Rigenerazione urbana, tra tempi stretti e trasparenza Pnrr

Il ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili ha pubblicato un decreto con cui assegna le risorse per progetti sulla rigenerazione urbana. I tempi stretti per la realizzazione delle opere però potrebbero portare il governo a esercitare i poteri sostitutivi.

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La fase operativa dei progetti legati al piano nazionale di ripresa e resilienza sta iniziando a entrare nel vivo. Uno dei primi ministeri a muoversi in questo senso è stato quello delle infrastrutture e della mobilità sostenibili (Mims). Il dicastero guidato dal ministro Enrico Giovannini ha infatti assegnato circa 3 miliardi di euro per la realizzazione di 159 interventi nell’ambito della rigenerazione urbana e dell’housing sociale.

La graduatoria pubblicata dal decreto del Mims tuttavia non è ancora definitiva. I soggetti beneficiari delle risorse infatti dovranno inviare entro 30 giorni una serie di informazioni ulteriori. Tra queste il cronoprogramma dettagliato degli interventi “rimodulato” in modo che i lavori si concludano entro il 2026.

€ 2,8 mld previsti dal Pnrr nell’ambito della rigenerazione urbana.

Questa indicazione ripropone il tema dei tempi strettissimi per la realizzazione degli interventi previsti dal Pnrr. Se non saranno in grado di fornire tutta la documentazione richiesta infatti le amministrazioni coinvolte rischiano di perdere i finanziamenti loro assegnati. Inoltre, anche una volta partiti i cantieri, il governo potrebbe decidere di esercitare i suoi poteri sostitutivi qualora il cronoprogramma dei lavori non venisse rispettato.

Gli interventi nell’ambito della rigenerazione urbana

Ma di cosa stiamo parlando nello specifico? Come noto, il Pnrr prevede interventi di carattere normativo (riforme) da un lato e dall’altro la realizzazione di opere pubbliche (investimenti). Riforme e investimenti sono poi suddivisi settorialmente tra 16 componenti, a loro volta raggruppate in 6 missioni. Tra le missioni la quinta prevede anche interventi per infrastrutture sociali.

Il Pnrr è articolato in missioni e componenti. Ogni componente prevede la realizzazione sia di riforme che di investimenti in opere pubbliche. Vai a "Cos’è il Pnrr, piano nazionale ripresa e resilienza"

Nell’ambito di questa missione, l’investimento 2.3 prevede la realizzazione del “Programma innovativo della qualità dell’abitare”. Gli interventi che saranno realizzati con questa specifica misura sono finalizzati ad aumentare il patrimonio di edilizia residenziale pubblica. Oltre a ciò, erano ammissibili a ricevere il finanziamento anche progetti volti alla rigenerazione dei centri urbani e delle periferie. Ciò con l’obiettivo di migliorarne l’accessibilità, la funzionalità e la sicurezza.

I progetti PinQua sono stati introdotti dalla legge di bilancio per il 2020.

Non si tratta in realtà di un’iniziativa pensata appositamente per il Pnrr. Il Piano innovativo nazionale per la qualità dell’abitare (PinQua) infatti è stato introdotto per la prima volta dalla legge di bilancio per il 2020. Tale norma prevedeva peraltro il 2033 come ultima annualità. Come abbiamo visto però i progetti che riceveranno i fondi del Pnrr dovranno concludersi in un tempo molto più limitato. D’altra parte grazie ai fondi europei sarà possibile finanziare un numero maggiore di progetti. La dotazione prevista per i PinQua infatti era di “soli” 853 milioni di euro.

159 i progetti in ambito di rigenerazione urbana che saranno finanziati con le risorse del Pnrr.

Anche per questo motivo il Mims ha nominato un’apposita “alta commissione” con il compito di stilare una graduatoria dei progetti da finanziare. I criteri per la scelta sono elencati nell’articolo 8 del decreto interministeriale 395/2020. In base al dettato di questo articolo sono stati privilegiati interventi in aree a maggiore tensione abitativa, per il recupero di beni culturali e paesaggistici e con un impatto limitato per quanto riguarda il consumo di suolo. A questi criteri se ne aggiungono altri 2 espressamente previsti dal Pnrr. Quello di non arrecare un danno significativo all’ambiente e quello di riservare almeno il 40% delle risorse alle regioni del meridione.

La distribuzione degli investimenti sul territorio

Ma come si distribuiscono i finanziamenti sul territorio? In base al decreto del Mims sappiamo che le proposte accolte sono state complessivamente 159. A queste se ne aggiungono altre 112 che pur risultando ammissibili non saranno finanziate, almeno in questa prima fase.

Con 21 progetti finanziati la Puglia risulta essere la regione italiana con il maggior numero di proposte accolte. Al secondo posto troviamo poi la Lombardia con 17 e al terzo il Lazio con 15. Possiamo osservare come sarà finanziato almeno un progetto per ogni regione. Tale indicazione era già prevista nella legge di bilancio istitutiva dei PinQua. Fa eccezione il Trentino Alto Adige che però, come si può vedere dagli allegati al decreto del Mims, non ha presentato progetti.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Mims.
(ultimo aggiornamento: venerdì 15 Ottobre 2021)

45 gli enti locali a cui è stato finanziato più di un progetto.

La Puglia risulta essere la principale beneficiaria anche facendo riferimento alla distribuzione delle risorse sul territorio. In questa regione infatti arriveranno circa 394 milioni di euro. Al secondo posto troviamo ancora la Lombardia con circa 392 milioni. Mentre al terzo in questo caso c'è la Sicilia con circa 215 milioni.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Mims.
(ultimo aggiornamento: venerdì 15 Ottobre 2021)

I "progetti pilota"

In questo contesto è interessante approfondire il caso di 8 proposte finanziate che sono state sono classificate come “progetti pilota”. Tali interventi sono definiti dal ministero come progetti “ad alto impatto strategico sul territorio nazionale in quanto orientati all’attuazione del green deal e della digital agenda”.

Per queste particolari proposte la massima richiesta possibile ammontava a 100 milioni di euro, mentre per quelle “ordinarie” invece era di 15. Complessivamente quindi per questo specifico tipo di interventi il ministero erogherà 655 milioni di euro. Circa un quarto delle risorse complessive assegnate a questa voce del Pnrr.

€ 655 mln gli investimenti in progetti pilota nell’ambito degli interventi di rigenerazione urbana.

Purtroppo non è possibile conoscere nel dettaglio che cosa prevedono i progetti così classificati. Ciò perché negli allegati al decreto del Mims non è presente alcuna descrizione, per quanto sommaria, degli interventi che saranno realizzati. Le uniche informazioni disponibili da questo punto di vista sono quelle contenute nel comunicato stampa con cui il ministero ha annunciato la firma del decreto.

 

I "progetti pilota" finanziati nell'ambito della rigenerazione urbana

Soggetto proponenteDescrizione dell'interventoFinanziamento previsto
Comune di BariRiorganizzazione dell’area in prossimità della stazione ferroviaria centrale come cerniera di congiunzione tra il centro storico e l’area urbana moderna. Interventi infrastrutturali per la mobilità multimodale. Interventi di riqualificazione e ristrutturazione urbanistica con la creazione di nuovi spazi verdi e l’aumento di servizi.€ 100.000.000,00
Comune di MilanoInterventi di riqualificazione e riorganizzazione dell’edilizia residenziale sociale e di rigenerazione del tessuto abitativo di quartieri periferici dove è più marcato il disagio socioeconomico.€ 99.998.363,00
Città metropolitana di MessinaRisanamento di aree periferiche attraverso la demolizione di vecchie abitazioni e riqualificazione del patrimonio destinato all’edilizia residenziale sociale, il recupero e la rigenerazione di spazi e immobili, soprattutto nelle aree ad alta densità abitativa, per migliorare la qualità ambientale e la resilienza ai cambiamenti climatici.€ 99.607.907,24
Comune di Lamezia TermeContrasto del fenomeno dello spopolamento di alcuni quartieri attraverso il recupero di abitazioni da mettere a disposizione delle famiglie in difficoltà e il miglioramento della fruibilità di spazi e servizi sociali. Realizzazione di piste ciclabili e riqualificazione del lungomare.€ 98.887.005,00
Comune di GenovaNd€ 87.000.000,00
Comune di Ascoli PicenoInterventi sul centro storico con l'obiettivo di ridurre il disagio abitativo adottando una strategia integrata per migliorare la qualità dell’abitare e l’inclusione sociale.€ 75.087.854,00
Regione LombardiaNd€ 52.326.675,00
Comune di BresciaNd€ 42.400.155,00
Le informazioni sui progetti pilota che saranno realizzati sono tratte dal comunicato stampa diffuso dal ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili.

 

Tre interventi di questo tipo saranno realizzati in Lombardia, per un investimento complessivo di circa 195 milioni di euro. Gli altri saranno invece equamente distribuiti tra Liguria, Sicilia, Marche, Puglia e Calabria. Il singolo finanziamento più consistente in assoluto però è quello assegnato al comune di Bari per un totale di 100 milioni.

La questione meridionale

Una delle indicazioni contenute nel Pnrr per quanto riguarda la distribuzione delle risorse sul territorio prevede che almeno il 40% di queste sia riservato alle regioni del mezzogiorno. Analizzando i dati aggregati per macro-area possiamo osservare che tale indicazione per questa specifica voce è stata rispettata.

Il 40 per cento circa delle risorse territorializzabili del Piano sono destinate al Mezzogiorno, a testimonianza dell’attenzione al tema del riequilibrio territoriale.

Abruzzo, Basilicata, Campania, Calabria, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia infatti riceveranno complessivamente circa 1 miliardo e 130 milioni di euro. Alle regioni del nord arriveranno invece 910 milioni (il 32% del totale) mentre a quelle del centro 780 milioni (28%).

FONTE: elaborazione openpolis su dati Mims.
(ultimo aggiornamento: venerdì 15 Ottobre 2021)

Questo elemento è stato evidenziato anche dal comunicato stampa del Mims, a ribadirne l’importanza. Tale indicazione al contrario non era stata rispettata dal decreto pubblicato dal ministero per le politiche agricole in tema di gestione delle risorse idriche di cui abbiamo parlato in questo articolo.

Un problema di trasparenza

Come abbiamo già accennato a proposito dei progetti pilota, il decreto del Mims presenta un elemento critico in tema di trasparenza. Infatti non è possibile conoscere nel dettaglio che cosa prevedono i progetti che saranno finanziati. Ogni proposta è associata solamente a un codice identificativo e non sono presenti indicazioni che descrivano gli interventi nel dettaglio.

Nelle sue premesse, il decreto del Mims rimanda all’elenco delle proposte ammissibili a finanziamento e di quelle non ammissibili stilato dall’alta commissione e protocollato lo scorso 26 luglio. Tale documento tuttavia non pare essere consultabile attualmente.

L'assenza di queste informazioni rende più complicato analizzare le proposte di intervento presentate dai singoli enti. Nella maggior parte dei casi peraltro i soggetti proponenti hanno richiesto la massima cifra possibile, almeno per quanto riguarda i progetti "ordinari" (70 sui 151 totali). In 22 invece i progetti finanziati richiedono una cifra inferiore ai 14 milioni di euro. In altri 59 casi infine la cifra richiesta è compresa tra i 14 e i 15 milioni.

Dalle informazioni disponibili non conosciamo i progetti di rigenerazione urbana che saranno realizzati.

È possibile che gli interventi per cui è stata presentata la richiesta massima abbiano un costo complessivo superiore ai 15 milioni. La differenza potrebbe essere coperta quindi con il ricorso ad altre risorse. Un possibilità che non è da escludere dato che uno dei criteri utilizzati dall’alta commissione nella scelta dei progetti da finanziare era proprio quello del coinvolgimento di soggetti e capitali privati.

Si tratta tuttavia di una mera supposizione dato che non è possibile analizzare i progetti presentati più nel dettaglio, almeno limitatamente agli atti pubblicati dal ministero.

Un problema di tempi

Un ultimo elemento che vale la pena sottolineare riguarda i tempi stretti a disposizione delle amministrazioni beneficiarie dei finanziamenti. Gli enti locali coinvolti infatti dovranno finalizzare le loro domande e presentare tutta la documentazione richiesta per accedere ai fondi in pochi giorni.

Inoltre, ed è questo forse l'aspetto più rilevante, le risorse messe a disposizione dal Pnrr prevedono che i progetti finanziati siano realizzati in un arco temporale molto più ridotto rispetto a quanto originariamente previsto per i progetti PinQua. Se infatti l'ultima erogazione per questa voce nella legge di bilancio era prevista nel 2033, con l'entrata in scena dei fondi europei le opere dovranno tassativamente concludersi entro il 31 marzo del 2026.

I tempi stretti potrebbero spingere il governo a commissariare molte opere.

La compressione dei tempi però rischia di mettere in difficoltà gli enti locali. Questi infatti potrebbero non avere strutture adeguate per rispettare un cronoprogramma così cadenzato. Un esempio di ciò lo abbiamo visto nel caso dei progetti per la gestione delle risorse idriche. In questo caso infatti le proposte avanzate dai soggetti siciliani sono state respinte a causa di errori nella presentazione delle domande. Tali esclusioni peraltro hanno portato al mancato rispetto dell’indicazione del 40% di risorse da destinare alle regioni meridionali.

Questa dinamica ci conferma che sull'attuazione del Pnrr il nostro paese non può permettersi di commettere errori. Il rischio di perdere i fondi europei qualora i tempi stabiliti non fossero rispettati infatti è molto alto. Tale scenario tuttavia potrebbe spingere il governo ed esercitare frequentemente i suoi poteri sostitutivi qualora si riscontrassero delle difficoltà.

Il consiglio dei ministri può, in caso di ritardi o di mancato rispetto degli impegni, assegnare la realizzazione delle opere a un altro organo o a un commissario. Vai a "Come funziona la governance del Pnrr"

Una volta partiti i cantieri infatti sarà molto difficile bloccare l'erogazione dei fondi per dirottarli su altri progetti. In caso di ritardi nelle procedure e nella realizzazione delle opere quindi il governo potrebbe intervenire con il loro commissariamento al fine di velocizzarne il percorso. Il rischio di questa dinamica però è che la gestione delle risorse del Pnrr diventi estremamente centralizzata, oltre che poco trasparente.

Photo credit: palazzo Chigi - Licenza

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