Sull’abbandono scolastico pesano ancora i divari interni #conibambini

Nel 2022 l’abbandono scolastico si è attestato all’11,5%, in diminuzione rispetto alla rilevazione precedente (12,7%). L’Italia passa così dal terzo al quinto posto tra i 27 stati membri con più incidenza del fenomeno. Tuttavia le differenze interne al paese sono ancora ampie.

|

Partner

L’abbattimento del tasso di abbandono scolastico resta una delle principali sfide a livello europeo di questo decennio. A maggior ragione nel mondo post-Covid, il livello di istruzione appare una variabile sempre più determinante per le condizioni di vita delle persone e per lo sviluppo dei paesi.

Per questo motivo l’Unione europea ha aggiornato i suoi obiettivi in materia, abbassando di un punto il target da raggiungere a livello continentale.

9% il nuovo obiettivo Ue di uscite precoci dal sistema di istruzione e formazione da conseguire entro il 2030.

I dati più recenti indicano un percorso di avvicinamento da parte dell’Ue nel suo complesso. Nel 2022 il 9,6% degli europei tra 18 e 24 anni aveva lasciato la scuola con al massimo la licenza media, senza ulteriori titoli di studio, qualifiche professionali e senza essere comunque inserito in un percorso di istruzione o formazione.

Per l’Italia la quota di giovani tra 18 e 24 anni che hanno lasciato la scuola prima del tempo si è attestata all’11,5% nel 2022. Un dato che testimonia un miglioramento – del nostro paese e dell’Unione europea nel suo complesso – rispetto ad alcuni anni fa.

Sebbene la costruzione dell’indicatore risenta di revisioni nelle metodologie di stima, la tendenza discendente è chiaramente visibile sul lungo periodo. Alla metà degli anni 2000, alla vigilia della grande recessione, quasi un giovane su 5 in Italia si trovava in condizione di abbandono, mentre in Ue il dato si attestava al 14-15%.

Da allora le cose sono indubbiamente migliorate, anche sulla scorta degli obiettivi europei in materia, stabiliti dall’agenda Europa 2020 prima e dal nuovo quadro strategico sull’istruzione e la formazione per il decennio 2021-2030 poi.

Tuttavia il miglioramento complessivo non deve far trascurare due aspetti. Il primo è che, mentre calano gli abbandoni “espliciti”, dopo il Covid sono aumentati quelli “impliciti”. Ovvero gli studenti che, pur completando il percorso di studi, non raggiungono competenze adeguate. Un fenomeno visibile soprattutto tra gli studenti svantaggiati. Inoltre, restano ampie le distanze sia a livello Ue che all’interno del nostro paese.

Gli abbandoni precoci in Italia e in Ue

Nonostante il calo del tasso di abbandono nel corso degli ultimi 2 decenni, all’interno dell’Unione europea l’Italia rientra tra i paesi dove il problema delle uscite precoci dal sistema di istruzione e formazione resta più consistente. Nel 2022 è il quinto paese con più abbandoni (11,5%), dopo Romania (15,6%), Spagna (13,9%), Ungheria (12,4%) e Germania (12,2%).

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Eurostat
(pubblicati: mercoledì 26 Aprile 2023)

Al contrario, sono 6 i paesi dell’Unione in cui la quota di abbandoni precoci è inferiore al 5%: Lituania e Polonia (entrambe al 4,8%), Grecia e Slovenia (4,1%), Irlanda (3,7%) e Croazia (2,3%, quest’ultima statistica segnalata come a “bassa affidabilità” nei dataset Eurostat).

Rispetto a quanto rilevato negli anni precedenti, il miglioramento dell’Italia è anche posizionale. Tanto nel 2020 quanto nel 2021, il nostro paese era risultato terzo per tasso di abbandoni precoci, appena dietro a Romania e Spagna. Nel 2022 è quinto dopo Romania, Spagna, Ungheria e Germania.

11,5% i giovani tra 18 e 24 anni che hanno lasciato la scuola prima del tempo nel nostro paese (2022).

Con una quota che però rimane comunque superiore alla media europea (9,6%) e che si colloca a 2 punti e mezzo dalla soglia del 9% fissata a livello continentale. Un ritardo nei confronti degli standard Ue che è soprattutto il risultato di distanze molto ampie, interne al paese.

I divari interni all’Italia sull’abbandono scolastico

Una parte delle regioni italiane si trova già al di sotto delle soglie stabilite in sede Ue sull’abbandono scolastico.

Sono 10 quelle con un tasso inferiore alla soglia del 10%, prevista nell’ambito di Europa 2020: Lombardia (9,9%), Veneto (9,5%), Emilia-Romagna (9,5%), Abruzzo (9,3%), Molise (8,3%), Friuli-Venezia Giulia (7,7%), Lazio (7,4%), Umbria (7,3%), Marche (5,8%), e Basilicata (5,3%). Come si nota 6 di queste si attestano anche al di sotto della nuova soglia del 9%. Al contrario, il problema è molto più ricorrente in alcune parti del paese, nello specifico nelle maggiori aree del mezzogiorno.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(pubblicati: giovedì 20 Aprile 2023)

La quota nazionale dell’11,5% viene infatti ampiamente superata nel sud continentale (13,8% in media) e nelle isole (17,9%). Nello specifico in 2 regioni, Sicilia e Campania, oltre il 15% dei giovani ha lasciato la scuola prima del tempo. Sull’isola la quota sfiora il 19%, mentre in Campania si attesta al 16,1%. Seguono Sardegna e Puglia con quasi il 15% di uscite precoci. Anche la Valle d’Aosta (13,3%) si colloca al di sopra della media nazionale.

La necessità di un monitoraggio ancora più capillare

I divari territoriali nell’abbandono scolastico sono sintomatici dei problemi di parte del paese – in particolare del mezzogiorno, ma non solo – nel contrasto della povertà educativa.

Pur in un miglioramento visibile negli ultimi anni, gli elevati tassi di abbandono scolastico si accompagnano spesso ad altre tendenze: dalla carenza di servizi educativi all’impatto della dispersione implicita. Parliamo del fenomeno per cui alcuni studenti – pur non rientrando tra gli abbandoni in senso stretto, in quanto completano il ciclo di studi – non raggiungono comunque livelli di competenza adeguati.

Intervenire su questi aspetti è una necessità resa urgente da questioni economiche, oltre che educative e sociali. Sono i dati sull’occupabilità di chi ha abbandonato a renderlo palese. Tra 2008 e 2020 il tasso di occupazione dei giovani che hanno lasciato la scuola prima del tempo è crollato, in Italia ancora più che nel resto dell’Ue.

51% occupati nel 2008 tra i 18-24enni con al massimo la licenza media. Nel 2020 la quota è stata pari al 33,2%.

Tali tendenze avranno un impatto sulla coesione sociale e territoriale del paese, in un futuro che non sembra affatto remoto. Per intervenire tempestivamente sul fenomeno, è necessario disporre di dati disaggregati e aggiornati sulle disparità educative.

Da questo punto di vista, se molti indicatori – su tutti i risultati delle prove Invalsi – sono stati negli anni rilasciati con cadenza periodica e con granularità locale, altri dispongono ancora oggi di minore profondità territoriale. Come l’indicatore europeo sugli abbandoni, prezioso nei confronti tra paesi membri e regioni, ma ancora poco disaggregato in chiave locale. Supplire a tale carenza offrirebbe uno strumento fondamentale nelle politiche di contrasto della povertà educativa.

Scarica, condividi e riutilizza i dati

Scarica i dati

I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati sull’abbandono scolastico sono di fonte Eurostat (confronto europeo) e Istat (per l’Italia).

Foto: Comune di Reggio Nell’EmiliaLicenza

PROSSIMO POST