Decreti attuativi, la situazione è ancora difficile Il monitoraggio sulle attuazioni

Nonostante il nuovo modello operativo introdotto dal governo Draghi, sono più di 500 le attuazioni che ancora mancano all’appello. Un dato preoccupante anche perché spesso l’assenza di questi atti impedisce l’erogazione di risorse già assegnate.

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Fin dal suo insediamento il governo Draghi (con la maggioranza che lo sostiene) ha dovuto far fronte ad una serie di sfide molto difficili. Dapprima l’emergenza coronavirus, successivamente la partita legata al piano nazionale di ripresa e resilienza. E, da ultimo, lo scoppio della guerra in Ucraina che ha comportato – oltre ad una gravissima emergenza umanitaria – anche una crisi legata principalmente al costo dell’energia.

Questi sono solo alcuni degli scogli che l’attuale esecutivo si è trovato di fronte nei suoi primi 13 mesi di vita. Il rapido succedersi di questi eventi ha distolto l’attenzione da un altro tema rilevante. Quello cioè dei ritardi nella pubblicazione dei decreti attuativi.

Spesso leggi e decreti non sono immediatamente eseguibili. Devono essere definiti aspetti pratici, burocratici e tecnici. Elementi indicati nei decreti attuativi, affidati principalmente ai ministeri. Vai a "Che cosa sono i decreti attuativi"

Si tratta di atti fondamentali quindi senza i quali, ad esempio, non è possibile erogare risorse già stanziate a favore di cittadini, istituzioni e imprese. Proprio perché tali atti vanno a definire nel dettaglio a chi devono andare i fondi e come devono essere erogati.

556 i decreti attuativi ancora da pubblicare.

La percentuale di decreti attuativi che ancora manca all’appello rappresenta il 34,5% rispetto al totale di quelli richiesti. Un dato ancora molto consistente nonostante gli sforzi profusi dal governo su questo fronte.

La situazione a marzo 2022

Attraverso i dati messi a disposizione dall’ufficio per il programma di governo (Upg) sappiamo che, alla data del 21 marzo, le attuazioni richieste per le norme pubblicate nella XVIII legislatura erano 1.611, di cui 556 ancora da pubblicare. Rispetto al nostro ultimo aggiornamento, il numero di attuazioni mancanti si è ridotto (erano 595).

Allo stesso tempo c’è stato un incremento di 31 nuovi decreti attuativi richiesti. Il motivo di questo aumento è da individuare in buona misura negli ultimi atti emergenziali emanati dal governo. Ad esempio il cosiddetto decreto energia richiede 15 nuove attuazioni, di cui nessuna ancora pubblicata. Nonostante questo è comunque ripreso il trend di diminuzione della percentuale delle attuazioni mancanti sul totale di quelle richieste che passa dal 38% di gennaio al 34,5% attuale.

-3,5 punti percentuali. La riduzione delle attuazioni mancanti rispetto al totale di quelle richieste.

Se ci focalizziamo esclusivamente sulle misure varate dall’attuale esecutivo, possiamo osservare come ancora manchi all’appello circa il 57,2% dei decreti attuativi richiesti. Anche in questo caso il trend risulta in diminuzione rispetto al nostro ultimo aggiornamento (era al 64%). Tuttavia si deve ricordare che precedentemente si era registrata una significativa impennata dovuta principalmente all’approvazione della legge di bilancio per il 2022.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ufficio per il programma di governo
(ultimo aggiornamento: lunedì 21 Marzo 2022)

Nella maggior parte dei casi (ma non in tutti) i decreti attuativi sono stati raggruppati in 18 macro-aree di intervento identificate con il termine inglese policy. Delle oltre 500 attuazioni mancanti, per 435 è stata individuata una categoria di intervento. La voce più rilevante da questo punto di vista è quella legata a “Sviluppo economico, competitività e crescita” per cui mancano all’appello ancora 63 decreti attuativi.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ufficio per il programma di governo
(ultimo aggiornamento: lunedì 21 Marzo 2022)

Al secondo posto troviamo invece le attuazioni legate alle infrastrutture e ai trasporti (48 atti mancanti). Al terzo gli interventi interni alla pubblica amministrazione (40).

I ministeri più coinvolti

La maggior parte dei decreti attuativi ricade sulla responsabilità dei ministeri i quali, con le loro pubblicazioni, hanno il compito di integrare le norme approvate dal parlamento attraverso indicazioni operative di dettaglio.

Tra le amministrazioni maggiormente coinvolte da questo punto di vista al primo posto si conferma il dicastero dell'economia e delle finanze. Alla struttura guidata da Daniele Franco infatti competono 236 decreti attuativi in totale di cui 72 (il 30,5%) ancora da emanare. Seguono il ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili (155 attuazioni di cui 72 mancanti) e il ministero dell’interno (138 attuazioni di cui 45 mancanti).

FONTE: elaborazione openpolis su dati ufficio per il programma di governo
(ultimo aggiornamento: lunedì 21 Marzo 2022)

Per quanto riguarda le attuazioni mancanti in valori assoluti, possiamo osservare che circa il 40% è in capo a soli 3 ministeri. Oltre ai già citati Mef e Mims infatti, anche il ministero della transizione ecologica (Mite) deve ancora pubblicare 72 decreti attuativi rispetto ai 107 totali di sua competenza. Tra i dicasteri con un numero consistente di decreti attuativi ancora da emanare vi sono anche il ministero dello sviluppo economico (42) e quello della salute (40).

Per transizione ecologica e sport mancano più della metà delle attuazioni richieste.

I valori cambiano però se consideriamo il rapporto percentuale tra i decreti che ancora mancano all'appello e il totale di quelli richiesti ad ogni ministero. In questo caso infatti possiamo osservare come vi siano due strutture per cui la percentuale di attuazioni mancanti è superiore al 50%. Al primo posto troviamo il Mite con il 67,3% di attuazioni mancanti. Al secondo posto invece troviamo il dipartimento della presidenza del consiglio che fa capo alla ministra dello sport Valentina Vezzali (59,3%). Sul terzo gradino del podio infine il ministero delle infrastrutture con il 46,5% di attuazioni mancanti. Sopra il 40% anche il ministero della salute (42,1%).

Sotto questo aspetto vale la pena ricordare che il Mims e il Mite sono i due ministeri a cui è stata assegnata la gestione diretta della parte più consistente delle risorse del Pnrr. Il fatto quindi che proprio queste due strutture siano tra quelle maggiormente in difficoltà nella pubblicazione delle attuazioni potrebbe potenzialmente rappresentare un campanello d'allarme sulla loro effettiva capacità di rispettare gli impegni assunti dal nostro paese su questo fronte.

Attuazioni mancanti e risorse bloccate

Come abbiamo detto, il fatto che ancora manchino all'appello più di 500 decreti attuativi rappresenta un problema molto serio. Senza le indicazioni di dettaglio contenute in questi atti infatti le disposizioni previste dalle norme di legge rimangono sostanzialmente solo sulla carta.

Senza decreti attuativi, risorse già stanziate delle norme non possono essere erogate.

Questo elemento assume una rilevanza ancora più grande nel caso in cui, a causa di queste mancanze, risulti impossibile utilizzare risorse già stanziate. Spesso infatti nei decreti attuativi sono indicate le modalità di erogazione di suddetti fondi, oppure i criteri di selezione dei beneficiari tra i soggetti che presentano domanda. Senza queste indicazioni è quindi impossibile distribuire le risorse. Allo stato attuale sono ben 107 i decreti attuativi che rientrano in questa categoria e che stanno bloccando l’erogazione di circa 35 miliardi di euro.

Tali atti fanno riferimento principalmente a misure varate durante l’attuale esecutivo. Ma si deve sottolineare che il governo Draghi ha “ereditato” anche 11,7 miliardi di euro di risorse da sbloccare risalenti ai governi Conte.

Grazie alle informazioni messe a disposizione dall’ufficio per il programma di governo è possibile valutare l’impatto economico dei decreti attuativi ancora non pubblicati. Le informazioni disponibili sono suddivise in base alle prime 3 annualità di erogazione dei fondi. Non tutte la risorse stanziate prevedono erogazioni per tutti gli anni considerati. Per semplicità espositiva quindi le 3 annualità sono state sommate insieme.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ufficio per il programma di governo
(ultimo aggiornamento: lunedì 21 Marzo 2022)

Tra questi atti mancanti, ve ne sono 8 da cui dipende lo sblocco di risorse per almeno 1 miliardo di euro. Il più consistente in questo senso è un decreto attuativo relativo al Dl ristori. L’articolo 1 quater, comma 1 infatti incaricava il Mef di individuare i parametri su cui basare l'esonero totale o parziale dei versamenti fiscali e contributivi come misura di sostegno nei momenti più duri della pandemia. Per questo intervento erano stati stanziati 5,2 miliardi di euro. Tuttavia il decreto attuativo non è mai stato pubblicato.

107 i decreti attuativi mancanti che bloccano l'erogazione di risorse già assegnate.

Un’altra attuazione molto impattante sotto questo aspetto è legata all’articolo 1, comma 88 della legge di bilancio per il 2020. In questo caso si richiedeva sempre al Mef di individuare il soggetto competente a selezionare progetti legati alla decarbonificazione da finanziare. In questo caso le risorse ancora da sbloccare ammontano a oltre 2,8 miliardi di euro. Per quanto riguarda il governo Draghi invece l’attuazione mancante più significativa si riferisce al recentissimo decreto energia. L’articolo 22, comma 2 infatti prevede che il ministero dello sviluppo economico assegni risorse per favorire la transizione verde, la ricerca, gli investimenti nella filiera delle automobili. In questo caso le risorse allocate ammontano a 2,7 miliardi di euro. Tale atto peraltro dovrà essere pubblicato entro l'1 aprile 2022.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ufficio per il programma di governo
(ultimo aggiornamento: lunedì 21 Marzo 2022)

Spesso (ma non sempre) infatti le norme di legge individuano anche un limite temporale massimo entro cui pubblicare le relative attuazioni. Ad esempio, rimanendo al già citato decreto energia, entro l’1 aprile dovrà essere emanato anche un altro atto relativo ai criteri e alle modalità di riparto del fondo istituito per la ricerca e lo sviluppo di tecnologie innovative (1,15 miliardi).

68 i decreti attuativi legati allo sblocco di risorse non pubblicati entro la data di scadenza indicata nelle norme.

Purtroppo però non sempre queste scadenze vengono rispettate. Allo stato attuale infatti, delle oltre 500 attuazioni mancanti, 298 prevedono una data di scadenza e 194 di queste (il 65%) non sono state adottate in tempo. Tra i 107 decreti legati a vario titolo all’erogazione di risorse infine ce ne sono ben 68 che non sono stati pubblicati entro il limite di tempo fissato.

Foto: palazzo Chigi - licenza

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