Gli investimenti per le risorse idriche e il “caso Sicilia” Pnrr

Il Mipaaf ha diramato l’elenco dei progetti candidabili per investimenti sul sistema irriguo e delle risorse idriche. Tra questi non ne figura nemmeno uno tra quelli presentati dalla Sicilia. Un segnale del fatto che sulla gestione dei fondi non sono ammessi errori.

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Lo scorso 6 agosto un decreto emanato dal ministero dell’economia e delle finanze ha assegnato alle varie amministrazioni coinvolte le risorse per la realizzazione degli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). La fase operativa dei progetti sta quindi iniziando ad entrare nel vivo.

Tra i primi ministeri a muoversi in questo senso c’è quello delle politiche agricole, alimentari e forestali. Il dicastero guidato da Stefano Patuanelli infatti lo scorso 30 settembre ha pubblicato un decreto con cui sono stati diramati i progetti per la gestione delle risorse idriche ammissibili al finanziamento con fondi del Pnrr per un ammontare complessivo di circa 900 milioni di euro.

Questo provvedimento ha destato immediatamente molte polemiche perché nessuno dei progetti presentati dalla Sicilia è risultato tra quelli ammissibili. Il ministero in una nota ha poi spiegato che questa decisione è dovuta al fatto che tali progetti non rispettavano i requisiti richiesti. Un’indicazione di come sulla gestione dei fondi europei non siano ammessi errori.

Gli interventi per le risorse idriche

Come noto, il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede interventi di carattere normativo (riforme) oltre alla realizzazione di opere pubbliche (investimenti). Riforme ed investimenti sono poi suddivisi settorialmente tra 16 componenti, a loro volta raggruppate in 6 missioni. Tra le missioni, la seconda è dedicata a Rivoluzione verde e transizione ecologica. Questa missione prevede, tra le altre cose, anche interventi volti a garantire la gestione sostenibile ed efficiente delle risorse idriche.

Il Pnrr è articolato in missioni e componenti. Ogni componente prevede la realizzazione sia di riforme che di investimenti in opere pubbliche. Vai a "Cos’è il Pnrr, piano nazionale ripresa e resilienza"

Questo specifico settore è affrontato dalla componente M2c4 dal titolo “Tutela del territorio e della risorsa idrica”. All’interno di questa componente poi è previsto l’investimento 4.3 dedicato a “Investimenti nella resilienza dell’agrosistema irriguo per una migliore gestione delle risorse idriche”. Tale voce prevede che i consorzi di bonifica presentino delle proposte per l’ammodernamento e l’efficientamento delle infrastrutture idriche di loro competenza.

€ 880 mln le risorse previste per l’investimento 4.3, missione 2 del Pnrr.

Come chiarito dalla già citata nota diramata dal Mipaaf, alla definizione della lista dei progetti ammissibili si è giunti attraverso un processo selettivo. Per risultare ammissibili al finanziamento i progetti dovevano rispettare 23 criteri. Tali criteri riguardavano, tra gli altri, il livello di esecutività dell’opera, l’entità del risparmio idrico, la superficie oggetto di intervento, le tecnologie utilizzate e i benefici ambientali prodotti. Anche il mancato rispetto di uno solo dei requisiti richiesti comportava automaticamente l’esclusione dai finanziamenti. Che è quanto accaduto per le proposte siciliane.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Mipaaf.
(ultimo aggiornamento: venerdì 8 Ottobre 2021)

La distribuzione degli investimenti sul territorio

Ma quanti sono i progetti ammessi e come si distribuiscono sul territorio? Nell’analizzare questi dati innanzitutto è importante fare una premessa. I progetti classificati come “ammissibili” a ricevere il finanziamento hanno un valore complessivo di circa 1,6 miliardi di euro. Un valore quasi doppio dunque rispetto alla risorse assegnate dal Pnrr per questa specifica voce. Ciò significa quindi che le risorse stanziate non sono sufficienti per la realizzazione di tutti i progetti.

€ 1,6 mld il valore complessivo dei progetti sulle risorse idriche giudicati "ammissibili".

Lo stesso decreto del Mipaaf infatti specifica che l’inserimento nell’elenco non dà garanzia del finanziamento. Si parla infatti di progetti "candidabili" ai fondi. Ad ogni proposta infatti è stato assegnato un punteggio e i finanziamenti saranno erogati a partire da quelli che hanno ottenuto i risultati più alti, fino a esaurimento delle risorse.

L’inserimento nell’elenco non dà garanzia del finanziamento dovendo l’amministrazione effettuare le verifiche e gli accertamenti necessari per assicurare una tempestiva e completa esecuzione delle opere finanziabili nei termini prescritti per il Pnrr. La verifica sarà effettuata a partire dai progetti con il punteggio più alto fino alla completa copertura della dotazione finanziaria.

Non è detto però che i progetti esclusi in una prima fase non possano comunque essere portati a compimento. Infatti la nota diramata dal ministero ha precisato che altri 440 milioni di euro sono stati stanziati per questo scopo dalla legge di bilancio. Inoltre dobbiamo ricordare che è possibile attingere dalle risorse stanziate dal fondo complementare al Pnrr. Possiamo quindi parlare di finanziamenti potenziali.

Fatta questa doverosa premessa, possiamo osservare che i progetti presentati complessivamente sono stati 249. Quelli “ammissibili” al finanziamento però sono 149. Ad aver avuto maggior successo sono state le proposte presentate dai consorzi di bonifica del Friuli Venezia Giulia (26). Seguono quelle di Calabria e Trentino Alto Adige (20) e del Veneto (17).

Il grafico mostra tutti i progetti ammissibili al finanziamento in base a un decreto emanato dal ministero per le politiche agricole, alimentari e forestali. Non necessariamente tutti i progetti ammessi saranno poi effettivamente finanziati.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Mipaaf.
(ultimo aggiornamento: venerdì 8 Ottobre 2021)

149 i progetti "candidabili" per il finanziamento con i fondi del Pnrr.

Dati quelli che abbiamo definito come finanziamenti potenzali, ipotizzando che tutte le proposte ammissibili siano poi effettivamente realizzate, vediamo quali sarebbero le regioni maggiormente beneficiarie. Al primo posto troviamo la Calabria i cui progetti ammessi hanno un valore complessivo di circa 260 milioni di euro. Seguono Emilia Romagna (198 milioni), Veneto (197,8) e Lombardia (197,6).

FONTE: elaborazione openpolis su dati Mipaaf.
(ultimo aggiornamento: venerdì 8 Ottobre 2021)

Abruzzo, Molise e Valle d'Aosta non hanno presentato progetti.

Nonostante il Friuli Venezia Giulia sia la regione con il maggior numero di progetti “promossi”, figura solo al quarto posto per valore complessivo degli interventi. Oltre al già citato caso siciliano poi, ci sono anche altre regioni senza progetti ammessi. Si tratta di Valle d’Aosta, Abruzzo e Molise. A differenza della Sicilia però i consorzi di queste tre regioni non hanno fatto richiesta di finanziamento per nessun progetto.

Il caso siciliano

La Sicilia è dunque l’unica regione ad aver fatto richiesta di finanziamenti che ha visto che ha visto bocciare tutti i progetti presentati. Ma non si tratta dell’unica regione che si è vista respingere dei progetti. Non sono state ammesse infatti anche 16 proposte presentate dai consorzi di bonifica calabresi, 9 da quelli toscani e 7 del Trentino Alto Adige.

Complessivamente quindi i progetti esclusi sono stati 90. Mentre altri 10 - pur rispettando tutti i requisiti - saranno finanziati solo se, al termine della verifica dei progetti esecutivi ammissibili, risultino ancora risorse disponibili.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Mipaaf.
(ultimo aggiornamento: venerdì 8 Ottobre 2021)

Il caso siciliano dimostra che non sono ammessi errori nella gestione dei fondi del Pnrr.

Questi dati hanno una valenza importante. Come abbiamo già raccontato in questo articolo infatti, vista l’ingente mole di risorse europee che arriveranno nel nostro paese nei prossimi anni, il rischio di rallentamenti o di infiltrazioni criminali è molto elevato. Di conseguenza vi è anche la possibilità che l’Italia perda le risorse ad essa spettanti. Per questo motivo non possono essere commessi errori. L’atteggiamento tenuto dai tecnici del ministero parrebbe quindi andare in questa direzione.

Il tema della distribuzione dei fondi

Il decreto del Mipaaf ci offre un ultimo interessante spunto di riflessione. In base alle indicazioni contenute nel Pnrr italiano infatti il 40% delle risorse dovrebbe essere assegnato alle regioni del meridione. Ciò al fine di ridurre il divario con le regioni del nord Italia.

Il 40 per cento circa delle risorse territorializzabili del Piano sono destinate al Mezzogiorno, a testimonianza dell’attenzione al tema del riequilibrio territoriale.

Analizzando i dati aggregati però possiamo osservare che tale obiettivo - almeno in questo caso specifico - non è stato rispettato. Ipotizzando infatti che tutti i progetti ammessi siano poi saranno poi finanziate in concreto, possiamo osservare come al sud arriverebbero circa il 30% delle risorse. Mentre al nord ne spetterebbe oltre la metà.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Mipaaf.
(ultimo aggiornamento: venerdì 8 Ottobre 2021)

L'esclusione dei progetti siciliani ha determinato una redistribuzione delle risorse tra le altre regioni.

In questo contesto pesa ovviamente l’assenza dei progetti siciliani. Assenza che ha determinato quindi una redistribuzione delle risorse tra le altre regioni, a scapito del mezzogiorno. Infatti - in via del tutto ipotetica - se tali proposte fossero state accolte, la proporzione sarebbe stata rispettata. Dobbiamo ricordare ancora una volta tuttavia che non necessariamente tutte le opere ammesse saranno poi effettivamente finanziate. Ciò significa che i “rapporti di forza” effettivi tra le diverse aree del paese potrebbero in realtà essere diversi.

C’è da dire poi che il “caso siciliano” è da imputare, almeno in base alla nota diffusa dal ministero, a errori materiali commessi dai soggetti proponenti in fase di presentazione delle domande.

Si dovrà valutare inoltre la distribuzione complessiva delle risorse previste dal Pnrr, al di là delle singole voci di intervento. Detto ciò, possiamo comunque osservare che in questo caso specifico l’indicazione del 40% di risorse da destinare al sud non è stata rispettata.

Foto credit: Facebook - Stefano Patuanelli

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