Servono mense scolastiche dove è più diffusa la povertà alimentare #conibambini

La povertà alimentare minorile incide di più in alcune aree del paese, come Sicilia e Campania. Spesso si tratta anche dei territori con minore offerta di mense scolastiche, il cui ruolo è cruciale nel contrasto del fenomeno.

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Quando una persona non ha la possibilità di consumare quotidianamente e in quantità adeguate cibi sani, equilibrati, nutrienti e sicuri può trovarsi in povertà alimentare.

Mentre nei paesi in via di sviluppo il fenomeno è direttamente connesso alla questione della fame nel mondo, nelle economie avanzate assume caratteristiche diverse (Fao, parlamento europeo). Esattamente come la povertà educativa, la deprivazione alimentare in Italia e nel contesto occidentale ha una matrice multidimensionale.

Non riguarda la scarsità in assoluto delle risorse disponibili. Quanto piuttosto l’equità e la possibilità di averne accesso (Campiglio e Rovati, 2009, cit. in biblioteca disuguaglianze sociali). Una questione che generalmente interseca tante dimensioni diverse: povertà economica, prossimità a servizi e assistenza, educazione alimentare, qualità e prezzi dell’offerta disponibile.

L’insieme di questi fattori conduce a una quota non irrilevante di persone che in Italia dichiarano di non potersi permettere una dieta equilibrata. L’indicatore cui si ricorre di solito è quello dell’incidenza di persone che non hanno accesso a un pasto con carne o pesce (o equivalente vegetariano) almeno ogni due giorni.

8,4% delle famiglie in Italia dichiara di non potersi permettere un pasto proteico ogni 2 giorni (2021).

La povertà alimentare è chiaramente ancora più grave per bambini e ragazzi che attraversano l’età dello sviluppo. L’accesso a una dieta equilibrata è infatti oggetto di raccomandazioni specifiche per i minori, rispetto a quelle per gli adulti (Efsa).

In Italia in media il 2,8% dei minori non consuma un pasto proteico al giorno, segnale di una possibile povertà alimentare. Un dato da non trascurare, soprattutto in alcune aree del paese.

In Sicilia la quota di bambini e ragazzi che non consumano almeno un pasto proteico al giorno supera l’8%. Seguono Campania (5,4%), Basilicata (4,9%) e Lazio (4,5%). Mentre la percentuale si attesta al di sotto dell’1% nelle Marche, in Abruzzo, in Puglia e in Piemonte.

Per diverse regioni (Calabria, Liguria, Lombardia, Molise, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta) il dato non è stato rilasciato, perché corrispondente ad una numerosità campionaria inferiore a 20 unità.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat per gruppo Crc
(ultimo aggiornamento: martedì 30 Novembre 2021)

Il fenomeno presenta molteplici sfaccettature che, come ricordato, vanno dalla disponibilità economica all’educazione alimentare, fino alla possibilità di accesso ai servizi. Di tale multifattorialità è paradigmatico il contributo delle mense scolastiche. Negli ultimi anni, le relazioni del garante dell’infanzia al parlamento italiano hanno spesso sottolineato il ruolo dell’estensione della refezione nel contrasto della povertà alimentare.

(…) particolare attenzione alle mense scolastiche che, per alcuni bambini, rappresentano il pasto più completo e sano della giornata.

Si tratta di un’osservazione non casuale, che peraltro trova riscontro nei dati a disposizione.

La relazione tra mense scolastiche e povertà alimentare

Le regioni a maggior rischio di povertà alimentare tra i minori difatti in molti casi coincidono con quelle con meno mense scolastiche. Sono 6 le regioni in cui per meno del 25% delle scuole statali è dichiarata la presenza di una mensa. Nell’ordine, si tratta di Sicilia (10,2% degli edifici hanno la mensa), Campania (12,3%), Calabria (18,8%), Basilicata (20,2%), Lazio (21%) e Molise (21,8%).

6 le regioni dove meno di una scuola su 4 ha la mensa.

Sono anche le regioni che, praticamente nello stesso ordine, risultano ai primi posti per quota di minori che non consumano un pasto proteico al giorno. Con l’eccezione di Calabria e Molise (i cui dati non sono stati rilasciati per la bassa numerosità del campione utilizzato per la rilevazione), le altre seguono lo stesso ordine.

La Sicilia, prima per quota di minori che non consumano quotidianamente pasti proteici (8,4% del totale nel 2019) è anche la regione per cui è dichiarata la minore presenza di edifici scolastici con mensa (10,2% del totale). Al secondo posto in base a questo indicatore di deprivazione alimentare la Campania (5,4%), che è anche penultima per disponibilità di mense (dichiarata per il 12,3% delle strutture).

Nel grafico sono messi a confronto, per le regioni per questi dati sono entrambi disponibili, la percentuale di edifici scolastici statali dotati di mensa e quella di minori che non consumano almeno un pasto proteico al giorno. Il primo dato si riferisce all’anno scolastico 2020/21, e non è disponibile per il Trentino-Alto Adige. Il secondo al 2019 e – a causa della bassa numerosità campionaria – non è stato rilasciato per Calabria, Liguria, Lombardia, Molise, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat per gruppo Crc e ministero dell’istruzione
(pubblicati: mercoledì 12 Gennaio 2022)

La Basilicata, in terza posizione per incidenza di bambini e ragazzi che non consumano quotidianamente pasti proteici (4,9%), è quartultima per presenza di mense (20,2% delle scuole ne dispone). Il Lazio, come già visto quarto in base all’indicatore di deprivazione alimentare (4,5%), è quintultimo sulle mense scolastiche (21%).

Al contrario in Toscana e Piemonte – le uniche 2 regioni oltre alla Valle d’Aosta in cui la quota di edifici dotati di mensa supera il 60% – la percentuale di bambini e ragazzi che non consumano quotidianamente pasti proteici si attesta al di sotto del 2%. In particolare in Piemonte: la regione con il migliore indicatore di deprivazione alimentare (0,2%) è la seconda con maggiore offerta di mense. Subito dopo la Valle d’Aosta, per cui purtroppo il dato sui minori a rischio povertà educativa non è disponibile.

62,4% degli edifici scolastici statali in Piemonte ha la mensa (a.s. 2020/21).

Si tratta di una relazione da osservare con molta cautela. Non solo per i limiti posti dalla carenza di dati, ma anche per gli altri fattori che intervengono sul fenomeno: dal livello di educazione alimentare alla disponibilità economica delle famiglie. Una questione perciò complessa, che ovviamente sarebbe semplicistico ridurre unicamente alla presenza di mense scolastiche.

Tuttavia non va trascurato il ruolo delle mense nell’offrire un pasto sano ed equilibrato al giorno a tutte le bambine e i bambini, aspetto non a caso sottolineato nella relazione del garante.

Come varia l’offerta di mense scolastiche in Italia

Per questo motivo, diventa rilevante valutare la diffusione di questo servizio sul territorio nazionale, sulla base dei dati del ministero dell’istruzione. Così da comprendere meglio, attraverso l’ausilio dei dati, un fenomeno così multiforme.

A livello locale, oltre alla provincia di Aosta (il cui dato coincide ovviamente con quello regionale, 71,3%), spiccano i territori delle province di Lucca (68,6%), Verbano-Cusio-Ossola (68,5%), Imperia (67,8%), Prato (67,2%), Biella (67%) e Vercelli (66%).

7 i territori dove almeno 2 edifici scolastici su 3 hanno la mensa.

Invece in altre 7 province, tutte del mezzogiorno, la presenza di una mensa è dichiarata per meno del 10% degli edifici scolastici statali presenti. Si tratta di Trapani, Matera, Agrigento, Palermo, Catania, Ragusa e Napoli.

L’indicatore misura il rapporto percentuale tra gli edifici scolastici statali dotati di mensa e il totale degli edifici scolastici statali. Non sono disponibili dati per il Trentino-Alto Adige. I dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati ministero dell’istruzione
(pubblicati: mercoledì 12 Gennaio 2022)

Approfondendo il dato comune per comune, tra le città più popolose spiccano Torino (64,1%), Firenze (53,7%) e Bologna (45,9%). Da notare tuttavia come una serie di comuni maggiori, anche di grandi dimensioni (ad esempio Milano, Catania, Palermo e Napoli) riportino dati anomali, inferiori al 10% del totale. Informazioni che è possibile siano attribuibili a qualche anomalia nella rilevazione relativa a quell’anno. I dati vengono infatti forniti dai singoli enti proprietari di ciascuna struttura al ministero dell’istruzione.

L’importanza di investire sulle mense scolastiche

Anche al netto degli aspetti quantitativi della questione, lo sviluppo di una rete di mense sul territorio appare strategico per diversi motivi. In primo luogo, può offrire a tutti gli studenti la garanzia di un pasto adeguato almeno una volta al giorno, elemento come abbiamo visto per nulla trascurabile. Specialmente nelle realtà più fragili dal punto di vista sociale.

Inoltre, costituisce uno spazio di condivisione e socializzazione per ragazze e ragazzi, al di fuori dell’orario strettamente dedicato alla didattica. Infine è il presupposto per permettere agli alunni di frequentare la scuola nel pomeriggio, sviluppando attività pomeridiane, laboratori, corsi.

La mensa può quindi avere un ruolo fondamentale nel determinare qualità e quantità dell’offerta educativa. Vanno in questa direzione gli investimenti del Pnrr. Come abbiamo avuto modo di ricostruire nel rapporto “Il Pnrr e la povertà educativa” sono numerosi gli interventi che riguarderanno l’edilizia scolastica. Tra questi, il piano per l’estensione del tempo pieno (960 milioni) si baserà anche sulla creazione o ristrutturazione degli spazi per le mense, per almeno 1.000 edifici.

Di fianco a questo tipo di investimenti, appare anche prioritario ampliare l’accessibilità del servizio, come sottolineato dal garante.

Tali servizi, inoltre, dovrebbero essere resi economicamente accessibili a tutte le famiglie, garantendo la gratuità a quelle in condizione di povertà certificata.

L’accessibilità delle mense, su tutto il territorio nazionale, può essere lo strumento per promuovere due politiche fondamentali. Il contrasto alla povertà educativa, con la possibilità di estendere tempo pieno e offerta scolastica e laboratoriale anche in orario pomeridiano. E quello alla povertà alimentare, che ancora oggi purtroppo affligge troppe bambine e bambini.

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza di mense, elaborati a partire dati dataset pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione (a.s. 2020/21), sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico. Non sono disponibili dati per il Trentino-Alto Adige. 

Foto: Amanda Mills, USCDCP (Pixnio) – Licenza

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