra le aree del paese

Su questa evoluzione incidono delle differenze interne al paese. Andando a vedere il dato aggregato per macroaree, non si tratta di divari incolmabili.

Pur in assenza di divari incolmabili, la quota di iscritti alla scuole dell’infanzia è più elevata nel nord.

Nel rapporto bes viene indicata la percentuale di bambini 4-5 anni che frequentano la scuola dell’infanzia. Il dato Eurostat (su cui sono misurati gli obiettivi europei) calcola questo rapporto nella fascia d’età 3-5 anni.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Bes 2018
(ultimo aggiornamento: martedì 18 Dicembre 2018)

Le poche regioni al di sotto del 90% si avvicinano molto a quella soglia, e alcune di fatto la raggiungono, ad esempio Molise (89,7%) e Calabria (89,6%). Ma anche gap non eccessivi fanno emergere comunque una specificità del centro-sud: tutte le regioni al di sotto della media italiana (escluse Lazio e Lombardia) si trovano nel mezzogiorno. Tra le regioni annoverate da Istat nel "mezzogiorno" solo Abruzzo (93,4%) e Sardegna (93,6%) si collocano al di sopra della media nazionale.

L'andamento demografico e il numero di iscritti nelle province

Ma cosa sappiamo su queste tendenze a un livello più locale, meno aggregato? I dati rilasciati sul portale di Istat dedicato al capitale umano consentono di valutare a livello provinciale l'andamento del numero di bambini iscritti nelle scuole dell'infanzia, anche se le informazioni presenti risalgono all'anno 2014.

Nel procedere con l'analisi, va quindi tenuto presente che questi dati non danno conto degli sviluppi più recenti. Inoltre l'andamento degli iscritti è soprattutto conseguenza dell'andamento demografico.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 1 Gennaio 2014)

Nel periodo considerato (2010-14) il numero di bambini in età da scuola dell'infanzia è diminuito nel sud e nelle isole, mentre è aumentato nel centro-nord. Una tendenza che ovviamente si ripercuote sul numero di iscritti anche a livello provinciale.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 1 Gennaio 2014)

Tra 2010 e 2014, il numero di iscritti nelle scuole dell'infanzia è infatti aumentato o è rimasto stabile nella maggior parte delle province del centro-nord. Ad esempio, si sono registrati incrementi consistenti nelle province emiliane (Parma, +6,26%; Bologna, +3%; Ravenna, +3,68%, Piacenza, +3,24%), nel Lazio (Viterbo, +3,77%; Latina, +3,91%; Frosinone, +3,75), in alcune toscane (Siena +4,42%; Pisa, +4%; Grosseto +3%) e in altre realtà come Rovigo (+4,9%), Cuneo e Varese (+3%), Mantova (2,75), Monza (2,66%).

Nel mezzogiorno, si segnala la crescita di iscritti in alcune province sarde, in particolare Medio Campidano (+4,7%) e Olbia Tempio (+3%). Ma nella maggior parte delle province del sud il dato decresce in modo consistente. Così come in alcune realtà della Liguria, del Veneto e nelle province di Sondrio, Biella, Verbano-Cusio-Ossola. Sul decremento incide sicuramente il trend demografico segnalato, con la diminuzione dei bambini al sud. Un calo così localizzato da far emergere una chiara spaccatura tra centro-nord e mezzogiorno.

Purtroppo il confronto a livello locale non è su dati abbastanza recenti per poter accertare una tendenza consolidata. Ma su questi aspetti andrà tenuta alta l'attenzione, con lo scopo di mantenere l'Italia al di sopra dell'obiettivo europeo nei prossimi anni.

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati utilizzati per l'articolo è Istat.

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Nei ballottaggi sconfitte le amministrazioni uscenti https://www.openpolis.it/nei-ballottaggi-sconfitte-le-amministrazioni-uscenti/ Tue, 26 Jun 2018 13:09:20 +0000 http://www.openpolis.it/?p=26324 Centrosinistra battuto nelle roccaforti, in generale perde la coalizione che esprime il sindaco uscente. Tra le città maggiori fanno eccezione solo Ancona, Siracusa e alcuni comuni laziali.

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Con i ballottaggi di ieri si è conclusa questa tornata di elezioni amministrative. Come avevamo avuto modo di raccontare, nelle città maggiori il centrodestra si presentava già ai blocchi di partenza come la coalizione con più candidati al secondo turno, ben 19 su 23 sfide. Il centrosinistra puntava a difendere le sue roccaforti storiche, in particolare nel centro Italia. Il Movimento 5 stelle mirava a mantenere le 2 amministrazioni uscenti e a catalizzare il voto degli elettori delusi in quelle dove non governava. Vediamo com’è andata.

Le grandi città prima e dopo i ballottaggi

Sono 23 i comuni con più di 50mila abitanti che domenica sono andati al ballottaggio. In 14 di questi, le ultime elezioni erano state vinte da un sindaco del centrosinistra. In 3 aveva prevalso il centrodestra, in 2 il M5s, in 4 coalizioni di altro tipo (civiche, centriste ecc.). Alla luce dell’esito dei ballottaggi, la situazione si è completamente ribaltata.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno
(ultimo aggiornamento: lunedì 25 Giugno 2018)

Il centrosinistra dimezza il numero di città, passando da 14 a 6. Il centrodestra al contrario cresce da 3 a 8 comuni, con conquiste di portata storica nei capoluoghi toscani (Pisa, Siena, Massa) ai danni della coalizione a guida Pd. Anche il M5s vince in due roccaforti del centrosinistra (Imola e Avellino). Dei comuni amministrati dai pentastellati, il M5s mantiene Pomezia (dove peraltro il sindaco uscente si era ricandidato con una coalizione civica alternativa), mentre perde Ragusa.

Al netto dei saldi positivi e negativi, il dato politico è la sconfitta delle coalizioni a guida Pd nei comuni storicamente governati dalla sinistra.

Il crollo delle roccaforti Pd

In questi ballottaggi si disputavano 8 grandi città amministrate da almeno 20 anni dal centrosinistra: Terni, Ancona, Pisa, Cinisello Balsamo, Imola, Avellino, Siena, Massa. Un test monitorato dai media non solo in chiave locale, ma anche in prospettiva nazionale per valutare lo stato dell'opposizione al governo M5s-Lega. Il capoluogo delle Marche è l'unico rimasto alla coalizione a guida Pd.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno
(ultimo aggiornamento: lunedì 25 Giugno 2018)

In 5 casi ha prevalso il centrodestra (i 3 capoluoghi toscani, Terni e Cinisello Balsamo), in 2 il M5s (Avellino e Imola). È interessante notare come in queste ultime due città il candidato del centrosinistra avesse sfondato il 40% nel primo turno, superando di oltre 10 punti lo sfidante a Imola e di oltre 20 a Avellino. Ma, come già successo in altre tornate amministrative (ad esempio Torino nel 2016 e Livorno nel 2014), il ballottaggio può ribaltare gli esiti del primo turno. Tutto riparte da zero, e i voti dei candidati esclusi possono convergere sul secondo classificato per sconfiggere il candidato della coalizione uscente.

E proprio questo sembra essere l'elemento dominante dei ballottaggi di domenica scorsa: la sconfitta delle amministrazioni in carica.

La difficoltà della riconferma

Su 23 città con oltre 50mila abitanti andate al voto, 17 hanno cambiato colore politico in modo netto.

Le coalizioni uscenti, se costrette al ballottaggio, spesso vengono sconfitte.

A farne le spese come abbiamo visto è stato soprattutto il centrosinistra, che si presentava con un maggior numero di comuni amministrati. Ma da questa tendenza non sono usciti indenni neanche gli altri schieramenti. Il centrodestra si presentava con 3 amministrazioni uscenti, tutte commissariate nel corso del mandato: Torre del Greco, Altamura e Teramo. Non è riuscito a rieleggere il sindaco in nessuna delle 3 città: nella prima ha perso contro una coalizione di liste civiche, nelle altre due contro il centrosinistra. Anche il Movimento 5 stelle ha fatto tendenzialmente meglio nei comuni dove non amministrava (conquista infatti Imola, Avellino e Acireale) che in quelli dove governava (mantiene Pomezia ma perde il capoluogo Ragusa).

6 su 23 le città che hanno mantenuto una continuità con l'amministrazione uscente

In questo quadro solo una manciata di città ha visto riconfermata la coalizione amministrativa uscente. È il caso già segnalato di Ancona, unica roccaforte rossa non espugnata. Diverse riconferme in comuni di medie dimensioni del Lazio. Fiumicino e Velletri restano saldamente a guida Pd, ad Aprilia viene rieletto il sindaco espressione di una coalizione civica. A Pomezia i 5 stelle riconquistano il comune già vinto nel 2013. A questi casi più evidenti si può aggiungere Siracusa, dove prevale l'ex vicesindaco della giunta uscente di centrosinistra ma a capo di una coalizione civica senza il Pd.

Questi dati segnalano una difficoltà per le amministrazioni uscenti di essere riconfermate nel ballottaggio. Le ragioni possono essere varie. Quando un sindaco in carica viene costretto al ballottaggio è possibile che ci sia un giudizio contrastato sulla sua azione di governo. La struttura binaria dei ballottaggi crea l'occasione perché si realizzi la convergenza di tutti gli oppositori dell'amministrazione uscente. Con un'affluenza molto bassa (attorno al 47% nazionale in questo secondo turno), la mobilitazione di alcuni elettori dei candidati sconfitti al primo turno può decidere l'elezione del sindaco. Oppure basta la smobilitazione di parte dell'elettorato di riferimento dell'amministrazione uscente.

Come sono andate le sfide

Nei giorni precedenti ai ballottaggi era stato notato come fosse in parte tornata la dinamica sinistra-destra. Inoltre il centrodestra era lo schieramento che portava più candidati nei ballottaggi (19 su 23 sfide). Un vantaggio in teoria, ma tutto da vedere alla prova dei voti.

I 9 scontri tra centrosinistra e centrodestra finiscono 5 a 4 a favore del primo. Oltre alle già citate Ancona, Fiumicino e Velletri, le coalizioni a guida Pd battono il centrodestra a Brindisi e Teramo. Ma questo dato è oscurato dalla conquista storica da parte del centrodestra delle roccaforti toscane (Pisa, Massa, Siena) e di Cinisello Balsamo.

Esito dei ballottaggicontro Cdxcontro Csxcontro M5scontro Civica
Cdx vince a-Pisa, Massa, Siena, Cinisello BalsamoTerni, RagusaCastellammare di Stabia, Viterbo
Csx vince aAncona, Fiumicino, Velletri, Brindisi, Teramo--Altamura
M5s vince aPomezia, AcirealeAvellino, Imola--
Civica vince aMessina, Siracusa, Torre del Greco, Aprilia--Bisceglie

 

Nei 6 scontri tra centrodestra e coalizioni civiche, queste ultime hanno avuto la meglio in 4 ballottaggi. A Messina il centrodestra ufficiale ha perso contro una coalizione di liste civiche di area moderata. A Siracusa al contrario è stato sconfitto da una coalizione civica di centrosinistra, pur senza il Pd. Anche a Torre del Greco e Aprilia i candidati civici hanno prevalso sul centrodestra. Invece a Castellammare di Stabia e a Viterbo i candidati dell'alleanza tra Lega, Fdi e Forza Italia sconfiggono le coalizioni civiche. Due vittorie di peso, in quanto avvenute in due città governate dal centrosinistra nella scorsa consiliatura.

Come di rilievo sono le vittorie del centrodestra contro i 5 stelle in due capoluoghi, Terni (uscente centrosinistra) e Ragusa (uscente lo stesso M5s). Nella città siciliana peraltro non è l'intero schieramento di centrodestra a vincere, ma una coalizione di destra tra Fratelli d'Italia e alcune liste civiche. I cinque stelle battono il centrodestra a Pomezia e Acireale, e vincono entrambi gli scontri diretti con il centrosinistra.

Foto credit: pagina candidato del centrodestra a Siena, Luigi De Mossi

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