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	<title>Germania Archivi - Openpolis</title>
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		<title>I costi dell’affitto e il rischio povertà nei paesi europei</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-costi-dellaffitto-e-il-rischio-poverta-nei-paesi-europei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Feb 2024 08:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=279936</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel vecchio continente è più comune vivere in una casa di proprietà anziché in affitto, anche se la situazione varia molto tra i paesi dell’est e quelli dell’ovest. Come in un circolo vizioso, l’affitto contribuisce al disagio economico di chi già si trova a rischio povertà.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-costi-dellaffitto-e-il-rischio-poverta-nei-paesi-europei/">I costi dell’affitto e il rischio povertà nei paesi europei</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il tema della casa è sentito ovunque ed è trasversale alle classi sociali. Negli ultimi tempi, infatti, il mercato immobiliare (soprattutto degli affitti) nelle grandi città è bloccato, con&nbsp;<a href="https://www.ilsole24ore.com/art/emergenza-abitativa-25-milioni-famiglie-spendono-la-casa-40percento-reddito-disponibile-AESsaB1B" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prezzi più alti rispetto ai redditi</a>&nbsp;medi che si traducono nell’impossibilità per molti di trovare un’abitazione dignitosa in locazione. Una questione che negli ultimi anni ha generato anche proteste diffuse, portando molti media a parlare di una vera e propria “<a href="https://www.valigiablu.it/emergenza-abitativa-italia-piano-casa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">emergenza abitativa</a>”.</p>



<p>Il diritto alla casa è fondamentale. Lo affermano le <a href="https://www.ohchr.org/en/housing" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nazioni unite</a>, evidenziando anche l&#8217;importanza dell&#8217;adeguatezza dell&#8217;abitazione. Quest&#8217;ultima si compone di numerosi indicatori quali la sicurezza legale del contratto d&#8217;affitto, l&#8217;accessibilità economica dell&#8217;alloggio per tutte le categorie sociali, l&#8217;abitabilità della struttura e la disponibilità di servizi e infrastrutture non troppo lontani.</p>



<p><strong>In Europa è ancora prevalente la proprietà rispetto all&#8217;affitto</strong>. Tuttavia si possono notare <strong>differenze consistenti a seconda della condizione socio-economica</strong>. L&#8217;affitto ha infatti un&#8217;incidenza molto maggiore tra chi è a rischio povertà, un fattore che è sì direttamente collegato (chi ha una minore disponibilità economica ha maggiori difficoltà ad acquistare un immobile) ma allo stesso tempo contribuisce al disagio economico, come in un <strong>circolo vizioso</strong>.</p>


<div id="in-europa-7-persone-su-10-vivono-in-case-di-proprieta-il-dato-e-piu-elevato-nei-paesi-dellest-e-piu-basso-in-quelli-nord-occidentali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Le condizioni abitative dei cittadini europei</h3>



<p>In Europa circa 7 persone su 10 abitano in una casa di proprietà. Si tratta di un dato che è rimasto relativamente costante negli anni &#8211; diminuendo in oltre un decennio di soli 2 punti percentuali &#8211; e che appare molto diversificato da paese a paese.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">30,9% </span>delle persone in Ue abita in case in affitto (2022).</p>
			        </section>
		

<div id="in-germania-laffitto-prevale-sulla-proprieta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-germania-oltre-la-meta-della-popolazione-e-in-affitto/">In Germania oltre la metà della popolazione è in affitto</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-germania-oltre-la-meta-della-popolazione-e-in-affitto/">La percentuale di persone che abitano in case in affitto nei paesi membri dell&#8217;Ue (2022)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             aria-labelledby="chart_284812_tab3"><p>I dati si riferiscono alla quota di persone che hanno dichiarato, nel sondaggio Eu-Silc, di vivere in abitazioni in affitto.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/ILC_LVHO02__custom_9717673/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(pubblicati: venerdì 2 Febbraio 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            </div>

			


<p>La <strong>Germania</strong> è l&#8217;unico stato membro in cui l&#8217;affitto è più comune rispetto alla proprietà (riguarda il 53,3% delle persone). Segue l&#8217;Austria con il 48,6%. Molto meno frequente invece nei paesi dell&#8217;est Europa, soprattutto in <strong>Romania</strong> dove quasi il 95% delle persone è proprietario. Anche in Slovacchia, Croazia e Ungheria i valori superano il 90%. </p>



<p>L&#8217;affitto è quindi relativamente più prevalente nell&#8217;Europa nord-occidentale, mentre il sud è più sbilanciato verso la proprietà. Verso est, raggiunge ancora percentuali minime.<strong> L&#8217;Italia, con il 25,7% della popolazione che si dichiara in affitto</strong>, è leggermente al di sotto della media Ue.</p>



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<p>In 17 stati membri su 27 (fanno eccezione Belgio, Slovacchia, Portogallo, Polonia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Italia, Francia e Croazia) la quota di persone in affitto è aumentata tra 2010 e 2022. Soprattutto in Germania e Danimarca, con 7 punti percentuali di differenza. In Ungheria la situazione è rimasta invariata.</p>



<p><strong>Nei paesi del nord Europa, dove l&#8217;affitto è decisamente più comune, sono anche più elevate le quote di persone con case di proprietà che pagano un mutuo</strong>. Questo è il caso soprattutto nei Paesi Bassi e in Svezia, dove rispettivamente il 60,3% e il 50,4% delle persone si trovano in questa condizione (rispetto al totale). Valori bassi si registrano, specularmente, nell&#8217;est Europa, in particolare Romania (1,2%) e Bulgaria (2,4%).</p>


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<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;affitto è più frequente tra chi è già a rischio povertà</h3>



<p><strong>L&#8217;incidenza dell&#8217;affitto nella situazione abitativa delle persone è strettamente correlata con la loro situazione socio-economica</strong>. Chi ha salari più bassi ha maggiori difficoltà ad acquistare case &#8211; e in molti casi può incontrare ostacoli anche nell&#8217;ottenimento di un mutuo. </p>


<div id="strillo-testo-block_2d74f77277f0eec902978499ac48ea10" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Chi guadagna meno è più spesso in affitto, una spesa gravosa.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Tuttavia anche da questo punto si possono osservare differenze significative tra i vari paesi Ue. Alcuni stati presentano divari molto evidenti e <strong>le persone che guadagnano meno e sarebbero a rischio povertà si trovano molto più spesso a sostenere costi che gravano ogni mese sui loro redditi</strong>. In questo modo, si crea un circolo vizioso.</p>



<p>In 8 paesi membri (quasi tutti in Europa settentrionale) l&#8217;affitto è la condizione prevalente tra le persone a rischio povertà, ovvero, secondo <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Glossary:At-risk-of-poverty_rate" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a>, tutti coloro che guadagnano meno del 60% del reddito mediano disponibile.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">77,4% </span>le persone a rischio povertà che vivono in affitto in Austria (2022).</p>
			        </section>
		

<div id="nei-paesi-bassi-il-divario-e-di-436-punti-percentuali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-paesi-bassi-riportano-il-divario-piu-ampio-tra-piu-e-meno-abbienti/">I Paesi Bassi riportano il divario più ampio tra più e meno abbienti</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-paesi-bassi-riportano-il-divario-piu-ampio-tra-piu-e-meno-abbienti/">La differenza dell&#8217;incidenza dell&#8217;affitto tra le due fasce di reddito (2022)</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_284828_tab3"><p>I dati si riferiscono alla differenza, in punti percentuali, tra l&#8217;incidenza che l&#8217;affitto ha nelle due fasce di reddito: chi guadagna meno del 60% del reddito mediano disponibile (ed è quindi a rischio povertà) e chi guadagna di più di tale soglia.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/ILC_LVHO02__custom_9717673/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(pubblicati: venerdì 2 Febbraio 2024)
                                        </p>
                </div>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Il divario più ampio si registra nei <strong>Paesi Bassi</strong>, dove l&#8217;affitto incide per il 23,1% tra chi guadagna più del 60% del reddito mediano e per il 66,7% tra chi guadagna meno. Anche in Francia supera i 40 punti percentuali. In otto paesi, quasi tutti nell&#8217;Europa orientale, la differenza è invece inferiore ai 10. L&#8217;Italia riporta un divario di 16,8 punti: inferiore rispetto a quello degli altri grandi paesi Ue.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/fotografia-di-vista-dellocchio-del-verme-del-grattacielo-Wv6Zg47WF0k" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://unsplash.com/it/foto/fotografia-di-vista-dellocchio-del-verme-del-grattacielo-Wv6Zg47WF0k">Norbert Levajsics</a>&nbsp;&#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-costi-dellaffitto-e-il-rischio-poverta-nei-paesi-europei/">I costi dell’affitto e il rischio povertà nei paesi europei</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nel post-Covid la spesa per l&#8217;istruzione è strategica</title>
		<link>https://www.openpolis.it/nel-post-covid-la-spesa-per-listruzione-e-strategica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Dec 2023 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=261868</guid>

					<description><![CDATA[<p>Finita l'emergenza pandemica, permangono - spesso aggravati - i ritardi e i divari che caratterizzano il nostro sistema educativo. Investire sull'istruzione di bambini e ragazzi va considerata una priorità del paese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/nel-post-covid-la-spesa-per-listruzione-e-strategica/">Nel post-Covid la spesa per l&#8217;istruzione è strategica</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dopo l&#8217;emergenza Covid, la <strong>priorità assegnata all&#8217;istruzione</strong> è destinata a rappresentare un fattore ancora più decisivo per lo sviluppo di un paese.</p>


<div id="laccesso-allistruzione-sara-sempre-piu-una-discriminante-nel-rischio-di-poverta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_41a0283b52b75832a1dd4b8d9985b278" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Nel mondo che cambia, aver avuto accesso all&#8217;istruzione è la discriminante per non restare indietro.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Le crisi degli ultimi anni, dalla pandemia alle guerre, hanno infatti <strong>accelerato molti dei processi in corso</strong>. Dalla transizione energetica a quella digitale, gran parte dei cambiamenti in atto rendono <strong>ineludibile l&#8217;investimento sulle conoscenze e sulle competenze dei cittadini</strong>. Sia che si tratti di padroneggiare le nuove tecnologie nella vita di tutti i giorni, quanto di acquisire competenze specifiche, spendibili nel mondo del lavoro e non solo.</p>



<div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"></div>



<p>Ciò significa che l&#8217;accesso all&#8217;educazione sarà &#8211; più di oggi &#8211; la principale<strong> determinante nella condizione economica e sociale</strong>. È quindi <strong>centrale l&#8217;investimento sul sistema educativo, dai primi anni di vita ai gradi più elevati d&#8217;istruzione</strong>. </p>



<p>Un aspetto da monitorare &#8211; non il solo &#8211; è la <strong>spesa in istruzione</strong>. Questa &#8211; al netto delle necessarie considerazioni sull&#8217;adeguatezza ed efficienza delle risorse impiegate &#8211; rappresenta una <em>proxy</em> della <strong>priorità attribuita dal decisore</strong>, nazionale e locale, <strong>all&#8217;impegno per l&#8217;educazione dei più giovani</strong>. </p>



<p>Abbiamo approfondito nel confronto a livello europeo, rilevando<strong> forti differenze</strong> tra la quota di spesa pubblica assegnata dai paesi al comparto dell&#8217;istruzione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gli effetti di ritardi e divari educativi</h3>



<p>Già oggi il <strong>livello di istruzione ricevuto è uno dei maggiori fattori di disuguaglianza</strong>. Per chi viene da una famiglia con meno mezzi economici, sociali e culturali, è infatti più probabile finire in un percorso di dispersione scolastica. In terza media, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/limpatto-della-condizione-familiare-sui-risultati-scolastici/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">oltre un quarto degli studenti di condizione svantaggiata si attesta sul livello di apprendimento più basso in italiano</a>. A fronte dei coetanei di famiglie benestanti, la cui quota scende sotto al 5%. </p>


<div id="nel-2008-oltre-la-meta-dei-giovani-che-avevano-abbandonato-aveva-un-lavoro-nel-2020-solo-un-1-su-3-investire-sullistruzione-di-qualita-per-tutti-e-una-priorita" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Questo processo di dispersione in tanti casi culmina nell&#8217;<strong>abbandono precoce degli studi</strong>. Solo che, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/crolla-il-tasso-di-occupazione-tra-i-giovani-che-hanno-lasciato-la-scuola-prima-del-tempo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">a differenza di 15 o 20 anni fa, la possibilità di occupazione per i giovani che hanno abbandonato gli studi o la formazione è molto più bassa</a>. Se ancora nel 2008 il 51% dei giovani con al massimo la licenza media era occupato, nel 2020 &#8211; nel primo anno di emergenza Covid &#8211; la quota è scesa al 33,2%.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">33,2% </span>il tasso di occupazione nel 2020 tra i 18-24enni che in Italia hanno lasciato la scuola prima del tempo. Nel 2008 era il 51% (quasi 18 punti in più).</p>
			        </section>
		


<p>Le tendenze in corso delineano <strong>un quadro nel quale è in aumento la distanza tra chi ha avuto l&#8217;accesso all&#8217;istruzione e chi no</strong>. Per questo l&#8217;investimento su un&#8217;istruzione di qualità per tutti è prioritario.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I divari a livello europeo nella spesa per istruzione</h3>



<p>Nel febbraio 2021 il consiglio dell&#8217;Ue ha stabilito il nuovo quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione, in vista del 2030. Con <strong>nuovi obiettivi cui ciascun paese deve tendere nel corso del decennio</strong>.</p>


<p></p>
<h2 id="tablepress-4399-name" class="tablepress-table-name tablepress-table-name-id-4399">I 7 nuovi traguardi Ue su istruzione e formazione</h2>

<table id="tablepress-4399" class="tablepress tablepress-id-4399 w-100 mt-20" aria-labelledby="tablepress-4399-name">
<thead>
<tr class="row-1">
	<th class="column-1">Tema</th><th class="column-2">Traguardo Ue</th><th class="column-3">Anno obiettivo</th>
</tr>
</thead>
<tbody class="row-striping row-hover">
<tr class="row-2">
	<td class="column-1">Scarsi risultati nelle competenze di base</td><td class="column-2">Meno del 15% i 15enni scarsi in lettura, matematica e scienze</td><td class="column-3">entro il 2030</td>
</tr>
<tr class="row-3">
	<td class="column-1">Scarsi risultati nelle competenze digitali</td><td class="column-2">Meno del 15% alunni III media con scarse competenze digitali</td><td class="column-3">entro il 2030</td>
</tr>
<tr class="row-4">
	<td class="column-1">Educazione e cura prima infanzia</td><td class="column-2">≥96% bambini 3-5 anni in istruzione e cura prima infanzia</td><td class="column-3">entro il 2030</td>
</tr>
<tr class="row-5">
	<td class="column-1">Abbandono precoce istruzione e formazione</td><td class="column-2">Meno del 9% 18-24enni con al massimo licenza media</td><td class="column-3">entro il 2030</td>
</tr>
<tr class="row-6">
	<td class="column-1">Completamento istruzione terziaria</td><td class="column-2">≥45% 25-34enni con istruzione terziaria</td><td class="column-3">entro il 2030</td>
</tr>
<tr class="row-7">
	<td class="column-1">Apprendimento per i diplomati IFP</td><td class="column-2">≥60% neodiplomati Ifp che hanno accesso al lavoro</td><td class="column-3">entro il 2025</td>
</tr>
<tr class="row-8">
	<td class="column-1">Partecipazione adulti all'apprendimento</td><td class="column-2">≥47% 25-64enni che hanno partecipato all'apprendimento</td><td class="column-3">entro il 2025</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<!-- #tablepress-4399 from cache -->
<p></p>


<p>In questa risoluzione, il <strong>legame tra spesa in istruzione e qualità e inclusività dei sistemi educativi</strong> è stato sottolineato chiaramente.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Investimenti efficaci ed efficienti nell’istruzione e nella formazione sono un prerequisito per migliorare la qualità e l’inclusività dei sistemi di istruzione e formazione (&#8230;) può contribuire alla ripresa dalla crisi attuale e favorire le transizioni verde e digitale del settore dell’istruzione e della formazione.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32021G0226(01)&#038;from=EN" target="_blank">&#8211; Risoluzione del Consiglio europeo, 26 febbraio 2021</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Il <strong>rapporto tra spesa pubblica in educazione e Pil</strong> &#8211; anche se non consente una valutazione qualitativa sull&#8217;impiego delle risorse &#8211; offre comunque un&#8217;approssimazione di quanto il comparto sia considerato prioritario.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-il-pil/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cos&#8217;è il Pil
<br><strong>Vai al glossario</strong></a>.</p>
        </section>
		




<div id="in-3-paesi-ue-la-spesa-in-istruzione-supera-il-6-del-pil-svezia-belgio-e-danimarca" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>In media la spesa per l&#8217;istruzione ha rappresentato nel 2021 il <strong>4,8% del prodotto interno lordo dei paesi Ue</strong>. Una quota profondamente variabile tra i diversi stati membri. In 3 di questi (Svezia, Belgio e Danimarca) supera quota 6%. Poco sotto questa soglia anche Estonia, Slovenia e Finlandia.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-svezia-belgio-e-danimarca-la-spesa-in-istruzione-supera-il-6-del-pil/">In Svezia, Belgio e Danimarca la spesa in istruzione supera il 6% del Pil</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-svezia-belgio-e-danimarca-la-spesa-in-istruzione-supera-il-6-del-pil/">Percentuale di spesa pubblica in educazione rispetto al Pil (2021)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_261878_tab3"><p>I dati, raccolti da Eurostat per i diversi paesi europei, fanno riferimento alla classificazione internazionale della spesa pubblica per funzione (<a href="https://www.istat.it/it/archivio/6427" target="_blank" rel="noopener">Cofog</a>).</p>
<p>Dati 2021 provvisori per Germania, Francia, Spagna e Portogallo.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br>(pubblicati: giovedì 27 Aprile 2023)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-261878"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Dieci paesi, tra cui l&#8217;<strong>Italia</strong>, si trovano al di sotto della media europea. Il nostro paese, insieme a <strong>Grecia</strong>, <strong>Romania</strong> e <strong>Irlanda</strong> si colloca nelle ultime posizioni. Italia e Grecia si attestano nel 2021 al 4,1%, per gli altri 2 stati invece la spesa in istruzione rappresenta circa il 3% del Pil.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">10 </span>i paesi che nel 2021 hanno speso in istruzione in rapporto al Pil meno della media Ue.</p>
			        </section>
		

<div id="litalia-nel-2021-ha-speso-il-41-del-pil-in-istruzione-meno-della-media-ue" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>La quota di Pil speso dall&#8217;Italia in istruzione <strong>non è inferiore solo alla media europea</strong>, ma anche nel confronto con gli altri maggiori stati Ue. Per avere un termine di paragone, nel 2021, la <strong>Germania</strong> ha destinato all&#8217;educazione il 4,5% del prodotto interno lordo, la <strong>Francia</strong> più del 5%.</p>



<p>Non si tratta di una tendenza nuova. Dal 2010 tra i 3 grandi stati del continente l&#8217;Italia è quella con la spesa inferiore in rapporto al Pil.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2021-litalia-ha-speso-in-educazione-il-41-del-pil/">Nel 2021 l’Italia ha speso in educazione il 4,1% del Pil</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2021-litalia-ha-speso-in-educazione-il-41-del-pil/">Percentuale di spesa in istruzione rispetto al Pil (2005-21)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br>(pubblicati: giovedì 27 Aprile 2023)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/12/nel-2021-litalia-ha-speso-in-educazione-il-41-del-pil.png" target="_blank" download></a>
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                            <p><label for="embed-chart-262026"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-262026" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/nel-2021-litalia-ha-speso-in-educazione-il-41-del-pil/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Uno degli effetti della grande recessione del 2008, <a href="https://www.openpolis.it/litalia-spende-meno-della-media-europea-in-educazione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come abbiamo avuto modo di raccontare</a>, fu una pressione sui <strong>bilanci pubblici degli stati</strong>. Con una conseguente contrazione anche della quota di spesa pubblica dedicata all&#8217;istruzione.</p>


<div id="investire-sullistruzione-e-una-priorita-del-paese" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Nel corso degli ultimi anni, la spesa italiana si è <strong>riassestata sopra quota 4%</strong>. Ma resta ancora al di sotto della media europea e di quella di tutti i maggiori paesi dell&#8217;Unione. </p>



<p>Per un paese che sconta una serie di <strong>ritardi e divari interni di lungo periodo</strong>, dagli <a href="https://www.openpolis.it/cosa/asili-nido/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">asili nido</a> alla <a href="https://www.openpolis.it/cosa/scuola/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scuola</a> fino all&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/dietro-i-pochi-laureati-ce-anche-un-problema-di-divari-territoriali/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">accesso all&#8217;università</a>, l&#8217;investimento su questo comparto non è rinviabile.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati </p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spese_istruz_agg_2023/spese_istruz_agg_2023.xls" target="_blank" rel="noopener">Spese in istruzione</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell&#8217;Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l&#8217;impresa sociale Con i Bambini nell&#8217;ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell&#8217;articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l&#8217;obiettivo di creare un&#8217;unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla spesa in istruzione sono di fonte Eurostat.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.flickr.com/photos/comunere/50407628372/in/album-72157716215128586/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comune di Reggio Emilia (Flickr)</a> &#8211; <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/nel-post-covid-la-spesa-per-listruzione-e-strategica/">Nel post-Covid la spesa per l&#8217;istruzione è strategica</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Europa torna a litigare sui migranti ma la ricerca di un colpevole non aiuta</title>
		<link>https://www.openpolis.it/leuropa-torna-a-litigare-sui-migranti-ma-la-ricerca-di-un-colpevole-non-aiuta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Sep 2023 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=271710</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con l'aumento del numero di sbarchi gli stati membri dell'Unione europea tornano ad accusarsi reciprocamente. In questo contesto e con le elezioni europee alle porte il lavoro della commissione per promuovere nuove regole appare sempre più difficile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/leuropa-torna-a-litigare-sui-migranti-ma-la-ricerca-di-un-colpevole-non-aiuta/">L&#8217;Europa torna a litigare sui migranti ma la ricerca di un colpevole non aiuta</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Come è noto nel 2023 il <strong>numero di <a href="https://www.openpolis.it/il-caos-sulla-gestione-dellaccoglienza-crea-un-clima-di-ostilita-verso-i-migranti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">arrivi</a> di profughi e richiedenti asilo è notevolmente aumentato</strong>, almeno in Italia. Gli scorsi anni tuttavia non sono stati sfruttati per riformare il sistema, né in Italia né in Europa. </p>
</p>
<p>L&#8217;incapacità di gestire la prima accoglienza, così come i ricollocamenti e i movimenti secondari in Europa ha messo in evidenza <strong>l&#8217;inadeguatezza del modello attuale</strong>, dando adito a <strong>polemiche e recriminazioni tra stati membri e con le istituzioni europee.</strong></p>
</p>
<p><strong>Nel denunciare le contraddizioni delle politiche altrui però ciascun attore si è guardato bene dal porre la questione in prospettiva,</strong> sorvolando sulle proprie negligenze e responsabilità. Ma la questione può essere affrontata solo allargando la prospettiva e ammettendo che il fenomeno è comune ai paesi europei ma le problematiche che ciascuno si trova ad affrontare possono essere di natura diversa.</p>
</p>
<p><div id="gli-stati-della-frontiera-meridionale-devono-gestire-gli-arrivi-di-migranti-via-mare-questo-pero-non-vuol-dire-che-siano-anche-quelli-che-ricevono-piu-richieste-di-asilo" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Sbarchi e richieste di asilo</h3>
</p>
<p><strong>Sono diverse le problematiche che devono essere affrontate dagli stati membri che si trovano alla frontiera meridionale dell&#8217;Unione europea (Ue).</strong> Grecia, Spagna, Italia ma anche Malta e Cipro e sono inevitabilmente i paesi che devono gestire gli <strong>sbarchi dal nord Africa e dal medio oriente.</strong> <strong>Questo però non vuol dire che siano anche quelli che ricevono più richieste di asilo</strong>, con buona pace della retorica dell&#8217;invasione.</p>
</p>
<p><strong>Nel corso del 2022 gli arrivi di migranti irregolari registrati da <a href="https://data2.unhcr.org/en/situations/mediterranean" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Unhcr</a> in questi paesi sono stati poco meno di 160mila.</strong> Un dato che, per quanto elevato, non rappresenta <strong>neanche il 20% delle quasi 900mila richieste di asilo</strong> che sono state presentate in prima istanza nei paesi del&#8217;Unione europea nello stesso periodo.</p>
</p>
<p><div id="nel-2022-litalia-era-al-quinto-posto-in-europa-per-numero-di-richieste-di-asilo-di-piu-ne-hanno-ricevute-la-germania-la-francia-la-spagna-e-persino-laustria" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Da un lato dunque è senza dubbio vero che i paesi di primo ingresso possono trovarsi in forte difficoltà nel gestire un numero consistente di arrivi, come accade in queste settimane in Italia. Al contempo però <strong>sono altri i paesi che quest&#8217;anno, come nei precedenti, hanno ricevuto il maggior numero di richieste di asilo.</strong></p>
</p>
<p>Stando ai dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/7ef7b8bf-2a55-4fe0-a170-308eb40922e6?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a>, infatti, lo scorso anno <strong>l&#8217;Italia era solo il quinto paese in Europa per numero di richieste di asilo, con poco più di 77mila domande.</strong> Al primo posto invece la Germania, con quasi 218mila domande, e poi la Francia (137mila), la Spagna (116mila) e addirittura l&#8217;Austra (109mila).</p>
</p>
<p>È bene considerare inoltre che, a parte il caso dell&#8217;Austria, il 2022 non ha rappresentato un caso particolare. Osservando i dati sul primo semestre dell&#8217;anno, in modo da poter considerare anche il 2023, si osserva in effetti che l&#8217;Italia non è mai stata il primo paese per numero di richieste di asilo.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">150mila </span>le richieste di asilo presentate in Germania nel primo semestre del 2023. Nello stesso periodo in Italia sono state 59mila.</p>
</section>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/francia-e-germania-gestiscono-molte-piu-richieste-di-asilo-dellitalia/">Francia e Germania gestiscono molte più richieste di asilo dell&#8217;Italia</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/francia-e-germania-gestiscono-molte-piu-richieste-di-asilo-dellitalia/">Le richieste di asilo presentate in Germania, Francia e Italia tra 2014 e 2023 a livello annuale e in relazione al primo semestre</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/b3a182d2-f958-4306-868e-d1866384b7b3?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(consultati: giovedì 14 Settembre 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/09/francia-e-germania-gestiscono-molte-piu-richieste-di-asilo-dellitalia.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-271717"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Certo è vero che negli anni di maggiore afflusso (2015-2017) l&#8217;Italia si è trovata al secondo posto, con un numero di richieste maggiore rispetto a Francia e Spagna. In anni più recenti però il dato è sceso significativamente, come d&#8217;altronde è avvenuto con gli sbarchi. <strong>A metà 2020, ad esempio, l&#8217;Italia aveva ricevuto meno di 10mila richieste di asilo, mentre in Germania e Spagna erano circa 5 volte di più e in Francia 4.</strong></p>
</p>
<p><div id="confrontando-il-numero-di-richieste-di-asilo-con-la-popolazione-residente-in-ciascun-paese-membro-litalia-si-posiziona-solo-al-diciottesimo-posto" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div id="strillo-testo-block_87d4bdca297006c175db9c8848027be8" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Rispetto alla popolazione, l’Italia è al diciottesimo posto in Europa per richieste di asilo.</p>
</section></div>
</p>
<p>La questione peraltro non migliora osservando il <strong>numero di richieste <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/73295ce7-58ab-4abd-9b51-e470502541b4?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rispetto alla popolazione</a>.</strong> Certo in questi termini la <strong>Germania</strong> passa dal primo al <strong>decimo posto</strong> e la <strong>Francia</strong> <strong>al tredicesimo</strong> tra i paesi europei. <strong>L&#8217;Italia</strong> comunque non fa meglio posizionandosi al <strong>diciassettesimo</strong> posto.</p>
</p>
<p>Al di là delle recenti polemiche di Francia e Germania in tema di ricollocamenti, questi dati ci aiutano a <strong>mettere a fuoco un fenomeno che troppo spesso osserviamo esclusivamente dal nostro punto di vista.</strong></p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Una prospettiva europea</h3>
</p>
<p><strong>Da una prospettiva nazionale infatti ciascuno può evidenziare le proprie ragioni e le criticità altrui.</strong> L&#8217;Italia ad esempio critica i paesi che si sono <a href="https://www.editorialedomani.it/politica/italia/governo-non-rispetta-le-regole-ma-da-la-colpa-a-parigi-e-berlino-sdhlgrmw" target="_blank" rel="noreferrer noopener">chiamati fuori</a> dal sistema di ricollocamento volontario, mentre questi sostengono che Roma <a href="https://www.repubblica.it/cronaca/2023/09/15/news/migranti_sbarchi_redistribuzione_europa-414529277/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">violi consapevolmente il regolamento di Dublino</a>. </p>
</p>
<p>Certo <strong>è argomento comunque che le regole di Dublino non abbiano mai funzionato opportunamente.</strong> <strong>Quelle però, per quanto criticabili, restano norme che producono degli obblighi giuridici. Al contrario il <a href="https://home-affairs.ec.europa.eu/policies/migration-and-asylum/migration-management/relocation-eu-solidarity-practice_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sistema di ricollocamento</a> è stato ideato proprio per superare le criticità di Dublino, ma si tratta appunto di uno strumento volontario.</strong> Gli stati membri che intendano rimangiarsi la parola data dunque compiono un atto politicamente criticabile ma perfettamente lecito da un punto di vista giuridico.</p>
</p>
<p><div id="in-europa-nel-2023-le-richieste-di-asilo-sono-aumentate-del-294-un-dato-elevato-ma-non-tale-da-far-parlare-di-emergenza" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p><strong>Eppure visto da un punto di vista europeo l&#8217;aumento del numero di migranti nel 2023 appare sì considerevole ma certo non critico</strong> come dalla prospettiva di alcuni stati membri.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">29,4% </span>l&#8217;aumento percentuale del numero di richieste di asilo in Europa tra 2022 e 2023. Un dato elevato ma non paragonabile all&#8217;aumento degli sbarchi in Italia.</p>
</section>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lunione-europea-e-le-richieste-di-asilo-negli-ultimi-10-anni/">L&#8217;Unione europea e le richieste di asilo negli ultimi 10 anni</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lunione-europea-e-le-richieste-di-asilo-negli-ultimi-10-anni/">Le richieste di asilo presentate in paesi dell&#8217;Unione europea tra il 2014 e il 2023 distinte tra primo e secondo semestre</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_271712_tab1" role="tab" aria-controls="chart_271712_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lunione-europea-e-le-richieste-di-asilo-negli-ultimi-10-anni/">L&#8217;Unione europea e le richieste di asilo negli ultimi 10 anni &#8211; Le richieste di asilo presentate in paesi dell&#8217;Unione europea tra il 2014 e il 2023 distinte tra primo e secondo semestre</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/b3a182d2-f958-4306-868e-d1866384b7b3?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(consultati: giovedì 14 Settembre 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/09/lunione-europea-e-le-richieste-di-asilo-negli-ultimi-10-anni.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-271712"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-271712" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><strong>Nonostante questo è proprio a livello europeo che si faticano a trovare soluzioni.</strong> <strong>Eppure l&#8217;Ue dispone delle competenze</strong> necessarie per incidere su questa materia, anzi i trattati prevedono esplicitamente che assuma questo ruolo.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>L&#8217;Unione sviluppa una politica comune in materia di asilo, di protezione sussidiaria e di protezione temporanea, volta a offrire uno status appropriato a qualsiasi cittadino di un paese terzo che necessita di protezione internazionale e a garantire il rispetto del principio di non respingimento.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:12012E/TXT:it:PDF" target="_blank">&#8211; Trattato sul funzionamento dell&#8217;Unione europea, articolo 78</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p><strong>Certo le maggiori responsabilità possono essere attribuite comunque agli stati membri, visto che è stato proprio il <a href="https://www.openpolis.it/parole/qual-e-la-differenza-tra-consiglio-europeo-e-consiglio-dellunione-europea/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">consiglio</a> a non permettere che non venisse approvata la <a href="https://www.openpolis.it/unione-europea-discorsi-dodio-e-riforma-del-sistema-di-dublino/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">riforma del regolamento di Dublino</a> del 2017.</strong> In effetti l&#8217;organo non si è neanche esposto con un voto contrario, evitando semplicemente di discutere la proposta finché le elezioni europee del 2019 non l&#8217;hanno resa obsoleta.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_af0ef1a8d9d1e585b38ad20356995944" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>L&#8217;Ue appare molto in difficoltà nel riformare il sistema di Dublino.</p>
</section></div>
</p>
<p>Al contempo però il potere di iniziativa legislativa, nell&#8217;Ue, spetta alla commissione che nel corso della legislatura attuale si è mossa molto prudentemente. <strong>Certo nel 2020 von der Leyen ha proposto un <a href="https://home-affairs.ec.europa.eu/policies/migration-and-asylum/new-pact-migration-and-asylum_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nuovo patto sulle migrazioni</a> ma ad oggi gli aspetti più importanti del sistema di Dublino non sono stati modificati.</strong> Lo scorso giugno il consiglio ha finalmente trovato un <a href="https://italy.representation.ec.europa.eu/notizie-ed-eventi/notizie/dichiarazione-sullaccordo-politico-sul-nuovo-patto-sulla-migrazione-e-lasilo-2023-06-09_it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">accordo</a>, secondo alcuni a <a href="https://www.amnesty.it/il-patto-europeo-sulla-migrazione-riduce-la-protezione-per-coloro-che-cercano-asilo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ribasso</a>, che sembrava sbloccare la situazione di stallo. Tuttavia il patto è composto di varie parti tra loro interconnesse. E mentre alcune poroposte di legge avanzano altre si trovano in una condizione di stallo, come ha denunciato negli scorsi giorni il <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20230919IPR05510/parliament-insists-on-starting-negotiations-with-the-council" target="_blank" rel="noreferrer noopener">parlamento europeo</a>.</p>
</p>
<p>Più in generale poi la commissione <a href="https://home-affairs.ec.europa.eu/system/files/2023-06/Political%20agreement%20on%20the%20key%20pillars%20of%20the%20New%20Pact%20on%20Migration%20and%20Asylum_en.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prevede</a> di portare a conclusione le varie politiche che compongono il patto sulle migrazioni intorno ad aprile 2024. Ma <strong>con le elezioni politiche europee previste per il giugno successivo </strong>è prevedibile che la questione diventerà oggetto di scontro nella campagna elettorale. Certo bisogna augurarsi che questo non comprometta l&#8217;approvazione di nuove regole comuni ma <strong>è lecito attendersi che la questione possa nuovamente essere rimandata alla prossima legislatura.</strong></p>
</p>
<p><strong>Foto:</strong> <a href="https://www.governo.it/it/media/meloni-e-von-der-leyen-visita-lampedusa/23593" target="_blank" rel="noreferrer noopener">governo.it</a></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/leuropa-torna-a-litigare-sui-migranti-ma-la-ricerca-di-un-colpevole-non-aiuta/">L&#8217;Europa torna a litigare sui migranti ma la ricerca di un colpevole non aiuta</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La crescita dei divari nelle competenze alfabetiche dei bambini</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-crescita-dei-divari-nelle-competenze-alfabetiche-dei-bambini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Sep 2023 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=259486</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'ultima rilevazione internazionale sulle competenze in lettura nelle scuole primarie mostra un quadro di luci e ombre. L'Italia è sopra la media, ma il peggioramento rispetto al pre-Covid è significativo e rimangono ampi i divari territoriali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-crescita-dei-divari-nelle-competenze-alfabetiche-dei-bambini/">La crescita dei divari nelle competenze alfabetiche dei bambini</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra pochi giorni, l&#8217;8 settembre, ricorre la <a href="https://www.unesco.org/en/days/literacy" target="_blank" rel="noreferrer noopener">giornata internazionale dell&#8217;alfabetizzazione</a>. Una giornata istituita dall&#8217;Unesco nel 1967, per ricordare quanto un livello di competenze alfabetiche adeguato sia un<strong> elemento essenziale per l&#8217;effettiva tutela dei diritti umani</strong>.</p>
<div id="chi-ha-carenze-nelle-competenze-alfabetiche-e-piu-vulnerabile" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Come sottolineato dall&#8217;<a href="https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000382649" target="_blank" rel="noreferrer noopener">agenzia delle Nazioni unite</a>, <strong>chi ha carenze nella lettura</strong>, nella comprensione di un testo e nella scrittura è<strong> più vulnerabile nella gestione di aspetti basici della vita quotidiana</strong>, dal lavoro alla salute. La mancanza di questi strumenti di base espone a situazioni di precarietà e ne amplifica i rischi. Al contrario, un livello di competenze alfabetiche adeguato &#8211; oltre a costituire la base del diritto all&#8217;istruzione &#8211; è anche il <strong>primo presupposto per migliorare la condizione di partenza e <a href="https://www.openpolis.it/parole/quali-sono-le-cause-della-poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sradicare la povertà</a></strong>.</p>
<p>Per questo motivo, <strong>potenziare i risultati nelle competenze alfabetiche è cruciale fin dai primi livelli di istruzione</strong>. Una delle ultime rilevazioni internazionali su questi aspetti ha mostrato una <strong>situazione più favorevole del nostro paese</strong> rispetto ad altri in Ue. Allo stesso tempo, i <strong>divari educativi interni al territorio nazionale sono ancora molto ampi</strong>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;Italia nell&#8217;ultima rilevazione Iea-Pirls</h3>
<p>Dal 2001, ogni 5 anni, viene condotta un&#8217;indagine che ha come obiettivo <strong>monitorare nel tempo i livelli di apprendimento nei paesi partecipanti</strong>. È promossa da <a href="https://www.iea.nl/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iea</a>, consorzio internazionale che associa istituti di ricerca, agenzie governative e studiosi attivi sui temi dell&#8217;istruzione.</p>
<div id="9-anni-leta-in-cui-gli-studenti-dovrebbero-passare-da-imparare-a-leggere-a-leggere-per-imparare" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>In particolare di quelli alfabetici, con i <a href="https://www.invalsi.it/invalsi/ri/pirls2021/index.php?page=pirls2021_it_00" target="_blank" rel="noreferrer noopener">test Pirls</a> (<em>Progress in international reading literacy study</em>). Questa indagine serve a verificare la<strong> capacità degli studenti al quarto anno di scuola</strong> &#8211; da noi la quarta primaria, quindi bambini di 9-10 anni &#8211; <strong>di saper leggere</strong> e <strong>comprendere un testo scritto</strong>. La scelta dell&#8217;età non è casuale. Si tratta di alunni che &#8211; in base al programma di studi &#8211; dovrebbero aver già imparato a leggere negli anni precedenti. E che quindi, a condizioni ordinarie, dovrebbero essere anche in grado di <strong>utilizzare la lettura come strumento per apprendere</strong>.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>È tipicamente in questa fase, infatti, che gli studenti passano dall’«imparare a leggere» al «leggere per imparare».</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.invalsi.it/invalsi/ri/pirls2021/index.php?page=pirls2021_it_00" target="_blank">&#8211; Invalsi, L&#8217;indagine Iea-Pirls 2021</a>
									            </div>
</section>
<p>A maggio di quest&#8217;anno sono stati rilasciati i risultati dell&#8217;<a href="https://www.iea.nl/news-events/news/release-pirls-2021-international-report-postponed-2023" target="_blank" rel="noreferrer noopener">edizione 2021 del test</a>. Nonostante il ritardo nella pubblicazione, si tratta dell&#8217;unica indagine internazionale di questo tipo somministrata durante l&#8217;emergenza Covid. Perciò offre una <strong>chiave interpretativa utile per comprendere la condizione educativa degli studenti nella pandemia</strong>.&nbsp;</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">7.419 </span>gli alunni di quarta primaria che hanno partecipato ai test Iea-Pirls 2021 In Italia.</p>
</section>
<div id="nellultima-rilevazione-internazionale-per-litalia-un-quadro-di-luci-e-ombre" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>In questa rilevazione per l&#8217;Italia emerge un <strong>quadro di luci e ombre.</strong> Vi sono una serie di aspetti positivi che meritano di essere sottolineati. Uno di quelli che è <a href="https://tg24.sky.it/salute-e-benessere/2023/05/16/bambini-scuola-primaria-italia-indagine-iea-pirls-2021" target="_blank" rel="noreferrer noopener">emerso di più anche nel dibattito pubblico </a>è che il punteggio medio italiano (537 punti) è risultato superiore a quello di altri maggiori paesi dell&#8217;Ue. </p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nella-lettura-in-quarta-elementare-italia-meglio-di-altri-paesi-ue/">Nella lettura in quarta elementare, Italia meglio di altri paesi Ue</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nella-lettura-in-quarta-elementare-italia-meglio-di-altri-paesi-ue/">Punteggio medio in lettura al quarto anno di istruzione (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Iea-Pirls                                                                <br />(pubblicati: martedì 16 Maggio 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/09/nella-lettura-in-quarta-elementare-italia-meglio-di-altri-paesi-ue.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-259745"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-259745" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Tuttavia l&#8217;aspetto più interessante è che il nostro sistema educativo, almeno alle elementari, <strong>appare relativamente più equo nei rendimenti</strong>, sempre nel confronto internazionale. </p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">537 </span>il punteggio medio italiano nel 2021.</p>
</section>
<p>Il punteggio medio degli alunni del nostro paese (537 punti) è frutto di una media tra i risultati delle oltre settemila bambine e bambini partecipanti. Per il nostro paese la <strong>distanza tra gli estremi della distribuzione </strong>(i migliori e i peggiori, per intendersi) è risultata <strong>più contenuta rispetto ad altri paesi.</strong> </p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>(&#8230;) i nostri studenti sono infatti caratterizzati da una differenza di punteggio tra gli estremi della distribuzione (219 punti) relativamente contenuta rispetto alla differenza che si rileva in altri Paesi la cui media non si differenzia in modo significativo da quella italiana, come Norvegia, Danimarca, Repubblica Ceca (Paesi nei quali questa differenza è superiore ai 240 punti) e Bulgaria (292 punti)</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.invalsi.it/invalsi/ri/pirls2021/documenti/RappNaz/PIRLS2021_RapportoNazionale.pdf" target="_blank">&#8211; Invalsi, Rapporto nazionale Pirls 2021</a>
									            </div>
</section>
<p>Una tendenza positiva, che però &#8211; anche come conseguenza della pandemia &#8211; si scontra con un <strong>peggioramento dei risultati</strong> e con <strong>divari territoriali in crescita </strong>rispetto agli anni scorsi.</p>
<div id="537-il-punteggio-dellitalia-nel-2021-meglio-della-media-ma-in-calo-rispetto-al-2016" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Gli effetti della pandemia sulle competenze alfabetiche</h3>
<p>La rilevazione ha fatto emergere anche <strong>diverse criticità</strong>. Il punteggio di 537 conseguito in media dall&#8217;Italia consente al nostro paese di posizionarsi al di sopra di altri maggiori paesi Ue, come Francia e Germania, nel 2021. </p>
<p>Ma la tendenza alimentata dalla pandemia, nel nostro e in altri paesi, indica un<strong> peggioramento delle competenze alfabetiche tra i bambini delle elementari</strong>.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">21 su 32 </span>i paesi in calo tra 2016 e 2021. Solo in 3 c&#8217;è stato un miglioramento, in altri 8 la variazione non è stata significativa.</p>
</section>
<p><strong>Tra 2016 e 2021 l&#8217;Italia ha conseguito un risultato medio di 11 punti inferiore</strong>: da 548 a 537. Tra i maggiori paesi europei <strong>anche la Germania mostra un netto peggioramento</strong> (-13 punti), <strong>mentre per la Francia la variazione non è statisticamente significativa</strong>.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lettura-rendimenti-in-calo-nella-prima-rilevazione-internazionale-post-covid/">Lettura, rendimenti in calo nella prima rilevazione internazionale post-Covid</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lettura-rendimenti-in-calo-nella-prima-rilevazione-internazionale-post-covid/">Punteggio medio in lettura al quarto anno di istruzione nei maggiori paesi Ue (2001-21)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_259747_tab1" role="tab" aria-controls="chart_259747_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_259747_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/lettura-rendimenti-in-calo-nella-prima-rilevazione-internazionale-post-covid/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/09/lettura-rendimenti-in-calo-nella-prima-rilevazione-internazionale-post-covid.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lettura-rendimenti-in-calo-nella-prima-rilevazione-internazionale-post-covid/">Lettura, rendimenti in calo nella prima rilevazione internazionale post-Covid &#8211; Punteggio medio in lettura al quarto anno di istruzione nei maggiori paesi Ue (2001-21)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Iea-Pirls                                                                <br />(pubblicati: martedì 16 Maggio 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/09/lettura-rendimenti-in-calo-nella-prima-rilevazione-internazionale-post-covid.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-259747"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-259747" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Per l&#8217;Italia<strong> il calo nelle competenze alfabetiche ha anche una matrice territoriale</strong>. Sono soprattutto gli studenti dell&#8217;Italia settentrionale ad aver visto un peggioramento tra prima e dopo la pandemia. Nelle scuole del nord-ovest e del nord-est il punteggio medio è calato rispettivamente di -11 e -15 punti tra 2016 e 2021.</p>
<div id="strillo-testo-block_e6350061a770d4dc5397fe1a2623d4f6" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Si allargano i divari territoriali nella capacità di lettura e comprensione dei testi.</p>
</section></div>
<p>Allo stesso tempo, mentre<strong> i punteggi dell&#8217;Italia centro-settentrionale tengono comunque il passo con gli standard internazionali</strong>, quelli del mezzogiorno rimangono molto indietro. Nelle rilevazioni Iea-Pirls 2021, superano i 540 punti le aree del nord-ovest (punteggio medio 550), nord-est (542) e centro (543). <strong>Molto lontani sud </strong>(527) &#8211; la ripartizione territoriale che nella classificazione Invalsi comprende Abruzzo, Campania, Molise e Puglia &#8211; <strong>e sud e isole </strong>(513). Quest&#8217;ultima include Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia.</p>
<p>La<strong> tendenza all&#8217;allargamento di questi divari</strong> appare piuttosto evidente sul lungo periodo.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>(&#8230;) il gap tra le due aree geografiche che conseguono rispettivamente il risultato migliore (Nord Ovest) e quello più basso (Sud Isole) è oggi triplicato: 36 punti nel 2021 rispetto a 12 punti nel 2006.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.invalsi.it/invalsi/ri/pirls2021/documenti/RappNaz/PIRLS2021_RapportoNazionale.pdf" target="_blank">&#8211; Invalsi, Rapporto nazionale Pirls 2021</a>
									            </div>
</section>
<div id="il-problema-principale-restano-i-divari-interni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">I divari interni che restano sulle competenze alfabetiche</h3>
<p>I dati Iea-Pirls, essendo ricavati da un campione limitato di alunni e scuole, possono ricostruire solo fino a un certo punto l&#8217;ampiezza delle distanze territoriali esistenti nel paese.</p>
<p>Per questo le <strong>rilevazioni dei test Invalsi</strong>, condotte ogni anno, sono particolarmente preziose, consentendo una maggiore profondità locale. Sebbene il dato comunale abbia comunque dei limiti (viene rilasciato normalmente solo in presenza di almeno 2 plessi oppure 2 istituti per comune) si tratta dell&#8217;informazione con maggiore granularità oggi disponibile in formato aperto.</p>
<p>Nell&#8217;anno scolastico 2021/22, nelle prove di quinta elementare, è emerso che<strong> i 10 capoluoghi con i punteggi più bassi in italiano erano tutti <strong>situati</strong> nel mezzogiorno</strong>. Si tratta di <strong>Crotone</strong> (181,36), Trapani (187,45), Foggia (187,76), Palermo (188,34), Catania (189,58), Agrigento (190,08), Messina (190,84), Enna (191,40), Napoli (191,88) e Caltanissetta (193,13). <strong>Poco sopra questi valori anche due capoluoghi del centro-nord</strong>: (Prato, 193,17) e Bolzano (193,64).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-10-capoluoghi-con-i-punteggi-piu-bassi-in-italiano-alle-elementari-sono-tutti-nel-mezzogiorno/">I 10 capoluoghi con i punteggi più bassi in italiano alle elementari sono tutti nel mezzogiorno</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-10-capoluoghi-con-i-punteggi-piu-bassi-in-italiano-alle-elementari-sono-tutti-nel-mezzogiorno/">Punteggio medio nei test Invalsi di italiano (V elementare, a.s. 2021/22)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_259772_tab1"><br />
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Invalsi                                                                <br />(pubblicati: mercoledì 28 Settembre 2022)
                                        </p>
</p></div>
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                                          data-param-text="I 10 capoluoghi con i punteggi più bassi in italiano alle elementari sono tutti nel mezzogiorno"
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<div>
<p><label for="embed-chart-259772"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-259772" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Ai <strong>primi 10 posti per rendimenti nelle competenze alfabetiche</strong> rilevate nei test Invalsi in quinta elementare troviamo invece &#8211; nell&#8217;ordine &#8211; Siena, Teramo, Pavia, Ascoli Piceno, Grosseto, Lucca, Como, Monza, Varese e Avellino. </p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_ita_V_prim_2021_2022/Abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_ita_V_prim_2021_2022/Basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_ita_V_prim_2021_2022/Calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_ita_V_prim_2021_2022/Campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_ita_V_prim_2021_2022/Emilia-Romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_ita_V_prim_2021_2022/Friuli+Venezia+Giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_ita_V_prim_2021_2022/Lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_ita_V_prim_2021_2022/Liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_ita_V_prim_2021_2022/Lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_ita_V_prim_2021_2022/Marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_ita_V_prim_2021_2022/Molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_ita_V_prim_2021_2022/Piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_ita_V_prim_2021_2022/Puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_ita_V_prim_2021_2022/Sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_ita_V_prim_2021_2022/Sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_ita_V_prim_2021_2022/Toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_ita_V_prim_2021_2022/Trentino+Alto+Adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino AA</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_ita_V_prim_2021_2022/Umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_ita_V_prim_2021_2022/Valle+d'Aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d&#8217;Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_ita_V_prim_2021_2022/Veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_ita_V_prim_2021_2022/Totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a></p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell&#8217;Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l&#8217;impresa sociale Con i Bambini nell&#8217;ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell&#8217;articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l&#8217;obiettivo di creare un&#8217;unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sulle competenze in italiano in V primaria è Invalsi.</p>
<p>Foto: <a href="https://pixabay.com/it/photos/ragazzo-libro-lettura-letteratura-5731001/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sabrina Eickhoff</a> (Pixabay)  &#8211; <a href="https://pixabay.com/it/service/terms/">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-crescita-dei-divari-nelle-competenze-alfabetiche-dei-bambini/">La crescita dei divari nelle competenze alfabetiche dei bambini</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ancora pochi stranieri nelle università italiane</title>
		<link>https://www.openpolis.it/ancora-pochi-stranieri-nelle-universita-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Mar 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=238569</guid>

					<description><![CDATA[<p>Negli anni la mobilità studentesca è gradualmente aumentata in Europa. L'Italia costituisce però un'eccezione: gli universitari stranieri sono in calo dal 2018 e nel 2020 costituiscono meno del 3% del totale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/ancora-pochi-stranieri-nelle-universita-italiane/">Ancora pochi stranieri nelle università italiane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>mobilità</strong> è uno dei punti cardinali su cui è costruita l&#8217;Unione europea e uno dei suoi ambiti di applicazione è l&#8217;<a href="https://education.ec.europa.eu/education-levels/higher-education/inclusive-and-connected-higher-education/mobility-and-cooperation" target="_blank" rel="noreferrer noopener">istruzione</a>. Programmi come l&#8217;<a href="https://erasmus-plus.ec.europa.eu/it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Erasmus+</a> servono proprio a favorire lo spostamento di studenti universitari tra i vari paesi dell&#8217;Unione. Con <a href="https://op.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/13031399-9fd4-11e5-8781-01aa75ed71a1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">comprovati effetti </a>anche sulla qualità del loro futuro impiego. </p>
<p>Il numero di studenti che si spostano all&#8217;interno dell&#8217;Ue e di quelli provenienti da paesi non-Ue che si iscrivono nelle università europee è in graduale aumento da anni. Un fenomeno che facilita<strong> apertura e internazionalizzazione</strong> e che permette agli studenti stessi di sviluppare <strong>competenze professionali, sociali e interculturali</strong>. </p>
<p>Insieme alla Grecia<strong>, l&#8217;Italia è l&#8217;ultima per rapporto tra studenti internazionali e studenti domestici</strong>, oltre che il paese dove il numero di studenti provenienti dall&#8217;estero ha registrato il calo più pronunciato. In particolare nel passaggio tra 2018 e 2019.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Chi e quanti sono gli studenti internazionali in Europa</h3>
<p>Quando si parla di studenti internazionali, c&#8217;è una differenza tra <strong>chi completa il ciclo di istruzione all&#8217;estero</strong> (<em>degree mobility</em>) e <strong>chi invece si reca in un altro paese per un breve periodo di tempo, soltanto per conseguire dei crediti</strong> (<em>credit mobility</em>). Come evidenzia l&#8217;<a href="https://read.oecd-ilibrary.org/social-issues-migration-health/international-migration-outlook-2022_30fe16d2-en#page124" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ocse</a> però sta diventando gradualmente più difficile mantenere questa distinzione per via dell&#8217;incidenza di programmi non classificabili in questo senso, come le doppie lauree. In questo approfondimento facciamo riferimento agli studenti iscritti al ciclo terziario in un paese diverso da quello del loro diploma. Escludendo quindi gli studenti Erasmus.</p>
<div id="la-pandemia-ha-avuto-un-impatto-sulla-mobilita-studentesca-che-pero-ancora-non-e-quantificabile-attraverso-i-dati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div id="strillo-testo-block_05d2e0d92e3150f480f07e1f2f836c93" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>La pandemia ha avuto un impatto, tuttavia ancora difficile da quantificare.</p>
</section></div>
<p>Nel 2020 rientrava in tale categoria <strong>quasi 1 milione e mezzo</strong> di persone. Circa 616mila erano studenti del ciclo triennale, 659mila di quello magistrale e poco più di 151mila dottorandi. <strong>In soltanto 6 stati le cifre del 2020 risultavano inferiori rispetto a quelle del 2019</strong>: Croazia, Irlanda, Lituania, Finlandia, Danimarca e Grecia. Non tanto perché la pandemia non abbia avuto un impatto, ma perché, come riporta anche l&#8217;<a href="https://read.oecd-ilibrary.org/social-issues-migration-health/international-migration-outlook-2022_30fe16d2-en#page124" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ocse</a>, i dati sul 2020 corrispondono perlopiù all&#8217;anno accademico 2019-2020.</p>
<p>Il dato sugli studenti stranieri ha registrato un <strong>aumento graduale nel corso dell&#8217;ultimo decennio</strong>, soprattutto in alcuni paesi dell&#8217;Unione. Prima tra tutti la <strong>Croazia</strong> che aveva appena 500 studenti di nazionalità straniera nel 2013 e ben 4.768 nel 2020 (+854%). Anche Cipro, Malta e Portogallo hanno registrato aumenti significativi, superiori al 200%. Seguono due paesi baltici (Estonia e Lettonia), la Slovenia e la Polonia, dove il numero di studenti stranieri è più che raddoppiato rispetto al 2013.</p>
<p><strong>L&#8217;Italia invece è, insieme alla Grecia, l&#8217;unico paese europeo in cui questi valori sono in diminuzione</strong>. Rispetto al 2013 quando si contavano nel nostro paese quasi 83mila studenti stranieri, nel 2020 erano meno di 59mila. Un calo quindi del 29%, più marcato anche rispetto a quello greco (-19%).</p>
<div id="la-germania-e-il-paese-che-ospita-piu-universitari-stranieri-circa-369mila-nel-2020" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">La mobilità nell&#8217;istruzione terziaria europea</h3>
<p>Vediamo come si presenta la situazione nel 2020, un anno particolare per via dell&#8217;arrivo della pandemia e che tuttavia ha visto una notevole mobilità all&#8217;interno dell&#8217;istruzione terziaria. I paesi dell&#8217;Ue si differenziano ampiamente per il numero di studenti stranieri che ospitano. La prima in questo senso è la <strong>Germania</strong>, la quota più elevata in rapporto alla popolazione studentesca totale.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">368.717 </span>gli studenti stranieri iscritti alle università tedesche nel 2020.</p>
</section>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-germania-e-il-paese-ue-con-piu-studenti-stranieri/">La Germania è il paese Ue con più studenti stranieri</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-germania-e-il-paese-ue-con-piu-studenti-stranieri/">Le persone straniere iscritte al ciclo di educazione terziaria nei paesi Ue, in numeri assoluti e in rapporto al numero totale di studenti (2020)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_239173_tab1" role="tab" aria-controls="chart_239173_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_239173_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<div id="chart_239173_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_239173_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_239173_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_239173_tab3"></p>
<p>I dati si riferiscono al numero di studenti stranieri registrati nel sistema di educazione terziaria in termini assoluti e al loro rapporto percentuale con il totale di studenti del paese ospitante. Sono compresi tutti i gradi dell&#8217;istruzione terziaria, il ciclo triennale, quello magistrale e il dottorato.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/educ_uoe_mobs01/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(pubblicati: giovedì 21 Luglio 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/03/la-germania-e-il-paese-ue-con-piu-studenti-stranieri.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-239173"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-239173" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<div id="litalia-e-la-penultima-in-europa-dopo-la-grecia-per-quota-sul-totale-288" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Per numero di studenti stranieri in termini assoluti, alla Germania segue la <strong>Francia</strong> con più di 252mila. Se consideriamo però tale dato in rapporto al numero di studenti totale, il record è detenuto dal <strong>Lussemburgo</strong>, dove quasi la metà degli iscritti è di nazionalità straniera. Da questo punto di vista <strong>l&#8217;Italia è penultima in Europa</strong>, con un dato (2,88%) superiore soltanto a quello greco (2,80%).</p>
<p><strong>L&#8217;area di provenienza più frequente per gli studenti stranieri in Ue è l&#8217;Europa stessa</strong>, con oltre 652mila studenti nel 2020. Seguono l&#8217;Asia (359mila) e l&#8217;Africa (216mila). Più contenute le cifre nel caso degli studenti provenienti da Caraibi, centro e sud America (107mila), dal nord America (31mila) e dall&#8217;Oceania (poco più di 3mila).</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;Italia, il gruppo con la maggiore incidenza è invece quello asiatico (26.130, per il 45% del totale). Seguito da quello degli europei (21.016 per il 36%).</p>
<div id="tra-2018-e-2019-il-numero-di-studenti-stranieri-in-italia-si-e-quasi-dimezzato" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Come accennato, nel corso dell&#8217;ultimo decennio nel nostro paese il numero degli studenti di nazionalità straniera è, a differenza di tutti gli altri paesi Ue esclusa la Grecia, diminuito.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-2018-cala-drasticamente-il-numero-di-studenti-stranieri-in-italia/">Dal 2018 cala drasticamente il numero di studenti stranieri in Italia</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-2018-cala-drasticamente-il-numero-di-studenti-stranieri-in-italia/">Le persone straniere iscritte al ciclo di educazione terziaria in Italia (2013-2020)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_239177_tab1" role="tab" aria-controls="chart_239177_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_239177_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/dal-2018-cala-drasticamente-il-numero-di-studenti-stranieri-in-italia/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/03/dal-2018-cala-drasticamente-il-numero-di-studenti-stranieri-in-italia-2.png" placeholder ></amp-img></p>
<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-2018-cala-drasticamente-il-numero-di-studenti-stranieri-in-italia/">Dal 2018 cala drasticamente il numero di studenti stranieri in Italia &#8211; Le persone straniere iscritte al ciclo di educazione terziaria in Italia (2013-2020)</a></div>
</p></div>
<div id="chart_239177_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_239177_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_239177_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_239177_tab3"></p>
<p>Sono compresi tutti i gradi dell’istruzione terziaria, il ciclo triennale, quello magistrale e il dottorato.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/educ_uoe_mobs01/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(pubblicati: giovedì 21 Luglio 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/03/dal-2018-cala-drasticamente-il-numero-di-studenti-stranieri-in-italia-2.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-239177"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-239177" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/dal-2018-cala-drasticamente-il-numero-di-studenti-stranieri-in-italia/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Dal 2013 il numero di studenti stranieri iscritti all&#8217;università in Italia era andato gradualmente aumentando fino a raggiungere il picco nel 2018 (quasi 107mila). <strong>Nel 2019 però la cifra si è praticamente dimezzata</strong>, per ragioni che non siamo riusciti a ricostruire, e nel 2020 si è registrata solo una debole crescita.</p>
<p>Per quanto riguarda invece<strong> gli italiani che vanno a studiare in altri paesi dell&#8217;Unione europea</strong>, questi sono stati poco meno di 52mila nel 2020.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">51.748 </span>gli studenti italiani iscritti all&#8217;università in altri paesi Ue nel 2020.</p>
</section>
<p>Le mete più popolari erano <strong>Germania</strong> (10.820), Austria (9.185) e Francia (8.428).</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/Z-fq3wBVfMU" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Shubham Sharan</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/ancora-pochi-stranieri-nelle-universita-italiane/">Ancora pochi stranieri nelle università italiane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;investimento sull&#8217;istruzione per uscire dalle crisi</title>
		<link>https://www.openpolis.it/linvestimento-sullistruzione-per-uscire-dalle-crisi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2023 08:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=210389</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel primo anno di pandemia è cresciuta la spesa in istruzione, anche se ancora meno della media Ue. Nei prossimi anni allinearsi ai migliori standard europei sarà essenziale anche per superare le diverse emergenze che stiamo attraversando.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/linvestimento-sullistruzione-per-uscire-dalle-crisi/">L&#8217;investimento sull&#8217;istruzione per uscire dalle crisi</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 class="wp-block-heading">La crescita della spesa in istruzione in Ue e in Italia</h3>
<p>Nel 2020, primo anno della crisi pandemica, la spesa per istruzione è<strong> cresciuta in modo generalizzato in tutto il continente europeo</strong>.</p>
<div id="la-spesa-in-istruzione-e-cresciuta-in-modo-generalizzato-nei-paesi-europei-nel-primo-anno-di-pandemia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Nei 27 paesi dell&#8217;Unione è passata <strong>da 656 a oltre 670 miliardi tra 2019 e 2020</strong>, con un aumento pari a circa il 2%. L&#8217;incremento è stato superiore al 5% in Lituania, Malta, Lussemburgo, Cipro e Slovacchia.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">+13,4% </span>l&#8217;aumento di spesa in istruzione della Lituania tra 2019 e 2020.</p>
			        </section>
		</p>
<div id="07-laumento-della-spesa-italiana-in-istruzione-tra-2019-e-2020" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Sono <strong>22 su 27</strong> i paesi che nel periodo hanno visto accrescersi la spesa in educazione. Tra questi l&#8217;Italia che in termini assoluti è passata da 70 miliardi del 2019 ai 70,5 miliardi di euro del 2020. Ovvero circa lo 0,7% in più rispetto all&#8217;anno precedente.&nbsp;</p>
<p>La variazione è stata inferiore alla media europea (+2,1%), anche se comunque di segno positivo rispetto ad altri 5 paesi (Cechia, Lettonia, Romania, Francia e Ungheria) in cui si è registrata una contrazione nel primo anno di pandemia.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-22-stati-ue-su-27-la-spesa-per-istruzione-e-cresciuta-tra-2019-e-2020/">In 22 stati Ue su 27 la spesa per istruzione è cresciuta tra 2019 e 2020</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-22-stati-ue-su-27-la-spesa-per-istruzione-e-cresciuta-tra-2019-e-2020/">Variazione percentuale della spesa in istruzione tra 2019 e 2020 nei paesi Ue</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
                    <div id="chart_210558_tab1" role="tab" aria-controls="chart_210558_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
                    <div id="chart_210558_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_210558_tab1">
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-22-stati-ue-su-27-la-spesa-per-istruzione-e-cresciuta-tra-2019-e-2020/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="1372" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="1372" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/01/in-22-stati-ue-su-27-la-spesa-per-istruzione-e-cresciuta-tra-2019-e-2020-3.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-22-stati-ue-su-27-la-spesa-per-istruzione-e-cresciuta-tra-2019-e-2020/">In 22 stati Ue su 27 la spesa per istruzione è cresciuta tra 2019 e 2020 - Variazione percentuale della spesa in istruzione tra 2019 e 2020 nei paesi Ue</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_210558_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_210558_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_210558_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_210558_tab3"><p>I dati, raccolti da Eurostat per i diversi paesi europei, fanno riferimento alla classificazione internazionale della spesa pubblica per funzione (<a href="https://www.istat.it/it/archivio/6427" target="_blank" rel="noopener">Cofog</a>).</p>
<p>Dati provvisori per Germania, Spagna, Francia e Portogallo.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 21 Luglio 2022)
                                        </p>
                </div>
                <div class="opmag-chart-actions">
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                            <p><label for="embed-chart-210558"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<h3 class="wp-block-heading">Italia ancora sotto la media Ue</h3>
<p>Nel 2020 i paesi Ue hanno quindi destinato complessivamente oltre 670 miliardi di euro al comparto dell’istruzione. Ovvero circa il <strong>5% del prodotto interno lordo europeo</strong>&nbsp;dello stesso anno.</p>
<div id="la-spesa-italiana-43-del-pil-nel-2020-e-pero-inferiore-alla-media-ue-5" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2020-litalia-ha-speso-in-educazione-il-43-del-pil/">Nel 2020 l&#8217;Italia ha speso in educazione il 4,3% del Pil</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2020-litalia-ha-speso-in-educazione-il-43-del-pil/">Percentuale di spesa pubblica in educazione rispetto al Pil (2020)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 21 Luglio 2022)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-210493"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-210493" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Una<strong> quota fortemente variabile tra i diversi stati membri</strong>. Hanno superato il 6% del Pil paesi come Svezia (7%), Belgio ed Estonia (6,6%) e Danimarca (6,4%). Mentre si sono attestati al di sotto del 4% solo 2 stati dell’Ue: Romania (3,7%) e Irlanda (3,1%). L'Italia con il 4,3% torna al di sopra di questa soglia.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">+0,4 </span>l'aumento, in punti percentuali, della spesa italiana in istruzione rispetto al Pil tra 2019 e 2020. È passata dal 3,9% al 4,3%, ma resta ancora al di sotto della media Ue (5%)</p>
			        </section>
		</p>
<div id="nel-primo-anno-di-emergenza-covid-la-spesa-nazionale-nel-settore-e-passata-da-70-a-705-miliardi-di-euro" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Un <strong>aumento da attribuire in parte al calo del Pil in quell'anno</strong>, i<strong>n parte a una crescita della spesa sul comparto, anche in termini assoluti</strong> (da 70 a 70,5 miliardi di euro). Tuttavia la quota su Pil resta ancora lontana dalla media europea (5%). E anche dagli importi destinati al settore educativo da Francia (5,5%) e Germania (4,7%).</p>
<h3 class="wp-block-heading">L'investimento necessario per i nuovi target sull'istruzione</h3>
<p>Nel corso di questo decennio, il nostro paese dovrà affrontare gli <strong>effetti dei cambiamenti prodotti dalle diverse crisi che si sono succedute negli ultimi anni</strong>, dall'emergenza pandemica a quella energetica.</p>
<div id="e-anche-dagli-investimenti-sullistruzione-che-deriva-la-possibilita-per-il-nostro-paese-di-raggiungere-i-nuovi-target-europei-in-vista-del-2030" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Anche di fronte a tali mutamenti l'Unione europea ha fissato un<strong> nuovo quadro di obiettivi sempre più sfidanti sull'istruzione</strong>. Sette target che vanno dall'ulteriore abbattimento dell'abbandono scolastico all'aumento dei laureati, dall'estensione dei servizi per l'infanzia al miglioramento dei risultati scolastici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><h2 id="tablepress-4399-no-2-name" class="tablepress-table-name tablepress-table-name-id-4399">I 7 nuovi traguardi Ue su istruzione e formazione</h2>

<table id="tablepress-4399-no-2" class="tablepress tablepress-id-4399 w-100 mt-20" aria-labelledby="tablepress-4399-no-2-name">
<thead>
<tr class="row-1">
	<th class="column-1">Tema</th><th class="column-2">Traguardo Ue</th><th class="column-3">Anno obiettivo</th>
</tr>
</thead>
<tbody class="row-striping row-hover">
<tr class="row-2">
	<td class="column-1">Scarsi risultati nelle competenze di base</td><td class="column-2">Meno del 15% i 15enni scarsi in lettura, matematica e scienze</td><td class="column-3">entro il 2030</td>
</tr>
<tr class="row-3">
	<td class="column-1">Scarsi risultati nelle competenze digitali</td><td class="column-2">Meno del 15% alunni III media con scarse competenze digitali</td><td class="column-3">entro il 2030</td>
</tr>
<tr class="row-4">
	<td class="column-1">Educazione e cura prima infanzia</td><td class="column-2">≥96% bambini 3-5 anni in istruzione e cura prima infanzia</td><td class="column-3">entro il 2030</td>
</tr>
<tr class="row-5">
	<td class="column-1">Abbandono precoce istruzione e formazione</td><td class="column-2">Meno del 9% 18-24enni con al massimo licenza media</td><td class="column-3">entro il 2030</td>
</tr>
<tr class="row-6">
	<td class="column-1">Completamento istruzione terziaria</td><td class="column-2">≥45% 25-34enni con istruzione terziaria</td><td class="column-3">entro il 2030</td>
</tr>
<tr class="row-7">
	<td class="column-1">Apprendimento per i diplomati IFP</td><td class="column-2">≥60% neodiplomati Ifp che hanno accesso al lavoro</td><td class="column-3">entro il 2025</td>
</tr>
<tr class="row-8">
	<td class="column-1">Partecipazione adulti all'apprendimento</td><td class="column-2">≥47% 25-64enni che hanno partecipato all'apprendimento</td><td class="column-3">entro il 2025</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<!-- #tablepress-4399-no-2 from cache --></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Si tratta di obiettivi ancora più impegnativi di quelli stabiliti in passato</strong>. Basti pensare che la quota massima di abbandoni precoci a livello continentale è stata ulteriormente ridotta dal <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-europa-2020/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">10% dell'agenda 2020</a> al 9% dei nuovi obiettivi 2030. L'Italia - nonostante un miglioramento netto nel decennio scorso - è ancora al <a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2021-italia-terza-in-ue-per-quota-di-abbandoni-scolastici-precoci/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">12,7% nel 2021</a>. Il terzo dato più elevato in Ue.</p>
<p>Abbattimento degli abbandoni precoci, qualità degli apprendimenti, accesso all'istruzione prescolare, formazione continua. Sono tutti aspetti <strong>cruciali per delineare la società dei prossimi anni</strong>. E anche la possibilità di uscire dalle molteplici emergenze che stiamo attraversando, da quella sanitaria a quella energetica.</p>
<h3 class="wp-block-heading">L'istruzione come strumento per uscire dalle crisi</h3>
<p>Di per sé, una maggiore spesa sul comparto educativo non significa necessariamente un innalzamento della qualità complessiva. Tuttavia, può essere considerata un<strong> indice indiretto della priorità assegnata dai decisori, ai diversi livelli, al sistema dell'istruzione</strong>.</p>
<p>Da questo punto di vista, è interessante <strong>osservare il confronto con la crisi economica iniziata nel 2008</strong>. Uno degli effetti della recessione fu, in molti paesi, anche la conseguente <strong>contrazione dei budget pubblici dedicati all’istruzione</strong>&nbsp;(<a href="https://www.oecd-ilibrary.org/education/education-at-a-glance-2018_eag-2018-en;jsessionid=Ol6UfMcbt1cE75YS0XErorrx.ip-10-240-5-148" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ocse, 2018</a>).</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>The effects of the global economic crisis that began in 2008 are currently reflected in the adjustments of public budgets and, therefore, in the expenditure on educational institutions across all levels of education. Public expenditure on educational institutions started to increase back in 2010 but at a slower pace than GDP, as a result of the time needed to adjust public budgets</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.oecd-ilibrary.org/education/education-at-a-glance-2018_eag-2018-en" target="_blank">- Ocse, Education at a Glance 2018</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Una t<strong>endenza rilevabile anche per l'Italia</strong>, come osservato dalle <a href="https://eurydice.eacea.ec.europa.eu/it/national-education-systems/italy/italiasituazione-politica-ed-economica" target="_blank" rel="noreferrer noopener">analisi ufficiali sul tema</a>.</p>
<p>Tuttavia, tale dinamica va vista in una prospettiva di lungo periodo e<strong> nel confronto con i maggiori stati Ue, in primo luogo Germania e Francia</strong>. Negli anni successivi alla crisi del 2008, la spesa italiana in istruzione passò dal 4,3% al 4,1% del Pil. In termini assoluti, parliamo di un calo di circa 3 miliardi di euro: da 70,19 a 66,95 miliardi. La spesa tedesca nello stesso periodo invertì la tendenza, passando dal 3,9% al 4,3% del Pil, cioè da circa 100 a 116 miliardi di euro.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-cambiata-la-spesa-in-istruzione-durante-le-crisi-degli-ultimi-anni/">Com&#8217;è cambiata la spesa in istruzione durante le crisi degli ultimi anni</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-cambiata-la-spesa-in-istruzione-durante-le-crisi-degli-ultimi-anni/">Percentuale di spesa in istruzione rispetto al Pil (2005-20)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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			        			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 21 Luglio 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/01/come-cambiata-la-spesa-in-istruzione-durante-le-crisi-degli-ultimi-anni-2.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="come-cambiata-la-spesa-in-istruzione-durante-le-crisi-degli-ultimi-anni"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-210511"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-210511" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p><strong>Nell'arco del decennio, la spesa del nostro paese è progressivamente tornata ai livelli pre-crisi</strong>, fino ai circa 70 miliardi di euro del 2019 (3,9% del Pil). Ma, nello stesso anno, quella della Germania ammontava a 150,7 miliardi (4,3% del Pil), quella francese a quasi 128 miliardi (5,2%).</p>
<p>Per questo motivo, <strong>anche l'incremento registrato nel 2020 non ha cambiato l'ordine tra i maggiori paesi europei</strong>. L'Italia, pur avendo superato la soglia del 4% del Pil ed essendosi riassestata sui 70 miliardi di spesa annua (l'ammontare registrato fino al 2010), resta ancora indietro rispetto alla media Ue.</p>
<p>Nei prossimi anni, sarà cruciale continuare a monitorare questo aspetto per valutare la <strong>capacità dell'Italia - come sistema paese - di migliorare i propri standard sull'istruzione</strong>. Come sottolineato nel nuovo quadro di obiettivi Ue sull'educazione, come usciremo dalle crisi che stiamo attraversando dipenderà anche dalla qualità dell'investimento sull'educazione.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Investimenti efficaci ed efficienti nell’istruzione e nella formazione sono un prerequisito per migliorare la qualità e l’inclusività dei sistemi di istruzione e formazione (...) può contribuire alla ripresa dalla crisi attuale e favorire le transizioni verde e digitale del settore dell’istruzione e della formazione.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32021G0226(01)&amp;from=EN" target="_blank">- Risoluzione del Consiglio europeo, 26 febbraio 2021</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati </p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spese_istruz_agg_2022/Spesa_istruzione_agg_2022.xls" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Spesa in istruzione</a></p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla spesa in istruzione sono di fonte Eurostat.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/photos/Ciz4lHr8Jgw" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Jason Sung (unsplash)</a> - <a href="https://unsplash.com/license" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/linvestimento-sullistruzione-per-uscire-dalle-crisi/">L&#8217;investimento sull&#8217;istruzione per uscire dalle crisi</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’Italia è tra gli ultimi stati Ue per tasso di occupazione</title>
		<link>https://www.openpolis.it/litalia-e-tra-gli-ultimi-stati-ue-per-tasso-di-occupazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Nov 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=218664</guid>

					<description><![CDATA[<p>La quota di persone che lavorano va progressivamente aumentando, ma in Italia l'incremento risulta particolarmente lento. Le regioni del mezzogiorno, soprattutto Sicilia e Campania, registrano nel 2021 i dati più bassi del continente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-tra-gli-ultimi-stati-ue-per-tasso-di-occupazione/">L’Italia è tra gli ultimi stati Ue per tasso di occupazione</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In un recente approfondimento, ci siamo occupati del <a href="https://www.openpolis.it/la-disoccupazione-in-ue-dopo-lemergenza-sanitaria/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tasso di disoccupazione</a> nelle regioni e negli stati dell&#8217;Ue. L&#8217;Italia nel 2021 si posizionava terza, sotto la Spagna e la Grecia, come paese con il tasso più elevato (9,5%, contro una media del 7%).</p>
<p>Tuttavia per descrivere la partecipazione al mondo del lavoro c&#8217;è un altro indicatore importante da considerare: <strong>il tasso di occupazione, con cui si intende la percentuale della forza lavoro che ha un impiego nel momento della rilevazione</strong>. È importante considerare questo indicatore per capire quanti lavoratori ci sono tra la popolazione attiva.</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Occupato è chi svolge un lavoro. Occupati e disoccupati compongono la forza lavoro, cioè la popolazione economicamente attiva.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-si-intende-per-occupati-disoccupati-e-inattivi/"><br />
                &#8220;Che cosa si intende per occupati, disoccupati e inattivi&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<div id="nel-2021-in-ue-risulta-occupato-il-684-della-forza-lavoro-nei-paesi-bassi-l801" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Il tasso di occupazione nei paesi e nelle regioni dell&#8217;Ue</h3>
<p><strong>Mediamente in Ue nel 2021 risulta occupato il 68,4% della forza lavoro</strong>. Una quota che nell&#8217;arco di un decennio è cresciuta di circa 6 punti percentuali (nel 2012 si attestava al 62,6%). La situazione appare però fortemente diversificata da paese a paese, e anche a livello regionale.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-paesi-bassi-e-occupato-l80-della-forza-lavoro/">Nei Paesi Bassi è occupato l&#8217;80% della forza lavoro</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-paesi-bassi-e-occupato-l80-della-forza-lavoro/">Il tasso di occupazione nei paesi dell&#8217;Ue (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_218873_tab1" role="tab" aria-controls="chart_218873_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_218873_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nei-paesi-bassi-e-occupato-l80-della-forza-lavoro/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/11/nei-paesi-bassi-e-occupato-l80-della-forza-lavoro-1.png" placeholder ></amp-img></p>
<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-paesi-bassi-e-occupato-l80-della-forza-lavoro/">Nei Paesi Bassi è occupato l&#8217;80% della forza lavoro &#8211; Il tasso di occupazione nei paesi dell&#8217;Ue (2021)</a></div>
</p></div>
<div id="chart_218873_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_218873_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_218873_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_218873_tab3"></p>
<p>I dati si riferiscono alla percentuale di persone che lavorano, all&#8217;interno della forza lavoro (ovvero la popolazione di età compresa tra i 15 e i 64 anni, che comprende anche i disoccupati).</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_r_lfe2emprtn/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(pubblicati: martedì 27 Settembre 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/11/nei-paesi-bassi-e-occupato-l80-della-forza-lavoro-1.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-218873"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-218873" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>I <strong>Paesi Bassi</strong> registrano la quota più elevata (80,1%). Seguono Germania (75,8%) e Danimarca e Malta (entrambe con il 75,5%). Agli ultimi posti invece Grecia (57,2%), Italia (58,2%) e Romania (61,9%).</p>
<div id="la-sicilia-e-lultima-regione-europea-per-tasso-di-occupazione-411" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>A livello regionale, la quota più elevata la riporta la regione finlandese dell&#8217;<strong>Åland</strong>, con un tasso di occupazione pari all&#8217;84,2%. Un valore più che doppio rispetto a quello della <strong>Sicilia</strong>, che detiene invece il record negativo a livello europeo. Seguono per tasso più contenuto la Campania (41,3%), il territorio oltremare francese della Guyana (41,4%) e la Calabria (42%).</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">41,1% </span>il tasso di occupazione in Sicilia nel 2021, il dato più basso d&#8217;Europa.</p>
</section>
<div id="solo-due-regioni-italiane-p-a-di-bolzano-e-emilia-romagna-superano-la-media-ue" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p><strong>L&#8217;Italia si caratterizza per una marcata disomogeneità da regione a regione</strong>. Mentre infatti le regioni del mezzogiorno registrano alcuni dei dati più bassi d&#8217;Europa, lo stesso non si può dire per quelle settentrionali, che restano comunque distanti dai dati del nord Europa. </p>
<p><strong>Tra la Sicilia e la provincia autonoma di Bolzano (che detiene il record italiano) c&#8217;è una differenza di quasi 30 punti percentuali</strong>. Si tratta però dell&#8217;unica regione insieme all&#8217;Emilia-Romagna (68,5%) che supera la media europea. Tutte le altre 19 si trovano al di sotto, con 9 regioni, tra cui tutte quelle del mezzogiorno, che non arrivano al 60%.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Cresce l&#8217;occupazione, ma non ovunque con lo stesso ritmo</h3>
<p>In tutti gli stati membri dell&#8217;Unione nell&#8217;ultimo decennio il tasso di occupazione è gradualmente aumentato. Ma con intensità diverse da paese e paese. Ad esempio a <strong>Malta</strong> la quota è cresciuta di oltre 15 punti percentuali, passando dal 59,9% nel 2012 al 75,5% nel 2021. Altri incrementi marcati si sono registrati in Ungheria (+14,5 punti percentuali) e Polonia (+12,3).</p>
<div id="in-italia-il-tasso-di-occupazione-e-cresciuto-di-21-punti-percentuali-in-un-decennio-meno-degli-altri-grandi-paesi-ue" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p><strong>Dopo l&#8217;Austria (+1 punto percentuale di differenza), l&#8217;Italia è, insieme alla Svezia, il paese Ue che ha riportato l&#8217;aumento più contenuto, pari ad appena 2,1 punti percentuali</strong>.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-spagna-il-maggior-aumento-del-tasso-di-occupazione/">In Spagna il maggior aumento del tasso di occupazione</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-spagna-il-maggior-aumento-del-tasso-di-occupazione/">Il tasso di occupazione nei grandi paesi Ue (2012-2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_218890_tab3"></p>
<p>I dati si riferiscono alla percentuale di persone che lavorano, all’interno della forza lavoro (ovvero la popolazione di età compresa tra i 15 e i 64 anni, che comprende anche i disoccupati).</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/LFSI_EMP_A__custom_3926994/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(pubblicati: mercoledì 16 Novembre 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/11/in-spagna-il-maggior-aumento-del-tasso-di-occupazione.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-218890"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-218890" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>In tutti i grandi paesi Ue il tasso di occupazione è lievemente aumentato tra il 2012 e il 2021, pur subendo il temporaneo impatto della pandemia (soprattutto nel caso di Germania e Spagna). </p>
<p>L’Italia riporta il dato più basso nel 2021, mentre <strong>la Spagna, che deteneva il record negativo nel 2012, ha registrato l’aumento più marcato </strong>(+7 punti percentuali nel corso del decennio). In Francia e Germania si è verificato invece un aumento pari rispettivamente a 2,8 e 3,8 punti percentuali in questo stesso lasso di tempo.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/photos/Hcfwew744z4" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Christin Hume</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/license" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-tra-gli-ultimi-stati-ue-per-tasso-di-occupazione/">L’Italia è tra gli ultimi stati Ue per tasso di occupazione</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’Italia riceve meno richiedenti asilo degli altri grandi paesi Ue</title>
		<link>https://www.openpolis.it/litalia-riceve-meno-richiedenti-asilo-degli-altri-grandi-paesi-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2022 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=217763</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dopo lo scontro tra Italia e Francia si torna a parlare di redistribuzione di migranti nei paesi Ue. A oggi in Europa non esiste un meccanismo efficiente ma, a differenza di quello che dichiara il governo, l’Italia non è comunque il paese che riceve più richiedenti asilo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-riceve-meno-richiedenti-asilo-degli-altri-grandi-paesi-ue/">L’Italia riceve meno richiedenti asilo degli altri grandi paesi Ue</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo i casi di <strong>Humanity I </strong>e <strong>Geo Barents</strong>, e dopo le tensioni tra Italia e Francia causate dall’attracco della nave umanitaria<strong> Ocean Viking</strong>, in Europa come in Italia si è tornati a parlare di richiedenti asilo e ricollocamenti dei migranti. </p>
<p>Sia esponenti del governo Meloni che alcuni media sostengono il teorema secondo cui il fenomeno migratorio non dovrebbe essere a carico esclusivamente dell’Italia e degli altri paesi che affacciano sul mar Mediterraneo. Tuttavia i dati smentiscono questa tesi, perché <strong>l’Italia nell’ultimo decennio ha ricevuto meno richieste di asilo di altri grandi paesi europei, compresa la Francia</strong>.</p>
<div id="dal-2015-si-discute-in-ue-di-meccanismi-di-ricollocamento-dei-migranti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">La normativa Ue sui ricollocamenti</h3>
<p>Da diversi anni nell&#8217;Unione europea si discute la questione della <a href="https://documenti.camera.it/Leg19/Dossier/Pdf/AT005.Pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">spartizione degli oneri derivanti dalla ricezione di migranti</a>. Nel settembre 2015 è stato istituito a livello comunitario un <strong><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32015D1601&amp;from=EN" target="_blank" rel="noreferrer noopener">meccanismo</a> di emergenza di ricollocamento e reinsediamento</strong> tra gli stati membri. Il programma è però risultato fortemente inefficace, preoccupando anche la <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/IP_16_2435" target="_blank" rel="noreferrer noopener">commissione europea</a>. Da allora, sono state numerose le iniziative per rilanciarlo, finora senza successo. </p>
<p><strong>Il sistema di accoglienza in Ue, infatti, rimane molto lacunoso</strong>. Questo presta il fianco a strumentalizzazioni politiche e soprattutto impedisce a migliaia di persone migranti di recarsi nei paesi dove realmente vogliono costruire la propria vita.</p>
<p>Nel 2019 ad esempio, con l&#8217;<a href="https://download.repubblica.it/pdf/2019/politica/joint-declaration.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">accordo di Malta</a>, Germania, Francia, Italia e Malta hanno stabilito uno schema di aiuto, su base volontaria, specificamente sul fronte della rotta migratoria del Mediterraneo centrale.</p>
<p>A settembre del 2020 è stato implementato il <strong><a href="https://home-affairs.ec.europa.eu/policies/migration-and-asylum/pact-migration-and-asylum_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nuovo patto</a> europeo su migrazione e asilo</strong>, basato su una concezione del fenomeno migratorio come di competenza europea più che nazionale. Con lo scopo di rendere più giuste, efficaci e sostenibili le politiche di gestione dei flussi.</p>
<p>Nel giugno 2022 alcuni paesi comunitari hanno poi <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/IP_22_3970">dichiarato</a> di voler implementare uno <strong>schema volontario di solidarietà</strong>. A proporre il piano è stata proprio la presidenza francese. Alla base c&#8217;è l&#8217;idea che gli stati che affacciano sul Mediterraneo siano più esposti ai flussi migratori e che quindi serva un sistema di redistribuzione delle responsabilità tra i vari paesi membri.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>It provides a voluntary, simple and predictable solidarity mechanism designed to support the Member States most affected in the Mediterranean as well as other Member States under pressure [&#8230;] by offering relocations, financial contributions and other measures of support.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/IP_22_3970" target="_blank">&#8211; commissione europea, 22 giugno 2022</a>
									            </div>
</section>
<p>Ciononostante, pochi giorni fa i ministri competenti di Italia, Malta, Cipro e Grecia hanno rilasciato una <a href="https://twitter.com/soshumanity_en/status/1589244328873861121" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dichiarazione congiunta</a> che definisce &#8220;incresciosa e deludente&#8221; l&#8217;attuale politica comunitaria sulla gestione dei flussi migratori. Chiamando per una<strong> riforma del sistema che sia più conveniente per gli stati di primo ingresso</strong>. La dichiarazione inoltre condanna le navi delle Ong, nonostante la presunta illegalità del loro operato sia stata più volte smentita.</p>
<p>Ma a oggi quanti migranti ricevono gli stati membri dell&#8217;Ue?</p>
<div id="tra-2012-e-2021-la-germania-ha-ricevuto-23-milioni-di-richiedenti-asilo-litalia-592mila" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">I richiedenti asilo nei paesi europei</h3>
<p>La sua posizione geografica vicina all&#8217;Africa settentrionale e i suoi migliaia di chilometri di costa rendono l&#8217;Italia un paese fortemente esposto a potenziali flussi migratori. Tuttavia il nostro non è il paese europeo con più richiedenti asilo. </p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">592.045 </span>i richiedenti asilo in Italia tra 2012 e 2021.</p>
</section>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-germania-e-il-paese-ue-con-piu-richiedenti-asilo/">La Germania è il paese Ue con più richiedenti asilo</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-germania-e-il-paese-ue-con-piu-richiedenti-asilo/">I richiedenti asilo nei paesi dell&#8217;Ue, tra 2012 e 2021</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_217815_tab1" role="tab" aria-controls="chart_217815_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/la-germania-e-il-paese-ue-con-piu-richiedenti-asilo/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/11/la-germania-e-il-paese-ue-con-piu-richiedenti-asilo-7.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-germania-e-il-paese-ue-con-piu-richiedenti-asilo/">La Germania è il paese Ue con più richiedenti asilo &#8211; I richiedenti asilo nei paesi dell&#8217;Ue, tra 2012 e 2021</a></div>
</p></div>
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                             aria-labelledby="chart_217815_tab3"></p>
<p>Il grafico mostra il numero di richiedenti asilo nel periodo compreso tra il 2012 e il 2021, nei paesi membri dell&#8217;Ue. I dati si riferiscono alle persone che presentano una richiesta per la prima volta. I dati sulla popolazione sono aggiornati al 1 gennaio 2021.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/migr_asyappctza/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(pubblicati: lunedì 29 Agosto 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/11/la-germania-e-il-paese-ue-con-piu-richiedenti-asilo-7.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-217815"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-217815" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Da questo punto di vista la prima è la <strong>Germania</strong>, che ha ricevuto quasi 2,3 milioni di richiedenti negli ultimi 10 anni. Seguono la Francia, con 863mila, e l’Italia (592mila). Agli ultimi posti si trovano invece alcuni stati dell’Europa centrale e orientale, in particolare Estonia, Slovacchia e Lettonia, con meno di 3mila richiedenti l&#8217;una.</p>
<p>Se poi rapportiamo il numero di richiedenti asilo alla popolazione residente, l&#8217;Italia si posiziona quindicesima in Ue, con 1 richiedente ogni 100 persone.</p>
<p>Anche se analizziamo i dati relativi al solo <strong>2022</strong> vediamo che l&#8217;Italia non è il primo paese per numero di richiedenti. Anzi, tra i grandi stati dell&#8217;Ue, è ultima.</p>
<div id="litalia-e-lultima-tra-i-grandi-paesi-ue-per-numero-di-richiedenti-asilo-nel-2022" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-lultimo-dei-grandi-paesi-ue-per-richiedenti-asilo-nel-2022/">L&#8217;Italia è l&#8217;ultimo dei grandi paesi Ue per richiedenti asilo nel 2022</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-lultimo-dei-grandi-paesi-ue-per-richiedenti-asilo-nel-2022/">Il numero di prime richieste d’asilo in Italia, Germania, Francia e Spagna dal 1 gennaio al 31 agosto 2022</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-lultimo-dei-grandi-paesi-ue-per-richiedenti-asilo-nel-2022/">L&#8217;Italia è l&#8217;ultimo dei grandi paesi Ue per richiedenti asilo nel 2022 &#8211; Il numero di prime richieste d’asilo in Italia, Germania, Francia e Spagna dal 1 gennaio al 31 agosto 2022</a></div>
</p></div>
<div id="chart_217828_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_217828_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_217828_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_217828_tab3"></p>
<p>Il grafico mostra l&#8217;andamento mensile (da gennaio a agosto del 2022) nel numero di richiedenti asilo registrati nei grandi paesi Ue: Germania, Francia, Italia e Spagna. I dati si riferiscono alle persone che presentano una richiesta per la prima volta. Da questi dati sono escluse le richieste di protezione temporanea inoltrate da cittadini e cittadine provenienti dall’Ucraina.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/migr_asyappctzm/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(pubblicati: lunedì 14 Novembre 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/11/litalia-e-lultimo-dei-grandi-paesi-ue-per-richiedenti-asilo-nel-2022-1.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-217828"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-217828" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Con un totale di meno di 44mila richiedenti asilo, l&#8217;Italia è l&#8217;ultima dei 4 grandi paesi Ue per numero di richiedenti asilo nei primi otto mesi del 2022. Al primo posto si trova anche in questo caso la <strong>Germania</strong>, con un totale di 116mila, al secondo la Francia (con poco meno di 83mila) e al terzo la Spagna (circa 74mila).</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;accoglienza in Ue e il regolamento di Dublino</h3>
<div id="una-migliore-gestione-dellaccoglienza-in-ue-prevederebbe-una-riforma-del-regolamento-di-dublino" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Alla base dei meccanismi di gestione dell&#8217;accoglienza all&#8217;interno dell&#8217;Ue c&#8217;è il regolamento di Dublino (<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:32013R0604&amp;from=EN" target="_blank" rel="noreferrer noopener">regolamento Ue 604/2013</a>), basato sulla convenzione di Dublino, siglata nel 1990. Tutt&#8217;ora in vigore, esso <strong>stabilisce i criteri e i meccanismi per determinare quale stato membro è competente per l&#8217;esame di una domanda di protezione internazionale</strong>.</p>
<p>Il sistema prevede, tra le altre cose, che <strong>chi arriva nell&#8217;Unione europea debba presentare la propria domanda di asilo nel paese di primo ingresso</strong>. Per via della loro posizione geografica, i paesi dell&#8217;Europa meridionale con affaccio sul Mediterraneo risultano però particolarmente esposti. <strong>Oltre alla percezione di ingiustizia da parte di questi stati, si aggiunge anche il fatto che il sistema si è dimostrato poco efficiente</strong>. Con tassi di trasferimento molto bassi.</p>
<p>Tuttavia, quando si è presentata l&#8217;opportunità di riformare questo sistema, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-gruppi-del-parlamento-europeo-e-la-riforma-del-sistema-di-dublino/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la maggior parte dei partiti conservatori si sono opposti</a>. Questo è stato particolarmente evidente nei paesi dell&#8217;Europa centrale e orientale, ma anche<a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-partiti-italiani-e-il-voto-sulla-riforma-del-sistema-di-dublino/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> in Italia</a>, dove il <strong>Movimento 5 stelle</strong> ha votato contro la riforma e la <strong>Lega</strong> si è astenuta.</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/unione-europea-discorsi-dodio-e-riforma-del-sistema-di-dublino/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai all&#8217;approfondimento<br />
<br /><strong>Unione europea, discorsi d’odio e riforma del sistema di Dublino</strong></a>.</p>
</section>
<p>Foto: <a href="https://twitter.com/soshumanity_en/status/1589244328873861121" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SOS Humanity (international)</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-riceve-meno-richiedenti-asilo-degli-altri-grandi-paesi-ue/">L’Italia riceve meno richiedenti asilo degli altri grandi paesi Ue</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quanto spendono i paesi comunitari per la protezione sociale</title>
		<link>https://www.openpolis.it/quanto-spendono-i-paesi-comunitari-per-la-protezione-sociale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Oct 2022 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=210523</guid>

					<description><![CDATA[<p>Garantire sostegno ai cittadini nei momenti di maggiore vulnerabilità sociale dall'infanzia fino alla vecchiaia è un pilastro fondante dell'Ue. Non c'è però ancora omogeneità nell'uso di risorse che gli stati membri fanno a questo scopo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quanto-spendono-i-paesi-comunitari-per-la-protezione-sociale/">Quanto spendono i paesi comunitari per la protezione sociale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza delle misure di protezione sociale</h2>
<p>La &#8220;protezione sociale&#8221; consiste in un <strong>insieme di politiche e programmi pensati per ridurre e prevenire la povertà e la vulnerabilità sociali</strong> delle persone durante il corso di tutta la loro vita, dall&#8217;infanzia fino alla vecchiaia.</p>
<p>Parliamo, in concreto, di schemi di <a href="https://www.openpolis.it/la-poverta-e-il-reddito-minimo-garantito/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">reddito minimo garantito</a>, indennità per malattia e infortunio, sussidi per la vecchiaia, per la maternità e per l&#8217;invalidità, ma anche di fondi dedicati al sostegno all&#8217;infanzia e aiuti alle persone con <a href="https://www.openpolis.it/sono-ancora-troppe-le-persone-disabili-a-rischio-di-poverta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">disabilità</a>. </p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Tali benefici sono importanti non solo per i singoli lavoratori e le loro famiglie, ma per tutta la società. Fornendo assistenza sanitaria, sicurezza del reddito e servizi sociali, aumenta la produttività e si contribuisce alla dignità e alla piena realizzazione dell’individuo.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.ilo.org/rome/approfondimenti/WCMS_631353/lang--it/index.htm" target="_blank">&#8211; organizzazione internazionale del lavoro (Oil)</a>
									            </div>
</section>
<p>Come afferma l&#8217;<a href="https://www.ilo.org/rome/approfondimenti/WCMS_631353/lang--it/index.htm" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Oil</a>, l&#8217;accesso alla protezione sociale<strong> è un diritto fondamentale dell&#8217;essere umano e del cittadino</strong>. Ma tali politiche sono <strong>utili anche per la società nel suo complesso</strong>, per garantire coesione e anche resilienza in tempi di crisi.</p>
<div id="la-protezione-sociale-e-un-diritto-fondamentale-e-lue-la-riconosce-come-uno-dei-suoi-pilastri-ma-i-paesi-membri-differiscono-ampiamente-per-le-risorse-che-le-dedicano" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h2 class="wp-block-heading">Le risorse per l&#8217;assistenza sociale negli stati dell&#8217;Ue</h2>
<p>Nonostante i suoi evidenti vantaggi, ad oggi la protezione sociale è una realtà limitata a pochi paesi del mondo &#8211; stima l&#8217;Oil che <strong>oltre della metà della popolazione globale non è raggiunta da alcuna misura di contrasto alla povertà e alle vulnerabilità sociali </strong>&#8211; e anche in Europa non risulta essere capillare né omogenea da paese a paese. </p>
<p>Eppure è considerata uno dei pilastri fondamentali alla base dell&#8217;Unione, come riportato nella <a href="https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/economy-works-people/jobs-growth-and-investment/european-pillar-social-rights/european-pillar-social-rights-20-principles_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">carta europea dei diritti sociali</a>.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">8.777 € </span>pro capite, la spesa media per le misure di protezione sociale in Ue, secondo Eurostat (2019).</p>
</section>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-lussemburgo-registra-la-spesa-per-protezione-sociale-piu-elevata/">Il Lussemburgo registra la spesa per protezione sociale più elevata</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-lussemburgo-registra-la-spesa-per-protezione-sociale-piu-elevata/">La spesa per la protezione sociale nei paesi Ue (2019)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-lussemburgo-registra-la-spesa-per-protezione-sociale-piu-elevata/">Il Lussemburgo registra la spesa per protezione sociale più elevata &#8211; La spesa per la protezione sociale nei paesi Ue (2019)</a></div>
</p></div>
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                             aria-labelledby="chart_211986_tab3"></p>
<p>I dati si riferiscono alla spesa, in euro pro capite, e si fermano al 2019 perché quelli del 2020 non sono disponibili per 15 stati membri. Il quadro di riferimento è Esspros (European system of integrated social protection statistics), che considera come “protezione sociale” le misure orientate ai nuclei familiari e ai singoli individui sulla base di uno specifico set di rischi e bisogni sociali. I principali sono: disabilità, malattia/assistenza sanitaria, vecchiaia, superstiti, famiglia/figli, disoccupazione, alloggio ed esclusione sociale. Sono inclusi gli schemi di assistenza garantiti ai non residenti, mentre sono esclusi quelli esteri garantiti ai residenti, in quanto il dato riguarda la spesa nazionale</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/spr_exp_sum/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(pubblicati: venerdì 14 Ottobre 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/10/il-lussemburgo-registra-la-spesa-per-protezione-sociale-piu-elevata-1.png" target="_blank" download></a></p>
<div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="il-lussemburgo-registra-la-spesa-per-protezione-sociale-piu-elevata"></div>
</p></div>
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<p><label for="embed-chart-211986"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-211986" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Il primo paese per spesa in rapporto alla popolazione è il <strong>Lussemburgo</strong>, con quasi 22mila euro pro capite. Mentre le cifre più basse, al di sotto dei 2mila, si registrano in <strong>Romania</strong> e <strong>Bulgaria</strong>. </p>
<p>Nel complesso, le spese pro capite più elevate sono riportate dai paesi dell&#8217;Europa settentrionale, con una tradizione di stato sociale e spesso con maggiori disponibilità economiche. Mentre quelle più basse sono associate agli stati dell&#8217;area orientale del continente. Cifre intermedie si registrano invece nei paesi mediterranei: tra i circa 12mila euro pro capite della Francia e i 4mila di Malta.</p>
<div id="in-tutti-gli-stati-membri-tranne-la-grecia-la-spesa-per-lassistenza-sociale-e-aumentata-dal-2011-in-alcuni-paesi-pero-laumento-e-contenuto-come-in-italia-13" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h2 class="wp-block-heading">Le spese per l&#8217;assistenza sociale aumentano, ma non sempre in modo significativo</h2>
<p>Nel complesso in Europa la spesa per l&#8217;assistenza sociale è andata gradualmente aumentando. Se nel 2008 ammontava a 6.564 euro pro capite, dal 2010 superava i 7mila, e dal 2016 in poi si è attestata al di sopra degli 8mila. </p>
<p>Si tratta di un miglioramento che ha caratterizzato quasi la totalità degli stati membri, ma con diverse intensità. Guardiamo ad esempio i dati relativi agli stati più grandi. </p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-germania-il-maggior-aumento-nella-spesa-per-protezione-sociale/">In Germania il maggior aumento nella spesa per protezione sociale</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-germania-il-maggior-aumento-nella-spesa-per-protezione-sociale/">La spesa nazionale per la protezione sociale nei più grandi paesi dell&#8217;Ue (2012-2019)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_211880_tab1"><br />
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_211880_tab3"></p>
<p>I dati si riferiscono alla spesa, in euro pro capite, e si fermano al 2019 perché non sono disponibili quelli aggiornati al 2020 per Francia e Spagna. Il quadro di riferimento è Esspros (European system of integrated social protection statistics), che considera come &#8220;protezione sociale&#8221; le misure orientate ai nuclei familiari e ai singoli individui sulla base di uno specifico set di rischi e bisogni sociali. I principali sono: disabilità, malattia/assistenza sanitaria, vecchiaia, superstiti, famiglia/figli, disoccupazione, alloggio ed esclusione sociale. Sono inclusi gli schemi di assistenza garantiti ai non residenti, mentre sono esclusi quelli esteri garantiti ai residenti, in quanto il dato riguarda la spesa nazionale.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/spr_exp_sum/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(pubblicati: venerdì 14 Ottobre 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/10/in-germania-il-maggior-aumento-nella-spesa-per-protezione-sociale.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-211880"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-211880" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>In tutti i più grandi paesi dell’Ue (Germania, Francia, Italia e Spagna) la spesa nazionale per gli schemi di protezione sociale è andata progressivamente aumentando nel corso del decennio. In particolare in <strong>Germania</strong>, dove è passata da poco meno di 10mila euro pro capite a oltre 12mila (+2.940 euro). Negli altri l’aumento è stato decisamente più contenuto, in particolare in <strong>Spagna</strong> (+559 euro pro capite).</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;Italia, la cifra è passata da 7.797 euro pro capite nel 2011 a 8.787 nel 2019 (9.591 nel 2020, ma questo dato non è disponibile per tutti i paesi Ue). Dal 2011 al 2019 è quindi aumentata di circa 991 euro pro capite. In termini assoluti, si è passati da 463 a 525 miliardi di euro.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">+13% </span>la spesa per la protezione sociale in Italia, tra 2011 e 2019.</p>
</section>
<p>Un aumento quindi che risulta più contenuto rispetto a quello registrato mediamente nell&#8217;Unione, pari al 23%.</p>
<div id="strillo-testo-block_fdf7a175d9fb17ea8350fe391d6e8cb4" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>La Grecia è l&#8217;unico paese Ue in cui la spesa è diminuita.</p>
</section></div>
<p>Per quanto riguarda poi gli altri paesi dell&#8217;Ue, a registrare l&#8217;aumento più marcato è stata l&#8217;<strong>Estonia </strong>(+76%), seguita da Polonia (+60%) e Malta (+58%). Mentre l&#8217;unico stato membro in cui la spesa per protezione sociale si è ridotta è stata la <strong>Grecia</strong> (-19%), dove è passata da circa 57 a meno di 46 miliardi di euro, tra il 2011 e il 2019. Aumenti piuttosto contenuti hanno avuto luogo anche a Cipro (+5%), in Spagna e in Ungheria (in entrambe +11%). <strong>L&#8217;Italia è al quinto posto come stato con il miglioramento più contenuto</strong>.</p>
<div id="a-spendere-di-piu-in-rapporto-al-pil-e-la-francia-mentre-litalia-e-al-sesto-posto-283" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-francia-e-il-paese-ue-che-in-proporzione-spende-di-piu-in-protezione-sociale/">La Francia è il paese Ue che in proporzione spende di più in protezione sociale</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-francia-e-il-paese-ue-che-in-proporzione-spende-di-piu-in-protezione-sociale/">La spesa per protezione sociale in rapporto al Pil, negli stati Ue (2019)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_211909_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_211909_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/la-francia-e-il-paese-ue-che-in-proporzione-spende-di-piu-in-protezione-sociale/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/10/la-francia-e-il-paese-ue-che-in-proporzione-spende-di-piu-in-protezione-sociale.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-francia-e-il-paese-ue-che-in-proporzione-spende-di-piu-in-protezione-sociale/">La Francia è il paese Ue che in proporzione spende di più in protezione sociale &#8211; La spesa per protezione sociale in rapporto al Pil, negli stati Ue (2019)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_211909_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_211909_tab3"></p>
<p>I dati si riferiscono alla spesa, in euro pro capite, e si fermano al 2019 perché quelli del 2020 non risultano disponibili per 15 stati dell&#8217;Unione. Il dato rappresenta un aggregato e corrisponde quindi alla media tra le seguenti funzioni: assistenza sanitaria, disabilità, vecchiaia e assistenza ai superstiti.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/spr_exp_gdp/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(pubblicati: venerdì 14 Ottobre 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/10/la-francia-e-il-paese-ue-che-in-proporzione-spende-di-piu-in-protezione-sociale.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-211909"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-211909" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p><strong>Se rapportiamo la spesa per assistenza sociale al Pil, la Francia è il paese Ue che, nel 2019, registra la percentuale più elevata: 31,2%</strong>. Seguono alcuni stati dell’Europa settentrionale, in primis Danimarca (30,2%) e Finlandia (29,6%). Gli unici a registrare invece una cifra inferiore al 15% sono <strong>Malta</strong> e <strong>Irlanda</strong> (rispettivamente 14,5% e 13,3%). </p>
<div id="strillo-testo-block_c6d9a5670830283320d8a7a3741230e9" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>L&#8217;Italia è sesta per spesa/Pil, ma secondo i dati provvisori Eurostat sarebbe terza nel 2020.</p>
</section></div>
<p>L’Italia, con il 28,3%, è al sesto posto. Stando ai dati provvisori di <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/social-protection/data/early-estimates" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a> relativi al 2020, la quota italiana sarebbe salita al 33,4%, posizionandosi quindi appena dopo la Francia (35,7%) e l&#8217;Austria (33,8%), al terzo posto, per spesa in rapporto al Pil.</p>
<p>La <strong>Germania</strong> in particolare si distingue per l&#8217;elevata quota di spesa destinata all&#8217;assistenza sanitaria (10,1% del Pil), come anche i Paesi Bassi (9,4%) e la Francia (9%). Mentre sono i paesi scandinavi a dedicare la quota più elevata alle misure per la disabilità, in primis la Danimarca con il 4,8%. </p>
<div id="in-italia-la-principale-voce-di-spesa-e-lassistenza-agli-anziani-che-ammonta-quasi-alla-meta-del-totale-circa-256-miliardi-di-euro-nel-2020-secondo-i-dati-provvisori-eurostat" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p><strong>L&#8217;Italia registra invece un doppio record</strong>, insieme alla Grecia, per le spese di <strong>assistenza agli anziani </strong>(rispettivamente il 13,9% e il 13,5%) e per quelle di aiuto ai <strong>superstiti</strong> (2,6% e 2,4%).</p>
<p>Come riporta <a href="https://www.istat.it/it/files//2020/04/Protezione_sociale.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a>, quasi la metà di tutte le prestazioni erogate in Italia appartengono alla categoria dell&#8217;assistenza agli anziani. Più del doppio rispetto a quelle in ambito sanitario.  Secondo i dati provvisori forniti da <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/social-protection/data/early-estimates" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a> <strong>l&#8217;Italia avrebbe speso nel 2020 più di 256 miliardi di euro per le misure protezione sociale dedicate agli anzian</strong>i e circa 124 miliardi per le prestazioni di assistenza sanitaria. Appena lo 0,1% della spesa totale sarebbe invece andato all&#8217;ambito degli alloggi.</p>
</p>
<p>Foto:<a href="https://unsplash.com/photos/hQFrxZydZQk" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Nabeel Syed</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/license" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quanto-spendono-i-paesi-comunitari-per-la-protezione-sociale/">Quanto spendono i paesi comunitari per la protezione sociale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La detenzione preventiva, un fenomeno da arginare</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-detenzione-preventiva-un-fenomeno-da-arginare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jul 2022 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=196076</guid>

					<description><![CDATA[<p>La detenzione preventiva è ancora molto diffusa nei paesi dell'Unione europea ed è problematica, da un lato perché colpisce soprattutto categorie già socialmente vulnerabili, dall'altro perché contribuisce al sovraffollamento carcerario. Ne parla un'inchiesta di Deutsche welle.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-detenzione-preventiva-un-fenomeno-da-arginare/">La detenzione preventiva, un fenomeno da arginare</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nei paesi dell&#8217;Unione europea, 1 detenuto su 5 non è stato condannato per alcun crimine</strong> &#8211; un totale di oltre 98mila persone in detenzione preventiva. Questo nonostante gli studi suggeriscano che la detenzione preventiva, nella maggior parte dei casi, non sia necessaria. Oltre al fatto che ricorrere a modalità alternative per gestire persone non ancora condannate aiuterebbe a contrastare il<strong> sovraffollamento carcerario</strong>. Un problema sentito in tutti i paesi dell’Unione europea.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.europeandatajournalism.eu/eng/News/Data-news/Presumed-innocent-but-detained-for-months-pretrial-in-Germany-and-EU" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai all&#8217;articolo originale<br><strong>Deutsche welle</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>Sono molte in Europa le persone in condizioni di detenzione preventiva. Parliamo di <strong>presunti innocenti, che non hanno ancora ricevuto una condanna definitiva</strong>. Come evidenzia l&#8217;ultimo <a href="https://wp.unil.ch/space/files/2022/05/Aebi-Cocco-Molnar-Tiago_2022_Prisons-and-Prisoners-in-Europe-2021_Key-Findings-SPACE-I_-220404.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">report</a> del consiglio d&#8217;Europa, si tratta di quasi 100mila persone &#8211; detenute senza condanna per periodi estremamente variabili, che possono essere di alcuni mesi come di più di un anno, a seconda del paese.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">98.540 </span>i detenuti senza condanna definitiva nelle carceri Ue, al 31 gennaio 2021.</p>
			        </section>
		</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-malta-sono-in-custodia-cautelare-in-445-ogni-100mila-abitanti/">A Malta sono in custodia cautelare in 44,5 ogni 100mila abitanti</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-malta-sono-in-custodia-cautelare-in-445-ogni-100mila-abitanti/">I detenuti (condannati e non) ogni 100mila abitanti nei paesi Ue (2021)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
                    <div id="chart_201857_tab1" role="tab" aria-controls="chart_201857_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
                    <div id="chart_201857_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/a-malta-sono-in-custodia-cautelare-in-445-ogni-100mila-abitanti/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="1355" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="1355" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/07/a-malta-sono-in-custodia-cautelare-in-445-ogni-100mila-abitanti.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-malta-sono-in-custodia-cautelare-in-445-ogni-100mila-abitanti/">A Malta sono in custodia cautelare in 44,5 ogni 100mila abitanti - I detenuti (condannati e non) ogni 100mila abitanti nei paesi Ue (2021)</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_201857_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_201857_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_201857_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_201857_tab3"><p>I dati sono aggiornati al 31 gennaio 2021 (solo quelli di Malta risalgono al 2020) e sono riferiti alle persone detenute (condannate e non) in rapporto alla popolazione.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Deutsche welle e consiglio d'Europa                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 18 Luglio 2022)
                                        </p>
                </div>
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						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="a-malta-sono-in-custodia-cautelare-in-445-ogni-100mila-abitanti"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-201857"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-201857" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                            </div>

			</p>
<p>Slovacchia, Lituania e Repubblica Ceca sono i paesi Ue con più detenuti in rapporto alla popolazione residente (più di 180 ogni 100mila abitanti). Mentre il numero più elevato di detenuti non condannati si registra a <strong>Malta</strong> (44,5) e in Lettonia (42).</p>
<p>Sempre secondo i dati del consiglio d'Europa, le persone in custodia cautelare costituiscono il 45% della popolazione carceraria nei <strong>Paesi Bassi</strong>. Il dato risulta elevato anche in Lussemburgo (43%) e in Danimarca (41%). In Italia si attesta invece al 31%: poco meno di un terzo di tutti i detenuti.</p>
<h3>La maggior parte delle persone detenute preventivamente sono accusate di aver commesso crimini minori</h3>
<p>Quello che maggiormente varia da paese a paese è però la ragione o il processo che porta le persone a essere detenute prima del processo.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>A essere detenuti preventivamente sono soprattutto stranieri, disoccupati e senzatetto.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Uno dei meccanismi più evidenti è che <strong>la detenzione preventiva ha un'incidenza decisamente maggiore tra gli stranieri</strong>. In Germania ad esempio, stando alle <a href="https://www.destatis.de/DE/Themen/Staat/Justiz-Rechtspflege/Tabellen/sonderauswertung-untersuchungshaft.html;jsessionid=8BF2529706786B5019F12CD7ABF84CFE.live731" target="_blank" rel="noopener noreferrer">statistiche federali</a>, i cittadini stranieri costituiscono il 60% di tutte le persone in condizioni di detenzione preventiva. Pur essendo appena il 12% della popolazione nazionale. Un altro aspetto ricorrente è che nelle maggior parte dei casi in custodia cautelare si trovano le persone disoccupate e, in circa la metà dei casi, senzatetto.</p>
<p>Sempre in Germania, circa un terzo delle persone in detenzione preventiva sono accusate di crimini minori come piccoli furti o taccheggio. La ricerca suggerisce che questo fenomeno sia diffuso in tutto il continente.</p>
<p>Quando decidono se tenere una persona in custodia cautelare, prima del processo, <strong>i giudici devono valutare se questa persona potrebbe, in condizioni di libertà, manomettere le prove, minacciare i testimoni o, soprattutto, fuggire</strong>. In Germania, nel 95% dei casi, il rischio di fuga è stato citato come la ragione principale, nel periodo analizzato dagli studi (tra il 2000 e il 2016).</p>
<p>In teoria i giudici dovrebbero prendere tale decisione sulla base di prove concrete, in ogni specifico caso. Ma la realtà è spesso differente e le decisioni si basano spesso su sensazioni, assunti o teorie personali, come dimostrato in un recente <a href="https://doi.org/10.5771/9783845286891" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio</a> della ricercatrice Lara Wolf.</p>
<p>A questo si aggiunge che<strong> spesso la detenzione preventiva è particolarmente dura</strong>. Le persone possono essere rinchiuse per 23 ore al giorno e avere pochi contatti con il mondo esterno e poche attività a disposizione per trascorrere il tempo. Come mostra un altro recente <a href="https://www.irks.at/detour/publications.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio</a>, <strong>le misure di reintegrazione come il lavoro e i programmi sociali non sono messe a disposizione dei presunti innocenti</strong>. I quali sono inoltre esposti a una condizione di forte incertezza rispetto al proprio futuro.</p>
<h3>Circa la metà dei casi di custodia cautelare terminano senza una condanna</h3>
<p><strong>La detenzione preventiva è una situazione che può prolungarsi</strong>. In Germania ad esempio circa l'80% delle persone è costretto a rimanervi per più di 3 mesi.</p>
<p>La legge tedesca dice esplicitamente che il tempo passato in custodia cautelare deve essere proporzionato alla sentenza potenziale (e viene poi sottratto da quest'ultima). Solo che <strong>nella metà dei casi i processi non terminano con una condanna</strong>. Circa il 30% delle persone in detenzione preventiva finisce con la libertà vigilata. Mentre il 10% riceve solo una multa, e nel 7% è assolto, condannato ai servizi per la comunità o ai programmi di riabilitazione, oppure le accuse sono fatte cadere.</p>
<p><strong>Ci sono misure alternative che i tribunali potrebbero scegliere di implementare</strong>. I sistemi legali dell'Ue già lavorano per perseguire gli accusati nei loro paesi di provenienza o estradarli per il processo piuttosto che detenerli dove si trovano. Ma molto spesso queste regole non sono seguite.</p>
<p>Una delle possibilità ad esempio sarebbe quella di sostituire la custodia cautelare con il <strong>monitoraggio elettronico</strong> degli accusati nelle loro abitazioni, se possibile. Una pratica che è divenuta comune in Italia e in Belgio.</p>
<h3>Ridurre la detenzione preventiva può contribuire a contenere il sovraffollamento carcerario</h3>
<p>Con numeri elevati di persone in prigione, <strong>eliminare la custodia cautelare potrebbe contribuire enormemente al contenimento del sovraffollamento carcerario</strong>. Circa 1 paese su 3 in Ue (tra cui anche l'Italia) ha le carceri sovraffollate, cioè una condizione in cui il numero di detenuti effettivi supera la capienza totale della struttura.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">105,5% </span>l'affollamento carcerario in Italia (2021).</p>
			        </section>
		</p>
<p>Si tratta di una situazione che si è dimostrata particolarmente problematica durante la pandemia, dove la vicinanza tra detenuti e le condizioni igieniche hanno reso le carceri un luogo ideale per il contagio, come rilevato in una recente indagine, condotta da Deutsche welle e a cui ha partecipato anche openpolis.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/la-gestione-della-pandemia-nelle-carceri-italiane-e-europee/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai all'approfondimento<br><strong>La gestione della pandemia nelle carceri italiane e europee</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p><strong>Se tutte le persone detenute preventivamente fossero liberate, quasi tutti i paesi Ue risolverebbero i loro problemi di sovraffollamento immediatamente</strong>. E anche se la custodia cautelare rimanesse necessaria in alcuni casi, ridurre questa pratica comporterebbe comunque un certo sollievo alle prigioni, sovraccariche, oltre che a chi si trova incarcerato al loro interno.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/senza-detenuti-non-condannati-laffollamento-delle-prigioni-diminuirebbe-in-tutta-lue/">Senza detenuti non condannati, l&#8217;affollamento delle prigioni diminuirebbe in tutta l&#8217;Ue</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/senza-detenuti-non-condannati-laffollamento-delle-prigioni-diminuirebbe-in-tutta-lue/">Il tasso di occupazione delle prigioni con e senza detenuti non condannati, nei paesi Ue (2021)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-2" option="b">DESCRIZIONE</div>
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                             aria-labelledby="chart_201950_tab2"><p>Il Belgio è il paese Ue in cui la situazione cambierebbe di più, se non fossero detenute in carcere le persone non condannate (61 punti percentuali di differenza).</p>
</div>
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                             aria-labelledby="chart_201950_tab3"><p>I dati sono aggiornati al 31 gennaio 2021, tranne nel caso di Malta (2020).</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Deutsche welle e consiglio d'Europa                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 18 Luglio 2022)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-201950"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-201950" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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			</p>
<p>In <strong>Belgio</strong> ad esempio il tasso di occupazione delle strutture carcerarie diminuirebbe di oltre 60 punti percentuali, passando dal 158% al 97%.</p>
<p>Tranne che in <strong>Romania</strong>, dove il tasso di occupazione con soli detenuti condannati si attesta al 107%, il problema del sovraffollamento sarebbe praticamente risolto in tutti gli altri paesi Ue.</p>
<h3>European data journalism network, i dati nel resto dell'Europa</h3>
<p>Openpolis fa parte dell'European data journalism network, una rete di realtà che si occupano di data journalism in tutta Europa. La versione originale di questo articolo è di El orden mundial, un giornale europeo, ed è partner di Edjnet. I dati relativi alla detenzione preventiva nei paesi Ue sono disponibili <a href="https://github.com/dw-data/pretrial-detention" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qui</a>.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/photos/X5qIvGA1HZ4" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Tyler Rutherford</a> - <a href="https://unsplash.com/license" target="_blank" rel="noopener noreferrer">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-detenzione-preventiva-un-fenomeno-da-arginare/">La detenzione preventiva, un fenomeno da arginare</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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