Gli interventi sulle linee ferroviarie per ridurre i divari territoriali Pnrr

Nelle ultime settimane il Mims ha diramato 2 decreti che assegnano risorse per la realizzazione di interventi sulle ferrovie regionali. Anche in questo caso si evidenziano le difficoltà legate alle tempistiche stringenti.

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Uno degli obiettivi principali del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) riguarda la riduzione dei divari territoriali che caratterizzano il nostro paese. Non solo quelli più evidenti, tra regioni del meridione e del centro-nord, ma anche all’interno dei singoli territori.

Il settore delle infrastrutture in questo scenario assume un valore strategico. Il potenziamento del trasporto pubblico locale, sia su gomma che su rotaia, infatti può rivelarsi un elemento decisivo per superare questi divari. Anche all’interno delle singole regioni. Abbiamo infatti raccontato spesso nei nostri approfondimenti delle problematiche legate alle aree interne. Aree del paese dove i servizi sono meno presenti rispetto ai grandi centri e dove i collegamenti sono più difficili.

Le aree interne sono i territori del paese più distanti dai servizi essenziali (quali istruzione, salute, mobilità). Parliamo di oltre 4.000 comuni, con 13 milioni di abitanti, a forte rischio spopolamento. Vai a "Che cosa sono le aree interne"

Il ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili (Mims) ha recentemente pubblicato due decreti che vanno in questa direzione. I provvedimenti infatti assegnano complessivamente circa 2 miliardi e mezzo di euro per il potenziamento, l’ammodernamento e la messa in sicurezza del sistema ferroviario regionale. Per la realizzazione di queste opere il Mims attingerà sia alle risorse stanziate dal Pnrr sia a quelle contenute nel “fondo complementare” istituito dal governo con il decreto legge 59/2021.

Anche in questo caso però emergono alcune criticità che già avevamo evidenziato rispetto al piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). In entrambi i decreti infatti viene ribadita l’importanza di rispettare pedissequamente i cronoprogrammi degli interventi. In caso di inadempienza il rischio per i soggetti beneficiari – in questo caso le regioni – è di perdere le risorse assegnate.

Le risorse erogate nell’ambito del Pnrr

Per quanto riguarda in particolare gli interventi inseriti nel Pnrr, il decreto recentemente firmato dal ministro Enrico Giovannini prevede il finanziamento di interventi su “linee ferroviarie regionali interconnesse”. Questi interventi rientrano nella missione 3 (Infrastrutture per una mobilità sostenibile) del Pnrr e ammontano complessivamente a quasi un miliardo di euro.

€ 936 mln le risorse assegnate dal Mims per le ferrovie regionali interconnesse nell’ambito del Pnrr.

Le tratte oggetto di questi interventi rappresentano solo una piccola parte della rete ferroviaria italiana. Di conseguenza solo 5 regioni beneficeranno di questi fondi. Si tratta di Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Puglia e Campania. In ogni regione sarà finanziato un singolo progetto ad eccezione della Puglia dove sono previsti 3 distinti interventi.

I fondi sono destinati alle regioni che dovranno individuare un soggetto attuatore delle opere.

La gestione dell’infrastruttura è generalmente affidata a Rete ferroviaria italiana (Rfi), azienda partecipata al 100% da Ferrovie dello stato. Me gli enti beneficiari dei fondi sono le regioni, che a loro volta dovranno individuare il soggetto attuatore delle opere. Alcune delle tratte interessate infatti sono gestite da altri concessionari locali. Si tratta in particolare delle linee che interessano il Piemonte, il Friuli Venezia Giulia e la Campania. In questi casi il decreto prevede che le opere possano comunque essere realizzate da Rfi oppure da un altro soggetto individuato dalle regioni interessate attraverso specifici accordi con l’attuale concessionario.

Da notare peraltro che nel Pnrr erano previsti 9 interventi di questo tipo. Un ulteriore progetto relativo al territorio pugliese e un altro in Calabria infatti erano già stati finanziati nell’ambito del contratto di programma Rfi-Mims per un ammontare di circa 100 milioni di euro.

 

Gli interventi su ferrovie regionali non gestite da Rfi

RegioneIntervento previsto dal PnrrImporto (mln €)Chilometri interessati
UmbriaInterventi infrastrutturali e tecnologici sull'intera rete della Ferrovia centrale umbra163153
Friuli Venezia GiuliaInterventi infrastrutturali e tecnologici sulla linea Udine-Cividale41,0916
PiemontePotenziamento ed ammodernamento intera rete della linea della Torino - Ceres - Canavesana140,579
PugliaPotenziamento dell'infrastruttura ferroviaria della linea Bari Taranto86,5155
PugliaCompletamento attrezzaggio Scmt/Ertms130,8215
PugliaRealizzazione hub intermodali e riqualificazione di 20 stazioni165-
CampaniaPotenziamento e ammodernamento della linea Cancello-Benevento10947

 

Come già evidenziato in precedenti uscite anche in questo caso il decreto ministeriale sottolinea l’importanza del rispetto dei tempi. Gli enti coinvolti infatti dovranno tassativamente concludere gli interventi entro i tempi previsti, pena la revoca del contributo.

Ciascuna regione, per quanto di competenza, è obbligata a completare, entro i termini previsti nell’allegato 1, direttamente o per il tramite del soggetto attuatore, gli interventi indicati nel medesimo allegato, pena la revoca del contributo di cui al precedente articolo 2.

Le risorse previste dal fondo complementare al Pnrr

Lo scorso 23 settembre, il Mims aveva pubblicato un altro decreto ministeriale relativo a interventi sulle infrastrutture ferroviarie regionali. Tra gli obiettivi di questa iniziativa, similmente a quanto già visto per l’altro decreto, ci sono il rafforzamento delle linee regionali interconnesse oltre all’incremento del sistema ferroviario utilizzato per il trasporto pubblico locale e il potenziamento dei collegamenti tra le linee regionali e quelle per l’alta velocità. In questo caso le risorse distribuite ammontano a circa un miliardo e mezzo.

€ 1,55 mld le risorse erogate dal Mims per le ferrovie regionali nell’ambito del fondo complementare al Pnrr.

È interessante notare che in questo caso le risorse assegnate alle regioni meridionali sono l’81%. A differenza del Pnrr – in cui i fondi riservati al meridione sono il 40% – nel caso del fondo complementare infatti questa riserva raddoppia. Alle regioni del sud sono quindi assegnati circa 1,3 miliardi di euro. Mentre a quelle del centro-nord circa 292 milioni.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Mims
(ultimo aggiornamento: giovedì 11 Novembre 2021)

Anche se in questo caso le risorse per gli interventi non derivano direttamente dal Pnrr il decreto del ministero prevede l'adozione delle stesse procedure semplificate in tema di appalti e che in parte abbiamo appena visto. Anche in questo caso infatti le regioni sono chiamate a individuare un soggetto attuatore delle opere. Sono similmente previste anche le stesse restrizioni con l’eventuale revoca in caso di mancato utilizzo delle risorse secondo il cronoprogramma previsto.

Come si distribuiscono interventi e risorse

Un primo elemento che emerge chiaramente dall’analisi di questi due provvedimenti è che la maggior parte degli interventi si concentrerà nel meridione. Saranno infatti 29 su 36 i progetti finanziati nelle regioni del sud. Considerando sia le risorse del Pnrr sia quelle del fondo complementare.

Per quanto riguarda il numero di progetti sarà la Puglia la regione maggiormente interessata, con 9 interventi finanziati. Seguono Basilicata (7), Campania (6) e Sicilia (4). La Puglia peraltro era risultata la principale beneficiaria anche per quanto riguarda il settore della rigenerazione urbana. Altra voce del Pnrr affidata alla gestione del Mims.

La mappa mostra le risorse aggregate assegnate alle regioni sulla base di due distinti decreti emanati dal ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. Un decreto assegna risorse contenute nel Pnrr mentre l’altro risorse del fondo complementare per un totale complessivo di circa 2,4 miliardi di euro.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Mims
(ultimo aggiornamento: giovedì 11 Novembre 2021)

Se però analizziamo la distribuzione delle risorse nei diversi territori al primo posto troviamo la Campania. In questa regione infatti arriveranno complessivamente circa 655 milioni di euro. La Puglia scivola al secondo posto con 466,5 milioni di euro mentre al terzo si trova la Calabria che riceverà 280 milioni per la realizzazione di un singolo intervento.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Mims
(ultimo aggiornamento: giovedì 11 Novembre 2021)

Un elemento interessante da evidenziare riguarda il fatto che 6 regioni risultano escluse da questi finanziamenti. Si tratta di Molise, Marche, Trentino Alto Adige, Toscana, Liguria e Valle d’Aosta.

6 le regioni escluse dai finanziamenti previsti dai 2 decreti del Mims.

Per quanto riguarda le risorse legate al fondo complementare, nel decreto del Mims viene fatto esplicito riferimento al fatto che i progetti presentati da Toscana, Liguria e dalle province autonome di Trento e Bolzano pur risultando ammissibili ai finanziamenti sono stati esclusi per mancanza di risorse. Tali progetti però potrebbero essere finanziati attraverso altre voci di spesa del ministero.

Il problema delle tempistiche

Alla luce di quanto abbiamo appena visto emergono 2 elementi “critici”. In primo luogo la volontà politica di “riservare” una quota delle risorse al mezzogiorno. Se da un lato è vero che le regioni del sud sono quelle che maggiormente necessitano di interventi, dall’altro imporre con delle norme una tale ripartizione delle risorse può portare a delle storture.

Abbiamo già analizzato in questo articolo infatti il rischio che possano essere “promossi” progetti di qualità non adeguata con la relativa esclusione di proposte magari altrettanto meritevoli. Come accaduto alle domande presentate da Toscana, Liguria e Trentino.

Un secondo elemento che deve sempre essere tenuto presente quando si parla delle opere previste dal Pnrr sono le tempistiche estremamente ristrette. Tutti i progetti infatti dovranno concludersi entro il 2026. Un cronoprogramma talmente incalzante da far dubitare che le regioni e gli enti locali coinvolti siano in grado di sostenere l'impegno.

Ipotizzare un ulteriore incremento nell’ordine di oltre 10 miliardi annui [...] pone certamente un interrogativo circa la capacità delle strutture coinvolte nella realizzazione degli interventi di fare fronte al carico amministrativo associato

Questo però può portare a dei problemi in fase di realizzazione. Con un rischio concreto che il governo eserciti i propri poteri sostitutivi attraverso il commissariamento delle opere. Ciò con l'obiettivo di assicurare la conclusione dei progetti entro i tempi stabiliti e non perdere i fondi europei. Tale dinamica però potrebbe comportare un eccessivo accentramento nella gestione delle risorse a scapito di trasparenza ed efficiente utilizzo dei fondi.

photo credits: palazzo Chigi - Licenza

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